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Organizzazione aziendale e delle risorse umane (2016/2017)

Introduzione

L’organizzazione aziendale nasce con la nascita dell’azienda e quindi con la rivoluzione industriale. Il marketing scardina il rapporto prezzo-qualità del principio storico per cui all’aumentare del prezzo la domanda diminuisce e viceversa, aumenta così il numero delle variabili che devono essere considerate dall'azienda. L’organizzazione deve tenere conto di molti aspetti: le variabili sono molte, la razionalità aumenta, la probabilità aumenta contro la prevedibilità e si dà sempre più spazio ai valori etici. L’azienda deve valutare il rispetto dell’equilibrio: finanziario, economico e organizzativo. Molto importante risulta l’equilibrio organizzativo, questo può evidenziare danni a livello globale che derivano da un non adeguato sistema organizzativo, problemi che non sono visibili in modo immediato ma con il tempo saltano fuori e danneggiano l’azienda.

La complessa organizzazione aziendale e il capitale umano

L’organizzazione non è una teoria ma è un modo di vedere i problemi per prendere decisioni migliori e in tempo più rapido. Risulta quindi molto importante dato che il tempo sta diventando sempre di più una variabile fondamentale vista l’esigenza di cambiare i prodotti secondo le esigenze del consumatore che sono in continuo mutamento. La struttura organizzativa si amplifica con l’ampliamento delle esigenze e il loro continuo cambiamento, risulta necessario reagire in modo più veloce possibile.

Mentre ieri l’imprenditore doveva essere stabile e resistere alle pressioni esterne, e la stessa azienda aveva una struttura di questo tipo. Successivamente siamo passati ad una struttura adattiva fino ad arrivare oggi ad una struttura proattiva, non si parla solo di elasticità e flessibilità come capacità di adeguarsi ai cambiamenti ma adeguarsi in modo proattivo ricercando cioè continuamente soluzioni.

Per Taylor la persona era considerata come un elemento meccanico, un ingranaggio, lui si rifaceva ad un pensiero meccanicistico, cioè un pensiero basato sulla fabbrica, fondamentale era la struttura produttiva il problema della vendita era secondario, quello dell'ambiente non esisteva. Questo pensiero è stato poi superato e siamo passati ad una struttura proattiva. Oggi capiamo come i punti di forza dell’azienda e il segreto del successo non sono le tecnologie che sono tutte simili e usate allo stesso modo da tutte le aziende, i punti di forza sono riuscire ad arrivare sul mercato prima degli altri. Fondamentale risulta l’innovazione poiché è l’elemento con cui si riesce a distaccarsi dalla concorrenza. L’innovazione deve essere continua e non riguardare solo il prodotto ma anche di packaging ecc.

Legame struttura - strategia

Mentre prima l’organizzazione si occupava solo di struttura oggi la struttura è sempre più legata con la strategia, possiamo quindi vedere come la struttura condiziona la strategia ma inoltre la strategia condiziona la struttura. Decisa la strategia l’azienda deve impostare la struttura da attuare, ma allo stesso tempo la strategia deve essere impostata secondo la struttura che abbiamo a disposizione (la struttura condiziona la strategia). Mentre prima la struttura organizzativa era piramidale, concezione taylorista, al vertice stava il capo con maggiori responsabilità, conoscenze ecc; andando verso il basso queste diminuiscono fino alla base dove c’erano i lavoratori pratici, oggi invece tutti gli elementi sono fondamentali, un elemento non adeguato anche alla base può danneggiare tutto il resto, si è superata la concezione di Taylor, quello che conta è tutto il sistema, cioè ogni singola variabile.

Es. la Vodafone, se un operatore è non gentile, il consumatore si lamenta di tutta la Vodafone e quindi il lavoro negativo di un solo soggetto al livello più basso danneggia tutti gli altri. Fondamentale risulta il sistema informativo, se è corretto e distribuisce le sue informazioni allora ci sono le informazioni a tutti i livelli altrimenti no e si danneggia l’insieme aziendale. Ogni elemento dell’organizzazione è quindi legato da informazioni connesse tra di loro. Con questo si voleva spiegare come la struttura condiziona la strategia.

Punti focali:

  • Da sistema complicato a complesso
  • Da sistema prevedibile a probabile
  • Le frontiere aziendali devono essere ampie

Da sistema complicato a complesso

Complicato: ci sono molti elementi legati tra loro sempre nello stesso modo. Complesso: ci sono molti pezzi/elementi ma quando sono smontati le relazioni tra di loro sono diverse. Siccome gli elementi presenti sul mercato variano in maniera molto veloce, l’azienda deve essere in grado di adattarsi in modo veloce, esempio succede qualcosa l’azienda deve cambiare la struttura ma nella pratica ciò è molto difficile, ecco allora che l’azienda crea delle strutture che sono intrinsecamente in grado di cambiare (la lean organization - organizzazione flessibile). Dalla organizzazione rigida si passa a un sistema flessibile e per farlo devo creare un lavoratore in grado di cambiare e per questo devo addestrarlo (fatto tecnico) e formarlo (fatto culturale) mentre prima (per Taylor) il lavoratore doveva solo fare un’operazione ora invece il lavoratore deve essere in grado con le proprie conoscenze di capire cosa succede e nel caso intervenire per correggere, ognuno è in grado di capire cosa succede e va a ridurre il controllo finale ed avere un prodotto di qualità elevata.

Per avere queste persone non devo avere solo degli esecutori ma il personale deve essere competente e quindi deve essere formato in modo diverso e fatto lavorare in modo diverso dandogli maggiore responsabilità e un maggiore salario. Un cambiamento organizzativo è quindi necessario, non serve solo a fare profitti ma anche per essere competitivi e rimanere sul mercato.

Probabilità e non prevedibilità

Poiché ci sono moltissime variabili e possibili relazioni, (sistema complesso) non si riesce a prevedere cosa accadrà ma possiamo fare delle ipotesi di probabilità. Il sistema meccanico era prevedibile poiché complicato, cioè composto da un numero inferiore di variabili con pochi legami tra di loro, ora invece le variabili aumentano e aumentano le relazioni tra di esse e non si ha più prevedibilità ma probabilità. Tanto più il sistema è complesso tanto più è soggetto a emergenze, è probabile che abbia problemi, danni, logorio, risulta fondamentale gestire le emergenze e risolverle.

Le ampie frontiere dell’azienda

Le frontiere dell’azienda non sono elementi pratici e inoltre sono ampie. È più importante avere il mercato che avere il prodotto, poiché con il mercato posso poi far realizzare il prodotto da un altro, quando invece non ho il mercato non ho modo di vendere ciò che produco. Le frontiere sono permeabili si deve pensare prima al mercato e all'ambiente e poi progettare e produrre secondo quanto analizzato, diverso rispetto a prima in cui l’azienda realizzava tutte le fasi del prodotto ma se poi qualcosa del mercato variava dovevo variare tutte le fasi nell’azienda e ciò comportava costi molto alti. Questo era possibile solo nel periodo di Ford in cui la macchina T non aveva caratteristiche differenziate ma le macchine erano tutte uguali e soddisfavano tutta la clientela che non aveva particolari pretese, oggi non è così poiché ognuno ha il proprio concetto di qualità della macchina e degli altri prodotti, le esigenze del consumatore sono molteplici e differenziate tra di loro. In precedenza la domanda era molto alta e ci si accontentava di tutti i prodotti oggi invece la domanda varia continuamente ed è conveniente farsi realizzare alcuni pezzi da altri e metterli insieme in modo da avere la flessibilità proattiva.

La complessità

Per risolverla è fondamentale capire cosa abbiamo di fronte. L’azienda deve essere considerata come un sistema aperto e dinamico. Mentre nel mondo taylorista ci si rifaceva a una logica di One best way, cioè c’è un modo ottimo per, una unica soluzione per risolvere le problematiche, oggi l’azienda si trova di fronte a una forte complessità e deve saper gestire le diverse situazioni di volta in volta. La sfida dell’azienda che deriva dalla complessità è che dobbiamo offrire soluzioni non eterne, dare soluzioni in tempi brevi sempre più innovative. La velocità del tempo è fondamentale poiché il sistema economico varia continuamente e non è prevedibile ma probabile, devo essere quindi pronto a variare in modo rapido per rimanere sul mercato. La concezione di azienda innovativa cambia nel tempo, prima si parlava solo d’innovazione di prodotto oggi di innovazione nel modo di portare il prodotto, di confezionarlo, di mercato-segmento di riferimento. La struttura organizzativa deve cambiare cioè le persone che ci lavorano devono essere pronte al cambiamento (diverso da Taylor che diceva che era impossibile far cambiare le persone perché sono scelte e organizzate per fare una singola operazione come delle macchine).

Si sviluppa quindi contro alle teorie classiche il concetto di economia comportamentale, per cui il comportamento umano non sia prevedibile. Secondo questa concezione devo selezionare le persone non solo per poter saper fare un’operazione ma secondo il grado di saper risolvere e adattarsi a determinate situazioni, devo creare del personale capace di imparare (lean organization) da ciò, anche in azienda si rompe la struttura gerarchica di capo-lavoratori, le persone ottengono maggiori responsabilità e discrezionalità nel loro lavoro. La conoscenza è un elemento fondamentale che deve essere mantenuta e coltivata continuamente, cambia la visione dei lavoratori che sono considerati come dei piccoli imprenditori che sono capaci (fornitori-clienti). Inoltre, tutti devono avere le informazioni in modo da ridurre i passaggi delle info dalle varie aree e così si è veloci.

La conoscenza accademica fornisce gli ambiti e le condizioni per osservare correttamente i problemi piuttosto che le soluzioni, in azienda devi però essere capace anche di trovare le soluzioni. Simon premio Nobel sulla Razionalità limitata dice che la razionalità è limitata sfacendo l’idea di meccanizzazione-classica. “Non si deve guardare solo gli elementi pratici e misurabili” March si contrappone alle teorie classiche di Taylor, secondo lui si deve generare idee e non avere risoluzioni ai problemi statiche e programmate, andare oltre la semplice soddisfazione dei bisogni ma cercare di dare qualcosa in più. Esempio: Jobs, con lo smartphone che dà molte cose in più e non telefona e basta, riesce a capire un bisogno in modo anticipato rispetto agli altri. Non si parla più di soddisfare un bisogno ma un desiderio che ancora non si è percepito e i consumatori non hanno espresso.

La teoria della complessità

Deve essere valutata a livello di economia aziendale come sistema, cioè questa può essere applicata come regola generale a tutte le azioni piccole e grandi. Sistemi complessi richiedono un approccio sistemico, sono marcati da una dinamicità, indicano situazioni caratterizzate da molte variabili, interconnesse a livello reticolare. Sono aperti, ne è difficile determinare i confini, risentono di vicende passate che li influenzano e si configurano come fattore di apprendimento.

Mendenhall e la teoria della complessità

Mendenhall: “La teoria della complessità riguarda anche in ambito aziendale lo studio di cause e fattori che determinano le modalità di comportamento”. Sistemi complessi si contrappongono a quelli semplici del passato in cui c’erano poche variabili, adesso invece si deve capire le relazioni e interrelazioni tra i vari elementi, è quindi un approccio sistemico, in cui ci sono molte variabili interconnesse tra di loro, grazie alle quali si è capaci di variare il prodotto finale secondo le esigenze e i cambiamenti continui. Il personale è autonomo, non è più un pezzo della macchina ma una persona che pensa e sa agire da solo, avrà quindi una formazione e selezione diversa rispetto al passato. Queste interrelazioni portano a far sì che i processi decisionali vadano ad influire su tutto il sistema, cioè sulle decisioni degli altri. Le informazioni risultano fondamentali per permettere questo e per prendere decisioni. Non è quindi un elemento vincolante ma è un elemento di aiuto e permette la tempestività delle azioni.

I sistemi sono aperti, possono essere scomposti ma non sono la somma delle parti che le formano. La complessità non riguarda solo il mondo economico ma anche altri studi di chimica, biologia. La complessità porta a cambiare il significato stesso del termine organizzazione, non comprende più solo l’azienda ma tutto il sistema d’azienda (visto le continue relazioni che questa va a intraprendere, anche creando gruppi aziendali). Il mercato è turbolento e di fronte a questo è alto il rischio di vuoti e ritardi nelle capacità d’adattamento e recupero, le relazioni (acquistare materie in un paese in cui c’è la guerra, in cui c’è un cambiamento politico e quindi le regole sono diverse) divengono sempre più difficili da comprendere, l’azienda deve cercare di essere capace di prevederle. La gestione delle emergenze, intese come ad es. l’Enel che aveva degli impianti...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/10 Organizzazione aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Crisho di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Organizzazione aziendale e risorse umane e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Padroni Giovanni.
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