NUTRIZIONE APPLICATA – RISO
INTRODUZIONE
Nutrizione applicata: traslazione della ricerca e della teoria della nutrizione alla pratica. Gli
obiettivi sono: esaminare il metabolismo, le azioni fisiologiche e le interazioni dei macronutrienti,
esplorare i principi nutrizionali nel trattamento/prevenzione delle malattie, studiare tecniche e
metodi utilizzati nella ricerca nutrizionale e nell’adozione di comportamenti sani e riconoscere i
fattori che influenzano le pratiche nutrizionali.
Siamo un sistema dinamico che cerca di raggiungere l’omeostasi con ciò con cui entra in contatto;
siamo esposti a vari nutrienti, che definiscono il nostro fenotipo. Perciò la nutrizione è un aspetto
fondamentale e la dieta influenza la durata della vita e la suscettibilità alle malattie.
Sono da considerare i vari fattori ambientali a cui siamo esposti (alimentazione, stile di vita,
attività fisica…), la trasmissione di determinate caratteristiche dai genitori e la sensibilità a certi
rischi.
A livello globale si ha un problema di sottonutrizione (3,5 mln di morti/anno) e di sovranutrizione
(obesità); la nutrizione intermedia (poor nutrition) si verifica quando l’alimentazione non è
adeguata a una determinata popolazione.
I fattori associati all’aumento di obesità e delle malattie croniche riguardano lo stile di vita, in
particolare il consumo elevato di alimenti a elevata densità energetica e poveri in nutrienti, basso
consumo di frutta e verdura, livelli ridotti di attività fisica e uso di tabacco. Bisogna considerare
l’ambiente intorno alle persone obese: poca disponibilità di cibo adeguato, scarsa educazione e
informazione, fattori familiari e infrastrutture insufficienti.
La popolazione viene suddivisa in: resistente e predisposta all’obesità, in base a quanto aumenta il
BMI in un ambiente restrittivo.
Altri problemi sono rappresentati dal diabete, che sta aumentando negli ultimi anni, e
dall’invecchiamento della popolazione. L’Italia ha un’aspettativa di vita di 80 anni per i maschi e 85
anni per le femmine e le malattie non trasmissibili sono le principali cause di morte.
LARN
La scienza della nutrizione, e quindi anche le raccomandazioni, è in continua evoluzione. All’inizio
era incentrata sulle indicazioni nutrizionali che avevano come obiettivo la prevenzione delle
carenze dietetiche, poi si è passati alla determinazione degli standard nutrizionali (apporti di E e di
nutrienti stabiliti in funzione delle caratteristiche dei gruppi di individui al fine di coprirne i vari
fabbisogni, ciò sta alla base di una dieta equilibrata) e infine la dieta è stata messa in relazione con
la promozione dello stato di salute e benessere (dieta ottimale).
Il concetto di adeguatezza nutrizionale diventa un concetto molto più completo e complesso:
• Prevenzione delle manifestazioni cliniche da carenza
• Mantenimento delle riserve dei nutrienti nell’organismo
• Mantenimento delle funzioni biochimiche-fisiologiche
• Prevenzione nutrizionale delle malattie e relazione della dieta con morbosità e mortalità. 1
Principi e obiettivi dei LARN
• Identificano valori di riferimento per la dieta nella popolazione e nel singolo individuo sano
• Sono fondati su criteri di natura biologica e preventiva
• Possono essere usati per la sorveglianza nutrizionale e in dietetica
• Formano la base per definire strumenti come Linee Guida e obiettivi nutrizionali
Possono essere utili per:
• Pianificare la politica di approvvigionamenti alimentari nazionali e l’alimentazione di comunità
• Informare, educare, essere di riferimento per l’industria alimentare.
Come vengono calcolati i fabbisogni?
I fabbisogni variano a seconda dell’età, sesso, condizione fisiologica e livello di attività fisica e
quindi devono essere stimati considerando gruppi di individui il più possibile omogenei. In ogni
gruppo ci sarà comunque una variabilità inter-individuale ed è necessario conoscerla per rendere
possibile il calcolo del valore che soddisfa la necessità della maggior parte degli individui.
I fabbisogni dei nutrienti si distribuiscono in modo normale (curva gaussiana):
Livello di assunzione: a metà delle
ascisse, soddisfa il fabbisogno del 50%
dei soggetti.
Soglia minima di apporto: all’inizio
dell’ascissa, la maggior parte degli
individui non mantiene l’integrità
metabolica.
Assunzione raccomandata per il
nutriente: copre la necessità di almeno il
97.5% della popolazione ed è pari al
valore medio + 2 DS, assicura un
margine di sicurezza.
Valori di riferimento dei nuovi LARN:
• AR (fabbisogno medio): livello di assunzione del nutriente sufficiente a soddisfare il fabbisogno
del 50% di soggetti sani in uno specifico gruppo di popolazione
• PRI (assunzione raccomandata per la popolazione): livello di assunzione del nutriente
sufficiente a soddisfare il fabbisogno del 97,5% di soggetti sani in uno specifico gruppo
• AI (apporto adeguato): livello di assunzione del nutriente che assumiamo essere adeguato a
soddisfare i fabbisogni della popolazione, si ricava dagli apporti medi osservati in una
popolazione apparentemente sana ed esente da carenze manifeste. Si basa su un approccio
epidemiologico: quantità media assunta nella popolazione sana.
• UL (livello massimo tollerabile di assunzione): rapporto giornaliero medio in un intervallo
significativo di tempo che non si associa a eventi avversi sulla salute, non deve essere
considerato equivalente a un valore di assunzione raccomandato. Nel LARN sono stati applicati
gli eventuali UL definiti a livello europeo dall’EFSA. In alcuni casi gli UL possono essere fissati a
scopo precauzionale, anche in assenza di dati tossicologici, basandosi sulle stime dei dati di
introduzione estremi di una popolazione apparentemente sana.
• RI (intervallo di riferimento per l’assunzione di macronutrienti): ha lo scopo di fornire una dieta
adeguata per ciò che riguarda l’introduzione di macro e micronutrienti, è definito sulla base
delle evidenze epidemiologiche di rischi associati a introduzione troppo basse/alte del nutriente
e deve anche tener conto della dieta della popolazione apparentemente sana per poter essere
applicativo. La presenza di un intervallo di valore non deve essere intesa come indicazione di 2
assumere i valori estremi dei nutrienti, ma come indicazione di rischio di potenziale
inadeguatezza per le assunzioni che ricadono al di fuori di tale intervallo.
• SDT (obiettivo nutrizionale per la prevenzione): obiettivi quantitativi o qualitativi di assunzione
di nutrienti/alimenti/bevande, il cui raggiungimento indica la riduzione del rischio di malattie
cronico-degenerative nella popolazione. Il rischio di malattie cronico-degenerative dipende da
fattori legati alla dieta e da abitudini alimentari, quindi è difficile elaborare raccomandazioni
quantitative per la popolazione, perché bisognerebbe analizzare caso per caso.
AR e PRI AI UL SDT
Proteine x > 60 anni
Vitamine C, tiamina, riboflavina, niacina, B , Acido pantotenico, B , niacina, folati, D
6 6
folati, A e D. biotina, E e K e E
Minerali Ca, P, Mg, Fe, Zn, Cu e Se Na, K, Cl, I, Mn, Ca, Mg, Zn, Cu, Se, I, Na e Cl
Cromo e Fluoro Fluoro
Fibra x x
Grassi AG saturi, AG trans e
colesterolo
Altro Nutrienti per lattanti, Alimenti a basso GI, Fru,
EPA e DHA carboidrati semplici
I valori di riferimento dell’E sono fondamentali e sono forniti per gruppi ristretti e ben distinti di
popolazione, suddivisi per sesso, età, caratteristiche antropometriche e tipo di attività fisica svolta
e corrispondono alla media dei fabbisogni. I valori sono esemplificativi, non normativi.
Classi d’età e pesi 2
Il valore del peso di riferimento è definito scegliendo un BMI pari a 22,5 kg/m , che rappresenta il
limite inferiore dell’intervallo di peso corporeo associato al minimo rischio di mortalità.
Per il gruppo “adulti” è considerato il peso a 20 anni, arrotondato a 60 kg (♀) e 70 kg (♂).
Il progressivo aumento ponderale con l’età nella popolazione italiana è dovuto a un aumento della
massa adiposa e pertanto non è direttamente associabile a una variazione dei comparti
metabolicamente attivi dell’organismo. I dati sperimentali riguardanti i fabbisogni sono disponibili
per gli adulti, i valori di riferimento per altri gruppi richiedono un’estrapolazione dei dati.
Ruolo applicativo dei LARN
I LARN possono essere utilizzati con diversi obiettivi di ricerca e pianificazione nutrizionale, in
particolare valutazione dello stato nutrizionale e prescrizione dietetica. In entrambi i casi bisogna
fare un’analisi a livello individuale e o di comunità. 3
Uso dei LARN per la valutazione dello stato di nutrizione o per la sorveglianza nutrizionale
Qual è il rischio di inadeguatezza dell’assunzione per difetto o per eccesso nel gruppo target?
IN GRUPPI DI POPOLAZIONE A LIVELLO INDIVIDUALE
AR La proporzione del gruppo con introduzione usuale AR Usare per esaminare la probabilità che l’introduzione
inferiore all’AR è una stima della prevalenza di usuale sia inadeguata (con informazioni sulla variabilità
inadeguatezza riguardo a fabbisogno e introduzione).
PRI Da non usare per stimare l’inadeguatezza degli apporti, ci PRI Un’introduzione abituale pari o superiore al PRI si associa
dà un risultato estremamente sbagliato a una bassa probabilità di inadeguatezza.
AI Un’introduzione mediana ≥ all’Ai implica una bassa AI Un’introduzione mediana pari o superiore all’AI implica
prevalenza di inadeguatezza. Nessuna considerazione una bassa prevalenza di inadeguatezza. Nessuna
può essere fatta se l’introduzione mediana è < all’AI considerazione può essere fatta se l’introduzione è
UL La proporzione del gruppo con introduzione abituale inferiore all’AI.
superiore all’UL può considerarsi a rischio di effetti UL Un’introduzione abituale al di sopra dell’UL aumenta il
avversi da apporti eccessivi rischio di effetti avversi.
Utilizzo dei LARN in dietetica
Come riduco il rischio di inadeguatezza dell’assunzione per difetto/eccesso nel gruppo target?
IN GRUPPI DI POPOLAZIONE
Ridurre al minimo la proporzione di popolazione con A LIVELLO INDIVIDUALE
AR apporti al di sotto dell’AR. L’apporto medio potrebbe AR Non utilizzare l’AR come obiettivo di
risultare superiore al PRI. introduzione. Questo livello si associa ad una
PRI Un ragionevole punto di partenza è considerare i PRI come probabilità di inadeguatezza di circa il 50%.
livello di assunzione del nutriente che va garantito, anche PRI Mirare a questo livello di introduzione per
se nel caso di alcuni nutrienti si possono scegliere livelli più minimizzare la probabilità di inadeguatezza.
alti del PRI. AI Garantire questo livello di introduzione per
AI Pianificare un’introduzione mediana pari all’AI per ridurre minimizzare la probabilità di inadeguatezza.
al minimo il rischio di inadeguatezza. UL Mirare a un apporto abituale al di sotto dell’UL
UL Pianificare per minimizzare la proporzione del gruppo con per evitare rischi di effetti avversi.
introduzione al di sopra dell’UL e ridurre il rischio di effetti
avversi.
I LARN definiscono i fabbisogni di uno specifico nutriente e non sono direttamente applicabili nella
pratica e le Linee Guida per una sana alimentazione indicano i consumi alimentari per raggiungere
i fabbisogni adatti culturalmente in base ai modelli alimentari in uso, ai cibi rappresentativi della
dieta nazionale e alle tradizioni.
Per alcune sostanze (carotenoidi, polifenoli e glucosinolati) non è possibile indicare livelli di
assunzione di riferimento per la popolazione. Una dieta equilibrata, varia e ricca di alimenti di
origine vegetale è la strategia migliore per garantire un apporto sufficiente in termini salutistici.
Ogni nazione ha i propri livelli di rifermento, l’EFSA ha cercato di unificare i valori.
FABBISOGNI DI ENERGIA
I valori di riferimento per l’introduzione di E vengono forniti per gruppi ristretti e ben distinti di
popolazione, suddividi in base al sesso, peso e attività fisica svolta.
L’organismo umano di trova in condizione di continuo scambio energetico con il mondo esterno e
questi scambi di E sono regolati dal 1° e 2° principio della termodinamica. 4
1° legge: l’energia non può essere né creata né distrutta, ma solo trasformata da una forma in
un’altra o trasferita da un sistema a un altro. In ogni trasformazione la variazione dell’E di un
int
sistema è pari alla somma del calore e del lavoro scambiati tra il sistema e l’ambiente.
2° legge: qualunque “macchina termica” può trasformare in lavoro solo una parte del calore che
assorbe, una parte viene ceduta all’esterno.
Il nostro organismo deve essere in equilibrio, altrimenti non funziona correttamente. La spesa
energetica serve per: lavoro meccanico, reazioni di sintesi, trasporto di membrana, generazione e
conduzione di segnali, produzione di calore, detossificazione e degradazione.
Processi di ossido-riduzione a livello cellulare ci portano all’ottenimento di E
1. Macromolecole scisse in unità come zuccheri semplici, aa, AG
2. Degradazione ulteriore a poche unità
3. Ciclo dell’acido citrico e fosforilazione ossidativa
Le molecole vengono completamente ossidate e viene prodotta ATP.
Ogni ossidazione ha un’efficienza < 100%. L’unità di misura delle reazioni energetiche è la Kcal (1
kcal = 4.1856 kJ)
Il contenuto energetico degli alimenti si determina attraverso la bomba calorimetrica, in cui si
valuta il calore prodotto o l’O consumato durante la combustione dell’alimento. I lipidi e i
2
carboidrati contengono C e H che vengono ossidati (CO +H O), nelle proteine N è convertito in NO.
2 2
RQ (quoziente respiratorio) = moli CO /moli O
2 2
Q (calore di combustione) = energia prodotta (Kcal)/substrato ossidato (g)
q (resa energetica per litro di O ) = energia prodotta (Kcal)/O consumato (L)
2 2
CARBIDRATI PROTEINE LIPIDI
RQ 1 0,83 0,71
Q 4 kcal/g 4 kcal/g 9 kcal/g
q 5 kcal/L 4,6 kcal/L 4,7 kcal/L
Ossidazione del Glu: C H O + 6O → 6CO + 6H O + energia
6 12 6 2 2 2
ENERGIA ENERGIA DIGERIBILE (Kcal/g) ENERGIA ENERGIA METABOLIZZABILE NETTA (Kcal/g)
PROPRIA DI (E assorbita a livello METABOLIZZABILE (E effettivamente sfruttata per sintesi di
ALIMENTI (Kcal/g) intestinale) (Kcal/g) ATP)
CARBOIDRATI 4.1 4.0 4.0 4.0
DISPONIBILI
LIPIDI 9.5 9.0 9.0 9.0
PROTEINE 5.6 5.2 4.0 3.2
ETANOLO 7.1 7.1 7.0 6.3
Bilancio energetico
Consiste in una continua alternanza tra bilancio energetico positivo e negativo.
Contenuto energetico del corpo umano
PESO 56kg
Proteine 11 kg x 5 = 55.000 kcal (x 4 se si considera l’E disponibile)
Lipidi 9 kg x 9 = 81.000 kcal
Carboidrati 1 kg x 4 = 4.000 kcal
ENERGIA TOTALE 140.000 kcal
Il contenuto di grasso nella donna è > rispetto a quello nei maschi, che più massa magra. 5
Dispendio energetico (TEE): consumo globale di energia nelle 24 h
• Metabolismo basale (55-70%): quota minima di E richiesta dall’organismo in condizioni
stazionarie per lo svolgimento di attività necessarie al mantenimento e funzionamento dei vari
tessuti. Gli organi che utilizzano più E sono il fegato, cervello e cuore (> 60%) e muscolo (20%).
Il MB è direttamente proporzionale alla massa magra (FFM, 80% della variabilità
interindividuale) ed è influenzato da peso, sesso, età, stress, innalzamento della T ,
corporea
condizioni fisiologiche particolari e fattori genetici. Il MB diminuisce con l’età e si riduce fino al
30% dopo i 70 anni e durante il sonno si abbassa del 7%. È espresso in MJ/die e l’equazione
utilizzata nei LARN è quella di Schofield. Il MB può essere misurato per:
• Calorimetria diretta
• Calorimetria indiretta
• Equazioni predittive: si commette un errore del 10% per l’individuo e < 5% per un gruppo
di individui rispetto alla determinazione con i metodi diretti e indiretti.
• Termogenesi (7-15%): incremento del dispendio energetico prodotto dall’assunzione di
alimenti. È suddivisa in facoltativa (legata alla quantità di alimenti assunti) e obbligatoria
(digestione, assorbimento, trasporto, trasformazione e immagazzinamento dei nutrienti).
Dipende dal contenuto in nutrienti: 2-5% lipidi, 5-10% carboidrati e 20-30% proteine e 10%
dieta mista. Il TEE può aumentare a causa di stimoli specifici (T, fumo, farmaci, caffeina…)
Si ipotizza che esistano dei meccanismi di compenso che rispondono a deficit/eccesso di
apporto energetico nel lungo termine (termogenesi adattiva): sono coinvolti il muscolo
scheletrico, il turnover proteico e il tessuto adiposo bruno.
• Attività fisica (>15%, fino a 2-3 volte del MB): è una componente altamente variabile. Il costo
energetico di ciascuna attività viene espresso in funzione dell’incremento del dispendio
energetico prodotto. Il dispendio energetico di molte attività è stato determinato mediante
metodi calorimetrici indiretti. La parte di E richiesta per l’attività fisica volontaria si calcola in
multipli del metabolismo basale, ogni attività corrisponde a indici energetici integrati (IEI).
Attraverso tabelle di registrazione dell’attività fisica è possibile risalire al dispendio energetico.
Il valore di spesa energetica sulle 24h si chiama Livello di Attività Fisica (LAF) ed è espresso in
multipli del MB. Il LAF risulta dalla media ponderata dei singoli IEI ed include anche il costo
energetico del sonno e di altri periodi di inattività. Se si proporziona alla settimana/mese/anno si
ha il LAF medio.
Fabbisogno ener
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