Linguistica generale
Fonetica
Nozioni di fonetica soprasegmentale
La durata è una proprietà fonetica, fisica che noi osserviamo nelle relazioni che i diversi segmenti contraggono nell'ora distribuirsi nel tempo. Fenomeno che riguarda i foni e ne abbiamo preso in considerazione alcune particolarità del sistema consonantico fino ad adesso. Esistono, però, anche altri fenomeni che si riferiscono a questa realtà soprasegmentale, che sono quindi ascrivibili a questa dimensione come ad esempio:
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La sillaba (unità fonetica superiore al fono): unità fonetica che ha il suo dominio in un raggruppamento di foni, ovvero la combinazione minima di segmenti fonici.
Raggruppamento minimo organizzato intorno a quello che è chiamato picco di apertura, cioè una concettualizzazione della catena fonica ovvero un susseguirsi di segmenti fonici nel nostro parlato come un susseguirsi di movimenti di apertura e chiusura della cavità orale. (Le vocali sono aperte più aperte delle consonanti senza un'interferenza dell'apparato fonatorio all'aria che viene spinta nei polmoni, mentre le consonanti presentano una chiusura ovvero presentano un blocco, un'interferenza dell'aria). Questo alternarsi tra foni aperti e chiusi è chiamato struttura sillabica. Data questa generale maggiore apertura delle vocali e questa chiusura delle consonanti, secondo il grado di modificazione dell'apparato fonatorio nell'opporsi alla cavità orale, possiamo dare una scala di apertura delle vocali e delle consonanti: le vocali basse sono più aperte di quelle alte in cui noi abbiamo una posizione più innalzata della lingua, tra le consonati approssimanti (foni dalle caratteristiche articolatorie intermedie tra vocali e consonanti, in virtù di una maggiore aperta della cavità orale) abbiamo un polo di massima apertura in cui non c'è un vero ostacolo all'aria emessa, mentre al polo opposto abbiamo le consonanti occlusive dove invece c'è un vero blocco totale, un'interferenza all'aria. Tra i foni occlusivi e approssimanti possiamo classificare come suoni più o meno vicini a questi due poli.
- Vocali basse
- Vocali medio basse
- Vocali medio alte
- Vocali alte
- Approssimanti
- Vibranti
- Laterali
- Nasali
- Fricativi
- Affricati
- Occlusive
Quindi vibranti, laterali e nasali saranno più aperte rispetto alle fricative e delle affricate. Quindi noi possiamo contestualizzare i blocchi fonici, (il nostro parlato) come un susseguirsi di movimenti di apertura e chiusura nella cavità orale che saranno maggiori o minori in funzione della scala di apertura o di sonorità intrinseca (riferita alla struttura sillabica), ovvero non legata all'attivazione o meno del meccanismo laringeo, ma ad una proprietà inerente dei foni articolati; si tratta quindi di una dimensione acustica dei suoni, legata alla diffusione del suono che sarà maggiore per i foni articolati in maniera più aperta e minore per i foni più chiusi.
La sillaba è quindi un agglomerato di suoni organizzato intorno ad un massimo di apertura chiamato nucleo sillabico. Nell'italiano costituiscono un nucleo sillabico le vocali che sono quindi i suoni più aperti. Sono gli unici suoni suscettibili di occupare il nucleo sillabico.
Nella parola patata abbiamo tre nuclei sillabici (tre picchi di apertura in corrispondenza delle vocali), ovvero tre sillabe: [pa.ta.ta]. Abbiamo quindi un picco di apertura il minimo che coincide con la consonante occlusiva e un massimo con la vocale bassa. La scansione sillabica fonetica ha tratti in comune con la trascrizione sillabica ortografica: infatti, l'idea di sillaba fonetica e ortografica hanno tratti in comune ma trovano un fondamento del tutto diverso, quindi non sempre una divisione sillabica ortografica è parallela a quella della scansione sillabica fonetica.
La sillaba inizia in prossimità di un minimo di apertura e termina prima del minimo di apertura successivo. Quindi nell'esempio della parola patata abbiamo il primo minimo di apertura coincide con la occlusiva bilabiale sorda p segue il picco di apertura con la vocale bassa centrale a e segue un minimo di apertura con l'occlusiva alveolare sorda t. La prima sillaba è pa e trova i suoi costituenti nei segmenti p e nel segmento a e si interrompe prima del minimo successivo.
Per individuare le consonanti raggruppate intorno a questo picco di apertura segue la scala di apertura che abbiamo dato combinata con la regola. In italiano abbiamo solo le vocali per quanto riguarda le sillabe quindi il nucleo sillabico coincide con le vocali. Tante sillabe avremo tante vocali troveremo. In altre lingue possiamo avere anche delle consonanti che sono suscettibili ad essere esse stesse il centro del nucleo. Si tratterà sicuramente di consonanti più vicine alle vocali, quindi dotate di una maggiore apertura.
Per esempio nel nome slavo della città Trieste, Trust il nucleo sillabico è rappresentato dalla consonante vibrante alveolare r, si presta a rappresentarlo. Lo stesso vale anche per le consonanti nasali e laterali (little in inglese) che spesso, insieme alle vibranti, vengono anche denominate liquide.
Per indicare il punto di confine di sillabe nella trascrizione fonetica utilizziamo il punto (.). È il formalismo, il simbolismo che lo indica. È facoltativo, su richiesta necessario.
Esempi di scansione sillabica
La regola che abbiamo dato per individuare i confini di sillabe si produce quindi in una scansione sillabica fonetica che a volte coincide con quella ortografica.
Per esempio nella parola coperto, abbiamo 3 vocali e 3 nuclei sillabici, 3 sillabe. [ko.per.to] (la e si indica con 3 al contrario!) Quindi l'occlusiva velare sorda c rappresenta l'attacco di una sillaba concentrata nella vocale, sul nucleo o, segue una occlusiva, ulteriore minimo che ci indica che la sillaba è terminata, dopo abbiamo il suono p ovvero una consonante occlusiva bilabiale organizzata introno al suono è che è una vocale medio bassa anteriore che è seguita da una vibrante e successivamente da un'occlusiva alveolare t. In questo caso la scansione fonetica non ha prodotto una scansione diversa da quella ortografica.
Lo stesso non accade nella scansione fonetica della parola postale. In questo caso abbiamo 3 vocali, 3 sillabe [pos.ta.le]. La prima sillaba è quindi pos. La seconda è organizzata intorno alla vocale bassa a e l'ultima intorno alla vocale medio alta e. La divergenza rispetto alla scansione sillabica ortografica sta nel gruppo fricativa alveolare più consonante, che non viene staccata ma considerata un tutt'uno. Nella scansione fonetica, legata alle meccaniche dell'esecuzione della parola, questo gruppo è sempre separato.
Ci sono proprietà foniche che derivano sono la diretta funzione dalla struttura sillabica di una parola e in cui quindi una struttura interna di una sillaba fa la differenza nel calcolo delle proprietà fonetiche. La sillaba è un ordinamento di suoni intorno ad un picco di apertura, quindi un'unità organizzata secondo il criterio della scala di apertura, in funzione della scala di apertura.
Struttura interna della sillaba
Il nucleo sillabico è rappresentato quindi da un picco di apertura intorno a cui è organizzata la sillaba. Tutto ciò che precede è chiamato attacco e quello che segue coda. Quindi per esempio, la sillaba per è incentrata su un nucleo sillabico costituito dalla vocale medio bassa è, un'attacco o testa sillabica costituito da un'occlusiva bilabiale p e una coda costituita da una vibrante alveolare r. Il nucleo quindi è individuato in una vocale. Nucleo e coda costituiscono insieme parti di quella che viene definita rima.
La sillaba può essere costituita da un attacco o testa (con cui denominiamo tutto ciò che precede il nucleo), da una coda (con cui denominiamo tutto quello che segue) e coda più nucleo rima. Nella sillaba per abbiamo tutti questi elementi. Abbiamo sillabe in cui può non comparire la coda e in cui può mancare sia l'attacco che la coda (per esempio nella parola aperto). L'unico elemento costitutivo della sillaba è il nucleo sillabico, gli altri elementi sono accessori. A seconda che il nucleo sillabico sia seguito o meno da una coda noi parliamo di sillabe chiuse o implicate quando abbiamo la presenza di una coda o sillabe aperte dove essa non è presente. Non tutte le componenti della sillaba hanno quindi lo stesso peso.
Caso dell'aplologia
L'aplologia è la semplificazione di sequenze sillabiche simili (deriva da aplos che significa semplice in greco). Una parola del tipo tragicomico contiene dentro di sé sia l'elemento tragico sia l'elemento comico e la collisione di co e co viene semplificata in co sull'asse lineare. Se ci limitassimo ad osservare l'aplologia in questo caso diremmo che nelle nostre produzioni linguistiche abbiamo la semplificazione di stesse sillabe. Essa però agisce non solo in casi di questo tipo (ripetizione della stessa sillaba) ma anche in casi tipo:
- Esentasse: esente + tasse
- Mineralogia: minerali + logia (denomina le discipline che hanno attinenza con le discipline scientifiche)
- Simbologia: simbolo + logia
- Cardiologia: cardio + logia
Questi casi ci dimostrano che nella collisione di sillabe che condividono la stessa sillaba ma hanno un nucleo vocalico distinto si mantiene la testa condivisa e sopravvive il nucleo del secondo elemento. Nella formazione delle parole e nella collisione delle sillabe affini abbiamo una pertinenza delle diverse posizioni all'interno della struttura della sillaba di diversi elementi. Quindi il caso di tragico-mico non funziona in maniera diversa ma ci impedisce di osservare quali sono i criteri del parlante nella creazione della parola finale. Il timbro vocalico che proverà è quello che segue. La persistenza e la cancellazione di elementi che si trovano ad essere combinati uno di seguito all'altro è, quindi, dipende dalla posizione che essi occupano all'interno della sillaba: se è testa permane se invece è nucleo viene cancellato il primo e rimane il secondo.
Ci sono, quindi, dei cambi in cui la diversificazione tra le diverse parti della sillaba ha un riflesso diretto sulla forma delle nostre produzioni. L'elemento che viene, quindi, cancellato è il nucleo della prima sillaba. L'aplologia è quindi un processo di semplificazione che ha la sua base nella s.
Questioni di prominenza sillabica: l'accento
L'accento è la condizione per cui all'interno della catena una sillaba risulti in prominenza, in primo piano rispetto alle altre, in prominenza. I parametri che possono contribuire a farla risaltare rispetto alle altre nella catena corrono di fatto intorno a queste 3 dimensioni:
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Intensità è il caso dell'italiano: una sillaba risulta prominente rispetto alle altre con cui si concatena a seguito di questa maggiore forza articolatoria. L'accento è quindi contrastivo, libero perché non ci sono condizioni fonetiche che ci permettono di prevedere la sua posizione, non ci permettono di capire dove cade l'accento a meno che non ci troviamo in presenza di un contesto.
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Altezza o melodia riguarda la dimensione della frequenza delle poiché vocali ne sono interessate le lingue come cinese e giapponese e parliamo di modulazione della voce, modulazioni diverse di stessi blocchi fonici comportano delle differenze anche nel piano concettuale. Esempio di ma in cinese mandarino.
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Durata indica un prolungamento della sua articolazione con le altre con cui si combina. Accadeva nell'italiano di un paio di millenni fa, per esempio il prolungamento della vocale poteva cambiare il significato concettuale della parola distinguendo tra il melo e la parola cattivo.
Data una catena di parole molto lunghe, distinguiamo, dato un accento primario che caratterizza una sillaba in maggior risalto rispetto alle altre, anche degli accenti secondari, delle prominenze secondarie. Accade soprattutto nelle parole molto lunghe e si tratta di una strategia per cui si da motivazione ritmica, una sonorità alle parole molto lunghe e si indica con il simbolo (,) prima della sillaba che ne è interessata.
Esempio: cassapanca [,ka.sa'pan.ka]. In questo caso oltre ad un accento primario che si riconosce nella sillaba pan, un'analisi acustica mette in risalto il fatto che c'è una maggiore prominenza nella prima sillaba ka rispetto alle altre sillabe atone in cui per così dire la voce si appoggia. Spesso in parole come queste l'accento secondario tende a coincidere con l'accento primario di quella stessa parola fuori da quella composta, analizzata singolarmente. La strutturazione interna è, quindi, ricondotta alla funzione di questi due segni cassa e panca in altri contesti autonomi e vengono mantenuti anche nella sillabazione, ovvero nella strutturazione sillabica, dando anche un rilievo i vari accenti che compongono i suoi segni, delle parole in isolamento. La collocazione degli accenti secondari può essere variabile; infatti data una maggior prominenza all'accento primario, si possono identificare diversi punti d'appoggio appunto perché rappresenta una semplificazione e si possono quindi ipotizzare diversi punti d'appoggio che portano alla modulazione della sequenza.
[in.ter.nat,tsjo.na.lid.dzat'tsjo.ne] [in.ter.nat,tsjo.na.lid.dzat'tsjo.ne]. Si tratta di un fenomeno che registriamo soprattutto in scansioni di parole molto lunghe e che di fatto agevolano l'articolazione individuando una ritmica interna e l'esecuzione può essere variabile a seconda del parlante. In parole in cui è trasparente l'origine combinatoria, l'accento secondario, in molto casi, rispetta l'eco dell'accento primario delle unità che vediamo combinate, quello che nella parola presa singolarmente rappresenta il suo accento primario.
Per indicare la durata delle vocali di norma viene convenzionalmente adottato il simbolismo/formalismo del crono dopo il simbolo e di fatto viene escluso l'utilizzo del metodo del raddoppiamento del simbolo. Per quanto riguarda le modalità con cui una sillaba risulta prominente rispetto alle altre nella catena sillabica individuiamo dei fenomeni predominanti usati nelle lingue: anche in una lingua come l'italiano che presenta un accento soprattutto intensivo, di intensità la sillaba toniche si tendono ad avere una durata è un grado di acutezza diverso dalle altre. Quindi in maniera sinergica accanto al meccanismo predominante si accompagnano anche le alte due componenti.
Di fatto le sillabe toniche in italiano tendono ad essere lunghe e hanno un volume e un grado di acutezza maggiore rispetto alle altre nella catena: questo ha, quindi, un effetto nel dominio del vocalismo italiano, ovvero nell'insieme delle vocali di una lingua. Queste dimensioni della fonetica segmentale e soprasegmentale e dall'altra le tre dimensioni di quest'ultima prospettiva soprasegmentale possono interagire insieme ed influire in maniera notevole nel sistema delle vocali.
Vocalismo dell'italiano
In italiano le sillabe toniche sono generalmente lunghe e questo ha un effetto che registriamo nell'articolazione delle vocali: in italiano dove una sillaba è tonica e aperta, ovvero quando il nucleo sillabico (in italiano rappresentato dalle vocali) non è seguito da coda, ovvero quando la vocale non è seguita da nessun elemento, esse risultano più lunghe rispetto alle altre sillabe.
Esempio: ['ka:.sa] ['kas.sa]. Così la a di casa di fatto ha un tempo di esecuzione diverso dalla a di cassa dove la stessa vocale è chiusa. Questa regola poggia su un principio di isocronia (identità di tempo): le sillabe tendono ad essere sillabe lunghe, tendono ad avere una durata maggiore, questa lunghezza della vocale in sillaba aperta e tonica di fatto equipara il tempo di esecuzione di una sillaba tonica aperta a quella che è il tempo di esecuzione di una sillaba tonica con coda così che il tempo di esecuzione della sillaba ca in casa risulta avere lo stesso peso della sillaba tonica di canto, tassa. La durata maggiore, il prolungamento dell'esecuzione della vocale va a ristabilire l'eguaglianza con il tempo di esecuzione della coda sillabica in una sillaba tonica chiusa, così che appunto che la sillaba tonica in canto, cassa, tassa hanno lo stesso tempo.
Per questo si parla di regola di compensazione, con il prolungamento dell'esecuzione del fono vocalico in sillaba aperta di fatto si compensa l'assenza della coda in modo che tutte vengano pronunciate nello stesso arco di tempo e che tutte abbiamo lo stesso peso.
Esempio: ['o.t:sjo] ['ot.tsjo] con la o a metà ['dzu.k:e.ro']. ['dzuk.ke.ro]. Date le possibilità della doppia notazione della lunghezza della consonante con l'utilizzo del crono e con il raddoppiamento del simbolo, nella strategia di destra (il raddoppiamento) risulta più immediato il fatto che la prima sillaba tonica di ozio (la o) è una sillaba chiusa e non è aperta, un dato che rimane coperto, offuscato, non immediato nella trascrizione di sinistra dall'adozione di quel sistema di trascrizione. Il fatto che risulti chiusa la sillaba tonica ha un effetto immediato nel calcolo della quantità della vocale così che il tempo di esecuzione della vocale di ot ha un tempo più breve della stessa vocale in una sillaba tonica aperta come la o di oca. È una sillaba chiusa quindi non è una vocale lunga. Così nel caso di zucchero dove la notazione della lunghezza consonantica secondo la strategia del crono di fatto non rende trasparente il confine di sillaba. Avendo una rilevanza il fatto che una sillaba sia aperta o chiusa al fine della trascrizione fonetica è consigliabile usare la seconda annotazione.
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Linguistica Inglese di base (Fonetica, Fonologia, Morfologia, Sintassi)
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