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ORGANIZZAZIONE: termine impiegato in diversi contesti:

- ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO: fa riferimento agli aspetti di MICRO-organizzazione, si riferisce al singolo

individuo che svolge il proprio lavoro all’interno di un’organizzazione. Vengono analizzate le mansioni e i

compiti attribuiti e svolti da singoli individui.

- ORGANIZZAZIONE AZIENDALE: fa riferimento al livello MACRO, cioè la configurazione organizzativa

complessiva che può assumere l’intero sistema. Al livello macro il problema di chi fa che cosa del livello micro

viene traslato al livello complessivo dell’impresa e quindi, in questo caso si analizzano le attività e i contenuti

delle unità organizzative che operano all’interno dell’organizzazione.

Tra il micro e il macro c’è un livello intermedio, il MESO, che vede gli individui raggruppati insieme nello

svolgimento di attività lavorative, che comportano un risultato a livello di gruppo.

ETIMOLOGIA:

- LAVORO deriva dal latino “labor”, che a sua volta deriva da “labare”, cioè vacillare sotto un peso. In

molte lingue che derivano dal latino si utilizza il termine travaglio, che deriva da “tripaleum”, che è

un concetto che raffigura un luogo specifico/figurato, che è il luogo in cui venivano appesi e torturati,

fino all’eventuale confessione, i condannati. Questi significati evocano la concezione del lavoro inteso

come sofferenza fisica, fatica o pena.

- ORGANIZZAZIONE: deriva da organo e ha a sua volta origine dal vocabolo greco erg, che significa

energia. Nelle lingue anglosassone si utilizza il termine work, che fonicamente assomiglia alla radice

greca.

ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO: quindi, è la disciplina che pone al centro dell’attenzione il lavoro degli esseri

umane e ha come scopo fondamentale la ricerca delle condizioni che concorrono a ridurre il più possibile la

componente di fatica e contemporaneamente ad incrementare la componente energetica.

ORGANIZZAZIONE AZIENDALE rappresenta il crocevia di una serie di discipline che convergono a determinare

e a far avanzare gli studi organizzativi, che analizzano e cercano di trovare soluzioni razionali a problemi

organizzativi. È un ambito multidisciplinare, nel senso che ogni livello di analisi comporta il coinvolgimento

di una o più discipline. Ad esempio:

- parlando del livello micro, si fa riferimento alla psicologia, perché l’individuo va motivato e, quindi, bisogna

rifarsi a quella corrente di pensiero nell’ambito della psicologia legata alla motivazione, a cosa motiva e come

si motiva una persona a realizzare una prestazione che sia considerata accettabile.

- se si sale di livello, spostandosi da micro a meso, cambia il focus perché entra in gioco il gruppo e si fa un

salto di scala, perché bisogna studiare le relazioni tra individui e che queste relazioni non avvengono nel

vuoto, ma in un contesto, che può essere ad esempio un ufficio. In questo caso bisogna considerare la

disciplina della sociologia, che si occupa delle relazioni tra individui, è la psicologia sociale che guarda

all’individuo e alla sua capacità di influenzare ed essere influenzato da altri nello svolgimento di attività e

nell’elaborazione di un pensiero.

- quando si sale al livello macro, si deve tener conto che entrano in gioco fattori economici. Non si parla più

del risultato del singolo o di un singolo gruppo all’interno dell’organizzazione, ma di un risultato che riguarda

un intero sistema, che deve operare in condizioni di economicità, cioè di equilibrio economico e duraturo.

Nello studio di questi fenomeni e dei vari livelli di osservazione, sono entrate altre discipline, come ad

esempio la politica, intesa nel senso di formazione di gruppi o di coalizioni dominanti all’interno

dell’organizzazione, cioè di gruppi che tendono ad esercitare un potere sugli altri. La storia, ad esempio,

permette di conoscere a fondo come si è determinata la formazione di un’organizzazione, quindi la prima

rivoluzione industriale, la seconda rivoluzione industriale ecc. Tutte queste rivoluzioni hanno generato un

impatto enorme sulle modalità di organizzazione delle imprese, sul modo di lavorare delle persone, sulla

stessa concezione della natura del lavoro, che oggi è profondamente diversa da quella di 15/20 anni fa. Oltre

alle rivoluzioni tecnologiche, c’è l’era della pandemia, che improvvisamente noi che pensavamo di vivere in

un nuovo illuminismo, ci fa capire che un piccolo elemento invisibile ci riporta alla nostra fragilità umana,

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personale. Più di 10 mila anni fa, gli uomini imparavano ad addomesticare gli animali, non solo come fonte

di cibo, ma anche come fonte di supporto, ad esempio utilizzare buoi per arare o cavalli per il trasporto.

Questo aveva consentito agli umani di vivere bene. Gli esseri umani hanno sempre cercato un appoggio per

trarre vantaggio, prima gli animali, oggi i robot, per aumentare la loro capacità di dominio sulla natura. Questi

elementi fanno dell’organizzazione aziendale una disciplina interessante.

L’ORGANIZZAZIONE è come un ponte, che permette di unire una BUONA IDEA con un BUON RISULTATO.

Con buona idea si fa riferimento ad un’idea imprenditoriale e si può tradurre con obiettivi da raggiungere.

Nelle imprese più avanzate sono un elemento portante della strategia dell’impresa. Una buona

organizzazione facilita nel raggiungimento dei risultati desiderati, mentre una cattiva organizzazione non

permette di raggiungere buoni risultati, anzi prosciuga le risorse di cui l’impresa dispone.

L’organizzazione è ciò che concorre a generare valore, in termini economici, per l’impresa. Quando si fa

riferimento all’organizzazione si fa riferimento di problemi complessi, che non possono essere risolti da

singoli individui, ma richiedono l’apporto di più persone. Il problema organizzativo si pone quando il risultato

si deve raggiungere insieme ad altri, mettendo insieme contributi ed idee di più persone e generando

consenso su questa idea si può arrivare con una buona organizzazione ad un buon risultato. In genere, alcuni

problemi che possono manifestarsi sono: contrasto tra chi lavora in linea e chi opera all’interno della

direzione generale. La direzione generale elabora le decisioni da prendere, che poi devono essere attuate e

lo fa in maniera autonoma senza alcuna partecipazione del personale esecutivo/operativo e questo può

creare nel personale operativo un sentimento di insoddisfazione, di mancato coinvolgimento delle scelte

degli obiettivi. Questo porta ad un interrogativo: quali sono gli aspetti del lavoro che generano soddisfazione

per le persone e quali sono gli aspetti che generano insoddisfazione; quali sono gli elementi che fanno

percepire alla persona un trattamento equo, rispetto al contributo che ciascuno dà all’organizzazione; come

si determinano gli organismi di potere all’interno dell’organizzazione.

Per potere si intende sia il potere di decidere come ripartire le risorse rispetto a coloro che devono

semplicemente attuare queste decisioni. Questa separazione tra decisori ed esecutori genera una serie di

problemi che con questo corso si cercheranno di risolvere. La tendenza oggi in essere è quella di cercare di

evitare questa netta separazione tra il momento ideativo/decisionale e chi deve soltanto attuare. Si parla di

una tendenza di un maggiore coinvolgimento delle persone, anche dei livelli più bassi della piramide

organizzative, perché da questo coinvolgimento i lavoratori hanno un maggior senso di soddisfazione e di

partecipazione alla vita dell’impresa.

L’organizzazione rappresenta un ponte tra una buona idea e un buon risultato. Se questo è vero, bisogna

dire che l’organizzazione è neutra rispetto ai fini, nel senso che se c’è un’idea malvagia, ci sarà comunque

sempre un’organizzazione pronta a realizzarla, ad esempio un’organizzazione mafiosa. Quindi, non bisogna

limitarsi a considerare l’aspetto tecnico dell’organizzazione, ma anche la dimensione etica. Questo ci porta

a tenere conto di quelle che sono le finalità del sistema e di come questi scopi posso evolvere nel tempo e,

come in relazione a questi scopi, l’attività viene pianificata. Questo problema ne genera, a sua volta, un altro:

è possibile che determinati comportamenti, ad esempio quelli illeciti, si possono radicare in

un’organizzazione con il passare del tempo?

Un PROBLEMA ORGANIZZATIVO nasce da una combinazione di più elementi, in particolare quando

l’obiettivo da raggiungere è complesso, tale da non poter essere realizzato dal singolo individuo e a questo

problema si aggiunge anche la scarsità delle risorse e quando queste risorse devono essere distribuite a più

soggetti lavorare insieme aiuta a trovare soluzione migliori al fine del raggiungimento di determinati

obiettivi. Per fare questo occorre darsi delle regole, che servono per poter svolgere insieme questo tipo di

lavoro, in modo da minimizzare la componente di sofferenza fisica e massimizzare la componente energetica,

fino a produrre un determinato risultato. Un grande teorico, studioso dei sistemi organizzativi, si chiamava

BARNARD, faceva risalire la nascita dei problemi organizzativi all’epoca in cui c’era il problema di spostare

degli enormi massi, ad esempio quelli che servivano per costruire le piramidi. Per il problema organizzativo

ci sono varie dimensioni: la DIMENSIONE TECNICA, che consiste nel raccogliere tutte le informazioni

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disponibili, condividerle, comunicarle, nella definizione di una serie di alternative possibili e nel realizzare

conseguentemente delle azioni. All’interno di un gruppo è necessario che queste attività siano svolte nel

modo migliore. Quindi, alcuni gruppi sono molti efficaci nel realizzare queste attività e altri gruppi sono meno

efficaci e raggiungono risultati peggiori e sprecano risorse. L’obiettivo dell’organizzazione è quello di

sfruttare tutte le risorse a disposizione, soprattutto le capacità e competenze di tutte le persone. Un

elemento importante è la capacità di raccogliere informazioni, di elaborarle, di scambiarle e di comunicare

in maniera efficace, in modo anche da incrementare l’efficacia delle decisioni che vengono prese. La

DIMENSIONE POLITICA riguarda i comportamenti, quindi il potere o l’esercizio di un controllo sui

comportamenti degli altri. Infine, c’è la DIMENSIONE ETICA.

In sintesi, le soluzioni organizzative ad un problema sono soluzioni che dovranno essere sempre ricercate

tenendo conto della dimensione tecnica e politica.

TEORIE ORGANIZZATIVE: servono per capire l’EVOLUZIONE DEL PENSIERO, come sono stati affrontati

determinati PROBLEMI ORGANIZZATIVI e quali SOLUZIONI sono state nel tempo trovate. Un punto di

partenza dell’evoluzione del pensiero organizzativo è rintracciato in un’opera “Saggio sulla ricchezza delle

Nazioni” di Adam Smith.

ADAM SMITH: è stato il primo studioso a trovare qualche forma di irregolarità ed è stato il primo a mettere

ordine al caos dei principi organizzativi all’epoca. Il contributo di Smith è stato: quelle che sono le modalità

lavorative dell’epoca preindustriale, laddove le attività lavorative erano un patrimonio di singoli individui e

di singoli artigiani. Nella sua opera Smith fa riferimento alla famosa fabbrica di spilli, in cui venivano attuati i

principi e, quindi, i vantaggi che derivano dalla divisione del lavoro. All'epoca esistevano due modalità di

concepire il lavoro:

1. tipica dell’epoca preindustriale: attribuire al singolo individuo tutti i compiti da svolgere nell'ambito di un

processo produttivo, ciò significa che il singolo lavoratore svolge tutte le operazioni. Nel caso della fabbrica

di spilli Adam Smith individua 18 fasi diverse, tutte relative alla produzione degli spilli. Attribuendo tutti i

compiti e tutte le fasi del processo produttivo ad ogni singolo individuo, Smith rileva che in una certa unità

di tempo lavorativa mediamente il singolo individuo riesce a produrre un numero di 40 spilli. Ogni volta che

il lavoratore termina una certa quantità deve attrezzarsi per compiere quella successiva e, quindi, deve

utilizzare altri strumenti, muoversi all'interno dell'ambiente di lavoro e questo comporta una perdita di

tempo e una bassa produttività del lavoro. L'unica nota positiva: questa modalità di svolgimento del lavoro

fornisce all'individuo un elevata soddisfazione. Il grado di soddisfazione è legato alla capacità da parte del

lavoratore di vedere concretizzato il proprio lavoro in un risultato ben visibile, utile per l'azienda, cioè il

prodotto finito. Questo concetto che lega la soddisfazione ad una varietà dei compiti che sono incluse

all'interno di una mansione viene chiamato GRADO DI CONTRIBUZIONE, cioè la persona comprende qual è il

proprio contributo ad un risultato finale utile per l’azienda; questo ci porta alla definizione di una mansione

ricca di varietà, di contribuzione e di soddisfazione.

Smith osserva che un salto reale legato alla produttività del lavoro si ottiene dalla combinazione di due

elementi: 1. nuova tecnologia: investire in tecnologia è importante per aumentare la produttività del lavoro,

combinata con 2. un modo nuovo di lavorare, quindi di organizzare il lavoro delle persone. Smith sostiene

che occorre un superamento del modo di organizzare il lavoro e per superare la fase preindustriale la

modalità è la divisione del lavoro.

2. DIVISIONE DEL LAVORO consiste nel dividere il lavoro in fasi e assegnare al singolo alcune fasi del processo

produttivo e ciò comporta una specializzazione. Attraverso la divisione del lavoro e la specializzazione si

compie un salto di produttività enorme, tanto è che in una stessa unità di tempo la produttività media degli

operi passa da 40 a circa 4800 spilli. Specializzandosi l’individuo non deve più vagare per lo stabilimento per

poter svolgere tutte le fasi del processo produttivo e non deve muoversi per utilizzare i macchinari, quindi si

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eliminano le perdite di tempo e questo consente di realizzare un enorme incremento di produttività, dovuto

anche dal fatto che concentrandosi su ben specifiche operazioni/fasi, gli individui apprendono a compierle

in maniera sempre migliore e riducono il grado di errore. Questo in gergo viene anche chiamato PROCESSO

DI APPRENDIMENTO, che illustrato attraverso una curva di apprendimento, è la capacità di un singolo

individuo di abbassare il costo della sua attività produttiva, con riferimento ad un determinato volume di

produzione, imparando a svolgere sempre meglio le attività su cui si concentra. Questo fenomeno è

conosciuto come ECONOMIA DI APPRENDIMENTO, che consiste nel far apprendere agli individui il più

velocemente possibile per far abbassare la curva di apprendimento, quindi realizzare le attività a cui le

persone sono dedicate nel modo migliore possibile.

TAYLOR: diede vita al movimento OSL, cioè organizzazione scientifica del lavoro. Taylor è un ingegnere

americano che nei primi decenni del 900 riprende i principi della divisione del lavoro e della specializzazione

formalizzati da Smith e si concentra nella ricerca di metodi di lavoro che riuscissero ad aumentare la

produttività. L’OSL permette di concepire l’organizzazione come qualcosa che può essere trattato in termini

scientifici. Taylor era convinto che il metodo scientifico fosse importante e applicabile all’organizzazione,

perché la conoscenza, l’osservazione e la sperimentazione, che sono attività tipiche dei ricercatori,

rappresentano per Taylor le chiavi che possono contribuire a cambiare il metodo di lavoro.

La CONOSCENZA è detenuta da coloro che si trovano al livello più basso della piramide organizzativa, cioè

dagli operai specializzati. Sono specializzati perché operano all’interno della fabbrica applicando il vecchio

metodo artigianale, sono i veri possessori del knowhow e di tutte le conoscenze che sono necessarie per lo

svolgimento di determinate attività produttive. Il trasferimento delle conoscenze avveniva mediante

l’apprendistato, cioè attraverso l’affiancamento, quello che oggi si chiama learning on the job

(apprendimento sul lavoro). Quindi, i nuovi operai veniva affiancati agli operai più esperti per apprendere le

conoscenze. In questo modo emerge che il vero possessore della conoscenza è il singolo lavoratore e questo

gli conferisce un notevole potere contrattuale, in virtù del quale, l’individuo riusciva ad ottenere delle

condizioni lavorative piuttosto favorevoli, ma tutto questo generava una ricaduta negativa all’azienda,

perché di fatto tutto ciò generava costi e si rifletteva sull’impossibilità di avere prezzi bassi per incrementare

le vendite. Un altro elemento importante è che gli operai, in quanto possessori del knowhow, non avevano

nessun interesse a migliorare i processi produttivi e, quindi, tendevano a riprodurre sempre le stesse

modalità di lavoro. Sono questi elementi che danno stabilità ai processi produttivi ed è sulla base di questi

elementi che Taylor si convince che bisogna portar via le conoscenze da questi individui, PROCESSO DI

ALIENAZIONE DELLE CONOSCENZE, secondo cui queste conoscenze devono essere trasferite alla direzione

dell’impresa. Questo avviene utilizzando ciò che dà scientificità al metodo di Taylor. Taylor osserva gli operai

più produttivi e annota ogni singolo movimento e, poi, riproducendo tutta la sequenza, analizza i movimenti

e scarta le perdite di tempo. Questo consente a Taylor non solo di conoscere il metodo di lavoro degli operai

più qualificati, ma anche di istituire un codice di istruzione che è necessario seguire per rendere il lavoro

molto più produttivo. Il RISULTATO del lavoro di Taylor:

- espropriazione delle conoscenz

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/10 Organizzazione aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marika.evangelisti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Organizzazione aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Gatti Mauro.
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