Chiara B.
SALUTE E MALATTIA MENTALE, UN LABILE
CONFINE 1
INDICE
Indice…………………………………………………………………………………………………2
Introduzione…………………………………………………………………………………………..3
Disagio e disturbo.…………………………………………………………………………..………..4
Classificazione dei disagi……………………………………………………………………...……12
Le depressioni………….……………………………………………………………………………15
I disturbi psicotici..…….……………………………………………………………………………20
I disturbi della personalità..…………………………………………………………………………27
Ansia e disturbi alimentari..…………………………………………………………………………31
Le regole della comunicazione...……………………………………………………………………38
Glossario ……………………....……………………………………………………………………40
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LA SALUTE IN SENSO GENERICO
La definizione formulata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla salute è la seguente: "La
salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto in
un’assenza di malattia o di infermità". Questa definizione mette in evidenza i fattori culturali,
psichici e l’ambiente sociale e politico.
Successivamente sono intervenuti vari teorici ed hanno elaborato altre definizioni sul concetto di
salute: nel 1966 A. Seppilli, definì la salute come una condizione di armonico equilibrio, fisico e
psichico, dell’individuo, dinamicamente integrato nel suo ambiente naturale e sociale.
Antonovski, nel 1979, nel definire il suo modello di salute, sostiene che la salute si presenta come
un continuum, una proprietà del sistema vivente, che non è perfetto ed è soggetto a processi
antropici e a inevitabile morte.
L’OMS successivamente intese la salute come campo di applicazione delle capacità individuali o di
gruppo, intese a modificare o a convivere con l’ambiente. La salute è quindi vista come una risorsa
della nostra vita quotidiana, e non come lo scopo della nostra esistenza; si tratta di un concetto
positivo che pone l’accento sia sulle risorse personali e sociali che sulle capacità fisiche.
Secondo la visione solistica l’uomo è composto dalla componente fisica, psicologica e sociologica.
L’equilibrio del sistema “essere umano”, secondo tale teoria, è dato dall’equilibrio tra queste tre
componenti. In questo contesto mi occuperò della malattia mentale e della differenza, a volte sottile,
con la condizione di salute. 3
DISAGIO E DISTURBO
Il disagio ed il disturbo, in ambito psichiatrico, indicano situazioni simili ma diverse tra di loro. Si
avverte disagio di fronte ad una mancata soddisfazione di un bisogno, che pian piano può arrivare
ad un disturbo, che nel tempo giunge ad un disturbo stabilizzato. Il disagio è una situazione
passeggera, molto diffusa, che tutti noi attraversiamo e possiamo passare nel corso della nostra vita.
Il disturbo si ha quando c’è questa situazione più stabilizzata nel tempo, anche con intensità e
gravità maggiore, con delle caratteristiche ben precise. Il disagio può nascere dalla mancata
soddisfazione di un bisogno, o da altre situazioni di conflitto, di stress, facenti parte della vita
quotidiana. Se tale situazione si prolunga per un periodo molto significativo e diventa più
imponente e si caratterizza con segni e sintomi più marcati e precisi, entriamo nel disturbo. La
differenza tra disagio e disturbo è molto ambigua perché è molto ambivalente nella realtà; è molto
difficile dire quando uno ha un problema o non ce l’ha, perché c’è una continuità tra il normale ed il
patologico, dettato più dalla quantità o dalla sofferenza che uno vive. In natura ci troviamo a
lavorare in un campo con dei confini non netti, questo è facile farlo nei casi estremi, ossia se siamo
di fronte a schizofrenia, dove la persona delira, è facile vedere che sta male. Ma tanti disturbi
psichiatrici, togliendo i casi più gravi, non hanno una nettezza di giudizio; a volte anche per le
patologie più gravi risulta difficile differenziarle. Non è detto che un individuo passi dal disagio al
disturbo, può avere solo il primo e finisce li, oppure solo il secondo senza passare sull’altro (non è
detto che siano associati e consequenziali).
Nello schizofrenico si può vivere il delirio paranoideo, ossia un giudizio della realtà non confutabile
alla critica; per comprendere meglio, si può fare un esempio: io penso una cosa diversa dagli altri e
non riesco a convincermi del contrario nemmeno dietro dimostrazione (mi dicono che questa è fatta
di vetro e io dico che è di tela, in modo delirante), in cui si ha una certa lucidità. L’ereditarietà è una
componente della schizofrenia, che facilita la predisposizione (o suscettibilità); ci sono degli studi a
tal proposito fatti sui gemelli monozigoti. Lo sviluppo della malattia in determinati individui
ereditari di patrimonio genetico di individui che hanno sviluppato la malattia in precedenza è più
frequente che in altri ma non è automatico lo sviluppo della patologia. Tendono, quindi, a
sviluppare la malattia molto più di altri. Questa quota ereditaria risente comunque dello sviluppo
dell’individuo, è una delle componenti nella genesi dello sviluppo delle patologie psichiatrie, non
essendo sicuro che la produca.
Ci sono quattro condizioni dello stato psichico:
Benessere, una situazione in cui l’individuo vive un buon livello di soddisfazione dei propri
bisogni, ha una buona accettazione di sé e conserva spirito di iniziativa ed obiettivi di
miglioramento;
Disagio, situazione che costituisce già uno stato di sofferenza psichica, che può essere definita
fisiologica in quanto “compagna” dei momenti stressanti propri della vita umana. Il disagio
in genere è connesso a cambiamenti o a difficoltà della vita che richiedono particolare sforzo
di adattamento dell’individuo e del contesto nel quale vive e che, quindi, mettono in crisi i
precedenti livelli di funzionamento. Si tratta di situazioni molto diffuse che intervengono
solo in particolari momenti, per esempio il lutto;
Disturbo; 4
Disturbo stabilizzato o malattia;
La differenza tra disturbo e disturbo stabilizzato sta nel fatto che il primo può essere temporaneo,
quindi limitato nel tempo (depressione grave, ma che dura tre-sei mesi), mentre il secondo può
durare anni; è sbagliato parlare di cronicizzato, perché si riferisce ad un evento prognostico
negativo.
Le cause sono varie:
Fattori biologici (ereditarietà, tutto quello che può succedere nell’età perinatale come
infezioni); rientrano in questo quadro le psicosi, patologie che vanno distinte in due tipi:
schizofrenia (prevale l’aspetto legato al pensiero, sia come contenuto che come forma e
comportamento) e le psicosi bipolari (dove c’è un alternanza del tono dell’umore abbastanza
elevato non sempre repentino). Per la nevrosi d’ansia e quella isterica non c’è molto da
studiare da questo punto di vista perché i correlati a sostegno di questa tesi non sono mai
stati trovati.
Fattori psicologici, riguardano le caratteristiche della struttura della personalità dell’individuo,
in cui vanno classificati le nevrosi d’ansia e quella isterica.
Fattori sociali, in cui rientrano i disturbi della personalità, i quali si trovano a cavallo tra le
psicosi (i disturbi più gravi) e le nevrosi (disturbi meno gravi). Nelle psicosi non si riesce a
dare un giudizio della realtà adeguato per quello che è, non viene colta la realtà nel modo
giusto come fanno i cosiddetti normali. Nei disturbi della personalità e nelle nevrosi questo
giudizio nella realtà di coglierla come effettivamente la percepiscono i sani è abbastanza
simile, cambia l’elaborazione (non dicono che questo è di vetro, ma gli da fastidio per
qualche motivo). Le caratteropatie (disturbi di personalità), come dimostrano, possono
insorgere in soggetti che hanno avuto problemi durante l’infanzia, come vivere in ambienti
abbastanza poveri, in ambienti violenti, dove c’erano pochi soldi, molta aggressività in
famiglia, in quartieri dove c’era molta malavita. La schizofrenia non risente tanto
dell’ambiente sociale, non è che i poveri hanno più probabilità di averla rispetto ai ricchi:
cambia la prognosi, ossia se lo schizofrenico nasce in un paese piccolo e fa il contadino può
essere che ne risente di meno di un altro di un analogo livello sociale che vive in città,
perché i contadini in un ambiente piccolo tendono a fare più protezione e più comunità,
molto più accoglienti anche nei confronti del diverso; quindi in questo caso l’evoluzione
della patologia si ha lo stesso ma viene vissuto un po’ più diversamente dalla comunità e
sente un proprio ruolo all’interno. In città c’è un modo di vivere diverso e questa cosa viene
vissuta in modo diverso e non viene integrata nel tessuto sociale (si chiudono a casa o vanno
in giro sotto i ponti) e vengono emarginati. La sofferenza di un disagio sociale, derivante da
una mancata integrazione sociale, può aggravare ulteriormente la patologia. In campagna
magari apprendeva che c’erano altre realtà, oltre che la sua camera di casa e capiva ad
esempio che c’era il sasso che se gli cadeva sulla mano gli faceva male; è un’attività che
esula dal suo mondo interno e l’aiuta, anche, a migliorare le sue capacità di giudizio.
L’autoesclusione è qualcosa di razionale che viene fatta per soffrire di meno (non sentire i
pareri degli altri), ma di fatto lo aiutano a stare peggio.
Fattori ecologici.
Fattore sanitario, che incide sull’evoluzione della patologia, non nella genesi; non è sempre
possibile ricevere delle cure ottimali, poi va detto che non sempre si è d’aiuto per il paziente,
basta citare la cosiddetta patologia iatrogena che raggiunge una percentuale pari al 30-40%.
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Affinché le cose vadano bene deve essere un organizzazione adeguata dei servizi, la
formazione degli operatori, un modo adeguato di lavorare, dei controlli di qualità. Il
controllo di qualità è un indicatore che dimostra se il lavoro viene effettuato nel giusto
modo; migliorare l’efficienza e l’efficacia dei servizi si raggiungerebbero risultati migliori e
si diminuirebbe il tasso della patologia iatrogena. I servizi chiaramente funzionano se
l’operatore sanitario sta bene e crede nelle tecniche da fare. Mentre nella chirurgia si può
preferire una tecnica rispetto all’altra, nelle relazioni umane non è così, se si ha di fronte ad
una persona agitata, non contano i protocolli ma le relazioni umane sono più importanti
ancor più dei farmaci, senza linee guida ma semplice rapporto tra persone. Insomma nella
psicologia è l’individuo nella sua totalità che si rapporta alla persona che ha dei problemi,
non sono di primaria importanza le tecniche, ma vengono dopo. Quando noi studiamo le
scienze umane l’oggetto di studio e lo strumento di studio coincidono perché andiamo a
studiare il cervello con una altro cervello, cosa che nelle altre scienze non è cosi, dal
momento che andiamo a studiare con il cervello qualsiasi altra cosa (ad es. le cellule).
Cito, a seguire, alcuni dati epidemiologici che ci fanno capire la percentuale di persone malate,
divise per disturbi. C’è stato tempo fa una giornata nazionale della cura mentale, dove si parlava di
circa dieci milioni di malati mentali in Italia. Il disagio più il disturbo fanno il 20% della
popolazione, ma il disturbo più grave intende le malattie più gravi mentre il disagio non è una cosa
continua (intende disturbi d’ansia), ma non significa che nello stesso istante ci sono venti milioni
d’italiani malati perché nel disagio c’è una quota che va e viene. Queste sono le percentuali:
Benessere 80%
Disagio 15%
Disturbo 5%
Depressione 2,5%-3%
Schizofrenia e psicosi 1%
Demenza e altri disturbi 1%
I servizi psichiatrici si dovrebbero interessare di questo 5%, perché rappresenta le patologie più
gravi.
A chi ci si deve rivolgere in caso di malattia mentale? Il medico di base fa un po’ da filtro nella
domanda. I malati mentali si possono rivolgere a varie istituzioni e/o specialisti:
Autogestione e/o sopportazione;
Rete sociale;
Agenzie di sicurezza sociale;
Maghi e guaritori (ancora sono tante le persone che si rivolgono a questi);
Religione (persone che rifiutano l’assistenza e trovano conforto nella fede);
Medicine alternative (tipo l’omeopatia o i fiori di Bach, tutto ciò che non rientra nella
medicina ufficiale); 6
Medico di base;
Altri servizi sociosanitari;
Privato;
Pubblico.
Ci sono alcune definizioni che vanno date precisamente. Chi è lo psicologo? Letteralmente
psicologia si intende lo studio della mente, e lo psicologo è un laureato che ha fatto cinque anni di
psicologia. Chi è lo psichiatra? È il laureato in medicina con specializzazione in psichiatria, il
medico può prescrivere i farmaci, fare una diagnosi medica. Generalmente lo psicologo non può
prescrivere i farmaci, tranne che negli Stati Uniti d’America, dove c’è una carenza di psichiatri e si
dà la possibilità agli psicologi di eseguire una diagnosi. Già in Italia la situazione si sta evolvendo
lentamente, perché quando è nato l’ordine degli psicologi sono entrate nel campo della
giurisprudenza una serie di conflitti che ancora non si sapeva come affrontare. La domanda che ci si
è posta è dove sta scritto che la formazione di un medico con la specializzazione in psichiatria sia
migliore di quella di uno psicologo. Chi è lo psicoterapeuta? È il laureato in psicologia o medicina
che successivamente ha fatto un corso di formazione in psicoterapia riconosciuto dal murst
(ministero universitario della ricerca scientifica), il quale ha una commissione che valuta i
curriculum delle scuole che si propongono di effettuare una formazione in psicoterapia. Se queste
scuole presentano una domanda e vengono riconosciute entrano in un elenco di istituti che sono
abilitati a rilasciare il diploma di psicoterapeuta. La scuola di specializzazione in psichiatria viene
riconosciuta come scuola di formazione in psicoterapia ed è pubblica; la scuola di formazione in
psicologia clinica, dove afferiscono sia i laureati in medicina che i laureati in psicologia, vene
anch’essa riconosciuta come scuola di formazione in psicoterapia. Sono le uniche due possibilità
pubbliche; tra quelle private c’è la scuola di psicoanalisi che forma psicoterapeuti in psicoanalisi.
Prima di questa legge potevano esercitare come psicoterapeuta tutti quanti, qualsiasi tipo di lauree
possedute (anche i non laureati potevano svolgere questa professione), bastava svolgere un certo
corso di aggiornamento.
La psicoanalisi è una forma di psicologia che dà un’interpretazione del comportamento umano,
basata su una terapia che si sta allargando. Ma chi è lo psicoanalista? E’ uno psicoterapeuta che
nello specifico ha come formazione quella psicoanalitica; tra le varie scuole che si propongono di
formare psicoterapeuti (le scuole di indirizzo comportamentista, cognitivista, sistemiche), in Italia
ce ne sono due (si rifanno alle teorie di Freud in modo ortodosso, tramandando come vangelo il suo
credo) riconosciute dalla scuola internazionale psicoanalitica.
Altre scuole di psicoterapia con orientamento analitico si distaccano dall’ortodossia freudiana.
Lo psicoanalista è sempre uno psicoterapia ma è orientato, come detto, in psicoanalisi.
DIPARTIMENTO DI SALUTE MENTALE
Innanzitutto diciamo che il dipartimento va inteso come un’unica entità, composto da varie parti che
devono essere integrate tutt’uno all’interno di esso. S
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