Notre-Dame de Paris, Victor Hugo: Biografia dell'autore
Considerato un autore canonico, l’autore in ogni caso porta se stesso nell’opera. Nato nel 1802 e morto nel 1885. Nasce, come lui stesso afferma, quando il secolo aveva due anni e muore quando il secolo ormai quasi a fine. Attraversa sotto il secolo ed è un autore centrale in vari ambiti. Fu drammaturgo, autore di teatro, poeta, scrittore, saggista, disegnatore, teorico del teatro. Fu anche un uomo politico e si occupò di una questione di diritti umani tra i primi fautori dell’Unione Europea. Alla luce di tutto ciò, deduciamo che è stata una personalità estremamente complessa da decifrare.
Le sue opere teatrali non sono molto rappresentate perché complesse ma è rimasto, in compenso, molto della teoria del teatro ed è considerato un capofila del teatro romantico (vedi prefazione di Cromwell, 1827, un dramma in cinque atti). Questa prefazione diede luogo anche ad una battaglia, anche fisica, tra intellettuali in particolare tra classicisti e romantici.
Cosa si intende per romanticismo
Quando si parla di romanticismo in realtà non si intende un unico movimento, uguale in ogni luogo, ma piuttosto si può parlare di romanticismi al plurale che si caratterizza di vari paesi in modo diverso anche gli autori di uno stesso luogo possono variare in questo aspetto. Inoltre, esiste un primo e un secondo romanticismo che sono differenti l’uno dall’altro. Questo movimento quindi non può essere considerato come un unico blocco ma va visto in tutta la complessità e non deve essere schematizzato.
Il tema della varietà in Hugo a partire dalla sua vita
Egli fu da sempre cosciente della sua varietà che partiva da una sua vita lunga e varia che si rispecchiava nelle sue opere. Il concetto di varietà è ricorrente all’interno dell’opera di Hugo ed è fondamentale per l’analisi del romanzo e in generale per quest’autore. Lui stesso ne fu conscio e considera il tutto come un insieme indivisibile, una Bibbia umana, che nella sua varietà è un unico e che riassume un secolo intero, quello dell’Ottocento. Egli ebbe anche varietà di pensiero in ambito politico-sociale in quanto fondò con i fratelli un giornale monarchico e scrisse delle lettere in onore di Luigi XVIII. Opere che attirarono l’attenzione del re ottenendo una pensione di 4000 Fr. all’anno, ma negli anni dopo il giovane conservatore monarchico ebbe un’evoluzione di pensiero, divenne un liberale repubblicano pronto a battersi per i diritti umani, per i miserabili che tratta nelle sue opere. La sua fu perlopiù una letteratura di combattimento, anche se non è assente l’io, il suo mondo interiore.
La sua vita inoltre non fu facile, ebbe molte delusioni, tra le tante il tradimento della moglie che fu una delusione enorme; poi ebbe un’amante di lunga data alla quale si aggrappò per tutta la vita. Fu anche esiliato dopo il colpo di stato di Napoleone III e fuggì nelle isole britanniche, quando gli fu concesso l’amnistia si rifiutò di tornare in Francia come protesta per la reazione del secondo impero e scrisse anche un pamphlet dove nominerà Napoleone il piccolo per distinguerlo dall’altro. Scrisse moltissime poesie satiriche, durissime nei suoi confronti, in esilio e tornò solo dopo la caduta del Secondo impero.
Dovette vivere anche molti lutti nella sua vita, fu profondamente segnato dalla morte di quattro dei cinque figli e in particolare Adele che, nonostante sopravvisse e ebbe un’esistenza tristissima, muore internata in un manicomio, soffriva di schizofrenia per una passione ossessiva di un ufficiale britannico che la respinse e così arrivò alla follia (tema di malattia d’amore, poi è diventato anche cinema; un film su Adele Hugo negli anni ‘70). Hugo fu sfortunatissimo come padre, in particolare per la morte di Léopoldine che lo colpì, si trovava sulla Senna e annegò con il marito in una gita in barca, avendo fatto un viaggio con l’amante Victor Hugo era lontano e lo venne a sapere nel 1843 solamente dai giornali, da quell’anno poi smise di scrivere fino all’anno del 1852. Alla figlia dedicò anche una bellissima poesia.
Capofila del movimento romantico e della drammaturgia
Nel 1827 scrisse un dramma storico intitolato Cromwell di cui la prefazione si oppone al teatro classico rifiutando le tre unità aristoteliche: unità di luogo, unità d’azione, unità di tempo. Nel teatro classico, soprattutto la tragedia si basava su queste tre unità aristoteliche, in particolare nella poetica, spesso doveva iniziare la mattina e finire la sera, durare circa 12 ore, in modo anche irrealistico (tempo), doveva svolgersi in un unico luogo per tutta la storia e doveva esserci solamente un’azione. Il teatro romantico rompe questa tradizione, anche se era già stato rotto nel teatro della rivoluzione, non esisteva un manifesto di ciò, un impianto teorico di questa rottura. L’impianto teorico inizia con Hugo nel romanticismo, in particolare come già detto nel Cromwell, dove dice che anzi bisogna prediligere la mescolanza di generi (tema della varietà). Il classicismo ritornerà poi con Napoleone.
Anche la tragedia, di stile alto e nobile, viene colpita da Hugo che sostiene che deve esserci varietà di stili anche qui, quindi il registro deve essere alto, qualvolta basso, e anche burlesco. Deve esserci sempre una commistione di generi, modello shakespeariano, maestro della varietà di generi. Tutto ciò lo scrive nella prefazione al Cromwell e lo mette in atto in Hernani; dramma che dà origine a una vera e propria lotta tra classicisti e romantici. Verdi scrisse a tal proposito un’altra opera che si intitolava Hernani nel 1844, egli amava molto il teatro francese.
Victor Hugo, Notre-Dame e il romanzo storico
Victor Hugo nel 1831 pubblica Notre-Dame de Paris, non è il suo primo romanzo, gli altri però non erano stati completamente indifferenti ma non è vero lo stesso succede solo delle opere teatrali. Notre-Dame invece è un romanzo storico alla Walter Scott (maestro del romanzo storico, celebre a livello europeo, scrisse Ivanhoe). Il romanzo storico consiste nell’inserire personaggi e vicende storiche ma inventate in un contesto storico ricostruito in modo realistico. I personaggi possono essere anche realmente esistiti, è come un misto tra romanzo e storia. Tra i generi prediletti del romanticismo, vediamo proprio romanzo storico, con la ripresa della storia come maestra di vita.
Quando scrisse il romanzo aveva 29 anni, era un rivoluzionario del teatro e con le stesse teorie si sarebbe approcciato al romanzo; all’interno di esso vediamo due protagoniste importanti (Esmeralda e la cattedrale), tre se aggiungiamo la storia, quattro considerando la contemporaneità.
Altri cenni biografici
Nel 1848, eletto deputato, nei moti della neonata Repubblica appoggia il progetto di Napoleone III. Dopodiché si oppone con tutte le forze alla nascita del Secondo impero, attuò un tentativo di rivolta e per questo fu esiliato. In questi anni scrisse pamphlet, poesie satiriche; ci fu, insomma, una intensa produzione. Nel 1862 scrisse I miserabili, che testimoniano la sua attenzione verso gli ultimi, e scrisse anche poesie alleò col Pin. Quando torna dall’esilio a Roma, uno scrittore acclamatissimo e riconosciuto, la volontà nel voler perseguire i suoi ideali non ha ceduto al tentativo di Napoleone ed è rimasto saldo a se stesso. Scrive anche un romanzo che si chiama '93, nel 1793 avvenne la rivoluzione francese, scrisse altre poesie e figli, iniziò a formarsi l’idea degli Stati Uniti d’Europa. Nel 1829, scrisse Gli ultimi giorni di un condannato a morte. Una volta morto fu portato al Pantheon dove riposa accanto alla tomba di Zola e Doma padre.
Il romanzo, Notre-Dame de Paris, 1831
Come già detto si tratta di un grande romanzo storico e infatti inizia con due date: una che richiama la contemporaneità dell’autore e l’altra ad un giorno qualunque di un tempo passato, 6 gennaio 1482. Tutto il primo capitolo è importante per l’ottica che comprende anche la doppia ottica dell’oggi e dello ieri, una Parigi medievale in cui è brulicante di persone, del popolino. Egli lo descrive magistralmente facendolo oscillare continuamente tra ieri e l’oggi come già l’incipit preannunciava e come continuerà per tutta l’opera.
Qui ci troviamo agli antipodi del teatro naturalista, in cui si tende al vero e si nasconde la figura narrante, in questo caso invece siamo in una condizione di irreale ma possibile e in cui l’io si ripresenta costantemente al lettore interloquendo con esso. Qui ci troviamo in un altro tempo e abbiamo anche l’introduzione dell’io del narratore che coincide con l’autore. Esprime la sua opinione della storia e ci guida in questi avvenimenti.
Inoltre, la storia è costruita sull’alternarsi di contrasti tra bene e male, romanzo comico e serio, tra il bello e il brutto e tutta una serie di contrasti che costituiscono un tutt’uno e creano un grande affresco storico e contemporaneo caratterizzato dall’elemento di varietà proprio dell’autore. Il tema del bene del male come scontro è preponderante.
Inoltre, c’è una forte carica di critica sociale notevolmente amplificata poi nei miserabili che abitano nella cosiddetta corte dei miracoli e poi è visibile come grande tema sociale il trattamento offerto ai diversi. Emblematico di questo tema è Quasimodo, che ha visto come una bestia e chiama la sua bella senza speranza; diverso di aspetto.
Un’altra diversa è Esmeralda, meravigliosa e all’opposto di Quasimodo ma è diversa da un punto di vista sociale perché donna e gitana e quindi possibilmente strega. Esmeralda si innamora dell’uomo sbagliato dal punto di vista sociale. Di un capitano degli arcieri reali di Luigi XI, un nobile ed alta borghesia, emblema dell’alta società, ma che pensa solo a sé e non l’ama; è solo attratto dall’idea di conquistarla ma non esita a mandarla al suo destino a sposare un’altra, Fiordaliso, ma in fondo non ama neanche lei.
Febus si comporta da uomo senza anima, emblema della sua classe sociale. È uno dei pochi o l’unico tra i personaggi principali che si salverà, insieme al drammaturgo (Pierre Gringoire) che è un personaggio assolutamente ridicolo e squallido. Egli parte amando Esmeralda ma finirà per amare più la sua capra piuttosto che lei. Egli vuole rappresentare l’idea di grottesco e di satira all’interno del romanzo; incarna l’emblema degli autori classici contro cui Hugo si scaglia e contro cui si era battuto Victor Hugo, in qualche modo egli cerca di fare una satira nei confronti degli autori classici, lo capiamo alla fine, quando nel penultimo capitolo intitolato matrimonio di Febus si vede la satira quando dice la tragedia che è la più pazza di tutte; confronto tra drammaturgo romantico e quelli classici che giusto l’anno prima avvenne lo scontro tra classici e romantici dove anche lui combatté.
Ultimi due capitoli
Gli ultimi due capitoli riassumono e hanno in sé tutte le caratteristiche del romanzo, sono molto brevi ma sia da un punto di vista tematico che per la tecnica di largo respiro narrativo, riassumono il romanzo. Inoltre, da questi capiamo anche il destino di tutti i personaggi. Qui riesce inoltre a condensare anche gli stili variegati che ha usato nel corso dell’intera opera. Questo elemento infatti è fondamentale, in quanto egli gioca con vari toni e registri:
- Parodia/satira, dice che Febus fece una fine tragica poiché prese moglie (ironia);
- Tragico/elegiaco Quasimodo muore abbracciato ad Esmeralda;
- Critica sociale usa per questo uno stile secco, negli ultimi capitoli dice che Luigi XVI è morto.
Varietà di temi e varietà di stili
Varietà, come già visto, è la parola chiave per capire Notre-Dame de Paris; varietà aderente alla sua vita come specificato nella prefazione di Cromwell, assunto poi come manifesto del teatro romantico, dove disse che l’unione di vari stili, di tragica commedia, grottesco e sublime e tutta una serie di contrasti devono andare a creare un unicum.
In questa prefazione egli oppone all’idea di varietà l’idea di unicità di bellezza classica e canonizzata. (Il bello per eccellenza vs. Il bello nella sua varietà e nelle sue sfumature, in particolare si sofferma sul grottesco che è uno stile comico formato da parti contrastanti). Per lui non è tutto umanamente bello ma tiene in conto anche il brutto che esiste, il deforme in contrasto col grazioso, il bene con il male. È giunto a questa consapevolezza e afferma che la poesia si metterà a fare come la natura, tutte le cose si tengono per mano. C’è un senso di aderenza al reale, un’aderenza ai principi della natura.
Egli ci dice che la natura è fatta di una serie di unioni di contrasti e aderisce agli elementi costitutivi della natura nei suoi scritti, ovviamente un tipo di aderenza al reale e diversa da quella naturalista. Tutto ciò lo riporta nelle sue rappresentazioni teatrali e anche in Notre-Dame de Paris.
Un altro campo colpito dalla varietà del romanzo sono i sentimenti, diversi e intrecciati tra loro tra i diversi personaggi:
- Amore di Esmeralda per Febus
- La pietà di questa nei confronti di Quasimodo
- Odio nei confronti di Frollo
- Amore malato di Frollo per Esmeralda
Da aggiungere ci sarebbero anche i sentimenti che prova il lettore nei confronti dei vari personaggi. C’è anche una varietà di tipo temporale, il passaggio dal passato al presente, dell’io narrante che si vede già dall’incipit. È infatti una storia atemporale che ha valenza contemporanea e quindi assume una doppia funzione all’interno di questa varietà temporale. I fatti narrati hanno valenza fuori dal tempo ma universale che va oltre i confini del tempo; questo richiamo tra passato e presente si ritrova in tutto il romanzo e si concretizza in alcuni punti e in diversi modi; non si nasconde neanche tanto l’autore.
Ci sono anche molti appelli al lettore, per esempio nel libro 1, capitolo 4. L’autore si rivolge al lettore per attirare la sua attenzione, cercando di coinvolgerlo con tutte le forze all’interno della storia e richiamarlo ulteriormente al contemporaneo. Questo è un espediente teatrale per cambiare le scene, Notre-Dame de Paris è molto teatrale nella sua imponenza sia per i dialoghi che per le caratteristiche dei personaggi che assumono quasi il ruolo di tipi. Ci sono anche importanti sfumature psicologiche che sono facili da individuare se pur nella loro complessità. Un altro appello al lettore importante e più complesso si vede nel libro 2, capitolo 7. Qui infatti fa appello all’esperienza del lettore, dice che per capire ciò che sta per descrivere egli deve provare a ricordarsi le sue esperienze passate. Ma mano che va avanti e le forme diventano più complesse, questa è evidentemente una forma di narrazione di richiamo all’attenzione e alla riflessione del lettore all’opposto e in antitesi rispetto al naturalismo; lettore fanciullo.
C’è anche la forma delle comparazioni eventi non esattamente contemporanei dell’autore ma che fanno parte del bagaglio culturale dell’autore e del lettore. Ci sono richiami ad autori e drammaturghi del ‘500 e ‘600. La storia è ambientata nel medioevo ma fa riferimento ad avvenimenti avvenuti dopo:
- Libro 1, capitolo 2: Pierre Corneille, uno dei maggiori drammaturghi del XVII secolo insieme a Molière e Racine.
- È citato più volte anche la Fontaine, un favolista seicentesco.
Vi è anche un richiamo alla scoperta dell’America (libro 2, capitolo 3) che avvenne poco dopo la narrazione (1482; 1492). L’autore gioca molto al richiamare continuamente il presente e spezzare la finzione narrativa. Libro 2, capitolo 4: riferimenti anche alla sua più vicina contemporaneità; qui troviamo un richiamo alla battaglia tra classici e romantici. Troviamo anche molte riflessioni storiche o storico-critiche. Emblematico nel capitolo 1, dove dopo la descrizione della sala fa diverse riflessioni di tipo storico-filosofico che interrompono la narrazione; insieme agli interventi d’autore che servono per introdurre sempre più il lettore all’interno della storia e per segnalare l’opposizione tra passato e presente.
Varietà di stili, varietà di approcci, varietà di personaggi, varietà temporale, varietà di sentimenti e di psicologia, varietà di strutture
Notre-Dame è composto da 11 libri, intesi come raggruppamento di capitoli, per ogni libro non c’è un numero uniforme di capitoli ma il numero e la lunghezza sono variabili. Gli stessi capitoli non hanno lunghezza uniforme e ognuno ha un suo titolo e anche i titoli hanno nomi variabili che possono essere:
- Nomi di personaggi
- Di avvenimenti
- Alcuni brevi
- Altri lunghi
- Alcuni sono titoli metaforici
- Alcuni hanno titoli latini
- Alcuni hanno un fondo satirico e ironico
Ciò corrisponde sempre all’idea di varietà e di unione di elementi opposti per aderire al reale e rendere il tutto unitario, vi è una compenetrazione di tutto nella sua diversità. Inoltre a capitoli della storia effettiva, si alternano capitoli di storia vera e propria, di storia-architettonica che sembrano apparentemente inutili ai fini della trama, quasi digressioni.
Aggiunte editoriali nella versione definitiva
Alcuni capitoli, inoltre, non erano presenti nella prima versione come afferma l’autore stesso nell’aggiunta del 1832 della versione definitiva in cui disse che erano stati scritti insieme agli altri ma poi li aggiunse successivamente. Inoltre, afferma che tutto ha un senso ed è... (testo interrotto)
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