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Per quanto riguarda la terapia, i farmaci a disposizione sono relativamente pochi e con notevoli effetti collaterali irritanti e tossici. Nel caso di T. b.

gambiense, si usa nello stadio precoce la Pentamidina; nello stadio tardivo ­difluorometilornitina . Il trattamento della patologia indotta dalla

sottospecie rhodesiense prevede l’uso di Suramina, nello stadio precoce, e Melarsoprolo, in quello tardivo. Non esistono vaccini. Dato che le

Mosche Tse­Tse non si allontanano molto dai loro ripari, la dislocazione dei villaggi lontano dalla zona boscosa può

avere una qualche efficacia.

Specie Leishmania.

È un protozoo flagellato agente eziologico della Leishmaniosi, una tipica zoonosi che ha come serbatoio domestico il cane

(che se infettato presenta sintomi tipici); certi roditori sono serbatoi selvatici.

Altre forme (rare) di trasmissione sono: trasfusioni di sangue, scambio di siringhe, incidenti di laboratorio, trasmissione

congenita(molto rara nel cane quanto nell'uomo).

La leishmania è presente sotto due forme: nell’ospite vertebrato (occasionalmente l’uomo) si presenta come amasti gote, mentre

nell’ospite invertebrato assume la forma di promastigote. È stato descritto un ulteriore stadio di transizione definito come “paramastigote”

e che si trova solo nella faringe dell’insetto.

Lo stadio infettante è rappresentato dai promastigoti metaciclici, inoculati attraverso la puntura di flebotomi femmina.

Difatti, quando l'insetto vettore infetto punge l'ospite Vertebrato, contemporaneamente rigurgita nella ferita promastigoti,

che vengono subito fagocitati dai macrofagi. All'interno di del macrofago i promastigoti divengono amastigoti, che

cominciano a moltiplicarsi per divisione mitotica. Una volta consumata la cellula ospite gli amastigoti la rompono,

fuoriescono e vengono immediatamente fagocitati da altri macrofagi, continuando così il processo di moltiplicazione

asessuata. Da questo punto l'evoluzione dell'infezione cambia a seconda della specie di Leishmania coinvolta: nel caso di

alcune specie infatti il processo rimane limitato ai dintorni della localizzazione cutanea dove è avvenuta la puntura

dell'Insetto vettore, producendo le manifestazioni conosciute come leishmaniosi cutanea, mentre in altre specie avviene

un processo di disseminazione, che porta i macrofagi ripieni di amastigoti in molti distretti e organi del corpo dell'ospite

vertebrato, producendo le leishmaniosi viscerali. Ma in ogni caso alcuni macrofagi infetti presenti nel derma o circolanti

nel sangue periferico vengono assunti quando un flebotomo punge l’ospite vertebrato. Giunti nell'intestino dell'insetto gli

amastigoti si trasformano in promastigoti, che si moltiplicano attivamente per divisione binaria. Successivamente i

promastigoti si spostano verso la faringe dell'Insetto, intasandola; il processo di moltiplicazione nel vettore impiega poco

meno di una settimana. La puntura dell'insetto chiude il ciclo.

La patologia varia con la specie del genere Leishmania interessata:

la Leishmania tropica causa Leishmaniosi cutanea

. I danni sono per lo più limitati alla cute dove

1.

formano tipiche ulcere a forma di cratere che espongono il derma sottostante; in genere le ulcere rimangono

limitate ai dintorni della zona dove è avvenuta la puntura del Flebotomo infettante e i danni cominciano ad

apparire da 2 settimane a 2 mesi dopo la puntura. Quando guariscono le ulcere lasciano una cicatrice

permanente.

La Leishmaniosi cutanea diffusa è caratterizzata da noduli estesi a tutta la superficie corporea. La Leishmaniosi

muco cutanea interessa dapprima la cute e si espande poi alla mucosa nasale ed orale.

La Leishmania donovani e Leishmania infantum sono causa di Leishmaniosi viscerale nella quale i

2.

Protozoi spariscono rapidamente dal sito dell'infezione e si localizzano e si moltiplicano invece nei macrofagi

della milza, fegato, linfonodi, midollo osseo, mucosa intestinale e altri organi, Da 1 a 4 mesi dopo l'infezione

appare febbre quotidiana, con tremiti e sudori; il fegato e la milza diventano ipertrofici e si presentano inoltre

fenomeni di autoimmunità. La malattia non trattata porta spesso ad esito fatale.

I o "Pappataci", vettori di Leishmania, appartengono alla classe Insecta, ordine Diptera, sottordine

Flebotomi

Nematocera, famiglia Psychodidae, sottofamiglia Phlebotominae. Sono insetti di circa 3 mm di lunghezza, con un grosso

torace ricurvo sul quale sono impiantate le ali pelose che in riposo sono disposte aperte a "V". Il maschio si nutre di nettare

mentre solo la femmina è parassita ematofaga. Il pungiglione, corto e tozzo, penetra di poco nella pelle dell'ospite

vertebrato. Il sangue viene usato per la sintesi del tuorlo delle uova che sono deposte su terreno morbido, caldo e

umido, ad esempio sul letame o in tane di animali. I flebotomi sono olometaboli, per cui dalle uova schiudono

piccolissime larve apode saprofaghe o coprofaghe, che dopo 4 mute divengono pupe dalle quali sfarfalleranno gli adulti

alati. La distribuzione geografica è limitata alle zone calde del Mondo.

Nel Nuovo Mondo le specie vettrici appartengono al Genere Lutzomyia.

La distribuzione geografica della patologia è molto ampia: centro e sud America, Europa meridionale e occidentale,

Medio­Oriente, Asia e Africa.

Nel caso di Leishmaniosi cutanea e muco cutanea, si ricercano i macrofagi ripieni di amasti goti, asportando una piccola

quantità di tessuto sottocutaneo dal bordo della lesione crateriforme; il tessuto asportato viene strisciato su un vetrino.

Nel caso della Leishmaniosi viscerale, la diagnosi parassitologica si basa sulla ricerca delle cellule infette da amastigoti

nel midollo rosso delle ossa, generalmente mediante puntura sternale o della cresta iliaca.

I farmaci disponibili sono pochi e con effetti collaterali sgradevoli o tossici. Generalmente si tratta di farmaci a base di

antimonio. Non esiste un vaccino. La lotta ai Flebotomi vettori con insetticidi, dove possibile, è un’opzione di grande

importanza. Nel caso di Leishmania infantum, ovviamente, il controllo del serbatoio di infezione canino assume una

grande rilevanza (in Italia la prevalenza media di L.infantum nei cani è di circa il 15%).

Phylum Sarcomastigophora

Subphylum Sarcodina

È costituito da protozoi ameboidi, dotati di pseudopodi e caratterizzati da una scissione binaria longitudinale. Si

distinguono amebe a vita libera (per es. Acanthamoeba spp.) e amebe commensali dell’intestino (es. Entamoeba

dispar).

Le forme a vita libera sono causa di infezioni umane: ne è un esempio la Naegleria fowleri, agente eziologico di

meningoencefaliti. Tra le amebe parassitarie, distinguiamo l’Entamoebahystolitica, responsabile di una forma di

dissenteria.

Il termine viene applicato alle specie parassite e non parassite che appartengono ai phila Platyhelminthes,

ELMINTI

Nematoda e Acanthocephala.

PHYLUM Platelminti

Platelminti Vermi Piatti

I o sono metazoi il cui corpo è riempito da un tessuto connettivale (parènchima) nel quale sono

immersi gli organi; il tutto è contenuto in un "sacco muscolo­cutaneo". L'apparato digerente è a fondo cieco o manca del

tutto; l'apparato escretore inizia con cellule a fiamma che confluiscono in canali che convogliano verso l'esterno i

cataboliti solubili. Il sistema nervoso è costituito da una rete di cordoni nervosi longitudinali uniti trasversalmente.

Sono per lo più ermafroditi e producono uova molto spesso opercolate ed esolecitiche: il tuorlo viene prodotto da organi

detti vitellogeni. I Platelminti parassiti sono per lo più eteroxeni, spesso con fasi di moltiplicazione larvale asessuata oltre

alla fase di riproduzione sessuata. Le specie più interessanti per l'Uomo sono comprese nelle Classi Trematodi e Cestodi.

Classe Trematodi

Sottoclasse Digenei

I Trematodi Digenei sono tra i più comuni vermi parassiti. Sono parassiti di tutte le classi di Vertebrati, specialmente

pesci marini. Il loro sviluppo comprende almeno due ospiti, di cui il primo è quasi sempre un Mollusco, in cui avviene in

genere una riproduzione di tipo larvale e asessuata, seguita da una fase di riproduzione sessuata, in genere in un

Vertebrato, con produzione finale di uova. Sono per lo più ermafroditi sufficienti o insufficienti, ovvero capaci di

autofecondazione o di fecondazione incrociata, rispettivamente. L'adulto è dotato di due ventose, di cui una anteriore o

orale (al fondo della quale si apre l'apertura orale) ed una ventrale.

Il tegumento sinciziale è in genere dotato di piccole spine. Al di sotto di questo vi è un ipoderma e quindi strati

diversamente orientati di muscoli. L'apparato digerente è a fondo cieco. Il sistema nervoso è costituito da cordoni

(laterale, dorsale e ventrale) uniti da commissure. Il sistema escretore, protonefridiale, inizia con cellule a fiamma che

continuano con dotti ramificati che confluiscono in un dotto impari posteriore che sbocca all'esterno.

L'apparato genitale maschile inizia con testicoli (generalmente 2), di forma varia nelle diverse specie, da cui partono

due dotti deferenti che terminano con il cirro (organo copulatore).

L'apparato genitale femminile è composto da un ovaio che produce le cellule uovo che giungono attraverso l'ovidotto in

una camera (ootipo) dove avviene la fecondazione; nell'ootipo le ovocellule fecondate vengono poi rivestite di cellule

vitelline (ovvero piene di tuorlo) prodotte dai vitellogeni follicolari laterali. Il tutto viene ricoperto da un guscio, formando

così l'uovo, che è in genere dotato di un opercolo, ovvero di una apertura preformata da cui uscirà la prima larva (il

miracidio). Le uova sono accumulate in un utero, che sbocca all'esterno con l'apertura genitale (gonoporo).

Le uova sono esolecitiche, ovvero il tuorlo si trova all'esterno della cellula riproduttrice. Il miracidio è ciliato e mobile; è

dotato di ghiandole litiche che servono per penetrare nel Mollusco ospite intermedio ed a volte è dotato di macchie

oculari. La sporocisti a sacco produce al suo interno le forme larvali successive (redie e/o cercarie, a seconda delle

specie), con un processo di riproduzione asessuata. Sporocisti, redie e cercarie si formano tutte in organi interni del

Mollusco ospite intermedio. La redia è una forma larvale provvista di ventosa orale, poche cellule a fiamma e un

apparato intestinale primitivo. La cercaria è generalmente caratterizzata dalla presenza di una coda mobile, che le

permette di nuotare alla ricerca dell'ospite successivo. La metacercaria, non presente in tutte le specie, è circondata da

una spessa parete protettiva ed è una forma larvale quiescente.

La redia e la metacercaria sono del tutto assenti negli Schistosomi, i quali hanno uova non opercolate, a differenza delle

altre specie.

La sistematica dei trematodi è complessa a causa del loro polimorfismo e della bassa specificità dell’ospite. Infatti le

metacercarie possono sviluppare a parassita adulto in diversi ospiti, mentre la specificità parassitaria si esercita

soprattutto nei confronti dei molluschi ospiti intermedi.

I principali Trematodi Digenei che possono causare distomatosi nell’uomo si possono classificare come:

 Ordine Strigeatida

Famiglia Schistosomatidae

Genere Schistosoma

Specie Schistosoma mansoni, Schistosoma haemabotium, Schistosoma japonicum

 Echinostomatidae

Ordine

Fasciolidae

Famiglia

Genere Fasciola spp. (Fasciola hepatica)

 Ordine Plagiorchiida

Famiglia:

− Genere

Troglotrematidae Paragonimus

− Genere

Dicocoeliidae Dicrocoelium

− Genere

Opistorchiidae Opistorchis, Clonorchis

− Genere

Heterophyidae Heterophyrtes, Metagonimus

Ordine Strigeatidi

Famiglia Schistosomatidi

Genere Schistosoma spp.

La famiglia degli Schistosomatidi comprende parassiti dei vasi sanguigni degli uccelli e dei mammiferi, caratterizzati

dall’assenza degli stadi larvali di redia e di metacercaria incistata; le cercarie hanno coda biforcuta.

Gli Schistosomi hanno sessi separati. I vermi adulti sono lunghi 10­15 mm; il maschio, piatto e allungato, si ripiega su se

stesso formando un canale (canale ginecoforo) in cui alloggia una femmina, che è invece cilindrica e leggermente più

lunga del maschio.

Possiamo distinguere gruppi diversi di schistosomi:

con uova dotate di spina laterale, è causa di Schistosomosi intestinale;

Schistosoma mansoni,

1.

è molto diffuso in Africa e nella parte orientale dell'America Meridionale.

con uova dotate di spina terminale, è l’agente eziologico della

Schistosoma haematobium,

2.

schistosomosi urinaria; è prevalentemente distribuito nell'Africa sub sahariana.

con uova dotate di spina rudimentale subterminale; è causa di una

Schistosoma japonicum,

3.

grave forma di schistosomosi intestinale; è distribuito invece in Estremo Oriente.

Le prime due Schistosomiasi sono essenzialmente antropoparassitosi, mentre quella da S.japonicum è una zoonosi.

L'Uomo si infesta in ambienti d'acqua dolce (stagni, laghetti, ecc.) mediante la penetrazione cutanea della cercaria. La

cercaria viaggia attraverso la circolazione venosa fino al cuore, polmoni e circolazione portale intraepatica. In circa 3

settimane gli schistosomuli (ovvero i vermi immaturi) maturano e raggiungono le vene mesenteriche (S.mansoni) o della

vescica (S.haematobium), o del plesso emorroidale superiore (S. japonicum) dove gli adulti vivono.

La femmina produce uova per tutta la durata della vita dell'ospite. Le uova non opercolate maturano e passano attraverso

la parete dei vasi nell'intestino mediante la spina di cui sono dotate e sono quindi espulse insieme alle feci dell'ospite

(S.mansoni e japonicum); S.haematobium viene invece espulso con le urine. Arrivate nell'acqua dolce le uova schiudono

liberando il miracidio che nuota alla ricerca di un ospite appropriato che deve essere specificamente un Mollusco

Gasteropode Polmonato del genere Biomphalaria per S.mansoni e Bulinus per S.haematobium. il miracidio di S.

japonicum infesta piccoli molluschi anfibi, a sessi separati,del genere Oncomelania.

Il miracidio non si nutre e può sopravvivere per circa 20 ore. Dopo due generazioni di moltiplicazione asessuata nella

lumaca come sporocisti, all'interno di queste infine si formano centinaia di cercarie dotate di coda bifida (furcocercarie),

che fuoriescono dal Mollusco, nuotando nell'acqua alla ricerca di un successivo ospite vertebrato da infestare. Le

cercarie non si nutrono e vivono circa 48 ore.

La penetrazione delle cercarie nella pelle provoca dermatiti transitorie, causate anche dalle proteasi ed altre sostanze

1

tossiche prodotte dalla cercaria.

Nella Schistosomiasi intestinale da S.mansoni le uova possono causare febbre, anemia, emorragie dal tratto gastro­

intestinale e formazione di polipi intestinali che, nei casi gravi, possono produrre diarree molto gravi. Nella

Schistosomiasi vescicale (da S.haematobium) le uova producono lesioni granulomatose ed ematuria; nelle aree

endemiche molti casi di cancro della vescica sono associati con le infestazioni croniche. In generale, le uova possono

causare danni agli endoteli vascolari.

Nel caso di sospetta infestazione intestinale, è da eseguire un esame parassitologico delle feci; nel caso di una urinaria è

necessario un esame microscopico delle urine ed un esame parassitologico delle stesse. Al microscopio sono ricercate le

uova del verme, facilmente osservabili essendo particolarmente grosse (fino a 180 m); per effettuare diagnosi di specie si ricerca il

tipico sperone terminale in caso di S. Haematobium, o uno sperone laterale in caso di S. Mansoni. S. Japonicum forma uova

più piccole e talvolta con uno sperone laterale. Si può effettuare una sierodiagnosi, utile soprattutto in aree non endemiche

per diagnosticare la malattia.

1 DERMATITI DA CERCARIE. Quando le furcocercarie di specie di Schistosomatidi parassiti di animali entrano erroneamente nella

pelle dell'uomo che si bagna in stagni infestati, si ha una reazione allergica ("orticaria dei nuotatori"), anche di notevole entità (spesso

con febbre). Le cercarie responsabili di questo fenomeno appartengono per lo più a diverse specie del genere Trychobilharzia,

parassita da adulto di uccelli acquatici, mentre in Sardegna sono state segnalate spesso dermatiti da cercarie di Schistosoma bovis,

parassita dei bovini. In questi casi però le larve di Schistosomatidi animali non riescono a completare il ciclo nell'Uomo, ospite inadatto.

La terapia per questo tipo di infestazione si avvale di praziquantel. Il farmaco Praziquantel è efficace contro tutte le specie di

Schistosoma. Allo stato attuale non sono disponibili vaccini. La migliore profilassi è quella di evitare il contatto con

acque sospette di essere contaminate. Le misure di controllo comprendono: un appropriato smaltimento dei liquami

umani con sistemi fognari adeguati, l'informazione sanitaria delle popolazioni e la distruzione dei Molluschi vettori con

sostanze molluschicide.

Ordine Echinostomatidi

Famiglia Fasciolidi

Genere Fasciola spp.

Specie Fasciola hepatica

Fasciola hepatica è un grosso trematode che può raggiungere i 30 mm di lunghezza, appiattito dorso­ventralmente, di

forma ovale, dotato di un cono cefalico (ovvero la parte anteriore del corpo è notevolmente più stretta) alla cui estremità si

apre una piccola ventosa orale. Una seconda ventosa è collocata sulla faccia ventrale del parassita (ventosa ventrale), a

circa u terzo dall’estremità cefalica.

Il corpo è avvolto da una cuticola munita di spine chitinose. Gli organi interni sono rappresentati da un apparato digerente

ramificato, l’apparato escretore e dagli organi sessuali maschili e femminili (ermafroditismo sufficiente).

Le uova opercolate sono grandi (circa 140x80m), ovoidali, di colore giallo­bruno. Il miracidio ciliato è dotato di macchie

oculari. Le redie allungate misurano circa 1.5 mm, e le cercarie circa 1 mm, coda compresa.

Il verme adulto risiede nei dotti biliari e nella cistifellea dell'ospite definitivo erbivoro (in genere Ovini); produce da 5000 a

50000 uova opercolate al giorno che raggiungono il lume intestinale con la bile. Espulse insieme alle feci, se raggiungono

raccolte d'acqua dolce, come stagni e zone di irrigazione, dopo circa 15 giorni a circa 23°C schiudono liberando un

miracidio ciliato che ha una autonomia di nuoto di circa un giorno. Se in questo periodo il miracidio riesce a raggiungere

una lumaca d'acqua dolce (ospite intermedio), che deve appartenere al genere Lymnaea, vi penetra e si trasforma in una

sporocisti in cui si formano alcune redie, che dopo due mesi e durante la stagione adatta producono al loro interno

numerose cercarie. All'avvicinarsi dell'inverno invece la redia produce al suo interno altre redie che rimangono quiescenti

nella lumaca fino alla primavera successiva, quando produrranno cercarie. Complessivamente da un singolo miracidio si

possono produrre fino a più di 500 cercarie, che escono dalla lumaca e, nuotando con la coda singola, raggiungono entro

due ore vegetali acquatici a cui aderiscono, perdono la coda, si circondano di una parete protettiva diventando robuste

metacercarie incistate che possono rimanere vitali e infestanti per oltre un anno in attesa di essere ingerite dall'ospite

definitivo erbivoro. In questo le metacercarie escono dalla cisti a livello dell'intestino tenue, attraversano attivamente la

parete intestinale e dopo circa due giorni raggiungono il fegato, di cui si nutrono e nel quale rimangono per circa due mesi.

Una volta maturi sessualmente i vermi adulti si spostano nei dotti biliari alle cui pareti aderiscono con la ventosa ventrale

nutrendosi di sangue e secrezioni biliari e producendo uova; hanno un metabolismo anaerobio.

Fasciola hepatica mostra una stretta specificità per l’ospite intermedio, mollusco gasteropode del genere Lymnaea, mentre

non ha alcuna specificità nei confronti dell’ospite vertebrato, rappresentato dall’uomo o da altri mammiferi: la fasciolosi

umana è pertanto una zoonosi.

Fasciola hepatica ha una distribuzione cosmopolita, legata però alla presenza del Mollusco ospite intermedio e di un

ecosistema d'acqua dolce. Ospiti definitivi usuali possono essere molte specie di mammiferi erbivori ed onnivori

(soprattutto Ovini, ma anche Bovini, Equini, ecc.): per questo la Fasciolosi ha una grandissima importanza in medicina

veterinaria. I casi umani sono legati al consumo alimentare di piante acquatiche, il crescione in primo luogo, ma anche di

2

ortaggi irrigati con acque contaminate.

La Fasiola hepatica è l’agente eziologico della Fasciolosi, una distomatosi epatica (dal termine “distoma”, derivato dalla

presenza di due ventose). Si tratta di una parassitosi delle vie biliari degli erbivori, che può accidentalmente colpire l’uomo.

2 CRESCIONE. Nome volgare del Nasturtium officinale, erba perenne acquatica (Famiglia delle Crucifere), comune in fossi inondati;

si consuma di solito cruda in insalata o come guarnizione di altre vivande.

La migrazione delle forme giovanili di Fasciola può provocare gravi danni a carico del tessuto epatico. Gli adulti del

Trematodi possono provocare danni alla mucosa della cistifellea e dei dotti biliari che possono essere ostruiti provocando

ittero . La sintomatologia connessa a questa parassitosi comprende:epatomegalia, febbre, ittero, ed eosinofilia, segno

3

tipico legato alla presenza di forme larvali circolanti.

La diagnosi parassitologica si basa sull'osservazione delle uova nelle feci e su tecniche immunoenzimatiche (ELISA).

Le infestazioni da Fasciola hepatica potrebbero non rispondere a terapia con praziquantel, per cui è spesso usato

triclabendazolo.

Il controllo si basa sulla lotta ai Molluschi vettori e sulla prevenzione e cura della malattia nei Mammiferi ospiti usuali del

Trematode.

Ordine Plagiorchidi

Famiglia Opistorchidi

Genere:

− Specie

Clonorchis spp Clonorchis sinensis

− Specie e

Opistorchis spp Opistorchis viverrini Opistorchis felineus

La morfologia dei due generi è molto simile:

L’adulto di Opistorchis è di colore arancione, assai piatto, lanceolato, lungo in media 1 cm, largo 2­2,5 mm. Vive

1.

nelle vie biliari di alcuni carnivori e dell’uomo. Le uova, opercolate, sono già mature quando vengono espulse con le feci

Clonorchis sinensis è lungo 1­2 cm e largo circa 3 cm. I testicoli, rispetto a quelli di O. felineus, sono

2.

profondamente divisi in lobi; i vitello geni sono formati da follicoli puntiformi. L’uovo, di dimensione leggermente superiore, è

giallo­bruno e, anche se un po’ più tozzo di quello di Opistorchis, è indistinguibile all’osservazione macroscopica.

I cicli di vita delle due specie sono molto simili. I vermi adulti risiedono nei dotti biliari di mammiferi carnivori quali Felini e

Canidi. Le uova sono deposte (alcune migliaia al giorno per verme) nei dotti stessi e con la bile pervengono nel lume

intestinale del mammifero mescolandosi alle feci. Le uova raggiungono l'ambiente acquatico esterno già mature ed

embrionate e schiudono, liberando il miracidio, solo quando vengono ingerite da appropriati Molluschi d'acqua dolce del

genere Bulinus per Clonorchis e del genere Bithynia per Opistorchis. Il miracidio migra verso vari tessuti della lumaca dove

si trasforma in una sporocisti la quale in circa 20 giorni produce alcune redie che al loro interno producono da 5 a 50

cercarie, le quali sono dotate di un paio di macchie oculari. Le cercarie, fuoriuscite dal Mollusco, nuotano ed appena

entrano in con­ tatto con Pesci d'acqua dolce (Carpe, Tinche, Trote, ecc. ­ che possono essere conside­ rati secondi ospiti

paratènici

intermedi o ospiti ), aderiscono al tegumento dell'ospite con le ventose, perdono la coda e penetrano nella pelle

4

e nei muscoli dell'ospite dove si incistano come metacercarie. Quando il pesce viene ingerito da mammiferi carnivori

(incluso l'Uomo) la metacercaria esce dal suo rivestimento protettivo nel duodeno e risale i dotti biliari dove si insedia. La

maturazione ad adulti sessualmente maturi impiega circa 1 mese. I vermi adulti possono sopravvivere nell'ospite vertebrato

fino a 20­25 anni.

Clonorchis sinensis è un parassita comune in cani, gatti e Uomo (si tratta, dunque, di una zoonosi) nella Regione Orientale;

è particolarmente comune in Cina, da cui il nome specifico (sinensis = cinese), ma è frequente anche in Corea e Giappone:

se ne stimano circa 25 milioni di casi umani. Opistorchis felineus ha invece una distribuzione più occidentale (Europa

centrale, meridionale e orientale, soprattutto), dove infesta circa un milione di persone; l’ O.viverrini infesta circa 7 milioni di

persone in Tailandia. L'infestazione umana è ovviamente legata all'abitudine al consumo di pesce d'acqua dolce crudo,

salato, affumicato o in salamoia, particolarmente diffuso proprio in quelle popolazioni orientali, dove spesso diviene una

malattia sociale, legata alla possibilità di apporto proteico basato solo sul consumo di pesce.

3 ITTERO. Colorazione giallastra della pelle e delle mucose causata dal deposito di pigmenti biliari presenti nel sangue in quantità

ostruttivo:

abnormi (Ittero ittero da ostruzione delle vie biliari).

OSPITE PARATÈNICO TRASPORTATORE.

o Ospite in cui la larva di un parassita può installarsi senza subire trasformazioni, in

4

attesa di giungere all'ospite successivo (di solito il definitivo).

Clonorchis sinensis e Opistorchis sono causa di distomatosi epatiche che prendono il nome rispettivamente di

Clonorchiasi e Opistorchiasi.

I parassiti causano irritazione dei dotti biliari che si dilatano e si deformano. Il fegato può diventare ipertrofico, necrotico e

molle e la funzionalità epatica può essere compromessa. Le infestazioni leggere possono dare disturbi della digestione,

dolori epigastrici, debolezza e perdita di peso. Le infestazioni più gravi possono sfociare in anemia, ipertrofia epatica,

leggera itterizia, edema , ascite e diarrea.

5 6

La diagnosi si basa sui sintomi e sul reperimento delle caratteristiche uova nelle feci.

Per quanto riguarda il trattamento della patologia, Il farmaco Praziquantel ha dato prove di essere efficace. Il controllo si

attua attraverso la prevenzione che consiste soprattutto nella cottura a fondo del pesce d'acqua dolce e nel trattamento con

molluschicidi degli allevamenti di pesce; in ogni caso le fognature vanno trattate prima che i liquami possano raggiungere

l'ambiente.

Classe Cestodi

La classe dei Cestodi comprende solo specie parassite, caratterizzate dall'assenza di tubo digerente: l'adulto,

anaerobio, vive generalmente nel tubo digerente di Vertebrati e la nutrizione avviene attraverso il tegumento, che per

aumentare la superficie di assorbimento è ripiegato in microvilli.

Il corpo, per lo più appiattito dorso­ventralmente, non metamerico e nastriforme, è detto stròbilo ed è diviso in segmenti,

le proglottidi che sono generati da un collo asegmentato che segue la testa, detta scòlice. Le proglottidi più giovani si

trovano in prossimità del collo.

Lo scolice dei cestodi parassiti dell’uomo è dotato di organi adesivi che, a seconda della specie, possono essere:

ventose circolari (generalmente presenti in numero di quattro e dotate di muscolatura radiale), botridi (due fossette

dotate di muscolatura) e/o uncini chitinosi (disposti in un rostello apicale retrattile).

Allo scolice segue un collo sottile, non segmentato, dal quale si sviluppa lo strobilo mediante formazione di sempre

nuove proglottidi. Il numero delle proglottidi varia molto a seconda della specie: da tre in Echinococcus granulosus a più

di tre mila in Diphyllobothrium latum, e di conseguenza la lunghezza dello strobilo può variare da 1 m a una decina di

metri.

La proglottide, dotata di fasci muscolari, è riempita da un tessuto spugnoso (parènchima) in cui sono immersi gli organi.

L'apparato escretore è costituito da protonefridi che iniziano con cellule a fiamma e che continuano con canali che

decorrono ai lati delle proglottidi per tutto lo strobilo e che sfociano all'altezza dell'ultima proglottide; i due canali laterali

in genere sono uniti da connessioni trasversali.

ÈDEMA: infiltrazione di liquidi in vari tessuti, soprattutto in quello connettivo.

5 ASCÌTE: raccolta di liquido sieroso nella cavità peritoneale

6

Il sistema nervoso segue grosso modo lo stesso schema del sistema escretore.

I Cestodi sono in genere ermafroditi ed i loro organi genitali maschili e femminili sono ripetuti una o due volte in ogni

proglottide matura.

Spesso i Cestodi sono proterandrici, ovvero la parte maschile della proglottide matura prima della parte femminile e

feconda le proglottidi più anziane che sono più a valle rispetto allo scolice.

La funzione più sviluppata nei Cestodi è la produzione di uova che avviene indipendentemente in ogni segmento maturo

dello strobilo.

Le uova sono esolecitiche, cioè constano di una cellula uovo e di varie cellule vitelline che forniscono il nutrimento

all’embrione. Quest’ultimo è circondato da una membrana detta “embrioforo” la quale a sua volta è ricoperta dal guscio.

Nei cestodi pseudofillidei, dotati di un poro uterino, l’ovoposizione ha luogo contemporaneamente da centinaia di

proglottidi; le uova sono simili a quelle dei trematodi, ovali e opercolate; sono espulse immature e schiudono dopo uno

stato di sviluppo trascorso in acqua.

Invece nei cestodi ciclofillidei l’utero è cieco e le uova si accumulano dilatandolo in modo caratteristico per ogni specie,

fino a riempire tutta la proglottide gravida; le uova di questi cestodi sono circondate singolarmente o a gruppi da

membrane di origine uterina. Quando la proglottide si rompe, si liberano le uova mature.

Date le dimensioni di alcune specie di Cestodi, e quindi la potenziale enorme competizione trofica intraspecifica, è

frequente il fenomeno della presenza di un solo adulto nell'intestino dell'ospite ("vermi solitari").

larva esacanta oncosfera,

Caratteristico dei cestodi è il primo stadio larvale, detto o per le tre paia di uncini di cui è

munita. L’embrioforo che ricopre la larva esacanta dei cestodi psicofillidei è ciliato e questo stadio è denominato

coracidio. Dopo un periodo di maturazione nell’acqua, il coracidio esce dall’uovo e nuota attirando l’attenzione dei primi

ospiti intermedi (piccoli crostacei) che lo ingeriscono e ne vengono parassitati.

Invece la larva esacanta dei cestodi ciclofillidei esce dall’uovo solo quando questo viene ingerito dall’ospite definitivo.

La grande maggioranza dei cestodi è eteroxena: la maggior parte ha due ospiti intermedi, oltre a eventuali ospiti

paratenici. Una larva può infestare l’ospite definitivo che lo ingerisce solo dopo aver formato il protoscolice da cui

originerà lo strobilo del cestode adulto.

Per raggiungere la maturità, le larve evolvono secondo due schemi principali, caratteristici dei cestodi pseudofillidei e

ciclofillidei.

Il coracidio dei pseudofillidei, liberatosi nell’acqua dal guscio dell’uovo, viene ingerito da un crostaceo; la larva esacanta,

procercoide.

raggiunto l’emocele, si trasforma in Quando il crostaceo è divorato dal secondo ospite intermedio, il

plerocercoide spargano,

procercoide passa dall’intestino ai muscoli e si trasforma in un o larva vermiforme non

vascolare, costituita da un proto scolice seguito da una lunga appendice. Se un vertebrato divora l’ospite precedente, il

plerocercoide si fissa alla parete dell’intestino tenue e matura iniziando a produrre proglottidi.

Tra i cestodi ciclofillidei invece, aclune specie utilizzano un artropode come ospite intermedio, altre un vertebrato. La

cistocercoide,

larva esacanta presente nell’uovo ingerito da un artropode si trasforma in una larva detta mentre la larva

cisticerco.

esacanta presente nell’uovo ingerito da un vertebrato si trasforma di norma in un I cisticerco idi constano di

una parte più larga, cava, in cui si ritrae il proto scolice, seguita da un’appendice caudale. I cisticerchi invece constano di

una vescicola piena di liquido, in cui è invaginato un proto scolice.

Nella maggior parte dei Cestodi non esiste il fenomeno della moltiplicazione larvale, comune nei Trematodi Digenei,

salvo in alcuni casi, tra i quali il più importante è quello del Ciclofillideo Echinococcus granulosus, dove una particolare

cisti idatidea

forma larvale, detta è rivestita internamente da una membrana proligena da cui originano per

gemmazione migliaia di capsule proligene, ognuna delle quali produce una dozzina di proto scolici.

I cestodi mostrano un’elevata specificità parassitaria, superiore a quella dei trematodi; vi sono tuttavia eccezioni, come

gli adulti di Diphyllobothrium latum e le forme larvali di Echinococcus.

I principali cestodi parassiti dell’uomo possono essere così classificati:

 Ordine Pseudophyllidea

Famiglia Diphyllobothriidae

Genere:

− Diphyllobothrium latum

− D. pacificum

− Spirometra

 Ordine Cyclophyllidea

Famiglia:

− Genere

Dilepididae Dipylidium

− Genere

Hymenolepididae Hymenolepis

− Genere

Taeniidae Taenia spp., Echinococcus spp.

La famiglia dei tenidi comprende alcuni platelminti agenti di importanti zoonosi. Queste tenie sono parassiti dixeni

patogeni per l’uomo allo stadio larvale (per es. Echinococcus granulosus ed Echinococcus multilocularis), allo stadio

adulto (es. Taenia saginata ) o in entrambi gli stadi (come per es. Taenia solium).

Ordine Ciclofillidei

Famiglia Taeniidae

Genere Echinococcus spp.

Il genere Echinococcus comprende quattro specie di cui l’uomo può essere accidentalmente ospite delle forme larvali.

Rivestono particolare importanza due forme:

agente eziologico dell’Echinococcosi cistica o Idatidosi nell’uomo.

Echinococcus granulosus,

1. Echinococcus granulosus è uno dei più piccoli Cestodi (lungo 3­9 mm), ed è formato dallo scolice e da sole tre

proglottidi, di cui una immatura, la centrale matura, e la terminale gravida. Lo scolice presenta quattro ventose

rotondeggianti e un rostrello armato da una doppia corona di uncini.

La proglottide matura ha un ovario reniforme e contiene 45­65 testicoli. I pori genitali, unici per ogni proglottide, si

alternano irregolarmente lungo lo strobilo e l’utero, nelle proglottidi gravide, presenta diverticoli ben sviluppati.

L’uovo tipico dei tenidi è di forma rotondeggiante con un diametro di 25­30 m e guscio spesso, striato radialmente,

che racchiude l’embrione esacanto.

idatide,

La forma larvale, denominata si sviluppa negli ospiti intermedi: è una larva cistica, ripiena di liquido

idatideo, di aspetto limpido. In generale le dimensioni della larva non superano i 5­10 cm di diametro. L’idatide ha

una struttura complessa; dall’esterno all’interno si distinguono:

− il pericistio, tessuto fibrosclerotico formato dall’ospite, che non fa parte della cisti in senso stretto;

− la membrana cuticolare, di colore biancastro, chitinosa, formata da numerose lamelle concentriche di materiale

polisaccaridico;

− la membrana germinativa, sinciziale, di pertinenza parassitaria, spessa 20­25 m, da cui originano le vescicole

proligere, ognuna delle quali contiene diversi proto scolici.

Man mano che l’idatide si accresce, nuove vescicole proligere si formano dalla membrana germinativa mentre

quelle formatisi in precedenza tendono a staccarsi e raccogliersi sul fondo della cisti formando la sabbia idatidea.

Oltre alle vescicole proligere, si possono osservare proto scolici liberi e uncini distaccati da scolici morti. È possibile

la formazione di idatidi figlie all’interno della cisti principale.

L’adulto di Echinococcus granulosus è situato nell’intestino tenue dell’ospite definitivo, ovvero cane e altri Canidi, sia

domestici che selvatici.

La proglottide gravida rilascia uova che raggiungono l'esterno con le feci del Canide e contaminano l'ambiente, in

modo particolare i vegetali. Dopo l'ingestione da parte di animali adatti, per lo più erbivori, (normalmente pecore,

capre, maiali, bovini, equini, che fungono da ospiti intermedi), le uova schiudono e liberano l'oncosfera (larva

esacanta) che attraversa la parete intestinale e migra attraverso la circolazione sanguigna fino a raggiungere vari

organi, specialmente fegato e polmoni, ma può proseguire potendo giungere in qualsiasi localizzazione, incluse le

cavità delle ossa ed il cervello. In questi organi l'oncosfera si sviluppa fino a diventare una cisti ripiena di liquido

prodotto del parassita (liquido idatidèo) che gradualmente si ingrandisce, producendo al suo interno cisti figlie che

contengono molti protoscolici invaginati; questi sono anche prodotti a migliaia dalla parete interna germinativa e

possono rimanere adesi alla parete stessa o staccarsene e cadere al fondo della cisti formando la cosiddetta sabbia

idatidèa; cisti figlie e protoscolici riempiono col tempo tutto l’interno della cisti madre.

L’ospite definitivo si infesta ingerendo gli organi parassitati dell’ospite intermedio. Dopo l'ingestione i protoscolici si

svaginano, si attaccano alla mucosa intestinale del Canide e si sviluppano in 30­80 giorni in Cestodi adulti.

La via più frequente di infestazione nell’uomo è l’ingestione accidentale di verdure consumate crude o poco lavate

contaminate da uova del parassita. L’infestazione è possibile anche a seguito di stretti contatti con cani parassitati: è

possibile contrarre l’infezione portandosi le mani alla bocca dopo aver accarezzato o giocato con l’animale.

Nell'uomo le cisti si localizzano nel 65% dei casi a livello epatico, nel 25% dei casi a livello polmonare e nel 10% dei

casi a livello splenico renale, cardiaco, oculare, muscolare ed encefalico. Le cisti sono tipicamente sferiche e

uniloculari, singole nel 70% dei casi, multiple nel restante 30%.

L’echinococcosi cistica è una zoonosi la cui distribuzione geografica è per ovvi motivi fortemente influenzata dalla

pastorizia. Si stima che il numero di casi a livello mondiale sia circa 300.000 (0.1%), con una maggiore incidenza

nelle zone in cui le popolazioni siano dedite alla pastorizia e all’allevamento del bestiame: bacino del Mediterraneo,

Balcani, Medio Oriente, Nord Africa, Africa Orientale, parte del Sud America, Asia Centrale, Mongolia, Cina E

Tibet .

In Italia questa parassitosi è considerata endemica, con circa 1,3 casi ogni centomila abitanti. Più colpita è l'Italia

meridionale e insulare.

I sintomi, paragonabili a quelli da un tumore a crescita lenta, dipendono dalla localizzazione della cisti idatidèa. Ad

esempio le cisti epatiche possono causare ittero ostruttivo, quelle polmonari possono causare ascessi , quelle

7

cerebrali possono provocare aumento della pressione endocranica, epilessia e a volte morte. In caso di rottura della

cisti il liquido idatideo può causare shock anafilattico e un’infestazione generalizzata gravissima, dato che ciascun

8

protoscolice può formare una nuova cisti.

Sintomi clinici simili a quelli di un tumore solido accompagnati da eosinofilia possono aiutare nella diagnosi. Le cisti

polmonari e quelle calcificate possono essere visualizzate con i raggi X; anche altra diagnostica per immagini è oggi

comunemente usata (TAC, RMN, ecografia). L'accertamento diagnostico di laboratorio si avvale invece di approcci

diretti ed indiretti. I metodi diretti consistono nella ricerca dei protoscolici, mediante aspirazione del liquido cistico.

Questo metodo comporta, tuttavia, dei potenziali rischi per il paziente: il liquido cistico è infatti fortemente

allergenico; inoltre, la fuoriuscita del liquido più determinare la disseminazione dei protoscolici con conseguente

echinococcosi diffusa (cisti figlie in altri distretti). Per questi motivi il liquido è analizzato solo a seguito

dell'asportazione chirurgica della cisti. Metodi indiretti si avvalgono della sierodiagnosi, che impiega anche liquido

idatideo puro non trattato: si applicano quindi test di conferma tesi a ricercare anticorpi usando antigeni specifici e

purificati (antigene B).

Il trattamento consiste principalmente nella rimozione chirurgica della cisti, preceduta dalla sterilizzazione del suo

interno con iniezione di formalina al 10% e svuotamento dal liquido idatideo.

La prevenzione consiste nell'evitare il contatto con i cani parassitati, che vanno comunque curati e guariti. Il

controllo è effettuato nei mattatoi, dove gli organi interni di ovini infestati da cisti idatidee vengono distrutti con

incenerimento. A livello sociale grande attenzione deve essere rivolta all’informazione, per evitare la mattazione

7 ASCESSO: raccolta di pus in una cavità formatasi all'interno di un tessuto per distruzione necrotica limitata alla zona colpita.

8 ANAFILASSI: stato di un essere vivente che, sensibilizzato dall'introduzione di una sostanza nel suo organismo, è suscettibile di

reagire violentemente all'ulteriore introduzione di una nuova dose anche minima della medesima sostanza.

clandestina e l'interramento degli organi parassitati, che possono essere recuperati e ingeriti dai cani pastori o,

soprattutto, dai randagi. A livello privato, è buona norma cuocere bene il cibo fresco per cani.

agente eziologico dell’Echinococcosi alveolare o malattia idatidea

Echinococcus multilocularis,

2.

dell’uomo.

Il parassita adulto è più piccolo di E.granulosus. l’intero strobilo misura 1.2­4,5 mm, con 2­5 proglottidi. La forma

larvale è rappresentata da una cisti idatidea alveolare.

Il ciclo di vita è simile a quello di E. granulosus, salvo che gli ospiti definitivi sono in genere le volpi e gli ospiti

intermedi sono Roditori. L’ospite intermedio si infesta a seguito dell’ingestione delle uova (oncosfere) e lo stadio

larvale si sviluppa soprattutto nel fegato. La cisti, multiloculare, di piccole dimensioni, è caratterizzata da una

crescita diffusa, multicistica, con una matrice gelatinosa all’interno della quale si formano numerosi scolici. La

crescita è invasiva a livello locale e può dare metastasi sistemiche.

Fonti d'infestazione per l’uomo sono rappresentate da: contatto con volpi infestate (maneggiamento di pelli di volpi

contaminate), contatto con animali domestici (cane e gatto soprattutto), ingestione di alimenti (lamponi, fragole,

mirtilli, funghi) mal lavati o non lavati e acqua, contaminati da feci di volpe.

Nell’uomo le cisti alveolari, generalmente a localizzazione epatica, si accrescono molto lentamente e possono

essere presenti da molti anni prima di essere causa di sintomi. La pressione esercitata dalle cisti sul parenchima

epatico porta a necrosi e fenomeni degenerativi che, sul piano clinico, possono manifestarsi con un quadro di

cirrosi.

Il parassita è diffuso soprattutto nell’emisfero nord: nord, est e centro Europa, Nord America, alcune aree del Medio

Oriente, India, Giappone e Cina.

La rapida diffusione sistematica delle metastasi esclude l’asportazione chirurgica. La sola terapia possibile è

rappresentata dal trattamento con antielmintici quale l’albendazolo. Il controllo delle infestazioni da E. multilocularis

non è praticabile data l’esistenza di un serbatoio esclusivamente selvatico. I frutti di bosco e i funghi devono essere

accuratamente lavati prima di essere consumati crudi.

Genere Taenia

Taenia saginata è responsabile di Teniasi o Teniosi umana. L'adulto è lungo in media 4­10 metri e largo 12 mm. Lo

scolice è dotato di quattro ventose ma manca di uncino o rostrello. Lo strobilo è composto da 1000­2000 proglottidi di 18

x 6 mm ciascuna. Le proglottidi mature contengono circa 800­1000 testicoli e un ovaio bilobato. Le proglottidi gravide

sono caratterizzate da un utero ramificato (15­ 30 rami laterali). Ogni proglottide gravida può contenere 80.000­100.000

uova. Un’importante caratteristica di T. saginata è che le proglottidi gravide abbandonano l’ospite singolarmente o a

piccoli gruppi in quanto dotate di forti contrazioni che gli permettono anche di forzare lo sfintere anale.

Le uova subsferiche di circa 40 m di diametro sono dotate di un robusto guscio con struttura "a palizzata" detto

embrioforo o embrionoforo, e contengono una singola larva esacanta, dotata di sei uncini. Lo stadio larvale è

cisticerco meta cestode,

rappresentato dal o una vescicola piena di fluido di circa 0,5­1 cm in cui si trova invaginato un

protoscolice senza uncini né rostrello.

L'infestazione da T.saginata è una antropoparassitosi, in quanto l'Uomo è il solo ospite definitivo. Il Cestode adulto

risiede nell'intestino tenue dove si attacca con lo scolice; produce proglottidi che maturano, diventano gravide e quindi si

staccano dallo strobilo migrando attivamente verso l'ano oppure vengono espulse con le feci (circa 6 al giorno). Le uova

contenute nella proglottide gravida ne fuoriescono quando questa raggiunge l'esterno con le feci. Le uova possono

sopravvivere per mesi nell'ambiente. I bovini (ospiti intermedi) ed altri erbivori si infestano ingerendo vegetali contaminati

da uova o da intere proglottidi. Nell'intestino dell'animale le uova schiudono e rilasciano l'oncosfera o larva esacanta, la

quale, usando i suoi 6 uncini come lame, invade la parete intestinale e quindi migra attraverso la circolazione sanguigna

verso i muscoli striati, dove si trasforma in cisticerco, che può sopravvivere nell'animale anche per anni. L'Uomo si

infesta consumando carne bovina cruda o poco cotta; nell'intestino il cisticerco si sviluppa in circa 2 mesi in adulto, che

può sopravvivere per più di 10 anni.

Taenia saginata è un parassita cosmopolita, in genere con una prevalenza maggiore nei Paesi in via di sviluppo: meno

di 0.1% nella maggior parte del Nord America e fino al 10% nel Terzo Mondo, esclusa ovviamente l'India dove i bovini

non vengono usati per l’alimentazione umana. È presente in Italia anche se non vi sono dati sulla prevalenza a livello

nazionale. Focolai sono stati riscontrati in passato in Piemonte e nel Lazio; ad oggi persiste il rischio di infezione a

seguito del consumo di carni importate.

Il sintomo più frequente è dovuto alla spiacevole sensazione della fuoriuscita delle proglottidi che attivamente sforzano lo

sfintere anale. In alcuni soggetti, il passaggio delle proglottidi attraverso l’ano può indurre l’insorgenza di sintomi di

natura psicogena.

Più raramente si riscontra dolore epigastrico, nausea, costipazione o diarrea, vomito e lievi dolori addominali che

generalmente si manifestano al mattino. In altri soggetti si osserva perdita di appetito, perdita di peso, debolezza e

vertigini, mentre in altri incremento di peso, attacchi di fame associati con ipoglicemia.

L’unica diagnosi possibile è quella parassitologica che si basa sul reperimento delle proglottidi fuoriuscite attivamente o

scotch­test

con le feci, o attraverso la ricerca delle uova mediante lo nella zona perianale, o nel materiale fecale dopo

concentrazione del campione.

Le uova di Taenia saginata sono morfologicamente indistinguibili da quelle di Taenia solium (verme solitario della carne

suina), per cui la diagnosi a livello di specie è resa possibile dall’esame della struttura interna delle proglottidi. Rispetto a

quelle di T. solium, le proglottidi gravide di T. saginata sono più grandi e le ramificazioni laterali dell’utero sono in numero

maggiore (15­30 branche contro 7­12 dell’altro cestode). niclosammide praziquantel

Per quanto riguarda la terapia della teniasi, essa si avvale di o (non commercializzato in

Italia): il primo agisce a livello dei mitocondri del verme, causando la disgregazione dello scolice; il secondo agisce

determinando un rapido ingresso in Ca nel verme, con conseguente paralisi spastica e morte del verme.

2+

Per la prevenzione, questa richiede (soprattutto a livello dei mattatoi) l'accurato esame della carne di bovino (per

T.saginata) e di maiale (per T.solium) per mettere in evidenza i cisticerchi nei muscoli degli animali; a livello personale

buona norma cautelare è cuocere a fondo la carne o congelarla prima di consumarla, dato che i cisticerchi non

sopravvivono a temperature superiori a 50°C o inferiori a 10°C.

è l’agente eziologico della Teniosi intestinale o Cisticercosi umana. L'adulto di Taenia solium è

Taenia solium

leggermente più piccolo di T.saginata (2­7 metri), composto da circa 1000 proglottidi, meno capaci di movimenti

autonomi, di 5x10 mm con 7­12 ramificazioni uterine. Lo scolice è dotato di quattro ventose e di un rostrello munito di 22­

32 uncini disposti su due cerchi. Il collo è lungo 0,5 mm; a esso seguono le proglottidi immature, più larghe che lunghe,

poi quelle mature e nella seconda metà le proglottidi gravide, più lunghe che larghe.

Nelle proglottidi gravide, l’utero è dotato di 7­16 diramazioni, in media 9 principali a loro volta ramificate uno o due volte.

Si distinguono facilmente da quelle di T. saginata che sono più lunghe e l’utero è dotato di 18­30 ramificazioni principali.

Le proglottidi mature contengono 375­575 testicoli

Le uova, di 35 m di diametro, non sono distinguibili da quelle di T.saginata: ogni proglottide può contenerne fino a

50.000.

La forma larvale, il cisticerco, misura circa 10x5 mm, ed è biancastro con una macchia più scura in corrispondenza del

protoscolice; può essere confuso con un globulo di grasso, sebbene sia di forma più regolare.

Il ciclo di vita di Taenia solium è simile a quello di T.saginata. L'uomo è l'ospite definitivo, mentre i suini sono gli ospiti

intermedi usuali, nei quali i cisticerchi possono svilupparsi non solo nei muscoli striati ma anche in altri organi quali

fegato, cervello, ecc. Sfortunatamente, la specificità parassitaria di questo Cestode per l'ospite intermedio è minore che

nel caso di T.saginata, dato che da ospite intermedio può fungere anche l'Uomo.

Come “ospite definitivo” l'Uomo s’infesta consumando carne di maiale cruda o poco cotta infestata dai protoscolici,

mentre come “ospite intermedio” ingerendo, ad esempio, cibi contaminati da feci umane o verdura contaminata da uova:

queste schiudono nell'intestino liberando la larva esacanta che, attraversata la mucosa intestinale, via circolazione

sanguigna raggiunge muscoli e vari organi dove si sviluppa il cisticerco.

La cisticercosi si può contrarre anche per autoinfestazione.

La frequenza di infestazioni da Taenia solium varia ovviamente in funzione del consumo della carne di maiale: nei Paesi

Islamizzati è praticamente assente mentre in America centrale e meridionale è relativamente frequente, come anche in

India.

In Italia attualmente i casi sono pochissimi, mentre alcuni anni fa erano molto più numerosi, soprattutto al sud ed erano

per lo più legati alla macellazione clandestina di maiali. Le infestazioni leggere possono essere asintomatiche, mentre

quelle più pesanti possono produrre dolori addominali ed epigastrici, vomito, diarrea, perdita di peso e sintomi

neurologici. Anche le uova di T.solium possono infestare l'Uomo e causare la Cisticercosi Umana, ovvero la presenza

delle larve incistate nei polmoni, fegato, muscoli, occhi e cervello, che possono procurare gravi danni (cecità, disordini

neurologici, ecc.).

La diagnosi si basa sul reperimento delle uova o delle proglottidi nelle feci o nella zona perianale. La cisticercosi è

confermata dalla presenza di anticorpi anticisticerco e da diagnostica per immagini (TAC, Ecografia, Risonanza

Magnetica Nucleare, ecc).

Il farmaco d'elezione è il Praziquantel, ma anche l'Albendazolo è efficace nel trattamento della cisticercosi. Naturalmente

per essere sicuri di aver eliminato il parassita adulto è necessario assicurarsi di aver eliminato lo scolice con il collo

germinativo.

Per la prevenzione, questa richiede (soprattutto a livello dei mattatoi) l'accurato esame della carne di bovino (per

T.saginata) e di maiale (per T.solium) per mettere in evidenza i cisticerchi nei muscoli degli animali; a livello personale

buona norma cautelare è cuocere a fondo la carne o congelarla prima di consumarla, dato che i cisticerchi non

sopravvivono a temperature superiori a 50°C o inferiori a 10°C.

Ordine Pseudofillidei

Famiglia Difillobotridi

Genere Diphyllobothrium spp.

Specie Diphyllobothrium latum

Diphyllobothrium latum, detto anche è il più grande Cestode reperibile nell'uomo, con uno strobilo le cui

Botriocefalo

dimensioni vanno da 3 a 10 metri di lunghezza, con più di 3000 proglottidi. Lo scolice è a forma di spatola, e misura da 1

a 5 mm;è provvisto di due “botrii”(solchi allungati) generalmente ben sviluppati.

Le proglottidi contengono una sola serie di organi riproduttivi localizzati al centro del segmento. L’utero è costituito da

una struttura tubulare più volte ripiegata e si apre all’esterno attraverso il “poro uterino” posto al centro, sulla faccia

ventrale della proglottide a al di sotto del poro genitale.

Le proglottidi mature sono più larghe che lunghe, caratteristica riflessa dal nome specifico del Cestode (latum = largo). I

testicoli e il vitellogeno sono formati da più follicoli sparsi per l’intera proglottide; l’ovaio è costituito da un paio di lobi

arrotondati o più o meno allungati.

Caratteristica del D. latum e, più in generale, dei cestodi della famiglia dei Difillobotridi è la modalità di disseminazione

delle uova nell’ambiente esterno; infatti le proglottidi gravide non vengono rilasciate dallo strobilo e le uova opercolate

vengono emesse direttamente attraverso il poro uterino in maniera più o meno continua. Al momento della loro

eliminazione le uova misurano 30x50 m e sono di colore bruno dorato; racchiudono un embrione immaturo, che per

svilupparsi necessita di un ambiente acquatico, e un sincizio vitellino.

Il ciclo di vita di Diphyllobothrium latum è eteroxeno (indiretto), e più precisamente è “trixeno”, dato che ha bisogno di tre

ospiti per completarsi. L'adulto del Cestode è situato nell'intestino tenue dove si attacca con le botrie alla mucosa. Può

9

giungere fino a 12 metri di lunghezza, con più di 3000 proglottidi. Le uova immature vengono deposte dalle proglottidi

(fino ad un milione al giorno per verme) e raggiungono l'ambiente esterno con le feci. In condizioni adatte l'uovo matura

in 11­15 giorni, da cui fuoriesce una oncosfera che si sviluppa in un coracidio ciliato. Questo, dopo essere stato ingerito

da un appropriato crostaceo d'acqua dolce (Copepode, ad es. Cyclops ­ primo ospite intermedio) si sviluppa in una larva

9 BOTRIE. Funzionano come labbra muscolose che "pizzicano" saldamente la mucosa intestinale.

procercoide. Quando il Copepode infestato viene ingerito da un appropriato pesce d'acqua dolce (secondo ospite

larva

intermedio), la larva procercoide migra dall'intestino del pesce fino ad i suoi muscoli dove si trasforma in una

plerocercoide spàrgano,

(o che misura 15 x 2 mm). Qualora il pesce venga ingerito da un pesce più grande, lo

spargano può installarsi nei muscoli del pesce predatore, che diviene così un ospite paratenico di D.latum.

Quando un mammifero carnivoro (Canide, Felino, orso, ecc: la specificità parassitaria a livello di ospite definitivo è molto

bassa) ingerisce il pesce infestato dallo spargano, questo, nell'intestino del mammifero, si attacca con le botrie alla

mucosa intestinale e inizia a produrre le proglottidi. L'uomo può acquisire l'infestazione consumando pesce infestato

crudo o poco cotto.

Le uova del Cestode cominciano ad apparire nelle feci 5­6 settimane dopo l'infestazione.

La Botriocefalósi (che è una tipica zoonosi) è distribuita in tutte le zone subartiche e temperate, dovunque si consumi

pesce d'acqua dolce crudo o poco cotto. È frequente in particolare nell'emisfero boreale (ad es. nei Paesi Scandinavi,

Finlandia, Russia, Alaska, Canada, ecc). In Italia era abbastanza frequente, soprattutto nella zona dei grandi laghi del

nord (Maggiore, di Como, d'Iseo, di Garda). Da segnalare che, contrariamente alle Tenie, il Botriocèfalo non è un "verme

solitario", dato che l'ospite definitivo ne può albergare nel proprio intestino decine di adulti per molti anni.

Le infestazioni umane da D. latum sono generalmente sostenute da un solo esemplare che si fissa alla mucosa dell'ileo

e più raramente a quella del digiuno. Il parassita raramente può causare ostruzione intestinale. I sintomi clinici possono

essere variabili, da quasi assenti a molto leggeri o gravi, in funzione del numero di vermi presenti nell'intestino. La

sintomatologia si manifesta 1­3 settimane dall'ingestione del pesce infestato ed è caratterizzata da disturbi nervosi,

acuto senso di fame, perdita di appetito, anoressia, nausea, vomito, diarrea alternata a stipsi, dolori addominali, perdita

di peso, debolezza e anemia. La variabilità nella sintomatologia è stata imputata all'assorbimento di tossine secrete dal

parassita o prodotti formatisi in seguito alla degenerazione di proglottidi o a causa dell'irritazione della mucosa

intestinale dovuta al parassita stesso. La complicazione più grave in corso di diphyllobotriosi è un’anemia

megaloblastica che viene diagnosticata nel 2% dei pazienti. L'anemia è generalmente osservata nei casi in cui cestode

si impianta a livello di digiuno ed entra in competizione con l'ospite per quanto riguarda l'assorbimento della vitamina B .

12

La sintomatologia nei soggetti affetti è quella di un'anemia perniciosa ed è caratterizzata da ittero, febbre, edemi,

emorragie, debolezza.

La diagnosi è basata sul reperimento nelle feci delle tipiche uova o di proglottidi vuote, in genere in nastri composti da

alcune unità. Non è possibile nella maggior parte dei casi una diagnosi posta su base clinica, ma possono risultare

molto utili le informazioni anamnestiche, quali la residenza in una area geografica considerata endemica o il consumo di

pesce crudo, soprattutto se delle specie incriminate. Il sospetto diagnostico deve essere indirizzato verso un’infestazione

da Botriocefalo nel caso si riscontri un’anemia megaloblastica.

I farmaci d'elezione sono il Praziquantel e la Niclosamide.

Dato il ciclo di vita, appare ovvio che allevamenti di pesci d'acqua dolce non devono entrare in contatto con impianti

fognari. Dal punto di vista della prevenzione di questa parassitosi è ritenuta efficace la cottura del pesce, e il

congelamento a ­18°C per almeno 24 ore o ­10°C per almeno 72 ore; allo stesso modo, la conservazione sottaceto o in

salamoia si ritiene efficace per l’uccisione degli spargani.

Phylum Nemathelminthes

Classe Nematoda

Nematodi

I comprendono alcune centinaia di migliaia di specie, sia a vita libera che parassite di animali o di piante. I

nematodi a vita libera sono incolori e trasparenti e hanno dimensioni dell’ordine di un mm o meno; i nematodi parassiti

sono biancastri o sono generalmente più grandi, da pochi mm fino al metro di lunghezza.

La maggioranza delle specie è ovipara, una minoranza è ovovivipara.

Sono metazoi invertebrati di forma cilindrica (spesso con estremità assottigliate), non segmentati (ovvero non

cavità celomatica)

metamerici), dotati di una cavità corporea (pseudocele o non rivestita di epitelio (quindi non di

origine mesodermica) e di un intestino completo.

Il corpo è coperto da una cuticola incolore, talvolta translucida(spesso dotata di striature o solchi o altre ornamentazioni),

secreta da un ipoderma non cellulare; la cuticola consiste di uno strato sottile, eccetto che per quattro corde ispessite

che decorrono lungo tutta la parte interna del corpo: due corde laterali ospitano i canali escretori, una corda dorsale e

una ventrale alloggia i nervi.

La cuticola assolve a numerose funzioni: funge da barriera protettiva, regola gli scambi gassosi e serve da esoscheletro

per l’attacco dei muscoli.

Le “cellule muscolari”, orientate longitudinalmente, sono collocate tra l’ipoderma e la cavità celomatica e si prolungano

fino a collegarsi direttamente con i cordoni nervosi. La forma e la rigidità del corpo sono mantenuti dalla pressione dei

fluidi presenti nella cavità celomatica. Il movimento è conseguente alla contrazione delle cellule muscolari che si

allungano nuovamente solo grazie alle proprietà elastiche della cuticola.

L’apparato digerente è un canale rettilineo e in base all’origine embriologica può essere suddiviso in tre parti:

Stomodeo

, che comprende la bocca e l’esofago;

a) Mesenteron o intestino medio;

b) Proctodeo o intestino posteriore.

c)

L’”apparato boccale” è costituito da una semplice apertura, circondata da due o tre labbra, che comunicano direttamente

con l’esofago. In alcuni casi è di grandi dimensioni con una capsula boccale formata dalla cuticola e talvolta, come nel

caso degli anchilostomi, fornita di denti o di lamine taglienti. Il parassita per alimentarsi ingloba parte della mucosa nella

capsula boccale, inducendone la lisi per l’azione degli enzimi secreti dalle ghiandole poste in prossimità della capsula.

I parassiti con capsula boccale ridotta, come i tricostrongiligi, o con un’apertura boccale semplice, come gli ascaridi, si

alimentano generalmente di fluidi mucosali, di detriti cellulari e di materiale digerito dall’ospite mentre altri, quali gli

ossiuridi, sembrano utilizzare il materiale di scarto presente nelle parti terminali dell’intestino.

I parassiti che vivono nel torrente circolatorio o negli spazi tissutali, come i filaridi, si alimento unicamente di fluidi

organici.

L’”esofago” è generalmente muscolare e incanala l’alimento verso l’intestino. La morfologia è varia e rappresenta un

carattere diagnostico. Può essere filiforme (strongiloide) semplice e leggermente allargato nella parte posteriore, come

nei nematodi borsati (ad es. Ancylostomidae); a forma di bulbo, con un evidente ingrossamento posteriore, come negli

ascaridi o a oppio bulbo (rabditoide), come negli ossiuridi. In alcuni gruppi l’esofago è costituito solo in parte da tessuto

muscolare, come nel caso dei filaroidi e degli spiruridi, dove l’esofago è costituito da una parte muscolare anteriore e da

una parte ghiandolare posteriore (esofago muscolo­ghiandolare).

L’esofago dei trichuridi ha auna forma filiforme e passa attraverso una singola colonna di cellule, detta sticosoma.

L’intestino è costituito da un tubo il cui lume è racchiuso da un singolo strato di cellule o da un sincizio. Sulla superficie

interna sono presenti microvilli che aumentano la capacità assorbente delle cellule. Nelle femmine l’intestino termina con

un’apertura anale mentre nei maschi è presente una cloaca dove sboccano i deferenti e da cui possono sporgere gli

spicoli copulatori.

Il sistema escretore consiste di due tubuli longitudinali non dotati di cellule a fiamma che filtrano i cataboliti e li espellono

attraverso un poro escretore situato nell'area esofagea.

Il sistema nervoso è formato da un anello circumesofageo ed un anello perianale da cui si estendono fibre nervose

anteriormente e posteriomente; i due anelli sono connessi da cordoni nervosi longitudinali. I Nematodi sono dotati di

organi di senso rappresentati da due chemorecettori, detti “anfidi”, posti nella regione cefalica e da due altri posti dietro

l’apertura anale detti e “fasmidi”. Sono inoltre presenti papille tattili, labiali, cervicali e, nei maschi, genitali.

L'apparato riproduttore maschile consiste di un testicolo filamentoso seguito da una vescicola seminale ed un dotto

eiaculatore che terminano in una cloaca; in molte specie esistono uno o due “spicoli” che hanno la funzione di organi

copulatori e strutture a campana (“borsa”) o papille usati durante l'accoppiamento. Gli sono organi

spicoli

chitinosi,generalmente in numero di due, che vengono introdotti durante la copula nell’apertura genitale della femmina. Il

è una piccola struttura chitinosa che agisce da guida nei confronti degli spicoli.Sia gli spicoli che il

gubernaculum

gubernaculum possono rappresentare importanti caratteri identificativi.

L'apparato riproduttore femminile è composto da un ovaio (a volte due)filamentoso al quale seguono da 1 a 4 uteri che

terminano all'esterno con una vagina e una vulva situata anteriormente. La vulva può essere munita di un’espansione

cuticolare sopravulvare detta “flap”. Le femmine dei nematodi proterodelfi hanno gli ovai localizzati davanti la vulva; i

nematodi opostodelfi li hanno in posizione posteriore (as es, Trichinella spp.)mentre quelli anfidelfi hanno un ovario

anteriore e uno posteriore.

La fecondazione è interna: nella fase di copula. Con i due sessi strettamente connessi, lo sperma ameboide viene

trasferito dalla cloaca del maschio all’utero della femmina.

I nematodi sono inoltre contraddistinti da uno spiccato dimorfismo sessuale e i maschi sono generalmente di dimensioni

più ridotte delle femmine.

La cuticola può essere modificata per formare diverse strutture, di cui le più importanti sono:

− La corona formata da una fila di papille che circondano il bordo della capsula boccale esternamente o nella

parte interna. Si suppone possano intervenire a fissare la mucosa nella giusta posizione durante l’assunzione di

alimento da parte del parassita oppure impedire l’introduzione di materiale estraneo nella capsula boccale quando il

parassita si sia staccato dalla mucosa.

− Le papille cervicali e caudali hanno forma di processi spinosi o digitiformi; la loro funzione può essere

sensoriale o di supporto.

− Le ali cervicali e caudali sono espansioni appiattite dalla cuticola nella regione esofagea e caudale.

− Le vescicole cervicali e caudali sono ingrossamenti della cuticola attorno all’apertura boccale e alla regione

dell’esofago.

− La borsa copulatoria ,che trattiene la femmina durante la copula, deriva da un’ulteriore espansioni delle ali

caudali. È formata da due lobi ventrali e da uno dorsale più piccolo; rappresenta un importante carattere identificativo

per alcuni nematodi.

Le femmine producono uova (ovipare) o embrioni/larve che schiudono da uova maturate negli uteri (ovovivipare). Lo

sviluppo è caratterizzato da una serie di mute con perdita della cuticola. L’intero ciclo vitale conta quattro mute e cinque

stadi larvali, indicati come L , L , L , L e L : quest’ultimo stadio rappresenta il pre­adulto, non ancora sessualmente

1 2 3 4 5

maturo. definitivo,

Nei nematodi la trasmissione dell’infestazione dall’ospite dove il parassita raggiunge lo stadio adulto e si

riproduce, a un nuovo ospite si verifica raramente per contatto diretto. Parte dello sviluppo si compie nell’ambiente

ospiti intermedi,

esterno o in altri ospiti, definiti come dove si sviluppano uno o più stadi intermedi del parassita. Per

ospite paratenico si intende, invece, un ospite dove stadi larvali del parassita possono sopravvivere senza proseguire il

ciclo diretto,

loro sviluppo. Nel caso che il sia ossia non preveda la presenza di uno o più ospiti intermedi, dopo la

schiusa dell’uovo seguono due mute (L L L ) e l’infestazione dell’ospite definitivo avviene in generale per l’ingestione

1 2 3

delle larve L (“larve infestanti”).

3

In alcuni casi le larve infestanti possono penetrare attivamente nell’ospite attraverso la cute, come nel caso degli

anchilostomi o l’infestazione può essere dovuta all’ingestione dell’uovo che contiene la forma infestante, ad esempio, nel

caso degli ascaridi.

ciclo indiretto,

Nel le prime due mute si verificano in un ospite intermedio (ad es. nei culicidi, ospiti intermedi dei filaridi)

e l’ospite definitivo si infesta ingerendo l’ospite intermedio o, quando gli ospiti intermedi siano artropodi ematofagi, per

contaminazione delle micro ferite dovute al morso/puntura dell’artropode con le larve infestanti. Dopo l’infestazione altre

due mute sono necessarie per lo sviluppo della larva L

5.

Con lo sviluppo del parassita adulto e la fase di riproduzione, inizia un nuovo ciclo vitale. Fanno eccezione i nematodi

del genere Trichinella il cui stadio infestante sono le larve L presenti nelle cellule muscolari di un ospite vertebrato.

1

Le uova dei nematodi differiscono per forma e misura e per la struttura del guscio, che può essere liscio, rugoso o

mammellonato. Il guscio è formato da tre strati di diverso spessore:

Lo strato più interno, sottile, è costituito da componenti lipidiche ed è impermeabile;

1. Lo strato intermedio, duro e chitinoso, conferisce rigidità all’uovo ed è spesso di colore giallastro;

2. Lo strato esterno è proteico e in alcuni parassiti, come gli ascaridi, è particolarmente spesso e resistente,

3.

caratteristiche importanti per la sopravvivenza dell’embrione nell’ambiente esterno.

A seconda della specie, le uova possono schiudersi nell’ambiente esterno o dopo essere state ingerite da un ospite.

Nell’ambiente esterno la schiusa è controllata in parte da fattori quali temperatura e umidità e in parte dalla stessa

10 11

larva. Lo strato interno si rompe sotto l’azione degli enzimi prodotti dalla larva e dai suoi movimenti. A questo punto la

larva è in grado di assumere acqua dall’ambiente esterno, si accresce ed induce la rottura degli altri strati, fuoriuscendo

dall’uovo. Nel caso in cui le uova larvate sono la forma infestante, è l’ospite che fornisce alla larva gli opportuni stimoli

per la schiusa. Gli stimoli sono specie­specifici ed è importante che la schiusa avvenga in aree appropriate dell’intestino.

I nematodi sono suddivisi in due sottoclassi, Adenophorea e Secernetea, le quali si distinguono per l’assenza (nei primi)

o presenza (nei secondi) dei fasmidi e per la natura del sistema escretore. Una differenza biologica fondamentale è che

negli Adenophorea la larva infestante è la larva al primo stadio (L ), mentre nei Secernentea la larva infestante è la larva

1

al terzo stadio (L ).

3

 Sottoclasse Adenophorea

Ordine Enoplida

Famiglia:

− Trichuridae GENERI Trichuris e Capillaria

− Trichinellidae GENERE Trichinella

− Dioctophymatide GENERE Dioctophyma

 Sottoclasse Secernentea

Ordine:

− Famiglia Genere

Rhabditida Strongyloididae Strongyloides

− Famiglia Genere

Strongylida Chabertiidae Oesophagostomum

Generi e

Ancylostomatidae Ancylostoma Necator

Genere

Trichostrongylidae Trichostrongylus

Genere

Angiostrongylidae Angiostrongylinus

− Famiglia Generi e

Ascarida Ascarididae Ascaris Toxocara

Generi e

Anisakidae Anisakis Pseudoterranova

− Famiglia Genere

Oxyuridae Oxyuridae Enterobius

− Famiglia Genere

Spirurida Gnathostomatidae Gnathostoma

Genere

Dracunculidae Dracunculus

Generi

Onchocercidae Wuchereria

Brugia

Mansonella

Onchocerca

Loa

Dirofilaria

La temperatura ottimale che consente il più rapido sviluppo della maggior parte delle larve è compresa tra i 18° e i 26°.

10 L’umidità relativa (UR) ottimale è 100% anche se qualche larva si può sviluppare al di sotto dell’80% di UR. Va notato che anche

11

nelle stagioni secche, caratterizzate da umidità ambientale bassa, il microclima nelle feci o al suolo può essere sufficiente per

consentire lo sviluppo delle larve.

Il termine che non ha alcun significato tassonomico, indica gli elminti le cui uova, una volta espulse

GEOELMINTI,

dall’ospite con le feci, necessitano di un periodo di maturazione nel terreno prima di poter infestare un nuovo ospite

Appartengono a questo gruppo il triocefalo Trichuris trichiura ,detto anche verme “a frusta”; l’ascaride Ascaris

lumbricoides o verme “rotondo”; due anchilostomi Ancylostoma duodenale e Necator americanus, denominati anche

vermi “ad uncino”.

Questi parassiti assieme a Enterobius vermicularis costituiscono i principali Nematodi intestinali importanti per l'uomo.

Salvo che nel caso di Enterobius vermicularis tutte le altre infestazioni sono anche denominate Geoelmintìasi, dato che

la dispersione nell'ambiente delle feci umane ha un ruolo fondamentale nella trasmissione di questi Nematodi: in questi

casi pertanto le buone condizioni socio­economiche ed igienico­ sanitarie del territorio e della popolazione umana sono

fondamentali per evitare che queste parassitosi divengano endemiche.

Sottoclasse Adenophorea

Ordine Enoplida

Famiglia Trichuridae

Genere Trichuris

Specie Trichuris trichiura

Il verme adulto di Trichuris trichiura, il triocefalo, è composto da una parte cefalica, filiforme, che contiene soltanto lo

stico soma, e da una parte caudale più grossa che contiene l’apparato genitale e l’intestino: questa forma ha fatto sì che

il nome volgare attribuito a questo Nematode sia "verme a frusta".

L’esofago ha una forma filiforme e passa attraverso una singola colonna di cellule, detta stico soma, un tubo capillare

circondato da cellule ghiandolari (sticociti), che formano una singola colonna continua, dall’estremità posteriore del breve

ed esile esofago muscolare all’estremità anteriore dell’intestino.

L’apparato buccale, privo di labbra, presenta all’apice una struttura allungata, simile ad uno stiletto, che favorisce la

penetrazione del parassita nella mucosa del grosso intestino.

La femmina, più lunga del maschio (lunga circa 35­50 mm), presenta la vulva a livello della giunzione esofago­intestino

ed un singolo apparato riproduttore. Essa depone ogni giorno da due mila a dieci mila uova bruna, a forma di limoncino

e dotate di caratteristici noduli rifrangenti alle estremità.

Il maschio, lungo 30­45 mm, presenta l’estremità caudale ventralmente a spirale ed è provvisto di un singolo apparato

riproduttore ed un unico spiculo, fornito di guaina, lungo 8­11 mm.

Il ciclo di vita è diretto. I vermi adulti (lunghi circa 4 cm) vivono nel cieco e nel colon ascendente. L'infestazione avviene

dopo delle uova embrionate con acqua, cibi o toccando le labbra o la bocca con le mani sporche. La larva schiude nel

piccolo intestino e penetra nei villi intestinali (dove rimane per 3­10 giorni). Maturate ad adulti si trasferiscono verso il

cieco dove inseriscono la parte anteriore sottile del corpo nella mucosa intestinale. Le femmine adulte raggiungono la

maturità sessuale e cominciano a deporre uova dopo 30­90 giorni dall'infestazione e producono circa 3.000­ 10.000

uova al giorno. Possono vivere per un massimo di 5­6 anni. Le uova che raggiungono l'ambiente esterno con le feci

dell'ospite sviluppano l'embrione nel terreno umido in 2­3 settimane. Le uova di Trichuris sono meno resistenti

all'essiccamento, al calore e al freddo delle uova di Ascaris. L'embrione nelle uova muore per essiccamento a 37°C in

circa 15 minuti. Le temperature letali per l'embrione sono +50°C e ­10°C.

La Tricuriasi è diffusa nelle zone temperate e tropicali umide, e conta circa 500­700 milioni di casi. I soggetti più colpiti

sono di solito i bambini. In ogni caso la Tricuriasi è più frequente dove le condizioni igienico­sanitarie sono più carenti.

I sintomi sono largamente dipendenti dalla densità parassitaria: meno di 10 vermi possono passare inosservati;

infestazioni più massicce (frequenti specialmente nei bambini) sono caratterizzate da dolore addominale e diarrea

profusa cronica, spesso ricca di muco e sangue. Infestazioni pesanti possono determinare anche prolasso rettale

(fuoriuscita di parte del retto dall'ano). L'infestazione può dare origine a malnutrizione, perdita di peso e, nei casi più

gravi, anche morte.

La diagnosi si basa sulla sintomatologia e sulla presenza delle uova nelle feci (50­55 x 20­ 25 micron). In media a 50

uova per grammo di feci corrisponde la presenza di un verme adulto nell'intestino.

Il Mebendazolo è un farmaco efficace contro Trichuris. Il controllo è rivolto soprattutto ad un miglioramento delle

condizioni igienico­ sanitarie.

Sottoclasse Secernentea

Ordine Ascarida

Famiglia Ascarididae

Genere Ascaris

Specie Ascaris lumbricoides

Ascaris lumbricoides è un grosso nematode cilindrico. I maschi misurano 15­25 cm di lunghezza e 2­3 mm di diametro;

l’estremità caudale è ripiegata. Le femmine sono generalmente lunghe 20­35 cm e hanno diametro doppio rispetto ai

maschi.

Le femmine fecondate depongono 200 mila uova al giorno, quelle non fecondate meno di un terzo. Le uova presentano

variabilità dimensionale e morfologica; distinguiamo:

− uova fecondate sono ovali, di 55­75 40­50 m con guscio circondato da un grosso strato albuminoide

mammellonato bruno;

− uova decorticate

, durante l’analisi delle feci, perdono lo strato esterno e si presentano lisce.

− uova non fecondate, si ritrovano nelle feci quando l’infestazione è causata solo da femmine.

Il ciclo è diretto uomo­a­uomo (ciclo monoxeno antropoparassitario). L'infestazione si contrae per ingestione di cibo o

bevande contaminate con le uova che schiudono nella parte superiore del piccolo intestino. Le larve (250 x 15 micron)

attraversano la parete intestinale ed entrano nelle venule o nei dotti linfatici. Le larve passano quindi attraverso il fegato,

il cuore ed i polmoni fino a raggiungere gli alveoli polmonari in 1­7 giorni: durante questo periodo crescono fino a

raggiungere 1,5 cm di lunghezza. Quindi migrano fino ai bronchi, risalendo la trachea fino alla glottide, dove una parte

sono espettorate, starnutite o tossite all'esterno (dove muoiono), mentre le altre sono ingoiate e raggiungono così

l'intestino, dove maturano in 2­3 mesi. Una femmina può vivere nell'intestino per 12­18 mesi ed è in grado di produrre 25

milioni di uova ad un ritmo di circa 200.000 al giorno. Le uova raggiungono l'ambiente esterno con le feci dell'ospite, e in

condizioni climatiche adatte (21­30°C, presenza di umidità, ambiente aerato) all'interno dell'uovo si formerà la larva che

muterà due volte fino a raggiungere il terzo stadio: a questo punto l'uovo è infestante per l'uomo. Le uova sono resi­

stenti ai comuni disinfettanti e possono sopravvivere per mesi in condizioni sufficientemente umide e fresche. Il calore le

uccide (40°C per 15 ore). Le autoinfestazioni sono frequenti.

Si stima che la prevalenza mondiale dell'Ascaridiosi sia di circa un miliardo di casi con una mortalità annuale di circa

20.000 unità. La distribuzione è cosmopolita, con una prevalenza maggio­ re nelle zone caldo­umide. L'Ascaridiosi può

presentarsi a tutte le età, ma è più frequente nelle età infantili. La prevalenza e l'incidenza sono ovviamente maggiori

dove le condizioni igienico­sanitarie sono peggiori e dove le condizioni socio­economiche sono degradate.

La sintomatologia dell’Ascaridiosi è legata al carico parassitario, cioè al numero di vermi adulti presenti nell'intestino.

Fino ad una diecina di vermi possono passare inosservati (salvo la presenza delle uova nelle feci, naturalmente). Il

sintomo più frequentemente segnalato è il dolore addominale; nei casi più gravi la persona parassitata può accusare

debolezza, perdita di peso, anoressia, addome disteso, diarree intermittenti e occasionalmente vomito. Durante la

migrazione polmonare delle larve ci può esse­ re un breve periodo caratterizzato da tosse, affanno e dolori sottosternali.

A livello intestinale non sono infrequenti ostruzioni del dotto coledoco; in casi particolarmente gravi vi può essere

ostruzione intestinale con necrosi del tessuto intestinale stesso: in questi casi si può avere rapidamente morte.

La diagnosi parassitologica si basa sull'identificazione delle uova (40­70 x 35­50 micron) nelle feci.

Relativamente alla terapia, Il farmaco Mebendazolo è efficace. La prevenzione migliore è ovviamente basata sul

miglioramento delle condizioni igienico­ sanitarie.

Sottoclasse Secernentea

Ordine Strongylida

Famiglia Ancylostomatidae

Generi e

Ancylostoma Necator

Il verme adulto di è un nematode di colore avorio; la femmina misura 11 mm x 50 micron

Ancylostoma duodenale

circa; i maschi sono più piccoli. Il corpo è rigido e la parte cefalica è ripiegata dorsalmente facendogli assumere la forma

a uncino. È dotato di una capsula boccale, rivestita di cuticola, nel cui margine ventrale sono presenti due piastre

simmetriche, ognuna delle quali forma due denti rivolti verso l’interno della cavità orale. Qui sfociano varie ghiandole che

secernono sostanze anticoagulanti. I maschi sono dotati di una tipica "borsa copulatrice". L’estremità caudale della

femmina è conica con spina terminale.

Il verme adulto di è più piccolo di quello di A. duodenale; i maschi misurano 8mm di

Necator americanus

lunghezza, le femmine 10 mm. La parte cefalica è nettamente piegata in senso dorsale, formando un angolo di circa

90°. La capsula boccale è armata di una coppia di lamine rigide ricurve e taglienti.

Le uova sono incolori e hanno una dimensione di circa 60 x 35 micron; si ritrovano nelle feci allo stadio di sviluppo

embrionale di 2­8 blastomeri, in genere.

I vermi adulti vivono nel lume del piccolo intestino, dove si attaccano alla parete intestinale producendo perdite di

sangue nell'ospite. Le uova raggiungono l'ambiente esterno con le feci, ed in condizioni favorevoli (umidità, calore,

ombra) schiudono in 1­2 giorni. Le larve (dette rabditoidi o L1) schiudono nelle feci e/o nel suolo e dopo 5­10 giorni ed

aver mutato due volte divengono larve strongiloidi (L3) che sono direttamente infestanti per l'uomo. Tali larve possono

sopravvivere 3­4 settimane se l'ambiente è climaticamente permissivo. A contatto con l'ospite umano le larve penetrano

attivamente nella pelle ed attraverso la circolazione sanguigna giungono al cuore ed ai polmoni; penetrano quindi

attraverso gli alveoli polmonari, risalgono l'albero bronchiale fino a giungere alla faringe e vengono quindi ingoiate.

Giunte nel tenue mutano a larva di quarto stadio (L4) e poi mutano a maschi e femmine adulti. Il tempo che intercorre

dalla penetrazione delle larve L3 alla deposizione delle uova da parte delle femmine adulte è di 5 settimane o più. La

maggior parte dei vermi adulti viene eliminata in 1­2 anni, ma sono segnalati casi di permanenza nell'intestino anche per

più anni.

Il ciclo di vita di N. americanus è molto simile a quello di A. duodenale dal quale differisce per due caratteristiche: il

numero di uova deposte dalla femmina (5000­10000 uova al giorno per N. americanus contro le 10000­25000 prodotte

giornalmente da A. duodenale); la perdita di sangue causata dal verme è stata stimata essere di 0,04 ml per N.

americanus e di 0,20 ml per A. duodenale.

Gli Anchilostomi infestano più di 900 milioni di persone al mondo, causando, si stima, la perdita di oltre 7 milioni di litri di

sangue. L'Anchilostomiasi è così seconda solo all'Ascariodiosi per quanto riguarda la prevalenza mondiale. Necator

americanus (il "verme ad uncino" del Nuovo Mondo) è più comune nelle Americhe, in Africa centrale e meridionale, Asia

meridionale, Indonesia, Australia e Isole del Pacifico. Ancylostoma duodenale (il "verme ad uncino" del Vecchio Mondo)

è la specie predominante nella Regione Mediterranea e nell'Asia settentrionale. L'anchilostomiasi da A.duodenale era

endemica in Italia (particolarmente nelle zone rurali del Sud) fino ad alcuni decenni fa, ma oggi sembra completamente

estinta, anche per il netto e significativo miglioramento delle condizioni socio­economiche ed igienico­sanitarie del nostro

Paese.

I sintomi delle Anchilostomiasi dipendono dalla localizzazione dei vermi e dal loro numero (vedi Tabella).

CARATTERISTICHE CLINICHE DELL'ANCHILOSTOMIASI

localizzazione Sintomi patogenesi

Cutanea Eritema locale, macchie e papule. Invasione cutanea e

Dermatite serpiginosa nel caso di invasione migrazione sottocutanea

cutanea di Anchilostomatidi animali che della larva.

non riescono a completare il loro ciclo

nell’ospite

umano

Polmonare Bronchite, polmonite ed eosinofilia Migrazione delle larve attraverso polmoni

bronchi e trachea

Gastro­intestinale Anoressia, dolori epigastrici ed emorragie Attacco dei vermi adulti e danni alla mucosa

gastro­intestinali della parte alta dell’intestino

ematologica Deficienza di ferro, anemia, ipoproteinemia, Perdite di sangue a livello intestinale

edema e cardiopatie

Infestazioni leggere possono anche passare inosservate.

La diagnosi parassitologica si effettua mediante osservazione microscopica delle feci, in cui si cercano le tipiche uova

del Nematode. Le varie specie di Anchilostomi difficilmente possono essere discriminate solo dalla morfologia delle

uova. Le uova di N.americanus sono indistinguibili da quelle di A. duodenale. Difatti, per poter distinguere i due parassiti

è necessario esaminare i caratteri morfologici delle larve strongiloidi infestanti L3 e del verme adulto.

Il trattamento con il Mebendazolo, somministrato per 3 giorni, è efficace. Il metodo principe di controllo è comunque il

miglioramento delle condizioni igienico­sanitarie, sia personali che ambientali.

Ordine Oxyuridae

Famiglia Oxyuridae

Genere Enterobius

Specie Enterobius vermicularis

La femmina adulta dell'Ossiuro, Enterobius vermicularis (detto anche “Verme dei bambini”), misura circa 8 x 0.5 mm e

ha una coda rettilinea e affilata; il maschio è più piccolo e ha la parte caudale ricurva.

L’esofago, rabditoide, nell’ultima parte forma un grosso bulbo sferico. E. vermicularis ha due creste prismatiche

longitudinali che percorrono i due lati del corpo e ne facilitano l’identificazzione.

Le uova, che misurano circa 60 x 27 micron, sono ovoidali ed asimmetriche, essendo piatte da un lato e convesse

dall'altro.

L'infestazione avviene quando si ingeriscono uova embrionate con il cibo o attraverso contatto diretto mani­bocca. Le

larve schiudono nel duodeno e si sviluppano nel digiuno e nella parte superiore dell'ileo. I vermi adulti discendono poi

verso la parte bassa dell'ileo, cieco e colon, dove vivono per circa 7­8 settimane. Le femmine gravide, che contengono

più di 10.000 uova, migrano di notte verso la regione perianale dove depongono le loro uova e muoiono. Le uova

maturano in ambiente umido e aerato e diventano infestanti 3­4 ore dopo la deposizione. Le infestazioni direttamente da

uomo a uomo sono frequenti, come anche le autoinfestazioni.

L'Enterobiasi o Ossiuriasi è un’antropoparassitosi, dato che l'uomo è l'unico ospite.

L'enterobiasi ha una distribuzione cosmopolita e si calcola che vi siano circa 200 milioni di casi su scala globale. Si tratta

per lo più di un’infestazione tipicamente urbana, in modo particolare di bambini che vivono in ambienti affollati (scuole,

asili, colonie, ecc.). Gli adulti vengono infestati molto di frequente dai propri figli.

Il sintomo più comune è l'irritazione perianale, perineale (cioè dello spazio compreso tra ano e genitali) e vaginale,

causata dalla migrazione delle femmine del verme. Il prurito conseguente causa insonnia e irrequietezza. In certi casi si

può avere una serie di sintomi gastrointestinali (dolori addominali, nausea, vomito, ecc).

Anche le conseguenze psicologiche (vergogna, senso di colpa, senso di inadeguatezza, ecc.) dell'enterobiasi non sono

da trascurare, soprattutto nelle infestazioni familiari e persistenti.

La diagnosi consiste nell'evidenziare i vermi adulti e/o le uova nella zona perianale. L'esame parassitologico più

test",

utilizzato è il semplice "scotch che consiste nell'appoggiare nastro adesivo dalla parte collosa sull'ano ed

osservare poi al microscopio il nastro stesso: le uova, trasparenti, sono facilmente visibili ed identificabili.

Il farmaco il cui principio attivo è il Pirantel Pamoato è molto efficace contro l'Ossiuriasi. Il Mebendazolo è il farmaco

alternativo. Data la modalità di trasmissione dell'Ossiuro non solo la persona infestata dovrebbe essere trattata, ma

anche tutto il resto della famiglia, per evitare continue reinfestazioni; inoltre anche gli effetti personali (lenzuola,

biancheria intima, ecc.) dovrebbero essere sottoposti a sterilizzazione per eliminare le eventuali uova rimaste aderenti al

tessuto. Per quanto riguarda la prevenzione, in questo caso il miglior controllo è basato sull'igiene personale.

Tra i più importanti e dei tessuti dell'uomo vi sono alcune

Nematodi parassiti del sangue

specie di Filarie (Wuchereria bancrofti e Brugia malayi, Onchocerca volvulus ), Dracunculus medinensis ed alcuni

membri del complesso di specie gemelle Trichinella spiralis.

Filarie,

Le così chiamate per l’aspetto filiforme degli adulti, costituiscono un gruppo di nematodi trasmesso da insetti

ematofagi che fungono da vettori. Sono gli agenti eziologici delle Filariosi, gravi malattie fortemente debilitanti, la

maggior parte delle quali è trasmessa nelle regioni tropicali.

Ordine Spirurida

Famiglia Onchocercidae

Generi e

Wuchereria Brugia

Le due specie di Filaria, e sono morfologicamente molto simili, come

Wuchereria brancrofti Brugia malayi

anche simile è la patologia che causano nell'uomo. Rappresentano, difatti, i principali agenti eziologici della Filariosi

linfatica o Elefantiasi tropicale.

Wuchereria brancofti è un nematode polimiario filiforme. Le femmine adulte localizzate nei linfonodi e nei vasi linfatici, a

monte dei gangli, misurano circa 10 cm x 250 m mentre i maschi misurano circa la metà (4 cm x 100 m). La femmina

microfilarie

genera embrioni (L1), dette che hanno dimensioni di circa 300 x 10 m; sono avvolte in una guaina.

Gli adulti e le microfilarie di B.malayi sono leggermente più piccoli di W.bancrofti.

Le larve di terzo stadio (L3) infestanti migrano verso l'apparato boccale della zanzara e infestano l'uomo durante la

puntura, dopodiché iniziano a migrare nei tessuti. Ci può volere anche un anno perché raggiungano la maturità e gli

adulti, localizzati nella circolazione linfatica e nei linfonodi inizino a produrre microfilarie che si spostano verso la

circolazione sanguigna periferica durante il periodo del giorno in cui le zanzare sono in attività di puntura: è proprio

durante la suzione del sangue che le microfilarie passeranno nel corpo del vettore.

La microfilaria subisce due mute nella zanzara, si localizza nei muscoli alari dell'insetto e dopo 10­14 giorni diventa

infestante per l'uomo.

Wuchereria bancrofti è un antropoparassita distribuito in tutte le aree tropicali, mentre Brugia malayi infesta anche

animali selvatici e domestici ed è limitato all'Asia sud­orientale. Per entrambe le specie di filarie i vettori sono diverse

specie di zanzare appartenenti ai generi Anopheles, Aedes, Culex e Mansonia.

I sintomi includono linfadenite e febbre alta ricorrente ogni 8­10 settimane, che dura per 3­7 giorni. La linfadenite

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progressiva è dovuta alla risposta infiammatoria al parassita presente nei vasi linfatici e nei tessuti. Quando il verme

adulto muore la reazione continua e produce un granuloma fibro­proliferativo che ostruisce i vasi linfatici e causa

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linfedema e quindi Elefantiasi. La pelle stirata delle zone elefantiache è più sensibile a ferite di tipo traumatico ed alle

infezioni. Le microfilarie causano eosinofilia e a volte splenomegalia .

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Comunque, non tutte le infestazioni da W.bancrofti e B.malayi necessariamente portano all'elefantiasi. La prognosi, se

non c'è elefantiasi, è buona.

La diagnosi è basata, oltre che sulla clinica, sulla ricerca delle microfilarie nel sangue nel periodo del giorno in cui

queste sono presenti nella circolazione periferica.

I Nematodi adulti e le microfilarie sono efficacemente controllati dalla Dietilcarbamazina e dall'Ivermectina. Per alleviare i

sintomi dovuti all'infiammazione (che sono meno tormentosi se il clima è più fresco) si somministrano corticosteroidi.

Genere Onchocerca

Specie Onchocerca volvulus

Onchocerca volvulus è un nematode filiforme, opalino, con la cuticola striata circolarmente. Il corpo si assottiglia alle due

estremità che terminano ottuse. La femmina adulta misura 50 cm x 360 m ed è più volte arrotolata su se stessa, come

una matassa; i maschi sono molto più piccoli (3 cm). La femmina è ovovivipara; le microfilarie (circa 300 m)sono

sprovviste di guaina. Le larve infestanti (L3) misurano 500 x 25m.

O. volvulus è responsabile di varie manifestazioni cliniche, le più importanti delle quali a carico degli occhi: si parla di

Oncocercosi o Cecità fluviale.

Le larve infestanti penetrano nella pelle dell'Uomo durante la puntura delle femmine di alcune specie di Simulidi (ad es.

Simulium damnosum), con lo stesso meccanismo osservato in Wuchereria; si svilupperanno nella cute fino a diventare

vermi adulti nell'arco di 8­10 mesi. Gli adulti di solito vivono in gruppi (2­3 femmine e 1­2 maschi) strettamente

raggomitolati; la femmina depone microfilarie che di solito sono distribuite nella pelle. Queste microfilarie sono quindi

risucchiate insieme al sangue quando un Simulide punge l'ospite; entrate in questo modo nell'insetto, le larve migrano

dall'intestino fino ai muscoli toracici, dove si sviluppano parassitariamente fino a diventare larve infestanti (L3) in 6­8

giorni. Successivamente queste larve abbandoneranno il torace dell'insetto e migreranno verso il capo del Simulide, fino

a sistemarsi nel labbro inferiore di questi, in modo di poter uscire durante la puntura di un ospite vertebrato successivo.

In Africa l'oncocercosi è presente in tutte le zone orientali, centrali ed occidentali, dove costituisce una delle maggiori

cause di cecità. Nel Nuovo Mondo è diffusa in Guatemala, Messico, Colombia e Venezuela. La malattia è confinata alle

vicinanze di corsi d'acqua a rapido scorrimento dove i Simulidi si sviluppano. L'Uomo è l'unico ospite conosciuto

(antropoparassitosi).

L'oncocercosi si manifesta come lesioni nodulari ed eritematose della pelle e dei tessuti sottocutanei, dovute alla

risposta infiammatoria cronica contro l'infestazione persistente.

LINFADENITE: infiammazione dei linfonodi

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13 GRANULOMA: piccola tumefazione di forma rotondeggiante, di varia natura.

14 SPLENOMEGALIA: aumento di volume della milza.


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Fredo88

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in biologia
SSD:
Università: Calabria - Unical
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fredo88 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Zoologia dei parassiti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Calabria - Unical o del prof Milazzo Concetta.

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