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Nozione di verità

Il riassunto presenta, informazioni prese dalla dispensa data dal docente, appunti di scuola superiore, studio individuale e ricerche in internet.
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Esame di Filosofia del linguaggio docente Prof. G. Lo Feudo

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confrontare il senso della frase, cioè la proposizione, col fatto, per accertare se la frase

corrisponde o meno al fatto, perché come già detto prima non abbiamo accesso al

fatto indipendentemente dalla proposizione.

Nessuno ha ancora visto coi suoi occhi il fatto che la neve sia bianca; esso non esiste

senza la proposizione, perché il fatto è conseguenza della proposizione.

Per questi motivi non possiamo adottare la teoria classica, secondo cui la verità

consiste in una corrispondenza con la realtà; in quanto la corrispondenza tra

proposizione e realtà (significati condivisi dalla collettività) non è una corrispondenza

sperimentabile fisicamente.

Tutta via c’è un metodo che ci permette di attenerci alla definizione classica della

verità, ma solo nei linguaggi la cui struttura sia stata esattamente definita prima.

Alfred Tarski lo ha proposto nel suo saggio; egli parla di enunciati, essendo del

parere che il concetto di proposizione non si abbastanza chiaro. Ovviamente neanche

Tarski intende gli enunciati nel senso di una semplice successione di suoni; egli

intende enunciati sensati a cui la verità e la falsità si addicono solo in modo derivato.

Originariamente solo il senso di un enunciato- la proposizione- è vero o falso. Tarski

riformula la definizione classica: «un enunciato vero è un enunciato che dice che le

cose stanno così e così, e le cose stanno appunto così» ma per lui lo schema generale

degli enunciati veri si rappresenta in questo modo:

“x è un enunciato vero se e solo se p”

X rappresenta un singolo nome a piacere

P l’enunciato stesso

Es. ‘la neve cade’ è un enunciato vero se e solo se la neve cade

Se invece del nome tra virgolette x, utilizziamo la variabile enunciativa «P»:

un enunciato «P» è vero se e solo se p

La verità di un enunciato «P» consiste dunque nell’eliminazione delle virgolette.

Il rapporto equivalente tra «’p’ è vero» e p, si chiama anche lo schema

dell’equivalenza.

Con questa riformulazione, ora la verità non rappresenta più una relazione tra

enunciato e realtà, bensì una relazione tra due diversi enunciati, cioè un enunciato del

linguaggio-oggetto (parole utilizzate per esprimere un determinato

concetto/significato) e un enunciato del metalinguaggio (le stesse parole

prescindendo dal concetto).

Il vantaggio di questa definizione della verità consiste nel fatto che essa non è più

legata ad un realismo epistemologico, ma essa è neutrale dal punto di vista

epistemologico. La concezione semantica dice solo ciò che significa l’espressione

«vero», concetto che appartiene al metalinguaggio. L’inconveniente della concezione

semantica consiste nel fatto che essa esprime soltanto una definizione del significato

dell’espressione vero o verità, ma non un criterio di verità.

Le teorie della verità che si fondano solo sullo schema dell’equivalenza di Tarski si

minimaliste.

chiamano anche

La definizione classica di verità invece si propone di offrire sia una definizione, sia un

criterio di verità; mentre nella riformulazione di Tarski essa non vale come criterio di

verità.

[appunti: Tarski costruisce l’ipotesi di dover riscontrare questa corrispondenza tra le

parole che utilizziamo per esprimere un determinato concetto o significatob(linguaggio

oggetto) e le parole stesse prescindendo dal concetto (metalinguaggio). Entrambi si

compongono però delle stesse parole.


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AUTORE

kiara.cz

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8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture moderne
SSD:
Università: Calabria - Unical
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kiara.cz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Calabria - Unical o del prof Lo Feudo Giorgio.

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