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Lettura delle carte

Le linee d’impluvio indicano l’idrografia di un territorio, mentre le isoipsie descrivono l’aspetto generale del terreno illustrato.

Leggere una carta significa dare una descrizione anche sommaria del terreno rappresentato e individuarne le caratteristiche. Una

lettura che può rilevare molto sia dal punto di vista morfologico, sia da quello dell’identificazione delle opere umane.

Per leggere la descrizione di un bacino imbrifero ( o idrografico) è necessario guardare alle linee di dispulvio (spartiacque) che

separano i due bacini limitrofi. Attraverso la rappresentazione si leggerà che la loro forma assomiglia a una foglia in cui il picciolo

corrisponde alla foce del corso d’acqua, il sistema idrografico sarà la nervatura della foglia, mentre i contorni saranno le linee di

dispulvio.

E’ molto difficile rappresentare uno spartiacque in una zona pianeggiante perché le isoipsie corrono quasi lineari e non è facile capire

dove è diret il corso d’acqua.

Conclusioni

Il fascino insito nella lettura di una carta geografica, e in particolare una topografica, sta nella possibilità di vedere le caratteristiche

fisiche di un territorio.

La terra e la sua rappresentazione

introduzione

Come per il pensiero, anche per la cartografia è possibile individuare 2 indirizzi che hanno portato a 2 diverse produzioni: 1)

razionalista, che ha portato ad una produzione tradizionalmente intesa; 2) umanistica, che ha portato ad una produzione che vive il

rapporto tra segno e significato in maniera diversa.

La grammatica razionalista postula un rapporto che è monosemico (da un segno a un significato)e univoco (valore unico), tra segno

e significato intercorre una relazione causale.

La rappresentazione umanistica ammette che tra segno e significato esista un rapporto polisemico (pluralità di significati) e

plurivoco ( una pluralità di possibili valori), ogni segno può condurre a più significati.

A questa differenza se ne aggiungono altri due:

1) la carta razionalista è uno strumento di spiegazione in quanto espone con ordine gli elementi della superficie; mentre quella

umanistica si propone di produrre comprensione, vale a dire una conoscenza d’insieme dei luoghi suscitata da processi che

partono dall’emozione.

2) La carta razionalista conduce a carte che esibiscono, poiché informa per produrre conoscenza, mentre quella umanistica

conduce verso carte che comunicano, vale a dire che espongono valori attribuiti a luoghi e spazi

In questa lezione ci occupiamo della carta razionalistica.

La carta è il trasferimento dei punti del geoide su un piano (carta) che lo rappresenta e porta a deformazioni: variazioni di

grandezze e di forma degli elementi geometrici e quindi della figurazione cartografica rispetto alla realtà. Il trasferimento si compie

secondo determinate regole geometriche (proiezioni geometriche) che danno luogo a un reticolato geografico in piano. Quindi la

carta è una rappresentazione convenzionale in quanto sia gli oggetti concreti, che altri fenomeni sono figurati con segni grafici con

valore semantico prestabilito (simboli). La carta è una rappresentazione ridotta.

La rappresentazione di stampo razionalista trova la base storica nella cartografia moderna che fu preannunciata da Mercatore nel

1569 che per più di un motivo ha segnato lo spartiacque tra rappresentazione pre moderna e quella moderna su base

razionalista.

Caratteristiche della carta geografica e della terra 3

Parleremo della Cartografia quale tecnica di rappresentazione spaziale e strumento cognitivo con cui l’uomo ha storicamente

localizzato la sua posizione fisica, ma anche culturale, rispetto all’intorno ambientale.

Se è vero che la cartografia contemporanea e connessa alla cartografia moderna, e altrettanto vero che l’esigenza di cartografare, cioè

ordinare e sistematizzare la conoscenza che della superficie terrestre si ha, è un’esigenza storica.

La cartografia è la scienza di sintesi con la quale sono divulgate informazioni specifiche relative a descrizioni di fenomeni, alla

localizzazione fisica di un punto sulla superficie terrestre, ma anche attraverso la sua particolare semiosi ( assume un valore di segno),

ci informa del livello di concettualizzazione raggiunto dalla cultura che l’ha prodotta.

La rappresentazione cartografica è uno strumento strategico di conoscenza che via via, ha acquisito una sua autonomia dalla

Geografia. Nell’era dell’informazione viene utilizzata da un vasto pubblico per la sua facile consultazione grazie alla divulgazione sul

mercato di prodotti a costi contenuti e a internet (google hearth).

Possiamo definire una carta geografica come una rappresentazione grafica ridotta, simbolica, e approssimata.

Ridotta perché non è possibile riprodurre l’intero pianeta su carta.

Si può riprodurre solo utilizzando una scala che ne consente il rimpicciolimento.

Simbolica in quanto tutti gli elementi fisici (montagne, corsi d’acqua, vegetazione) o di origine antropico (strade, canali edifici ecc..)

sono descritti da segni convenzionali che non riproducono l’esatta forma e dimensione. Questi segni convenzionali esprimono concetti

matematico-descrittivo (razionalismo) come quello di valico. Cima, dispulvio. Una volta scelto il segno, esso diventa il simbolo (cerchio

per la città).

Approssimata perché la superficie sferica non può essere riportata fedelmente su una superficie piana senza ottenere delle

deformazioni (es: un foglio non può avvolgere una sfera senza stropicciarsi).

Scopo dei vari modelli matematici creati per realizzare proiezioni cartografiche è quello di ridurre la minimo le approssimazioni

conservando, se possibile, le proporzioni tra superficie (equivalenza) e distanze (equidistanza) e l’invariabilità degli angoli (conformità

o isogonia).

Prima di addentrarci nella rappresentazione cartografica parliamo della forma della terra.

La terra è approssimativamente una sfera. La prova definitiva arrivò solo all’inizio dell’era moderna con i grandi viaggi oceanici che

portarono alla circumnavigazione del globo.

Tuttavia ci fu chi in passato tentò di dimostrare la sfericità della Terra con procedimenti geometrici e astronomici. Eratostene di Cirene

stabilì la misura della circonferenza terrestre in 39k km avvicinandosi molto alla realtà.

Schematizzando, si può affermare che la terra è un’ elisse con un indice di eccentricità di circa 1/300 (ricavato dal rapporto tra la

differenza tra i due diametri e il diametro equatoriale. Es: (DE 12757- DP 12714) / DE = 1/300.

Questo indice è di modesta entità se paragonato a Giove e Saturno, ma tuttavia rivela un rigonfiamento equatoriale ( ellissoide di

rotazione) del quale si deve tenere conto nella rappresentazione cartografica.

In realtà non è un ellissoide di rotazione a causa delle asperità (irregolarità della superficie e dei materiale che la formano la cui massa

varia l’intensità e la direzione della forza di gravità.

La Terra, quindi, può essere definita un Geoide, un solido la cui superficie teorica a livello del mare è identificata dall’insieme di punti in

cui il filo a piombo è perfettamente perpendicolare ad essa.

Il Geoide è più rigonfio presso i continenti e depresso in corrispondenza degli oceani.

Reticolato geografico e coordinate geografiche:

determinazione della latitudine e della longitudine

Per localizzare un punto sulla superficie terrestre e la sua corrispondente rappresentazione sulla carta, dobbiamo fissare un sistema di

riferimento che lo individui biunivocamente (un punto sul terreno = un punto sulla carta).

Il sistema di coordinate ci consente di individuare la posizione di un punto sulla carta e sul terreno. Nelle carte di media e piccola

scala il sistema utilizzato è quello delle coordinate angolari.

Immaginiamo di tagliare la sfera con un piano passante per il suo centro. L’intersezione del piano determina una linea circolare

chiamata circolo massimo. Se ci allontaniamo dal centro, questa linea prenderà il nome di circolo minore. 4

I circoli massimi ha delle proprietà geometriche importanti:

• sono i più grandi che si possono tracciare;

• sono infiniti;

• si suddividono in semicerchi;

• ogni punto della superficie terrestre è attraversata da infiniti circoli massimi;

un circolo massimo passante per due punti individua la distanza più breve fra i due punti, computata sulla superficie sferica.

Da quest’ultima ne deriva che, nella navigazione marittima e aerea, la rotta più breve può essere tracciata seguendo un circolo

massimo.

Dai circoli massimi otteniamo i paralleli e i meridiani. Ogni circolo massimo che passa dai poli determina 2 semicerchi detti meridiani.

I paralleli, invece, sono circoli minori perpendicolari ai meridiani ottenuti intersecando la superficie con piani perpendicolari all’asse.

Sono infiniti. Il piano che passa al centro è detto piano equatoriale e determina il

parallelo chiamato equatore che divide l’emisfero boreale (nord) da quello australe (sud) (unico circolo massimo dei paralleli).

A questo punto possiamo costruire un reticolato di meridiani e paralleli che, attraverso un sistema di coordinate, ci permette di

individuare in maniera univoca un punto della superficie terrestre disegnando l’intersezione di un parallelo e un meridiano. Grazie alla

biunivocità del sistema, due coordinate identificano un solo punto e viceversa.

Possiamo numerare i meridiani e paralleli con una cifra che indica la loro distanza angolari in gradi rispettivamente da un meridiano di

riferimento e dall’equatore.

La latitudine è il valore angolare dell’arco di meridiano compreso fra il punto e l’equatore. L’equatore ha sempre latitudine 0.

La longitudine è il valore angolare dell’arco di parallelo compreso fra il punto e il meridiano di riferimento.

Poiché un coppia di meridiani e paralleli si interseca in un solo punto, è possibile dare le coordinate di quel punto indicando longitudine

e latitudine.

Tutti i punti che si trovano sull’equatore hanno valore 0 gradi, il valore massimo di latitudine è di 90° ai poli.

Tutti i punti che si trovano su un meridiano hanno la stessa longitudine, tutti i punti sul meridiano di riferimento hanno valore 0, la

longitudine massima è di 180°.

Oltre all’equatore, sono importanti altri due paralleli: il tropico del cancro 23°27’ N equatore, e il tropico del capricorno che si trova a

23°27’S dell’equatore. Quindi, le coordinate sono la latitudine e la longitudine.

L’altitudine e la rappresentazione del rilievo 5

L’altitudine ha sempre rappresentato un problema per il cartografo per la varietà dei rilievi alcuni fortemente accidentati.

Per molto tempo la terza dimensione (verticale) non ha trovato buona rappresentazione nelle carte. Fino al 4-500 chiazze di colore

indicavano monti e terreni collinosi. Poi si passo alla rappresentazione di figure prospettiche (mucchi di talpa). Soltanto nel ‘700

vengono ideati sistemi razionali come le curve di livello e il tratteggio olografico.

Il metodo usato nelle carte a grande scala oggi è quello del tratteggio, tratto forte e sfumo:uso di grigio che diventa più scuro con

l’aumentare dell’altitudine e spesso e integrato dal lumeggiamento obliquo per conferire evidenza al rilievo..

Il tratteggio fu ideato da Lehman nel 1799, oggi poco usato e risponde a due norme: 1) i trattini seguono le linee di massima pendenza

2) sono disegnanti con diverso spessore secondo la pendenza producendo un fenomeno di chiaro scuro che indica la diversa pendenza

del terreno.

Altro metodo usato sono le curve di livello isoipsie (superficie emerse) e isobate (terre sommerse). Esse sono l’insieme dei punti

posti alla stessa altitudine sul livello del mare. Inoltre vengono scelte con un dislivello equidistante, più è minore l’equidistanza,

maggiore è la rappresentazione del rilievo.

Sintesi della storia cartografica

Introduzione

L’idea di rappresentare in piano i luoghi e certi elementi topografici della superficie terrestre come coste, fiumi, vie, città, è

antichissima.

Purtroppo non siamo informati della produzione cartografica antica perché pochissimo è rimasto di documenti coevi, non molto di

copie posteriori e solo servono di integrazione le notizie che si raccolgono negli scrittoi greci e latini.

La carta geografica viene conservata più difficilmente dei libri, eventi fortuiti (incendi ecc…) ed eventi bellici sono intervenuti più volte

ad eliminare importanti documenti cartografici.

Nella seconda guerra mondiale, infatti, sono stati distrutti 2 importanti cimeli: il mappamondo di Ebstorf del XIII sec conservato nella

Cattedrale di Hereford e una delle prime carte nautiche quella di Giovanni da Carignano del 1300 andata in fiamme in una villa presso

Napoli nel 1943.

Dalle civiltà del medio Oriente alla cartografia greca.

Da numerosi reperti archeologici pervenuti dalle antiche civiltà del Medio Oriente sono stati rinvenuti abbozzi cartografici incisi su

tavolette d’argilla. La più antica risale a 2400-2200 anni a.C. trovata in Mesopotamia e rappresentante i fenomeni fisici e umani più

rilevanti (fiume Eufrate, le città).

Tra le più importanti testimonianze c’è la tavoletta babilonese che raffigura Nippur antico centro culturale dei sumeri.

Gli egiziani,invece, ci hanno consegnato le mappe catastali che gli agrimensori stilavano per definire i confini di proprietà. Un esempio

è il papiro conservato al museo egizio di Torino che descrive una dei giacimenti d’oro della Nubia 1200 a.C.

Ma la rappresentazione in piano di un territorio ( su roccia, pelli di animale, legno) risale ad epoche più antiche. Pensiamo ai graffiti

rinvenuti nella Valle Camonica abitata dagli antichi Camuni, raffigurante la mappa di un villaggio di oltre 10k anni fa con campi, pascoli,

recinti per animali e abitazioni. 6


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Meluzzo1

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DETTAGLI
Esame: Geografia
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Meluzzo1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Guglielmo Marconi - Unimarconi o del prof Montebelli Stefania.

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