Organizzazione aziendale
Il caso Xerox Corporation
La Xerox Corporation nacque nel 1906 e nel 1959 sviluppò la prima fotocopiatrice xerografica al mondo (la "914") che rimase in commercio per circa vent’anni. Il Centro di ricerca della Xerox si guadagnò fama mondiale nel campo dell’innovazione perché creò molte delle tecnologie più avanzate e rivoluzionarie del settore dell’informatica (es. pc, interfaccia utente grafica, stampante a laser, ecc...). I manager della Xerox permisero ad aziende più piccole e giovani di sfruttare le loro innovazioni e, scaduti i brevetti della fotocopiatrice, aziende come la Canon e la Ricoh iniziarono a produrre fotocopiatrici a prezzi molto competitivi facendo precipitare nel 1982 la quota di mercato di Xerox dal 95% al 13%.
La nuova organizzazione
La scelta del nuovo manager David Kearns cadde sulla diversificazione nel campo dei servizi assicurativi e finanziari. Inizialmente questo fu di aiuto, ma successivamente si trasformò in un disastro. Nel 1990 Paul Allaire liberò la Xerox dal settore assicurativo e finanziario e la riportò nel settore delle stampanti e delle fotocopiatrici a basso costo. Questo portò l'azienda di nuovo al successo, ma questo precipitò nel momento in cui sottovalutarono le stampanti da tavolo e la portata di internet e della mail.
Nel 2001 Anne Mulcahy elaborò uno dei più straordinari piani di rilancio aziendale mai visti, con forti tagli dei costi, rinegoziazione con i creditori e trasferimento della produzione ad altre piccole aziende, rifocalizzando l’azienda su innovazione e servizi. Xerox, così, si specializzò in servizi di gestione di documenti, consulenza su Information Technology e tecnologia di stampa digitale, colpendo così nuovi mercati. Nel 2009 subentra Ursula Burns il cui primo passo fu l’acquisizione della Affiliated Computer Services, una società operante nel campo dell’outsourcing, facendo schizzare i ricavi in un anno dal 23% al 50%.
Introduzione ai concetti di organizzazione
I grandi temi dell’organizzazione aziendale
- In che modo l’organizzazione può controllare elementi esterni come i concorrenti, i clienti, il governo e i creditori nel mutevole ambiente esterno?
- Quali cambiamenti strategici e culturali è necessario attuare per agevolare l’organizzazione nel raggiungimento dell’efficacia?
- In che modo l’organizzazione può evitare di cadere in trappole di ordine etico che potrebbero toglierle vigore?
- In che modo i manager affrontano i problemi legati alle grandi dimensioni ed alla burocrazia?
- Qual è l’uso adeguato del potere e della politica in campo manageriale?
- Come gestire il conflitto interno e il coordinamento fra le funzioni aziendali?
- Quale tipo di cultura aziendale è necessaria e in che modo i manager possono plasmarla?
- In che misura occorre promuovere l’innovazione e il cambiamento? E in quale direzione?
Cos’è un’azienda?
Azienda ≠ Impresa
- Azienda: complesso dei beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa.
- Impresa: l'attività legata all'azienda da un rapporto di mezzo a fine.
La storia delle teorie sull’organizzazione aziendale
Le teorie sull'organizzazione aziendale sono nate dalla necessità di individuare relazioni ottimali tra uomini e uomini e tra uomini e macchine.
Contesto storico
- 1780 - 1830 (Prima rivoluzione industriale): nel settore produttivo tessile e metallurgico aggiunta di nuovi macchinari più efficienti azionati dalla macchina a vapore.
- 1856 – 1878 (Seconda rivoluzione industriale): impiego dell’elettricità e introduzione di nuovi composti chimici, alcuni di questi derivati dal petrolio, nella lavorazione dei prodotti all’interno delle fabbriche.
- Dal 1970 (Terza rivoluzione industriale): introduzione massiccia dell’elettronica, delle telecomunicazioni e dell’informatica dell’industria.
In Inghilterra si passa da un sistema agricolo, artigianale e commerciale ad un nuovo sistema industriale moderno costituito da:
- Macchine azionate a energia meccanica
- Un utilizzo di nuove fonti energetiche (es. combustibili fossili)
- Una forte componente di innovazione tecnologica
Che porta a fenomeni di crescita e sviluppo economico con profonde modificazioni socioculturali e politiche. Nasce, quindi, la classe operaia che riceve un salario in cambio del proprio lavoro e del tempo messo a disposizione per il lavoro in fabbrica.
Le origini della teoria dell’organizzazione aziendale
Con la rivoluzione industriale i problemi organizzativi diventano fondamentali in quanto l’industria concentra ingenti investimenti economici in macchine e uomini. Nascono problemi di:
- Coordinamento e controllo
- Divisione dei compiti
- Divisione gerarchica del lavoro e del potere
Diventa, quindi, urgente studiare la forma migliore di coordinamento tra uomini e mezzi.
La divisione del lavoro
Adam Smith (1723-1790)
Osserva che la produttività di un operaio aumenta con la suddivisione del lavoro e quindi con la sua specializzazione. La ricchezza di una nazione era vista in termini di scorte d'oro e d'argento di un paese:
- Esportazione positiva → guadagno di metalli preziosi
- Importazione negativa → pagamento/spreco di metalli preziosi
Vasta rete di controlli sulla ricchezza: tasse sulle importazioni, sussidi agli esportatori e protezione per le industrie nazionali. Adam Smith critica il mercantilismo perché secondo lui il valore di una nazione non è la quantità di oro e argento che possiede, ma è il valore umano (lavoro) e il totale della sua produzione e commercio (prodotto nazionale lordo).
Smith sostiene che l'armonia sociale è come un essere umano che lotta per trovare il modo di vivere e lavorare assieme agli altri. La libertà e l'interesse personale non devono produrre caos, ma guidati da una "mano invisibile" devono portare a ordine e concordia. Con il termine "mano invisibile" intende lo Stato, che deve intervenire nel modo più blando possibile e solo per lo stretto necessario.
L'ordine sociale, quindi, non ha bisogno di essere controllato, ma cresce come prodotto della natura umana e diviene migliore quanto più aperto e competitivo è il mercato, con libero scambio e senza coercizione e quindi la ricchezza delle nazioni non è solo uno studio di economia, ma un sondaggio sulla psicologia sociale umana.
Il desiderio di essere approvati è alla base di ogni comportamento umano. La base delle nostre idee e azioni morali è che siamo interessati a noi stessi ma proviamo benessere nell’aiutare gli altri, quindi l'interesse personale può guidare l'economia a condizione che ci sia una concorrenza realmente aperta e nessuna coercizione. È ai poveri che la libertà economica e sociale beneficia maggiormente.
La fabbrica di spilli
Smith suddivide il processo di fabbricazione di uno spillo in tante operazioni e sostiene che si aumenterebbe di molto la produzione se ogni operaio si specializzasse in una singola operazione, piuttosto che far compiere all'operaio tutto il processo di fabbricazione.
Charles Babbage (1791-1871)
Analizza i vantaggi della divisione del lavoro:
- Riduzione dei tempi per apprendere il lavoro e dei materiali sprecati: un operaio apprende più velocemente e meglio una singola operazione piuttosto che tutta la catena insieme
- Maggiore abilità acquisita ripetendo lo stesso lavoro
- Maggiore attenzione all’utilizzo degli strumenti di lavoro: perché un determinato strumento viene utilizzato solo da una persona che di conseguenza ci presterà più attenzione
Sostiene che:
- Il lavoro debba essere ultra-specializzato
- La macchina sia un'alternativa alla forza e alla destrezza dell'uomo: dividendo il lavoro in differenti processi, ognuno richiedente diversi gradi di abilità e forza, il padrone della manifattura può comprare esattamente quella precisa quantità di entrambe per ciascun processo.
- Ci debba essere un processo di concentrazione di produzione: se un'azienda utilizza un operaio che in una giornata lavorativa può produrre 10, ma questo produce solo 5, lo pagherà esattamente come l'azienda che utilizzerà l'operaio per produrre 10 perché la paga oraria rimane sempre la stessa.
Questa teoria presenta anche alcuni svantaggi:
- Tensione sociale: i lavoratori sarebbero più propensi ad accogliere le innovazioni tecnologiche se il loro profitto crescesse in proporzione ai guadagni dell'azienda
- Ripartizione del guadagno capitale-lavoro: la divisione del lavoro non dovrebbe servire a controllare e subordinare i lavoratori, ma dovrebbe essere una decisione collettiva della stessa forza lavoro nel dirigere i propri sforzi verso l’introduzione di più efficienti metodi di produzione
Babbage, però, non analizza i livelli di disoccupazione.
Andrew Ure (1778-1857)
Il problema non è inventare nuovi macchinari indipendenti, ma integrare i vari macchinari ed addestrare gli uomini al loro utilizzo con nuove abitudini di lavoro. Pone l'attenzione su:
- La meccanizzazione del sistema produttivo
- Il comportamento della forza lavoro nel suo complesso
Con l'avvento della rivoluzione industriale nacque anche il lavoro minorile che portava bambini e bambine a lavorare per dieci ore al giorno in quanto le loro piccole dita erano particolarmente adatti a eseguire alcune operazioni oltre che a infilarsi in mezzo ai macchinari. Le condizioni di vita di questi bambini erano pessime e non ricevevano neanche alcun tipo di istruzione. In queste condizioni si formò un movimento di difesa dei piccoli lavoratori, ma Andrew Ure si occupò di confutare le ragioni degli oppositori. Dimostrò quanto fossero false le accuse di sfruttamento. Con accurate misure scientifiche dimostrò che i fanciulli che lavoravano nelle fabbriche erano più sani, più alti e perfino più felici dei ragazzi che non lavoravano, e che magari andavano a scuola e giocavano liberi.
Secondo Ure, la difficoltà maggiore per passare ai nuovi sistemi non sta nell’invenzione dei meccanismi presi indipendentemente l’uno dall’altro, ma nella loro integrazione in un "unico corpo", addestrando gli operai a nuove abitudini di lavoro. Ure si propone così come precursore della logica dei sistemi. Ure vede realizzarsi in questo adattamento alla macchina, che si rende necessario, l’armonia tra le forze del lavoro e il superamento della ripetitività dei compiti, che attribuisce proprio alla divisione del lavoro alla quale si riferiva Smith.
The factory system
Secondo Ure l’uomo è solo un servo della macchina e deve essere addestrato. La sua fatica è pressoché nulla salvo quelle rarissime volte in cui può capitare che la macchina sbagli e quindi deve essere in grado di correggere l’errore. Dato che l'uomo non fa più troppa fatica quel poco che prende può essere già considerato tanto.
Organizzazione del lavoro secondo Ure
- Scomporre le operazioni in elementi costitutivi e affidarne tutte le parti ad una macchina automatica
- Sostituzione dell’arte meccanica alla manodopera
- Livellamento delle funzioni operaie al semplice ruolo di sorveglianza
- Persone dotate di ordinaria capacità, dopo breve formazione
- In caso di bisogno lavoratori da una macchina all’altra
- La produttività aumenta con l’intensificarsi del carattere costrittivo del lavoro
- Istituzione del codice di fabbrica
I lavoratori secondo Ure
- Svuotamento dell’iniziativa individuale
- Livellamento di lavoratori
- Nessuna gerarchia delle funzioni (su grado di abilità)
- Fungibilità dei lavoratori (sostituzione reciproca tra lavoratori)
- Sorveglianza delle macchine
- Niente artigiani “specializzati”
- Sì a donne e bambini
Karl Marx (1818-1883)
Bisogna ridurre gli aspetti negativi della divisione del lavoro. Marx va a contestare tutto ciò che era presente nelle teorie di Ure. Ritiene che l'unico modo di realizzare una comunità solidale sia l'eliminazione delle disuguaglianze reali tra gli uomini, e in particolare il principio stesso di ogni disuguaglianza: la proprietà privata dei mezzi di produzione, che è la causa dell'alienazione dell'operaio.
L’alienazione è lo stato di scissione, dipendenza e auto estraniazione dell’operaio che è alienato rispetto:
- Al prodotto della sua attività (il capitale) che non gli appartiene, anzi egli stesso appartiene al capitale
- Alla sua attività lavorativa che non è creativa, ma è un lavoro forzato, tipico della persona indigente, obbligata ad accettare qualunque condizione
- Alla propria essenza perché il lavoro è monotono e ripetitivo in quanto dominato dai ritmi dalla macchina
- Al prossimo per il rapporto conflittuale che l'operaio ha con gli altri, sia perché deve lottare per non essere sfruttato come uno schiavo, sia perché teme continuamente di perdere il lavoro.
Marx sostiene il materialismo storico, ovvero che è la struttura economica a determinare le leggi di uno Stato, le forme artistiche, le religioni, le filosofie e non viceversa. Le forze motrici della storia sono di natura materiale, cioè socioeconomica e non spirituale o astratta. Sostiene, anche, che il capitalismo sia caratterizzato dalla produzione generalizzata di merci, che hanno un valore d'uso (in quanto socialmente utili) e un valore di scambio.
Sulla base dell’equazione valore = lavoro, il valore di scambio è dato dalla quantità di lavoro socialmente necessaria per produrre una merce, quindi maggiore è il lavoro per produrre una merce, maggiore sarà il suo valore. Questo valore non coincide esattamente col suo prezzo di mercato, poiché per decidere il prezzo entrano in gioco altri fattori come l'abbondanza o la scarsità di una merce o della materia prima per produrla. Il prezzo di una merce può essere al di sopra o al di sotto del suo effettivo valore (al di sotto quando bisogna lanciare un nuovo prodotto sul mercato o quando si vuole abbattere la concorrenza).
Quindi si può affermare che la caratteristica peculiare del capitalismo non è la produzione finalizzata al consumo, ma all'accumulazione di denaro il capitalista compra l'operaio → che produce un valore maggiore (plus-valore) di quello corrisposto dal suo salario. Esempio: un operaio produce un vaso e viene pagato 1 euro. Questo vaso, però, può essere venduto a 100 euro perché è qualcosa di nuovo e questo, quindi, genera un plus-valore. Il capitalismo segue la logica del profitto privato, non collettivo, e questo porta Marx a criticare l'organizzazione del lavoro, infatti sostiene che:
- Con la dilatazione degli orari di lavoro la forza-lavoro cessa di essere produttiva in quanto l'operaio non riesce a mantenere lo stesso ritmo di lavoro per troppe ore di seguito perché dopo un po' si stanca e quindi non aumenta il plus-valore. La produttività quindi si ottiene con l'introduzione di metodi e strumenti più efficienti, come ridurre le ore di lavoro utilizzando le ore restanti per fare altro e integrare il proprio salario.
- Crisi cicliche di sovrapproduzione rispetto alle esigenze per anarchia di produzione, quindi l'imprenditore produce sempre di più e troppo anche a costo di dover distruggere i beni in più e di creare disoccupazione.
- Continuo rinnovamento tecnologico che porta alla caduta tendenziale del tasso di profitto.
- Scissione della società in due sole classi antagonistiche: imprenditori e proletariato.
Taylorismo e Scientific Management
Frederick Winslow Taylor (1856-1915)
Un compito specifico affidato ad ogni lavoratore, da svolgere in un determinato tempo e in un determinato modo, porta ad una migliore produzione.
La direzione scientifica del lavoro
N.B. si fa riferimento al sistema produttivo americano dei primi del '900. Obiettivo: aumentare l'efficienza e la produttività del sistema → razionalizzazione dei metodi produttivi. Fino al allora i capi reparto e gli stessi operai dovevano occuparsi di vari compiti e questo portava alla dispersione del tempo in molteplici attività. Proposta di Taylor: separare nettamente la produzione dalla direzione del lavoro e quindi i lavoratori dovevano solo eseguire i compiti assegnati loro dalla direzione. Bisognava, quindi, scomporre il lavoro esecutivo in modo molto capillare così che ogni operaio, grazie all’esperienza, potesse svolgere in modo perfetto e velocissimo una sola operazione. Questa ulteriore scomposizione portò, però, all'alienazione dell'operaio e per incentivare il lavoratore, Taylor introdusse il sistema a cottimo. Si tratta di un incentivo economico: dare di più a chi produce di più perché sosteneva che fosse meglio ricompensare piuttosto che minacciare. Si iniziarono, poi, a misurare i tempi di produzione e a definire gli standard di rendimento, ovvero la prestazione dell'uomo medio.
Idee di partenza di Taylor
- Superare il dilettantismo dei manager dell'epoca
- Studio scientifico del lavoro
- Cooperazione tra dirigenza qualificata e operai specializzati
- Esistenza di un "unico miglior modo" per compiere una qualsiasi operazione
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