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Le mille e una notte (novelle fatte in classe)

Storia dei re Shahriyar e Shahzaman (storia cornice)

Si narrava che un re dei Sassanidi avesse due figli, Shahriyar e Shahzaman, entrambi prodi cavalieri. Essi regnarono per vent’anni con giustizia e felicità nei propri paesi, quando il maggiore dei due (Shahriyar) ebbe desiderio di vedere il fratello minore e ordinò al suo visir di recarsi da lui e condurlo presso di sé. Così fece il visir e Shahzaman, accettato l’invito, si preparò al viaggio e partì. Si ricordò però di aver dimenticato il gioiello che voleva dare in dono al fratello e tornò indietro. Trovò dunque la sua sposa abbracciata a uno schiavo nero e accecato dalla rabbia uccise entrambi, per poi rimettersi in cammino e arrivare fino alla reggia del fratello Shahriyar.

Shahriyar lo accolse con mille feste ma Shahzaman fu preso da grande tristezza anche nei giorni a venire, finché il fratello, accortosi che il pallore e la tristezza di Shahzaman non davano cenno di finire, chiese spiegazioni e anzi lo esortò ad andare a caccia con lui nella speranza che potesse dargli un po’ di conforto. Shahzaman rifiutò con una scusa e quando il fratello maggiore partì per la caccia, scoprì per caso, guardando da una delle finestre che davano sul giardino, che la moglie di suo fratello ogni volta che egli partiva, aveva l’abitudine, insieme ad altre ancelle, di accoppiarsi impunemente con i suoi schiavi fino al tramonto; la vista di ciò lo portò a pensare che la sua sciagura fosse certo più lieve rispetto a quella del fratello e quando Shahriyar tornò dal suo viaggio e vide che al fratello era tornato il colorito e anzi mangiava ora con più appetito, volle ovviamente sapere quale fosse la causa.

Inizialmente Shahzaman disse al fratello quale fosse la causa che inizialmente lo avesse fatto stare così male, ma poi scongiurato dal fratello gli disse anche perché aveva ripreso colorito e gli rivelò che la moglie, ogni volta che egli partiva, era solita accoppiarsi nel giardino con i suoi schiavi. Shahriyar, incredulo, volle vedere coi propri occhi la questione e i due escogitarono un piano: fecero credere che Shahriyar partisse per un viaggio nuovamente, tanto che egli dapprima uscì insieme al suo cordoglio fuori dalla città; dopodiché tornò indietro e si sedette alla finestra che dava sul giardino. Come era d’abitudine la moglie uscì nel giardino con ancelle e schiavi e fece esattamente quello che il fratello minore aveva visto prima di lui e gli aveva raccontato.

Preso da grande ira propose al fratello di partire per vedere se effettivamente loro due erano gli unici due ad avere subito quella tremenda sciagura; il fratello acconsentì e partirono. Viaggiarono per giorno e notte finché non si sedettero sotto un albero e lì avvenne una cosa molto strana: un genio apparve nella stessa pianura in cui erano e aprì una cassa, da cui estrasse una scatola, da cui ne uscì una bellissima fanciulla. Dopo averla fatta uscire, il genio si addormentò sulle gambe di lei e lei notò i due re che nel frattempo si erano nascosti sopra un albero e li intimò di scendere. Dopo ciò minacciò entrambi di svegliare il genio se non si fossero uniti carnalmente con lei. Dalla paura, i due fecero come gli era stato intimato e si unirono con lei ambedue. Dopodiché lei estrasse dal seno una borsa contenente 570 anelli a cui unì poi i due dei re.

Partiti immediatamente da quel luogo e tornati alla reggia di Shahriyar, egli tagliò la testa alla moglie, alle ancelle e agli schiavi e da allora ogni notte prendeva con sé una fanciulla vergine, si univa a lei e la notte stessa la uccideva; ciò per la durata di tre anni, finché non rimasero più fanciulle vergini in quella città e per quanto il fedele visir ne cercasse non ne trovò nessuna. La figlia maggiore di lui, Shahrazād, vedendo il padre preso da enormi pensieri, propose di essere portata lei stessa dal re per poter in qualche modo placare l’ira dell’uomo verso il genere femminile e non servirono a nulla le parole del padre per dissuaderla (attraverso la storia del bue e dell’asino col contadino). Ma Shahrazād aveva un piano: raccomandò alla sorella minore Dunyazad di recarsi dal re quando egli sarà giaciuto con lei e di pregarla di raccontare una storia. Così fece e ogni sera raccontò al re una storia, rimandando il finale al giorno dopo. Andò avanti così per mille e una notte (che è un modo di dire per indicare un periodo di tempo molto lungo); e alla fine il re, innamoratosi e avendo avuto da lei tre figli maschi, le rese salva la vita.

Storia del facchino e delle ragazze

C’era una volta a Bagdad un facchino che mentre stava al mercato appoggiato sulla sua cesta, gli si fermò accanto una donna bellissima che lo esortò a seguirlo. La donna si fermò a comprare ogni genere di ben di Dio: frutta, carne, dolci, spezie e profumi; dopodiché si fece accompagnare ad una casa alta ed imponente, dove vennero accolti da un’altra fanciulla bella e avvenente, tanto che il facchino non riusciva quasi a credere a quello che gli stava succedendo. Entrando una terza donna bellissima gli si avvicinò e tutte e tre le fanciulle lo aiutarono ad alleggerirsi del carico per poi ricompensarlo del lavoro; ma quando esse erano sul punto di mandarlo via, egli si rifiutò e chiese loro inizialmente di passare la...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/12 Lingua e letteratura araba

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