MANAGEMENT
- IMPRESE: organizzazioni legate ad un profitto. Organizzazione economica che
mediante l’impiego di un complesso differenziato di risorse svolge processi di
produzione di beni da scambiare al fine di conseguire un reddito.
- AZIENDA: complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa.
- GRUPPI STRATEGICI: operano in settori differenti ma attuano la stessa strategia.
- ELEMENTI CHE ACCOMUNANO O DIFFERENZIANO LE IMPRESE: forma
giuridica, dimensione, localizzazione, mercato di riferimento, tipologia di attività,
processi produttivi, assetti istituzionali (proprietà, governance).
- STATEGIA: ricerca di un piano di azione per raggiungere un vantaggio competitivo.
- ALLEANZE STRATEGICHE E JOIN VENTURE
Alleanze orizzontali: collaborazione tra imprese dello stesso settore.
- Alleanze verticali: collaborazione tra cliente e fornitore.
- JOIN VENTURE: particolare tipo di alleanza strategica nella quale due o più imprese
forniscono il capitale di una nuova organizzazione indipendente e ne controllano la
gestione.
- LA DIVERSIFICAZIONE E L’INTEGRAZIONE
Le imprese possono crescere dall’interno (attraverso capitali propri), dall’esterno
(attraverso l’acquisizione di capitali), matrice di Ansof (novità del prodotto e del
mercato).
- STRATEGIE DI SVILUPPO ORIZZONTALE E VERTICALE SECONDO 2 VARIABILI
Grado di novità del prodotto
Grado di novità del mercato
- MATRICE DI ANSOF
Il mercato è inteso come area geografica e come target.
Penetrazione del mercato: aumento del numero degli utilizzatori di un determinato
prodotto. Può aumentare per l’integrazione verticale o orizzontale. (opzioni fondate su
prodotti esistenti, forzatura del mercato, conquista dei clienti concorrenti,
ristrutturazione)
Penetrazione del prodotto: aumento della frequenza dell’utilizzo di un determinato
prodotto. (se prodotto e mercato esistono).
Sviluppo del mercato: opzioni fondate su nuovi mercati, estensione dell’uso del
prodotto, entrata in nuovi mercati geografici.
Sviluppo del prodotto: innovare per linee produttive, modernizzazione della linea
(segmentazione della domanda), reengineering (rivedere le caratteristiche del
prodotto).
- STRATEGIE DI SVILUPPO PER LE IMPRESE SINGLE-BUSINESS
Crescita nei business esistenti (sviluppo di tipo orizzontale, verticale ascendente e
discendente, internazionalizzazione).
- Crescita in nuovi business (diversificazione correlata, diversificazione conglomerale,
accordi di collaborazione).
- STRATEGIA DI DIVERSIFICAZIONE: ingresso in altri business. Essa può essere
non correlata o conglomerale (se i business non sono collegati), oppure correlata
(se i business sono collegati alla tecnologia e/o al mercato, sfruttando le sinergie e
quindi le economie di scopo e di scala).
- STRATEGIA DI INTEGRAZIONE: rendono più complessa l’organizzazione,
richiedono grandi risorse finanziarie, rendono le imprese integrate maggiormente
vulnerabili alle innovazioni realizzate in settori congiunti, comportano spesso problemi
di coordinamento.
Integrazione: si produce per il proprio fabbisogno.
Diversificazione: produco per terzi.
Integrazione diversificata: si produce per se stessi e per terzi. Vi sono alcuni
svantaggi (elevate barriere, se cambia il mercato ha difficoltà a rimodernarsi).
- INTEGRAZIONE: facendo riferimento a nuovi target prendiamo in considerazione altri
segmenti. Integrazione significa “internalizzare - fare al proprio interno”. L’integrazione
puo’ essere orizzontale o verticale.
Integrazione correlata: si semi-internalizza, ciò da luogo ad una struttura più rigida,
ma permette di conseguire economie di scala e di creare barriere all’entrata. La
rigidità però ne rappresenta un limite perché se il mercato varia, sarà difficile per
l’impresa diversificarsi.
L’integrazione orizzontale: strategia di crescita/sviluppo dell’impresa che si allea o
acquista un suo competitore, cioè un’altra impresa, che svolge la sua stessa attività,
perché la prima impresa vuole crescere sfruttando economie di scala (per
ammortizzare i costi fissi) e potere contrattuale, per aumentare la propria forza rispetto
agli altri e conseguire un vantaggio.
Vantaggi dell’integrazione orizzontale: economie di scala, ampliamento della quota
di mercato, complementarietà, possibilità di servire meglio il mercato attraverso attività
congiunte di più imprese, strategia di sviluppo e al contempo strategia di difesa
dall’attacco di un’impresa rivale.
Svantaggi dell’integrazione orizzontale: eccessiva concentrazione come minaccia
alla libera concorrenza, rischi legati alla concentrazione in un solo settore.
L’integrazione verticale: è una strategia di sviluppo con la quale l’impresa cerca di
acquisire il controllo sui propri input (integrazione a monte) o sui propri output
(integrazione a valle) o su entrambi. Il problema è stabilire quali attività svolgere
all’interno della catena verticale, quindi, quali attività produttive internalizzare e quali
invece lasciare ad altre imprese (make or buy). La soluzione è individuare quali
benefici e quali costi comporta un ricorso al mercato.
Integrazione totale: si integra per coprire l’intero fabbisogno.
Integrazione parziale: si integra per coprire solo una parte del suo fabbisogno.
Vantaggi dell’integrazione verticale: economie di scala, eliminazione dei costi di
transazione, monopolizzazione del mercato, incentivo all’innovazione e all’efficienza,
crescendo di dimensione si aumentano le barriere all’entrata poiché il settore si
concentra, si facilita la programmazione ed il coordinamento, si investe in risorse di
successo.
Svantaggi dell’integrazione verticale: problemi di coordinamento e compatibilità,
inoltre, il settore è dinamico se entrasse in crisi ne risentirebbe l’impresa integrata.
La quasi integrazione: accordo di collaborazione esclusiva, vincolante e di lungo
termine di due imprese distinte che si presentano nel mercato come se fosse una sola
impresa.
Vantaggi della quasi integrazione: una parte dei costi viene coperta da un’impresa.
- STRATEGIA DI SUCCESSO: è caratterizzata da obiettivi a lungo termine, semplici e
coerenti, comprensione dell’ambiente, valutazione obiettiva delle risorse.
- STRATEGIA DI GRUPPO/CORPORATE: presenta una direzione generale con più
organi di staff che definiscono il campo di azione dell’impresa attraverso scelte dei
settori e dei mercati in cui competere (corporate = dove competere).
- STRATEGIA DI BUSINESS/BUSINESS: implementazione di strategie funzionali dei
management (business = come competere) delle divisioni dei settori volte a definire il
modo di competere all’interno di un determinato settore.
- STRATEGIA DELIBERATA: è concepita dal gruppo di dirigenti di vertice, risultato di
un processo di negoziazione, contrazione e compromesso con altri.
- STRATEGIA REALIZZATA: strategia che viene effettivamente implementata.
- STRUTTURA DEL SETTORE: guida il comportamento e determina la redditività
dell’impresa.
- CONCORRENZA PERFETTA: molte imprese fornitrici di un identico prodotto in un
settore dove non ci sono alcun tipo di barriere, il tasso di redditività si colloca ad un
livello appena sufficiente a coprire il costo del capitale, e dove vi è libera circolazione
di informazioni.
- MONOPOLIO: unica impresa protetta dall’ingresso di nuovi attori da barriere
all’entrata incamerando l’intero ammontare del valore creato.
- DUOPOLIO: mercato all’interno del quale operano solamente due imprese, alte
barriere all’entrata, potenzialità di differenziazione.
- OLIGOPOLIO: ristretto numero di grandi imprese.
- SCHEMA DELLE 5 FORZE DI PORTER: questo modello consente di determinare la
redditività potenziale di un settore anche se presenta alcuni limiti è, infatti, un modello
statico, e non prende in considerazione l’atteggiamento delle altre imprese, quindi è
incapace di prendere in pieno le interazioni competitive tra le imprese, realizza un
approccio sistematico all’analisi della competizione, presenta una visione troppo
semplificata del settore e della concorrenza, offre una limitata comprensione della
concorrenza come processo decisionale interagente da parte di imprese rivali,
considera le interazioni interaziendali competitive per natura.
- WAIT & SEE: insieme dei bisogni nei confronti di un determinato target di clienti e di
tecnologie.
- MODELLO DI ABELL: si fonda su 3 variabili, ovvero, gruppi di clienti, funzione d’uso
soddisfatta dal prodotto, tecnologie, attraverso cui riusciamo a capire quali imprese
operano nello stesso business, settore o mercato.
- SETTORE: il settore comprende le imprese accomunate dalla medesima tecnologia
principale (tecnologia di base) ma differenziate per gruppi di clienti, servizi e funzioni
d’uso.
- BUSINESS: il business raccoglie imprese accomunate dal medesimo gruppo di
clienti, serviti con un’unica tecnologia, impiegata per soddisfare la medesima funzione
d’uso.
- MERCATO: il settore di mercato comprende le imprese che servono lo stesso gruppo
di clienti con tecnologie (di base) diverse, che soddisfano la medesima funzione d’uso.
- FINALITA’ DEL SISTEMA IMPRESA: raggiungere un vantaggio competitivo,
raggiungere un reddito, soddisfare i clienti.
- DISECONOMIE: aumento proporzionale della produzione e dei costi.
- OTTICA DI BREVE PERIODO: l’elasticità incrociata misura la variazione della
quantità di un prodotto al variare del prezzo di un altro prodotto.
- OTTICA DI LUNGO PERIODO: per capire se le imprese offrono sul mercato prodotti
differenti, devono indirizzare gli elementi comuni.
- MODELLO DI VOLPATO:
CONCORRENZA DIRETTA: hanno tutto in comune
CONCORRENZA INDIRETTA: hanno solo alcune aree in comune
- STRUTTURA DIVISIONALE: la divisione è data da un insieme di persone ed
operazioni necessarie alla realizzazione di un certo output. “divisione del lavoro per
tipologia di prodotti”.
- STRUTTURA FUNZIONALE: la funzione è un insieme di attività simili in relazione al
modo in cui vengono svolte le operazioni. “divisione del lavoro per tipologia di
operazioni”
- STRUTTURA A MATRICE: esistenza di due linee di direzione, per funzione e per
prodotti. “divisione del lavoro per tipologia sia di operazioni che di prodotti”.
- MICROAMBIENTE: considera tutti quei soggetti che possono direttamente
influenzare il vantaggio competitivo dell’impresa.
- MACROAMBIENTE: considera tutti quei soggetti che indirettamente possono
influenzare il vantaggio competitivo dell’impresa.
- PARADIGMA S-C-R: Struttura (risorse umane), Comportamenti (strategie), Risultati,
(struttura del settore).
Struttura: contesto competitivo. Si divide in domanda e offerta.
Comportamenti: reattivo (risposta istantanea all’adeguamento dei concorrenti),
proattivo (innovativo, strategico), anticipatorio (si anticipano i concorrenti per
difendersi).
Risultati: finanziari (disponibilità di liquidità), economici (reddito), patrimoniali (beni
mobili e immobili).
- STRUTTURALISTI (BRAIN): i cambiamenti nella struttura avvengono per “fattori
esterni” alle imprese. L’impresa si adatta a tali cambiamenti e li subisce.
- COMPORTAMENTISTI (SCHERER): il comportamento delle imprese può influenzare
la struttura, i risultati delle imprese possono a loro volta orientare i comportamenti
delle imprese.
- ECONOMIE “3R”: Risparmio Reale di Risorse, fanno riferimento ad un risparmio
reale di risorse di input, non di costi di prezzo quindi, realizzato in funzione di un
accrescimento della dimensione dell’unità produttiva.
- ECONOMIE DI SCALA: (dimensione) riguarda l’accrescimento dell’impianto con la
riduzione dei costi medi unitari, si manifestano quando un aumento degli input
impiegati nella produzione provoca una riduzione del costo unitario, quindi, tra i diversi
impianti scelgo il più efficiente al crescere della capacità produttiva. Le caratteristiche
dell’economie di scala sono la non frazionabiltà (il prodotto non si può frazionare) e
la non proporzonalità (all’aumentare della capacità produttiva non aumentano
proporzionalmente i costi). Le relazioni di condizione che si possono verificare in
questo caso sono la produzione di output con meno input, oppure, a parità di input
aumenta l’output. Le economie di scala possono riguardare impianti e imprese, si
caratterizzano per l’uso ripetuto della stessa risorsa, come accade per i brevetti. Si ha
un risparmio reale di risorse ottenuto al crescere della capacità produttiva. I settori in
cui ci sono diverse economie di scala, tendono a concentrarsi sempre di più. In
presenza di barriere all’entrata per i settori che tendono a concentrarsi è preferibile
entrare su piccola scala.
Vantaggi delle economie di scala: riduzione dei costi.
Svantaggi delle economie di scala: non esiste sicurezza, le scelte sono irreversibili,
l’impresa diventa rigida.
Fonti: relazioni tecniche input-output, indivisibilità, specializzazione.
- ECONOMIE DI SATURAZIONE: superata una certa quantità prodotta, se vogliamo
produrre ancora sarà necessario incrementare nuovamente. Riguardano l’uso della
capacità massima produttiva dell’impianto prescelto per sfruttarlo al massimo.
CF: costi fissi
CT: costi totali (costi fissi + costi variabili)
- GRADO DI SATURAZIONE OTTIMALE DELL’IMPIANTO: rispetto alla quantità i costi
diminuiscono, non conviene più utilizzare, quindi, quell’impianto dopo Q* perché i costi
aumenteranno.
- CURVA RELATIVA AD UNA PLURALITA’ DI IMPIANTI CON CRESCENTE
POTENZIALITA’ PRODUTTIVA (BREVE PERIODO) DETTA A FESTONE: l’impianto
medio è il migliore perchè ha il punto minimo più basso, DOM esprime il costo medio
unitario minore tra tutti i costi medi unitari minimi.
- CURVA DELLE ECONOMIE DI SCALA (LUNGO PERIODO) DETTA DI INVILUPPO:
occorre operare nel punto minimo di ciascuna curva.
- ECONOMIE DI ESPERIENZA: la curva di esperienza, che si basa sull’osservazione
della riduzione sistematica del tempo richiesto per produrre un prodotto, ha generato il
concetto delle economie di apprendimento (variazione delle ore lavorative, ridotte +
variazione di tutti i costi aggiuntivi, all’aumentare del volume cumulato di produzione),
al raddoppiare della produzione cumulata, corrisponde una diminuzione dei costi
unitari e dei prezzi.
- LEGGE DELL’ESPERIENZA: il costo unitario del valore aggiunto di un prodotto
standardizzato si riduce secondo una percentuale costante ogni volta che la
produzione cumulata raddoppia.
- RELAZIONE COSTO UNITARIO-VOLUME DELLA PRODUZIONE
- IL RUOLO DELLA QUOTA DI MERCATO
Correlazione positiva tra redditività e quote di mercato: quote di mercato più
elevate sono correlate con costi di investimento, crediti, etc… più bassi. Il risultato
sono margini di profitto più elevati.
Correlazione non vuol dire casualità: redditività e quota di mercato sono
conseguenza di fattori comuni cioè maggiore efficienza, miglior servizio al cliente,
prodotto innovativo. Perseguire la quota di mercato può non essere redditizio.
- ECONOMIE DI SCOPO: (più business collegati tra loro) utilizzando lo stesso
processo produttivo otteniamo due prodotti (A e B) ad un costo minore rispetto al caso
in cui adoperassimo due processi distinti per produrre i due prodotti. Esempio:
un’impresa che produce uova integra la produzione di pasta all’uovo C(a+b) <
Ca+Cb (integrazione/diversificazione correlata). Le economie di scopo, quindi,
rappresentano una riduzione dei costi per la correlazione congiunta delle imprese.
Fonti: indivisibilità del capitale e suddivisione dei costi fissi, distribuzione delle risorse
manageriali e organizzative (integrazione correlata), sinergie finanziarie tra prodotti
differenti, potere dei dirigenti (capitalismo manageriale). Stessa cosa delle economie
di diversificazione.
- FONTI DI SINERGIA: prodotti correlati tra loro (devono avere in comune o la
tecnologia o il mercato).
- ECONOMIE DI APPRENDIMENTO: (aspetti delle risorse umane) sono dovute
all’apprendimento delle persone, che è funzione della produzione cumulata e non
alla dimensione produttiva. L’apprendimento non deriva dalla meccanica ripetizione
delle operazioni, bensì necessita di una organizzazione dell’apprendimento.
- ECONOMIE DI REPLICAZIONE: (aspetti delle risorse umane) riduzione di
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