Il primo Novecento
La prima metà del XX secolo è caratterizzata dall’emancipazione delle masse, la quale condiziona anche la cultura, interessata da una profonda critica nei confronti della nuova società di massa. In questo periodo entra in crisi il ruolo dell’intellettuale: vive un momento di disagio e sarà oggetto di discussione nel corso del '900.
Evoluzione sociale e culturale
Si verificano due spaccature:
- Un grande sviluppo dell’organizzazione sociale e della tecnica, che richiedono un numero sempre più elevato di lavoratori intellettuali.
- Radicale diversificazione delle professioni (il sapere diventa settoriale) e delle conoscenze richieste.
Per cui il mondo degli intellettuali non è più omogeneo: non esiste il mondo della cultura ma delle specializzazioni. Il positivismo e la cultura entrano in crisi e si verificano due fratture:
- Una verticale tra intellettuali e masse.
- Una orizzontale tra i diversi settori della cultura.
Vi è infatti difficoltà di comunicazione tra il mondo della cultura umanistica e quello scientifico, quindi si fondano due culture separate.
Filosofie emergenti
Si affermano due atteggiamenti filosofici che convivono:
- Neopositivismo: riprende la cultura del positivismo.
- Filosofie del vitalismo: si contrappongono alla cultura del secolo precedente.
Si affermano i concetti di vita, volontà, azione e intuizione, che vengono contrapposti all’intelletto analitico, il quale è alla base della ricerca scientifica.
Principali figure e movimenti
In Francia, sulla scia di questo atteggiamento, Henri Bergson fonda un nuovo atteggiamento filosofico, l’intuiizionismo e nel 1907 compone il saggio "L’evoluzione creatrice", in cui delinea le sue idee. Egli vede l’evoluzione biologica e l’uomo come prodotti di un principio spirituale, di uno "slancio vitale che ha investito la materia". Questo principio ha un carattere creativo che va al di là delle relazioni cause-effetto gestite dalla scienza. Per lui solo l’intuizione ci permette di controllare la nostra vita, che è una creazione indefinita e continua.
Con l’americano William James invece si afferma un altro atteggiamento filosofico, il pragmatismo: egli mette in discussione la concezione della conoscenza come rispecchiamento di dati oggettivi (=le idee e i concetti sono validi solo se consentono all'individuo di operare sulla realtà). Per lui la conoscenza è uno strumento per l’azione. "La verità è ciò che ci fa più comodo credere".
Si diffonde inoltre il sindacalismo rivoluzionario di Georges Sorel, con cui esalta l’azione diretta dicendo che bisogna stimolare le masse, le quali sono mosse dalla suggestione emotiva che permette di portarle a una rivoluzione.
In Italia in contrapposizione al positivismo si afferma un atteggiamento filosofico irrazionalista fondato da Benedetto Croce, il quale ritiene che la conoscenza risieda nella filosofia, che è la scienza dello spirito.
Tra le altre filosofie del vitalismo spicca il pensiero di Edmund Husserl, un filosofo tedesco che sosteneva che la conoscenza immediata fosse legata al fenomeno. Per questo motivo questa filosofia prende il nome di fenomenologia. Un suo discepolo, Martin Heidegger, fonda l’esistenzialismo, una corrente filosofica che riflette sulla situazione angosciosa dell’uomo contemporaneo. Heidegger considera l’uomo come "essere per la morte", ossia che ha come scopo vivere e morire.
Neopositivismo ed empirismo logico
In antitesi a queste correnti filosofiche si afferma il neopositivismo o empirismo logico (empiria=esperienza), il quale pone il sapere scientifico al centro dell’attenzione e dell’interesse generale. Esso è un atteggiamento che caratterizzerà gli anni ’20, sviluppandosi in particolar modo a Vienna e Berlino. I neopositivisti rifiutano le manifestazioni metafisiche e riconoscono importanza al linguaggio, il quale può precisare quanto le nostre affermazioni sul mondo siano dotate di senso. Il compito del linguaggio è chiarire i fondamenti della ricerca scientifica.
Inoltre l’affermazione del neopositivismo rende più radicale la spaccatura tra la scienza e i filosofi che le si contrappongono.
Progresso scientifico
La scienza è un tema centrale della cultura. Non possono essere ignorati gli sviluppi scientifici, poiché scienze come medicina e chimica trasformarono lo stile di vita dell’uomo. Molto importante è la fisica, che diventata la scienza guida del primo '900 grazie alle teorie di Einstein che annuncia dal 1905, specialmente quella sulla relatività, con cui afferma che ogni misura di velocità e dimensione è relativa al punto di vista dell’osservatore. Einstein mette in discussione la misurazione assoluta soprattutto per quanto riguarda il tempo e lo spazio, e nel 1916 completa la "Teoria della relatività assoluta", mettendo in discussione il concetto di conoscenza scientifica elaborato da Galileo Galilei.
In questo periodo si studia anche la struttura della materia: vengono infatti elaborati i primi modelli atomici, tra cui quello di Bohr. Heisenberg, un fisico tedesco, enuncia il principio dell’indeterminazione, secondo il quale non è possibile descrivere qualcosa in maniera oggettiva perché intervengono fattori che lo impediscono.
Intanto la spaccatura tra cultura umanistica e scientifica diventa sempre più incolmabile. Si verifica un ulteriore sviluppo delle scienze umane, in particolar modo vi è una particolare evoluzione di sociologia e psicologia.
Sviluppo delle scienze umane
La sociologia si evolve grazie agli studi del sociologo Weber che tende ad analizzare la società e gli elementi che la caratterizzano. Egli si dissocia dalle teorie marxiste affermando che sono gli elementi religioso e politico i più importanti nel determinare i caratteri di una società, e non l’elemento economico come invece sosteneva Marx.
Negli Stati Uniti la sociologia si trasforma e amplia i propri studi. I sociologi si rivolgono all’organizzazione del lavoro e studiano l’integrazione delle minoranze etniche.
Per quanto riguarda la psicologia, essa assume nuove caratteristiche: nasce una nuova branca, il comportamentismo, che studia la psiche umana attraverso i comportamenti. Ci sono inoltre branche che, ispirandosi a modelli matematici, analizzano la realtà della psiche creando statistiche, facendo riferimento quindi a dati sperimentali.
Nell’ambito della psicologia si sviluppa ad opera di Sigmund Freud la psicoanalisi, che nasce come metodo di terapia psichiatrica e diventa teoria generale della personalità. Freud riteneva che i comportamenti nevrotici fossero espressioni dell’inconscio umano, ossia quella parte della psiche di cui noi siamo inconsapevoli. Essa è costituita da traumi infantili, ricordi, dagli istinti più elementari che non percepiamo consapevolmente, ma che finiscono per influenzare i nostri comportamenti. L’io cosciente si trova in precario equilibrio perché è sottoposto a forze di cui è inconsapevole.
Nell’analizzare la psiche Freud ha definito tre parti:
- Es (composto dagli istinti)
- Io (la parte razionale)
- Super-io (la parte morale, con gli obiettivi che ci poniamo)
Freud tenta dunque di analizzare la nevrosi, rimanendo affascinato da questi comportamenti influenzati dall'inconscio. Freud non è un irrazionalista, o meglio è un medico, uno scienziato che vuole cercare di dare una spiegazione scientifica a quella che è l'irrazionalità umana, cioè quando i comportamenti umani diventano irrazionali, inspiegabili. Egli studia i sogni e approfondisce l'analisi dei lapsus perché l'inconscio secondo lui si manifesta proprio nell'inconscio, nei sogni, negli incubi che rappresentano una sorta di campanella d'allarme che permette poi al psicoanalista di intervenire per trovare le diverse cause di un comportamento. Anche i lapsus diventano per lui molto interessanti.
Lo studio della psicoanalisi influenza fortemente sia l'arte che la letteratura, lo stesso Freud addirittura cerca di analizzare opere letterarie ed artistiche giungendo così a rivelare le nevrosi degli autori.
-
Letteratura italiana
-
Letteratura Italiana
-
Letteratura italiana
-
Poesia italiana del Novecento, Letteratura italiana contemporanea