NORMOCENTRISMO E SECOLARIZZAZIONE
Che cos’è il diritto? -> tema della filosofia del diritto
Dall’inizio del mondo moderno fino a tutto il XX secolo (circa quattro secoli di storia del
pensiero e riflessioni filosofiche e giuridiche sul Diritto) -> cos’è il diritto e a cosa
serve? È necessario? Ecc. (capire anche l’esistenza dell’uomo)
Le risposte che nel corso verranno date a queste domanda comportano una visione di
insieme che non attinge solo al diritto ma è con essa una certa visione del mondo, ad
una certa visione del sapere, a una certa visione della conoscenza della verità e ad
una certa visione della prassi.
Tutte queste le dimensioni devono essere intrecciate -> da una domanda ne partono
altre.
Tre grandi linee di pensiero: giusnaturalismo, positivismo giuridico, realismo giuridico.
(diritto dopo la secolarizzazione, cap. 12)
SECOLARIZZAZIONE -> è uno dei temi caldi della riflessione del 900 che ha
attraversato una pluralità di prospettive. Tentare una definizione unica è un’impresa
ardua.
Normalmente, così com’è presentata, ha avuto continue ridefinizioni nel corso della
storia.
Si intente inizialmente quel processo di espropriazione e appropriazione dei beni
ecclesiastici da parte dello stato nazionale durante e in seguito alla riforma
protestante. Laddove è intervenuta la riforma sono stati sciolti gli ordini monastici e
tutte le terre/beni sono stati incamerati dallo stato -> incamerati dal Seculum -> i beni
ecclesiastici diventano patrimonio polito, statale, laico, civile
Ben presto, il concetto di Secolarizzazione, in analogia, inizia ad indicare
l’incameramento sul piano laico, di un tipo diverso di beni, cioè concetti, idee, principi.
Concetti che appartenevano al linguaggio teologico, iniziano ad avere significato molto
più terreno e secolare (continuo spostamento da una dimensione ultraterrena ad una
dimensione terrena di un determinato patrimonio concettuale).
Per secolarizzazione intendiamo quel processo per il quale si è espulso
progressivamente ogni riferimento ad un mondo trascendente come a ciò che possa
condizionare la formazione di conoscenze e valori. Precisiamo poi che per trascendete
intendiamo quella dimensione della realtà che non si manifesta integralmente
nell’ambito dei fenomeni, delle cose che appaiono nello spazio e nel tempo.
È un processo (no evento circoscritto), si dispiega nel tempo e ha delle fasi ->
scansione in quattro momenti (epoca medievale, mondo moderno, epoca transizione,
mondo contemporaneo)
Trascendente-> non è riducibile né temporale né spaziale dei fenomeni, cioè
delle cose che si mostrano a noi come oggetti di esperienza o conoscenza.
Progressivamente va al di là di ciò che è oggetto di esperienza, non vi sia nulla,
non vi sia cioè niente che è capace di una consistenza che vada al di là del
prima, durante dopo che sono le dimensioni proprie del fenomenico, di ciò che
ha inizio e fine.
Non c’è più nulla di eterno, cioè che si sottrae al dominio del tempo, non c’è più nulla
di confinato dentro una spazialità fisica o concettuale. Quindi tutto ciò che è, è sempre
riducibile o a un tempo o a un punto di vista determinato. Tutto ciò che esiste è
oggetto di conoscenza, esperienza o oggetto di ragione. La realtà viene
progressivamente ad esaurirsi con un fascio di fenomeni che però di natura sono
transeunti. Fenomeno è ciò che si manifesta dentro a delle coordinate spazio-
temporale (per sua natura transitorio, può durare eoni, ere però è destinato, così come
è iniziato, a finire) -> nulla che si sottragga al passaggio da un inizio alla fine (è tutto
finito); e in quanto è determinato e finito può essere oggetto di chi ha gli strumenti
adeguati a conoscerlo e dominarlo.
Non si fa più riferimento a questa dimensione -> in che modo viene buttata fuori
questa visione trascendentale da ogni schema concettuale attraverso il
quale si affronta il mondo per conoscerlo ad agire in esso? Viene utilizzata la
stessa filosofia di Platone
1. Il trascendente non esiste -> non esiste niente oltra alla realtà fenomenica
(tutto è fenomeno)
2. Esiste ma anche se esiste, è irrilevante -> i suoi effetti sono irrilevanti o non lo
si conosce abbastanza
3. Esiste e ci serve perché possiamo utilizzarlo per i nostri scopi, possiamo
piegarlo ai nostri disegni (qualcosa di utilizzabile da dominare)
Filosofo del ‘900 francese: “attenzione, se noi concepiamo la totalità dell’esistente
come oggetto del nostro conoscere e del nostro agire, allora noi ci troviamo già
nell’anticamera del totalitarismo”
La dove tutto è oggetto tutto allora è disponibile, non vi è nulla che non possiamo fare
se lo vogliamo. Ma dato che non vi è nulla che limiti la nostra volontà, tutto ciò che è
possibile diventa anche permesso. Altrimenti dovremmo dire che esiste che c’è
qualcosa che non è oggetto del nostro volere. Nulla di ciò che è non merita di essere
preservato perché tutto è oggetto del mio conoscere-> Totalità.
Non vi è nulla di Santo, perché se no ci rimanderebbe ad un ulteriore dimensione che
invece progressivamente viene accantonata, dall’orizzonte degli elementi che si
prendono in considerazione quando si tratta di decidere cosa fare.
In questa prospettiva cosa diventa il diritto? -> progressivamente viene espulso
ogni riferimento ulteriore (quindi ogni differenza ontologica) per cui ogni cosa è
ugualmente oggetto (non ci sarebbe più una soggettività distinta -> tutto
indifferentemente campo di trasformazioni)
Il diritto è quindi uno strumento, un mezzo per esercitare una volontà efficace -> un
potere che è capace di plasmare e controllare quella parte della realtà (a che fare con
l’agire umano) in funzione di certi scopi che di volta in volta il potere più efficacie si
propone -> il diritto come una forza efficace.
Il processo di secolarizzazione investe diversi ambiti, ci sono alcune idee forti che si
irradiano in diversi ambiti in cui si intrinseca l’attività umana -> ambito del conoscere,
ambito della convivenza politica, ambito del diritto.
NORMOCENTRISMO -> progressivo prevalere della regola rispetto a tutti gli altri
elementi che sono strumentali per l’esperienza giuridica: la norma, l’azione e il
giudizio sono cardini dell’esperienza giuridica. Focalizza la sua attenzione sull’aspetto
della regola e della prescrizione normativa mettendo in secondo piano gli altri aspetti
(contestazione, pronuncia del giudice, la costituzione delle parti ecc. -> intrinsechi
nell’esperienza del diritto sin dalle sue origini).
Il diritto diventa Insieme ordinato di norme (prescrizioni di condotta prodotte da fonti
qualificati). Che cos’è la norma? È tecnica regolazione della forza
1. Provengono da una certa fonte (legislatore, preposto e legittimato a ciò ->
giuridiche in virtù delle fonti che le producono).
2. Hanno un contenuto specifico (modo per esercitare secondo certe modalità
definite la forza -> es. diritto penale).
3. Deve avere una certa forma prodotta da una fonte qualificata (se sarà illecita
allora si avrà una sanzione -> comando sanzionato)
Si potrà avere diverse varianti -> “il diritto è un insieme ordinato di norme” ma
ordinate in base a che criterio?
1. Dogmatico -> esistete un criterio oggettivo e razionalmente conoscibile
intrinsecamente necessario per la determinazione all’individuazione delle norme
(oggetto di conoscenze che conduce anche la produzione normativa). Tale
criterio è oggetto di conoscenza. La produzione è guidata dalla conoscenza.
giusnaturalista
2. Scettica -> non vi è alcun criterio oggettivo dato che è la volontà che stabilisce
il criterio. La
produzione è guidata dalla volontà. giuspositivismo
Che tipo di ordine? Perché l’uno mi è più utile all’altro? -> in base a quello che mi è più
comodo, Criterio di Utilità. Quindi l’ordine deriva dall’utile di qualcuno per qualche
scopo.
Nella giurisprudenza diversi modi di ordinare -> storicamente c’è qualche ordine
impostato?
Art. 1 delle preleggi-> organizza il materiale giuridico in maniera gerarchico. Abituati a
concepire l’ordinamento in maniera gerarchica.
Perché? Per evitare contrasti e sovrapposizioni, per decidere la priorità laddove ci
siano due disposizioni diverse. (non solo per le regole ma anche per le autorità
regolatrici) -> per evitare conflitti e consentire di riconoscere se quella norma è
prodotta da un’autorità legittimata produrla e capire la sua estensione nella
legittimazione.
Non si creano antinomie con le norme che potrebbero imbarazzare il cittadino e coloro
che hanno il compito di mettere in pratica queste norme, però il modello gerarchico ha
in sé meriti non da poco -> individua diversi livelli di cogenza, conferisce legittimità tra
i vari modelli, si presenta come un ordine chiuso dotato di compitezza e stabilità.
ORIGINI
È durante l’Impero Carolingio che la secolarizzazione si impone e acquista la sua
visibilità e continuità.
L’impero è in difficoltà, perché dopo la morte di Ludovico il Pio, scoppia un conflitto tra
i figli per la successione che si risolve nell’843 d.c. con trattato di Verdun.
La pace politica è stata raggiunto però l’impero è debole e deve consolidarsi. Per
consolidarsi ha bisogno di una struttura concettuale per una giustificazione teorica del
sistema -> individuare delle idee che raccolgono il consenso
→ Operazione culturale potente -> consiste nella traduzione in latino di un’opera
corpus areopagitico
(V secolo d.c.) il -> trattato cosmologico (parla del
mondo) di impostazione neoplatonica, in cui vi è una visione della realtà
(Hierarchia).
secondo uno stile gerarchico È un principio che effonde sé stesso e
crea progressivi livelli di realtà che sono sempre più lontani da quel principio
originario ma da cui tutti indifferentemente dipendono.
arché) (hieros)
Abbiamo quindi un cosmo il cui principio ( è questo potere divino che si
diffonde su tutto e da cui tutto dipende perché ne è l’emanazione -> niente in sé ha
consistenza se non in quanto promana da quel principio.
Si vede in questo lo strumento teorico per proporre un assetto politico, il quale in tanto
si giustifica in quanto rispecchia sul piano del mondo del secolo come qualcosa che ha
per natura extramondana che trascende il mondo e la storia e che è garanzia
dell’esistenza di ogni cosa -> sta direttamente sotto il principio divino.
Nella corte si decide di tradurre in latino questo trattato scritto in greco tre secoli
prima che è maturato in una scuola di pensiero (neoplatonismo) che aveva tutt’altra
matrice (trattato di metafisica) -> il più importante filosofo dell’epoca è chiamato a
fare questa traduzione.
E così la gerarchia entra nel lessico imperiale perché è inserito dentro questo trattato
tradotto. L’immagine dell’impero acquista una legittimazione straordinaria (se ogni
potere proviene da dio allora i poteri imperiali sono un’emanazione del potere divino
all’interno di un piano cosmico di ordine di cui il potere imperiale si fa garante).
Un ordine che è stabile perché è un chiuso, sotto cui tutto sta (è lui che determina e
nella manifestazione di se si rapprende in diversi livelli) e ricostruibile, conoscibile e
riproducibile (sapere classificatorio)
Riproducibile nell’ambito della comunità attraverso l’organizzazione sociale. Quindi vi
è un artefice dell’ordine terreno e un garante che è legittimato da una legge prima o
ultima di ogni ordinamento.
Questa visione complessiva si fa strada nelle costruzioni teoriche medievali. Visione
che progressivamente si impone anche nell’ambito del diritto.
San Tommaso D’Aquino Summa Theologiae
nella sua somma teologica ( )
Lex.
propone una strutturazione di tipo gerarchico della
Lex Aeterna
Al vertice abbiamo la -> la cosa che non ha tempo e coincide con la
ragione suprema di Dio, la quale non può essere conosciuta in sé stessa, nessuno può
Lex
abrogarsi il diritto di essere nella mente di Dio, però di questa ci sono delle
manifestazioni le quali si che sono accessibili all’uomo e sono di due tipi:
1. Lex Naturalis -> la legge naturale, la quale è intrinsecamente razionale, cioè
di una razionabilità umanamente accessibile ed è quella che guida quella
razionalità pratica che sovraintende alle scelte d’azione dell’uomo (quella che ci
fa ben agire). Propone dei valori razionalmente cogliibili da tutti perché sono
comuni a tutti gli esseri umani. Comanda di seguire il bene e di fuggire dal male
(in senso morale) -> per riuscire ad avere una vita ben vissuta per aspirare alla
salvezza. Il quadro in cui si muove la visione
Lex
damista di questa è profondamente radicato nella tradizione umanistica
greco-romana, cioè una visione che ha dell’uomo l’idea di un essere che è per
sua natura costitutivamente socievole.
L’uomo in San Tommaso è un essere essenzialmente socievole. Un uomo
isolato non è concepibile, chi è da solo o è bestia o e Dio.
2. Lex Divina -> connessa alla cristianità. Viene proposto dall’annunzio cristiano.
È quella che si ritrova a partire dalle scritture e dal magistero. Hanno la funzione
del ricercare la salvezza della propria anima e la vita eterna che è ciò che il
cristianesimo propone. Vi si presentano delle regole che sono quelle deducibile
dalle scritture.
3. Lex Humana -> il prodotto di una decisione legislatrice umana. È la portata del
potere politico, il quale deve prendersi cura del gregge che gli è stato affidato
composto da uomini che nella loro umanità sono deboli e possono deviare
rispetto a quei comportamenti che sono orientati al bene, possono indurre al
male. Ecco, quindi, la necessità di un intervento concreto che sopperisca a
questa debolezza, e questo intervento è dato dalle regole emanate dall’autorità
politica. Però queste regole hanno senso soltanto in quanto funzionali a questi
scopi, quindi, non sono libere nei contenuti in quanto devono riprodurre in sé
Lex Naturalis Lex Divina.
quei valori che sono derivabili dalla e dalla Non è un
mero atto di volontà ma è la trasposizione di un atto di conoscenza dei giusti
valori per tradurli poi in regole pratiche di organizzazione della società che siano
d’ausilio rispetto alle debolezze proprie di ognuno di noi.
Una legge è detta tale solo se fosse giusta, altrimenti sarebbe una
Corruptio Legis.
Comincia a insinuarsi l’idea che la legge in quanto prodotto della volontà
del legislatore non sia solo un atto potestativo ma sia la traduzione in
termini deontici dell’esercizio della ragione che conosce ed individua i
principi comuni a tutti che conducono gli uomini verso il bene -> atto
conoscitivo
Ne converge che in certi casi è giusto non osservare la regola in quanto
ingiusta.
VISIONE TOMISTA (si manterrà per secoli)
Potere politico -> ha come compito quello di indirizzare il popolo alla ricerca di ciò
che è bene comune. Questa autorità umana che ha il compito di legiferare le leggi è
sottoposta all’autorità divina (gerarchia = il potere del principio sacro che soggetta a
sé) e quindi il titolare politi Lex Naturalis Lex Divina.
co è a sua volta soggetto alla e alla Tutto viene da Dio, colui
che è depositario del potere politico è lì perché ha un mandato ben preciso: il bene
comune. In questa sua azione, che realizza anche attraverso la produzione di leggi, è
Lex.
assoggettato a quei principi che sono fissati nelle
(Lex Humana)
Legge positiva -> È un comando ma della ragione; non è un mero
atto della volontà, è l’espressione di un’attività di tipo conoscitiva ed è funzionale al
bene comune. La fonte che lo emette è colui che ha il compito di prendersi cura della
comunità -> la volontà è asservita alla ragione.
EPOCA MODERNA
La realtà viene pensata come immagine, proiezione dell’attività soggettiva
In seguito all’affissione di regole apposte ad una determinata chiesa, in una
determinata città tedesca, in Europa succede qualcosa che covava sotto la cenere da
tempo ma che deflagra in modo imprevedibile sconvolgendo l’assetto che vedeva un
continente riunificato all’interno di una comunità di fede e di una comunità di
organizzazione politica. Non vi è più una fede comune ma, in reazione non vi è più
un’unica e comune organizzazione politica: il quadro unitario dell’universalismo
medievale va in frantumi.
Vi furono forme protestanti che infrangono l’unita di fede che era dato come sfondo
scontato in tutti i secoli precedenti ma anche una profonda rivisitazione del modello
politico. Con la nascita degli stati nazionali il potere politico non è più universale (idem
la lettura della scrittura) e non esiste più il punto di riferimento che è segnato alla
tradizio
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