ORGANIZZAZIONE AZIENDALE
entità sociali
Le organizzazioni sono delle , sia pubbliche che private, le quali hanno
degli obiettivi specifici che vengono perseguiti attraverso la cosiddetta ‘divisione
del lavoro’, e del coordinamento razionale e continuativo delle funzioni
lavorative, il tutto nelle interazioni con l’ambiente esterno, concetto molto ampio.
Con “organizzazione aziendale” non per forza ci riferiamo ad una impresa privata con
finalità di profitto, così come concepito dal punto di vista popolare, ma aziendale
significa osservare e studiare l’aspetto economico di tutte le organizzazioni pubbliche
e private, e ciò significa studiare se una organizzazione è efficiente sotto il punto di
vista economico.
Ciò ci fa capire che l’aspetto economico non interessa le sole imprese private
finalizzate al profitto, ma aziendale è un concetto che vale anche per le
organizzazioni pubbliche le quali nel soddisfare bisogni dei cittadini dovrebbero
rispettare cominque dei principi di efficienza e efficacia, utilizzo razionale delle
risorse limitate, ricordiamo infatti come fanno parte dei principi costituzionali della
pubblica amministrazione proprio i concetti di buon andamento, riferito appunto
all’efficacia e dall’efficienza.
Concetti correlati al termine di azienda come corollari sono ad esempio il concetto di
autonomia: una azienda è anche una entità sociale autonoma, che ha le
capacità mediante i propri ordini di governo di prendere delle decisioni in maniera
assolutamente autonoma rispetto alle altre Organizzazioni esterne: una azienda che
non ha questa capacità in realtà non è una azienda in quanto diretta da qualche altra
realtà aziendale.
Un altro corollario del concetto di organizzazione aziendale, strettamente collegato
con il concetto di autonomia, è quello della responsabilità, in quanto dal momento
in cui esse sono autonome nelle decisioni, sono anche responsabili del buon
andamento dell’azienda, o di ciò che concerne la determinata funzione svolta.
Molto importante è inoltre il fatto che l’ottica di studio aziendale non è quella
Macroeconomica, ma si cala nella singola realtà di quella specifica impresa, o quella
specifica pubblica amministrazione che opera in un determinato contesto, e per
questo parliamo per lo più di un approccio microeconomico.
Parliamo di organizzazione aziendale quindi per realtà molto diversificate, pubblica
amministrazione (e quindi stato, enti locali, enti istituzionali, le imprese pubbliche,
ovvero realtà in parte pubbliche e in Parte private, le organizzazioni No Profit, ovvero
organizzazioni private che non hanno come finalità il profitto, I Sindacati in generale,
i Partiti Politici, ma anche la Chiesa e la Famiglia.
Intendendo quindi con “aziendale” l’aspetto economico ed organizzativo di una
qualunque organizzazione pubblica e privata ci troviamo di fronte a moltissime realtà
profondamente diversificate tra di loro.
Nonostante quanto detto, e dunque che parlando di organizzazione aziendale si
abbraccia una quantità molto vasta e variegata di realtà, lo studioso Mintzberg ha
proposto un modello generale di divisione del lavoro aziendale, che ha un pregio:
descrive come è organizzata una azienda qualsiasi, che opera in qualsiasi settore e
di qualunque realtà (pubblica o privata), modello che è perciò comune a tutte e che
prende il nome di Modello di Mintzberg.
Secondo Mintzberg ogni organizzazione è formata da 5 parti o unità organizzative,
ciascuna delle quali svolge un ruolo specifico.
In ogni organizzazione troviamo un Vertice strategico o Istituzionale, che porta
avanti le strategie di mercato, gli obiettivi generali e fornisce la guida
dell’organizzazione ; la linea più bassa del vertice strategico è il direttore generale
che si interfaccia con la Linea Intermedia, che è quella catena di capi dei singoli
reparti, uffici Ecc.. che è presente in ogni azienda e che può essere più o meno
ampia a secondo se si tratti di una grande o di una piccola azienda.
Essi svolgono un ruolo di trasmissioni di informazioni lavorative, dal basso verso
l’alto e viceversa, e dunque vertice al nucleo operativo o viceversa.
Alla base della piramide vi è dunque il Nucleo operativo, composto da tutti quegli
operatori di tipo appunto meramente esecutivo che realizzano il processo produttivo
o che realizzano i servizi, e che dunque portano avanti l’attività di trasformazione di
input in output, e dunque portano avanti il Core buisiness di una azienda.
Nucleo operativo che se fosse ad esempio una azienda del tipo industriale sarebbero
gli operai, o se Fosse una Banca sarebbe composta dagli impiegati che si trovano allo
sportello ecc ecc…
Accanto a questa struttura verticale, abbiamo due strutture, per così dire laterali,
che sono la tecno strutture e lo staff di supporto:
- l’adattamento
La T ecnostruttura è un insieme di uffici, che si occupa di garantire
dell’organizzazione sia con l’ambiente esterno, ma anche dal punto di vista
dell’ambiente interno realizzando una Coordinazione del lavoro interno, cercando più
che altro di migliorare la coordinazione tra il Nucleo Operativo e la Linea Intermedia.
Le attività portate avanti dalla tecno struttura sono solitamente attività complesse,
che richiedono negli operatori che svolgono queste attività una certa professionalità
e dunque un personale molto Qualificato.
- Lo S
taff di supporto , a differenza della tecnostruttura svolge operazioni
molto tecniche finalizzate al buon funzionamento della organizzazione, senza le quali
nessuna organizzazione potrebbe sopravvivere. Lo staff di supporto svolge delle
attività ausiliarie e di supporto che non hanno il medesimo fine di quelle della tecno
struttura ma svolgono dei servizi, come ad esempio le Mense aziendali, o L’ufficio
paga e stipendi o l’ufficio legale. L’organizzazione ha bisogno, ad esempio, di un
ufficio legale, ma non è questa la sua attività se ad Esempio è una azienda di scarpe.
Capiamo quindi come la caratteristica dello Staff di Supporto è quella di svolgere
attività funzionali ma che si distaccano dal core business aziendale, e quindi pur non
svolgendo effettivamente in maniera diretta attività di Core Business , svolgono
comunque delle attività che consentono al Nucleo produttivo di lavorare al meglio, e
quindi è più vicina al core business rispetto allo Staff di supporto ( anche se poi alla
fin fine con una visione generale capiamo come in generale tutte le parti lavorano
per il raggiungimento degli obiettivi aziendali. Esempi di staff di supporto potrebbero
essere le attiità di gestione delle risorse umane, o le attività di manutenzione dei
macchinari o pulizia degli uffici ecc ecc.
In generale questa impostazione può cambiare a secondo della tipologia di
organizzazione, ma il modello fondamentalmente rimane sempre lo stesso.
Una organizzazione non è una realtà sociale naturale, ma è un qualcosa costruito
dagli uomini, e dunque qualcosa di artificiale, e perciò va progettata: per questo noi
parliamo di progettazione organizzativa. Nell’ambito della progettazione
organizzativa effettuiamo una distinzione tra dimensioni strutturali e dimensioni
contestuali: le prime sono il cuore di una organizzazione, la loro struttura; la seconda
dimensione è molto più ampia e non descrive di per se i tratti caratteristici di una
organizzazione ma finisce inevitabilmente con influire gli elementi della dimensione
strutturale.
Parlando dei fattori strutturali della progettazione organizzativa, essi sono i tratti
• specifici di una organizzazione, che ci permettono di capire il tratto caratteristico di
una organizzazione:
formalizzazione: è la misura in cui le regole d funzionamento dell’organizzazione
1. sono esplicitate in una forma scritta, come ad esempio le circolari ecc.. ci sono
aziende più e meno formalizzate, e quelle più formalizzate sono principalmente le
organizzazioni di grandi dimensioni che per gestire grandi numeri di attività
necessitano tali livelli di formalizzazioni, ma anche le organizzazioni pubbliche:
ricordiamo che la pubblica amministrazione ha l’obbligo della trasparenza.
Specializzazione: è il numero di compiti che fanno capo ad una singola posizione
2. lavorativa, che può essere una singola persona, oppure un ufficio. Possiamo avere
organizzazioni più o meno specializzate. Per cui una organizzazione molto
specializzata presenta molte unità che si occupano di singole micro-operazion,
mentre organizzazioni poco specializzata si caratterizzano per il fatto che i singoli
dipendenti o le singole unità si occupano di piu e diversi lavori.
Gerarchia: è il sistema verticale di decisioni, rappresentato nell’organigramma da
3. linee verticali; potremmo avere piramidi organizzative alte o basse, ovvero che
constano di molti o pochi livelli gerarchici. Una piramide alta, tra il vertice e il nucleo
operativo vi sono più livelli gerarchici.
Centralizzazione: è la misura il livello gerarchico in cui vengono prese le decisioni;
4. ad esempio l’individuazione di determinati obbiettivi da raggiungere, o l’acquisto di
un macchinario. Chi le prende queste? Se l’insieme di decisioni viene concentrato ad
esempio nelle mani del direttore generale allora l’organizzazione è fortemente
centralizzata, se invece viene delegato più verso il basso potremo definirla una
organizzazione decentrata o decentralizzata.
Complessità organizzativa: possiamo avere una complessità ‘Verticale’, che
5. riguarda come la gerarchia il numero di livelli gerarchici. Possiamo avere anche una
complessità ‘orizzontale’ che richiama più che altro l’elemento della
specializzazione→ riguarda il numero di unità organizzative specializzate in funzioni
lavorative diverse. Un ultimo elemento di complessità è quella ‘spaziale’ che
riguarda il livello di dispersione delle unità organizzative dal punto di vista
propriamente geografico.
Per quanto riguarda invece i Fattori Contestuali,
• La Dimensione: una azienda può essere più o meno grande dal punto di vista dei
1. dipendenti, del fatturato, o nel complesso come il numero di stabilimenti o divisioni.
La tecnologia fisica: Gli strumenti oppure le tecniche utilizzate per trasformare
2. l’input in output. Dunque, il modo con cui l’organizzazione fornisce i prodotti o i
servizi ai clienti.
L’Ambiente: tutti gli elementi esterni all’organizzazione stessa, che in qualche
3. modo la influenzano.
La cultura: L’Insieme dei valori, delle convinzioni e delle conoscenze
4. complessivamente condivise all’interno dell’organizzazione. Possono riguardare
comportamento etico, l’impegno, l’efficienza…
Gli obiettivi e la strategia: i primi definiscono lo scopo di una organizzazione e
5. sono spesso formalizzati, mentre la seconda consiste in un piano di azione finalizzato
al raggiungimento degli obiettivi prefissatik.
L’EFFICACIA E L’EFFICIENZA ORGANIZZATIVA
L’Efficacia consiste nel raggiungimento di un obiettivo: una azione, infatti, è efficacie
quando raggiunge il proprio scopo, e chiaramente per quanto riguarda una azienda questo
si riferisce alla misura in cui essa realizza i propri obiettivi prefissati e i propri output.
Parliamo piu che altro di “grado di raggiungimento degli obiettivi”, in quanto
ovviamente tutto va visto in termini relativi.
Il concetto di Efficienza è un rapporto di tipo quantitativo tra un output e le risorse
che servono per ottenerlo. Ovviamente capiamo che è un rapporto dinamico, in
quanto l’efficienza va calcolata confrontando il rapporto ad un momento T0 con lo
stesso ad un mimento T1.
Questo concetto è declinabile in 3 modi:
1. Possiamo essere piu efficienti quando otteniamo piu risultati dal lavoro
del’organizzazione, o anche di un reparto singolo a parità di risorse. (sempre
dal punto di vista dinamico)
2. Possiamo esserlo anche quando produciamo lo stesso output, ma lo facciamo
utilizzando meno risorse rispetto a prima.
3. Possiamo anche produrre più risultati, ma utilizzando meno risorse. E questa
potrebbe essere considerata quella ottimale.
Capiamo come il concetto di efficienza, dunque, è molto articolato e complesso, e di fatto
presuppone in maniera implicita anche quello di efficacia, perché presuppone il
raggiungimentodi un output.
L’obiettivo è una “meta” che ogni azienda si prefigge, che è essenziale per il concetto
stesso di azienda: se non avesse obiettivi di risultati concreti non potremmo parlare di
azienda. Gli obiettivi solitamente sono di breve termine, ovvero da raggiungere in un
periodo annuale, ma nelle grandi organizzazione troviamo anche obiettivi trimestrali e così
via.
Inoltre devono essere in qualche modo collegati strettamente a quello che è il core
buisiness di una azienda.
Il Macrobiettivo è quello inerente alla Performance generale di una azienda, che
➢ può riguardare l’utile dell’impresa nel suo complesso, ma non solo: infatti può
riguardare ad esempio i volumi di produzione, il grado di soddisfazione dei clienti.
Per raggiungere questi obiettivi che riguardano l’azienda nel suo complesso, noi
➢ dobbiamo cercare di raggiungere obiettivi più settoriali e particolari: un sottobiettivo
è ,ad esempio, quello legato all’approvigionamento di risorse.
Altri sottobiettivi molto importanti sono gli obiettivi di mercato, che sono gli
➢ obiettivi tipici della funzione Marketing, e che noi possiamo declinare in diverse
tipologie:
- può essere l’obiettivo di raggiungere una determinata quota di mercato.
- oppure l’obiettivo di migliorare la propria posizione competitiva all’interno del mercato
- un terzo obiettivo può essere quello di penetrare in nuovi mercati.
Un altra catgoria di obiettivi possono essere quelli legati alla gestione delle risorse
➢ umane come gli obiettivi di sviluppo del personale, che riguardano ad esempio la
loro formazione ecc..
ci possono essere obiettivi che riguardano la innovazione della produzione e dunque
➢ con la finalità di innovare con lo sviluppo di nuovi prodotti o servizi.
Altri obiettivi possono essere legati alla produttività dell’azienda, e quindi ritorniamo
➢ al concetto di efficienza che dunque si collega ovviamente a quello di efficacia.
Vi sono quindi diversi approcci per valutare l’efficacia di una organizzazione: non tutte
possono essere valutate allo stesso modo, in quanto il vero indicatore dell’efficacia di
una organizzazione è il suo output.
Vi sono aziende il cui output è indefinibile, e talvolta è necessario considerare altri
approcci per valutare l’efficacia: in effetti potremmo dividere il
L’approccio classico è quello basato sul raggiungimento degli obbiettivi di output,
1. solitamente facilmente misurabili, per cui una organizzazione è efficace nella misura in
cui raggiunge determinati obiettivi. Gli indicatori che permettono di misurare il grado di
efficacia aziendale secondo questo approccio possono essere molteplici, come ad
esempio la redditività dell’azienda, la sua quota di mercato…
Per raggiungere l’output, l’organizzazione deve sostenere dei processi di trasformazione
2. di risorse che permettono l’ottenimento dell’output. Questo è quello che si chiama
processo interno, ed anche esso può essere oggetto di valutazione di efficacia
dell’organizzazione, che viene considerata efficace nella misura in cui i processi interni
avvengono in maniera ben funzionante assicurando un’ alta produttività. Va detto che
questo approccio si basa su un punto di vista interno all’organizzazione stessa, non
contemplando in alcuna maniera l’ambiente esterno, basandosi piu che altro sul livello
di efficienza economica dell’organizzazione.
Un altro approccio può essere quello basato sulle Risorse necessarie per l’output: ogni
3. organizzazione ovviamente per poter generare gli output necessita di Risorse ovvero di
input. Secondo questo approccio, basato sulla valutazione della efficacia della
organizzazione, una organizzazione è tanto più efficace quanto è i grado di ottenere
risorse scarse e di valore che rappresentano un vantaggio competitivo, ma anche la
capacità di sfruttarle al meglio.
In generale una azienda, in realtà, per essere efficace deve esserlo da tutti i tipi di
approcci, e quindi sia per quanto riguarda l’output, che i procedimenti interni e la
ricerca dell’input, Proprio per il fatto che, come abbiamo detto una azienda, è un
sistema di operazioni che sono tra loro strettamente interdipendenti tra di loro.
Per questo introduciamo il Balanced scorecard, ovvero un modello di valutazione
bilanciata dell’efficacia organizzativa, messo a punto da due autori americani, ovvero
Kaplan e Norton, secondo cui essa va misurata tenendo conto di più dimensioni
valutative, interdipendenti tra loro, che sono 4:
La dimensione economico-finanziaria basata su costi, ricavi, solvibilità, ROI ecc...
1. La dimensione legata alla soddisfazione dei clienti, e dunque nonostante magari
2. ottimi risultati nella dimensione economico-finanziaria, questi saranno in lungo andare
influenzati negativamente dalla eventuale poca soddisfazione della clientela
La dimensione dei processi interni di buisiness, legata all’efficienza dei processi
3. organizzativi interni.
La dimensione del potenziale di apprendimento, ovvero ad esempio la capacità di
4. innovare, di apprende cose nuove, produrre nuovi prodotti...
L’ap
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.