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Numismatica antica

La moneta

Il termine moneta deriva da "moneo", “avvertire”: nell’Ab Urbe condita Tito Livio racconta che nel 390 a.C. i Galli avevano invaso Roma, e i pochi cittadini salvatisi si erano rifugiati sulla sommità settentrionale del Campidoglio (Arx); una notte i Galli tentarono di scalare la rocca, ma Giunone intervenne svegliando le oche, che destarono i cittadini: Manlio Capitolino accorse e precipitò nell’abisso il primo gallo sulla sommità. Al termine degli eventi venne innalzato un tempio a Giunone Moneta, ovvero “avvertitrice”; la casa di Manlio Capitolino fu distrutta e rimpiazzata dal tempio. Quando venne costruita la prima zecca romana, essa si collocò in questo tempio, in quanto sacro e protetto dalla divinità (la moneta ha sempre avuto un rapporto privilegiato con la religione: spesso le zecche erano in prossimità dei templi).

Nel III a.C. la moneta cominciò ad indicare, al posto della zecca, lo strumento di pagamento, il nummus (dal greco “legge”, in quanto la moneta è un fatto innanzitutto legale); zecca è un termine arabo.

Cos'è la moneta?

Essa è diversa dal denaro; tale termine deriva da denarius, una moneta romana d’argento da dieci assi, e dalla traslazione in denarus all’epoca di Carlo Magno, dalla diversa accezione; nel 1985 Vittorio Mathieu scrisse Filosofia del denaro. La moneta viene emessa dallo Stato, il denaro è quello riconosciuto dal mercato come circolante. La moneta corrisponde ad uno Stato, ad un sistema di tassazione comune, il denaro è tutto ciò che il mercato usa come mezzo di pagamento, anche il baratto; la moneta è perciò parte della categoria denaro.

La moneta è un atto ufficiale, e gode di tre ufficialità:

  • Emissione;
  • Peso (p.e. a Roma tarato sulla libbra); esistono molti pesi ponderali;
  • Impronta, costituita da tipo (raffigurazione) e legenda (parte scritta), che rappresenta l’ufficialità dello Stato; essa infatti riporta dei messaggi (p.e. il tempio di Giano, aperto o chiuso in guerra o pace).

La moneta ha diverse funzioni:

  • Parametro universale di valore;
  • Merce universale di scambio (una terza merce che ne mette in contatto altre due);
  • Mezzo di accumulo del risparmio;
  • Potere liberatorio, p.e. di un debito, con il pagamento.

La moneta spicciola ha un potere liberatorio relativo, non assoluto, tipico delle grande somme: nel mondo romano le monete d’oro e d’argento lo hanno assoluto, non quella di bronzo, che non permetteva di pagare cifre elevate, come per le imposte e le tasse; inoltre la figura del nummularius, cambiavalute, permetteva di convertire monete bronzee in metalli di valore, in cambio di un aggio, una commissione bancaria; abbiamo notizie di questo grazie ad alcuni documenti che riportano ricevute di tributi con dei “pagati dopo”, ovvero un aggio.

La moneta è un atto ufficiale, emessa solo dallo Stato, ma non necessariamente prodotta da esso, diversa dal denaro, che indica il mezzo di pagamento; infatti a volte alla moneta di Stato si sostituisce un altro circolante. La moneta è una merce molto particolare (cfr. Marx, “merce effimera”), che obbedisce alle regole di domanda ed offerta. Mediante essa nel mondo antico si faceva propaganda, che avveniva tramite creazioni artistiche come statue e monete (la cui legenda riportava un messaggio).

Valori della moneta

La moneta ha tre valori:

  • Nominale, detto anche facciale o d’imperio, ovvero il valore che lo Stato dà alla moneta, su cui è riportato; nel mondo antico non è scritto quasi mai sulle monete, che si riconoscevano dalla forma. Il valore nominale è sempre superiore a quello intrinseco, così lo Stato guadagna nell’emissione e nella produzione, tramite il diritto di conio;
  • Intrinseco o reale, il valore del metallo o materiale impiegato per fabbricare la moneta; nell’antichità e nel Medioevo questi due valori coincidevano; la moneta antica si allontanava dal suo Paese di origine (l’oro è accettato a tutti), viaggiando nel tempo e nello spazio: non esisteva il fuori corso, al limite la damnatio memoriae. Cassio Dione, nel III d.C. sostiene che dopo la damnatio memoriae di Caligola il senato diede ordine che tutte le monete di bronzo dell’imperatore venissero ritirate: non era un fuori corso economico, ma politico; solo quelle di bronzo perché con la riforma di Augusto questi divise le competenze della zecca d’oro e argento, che tenne per sé a Lione, e quella di bronzo, lasciata al senato a Roma;
  • Commerciale, per cui tanto più è richiesta la moneta, tanto più il suo valore sale, e viceversa.

La moneta è anche un fatto sociale, che contiene altri valori. L’illuminista scozzese Adam Smith, ne La ricchezza delle nazioni del 1776, creò il concetto di economia come materia autonoma, mentre prima era parte della morale. “La moneta contiene una quantità di lavoro”: ognuno ottiene moneta in relazione alla quantità di lavoro. La massa monetaria (M) indica la moneta in circolazione composta da M1 (moneta metallica) + M2 (banconote) + M3 (moneta scritturale, bancaria, fisicamente non esistente). Probabilmente il sistema antico era di M1 + M3.

Per descrivere una moneta si parte dal peso e dal modulo, ovvero il diametro, che si esprime col segno Ø, in millimetri; nel XVI-XVII, quando iniziano i primi studi di numismatica, per descrivere il modulo si usavano invece dei calibri cartacei (fino al 1900 “medaglia” indica la moneta antica), con delle lettere. Tuttavia non ci fu un calibro universale fino al 1830 ca., quando il francese Mionnet, conservatore del Gabinetto numismatico (o Medagliere) della Biblioteca nazionale di Parigi, mise a punto una scala divisa in 19 cerchi, che divenne un calibro universale, durato fino al 1900 e sostituito poi dal sistema metrico decimale.

Produzione ed emissione, moneta privata, moneta di necessità

La locuzione “moneta privata” è una definizione sbagliata, ma accettabile quando un privato si comporta come uno Stato, controllando un territorio: quando un privato od una compagnia controlla un territorio ed emette moneta per soddisfare la circolazione, allora si parla di moneta privata. Un caso è la Compagnia delle Indie orientali olandese, una società per azioni: questa controllò l’Indonesia, territorio in cui i sultanati locali non avevano moneta propria, ed utilizzavano monete arabe o cinesi, circolanti nell’Estremo Oriente, in cui vigevano le economie colonialiste. La Compagnia delle Indie olandesi era una società privata dotata di esercito, che, trovando un ricco territorio senza moneta, vi introdusse il doit, moneta priva di valore intrinseco, per gli scambi spiccioli. Esso non era prodotto in Indonesia, ma in zecche olandesi, come quella di Utrecht (due leoni rampanti che reggono uno scudo); era di rame, senza grande valore intrinseco, di qualche grammo. Nella TAVOLA 1 è rappresentato il doit, che sul diritto riporta il millesimo della moneta; è uno degli ultimi, del 1790: la Compagnia delle Indie mantiene il possesso sull’Indonesia fino a fine secolo; VOC sta per Vereenigde Oostindische Compagnie, Compagnia delle Indie orientali. Altro esempio è la guerra civile spagnola, cruenta, dove alcune banche emisero una moneta privata e di necessità, che durò però poco.

La seconda immagine riporta una ragazza nigeriana che ha sul braccio sinistro ha due braccialetti, forma di premoneta, ovvero circolazione monetaria precedente l’emissione della monetazione statale. La premoneta dura fino al 6-500 a.C., ma nelle società aborigene fino a tempi relativamente recenti. Durante il XV-XVI secolo la costa africana occidentale vide un fiorente commercio di schiavi: i portoghesi usavano come mezzo di scambio dei braccialetti da 1-3 kg, in ottone o bronzo, mezzo di scambio tipico in Nigeria; delle manillas, che aumentano di numero quando la zecca di Lisbona comincia a produrne, assommandole a quelle locali; sembra che fossero proporzionali, in base alla grandezza. La produzione aumentò ancora quando nella zona penetrarono anche gli inglesi: nel 1948 le manillas vennero dichiarate fuori corso, ritirate e sostituite in cambio di 500000 sterline (due milioni di pezzi ca.). Esse erano denaro.

Il quadrigato (TAV 1, immagine 3) è una moneta emessa da uno Stato, ma prodotta da un altro. L’ultima serie romano-campana, la prima coniata da Roma. La produzione venne avviata forse per mantenere i rapporti con la Magna Grecia: Roma mancava di capacità tecniche per coniare, mentre i Greci erano maestri di incisioni e di arte, pittura e scultura. Il compito venne perciò affidato a Neapolis, dal 300 al 225 (o forse 260). Il quadrigato venne utilizzato per finanziare l’invasione della valle padana (nel 268 venne fondata Rimini, nel 218 Piacenza e Cremona) e la fondazione di colonie, strumenti per fugare il rischio di invasioni celtiche. Prima del quadrigato si usava una moneta d’argento, in cui lo standard ponderale romano era di 6 scrupuli, ca. 7 grammi; essa aveva taglio squisitamente militare, con i Dioscuri, vincitori alla battaglia del lago Rigillo. Secondo la concezione greca la moneta appartiene al popolo, secondo quella romana alla città; in Plinio e Livio si evince che nel 280 a.C. i Romani cominciarono ad usare l’argento, ma forse non con i Dioscuri: l’immagine 4 riporta l’effigie di Fonto, e al rovescio una nave con la legenda Caius Fonteius; i simboli in basso sul diritto sono marche di controllo, * indica 16, il valore di 16 assi (dal 141 a.C., prima valeva 10 assi).

Il sistema di affidare ad altri la produzione non è diffusissimo nel mondo antico, esempio però è l’intermonetazione in alcuni momenti della storia greca; in periodo medievale e moderno, invece, l’appalto, soprattutto ai privati, è diffuso: il privato ne guadagna il signoraggio; il fenomeno speculativo era comunque molto negativo. Nel XVIII Beccaria, economista, combatte contro il signoraggio.

Il ducato veneziano d’oro (all’epoca si chiamava zecchino) del doge Ludovico Manin, friulano, ultimo doge della Serenissima ha il contorno è ancora liscio: emesso per la prima volta nel 1284, la moneta medievale è ancora liscia. Il ducato era la moneta più diffusa nel Vicino Oriente (a La Mecca e addirittura nel Mali i prezzi erano così espressi), in milioni di pezzi, di cui migliaia ritrovati nelle navi. Le caratteristiche della moneta non cambiano fino al 1800, tranne la titolatura: emettere moneta è un affare per lo Stato, perché il valore nominale è sempre maggiore di quello reale, e diffonderla è un affare ancora maggiore; cambiarne le caratteristiche esteriori può compromettere il mercato; perciò rimane uguale ancora nel 1795, mentre in Italia si avevano monete già zigrinate e col millesimo (l’anno). La stessa cosa avviene nel mondo antico, p.e. la moneta ateniese. Sul ducato c’è nel diritto un tipo con Redentore con aureola che consegna lo scettro al doge inginocchiato; al rovescio c’è una raffigurazione ellittica chiamata “mandorla” con all’interno la Vergine contornata da stelle.

Vi sono monete d’imitazione del ducato veneziano, emesse dall’Ordine di Malta. Questo, già Ordine di Gerusalemme, si era, dopo le crociate, spostato a Rodi, per poi giungere a Malta; al rovescio la Vergine è sostituita dal Redentore, al diritto San Giovanni sostituisce il Redentore, il Gran Maestro il doge. Vi è ovvia differenza fra imitazione e contraffazione; la prima è la riproduzione del tipo o della moneta stessa, per inserirsi nella sua scia positiva: si riproduce dunque il titolo (percentuale di metallo nobile, espresso in millesimi) e il peso. La contraffazione, invece, elaborata da uno Stato o da un privato, è una visione criminale dell’imitazione, poiché si cambia il titolo, e dunque il valore intrinseco; la falsificazione invece vede il cambio del materiale. La moneta di Atene è imitatissima ma anche molto contraffatta, in tutto il Mediterraneo, poiché moneta internazionale, accettata anche al di fuori dei confini.

La moneta di necessità è quella messa in circolazione quando viene a mancare quella di Stato, anche se quindi è più denaro che moneta; un caso è la moneta ossidionale, degli assedi, creata fondendo le statue degli dei (nel mondo cristiano gli arredi ecclesiastici), una moneta di fabbrica spiccia, prodotta in fretta; uno dei casi più recenti di moneta ossidionale è quello della fine del XVII, nella guerra fra Francia e Inghilterra per il Canada, carte da gioco bollate. Caso tipico di moneta di necessità è invece quello in Italia negli anni ’76-’77, quando la zecca di Roma sbagliò la programmazione delle monete da 50 e 100 lire, divenute rarissime: si cercò di ovviare al problema con gettoni del telefono, fino all’intervento delle banche, p.e. Credito Artigiano e Banca Sella, che misero sul mercato dei miniassegni, che per alcuni mesi sostituirono la moneta spiccia, finché il pretore di Roma li ritirò giudicandoli moneta privata.

Moneta scritturale

La moneta scritturale o commerciale è una moneta che esiste solo nelle scritture contabili (conti correnti), e si concretizza quando diventa moneta fisica. Per trasferire moneta scritturale si usa l’assegno (scheck, da check, “controllo”). Esistevano nel mondo antico forme simili, banche, depositi? Nel 1200-1300 in Italia esisteva una forma che richiamava la lettera di credito, lettera che una persona manda ad una banca aprendo il credito per un’altra persona. La fiera dei cambi era uno scambio tra i banchieri delle varie lettere di credito; i banchieri per le loro “azioni” incassano una commissione. La girata nasce a Genova: gli assegni sono trasferibili, moneta bancaria. Nel 1694 in Inghilterra l’evoluzione si completa e nasce la banconota, che possiede intrinsecamente la girata. Harris analizza dei pagamenti: per due milioni di sesterzi si usano ca. 20/25 kg, quando in teoria dovrebbero essere ca. 965 kg. È probabile che anche a Roma esistesse la moneta scritturale: Cicerone in una epistola ad familiares dice di trasferire per una casa 3,5 milioni di sesterzi; probabilmente usava una littera. Anche Ovidio, nell’Ars amatoria, parla di qualcosa di simile.

La moneta scritturale è dunque quella delle scritture, dei registri contabili, che non esiste fisicamente. Il quantitativo di moneta scritturale (M3) è di gran lunga superiore, ca. il 90% della moneta esistente. Nel mondo antico, invece, ve ne sono solo tracce, anche se è sicuro che le banche romane esistevano e avevano dei registri contabili, oggi persi): la questione è se esistesse nel mondo antico un modo per far circolare la moneta scritturale, mentre i depositi bancari sicuramente esistevano. Sicuramente si poteva prelevare contante, ma c’era un modo per non usare moneta fisica? Sembrerebbero esservi alcune tracce nella letteratura, p.e. Ovidio nell’Ars amatoria parla di litterae, ma per importi modesti; in Cicerone, in un’epistola ad Atticum (Attico era un banchiere), si evince che l’oratore chiede all’amico di mandare una littera a suo figlio, in Grecia, per rifornirlo di denaro. Raramente però gli scrittori antichi parlano di economia, perciò abbiamo pochissime fonti di storia economica. Harris, studioso americano, scrisse per la Rivista Economica Italiana che la littera era usata nella normalità (p.e. per gli scambi di molta moneta di conto, il sesterzio, d’argento), per passare da un conto all’altro. Per la Grecia classica non abbiamo nulla, ma dal mondo tolemaico, ellenistico, abbiamo alcune fonti; l’ellenismo viene considerato il periodo del “futuro” del mondo antico, periodo di sviluppo tecnico-scientifico e culturale, un mondo diverso. Anche in economia, infatti, il mondo ellenistico tolemaico inventa qualcosa: lo scheck, l’assegno (quest’ultimo termine inventato sotto il fascismo), che conosciamo solo in Egitto, ma che forse veniva usato in altre zone.

La TAVOLA 2 riporta i testi di due ostraka, su cui in generale si scrivevano le ricevute delle imposte; essi provengono da un gruppo di circa venti, acquistato dall’Università della Florida, che li pubblicò:

  • Il primo riporta un saluto di Apollonio al banchiere Protarco seguito da un imperativo, “paga a Dorion 2800 (dracme) di bronzo/2800”; sotto vi è la data: L è un segno demotico per 1000, 32 indica 32, il mese, 23 indica il 23: il 23 Thot del 32° anno di Tolemeo Soter, ovvero il 6/10/86 a.C. Apollonio dice al banchiere di pagare 2800 dracme (in Egitto di bronzo) ad un altro: uno scheck, ma senza girata, introdotta a Genova nel Medioevo; in realtà esisteva nel mondo tolemaico una girata sul grano: l’Egitto esportava molto grano, quasi una moneta; esistevano granai pubblici, in cui un privato poteva depositare grano in cambio di garanzie, prestiti e fondi. Abbiamo alcuni documenti che riportano scritture al sitologo, su quante artabe (misura di peso) pagare; il grano poteva essere ceduto o ritirato. Su questi “assegni” abbiamo la girata, che quindi gli Egizi conoscevano: trasferimento di moneta scritturale.
  • Anche questo è indirizzato a Protarco: è il suo archivio; è il simbolo del talento, misura di 100 o 30 mine (questo da 100); ogni mina equivale a 60 dracme: un talento vale 6000 dracme. In Egitto non c’è argento, il regno tolemaico dunque lo prendeva da fuori; nel I a.C. c’è una crisi in tutti i settori, e l’argento è scarsissimo, perciò viene introdotta la dracma di bronzo, che ovviamente vale meno (è un periodo di grande inflazione, periodo dello standard del bronzo). L’invenzione degli ordini di pagamento è dovuto alle difficoltà di trasporto del denaro.

L’assegnato è un particolare tipo di moneta scritturale: durante la rivoluzione...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/04 Numismatica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gneo Giulio Agricola di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Numismatica antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Savio Adriano.
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