Museo del '900
Piano 1: Il quarto stato
Giuseppe Pellizza da Volpedo - Milano 1898-1901
Olio su tela 293x545 cm
L'espressione è molto pacata e seria e si allontana dall'idea di melodrammaticità. Ciascuno dei personaggi si identifica con gli indumenti che indossa. L'unico nodo della composizione è quello dell'infante. La funzione naturalistica della composizione non esclude l'impianto naturalistico e allegorico. La tecnica utilizzata è basata sul puntinismo, e un'attenta separazione delle luci e delle ombre. Da qui partirà il divisionismo. Il terreno bianco è protagonista della scena. Il quadro è composto da alberi e un muro di abitazione. I personaggi principali sono 3, mentre la folla, costituisce una cornice, dando alla composizione un'impostazione architettonica. Solo apparentemente il quadro è aperto, in quanto racchiuso in una cornice naturale. Il titolo è stato impostato dallo stesso autore, fondamentale per la comprensione dell'opera. Il quarto stato è lo stato che è proprietario della sua sola prole. Del quadro esistono diverse copie preparatorie con nomi differenti tra cui: Fiumara. La luce resta fondamentale, intrisa da un significato allegorico, rappresentando la luce del progresso e del futuro. Il quadro viene realizzato tra il 1898 e 1901, una datazione importante, anno in cui a Milano viene sparato sulla folla.
Sala 2: Sala delle avanguardie
Femme nue di Picasso
1907, olio su tela coll Juncker. Dipinto realizzato subito prima o subito dopo le mademoiselle d'Avignone, isola la figura della prostituta che nel celebre dipinto è in piedi a destra. È visibile il processo di trasformazione secondo un'ottica grottesca e primitiva con influenza della scultura africana.
Il Port Miou di Braque
La Rue-des-Bois di Picasso nel 1908 un soggiorno a Rue des Bois a nord di Parigi ridà attualità al tema del paesaggio, cui Picasso applica la ricerca di scultorea essenzialità che l'anno prima aveva dato forma a Demoiselles d'Avignon. La geometrica elementarità con cui è resa la campagna verde dell'Oise testimonia l'influenza delle giungle esotiche del Doganiere Rousseau.
Piet Mondrian – Faro Westkapelle coll Juncker
1909-10. Si ispira al ritratto fotografico di matrice espressiva che precede l'aggiornamento cubista e la produzione astratta della maturità. Tutto ciò lo si coglie anche in altre opere di Picasso e Braque (La bouteille de Bass e Natura morta con chitarra) che, con un Contrasto di forme di Léger, ben esemplificano il cubismo sintetico. Il faro è la torre campanaria di una chiesa sconsacrata vicino al villaggio zelandese di Doumburg dove nel 1908 al 1915 Mondrian soggiorna durante i mesi estivi, dipingendo secondo un puntinismo di matrice non-ottico scientifica ma espressiva.
Kandinski. Composizione. 1916
Paul Klee: Wald Blu. 1919.
Picasso. La Rue des Bois (Paesaggio). 1908. Scultorea essenzialità, influenza delle giungle e dell'esotismo di Rosseau (precede Mademoiselle de Avignone).
Amedeo Modigliani – Rosa Porporina (Testa Femminile)
Modigliani: Beatrice Hastings
Amedeo Modigliani: Paul Guillalme. 1916 olio su tela. Si ispira al ritratto fotografico. Guillame mercante parigino di Modigliani è ritratto frontalmente appoggiato allo schienale di una sedia. La posa è ripresa da una foto del 15, e 16 nello studio dell’artista, rispetto alla foto, lo spazio dello studio è annullato per focalizzare l’attenzione sul volto indagato nel suo realismo fisionomico.
Henri Matisse Odalisca. 1925
Picasso. Boutille de Basa. 1912.
Sala 3: Boccioni e il futurismo
Boccioni diede molta importanza a integrare la cultura italiana con le avanguardie.
Boccioni: Signora Virginia
1905 olio su tela. Dipinto nel periodo romano quando Boccioni apprendeva da Balla le tecniche della pittura divisionista. Il ritratto adotta delle soluzioni luministiche tra interno domestico e luce proveniente dall’esterno, maturate da quest’ultimo. L’opera fu la prima nel catalogo bocciniano ad essere acquistata da una collezione pubblica nel 1927.
Studio figura femminile 1911
Dinamismo di testa di uomo
La costruzione dell’immagine e il disinteresse verso i lineamenti del soggetto non permettono una identificazione del personaggio. L’opera dimostra come B nel 1916 fosse ancora attratto dalle sperimentazioni avanguardistiche e non solo concentrato sulla lezione di Cezanne.
Stati d'animo: quelli che vanno, addii, quelli che restano (quelli che vanno 2) 1911
Nel corso del 1911 Umberto Boccioni elabora il ciclo dedicato agli Stati d'animo. Il ciclo è costituito da 3 tele distinte, che rappresentano rispettivamente 3 diversi stati d'animo della gente, colti nel momento della partenza del treno dalla stazione ferroviaria. Ma, stando al risultato, l'artista non sembrerebbe essersi minimamente interessato a svolgere il tema in chiave descrittiva. Siamo, in effetti, alle fasi cruciali della nascita del Futurismo italiano, di cui Boccioni è uno dei più convinti assertori. L'opera offre a Boccioni lo spunto per tradurre in forme, colori e immagini, il senso del movimento, che è uno dei problemi centrali della pittura futurista. I 3 stati d'animo che danno il titolo alle tele vengono proposti dall'artista sotto forma di 3 diverse condizioni di "dinamica motoria".
- In Gli addii predominano le linee oblique e ondulate, che richiamano i saluti, lo sventolio dei fazzoletti.
- In Quelli che vanno, una folata di linee orizzontali dalle tinte accese travolge le persone e le cose, trascinandole in un dirompente movimento in avanti.
- Altra cosa in Quelli che restano, dove l'impianto, costituito di linee verticali, masse inerti e colori smorti, ricrea la sensazione di stasi e pesantezza che si associa al non partire, al rimanere.
Nello stesso anno, Boccioni realizza 2 versioni diverse del ciclo:
- La prima versione appare ancora legata allo stile del periodo che precede l'adesione al Futurismo (Pre-futurismo), proprio di capolavori come La città che sale. La tecnica pittorica si basa su una trama di linee, trattini e macchioline di colori contrastanti, che richiamano il Divisionismo. Del tutto nuovo è invece l'interesse dell'artista per le masse in movimento.
- Quelli che vanno. Seconda versione. 1911 - La seconda versione, delle stesse dimensioni della prima, si presenta molto diversa. Le forme appaiono solide e scomposte in frammenti. La tecnica tradisce l'influenza del Cubismo di Picasso e Braque, che Boccioni ha modo di conoscere a Parigi. Le pennellate libere e sciolte della prima versione sono rimpiazzate da pennellate a tratti più piccoli e controllati. La loro funzione è quella di creare effetti di chiaro-scuro e rotondità, in modo da evocare il senso del volume. Sarà questo lo stile caratteristico dei grandi capolavori futuristi di Boccioni, che vedranno la luce nei 4 anni successivi. L’opera è da sempre, è invece un ritenuta uno studio nonostante le dimensioni rispetto al trittico opera compiuta, visto che dalle analisi radiografiche ha un suo dis preparatorio. Appare una locomotiva sullo sfondo che da dinamismo.
Elasticità. 1912. Boccioni - L'opera fu esposta al pubblico nel 1913, a Roma e a Rotterdam; due anni più tardi a San Francisco. Il Boccioni la inserisce nel suo libro "Pittura, scultura futurista" edito nel 1914. Anche questa composizione, come le precedenti, rivela che l'artista è ancora occupato a risolvere il problema della dialettica tra figura ed elementi ambientali, e, al centro della sua ricerca sta proprio l'integrale realizzazione del "dinamismo universale" e la preoccupazione di creare il plasticismo simultaneo: il ritmico pulsare dell'animata superficie che assimila in sé quel poco di veristico ormai rimasto nelle figure del cavallo e cavaliere in corsa.
Carica di lancieri 1915 tempera vernice su carta intelata - Questo dipinto di piccole dimensioni, uno degli ultimi realizzati da Umberto Boccioni raffigura una carica di lancieri e fa parte di una serie di dipinti di esponenti del movimento futurista, tesi ad esaltare la guerra e favorevoli all’entrata in guerra dell’Italia (siamo nel 1915). L’opera corrisponde ad una visione eroica ed esaltante della guerra dove l’eroismo, il coraggio, la forza prevalgono. I lancieri in carica, raffigurati come una sequenza filmata, occupano il centro della scena, trasmettono la sensazione di una forza inarrestabile che travolge il nemico, inserito in basso a sinistra. Le lance sono delle vere e proprie linee di forza che guidano l’occhio dell’osservatore.
Il cavallo venne utilizzato da Boccioni in diverse occasioni, tanto per fare un esempio basti pensare al dipinto La città che sale dove alcuni cavalli imbizzarriti rappresentano una forza inarrestabile e incontenibili paragonata alla nuova città che cresce e si sviluppa in modo inesorabile. Sullo sfondo l’artista, come in un collage, inserisce pagine tratte dai giornali con cronache dal fronte, per sottolineare con ulteriore forza le gesta eroiche dei lancieri e il clima generale del dipinto.
Dinamismo plastico: cavallo più caseggiato 1913 - Olio su tela dinamismo di un corpo umano opere legate ad una concezione spaziale dove il movimento e la velocità sono stati riassorbiti da un interesse verso il soggetto stesso. Come negli altri dipinti della serie dei dinamismi (Dinamismo di un corpo umano, Dinamismo di un ciclista...) l'artista orchestra una soluzione che gli fa fondere i corpi in movimento con lo spazio attraversato, forme e colori divengono quasi forze centrifughe e ne risulta come un rilievo colorato che tende ad espandersi dai centri di forza seppur dominato plasticamente nella misura quadrata. Quindi, tutta l'attenzione del pittore si sofferma sui movimenti del corpo di un uomo. L'osservatore è di nuovo chiamato a ricostruire l'immagine, anche se non ancora del tutto riconoscibile. Tagli obliqui, luce colori vivaci e contrastanti, resa pittorica a piccoli tocchi realizzano una composizione fortemente dinamica.
Boccioni Donna al caffè. 1912 (o scomposizione di donna al tavolo) primo approccio a ciò che si giungerà in costruzione spiralica costruzione spiralica. 1914. L'immagine viene scomposta secondo le stesse regole del "Bevitore", in una rotazione motoria, ottenuta creando nella superficie una scansione di stampo prettamente cubista, che richiama le forti dinamiche del primo Futurismo. Alla semplice rotazione motoria, alla quale l'artista conferisce plasticità – sia bidimensionale che tridimensionale – vengono aggiunti con perfetto sincronismo moti a spirale, concatenati, sia alla figura che all'ambiente che la circonda, compresi gli oggetti (sembra ispirato dal ritratto fotografico, ma tagliato).
Il bevitore. 1914. 86x87. Coll Junker olio su tela - In esso si definisce più chiaramente il parametro fondamentale del futurismo in pittura: la «sensazione dinamica». La scomposizione della luce e del colore si unisce alla scomposizione dei volumi e dello spazio, portando il futurismo ad esiti molto vicini al cubismo. (lo stesso anche in donna al caffè). B dipinge un bevitore mentre è assopito dai fumi dell’alcool riverso sul tavolo. Usa colori che superano la tavolozza impressionista per colori bruni e terrosi che rivelano un interesse per il cubismo.
Sotto il pergolato a Napoli 1914 - Questa composizione richiama quella del "Bevitore" che, effettivamente, è stata realizzata dal Boccioni nello stesso periodo. Anche in "Sotto la pergola di Napoli" come nel "Cavallo + Cavaliere + Caseggiato", la plasticità e la sintesi delle forme derivano da un cromatismo – seppur più caldo ed acceso – assai vicino alla pittura di Cezanne. Il ritaglio triangolare della pagina in alto a dx reca il testo di una canzonetta che insieme al mandolino allude all’accompagnamento musicale durante il pranzo tra i 2 personaggi. Il collage, uno dei primi di B ha una funzione allusiva e sinestetica.
Forme uniche di continuità dello spazio. 1913. Rappresenta simbolicamente il movimento e la fluidità. Boccioni respinge la scultura tradizionale per creare questo pezzo, considerato uno dei capolavori del Futurismo. Boccioni approfondisce la ricerca sul dinamismo, che nel 1912 lo porta a sperimentare la scultura. Tema moto relativo è risolto eliminando tutti gli elementi ambientali e sintesi volumetrica.
Secondo l'artista, la scultura deve far vivere gli oggetti rendendo sensibile e materializzando il loro prolungamento nello spazio per effetto del movimento. L'oggetto è concepito come entità infinita. È qualcosa che non finisce e non ha limiti perché con il suo movimento si propaga nello spazio, appartiene allo spazio e diventa spazio, mentre lo spazio vive nell'oggetto. L'ambiente deve quindi formare un blocco unico con il soggetto plastico, si potrà così attuare una compenetrazione dinamica tra figura e spazio. Questo è quello che Boccioni realizza in Forme uniche nella continuità dello spazio. Dell'opera, realizzata nel 1913, esiste la versione originale, in gesso, conservata a New York e alcune versioni fuse in bronzo, conservate in diversi musei, tra cui la Collezione Mattioli di Milano e una collezione privata di Roma. In questa figura è come se la scia del corpo in corsa che attraversa lo spazio, si solidificasse. C'è una simultaneità delle fasi del movimento che nella realtà vengono scandite dal tempo. Il tempo viene eliminato in una sorta di condensazione, i momenti consecutivi si fondono in un momento unico e atemporale dove c'è una velocità ''congelata''. Eliminando il tempo che separa, divide le fasi del movimento della visione sequenziale, Boccioni realizza una sintesi tra figura e spazio. La continuità tra figura e spazio esiste perché la figura è viva, si muove e il suo dinamismo le permette di diventare "continua", quindi infinita, nello spazio.
Sviluppo di una bottiglia nello spazio. 1912. 38x59x32.
Sviluppo di una bottiglia nello spazio è il primo capolavoro scultoreo di Boccioni. L'artista ne fa tre varianti cercando di sviluppare nello spazio non solo la forma dell'oggetto, ma anche la sua forza interiore. E riesce a imprimere vita ed energia a quella che, in fondo, non è nient'altro che una "natura morta". Boccioni parte dal "principio della durata" di Bergson, sintesi di passato, presente e futuro, divenire e creazione in atto. Supera, così, la contrapposizione tra materia e movimento, riconducendo entrambi allo stesso principio di energia, secondo le moderne teorie elaborate dalla fisica. Tutti i corpi si muovono, anche quelli apparentemente fermi, perché partecipano del dinamismo universale.
Continuazione Sala 3: Futurismo
Balla: Bambina corre sul balcone. 1912. Olio su tela. 125X125. Diversa, invece, è la scelta di Balla, basata sul principio della persistenza delle immagini nella retina e sulla possibilità di riproduzione ottico-schematica del movimento. La Bambina x balcone (1912) è il punto più alto della ricerca dedicata al movimento organico, che nel 1913 si incrocia con l’indagine sul movimento meccanico e sugli effetti di smaterializzazione dei corpi data dalla velocità, ben rappresentata da Automobile+velocità+luce (1913). L’opera rappresenta la figlia Luce mentre corre sul balcone, le gambe si moltiplicano all’infinito e tracciano lo spostamento della bambina. Tale sperimentazione deriva dalle fotografie di Anton Giulio Bragaglia.
Gino Severini: Chahuteuse. 1912. Olio su tela Juncker. Aderisce, come Carrà, al principio di Boccioni di dinamismo plastico e di visione sintetica della simultaneità. Alla danza S aveva già dedicato nel 1911 alcune opere sulla relazione tra ballerini e ambiente. Il titolo dell’opera deriva dallo chahut un ballo simile al can-can. Si vede il protagonista sotto l’asse dei riflettori rappresentati dal bianco abbagliante.
Carrà segue il principio di Boccioni di dinamismo plastico e visione sintetica della simultaneità. Carrà: Cavaliere Rosso. 1913. Dipinge la massima espressione della dimensione energetica, dove la poetica si ispira alla vita moderna dominata dai miti della velocità e del progresso. Il linguaggio di ciascun futurista, si fonda su un intento comune che è quello di formulare uno spazio dinamico, gli oggetti in movimento si moltiplicano e si trasformano. La modificazione, determinata dal moto, coinvolge simultaneamente le cose e lo spazio, determinando la loro compenetrazione. Il dinamismo ispira la scomposizione delle forme e dei colori. I futuristi frammentano la rappresentazione per ricomporla in una vorticosa sintesi, ponendo lo spettatore non più davanti ma al centro del quadro.
Balla: Sventolamento, dimostrazione patriottica. 1913. Sventola le bandiere.
Balla: Costellazione del genio 1915. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell'universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione, per formare dei complessi plastici che metteremo in moto." Con queste parole tratte dalla "Ricostruzione Futurista dell'Universo" del 1915, tre anni prima della realizzazione di questo dipinto, Balla teorizza sulle basi della teoria futurista una ricostruzione dell'universo che guarda anche alle costellazioni.
Balla: Espansione di primavera. 1918
Fumi: Uomo che scende dal tram. 1914. Achille Velocità, dinamismo e molteplicità dei punti di visione trasformano ogni realtà attraverso una dimensione percettiva dinamica universale, fino quasi a scomparire, come in Uomo che scende.
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