Capitolo 1: Teoria e storia
I termini "crescita" e "sviluppo" hanno in sé due concetti di incremento produttivo totalmente diversi: la crescita riguarda un incremento estensivo, lo sviluppo riguarda un incremento intensivo, legato quindi al concetto di produttività.
Capitolo 3: L'emergere del mercato
Il quadro della situazione in cui inizia a formarsi il mercato è quello di un'economia tradizionale, resa più o meno gerarchica da un elemento autoritario. Si tratta di un'economia che pratica l'agricoltura, ha un governo, che può essere di forma semplice o anche molto articolata, ed ha un'attività industriale, quanto meno nella forma dell'artigianato. È quella che possiamo definire una società di autosussistenza; quello che manca è il commercio.
È la specializzazione del commercio a dare forma al nuovo mondo: scambi occasionali, privi di qualsiasi impegno da ambo le parti circa lo svolgimento di scambi ulteriori, devono essersi verificati sin dai tempi più remoti, ma le conseguenze sull'esistenza di coloro che li praticavano devono essere state minime. Nel corso dell'evoluzione verso il commercio specializzato si manifesta il sorgere del commercio regolare: ogni forma di riunione sociale (come una festività religiosa) fornisce occasioni di scambio; scambio che inizia con l'essere episodico, ma finisce per diventare abituale.
Gli oggetti possono essere stati portati, in primo luogo, per fini di consumo personale durante la festività, o come doni per gli dei; ma, qualora i partecipanti non portino con sé esattamente le stesse cose, essi potranno essere indotti a barattare parte dei beni portati. All'inizio si tratta di un fatto secondario, ma quando i vantaggi sono più rilevanti, la nuova attività si svilupperà a spese di ciò che prima era il motivo principale della riunione: dagli incontri occasionali per motivi, per esempio, religiosi, si passa alla "fiera paesana".
Anche quando il commercio sia divenuto abituale, e il mercato sia tenuto di frequente, i commercianti possono essere ancora coltivatori che si rechino al mercato una volta a settimana. Può darsi che alcuni contadini siano più ricchi di altri, o semplicemente che dispongano di quantità più grandi di beni suscettibili di scambio rispetto ad altri. Poiché essi hanno più da vendere, gli altri saranno particolarmente desiderosi di scambiare con essi: il loro commercio diviene più attivo. I beni che saranno loro offerti non saranno sempre beni che essi desidererebbero acquistare per proprio conto; ma poiché il loro commercio è più attivo, essi saranno talora disposti a prendere tali beni, perché hanno maggiori possibilità di cederli ad altri. Essi cominciano allora ad operare come intermediari, tramite i quali si possono effettuare scambi che sono di fatto multilaterali.
Essi possono continuare ad essere al tempo stesso coltivatori e commercianti, ma cominciano a sviluppare qualche specializzazione parziale. Ma i beni che sono stati acquistati per essere rivenduti non dovranno esserlo nello stesso giorno; se essi si prestano in qualche modo ad essere conservati potranno essere tenuti da parte e venduti in una successiva occasione. L'intermediario che si avvantaggia di questa possibilità è divenuto detentore di scorte: il suo vantaggio è la differenza tra un bene che scambia e quello che riceve dal compratore, di valore superiore. Il trasporto delle scorte tra il podere e il mercato comporta, ad un tempo, costo e rischio; sarà allora più sicuro conservarle nel luogo del mercato e sorvegliarle, essendo allora disposti a venderle in ogni momento. Quando è giunto a questo punto egli è certamente diventato un commerciante specializzato: ha aperto un negozio.
Ma può darsi che le scorte, assoggettate ad un lavoro adatto, possano accrescere le loro possibilità di vendita: si può quindi effettuare una distinzione tecnologica, ma non economica, tra chi rivende gli stessi beni che aveva acquistato (commerciante), e chi lavora i beni che riceve e vende un nuovo prodotto (produttore).
Ma non appena vi è una categoria di mercanti, essi cominceranno a costruire, in forma rigida o blanda, una comunità di tipo nuovo: da una comunità tradizionale ad una mercantile o commerciale. L'economia mercantile è altamente individualistica, ma non anarchica: anche nella loro nuova condizione, i mercanti hanno esigenze organizzative. L'esigenza più semplice (quella del mantenimento di qualche tipo di ordine in un mercato affollato) sorge immediatamente: questa è la prima ragione per l'intervento governativo sul mercato. Ma quando più le operazioni diventano regolari, tanto meno importante tende a diventare questo aspetto.
Esigenze che sono specifiche dell'economia mercantile, e che sollevano problemi nuovi, sono principalmente: l'esigenza di protezione per la proprietà e l'esigenza di protezione per i contratti. Il commerciante deve essere proprietario delle cose che commercia, il suo diritto a quella proprietà deve essere identificabile: egli deve essere in grado di dar prova del suo diritto di proprietà di quell'oggetto, qualora gli fosse contestato. I mercanti devono trovare un modo per mezzo del quale esso possa essere affermato. Per quanto riguarda l'esigenza di protezione dei contratti, anche lo scambio più semplice è una specie di contratto: accadrà, sin dai tempi molto lontani, che le cose da scambiarsi non siano, o perlomeno tutte, fisicamente presenti al momento in cui viene concluso l'accordo di scambiarle.
Il contratto ha quindi tre parti che diventano presto individuabili: la stipulazione dell'accordo, la consegna in una direzione e la consegna nell'altra. Il contratto fornisce una ragionevole certezza che le promesse saranno osservate: il commercio sarà inoltre immensamente agevolato se c'è qualche intesa generale su ciò che deve accadere qualora risultino esservi ostacoli all'adempimento del contratto, quale fu originariamente inteso dalle parti. Non è affatto agevole concretare una simile intesa tra mercanti e non mercanti, mentre tra due mercanti tutto è più facile: se le parti di un accordo compiono lo stesso genere di affari, vi è motivo di attendersi che sarà interpretato da entrambe nello stesso senso e con la stessa enfasi. Ma anche nelle operazioni tra mercanti possono esservi disaccordi e/o frodi, dunque dovranno esservi mezzi per comporle, affinché vi sia fiducia nei contratti: pertanto si manifesterà l'esigenza di istituzioni giuridiche.
Questi due tipi di protezioni non sono assicurate nella società tradizionale, ma possono essere fornite in un modo da ritenersi adeguato, dagli stessi mercanti, i quali possono concordare tra loro norme per la verifica dei titoli di proprietà, possono vigilare sui contratti ecc. Un'economia mercantile organizzata sulla base di accordi stretti dai soli mercanti è inevitabilmente limitata, non ha la capacità di svilupparsi come nel caso in cui possono essere usate istituzioni giuridiche più regolari. Ciò che è anche necessario è che essi, insieme con i loro giudici e amministratori, abbiano una specie di "fiuto" per il commercio: esigenza, questa, soddisfatta solo se i reggitori sono essi stessi mercanti o profondamente interessati al commercio.
Dobbiamo ora postulare una comunità in cui il commercio sia stato in grado di acquistare qualche importanza sociale; la forma di commercio che emerge più agevolmente alla richiesta importanza è il commercio con l'estero. Ma se il commercio con l'estero deve guadagnare questa importanza, le possibilità che esso offre devono essere ragguardevoli, relativamente alle possibilità interne; ed è più facile che questo avvenga in una comunità che sia piuttosto limitata. La necessità è dunque quella di una limitata comunità, con buone possibilità di commercio verso l'esterno, ma deve essere una comunità indipendente, sufficientemente indipendente da poter essere in grado di plasmare le sue istituzioni per far fronte alle proprie esigenze. Queste condizioni sono soddisfatte dalle città-stato.
Si è portati a pensare soprattutto alle città stato greche; ma prima dei Greci ci furono i Fenici, contemporanei ai Greci furono gli Etruschi, e in epoca molto più recente, ma per gli stessi motivi, ci furono le città stato dell'Italia medievale e del Rinascimento. A differenza di queste ultime, la posizione delle città stato greche è molto più oscura: il periodo della loro espansione commerciale è molto remoto, abitualmente fatto risalire al 750-550 a.C. Si ritiene generalmente dagli antichi storici che le classi dirigenti delle città stato della Grecia a quella data fossero costituite da proprietari terrieri ma non da mercanti, ma sicuramente anche quelli dovevano operare una qualche sorta di commercio, seppur non proprio specializzato.
Capitolo 4: Città stato e colonie
Il sistema delle città-stato costituisce la prima fase dell'economia mercantile. Il nucleo centrale della città stato, considerata come aggregato commerciale, è un corpo di commercianti specializzati dediti al commercio con l'estero. L'economia mercantile deve quindi considerarsi come un sistema di centri commerciali, che effettuano scambi reciprocamente ma che in definitiva dipendono dal commercio con il mondo esterno.
Il mercante realizza un profitto: è improbabile che il commercio abbia inizio se esso non assicuri un profitto. Il prezzo di vendita di un bene commerciato deve allora essere superiore al "prezzo di arresto", ovvero quel prezzo a cui i commercianti semplicemente si rifiuterebbero di vendere perché non trarrebbero alcun vantaggio. (la bilancia commerciale di uno stato è il suo saldo commerciale, quindi è la differenza tra le esportazioni e le importazioni, invece la bilancia dei pagamenti è più grande perché al suo interno contiene la bilancia commerciale, ma anche molti altri elementi come le "partite invisibili", cioè la ricchezza che entra in uno Stato, ma che di fatto esso non ha percepito, o le "rimesse degli emigranti", cioè il denaro che chi emigra invia al proprio paese d'origine).
Nella misura in cui lo scambio è volontario, esso deve apportare un vantaggio generale. I mercanti possono consumare direttamente il loro profitto o farne uso per ulteriori scambi con altri non commercianti, che forniscono ad essi altre merci per il loro consumo: tuttavia non c'è da meravigliarsi che alcuni faranno invece uso di parte dei propri profitti per espandere il loro commercio; un commercio vantaggioso crescerà semplicemente mediante il reinvestimento dei profitti.
Ma a lungo andare lo sviluppo del commercio in un solo senso diminuirebbe il profitto: per ottenere un maggior volume di grano dai produttori di grano i mercanti si troverebbero a dover offrire loro un miglior prezzo; e allo scopo di vendere di più all'altro estremo, essi dovrebbero accettare un prezzo inferiore. In tal modo il margine tra prezzo di vendita e di acquisto diminuirebbe, e con esso anche il margine di profitto. Il vantaggio del commercio, che nella prima fase venne acquisito in misura molto rilevante dai mercanti, si trasferirebbe in tal modo ai non mercanti. Ma, dato che una parte relativamente minore del vantaggio spetta ancora ai mercanti, il loro profitto declinerebbe ulteriormente in relazione ad un eventuale calo del volume del commercio, così come il tasso di accrescimento del loro capitale e quello di espansione del mercato sarebbe di conseguenza ancor più rallentato.
Richiamare una tendenza ai "rendimenti decrescenti" di questo tipo allo scopo di spiegare la diversificazione del commercio: il tipico sforzo del mercante di cercare nuovi oggetti di scambio e nuovi canali di traffico, l'attività che fa di lui un innovatore. Al declinare della vantaggiosità del semplice commercio tra due zone di una città, i mercanti in esso impegnati ricercherebbero nuove vie di investimento del loro capitale, di individuare cioè nuovi mercati, oppure cercherebbero di modificare le proprie giacenze in nuove merci, in modo da sviluppare nuovi canali di traffico. Ciò comporta nuovi contratti, la stipulazione di contratti con nuovi tipi di persone, mercanti e non.
In quale modo possono essere fatti rispettare questi nuovi contratti? Non è agevole estendere gli accordi di arbitrato anche al di fuori della cerchia di mercanti di una città, ed è proprio a questo proposito che la città stato dimostra la sua superiorità: la possibilità di far ricorso alle normali istituzioni giuridiche nell'ambito delle singole città stato rende più agevole che nuove forme di traffico possano essere svolte in modo sicuro. Esiste allora qualche salvaguardia, sebbene di una salvaguardia inferiore a quella esistente per le transazioni tra mercanti della stessa città.
Nel commercio, come nell'attività industriale, vi sono anche delle tendenze ai "rendimenti crescenti". Con l'accrescersi del volume del commercio, lo si può organizzare in maniera migliore, in modo che i costi del commercio si riducono. Se il mercante può ridurre i suoi costi, il commercio può essere per lui conveniente come prima, anche se si restringe il margine tra prezzo di acquisto e di vendita. Il guadagno per i non mercanti si accresce col restringersi del margine, ma la convenienza del commercio, e quindi l'impulso alla sua espansione, non diminuisce.
Non si tratta tanto del fatto che il singolo mercante effettua le sue operazioni più agevolmente su larga scala, quanto del fatto che egli si avvantaggia dell'essere parte di un più ampio aggregato. L'espansione del commercio di una singola città può avvenire con lo sviluppo delle imprese esistenti; ma può anche verificarsi con l'incremento del numero delle imprese, dei mercanti che vi sono adoperati. I vecchi mercanti non svolgeranno tutti lo stesso tipo di attività: vi saranno cose che essi non sono stati in grado di fare direttamente, e che essi preferiranno che i nuovi venuti facciano al posto loro. Il centro commerciale nel suo insieme si avvantaggerà della specializzazione e della divisione del lavoro; in tal modo un centro più ampio sarà in grado di commerciare più efficacemente di un centro modesto.
I vantaggi in questione non consistono soltanto in riduzione diretta dei costi, ma soprattutto di rischi: l'evoluzione delle istituzioni dell'economia mercantile è in larga parte problema di ricerca dei mezzi per ridurre i rischi. Questo riguarda le istituzioni giuridiche o quasi giuridiche, le quali funzioneranno meglio se non opereranno su scala molto ridotta; riguarda la proliferazione di agenzie e filiali, lo sviluppo di particolari forme di contratti, come quelli di assicurazione (direttamente legati allo sviluppo della statistica) e di copertura anticipata e riguarda accordi effettuabili solo con contratti multilaterali come le compagnie commerciali attraverso le quali possono essere messi in comune capitali e conoscenze tecniche, le società per azioni. Tutto ciò riguarda la possibilità di abbassare i costi, ma c'è anche la diversificazione: diversificazione merceologica ma anche territoriale.
Il centro commerciale dipende dal commercio esterno; l'economia mercantile nel suo insieme dipende dal commercio con le persone poste al di fuori. Vi è un forte incentivo a ridurre i rischi di quel commercio, con il creare punti di smercio nel territorio straniero. Ogni grande espansione commerciale è stata nella storia accompagnata da qualche forma di colonizzazione. Tuttavia non tutte le colonie sono commerciali, e non tutte le colonie commerciali sono punti di smercio.
Vi è una connessione tra l'espansione commerciale e la colonizzazione, ma essa opera in vari modi. Da un lato, la colonizzazione è semplice emigrazione di una parte della collettività da una zona all'altra, anche senza essere originata dal commercio e originare commercio. I flussi migratori sono potenti elementi di sviluppo per le nazioni e possono essere interni ed esterni: i flussi interni sono quelli che si sono verificati ad esempio con l'urbanizzazione, quelli esterni sono i flussi migratori maggiormente intesi.
Ma vi sono diverse maniere in cui il commercio agevola le migrazioni: mediante l'attività commerciale si possono esplorare località di colonizzazione; le navi commerciali possono fornire i mezzi per il trasporto etc, cosicché la connessione tra espansione mercantile e colonizzazione può ricondursi a non più che una riduzione nei costi di emigrazione. Un'altra ragione per la connessione ha carattere militare. Le colonie, al pari delle madre patrie, devono essere difese; la potenza sui mari che si è accompagnata al commercio marittimo rende possibile la loro difesa.
Colonie con funzioni di centro commerciale possono talvolta essere stabilite tramite accordi con gli "indigeni"; ma poiché esse sono, per lo meno inizialmente, al di fuori dell'economia mercantile, non è facile dare stabilità ai contratti a lungo termine con esse: incomprensioni conducono a dispute e dispute a guerre. Il fatto che si sia impiegata la forza nella creazione di una colonia commerciale non implica che la colonia, dopo la sua costituzione rappresenti un'eccezione al principio del vantaggio reciproco. Se essa viene semplicemente utilizzata come base per il commercio, il commercio dovrebbe essere vantaggioso per entrambe le parti, gli stessi mercanti e i popoli con cui essi commerciano.
Sembrerebbe assurdo infatti che gli spossessati dai colonizzatori finiscano per essere avvantaggiati anche in periodo lungo, ma non lo è del tutto: il paese potrebbe essere tale che vi sia spazio per tutti, in modo tale che gli antichi abitatori possono conseguire, mediante lo scambio con i colonizzatori, quanto meno un vantaggio economico a discapito della loro identità originaria. Rimane il caso in cui la colonia è centro coloniale in quanto è centro di commercio. Il luogo di colonizzazione ha evident...
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