Numismatica
Che cos’è la numismatica?
La numismatica è la scienza che studia monete, medaglie e oggetti simili di ogni epoca e stato; studia così la loro storia, quindi è la lettura di questi oggetti e l’interpretazione del contesto. La disciplina interpreta le monete inquadrandone l’emissione nel loro contesto storico, economico, politico, istituzionale, sociale e giuridico attraverso l’esame di aspetti tecnici, iconografici, artistici, epigrafici, ponderali e attraverso lo studio di modi e luoghi della circolazione (quest’ultimo sottolinea il collegamento con l’archeologia poiché notizie sulla moneta dipendono dal ritrovamento).
Numismatica deriva dal greco Nomisma che significa moneta ma che, per prima cosa, deriva a sua volta da Nomos cioè Legge: è la legge, ovvero l’autorità che garantisce il valore della moneta che non è prodotto della natura ma suo.
Moneta è, invece, un termine latino che, col tempo, ha assunto lo stesso significato di denaro (pecunia), ma, per prima cosa, significa Zecca. Infatti, il primo edificio della zecca romana si trovava sul Campidoglio (quindi in un luogo protetto) ed era vicina o sovrapposta al tempio di Giunone Moneta [da Monio (latino) -> ammonire]. La tradizione vuole che le oche sacre a Giunone fecero forte rumore nella notte in cui i Galli passarono il Campidoglio per attaccare, fu grazie alle oche che i romani furono avvertiti per tempo e allora, dopo questo, Giunone divenne Ammonitrice (cioè che avverte).
Differenze tra la moneta odierna e quella antica
- Antica: In metallo ma non cartacea
- Moderna: Metallo e cartacea
- Antica: Valore INTRINSECO
- Moderna: Valore FACCIALE o FIDUCIARIO
- Antica e Moderna: È indicata l’autorità emittente
- Antica: No indicazioni cronologiche
- Moderna: Data di emissione
- Antica: Non segnalata la zecca
- Moderna: Presente la zecca
- Antica: No “firma” incisore del conio
- Moderna: “Firma” incisore del conio
La moneta cartacea fa la sua comparsa nell’800 ca. dall’Oriente, infatti era già utilizzata in Cina. La moneta di oggi ha un valore facciale e cioè visibile, appunto, su una faccia della moneta; tale valore si può dire anche fiduciario: il valore non corrisponde, infatti, a quello del materiale che lo riporta dunque, io ho fiducia nel fatto che il mio pezzo di carta da 50 euro sia preso dal ricevente per il valore di 50 euro e non per quello del pezzo di carta. Il valore intrinseco per le monete antiche significa che esse hanno il valore pari a quello del loro materiale.
Le monete antiche e odierne indicano l’autorità emittente: per esempio, le lettere RI intersecate tra loro dietro i nostri euro stanno a significare Repubblica Italiana così come in una moneta antica possiamo trovare scritto, per esempio, “degli Ateniesi”. Infatti, ad Atene ma non solo, l’autorità è espressa al plurale (non di Atene ma degli Ateniesi) questo sottolinea il senso di cittadinanza e partecipazione della popolazione ateniese quindi la moneta può favorire un’interpretazione della situazione e concezione politica.
Le monete antiche, al contrario delle nostre, non hanno indicazioni di tipo cronologico e questo può causare problemi di datazione a meno che non siano raffigurati sovrani, allora è più facile interpretare la data di emissione (probabilmente quella del suo governo).
È difficile definire la zecca delle monete antiche poiché non segnalata come invece è per la moneta odierna. La zecca è l’officina che produce le monete e, per esempio, con monete raffiguranti Alessandro Magno è impossibile definire la zecca poiché il regno di Alessandro era vastissimo. Nel nostro euro, se troviamo una piccola R significa Roma.
Infine, nella moneta contemporanea è presente la “firma” dell’incisore che ha creato il conio mentre nella moneta antica no, per cui è praticamente impossibile avviare una ricerca dell’artigiano o dell’artista. Ricordiamo però che vi è un periodo noto nella storiografia moderna come “epoca dei maestri firmanti”, definizione che deriva dai numerosi nomi che – nell’ultimo quarto del V sec. a. C. – compaiono in maniera estesa sulle monete, e che sono stati interpretati quali firme dei maestri incisori. Le monete dei maestri firmanti sono principalmente siciliane e della Magna Grecia.
La moneta: la parte su cui di solito è rappresentato il busto o la testa è detta diritto mentre l’altra è, ovviamente, il rovescio.
Nella moneta antica l’esergo, dal greco ex-èrgon, ovvero, letteralmente, “fuori opera”. È, infatti, lo spazio limitato che si trova sotto il disegno principale, di solito è una scritta e di solito è separata da una linea orizzontale dicibile anche linea d’esergo.
La monetazione antica è spesso più esplicativa di quella contemporanea che, di solito, riporta figure rappresentanti la propria cultura o la propria arte quali opere, personaggi o edifici. Le immagini della moneta antica spesso raccontano tramite l’immagine e la scritta circolare che la supporta; quindi aiutano a comprendere la situazione del periodo (per esempio, un edificio chiuso a festa sulla moneta di Nerone, rappresenta il periodo della pace sancita con i nemici).
In Oriente, in Cina, già dal IX sec. d.C., esiste la moneta cartacea a carattere fiduciario. Le monete cartacee cinesi a noi giunte partono dal XIV sec. d.C. però, per gli anni precedenti, ci sono giunte le matrici. Marco Polo, nel Milione, scrivere delle monete cartacee e esprime lo stupore di fronte ad una carta che non vale niente: capisce che si instaura un circolo di fiducia dove “tutti accettano volentieri la carta perché sanno che potranno usarla anche loro per acquistare e questa verrà accettata a sua volta.”
Le lettere di cambio invece, sono una forma di pagamento ideata da mercanti genovesi che volevano permettere di acquistare in luoghi diversi, anche lontani tra loro, senza il rischio di trasportare le monete metalliche. Non era una vera banconota perché la moneta era comunque il mezzo di pagamento: colui che voleva fare un acquisto depositava le monete nella propria banca che gli consegnava una lettera di cambio, dunque questa lettera, una volta giunta nelle mani del venditore, veniva riconsegnata alla banca dell’altra città che rilasciava lo stesso importo.
La prima moneta cartacea in Occidente nacque nel 1661 col Banco di Svezia ma la pecca era che queste monete di carta potevano sempre essere convertite in monete dunque, ad un certo punto, si ebbe una situazione dove le monete di carta erano più numerose di quelle di cui la banca disponeva in metallo. Nonostante questo fallimento ormai la strada era spianata.
Oggetti della ricerca numismatica
Sappiamo che gli oggetti della ricerca numismatica non sono soltanto le monete ma anche le medaglie e altri oggetti monetiformi:
- Le monete sono state introdotte a fine VII e inizio VI sec.
- Le medaglie sono giunte nel periodo rinascimentale. (?)
La medaglia è priva di funzione liberatoria, ovvero la funzione che ha la moneta di liberarci da debiti nel momento in cui viene usata. Medaglie e monete vengono coniate con una diversa tecnica ma le due sono simili. Sono entrambe tonde con un personaggio e una scritta esplicativa attorno. Le medaglie hanno funzione celebrativa e indicano sempre il nome dell’artista che l’ha coniata.
Abbiamo visto l’esempio della Medaglia di Pisanello: raffigura l’imperatore Giovanni VIII di Bisanzio, che regnò tra il 1438 e il 1442 (o 52). L’imperatore, nel 1438, si recò a Ferrara alla corte estense per riunificare la chiesa greca con quella latina. Probabilmente fu lì che incontrò l’artista Pisanello. L’imperatore colpiva per l’aspetto orientale, infatti è raffigurato con il particolare e tipico copricapo. Le scritte sulla medaglia sono greche, sul rovescio l’imperatore è raffigurato a cavallo, probabilmente in viaggio poiché con delle pietre alle spalle e un paggio al seguito, che prega davanti ad un croce.
I multipli monetali sono oggetti con modulo superiore, come diametro e peso, alle monete e possono essere detti anche “medaglioni-moneta” perché svolgevano la stessa funzione celebrativa dei veri e propri medaglioni* e della moneta, poiché essendo essi in oro e argento, potevano circolare con la stessa funzione monetale.
I multipli avevano valori da un minimo di un aureo e mezzo ad un massimo di dieci aurei. Abbiamo analizzato un Multiplo di 10 aurei, e quindi una moneta d’oro che aveva una valenza di dieci aurei, di Costanzo Cesare. Sul rovescio è rappresentata, sotto una personificazione, la città di Londra (Londinium) che accoglie e teme l’arrivo dell’imperatore. Sotto, la nave romana che arriva dalle acque. Mentre la scritta dice: “a colui che riporta la luce eterna” → poiché Costanzo aveva riconquistato la Britannia e quindi viene rappresentato come colui che ha riportato la luce eterna della civiltà romana. L’imperatore ha poi distribuito la “moneta” a chi lo accompagnò nell’impresa.
Quale differenza c’è tra tesoro e ripostiglio?
Un ripostiglio contiene esclusivamente monete mentre un tesoro accumula monete e altri oggetti come gioielli, arredi da tavolo e tutto ciò che può rappresentare una piccola fortuna privata.
Il Multiplo di Costanzo è stato ritrovato in un tesoro a Beaurains, vicino a Calais. Probabilmente il tesoro, come il Multiplo, doveva appartenere ad un ufficiale militare tra quelli che accompagnarono l’imperatore in Britannia. Era l’unico multiplo contenuto in questo tesoro e ciò dimostra che se ne coniavano pochi per mantenere la loro eccezionalità. Notiamo anche che i Multipli avevano la tendenza ad essere conservati e non spesi per via del loro grande valore anche significativo.
*I medaglioni, già nominati prima, era coniati in metallo vile, non prezioso, come bronzo o rame, e non potevano circolare come le monete o i Multipli, per cui erano chiaramente solo rappresentativi o celebrativi.
Le tessere sono pezzi in rame, bronzo o piombo che raffigurano sempre due oggetti specifici sulle due facce: il moddìo, cioè un recipiente che si usava per pesare i cereali, e un cratere, che aveva la stessa funzione ma per il vino. Questi oggetti dovevano probabilmente essere usati durante la frumentazione, cioè quando venivano distribuiti cereali e altro sostentamento al popolo. Forse la tessera doveva essere consegnata come simbolo del proprio diritto ad avere il cibo.
I gettoni numerali o tessere erano in oricalco, cioè rame + zinco. Sono sempre caratterizzati, sul diritto, da una “testa celebre” e sul rovescio da un numero. (Scoprire la loro possibile funzione)
Le spintrie sono monete con raffigurazioni di scene erotiche nel diritto mentre sul rovescio un numero che poteva essere dall’ 1 al 16. Inizialmente si pensava fossero scene unicamente omosessuali, e infatti spintria è la parola latina che indica un uomo che si prostituisce. Oggi si è capito che si tratta di immagini eterosessuali. Svetonio scrive nel De Vita Caesari che non si potevano pagare i compensi alle prostitute con monete che portavano la faccia dell’imperatore, per cui può essere che avessero funzione di pagamento in cambio di prestazioni sessuali. I numeri 16, inoltre, potevano corrispondere agli Assi. → Dalle epigrafi ritrovate a Pompei sappiamo che 1 asso corrispondeva ad una prestazione rapida mentre 2 assi erano, apparentemente, la tariffa fissa delle prostitute; sappiamo, poi, di una particolare prostituta che si faceva pagare 16 assi!
I contorniati sono chiamati così perché sul bordo avevano un solco circolare. Molte volte rappresentano degli atleti e sul rovescio, riportano quasi sempre, una dedica al mondo del circo o dello spettacolo e anche a divinità come Dioniso. Forse erano tessere che valevano come ingressi per gli spettacoli oppure come premi per i vincitori (anche se l’ipotesi è meno probabile dato che erano di metallo non nobile). Alcuni le ritengono pedine da gioco: maneggevoli grazie al solco e, a volte, ritrovate col rovescio più liscio, dunque più consumato. Altra ipotesi poco probabile è quella che siano oggetti distribuiti da Senatori pagani che volevano ribadire l’importanza della cultura pagana in un mondo che ormai andava verso una cristianizzazione irrecuperabile, per cui avrebbero ipoteticamente avuto una funzione di contropropaganda. Spesso su questi oggetti è siglata una PE che, si è pensato voglia dire Petrus e che fosse stata usata come marchio dai cristiani per “annullare” le idee pagane.
Analisi di una moneta
Partendo dal diritto, ci si interroga sulla raffigurazione. Se ci sono le spalle è un busto, altrimenti una testa che può essere, poi, femminile o maschile. Si consulta la scritta che aiuta e favorisce la comprensione. Il personaggio deve poi essere collocato cronologicamente, allora comincia l’analisi estetica del busto che forse ha elementi che lo caratterizzano.
Per esempio, analizziamo la moneta di Severina Augusta (moglie di Aureliano): il busto delle imperatrici è sempre raffigurato come una sorta di mezzaluna, quindi con le spalle appuntite all’insù; un’usanza che parte dalla dinastia Antoniana. Il nome dell’imperatrice lo troviamo sulla scritta, la donna porta un diadema. È probabile che, con la sconfitta del marito (nell’insurrezione di Zenobia a Palmira), Severina governò per qualche mese in attesa di una decisione del governo; tale ipotesi è avvalorata dal fatto che, di solito, solo l’autorità massima faceva uscire una sua moneta. Questa è una dimostrazione di quante informazioni possono dare le monete → questa informazione è talmente probabile da essere quasi certa eppure non ci sono altre fonti storiche che segnalino la cosa, probabilmente anche perché nessuno avrebbe mai voluto mettere in luce il fatto che una donna aveva potuto governare, seppur soltanto per qualche mese, l’impero romano.
SIGNIFICATO PRIMARIO della moneta: essa è il circolante che il mercato accetta.
SIGNIFICATO SECONDARIO della moneta: essa è anche il circolante emesso dall’autorità statale.
Quando la moneta inizia ad essere considerata documento storico e oggetto di collezionismo?
Poco fa si parlava di moneta intesa come denaro. Ma, invece, cosa sappiamo riguardo alla moneta considerata come oggetto di raccolta o di studio, nell’antichità? Non ci sono fonti che ci raccontano di qualcuno che le intendesse in questo senso tuttavia sappiamo che spesso si raccoglievano, magari, perché certe monete avevano valori corrispondenti ad altri e non per motivi di gusto o di diletto e nemmeno per il motivo che valeva per i Multipli o Medaglioni che potevano, cioè, essere raccolti e conservati per via del loro valore celebrativo. Oppure sappiamo che le monete potevano essere incastonate in gioielli.
Un primo uomo ad intendere e usare la moneta come documento è Dione Cassio, sebbene non l’abbia inteso come documento storico e oggetto di studio ma bensì come documento di testimonianza per poter affermare che Cesare era padre della Patria poiché fu il primo romano a cui il senato concesse di essere raffigurato sulle monete.
C’è dunque qualche gesto che si avvicina all’idea di “collezionare”, anche più di quello di Dione Cassio: Svetonio, per esempio, nella vita di Augusto, racconta di un’abitudine del princeps che, in onore delle feste di Saturno, usava distribuire monete di ogni conio (magari riproduzioni di monete antiche, di re o di divinità) come regali ai commensali; quindi vediamo come in alcune opere antiche la moneta veniva citata come apporto per raccontare una storia (dunque come supporto storico). Svetonio non è l’unico con il De vitae Caesari, ad usare le monete per raccontare; anche Eusebio, scrivendo la vita di Costantino, menziona le monete e ci racconta che l’imperatore si era fatto raffigurare con gli occhi verso il cielo (significato legato alla religione). Infine Aristotele, forse il primo a concepire un pensiero propriamente numismatico, aveva trattato i diversi sistemi monetali in uso in Grecia.
Nel Medioevo abbiamo poche testimonianze che ci dimostrano che le monete venivano osservate e prese come modelli per la monetazione contemporanea:
- Per esempio, analizzando una moneta di Carlo Magno, dalla zecca di Mainz, datata tra l’812 e l’814, vediamo che, sul diritto, si autorappresenta con il mantello tipico dei soldati romani, la corazza e la corona di lauro (alloro) sulla testa perciò vediamo l’intento di sottolineare la propria importanza rappresentandosi come Augustus, come imperatore; mentre sul rovescio, è raffigurato un edificio di culto con una croce e quindi si capisce subito, ma anche grazie alla scritta, che la moneta include una “dedica” alla religione cristiana. Ora, confrontando la moneta con un sesterzio di Balbino, vediamo che, per il diritto, la rappresentazione dei due volti è identica mentre invece, per rovescio, la figura è molto simile a quella presente su di un sesterzio di Filippo I. Dunque Carlo Magno potrebbe essersi ispirato e aver preso a modello delle monete risalenti, una al 229 e una al 244.
- Altro esempio di uso delle monete antiche come modello sta negli Augustali. Gli Augustali sono monete d’oro introdotte dall’imperatore Federico II nel 1231 e rappresentano, quindi, la reintroduzione della moneta d’oro in Occidente. (Ricordiamo che fu con Carlo Magno che si perse l’uso del conio in oro.) L’Augustale di Federico II lo raffigura come un imperatore romano e, sul retro, riporta un’aquila → ritroviamo una moneta quasi identica nell’antica Asse di Tiberio per il Div.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Numismatica antica
-
Lezioni, Numismatica antica
-
Numismatica antica e medievale - Appunti
-
Numismatica antica, appunti corso Savio