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Notre-Dame de Paris II: Un romanzo di contrasti

Notre-Dame de Paris è un romanzo basato su delle corrispondenze; c’è un gioco di contrasti; è fondato sul progetto estetico del grottesco. Hugo mescola, secondo il principio della Prefazione a Cromwell, più generi.

Ruoli di Victor Hugo nel romanzo

Hugo, all’interno del romanzo, si pone come romanziere, come saggista, come storico (anche se lui lo nega), come critico, come regista (Hugo era anche regista dei suoi spettacoli teatrali nonché costumista), come descrittore che ha l’occhio del pittore (è attento ai colori, ai giochi d’ombra, ai chiaroscuri. Per far vedere al lettore quello che sta descrivendo utilizza anche dei richiami pittorici a quadri di pittori famosi). Si pone anche come polemista: già nella prima prefazione al testo si pone come difensore del patrimonio artistico parigino e dei monumenti nazionali francesi che sono stati feriti dal tempo e dall’azione degli uomini, dalle rivoluzioni.

Il ruolo della digressione

All’interno del testo fa ampio uso della digressione: il “discorso dimostrativo e didattico”. La digressione interrompe l’azione ed ha la funzione informativa, documentaria rivolta al lettore. Il lettore è sempre chiamato a collaborare alla costruzione del romanzo, è un lettore attivo che deve immaginare nello schermo della mente quello che il narratore gli propone attraverso la descrizione del testo.

Il personaggio e la sua evoluzione

Il personaggio è una costruzione del testo ma anche una ricostruzione del lettore durante il tempo di lettura. Mano a mano nel testo, questo personaggio inizialmente vuoto (è solo un nome) si costruisce nel tempo di lettura. La completezza del personaggio l’avremo solamente alla fine. Quindi c’è un lavoro attivo da parte del lettore; ci sono continui richiami al lettore di immaginare, di vedere quello che il narratore mostra.

Parigi come protagonista

Notre-Dame è un romanzo parigino: Parigi in questo testo è uno spazio chiuso. Nel romanzo c’è una doppia unità di luogo: Parigi e la cattedrale. Parigi è uno spazio urbano organizzato a partire dal centro e il centro è la cattedrale. Rispetto a quest’ultima si aggiungono, per contrasto, altri spazi come la Corte dei Miracoli. Parigi è uno spazio labirintico perché è la Parigi medievale dalle strade tortuose, scure, dove ci si perde (come fa Gringoire); è un dedalo attraverso il quale, però, alla fine, si torna sempre o su una piazza (place de Grève) o sul sagrato della chiesa. Il sagrato è una sorta di crocevia dei personaggi in cui si determinano i destini dei personaggi.

La place de Grève: un palcoscenico di destini

La Place de Grève potremmo considerarla una sorta di palcoscenico in cui si recitano alcuni spettacoli. C’è il pubblico che assiste a queste esibizioni che sono spettacoli di tortura (come nel caso di Quasimodo), di morte (Esmeralda sarà impiccata lì). È una place fatale. Place de Grève, però, è anche il posto in cui si esibisce la performance coreografica di Esmeralda (libro II).

L'esperienza visiva della cattedrale

Nella cattedrale c’è una scala da percorrere al buio e quando si esce si è accecati dalla luce; Parigi, vista da quella torre, sembra una visione aerea. Così sarà la descrizione all’interno del testo: come se un uccello passasse sopra Parigi e la descrivesse; un occhio che dall’alto vede la città. Il testo indica una rivelazione della città. La Parigi del Medioevo è continuamente paragonata alla Parigi moderna del 1830. Il lettore è chiamato attivamente a fare paragoni fra la Parigi medievale che il narratore descrive e la Parigi che il lettore parigino del 1830 può vedere con i suoi occhi. C’è una continua attualizzazione della Parigi medievale al moderno.

Topografia urbana accurata

La topografia urbana è molto accurata a cominciare dal primo capitolo. Pag. 17 (dossier): ricostruzione di Ile de la Cité con Notre-Dame e il Palais de Justice. Un ponte (Pont Neuf) collega Ile de la Cité (isola in mezzo alla Senna) con Rive Droite. Ile de la Cité è il centro religioso e giuridico-istituzionale.

  • Sulla sinistra c’è il quartiere latino in cui vivono gli studenti dell’università della Sorbonne. C’è anche il quartiere Saint-Germaine. A sinistra c’è il centro dell’educazione, il centro intellettuale.
  • A destra c’è la cosiddetta Ville: centro commerciale, economico della città.
  • Place de Grève (pag. 20 del dossier): si affaccia sulla Senna. Oggi la piazza custodisce l’Hotel de Ville che è il municipio centrale di Parigi.

Schizzi di Victor Hugo

Pag. 25 (dossier): a sinistra ci sono due schizzi di Victor Hugo trovati sul manoscritto Notre-Dame de Paris. In alto uno schizzo che rappresenta Quasimodo (definito “bancal”= storpio). In basso c’è lo schizzo che rappresenta la suddivisione delle due rive: Rive Gauche con l’università e la Rive Droite con la Ville. Nella riva destra è disegnato il patibolo: dispositivo presentato nel primo e nell’ultimo capitolo. Il patibolo era posto alla periferia di Parigi. A destra della pagina sono riportati i dettagli del Pont Neuf: i mascheroni mostruosi di pietra che ornano questo ponte sono chiamati in causa visivamente per aiutare il lettore ad immaginare il mostruoso così come lo vede raffigurato nel Pont Neuf.

Il paratesto e il contesto storico

Paratesto: in narratologia si definisce “paratesto” tutto quello che circonda il testo. Del paratesto fanno parte sia il titolo che il sottotitolo “1482”. In questa parte ci sono due elementi del romanzo storico: il luogo (Notre-Dame de Paris) e la data. Quest’ultima sta ad indicare un periodo di passaggio: 1482 indica la fine dell’epoca medievale; è quel periodo che è stato definito “l’autunno del Medioevo”; è un periodo di declino che precede il rinnovamento del Rinascimento. Anche la chiesa ha questo elemento di transizione perché ha elementi dello stile romanico e del gotico.

Temi di fatalità e destino

Nel 1492 c’è la scoperta dell’America: quindi c’è l’idea di un nuovo mondo che si contrappone al vecchio. Si tratta di una terra nuova, senza storia, tutta da scoprire. René ed Atala sono ambientati in Nord America in una tribù di indiani.

Del paratesto fanno parte due brevi prefazioni:

  • La prima è inserita nella prima edizione del 1831 e contiene una parola fondatrice che starebbe all’origine del testo: ANATKH (ananke). L’autore avrebbe visto, in una visita, la parola tracciata da una mano medievale in un angolo scuro della cattedrale. Queste maiuscole greche conferiscono al testo un senso lugubre e fatale perché ananke è la fatalità. Il motivo della fatalità sarà esemplificato nel capitolo IV, libro VII, in una scena in cui c’è una tela di ragno che fagociterà una mosca.
  • La parola fatalità è stata ritrovata in un foglietto che Hugo aveva strappato dal dizionario che spiegava le varie accezioni della parola. Fatalità come una legge fatale, una legge necessaria che determina un destino. È una forza naturale, o addirittura sovrannaturale, per la quale ciò che succede è determinato in modo inevitabile. Un evento, anche di morte, è determinato in maniera indeterminabile. Si tratta di una parola misteriosa ed è su questa parola che si è fatto il libro. Questa piccola introduzione dà il senso al libro, dà un orientamento di lettura. Questo è un libro sul gioco della fatalità che è inspiegabile. Il gioco della fatalità è a due livelli:
    • Primo piano: la fatalità che riguarda i personaggi tragici che muoiono (Quasimodo, Frollo, Esmeralda). C’è una fatalità nella relazione di questi tre personaggi tragici. Una relazione che pesa su di loro come una condanna senza appello: non si sfugge ad un destino di morte.
    • Secondo piano: la fatalità è una condizione collettiva di esistenza che riguarda tutti noi, per cui la logica della Storia sfugge. La Storia non ha una logica, non è il risultato dell’intervento degli uomini ma è determinata da forze astratte, incoerenti, da forze che non riusciamo ad individuare. La Storia è determinata dalla fatalità, dal fato.

Edizione definitiva e nuovi capitoli

Nel 1832 c’è una nota aggiunta all’edizione definitiva. Definitiva perché Hugo aggiunge tre capitoli: capitolo VI del libro IV (Impopularité), capitolo I e II del libro V. In particolare questi ultimi due capitoli sono capitoli che Hugo definisce “capitoli di arte e di storia”. Secondo Hugo sono capitoli di carattere digressivo e sarebbero anche potuti non entrare nel romanzo. Hugo polemista, invece, li vuole aggiungere.

Unità organica e piani di lettura

Nella prima pagina del romanzo c’è l’idea dell’unità organica: “Un roman naît d’une façon nécessaire, avec tous ses chapitres”. Fa una distinzione dei diversi piani di lettura del romanzo: c’è un primo piano di lettura che riguarda l’intreccio, il conflitto, l’azione viva del romanzo, le peripezie. Però un lettore più avvertito potrebbe seguire la “pensée d’esthétique et de philophie cachée dans ce livre”: il lettore potrebbe seguire il pensiero di estetica e di filosofia nascosta in questi libro. Quindi Hugo si pone come filosofo e come studioso di estetica. Un lettore più avveduto potrebbe far a meno dell’intreccio, della dinamica ecc…, potrebbe leggere questo testo solamente attraverso il filo della parte riflessiva del testo stesso. Secondo Umberto Eco, questa è la parte che il lettore salta.

Il discorso urbanistico

Riprende il discorso urbanistico: difende gli edifici storici di Parigi, ma anche nazionali, contro il “vandalismo”, contro i vandali che vogliono buttare giù questi edifici storici per costruirne dei nuovi. Gli edifici storici conservano una memoria culturale che andrebbe persa. Hugo vuole restaurare, conservare gli edifici antichi.

Il narratore eterodiegetico

Hugo è un narratore eterodiegetico (il narratore è diverso dall’autore: il narratore è la voce narratrice) perché non fa parte dell’universo del romanzo: non è un personaggio che parla, è una voce orfana. Tuttavia questo narratore è a tratti intrusivo: dà segni espliciti della sua presenza quando usa “je” che potrebbe riferirsi all’autore stesso più che al narratore. Il narratore tende ad utilizzare “nous”, “on”, mentre “je” indica la presa di parola dell’autore stesso.

Struttura temporale del romanzo

L’azione si svolge da gennaio 1482 a luglio 1482: 6 mesi. Il testo è organizzato con una parte espositiva, una parte d’azione ed una parte finale di reazione all’azione. A metà del testo c’è una crisi, l’acme, che andrà verso la risoluzione finale.

  • I primi due libri racchiudono una sola giornata, quella del 6 gennaio. Parte espositiva in cui vengono presentati i protagonisti e le loro relazioni.
  • Nel terzo libro c’è la descrizione della cattedrale e di Parigi: viene dipinto lo scenario nel quale si muovo i protagonisti.
  • Nel quarto libro viene ripresa la caratterizzazione di due personaggi con alcune specificazioni sulla natura della loro relazione. I personaggi sono Frollo e Quasimodo e la loro relazione all’inizio viene rappresentata come servo-padrone, poi si evolve e i ruoli si invertono: Quasimodo da vittima diventa carnefice. È una coppia antagonista.
  • Nel quinto libro c’è il personaggio referenziale, l’unico personaggio storico presente nel testo: il re Luigi XI. Un re vecchio che morirà l’anno dopo; è crudele. C’è una presa di distanza nei confronti della monarchia (oltre che dalla chiesa). Luigi XI è anche lui al mostruoso, ma è un mostruoso morale. Viene paragonato ad una iena; vuole schiacciare i rivoltosi usciti dalla Corte dei Miracoli che stanno salendo verso la parte centrale della cattedrale per liberare Esmeralda. In questo quinto libro c’è un piano filosofico-estetico perché c’è una riflessione sull’invenzione della stampa e del rapporto tra il libro di pietra, di marmo, della cattedrale (libro del popolo) e il libro di carta. L’invenzione della stampa determinerà la decadenza del libro di pietra e una superiorità del libro di carta.
  • Il sesto libro riprende l’azione: è il 7 gennaio.
  • Il settimo libro si svolge in tre giorni di marzo (27, 28, 29). È il libro della crisi, dell’acme: è sabato (sabato, secondo le credenze popolari, è assimilato alla presenza dei demoni, è il giorno di Satana. Non a caso il Sabba, la messa rovesciata presieduta dal Diavolo, prende il nome da sabato). È il 29 marzo 1482.
  • Il libro ottavo e nono sono libri della fase di risoluzione. Accoltellamento di Frollo.
  • Il libro decimo ed undicesimo sono libri dello scioglimento.

Pessimismo nei confronti della storia

Da parte di Victor Hugo c’è un pessimismo nei confronti della storia. La storia non si ripete, quindi la storia antica può anche dare un insegnamento a chi verrà dopo, però, se la storia è determinata dalla fatalità, nella storia ci saranno degli eventi non uguali a quelli precedenti che sono di difficile previsione e di possibile interpretazione. C’è sempre qualche elemento che sfugge. Il lettore mette a paragone la Parigi del Medioevo con la Parigi del 1830.

Analisi di Notre-Dame de Paris: Libro I, Capitolo I: “La grand’salle”

La Grande salle è quella del Palais de Justice, è uno spazio reale che si trova ad Île de la Cité. La narrazione inizia con la determinazione dell’asse spaziale: la grande salle, e temporale: la data del 6 gennaio 1482 è una data che non fa parte della storia ufficiale, è una data di fantasia e Hugo lo dice. Quindi c’è il contrasto tra lo spazio reale e la data inventata. È una data determinata per sottrazione a partire dal 25 luglio 1830 (348 anni fa). Il testo si apre con una data: 25 luglio 1830, la data di redazione e di scrittura del romanzo. Data che precede le tre giornate rivoluzionarie del 1830 (27, 28, 29 luglio). Infatti, pochi giorni dopo, Hugo sospende la stesura del testo per scendere in strada durante la rivoluzione. Questa indicazione vuol dire che il testo è ancorato nel 1830, i lettori a cui si rivolge sono quelli del 1830 e dice: “nous hommes du 1830”.

La Justice de Paris

La Justice de Paris indica la forca: perché il patibolo è indicato con il termine giustizia. C’è la ricostruzione di luogo attraverso la modalità dell’enumerazione, della lista, dell’inventario. Il narratore accumula termini tecnici, nomi, che prende dalla storiografia politica, architettonica a disposizione. In questa parte c’è un tessuto di citazioni vertiginosa, c’è una serie di fonti che fanno riferimento a cronache del tempo, a saggi, a repertori. Si tratta di una descrizione omerica, descrizione a effetto inventario, a lista etc…

Il tema del Carnevale

Il tema del capitolo è quello della festa di Carnevale. La festa è un’occasione di socializzazione, mescola le classi separate. A Carnevale tutto è permesso: si possono invertire i ruoli, gli studenti della Sorbonne insolentiscono il Rettore, il Cardinale, bestemmiano, prendono in giro i rappresentanti della Chiesa e il rappresentate dell’istituzione accademica. Il linguaggio è libero, ci sono licenze che sono consentite durante il carnevale. L’elemento che caratterizza il Carnevale è quello del riso.

Il personaggio della folla

Il capitolo inizia con una scena di massa, di folla, in cui si mescolano le varie classi. Il personaggio della folla è collettivo: si muove all’unisono, ride all’unisono, urla all’unisono, come se fosse una sola grande bocca o applaude con una sola grande mano. Il personaggio della folla è rappresentato dal movimento, dalla sonorità (la clameur, le tumulte…). È caratterizzato dalla varietà delle forme, delle figure, da tante facce, tante persone diverse; è multiforme. Nel capitolo IV si fa riferimento a “mille visages”, “mille regards”, “mille chuchotements” (mille sussurrii). In questa festa ci sono mille voci che parlano.

Il principio del grottesco

Per descrivere la folla Hugo usa il principio del grottesco. Suggerisce che sta lavorando al principio del grottesco la sonorità, il movimento, i colori, il linguaggio volgare, la varietà delle forme. È una festa popolare anche se partecipano i rappresentanti delle istituzioni ecclesiastiche, accademiche, dello stato, i borghesi, i commercianti, gli studenti. (pag. 69) Parigi, pur essendo costruita in pietra, cemento, mattoni, grazie alla folla, è una città in movimento ed ha un ondulamento acquatico. C’è il motivo della liquidità: comparativi che rimandano al mare (l’aspect d’une mer), ai fiumi (embouchures de fleuves), alle teste come onde (flots de têtes), le “ondes de cette foule”, “larges vagues”, “cascade dans un lac”.

La molteplicità e il commento del narratore

Poi c’è il motivo della molteplicità: mille piedi che si muovono e fanno grande rumore, grande clamore. I partecipanti alla festa sono “mille figure” (molteplicità delle figure) e guardano la ressa. Commento del narratore del 1830 al presente: a Parigi, ancora oggi, molti spettatori si accontentano dello spettacolo degli spettatori stessi. (pag. 69). Già nell’incipit c’è un dato di grande intensità sonora tipica della festa: tutte le campane di tutte le chiese di Parigi suonano. Hugo vuole mostrare questo spettacolo. Il termine spectacle è ricorrente nel testo. È come se Parigi fosse un grande teatro e i vari luoghi.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/03 Letteratura francese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MiPc di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Scaiola Anna Maria.
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