Canova: vita e opere
Canova nasce a Possagno nel 1757 e muore a Venezia nel 1822. Studia presso l'accademia di Venezia e poi apre uno studio. Nel 1779 si trasferisce a Roma per perfezionarsi grazie all'aiuto di Zulian; qui frequenta anche l'accademia di Francia. Compie molti viaggi nella sua vita, due a Parigi, soggiorna a Napoli, Dresda, Vienna e anche a Berlino e Londra. Non sarà mai alle dipendenze di una corte, rifiuterà di lavorare per i regnanti e svolgerà il suo lavoro con indipendenza.
Contributi e riconoscimenti
Nel corso della vita riesce a confiscare i beni italiani che Napoleone Buonaparte aveva trafugato e portato al Museo del Louvre di Parigi. A seguito della missione, gli venne conferita la carica di Marchese d'Ischia.
Come realizzava le sue opere
Inizialmente si faceva un disegno dell'opera, un progetto. Un piccolo bozzetto di creta che serviva anche al committente per capire com'era l'opera, in questo modo poteva esprimere se gli piaceva o meno. Successivamente suddivideva la statua in varie parti per poi ingrandirle a grandezza naturale. A volte si costruiva un'anima interna per dare a queste statue di argilla una solidità e resistenza.
Il bozzetto in argilla veniva attraversato da lamelle di ottone per fare il calco della statua. Bisognava mettere due valve di gesso per poter creare l'impronta del busto della statua. Si aspettavano ore di asciugatura o qualche giorno e quando il gesso si era seccato e solidificato, si aprivano le due valvole di gesso, si metteva della sabbia rossa e si colava nuovamente il gesso nelle valve creando il positivo del calco in gesso. La sabbia serviva per fare in modo che il gesso non si appiccicasse alla valve.
Una volta ottenuto il gesso in positivo, Canova procedeva per lisciare e togliere le sbavature. Il gesso veniva investito di puntini di metallo in bronzo chiamati "repair" che avevano la funzione di essere utilizzati per prendere le distanze da trasferire sul blocco di marmo, utilizzando uno strumento che calcolava la distanza e che veniva riportato sul blocco di marmo. A questo punto sono i collaboratori che lavorano il blocco di marmo e solo da un dato momento Canova inizia a lavorare utilizzando raspe, pietra pomice, paglia e fieno per lisciare la superficie e anche usava il trapano che forse leggendariamente gli costò la vista causando un'inclinazione della costola che gli aveva occluso lo stomaco.
Spesso usava la cera per rendere le sue opere più lucenti e, dato che si trattava prevalentemente di statue a tutto tondo osservabili da ogni angolazione, lucidava la figura in ogni sua parte.
La cosa interessante per quei tempi è che possedeva un catalogo per i committenti che potevano scegliere il modello che più preferivano. Tutte le sculture erano produzioni autografe per questo Canova, per evitare la copiatura delle sue opere da parte dei suoi allievi e collaboratori, aveva fatto trasferire i calchi dei gessi da Roma alla Gypsoteca di Possagno evitando così situazioni di plagio. L'idea era stata consigliata dal fratello di Canova che appunto aveva previsto il rischio di copiatura delle opere del fratello.
Influenze artistiche e stile
Le statue del Canova derivano dalla scultura classica ellenistica, il che è straordinario in quanto l'artista puntava alla perfezione e alla resa anatomica dei corpi secondo i canoni della scultura greca, nonostante questo obiettivo Canova, prima di osservare parti scultoree del Partenone di Fidia a Londra, non vide mai la scultura ellenistica ma solo quella romana.
Le sculture di Canova ritraggono personaggi senza tempo proprio perché si riferiscono alla scultura classica e non vestono mai abiti contemporanei. È il caso dell'opera di Napoleone Buonaparte come Marte Pacificatore, dove Napoleone non è ritratto in uniforme ma con una nudità eroica, oppure il ritratto di George Washington commissionato da Thomas Jefferson il quale è ritratto come un imperatore romano mentre sta dando le dimissioni per la fine del suo mandato. Pochi artisti avrebbero ritratto un presidente degli Stati Uniti come un militare romano e durante la fine della sua carica, si tratta di una rappresentazione indubbiamente non idealista per i canoni dell'epoca.
Monumento funebre a Maria Cristina d'Austria
La porta del monumento è sovrastata da un massiccio architrave su cui leggiamo: Alberto ha la sua ottima moglie. Verso questa apertura si sta avviando da sinistra una processione che scende una breve gradinata di tre livelli; la donna che dirige il corteo è accompagnata da due fanciulle e la virtù e porta con sé l'urna contenente le ceneri della defunta. Tra i partecipanti della scena c'è il genio alato dai morbidi lineamenti che vuole simboleggiare la tenerezza del duca Alberto. Genio che è compassionalmente appoggiato sul dorso di un leone accovacciato e piangente che rappresenta la forza.
-
Antonio Canova
-
Da Illuminismo a Canova, Storia dell'arte contemporanea
-
David, Ingres, Canova - Storia dell'arte contemporanea I
-
Riassunto esame Opinioni e atteggiamenti, prof Canova, libro consigliato Psicologia degli atteggiamenti e delle opi…