Nozioni di fonetica e fonologia
Prima parte.
Elementi di fonetica articolatoria
A –
TTENZIONE LA LETTURA DEI SIMBOLI FONETICI IN QUESTE
“ IPA”
PAGINE RICHIEDE I FONT ESTENSIONI DEL FORMATO
U !!
NICODE
Nel dominio della rientra lo studio delle
fonetica
caratteristiche dei suoni della lingua.
I modi di analisi del suono sono tre:
1. percettivo;
2. acustico;
3. articolatorio.
L'analisi riguarda i complessi meccanismi della
percettiva
sensibilità auditiva, e considera la ricezione dei suoni delle
parole; essa è affidata piuttosto all'interpretazione soggettiva
dello studioso.
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L'analisi concerne invece il mezzo di
acustica
propagazione dell'onda sonora, e considera i fenomeni acustici
come fenomeni fisici.
L'analisi infine, riguarda l'apparato della
articolatoria,
fonazione, e descrive la genesi dei suoni. Questa è l'analisi di
più facile comprensione: il parlante può seguirla controllando
le proprie produzioni foniche. L'analisi genetico-articolatoria è
poi fondamentale per descrivere i mutamenti fonetico-
fonologici nella storia di una lingua: l'evoluzione dei sistemi
fonologici si accompagna infatti a cambiamenti
dell'articolazione dei suoni.
Introduciamo a questo punto una pur semplificata
classificazione dei suoni della lingua dal punto di vista
articolatorio. Peraltro, con il termine “suono" intendiamo un
fenomeno acustico che è il correlato di un fenomeno fisico,
l'onda sonora.
L' ONDA SONORA
Immaginiamo di disporre di una corda elastica, ben tesa, le cui
estremità siano fissate. Per causare la vibrazione della corda,
basta inarcarla leggermente, "spendendo" un po' della nostra
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energia, tanto da spostare la corda dalla posizione iniziale di
equilibrio. Se poi la rilasciamo, la corda descrive un moto in
senso contrario, continuando a vibrare avanti e indietro, fino
all'esaurimento dell'energia immessa. La deformazione della
corda genera delle forze di reazione che a poco a poco la
riportano nella posizione di equilibrio. La corda elastica, se
inarcata o anche solo toccata, si muove di moto armonico
intorno alla posizione di equilibrio. Ma la vibrazione della
corda si trasmette anche all'aria circostante, determinando
variazioni della pressione atmosferica, con una serie di
compressioni e depressioni che si propagano nell'aria fino
all'esaurimento dell'energia impiegata.
Una compressione e una successiva depressione
nell'atmosfera, dovute alla deformazione di un mezzo
materiale, danno luogo a un'onda sonora. La frequenza
dell'onda è il numero di vibrazioni (ogni vibrazione ha una fase
di compressione e una di depressione) prodotte in una data
unità di tempo, mentre il periodo è il tempo impiegato per
compiere una vibrazione. La distanza percorsa dall'onda in un
periodo è la dell'onda. Ad esempio, se in un secondo
lunghezza
si hanno due onde, la frequenza è di un'onda ogni mezzo
secondo. Raddoppiando la frequenza, si dimezza il periodo,
ossia la lunghezza dell'onda: infatti, al diminuire della
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lunghezza corrisponde l'aumento della frequenza; le onde
lunghe hanno una frequenza relativamente bassa, le onde corte
e cortissime presentano una frequenza alta.
L'ampiezza dell'oscillazione dipende dalla pressione
esercitata: essa diminuisce man mano che l'onda si allontana
dalla sorgente del movimento.
Il correlato acustico dell'onda: il suono
Frequenza della vibrazione ed ampiezza dell'oscillazione
appartengono al fenomeno dinamico delle onde sonore. Si
trasferiscono nel fenomeno acustico come e
altezza intensità,
rispettivamente .
1
Per l'altezza - in termini musicali, la "nota" -
distinguiamo suoni gravi, con un numero basso di periodi al
1 Come è noto, la variazione della pressione atmosferica non sempre è
percepibile all'udito. Per la frequenza, sono trasmesse agli organi nervosi
dell'orecchio, e producono la sensazione del suono, le vibrazioni comprese fra i
venti e i ventimila Hertz (periodi al secondo). Al di sotto dei venti Hz si hanno
gli infrasuoni (la membrana non vibra) e al di sopra dei ventimila Hz si hanno
gli ultrasuoni (il timpano non riesce più a registrare la velocità delle vibrazioni,
pertanto non entra in movimento). La zona di massima sensibilità dell'orecchio
è intorno ai 2000 Hz. Per l'ampiezza, trasformata in intensità, il campo di
udibilità è limitato superiormente dalla soglia del dolore e inferiormente dalla
soglia di udibilità. L'unità minima di variazione sonora percepibile è calcolata
in decibel: a una frequenza di 1000 Hz l'udibilità (che peraltro varia a seconda
della frequenza) va da uno a circa 140 decibel, con la soglia del dolore stabilita a
120 decibel. Lezioni di linguistica generale – 2005-11-02
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secondo, e suoni acuti, con un numero elevato di periodi al
secondo. Ad esempio, si possono realizzare delle [a] con altezze
diverse, salendo nella scala musicale. Ma sempre [a] rimane:
non si confonde con [e] o con [o]. La frequenza e l'ampiezza
descrivono l'onda fondamentale, che però è ideale. In realtà la
vibrazione ondulatoria varia a seconda della conformazione del
mezzo materiale, degli ostacoli e delle interferenze incontrate
ecc. Basti ricordare che strumenti musicali diversi vibrano in
modo diverso: a parità di frequenza (che mi fa distinguere il do
da ecc.) e a parità di volume, il di un violoncello è
re, mi, fa do
diverso da quello di un pianoforte o di un tamburo; la
differenza auditiva è data non dalla frequenza o dall'ampiezza
dell'onda fondamentale, ma dalla forma dell'onda "concreta"
che si sovrappone alla fondamentale. La forma della vibrazione
ondulatoria si trasferisce nel che dà luogo alla concreta
timbro,
diversità dei suoni. Le differenza tra una [a], una [e], una [i]
sono differenze timbriche.
Il quarto fattore da considerare è la durata della
vibrazione ondulatoria, che si trasferisce nella durata del suono
senza modificarne le caratteristiche.
Nella tabella seguente sono riassunte le corrispondenze
tra fattori fisici e fattori acustici:
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Onda sonora Suono
(fenomeno fisico) (fenomeno nervoso
auditivo)
Ampiezza Volume
Frequenza Altezza
Forma Timbro
Durata Durata
Terminiamo con una N generale sulla trascrizione dei
OTA
suoni. Come si è visto in precedenza, si sono usati alcuni
simboli tra parentesi quadre, p.es. [a]. Questo appartiene ai
simboli che nell'Alfabeto Fonetico Internazionale (API) – o
International Phonetic Alphabet (IPA) rappresentano i Le
foni.
parentesi ad angolo che useremo in seguito racchiudono i
e serviranno per distinguere, quando necessario,
grafemi
pronuncia da grafia: [fu:t] è la trascrizione fonetica di ingl.
<foot>; nella rappresentazione della fonia di parole bisillabe
compare un apostrofo: esso viene posto della sillaba
prima
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accentata e indica l'accento di parola (p.es. in it. ['bir:a] , cui
2
corrisponde la resa grafica <birra>). I due punti indicano che
la vocale è lunga. Useremo anche sbarre oblique, che
racchiudono i fonemi.
I fattori delle differenze timbriche
Per la produzione dei suoni l'apparato fonatorio non si
comporta sostanzialmente in modo diverso dalla corda
sottoposta a pressione, anche se il processo è assai più
complesso. I polmoni e la trachea, nella fase di espirazione,
producono la corrente d'aria che esercita la pressione sulle
pliche vocali accostate. La pressione dell'aria le allontana.
3
Uscendo un po' d'aria, la pressione diminuisce e i muscoli delle
2 Il segno ' serve per indicare la posizione dell’accento di parola: esso è collocato
sulla vocale posta nella sillaba successiva. Il simbolo : rappresenta invece la vocale
lunga.
3 «La laringe costituisce il proseguimento superiore del tubo della trachea
ed è individuabile al tatto e alla vista nella parte anteriore del collo, in
corrispondenza del cosiddetto ‘pomo di Adamo’; la laringe, pur
conservando nel suo insieme una forma tubolare, ha una struttura
cartilaginea e muscolare particolarmente complessa. Al suo interno essa
presenta due pliche (ossia due estroflessioni delle opposte pareti laterali,
simili a pieghe di un tessuto), rivestite di mucosa, dette pliche vocali […]»
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pliche si ricontraggono, chiudendo di nuovo lo sbocco alla
corrente d'aria. La successione di più cicli di chiusura e di
apertura della glottide costituisce il meccanismo laringeo , che
4
determina la frequenza dell'onda. Peraltro, in alcuni casi il
meccanismo non è attivo; i muscoli delle pliche non si
contraggono e lasciano fuoruscire l’aria senza produrre
ostacolo: si avranno dei rumori, che, come vedremo sono detti
suoni sordi.
La frequenza è inversamente proporzionale alla larghezza
della laringe (ove si trovano le pliche vocali). Per questo, le voci
femminili sono più acute di quelle maschili: la frequenza è
maggiore perché la laringe è più sottile . Al volume
5
corrisponde dunque l'energia impiegata nell'espirazione da
polmoni e trachea; l'altezza è invece il correlato della frequenza
di apertura e chiusura delle pliche, la quale determina il
della voce, il "colore" caratteristico della voce di
registro
ciascuno.
(F. Albano Leoni – P. Maturi, Manuale di fonetica, Carocci, Roma 2002 , p.
3
37).
4 “… oppure, anche se impropriamente, vibrazione delle pliche vocali” (F.
Albano Leoni – P. Maturi, Manuale di fonetica, p. 41).
5 Per le voci femminili, le pliche vocali si aprono e si chiudono 2
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