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B REVE DI FONETICA ARTICOLATORIA

ricevuti, non soltanto alla funzione distintiva. Ma nelle

considerazioni di fonetica e fonologia che qui svolgiamo,

osserviamo le produzioni foniche in condizioni ideali, come se

avessero soltanto funzione distintiva.

Per l'importanza della durata, basti pensare alle vocali

brevi e lunghe. Indichiamo la vocale lunga ponendo : dopo il

simbolo della vocale: ad esempio, in tedesco è

Stadt

pronunciato con [a], con [a:].

Staat

Nota. Si chiamano le parole diverse scritte

omografe

allo stesso modo, che però possono distinguersi nella

pronuncia: ad esempio, in italiano <venti> si può pronunciare

con chiusa, se è la parola che significa un numero, oppure

e

con aperta, ed allora è il plurale di Si vedano anche le

e vento.

due pronunce di <pesca>. Gli omofoni, invece, sono parole

diverse che hanno il medesimo suono, come ingl. two, to, too.

Vi sono casi di omografi che sono anche omofoni. Ad esempio,

<lavoro> può rappresentare il sostantivo oppure il verbo

alla prima persona sing. del presente indicativo.)

lavorare

capitolo, per semplicità, non distinguiamo la parola dalle forme diverse di

una stessa parola

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Le differenze timbriche

I fattori che contribuiscono a distinguere i suoni per il timbro

sono tre:

1) il di articolazione, ossia il tipo di ostacolo

modo

all'uscita dell'aria. I modi sono quattro:

- se l'ostacolo è totale si ha il modo dei suoni occlusivi,

come [p], [t], [b], [d] ecc.

- Se l'ostacolo è parziale si hanno suoni detti

fricativi,

anche come [f], [s], [v]; l'ostacolo parziale si ha anche

spiranti,

nelle vibranti come [r], nelle laterali come [l] e nelle

approssimanti , che sono intermedie tra fricative e vocali e

10

sono rappresentante, fra gli altri suoni, dalle semivocali.

- Nel modo di articolazione delle il velo palatale

nasali,

viene alzato e chiude la cavità orale e l'aria uscirà dalle fosse

nasali.

- Infine, se l'ostacolo è nullo si hanno le vocali, o vocoidi,

come [a], [e], [u]. In realtà la denominazione "vocale" e

10 Più precisamente, le laterali si realizzano con occlusione centrale del

canale e aperture laterali del canale stesso. Le vibranti si realizzano con una

serie “occlusione + esplosione”. Laterali e vibranti si possono annoverare in

un’unica serie, chiamata serie delle liquide, che si possono affiancare alle

fricative e rientrare nella classe assai generica delle continue.

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"consonante" non è basata sulla descrizione articolatoria, bensì

sulla funzione che i suoni hanno nella sillaba. I suoni articolati

con ostacolo nullo [a], [e] ecc. sono quelli che tipicamente

portano l'accento nella sillaba: sillabando ad esempio la parola

la voce "sosta" su di essi: e per questo

capitano, cá-pí-tá-nó;

sono chiamati vocali: la vocale è, a un di presso, il suono che dà

autonomia alla sillaba. Ora, è noto che in molte lingue la

vocalità non è funzione esclusiva dei suoni ad ostacolo nullo: si

pensi al lingue slave come lo sloveno, il cèco, il serbo-croato (o

croato-serbo), dove le liquide [l] e [r] possono essere sia

consonanti - come in cèco nel nome e nello stesso

Václav

toponimo - sia vocali, come in cèco ("cuore", in

Praha srdce

sloveno e ("talpa", in sloveno Peraltro, anche

11

srcé) krtek krt).

le vocali possono avere funzione consonantica. Si hanno allora

le cosiddette semivocali, come la pronuncia di in o di

u uomo i

in Le "semivocali" non sono vocaliche, e anche per il modo

ieri.

di articolazione - certo a causa della funzione consonantica

svolta nella sillaba - tendono verso le fricative; in effetti la

fonetica storica mostra come sia frequente l'evoluzione della

"semivocale" [u] (come il primo suono di ingl. nella

warm)

11 Nelle lingue slave occidentali, il grafema <c> corrisponde al suono di it.

<z> in ozio. Si tratta, come vedremo in seguito, di una affricata dentale

sorda. Lezioni di linguistica generale – 2005-11-02

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fricativa [v]: questo si è verificato, ad esempio, in tedesco, dove

oggi è pronunciato con [v] iniziale. Simili considerazioni

warm

si possono svolgere per la "semivocale" [i], che può risultare

dall'evoluzione di una fricativa palatale (v. in seguito la nota

sulle .

approssimanti)

12

È dunque improprio chiamare vocali i suoni ad ostacolo

nullo. Peraltro, la scelta, come termine sostitutivo, di

"vocoide", con il quale si fa riferimento a suoni naturaliter

vocalici, ma passibili di ruolo consonantico, renderebbe la

terminologia oltremodo complessa, tanto più che

richiederebbe l'abbandono del termine "consonante" in favore

di "contoide". Per questo, e non dovendo affrontare in modo

specifico la teoria della sillaba, continueremo in seguito ad

utilizzare "vocale" e "consonante" ben sapendo, tuttavia, che la

12

Si pensi, ad esempio, all'evoluzione che in inglese ha subito il prefisso ge-

del participio passato, ancora presente oggi in tedesco (gekommen da

kommen). Nei dialetti settentrionali del germanico-occidentale, dai quali

origina l'inglese antico, ge- era pronunciato probabilmente con

articolazione di fricativa palatale sonora, come avviene nei dialetti tedeschi

settentrionali di oggi e nell'olandese moderno. Da fricativa palatale il suono

iniziale di ge è passato a "semivocale", e questo è testimoniato da grafie

come ye (yecumen) della fine dell'antico inglese. In seguito, con la perdita

della vocale del prefisso, tutta la sillaba è caduta e il verbo del nostro

esempio ha presentato come participio passato come.

Considerando il processo inverso, la "semivocale" [i] può evolvere in

consonante palatale: si veda il passaggio dal latino iocus all'italiano gioco,

come pure in trentino la parola tedesca Jäger ("cacciatore") dà luogo a

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loro valenza non è articolatoria, ma sillabica.

2) Il secondo fattore è il luogo di articolazione; a seconda

della parte interessata si hanno bilabiali, labiodentali, dentali,

(o e

alveolari, prepalatali postalveolari), palatali

Se la lingua interviene

postpalatali, velari, uvulari, laringali.

nel luogo di articolazione, i suoni vengono ulteriormente

suddivisi in oppure (si parlerà di

apicali dorsali apico-dentali,

e così via; in seguito utilizzeremo i termini

dorso-palatali,

"apicale" e "dorsale" solo quando sono necessari per

distinguere suoni particolarmente importanti). Un caso a parte

sono le interdentali.

3) Il terzo fattore è l’apporto del meccanismo laringeo:

quando è operativo dà luogo a suoni Quando non è

sonori.

operativo, dà luogo a suoni sordi.

4) Il quarto fattore è la tensione o la rilassatezza delle

pareti del risuonatore. In genere, l'occlusiva sorda è tesa,

gégher. Sul suono iniziale di gioco, chiamato affricato, si veda il seguito del

testo. Lezioni di linguistica generale – 2005-11-02

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quella sonora è rilassata .

13

I principali suoni della lingua

Procediamo ora nella descrizione, classificando i suoni

anzitutto in base al modo di articolazione.

Le vocali

Nell'articolazione dei suoni con impiego prevalentemente

vocalico operano quatto fattori, che consideriamo anzitutto in

13

Si ritiene che in molte regioni del territorio linguistico tedesco si tenda a

pronunciare le sonore come sorde rilassate. Ma l'udito abituato alla

diversità tra sorde e sonore distingue a fatica le sorde rilassate dalle tese.

Così, può sembrare che in certe varianti del tedesco - soprattutto in quelle

più meridionali - tutte le consonanti occlusive siano sorde. Invece, in certe

varietà di italiano regionale del Centro e del Sud della penisola le sorde e le

sonore sono entrambe rilassate. In questo caso, se ne riceve l'impressione

di una parlata priva di consonanti sorde. Forse la rilassatezza è

fondamentale nella percezione della sonorità di una consonante.

La tensione e la rilassatezza sono fondamentali nel sistema consonantico

del cinese, dove le sonore sono assenti. Qui vi sono sorde tese aspirate e

sorde rilassate non aspirate.

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riferimento al vocalismo dell'italiano:

il grado di innalzamento della lingua (verso il palato): si

1) distinguono vocali – con grado minimo di

basse

innalzamento – come la [a], e vocali – come [i] e

alte

[u], che sono prodotte con il grado massimo di

innalzamento. Fra i due estremi, ma più vicine a [i] e

[u], abbiamo le medio-alte [e] (il numero e [o]

venti)

(botte); più vicine ad [a] abbiamo le medio-basse [ə ]

(venti, pl. di e [ɔ ] (botte, pl. di

vento) botta).

Non di rado, nei manuali di fonetica, il grado di

innalzamento della lingua è correlato a un altro

fattore, che è il grado di apertura della bocca. Le

vocali alte – p.es. [i] e [u] – sono allora chiamate

anche vocali (perché vi è il massimo grado

chiuse

di chiusura delle labbra); le vocali basse – p.es.

[a] – sono le vocali medio-alte – come [e]

aperte,

e [o] sono e quelle medio-basse –

semichiuse

come [ɛ ] e [ɔ ] – sono semi-aperte.

2) Il secondo fattore è la si distinguono

labializzazione:

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vocali o come [o], [u], e vocali

labializzate arrotondate, non

o come [e], [i].

labializzate non arrotondate,

3) Il terzo fattore è la direzione dell’innalzamento della

se si innalza verso il palato la parte anteriore, si ha la

lingua;

serie delle vocali (o palatalizzate) [ε], [e], [i]; se ad

anteriori

innalzarsi è la parte posteriore, si ha la serie delle vocali

(o velari) [ɔ ], [o], [u]. Se la lingua forma una conca

posteriori

abbassando la parte mediana, si hanno le vocali in

centrali:

italiano si ha [a], che è vocale centrale, bassa non arrotondata;

in inglese vi è anche [ɑ ] che è posteriore, bassa non

e di Tale vocale

arrotondata (cfr. la pronuncia di farther.

car 14

era prescritta, un tempo, nella pronuncia di parole francesi

come (“castello”). Il finnico presenta – oltre a [a] – la

château

anteriore, bassa non arrotondata [æ] (cfr. “io”), che

minä

peraltro si trova anche in inglese (cfr. that).

Per quanto riguarda [a], va osservato che nella cartina

dell’Alfabeto Fonetico Internazionale essa è considerata vocale

anteriore aperta (front, open), mentre [æ] è considerata

sempre vocale anteriore, ma intermedia fra “aperta” e “semi-

14 Così in Albano Leoni – Maturi, p. 49.

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aperta” (open, open-mid). Inoltre, Si confronti il quadro alla

pagina seguente:

Nella figura si distinguono vocali per il grado di apertura

(chiuso, semichiuso, semiaperto, aperto: close, close-mid,

per la direzione dell’innalzamento della

open-mid, open),

lingua (anteriore, centrale, posteriore: front, central, back).

Inoltre, quando i simboli compaiono in coppia, quello a destra

della linea verticale è arrotondato, quello a sinistra è non

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arrotondato.

Diversi simboli, nello schema sopra riportato, non sono

stati da noi considerati. Per esempio, la vocale centrale,

semiaperta, arrotondata ha il simbolo [ɜ ]; come vocale lunga

[ɜ corrisponde al suono vocalico dell’inglese bird.

:]

Questo schema ha il pregio di rappresentare tutte le vocali

in quello che si chiama Per l’italiano, un

trapezio vocalico.

tempo, si proponeva un semplice triangolo vocalico, nel quale

[a] era posta come vocale bassa (cioè “aperta”), centrale e non

arrotondata.

Le cartine dell’alfabeto fonetico internazionale si possono

consultare online al seguente indirizzo:

http://www.arts.gla.ac.uk/ipa/ipafonts.html

4) Se il velo palatale viene teso, si ha l'apertura delle fosse

nasali e le vocali sono articolate con risonanza nasale. La serie

delle nasali è largamente utilizzata in francese: si hanno [ã],

come in la nasale anteriore non arrotondata

blanc, tendre,

medio-bassa in la nasale posteriore arrotondata medio-

pain,

alta come in e la nasale anteriore arrotondata medio-

long

bassa, come in Anche in polacco troviamo due

un, humble.

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vocali nasali, che sono rese dai grafemi <ą>, come in piątek,

"venerdì" (da "quinto"), e <ę>, come in "cinque", e

piąty, pięć,

nel cognome Vocali nasali si trovano anche in

Wałęsa.

portoghese.

Le serie vocaliche

Questi fattori si possono combinare in vario modo, ma vi

15

sono combinazioni fondamentali, che danno luogo alle serie

più frequenti nelle lingue indo-europee. Potremmo qui

chiamarle serie “preferenziali”.

La prima serie naturale è data dalla combinazione

Le vocali sono [ɛ ], [e], [i]

anteriore + non arrotondata.

(venti, La seconda serie preferenziale è quella

venti, vinti).

delle ossia [ɔ ], [o], [u].

posteriori arrotondate,

15 Si veda André Martinet, La tipologia linguistica, in La considerazione

funzionale del linguaggio, Il Mulino, Bologna 1984, pp. 116-118.

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Nelle lingue indeuropee vi sono altre serie vocaliche, ma non

tutte sono ben rappresentate come le serie preferenziali.

È importante la serie delle che

anteriori arrotondate,

troviamo in francese e in tedesco: le più importanti sono la

medio-bassa [œ] (francese tedesco la

soeur, peur, können),

medio-alta [ø] (fr.peu, ted. la alta [y] (fr. ted.

mögen), mur,

. Le vocali di questa serie sono simili per

Füße)

16

l'arrotondamento a quelle della serie posteriore, mentre per

l'articolazione linguale sono vicine alle vocali anteriori.

La serie delle è

posteriori non arrotondate

rappresentata dalla vocale medio-bassa inglese [ʌ ], che

troviamo ad esempio in cut, run.

Veniamo ora alle vocali centrali, le meno rappresentate

nelle lingue d'Europa. Alla serie delle centrali non arrotondate

appartiene la medio-bassa con simbolo [ɐ ]; tale vocale si trova

p.es. in inglese (la finale di , (I ) e in

sofa gotta, pleasure)

17

tedesco (la realizzazione della vocale di prefissi come in

ver-

Si sarà notato che, nello schema dell’IPA

verstehen, verlieren).

16 In tedesco vi è un suono più alto di [y] e leggermente centralizzato (ossia con

innalzamento della lingua verso il centro del palato: esso è simboleggiato da [ʏ ]:

lo troviamo ad esempio in rüsten.

17 Così Albano Leoni – Maturi, p. 49.

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riportato in precedenza, tale suono è in uno spazio intermedio

fra e è cioè considerata una vocale centrale

open open-mid:

collocata fra le vocali medio-basse e le vocali basse.

Fra le centrali non arrotondate vi è poi la media

(collocata fra le medio-basse e le medio-alte) la quale ha

simbolo [ə ]; per grado di apertura e articolazione labiale è

vicina a [e], da cui differisce appunto per l'articolazione

linguale, essendo una centrale e non una anteriore; Questa

vocale compare - ma in sede atona - in tedesco (come in halte)

e in francese (venir, Un'altra importante vocale

mener).

centrale non arrotondata è la chiusa [ɨ ] (che differisce da [i]

per l'articolazione linguale), presente in molte lingue slave; è

scritta <y> negli alfabeti di origine latina - come quello polacco

- e nel cirillico traslitterato: così abbiamo in polacco mylo,

"sapone" e in russo "essere" (infinito).

byt',

Vediamo ora due vocali che appartengono alla serie

delle La prima è la medio-alta [ɵ ]

centrali arrotondate.

dell'olandese, che viene scritta <u> e compare in sillaba chiusa,

come in (il "fiorino", la moneta olandese; cfr. ted.

gulden

La parola è calco del latino medievale e nel

golden. aureus)

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cognome L'altra è la vocale alta [ʉ ] del norvegese

Gullit.

(come in "casa" e "ragazzo").

hus, gutt,

Le consonanti occlusive

Classifichiamo le occlusive in base al luogo di articolazione e

alla presenza o all'assenza della sonorità:

[b] è la bilabiale sonora (banca) e [p] è la bilabiale sorda

(panca);

[d] è la alveolare sonora (dare), [t] la alvelolare sorda (tare);

[g] è la postpalatale sonora (gara), [k] la postpalatale sorda

(cara). In determinati casi, [g] e [k] possono venir pronunciate

con una modifica del luogo di articolazione, avanzando a

mediopalatali oppure indietreggiando a velari: si ha una

palatale sonora in una palatale sorda in una

ghiro, chiaro,

velare sonora in una velare sorda in Per i

guardo, quadro.

simboli, si consulti la tabella dei simboli consonantici

dell’alfabeto fonetico internazionale.

Nelle lingue germaniche - pensiamo in particolare

all'inglese e al tedesco - le occlusive sorde, soprattutto in inizio

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Corso di laurea: Corso di laurea in lettere (BRESCIA - MILANO)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Gatti Maria Cristina.

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