Secolarizzazione
Secolarizzazione, è uno dei temi più caldi del '900 che ha attraversato una pluralità di prospettive. È stato rideterminato il suo significato più e più volte. Si intende inizialmente quel processo di espropriazione e incameramento dei beni ecclesiastici da parte dello stato, durante e in seguito alla riforma protestante. Dove interviene la riforma, sono stati aboliti ordini monastici e tutti i beni sono stati incamerati dallo stato; ciò che era di proprietà religiosa diventa di proprietà laica.
Presto indica anche un incameramento sul piano laico di idee di principi, concetti del linguaggio teologico che acquisiscono progressivamente un senso più terreno. Per secolarizzazione si intende processo con il quale si è espulso ogni riferimento a mondo trascendente come ciò che possa condizionare la formazione di conoscenze e valori. Con trascendente si intende quella dimensione reale [...]
A cosa attiene il trascendente
Trascendente significa che non è riducibile nell’ambito dei fenomeni, delle cose che si danno a noi come esperienza. Non c’è più nulla di eterno, che non sia confinato dentro una spazialità fisica e concettuale; tutto ciò che è, è sempre riducibile a un tempo e un punto di vista determinati, è riducibile a oggetto di esperienza o di ragione. Fenomeno è per sua natura transitorio, è destinato, così come è iniziato, a finire, nulla si sottrae al passaggio da inizio a fine. In quanto determinato e finito può essere soggetto di chi ha strumenti adeguati per conoscerlo e dominarlo.
Forme di ateismo
- Dire che gli dei non esistono.
- Dire che esistono ma sono irrilevanti.
- Dire che esistono ma possiamo contattarli.
Ci dà degli schemi concettuali:
- Trascendente non esiste, tutto è fenomeno.
- Trascendente esiste ma anche se esiste non lo conosciamo o i suoi effetti sono irrilevanti.
- Esiste e ci serve perché possiamo usarlo ai nostri scopi.
Tre modi in cui il riferimento al trascendente viene espulso.
Il pensiero di Paul
Paul qualcosa, filosofo francese, diceva che dove tutto è oggetto, tutto è disponibile e non vi è nulla che noi possiamo fare, tutto ciò che è possibile diventa anche permesso — anticamera del totalitarismo.
In questa prospettiva, cosa diventa il diritto? Diritto diventa uno strumento, un mezzo per esercitare una volontà efficace, un potere che è capace di plasmare e controllare quella parte della volontà che ha a che fare con l’agire umano. Diventa strumento di esercizio di una forza efficace.
Fasi del processo di secolarizzazione
Il processo di secolarizzazione ha varie fasi, come negazione, impiego, trascuranza, ha una scansione cronologica ma investe diversi ambiti; ci sono idee forti che si irradiano nei diversi ambiti in cui si intrinseca attività umana, nella convivenza politica o tra individui; diventa essenziale il concetto di normocentrismo.
Il normocentrismo focalizza attenzione su aspetto della regola e della prescrizione normativa, mandando in secondo piano gli altri aspetti. Tutti aspetti intrinseci nell’esperienza del diritto dalle origini arcaiche.
Il diritto come insieme di norme
In questo modo si presenta a noi il diritto come insieme ordinato di norme, le quali sono caratterizzate da vari aspetti:
- Provengono da una fonte, il legislatore che è legittimato a ciò.
- Caratterizzate per certi contenuti, infatti la norma è una tecnica di regolazione della forza, sono un modo per esercitare, secondo certe modalità definite, la forza.
- Forma.
Progressivamente viene a identificarsi il diritto come idea che sia determinato da un insieme di norme, ovvero prescrizioni di condotte prodotte dal legislatore, che prevede un uso regolato della forza.
Varianti e ordinamento delle norme
Possono esserci delle varianti:
- Ordinati con criterio oggettivo e pragmatico, un oggetto di conoscenza che guida anche la produzione normativa — dogmatico (impostazione giusnaturalista).
- Norme sono volontà manifestazione della forza efficace — scetticismo (impostazione giuspositivista).
L’ordine è sempre rimesso a un criterio di utilità di qualcuno per qualche scopo. Siamo abituati a concepirlo in maniera gerarchica. Perché gerarchia? Per evitare sovrapposizioni e contrasti, per decidere a quale dare priorità dove vi sono due indicazioni diverse, sia tra le regole che tra le autorità regolatrici, per evitare conflitti e individuare lo schema a cui attenersi. E capire qual è l’estensione la legittimazione della sua azione. Però il modello gerarchico ha in sé degli svantaggi:
- Permette di rilevare livelli di importanza.
- Conferisce legittimità ai vari livelli, conferendone la competenza.
- Si presenta come ordine chiuso, dotato di una sua compiutezza e stabilità.
La gerarchizzazione e il suo contesto storico
C’è un momento in cui la gerarchizzazione si impone: impero carolingio. Dopo la morte di Ludovico il Pio, tra eredi scoppia conflitto per successione, si conclude con accordo, dopodiché c’è pace ma serve operazione culturale potente che consiste nella traduzione in latino di un’opera del V sec d.c. “Corpus aerovagiticus”, è un trattato cosmologico di impostazione neoplatonica (corrente che ha la visione della realtà di tipo gerarchico, esiste un principio che effonde se stesso e crea progressivi livelli di realtà sempre più lontani da quello originario, ma a cui tutti appartengono, niente in sé ha consistenza se non in quanto promana da quel principio).
Succede che questo concetto culturale inizia ad a essere interessante, perché si vede in questo lo strumento teorico per proporre un assetto politico, il quale si giustifica in quanto rispecchia sul piano del mondo qualcosa che ha una natura extramondana, che trascende il mondo e la storia e che è garanzia dell’esistenza della cosa e dell’ordine in cui ogni cosa si trova, un ordine che per sua natura è prodotto del principio divino e garantito dal principio divino, quindi sta direttamente sotto l’inclusione del principio divino. Nella corte si decide di tradurre in latino questo trattato, che aveva tutt’altra matrice, era un trattato di meta-fisica, questa idea viene raccolta e tradotta in Latino.
La gerarchia nel lessico politico
È potente capace di sovrastare su tutto. L’idea di gerarchia entra, così, nel lessico politico della latinità; immagine dell’impero acquista una legittimazione straordinaria, se ogni potere viene da Dio, allora il potere imperiale è un’emanazione del potere divino. Abbiamo allora un ordine stabile, in cui vi è un principio solo sotto cui tutto sta, esso è in linea di principio riconoscibile, ricostruibile attraverso l’organizzazione sociale e l’impiego delle leggi.
Vi è un artefice e un garante dell’ordine terreno che è legittimato da una fonte ultima o prima di ogni ordine che è l’ordine delle cose stesse. Ogni atto di ordinamento che procede dalla volontà umana, intanto è buono e legittimo in quanto riproduce l’ordinamento che procede dal principio di ogni cosa. Questa visione complessiva progressivamente si fa strada nelle costruzioni teoriche elevate, è una visione che progressivamente si impone.
San Tommaso e la struttura gerarchica della lex
Momento in cui concezione trova formulazione più compiuta. Si è consolidata visione di tipo gerarchico. San Tommaso propone struttura gerarchica della lex:
- L’ex aeterna, coincide con la ragione suprema di Dio, però ci sono delle concretizzazione le quali sono accessibili all’uomo. Manifestazioni di due tipi:
- Lex naturalis, è intrinsecamente razionale e guida e governa razionalità pratica sa che dovrai tende alle azioni dell’uomo, ci fa comprendere cosa è bene fare di volta in volta. Propone valori coglibili da tutti gli esseri dotati di ragione perché sono comuni a tutti gli esseri umani. Impone di cercare il bene e fuggire il male (intesi in senso morale). Quadro in cui si muove è radicato nella tradizione umanistica greco-romana, visione dell’uomo che è di sua natura socievole. Per San Tommaso l’uomo isolato non esiste.
- Lex divina è connesso a rivelazione cristiana, si ricostruisce a partire dalle scritture e dal magistero su cui essa sorge. Non c’è generica ricerca del bene ma salvezza della propria anima e vita eterna.
- Lex humana: prodotto di una volontà legislatrice umana. È necessario un intervento concreto che sopperisca debolezza, ciò è dato da regole che hanno senso solo in quanto funzionali a questi scopi, non sono libere nei contenuti ma è trasposizione di un atto di conoscenza, bisogna sapere quali sono i giusti valori per poi trasformarle in regole pratiche. Si insinua idea che legge in quanto prodotto della volontà sia la traduzione dell’esercizio della ragione che conosce e che è impegnata a individuare quei principi comuni a tutti che inducono l’uomo a compiere del bene. Quindi ci sono casi in cui è giusto non osservare la legge, quando essa è ingiusta.
All’interno della visione tossica che si manterrà per secoli, viene previsto:
- Giustificazione potere politico è indirizzare popolo alla realizzazione di ciò che è bene comune, autorità che ha il compito di legiferare e far rispettare è sottoposto alla legge divina e quindi il titolare dell’autorità politica è a sua volta soggetto ai principi della lex naturalis e della lex divina.
Cos’è legge divina? Un comando della ragione, è espressione di un’attività di tipo conoscitivo, questo quando è funzionale a un bene comune, promulgato da chi ha il compito di prendersi cura della comunità.
La fissione delle tesi di Lutero
Dopo la fissione delle tesi di Lutero c’è deflagrazione dell’assetto che vedeva riunificato in una comunità di fede e di organizzazione politica. Non c’è più fede comune. Forme protestanti infrangono unità di fede che erano state date per scontato e una profonda rivisitazione del modello politico. Questo assetto unitario si infrange con l’affermazione progressiva degli stati nazionali, l’unità medievale si rompe sotto tutti i fronti, quindi il potere politico non è più universale, e nemmeno la lettura della scrittura lo è.
Il modo in cui la leggono i luterani è diversa dai calvinisti e dai cattolici, quindi non c’è più quel punto di riferimento stabile e certo che è consegnato alla tradizione del magistero. Come si recupera l’unitarietà? È difficile, non c’è più un’unica autorità ma c’è una regionalizzazione dell’autorità politica, se è così la giustificazione e la fondazione del potere politico devono essere riformulate su nuove basi. Quali sono i compiti del potere politico? Quali sono i criteri a cui deve ispirarsi l’autorità politica?
Nuova accezione di natura e naturale
Il naturale viene a indicare qualcosa anche è oggetto e quindi indipendente da ogni comportamento, nella sua oggettività ha un carattere universale (vale sempre in ogni tempo e per tutti gli uomini) quindi è anche necessario (non può essere respinto e si garantisce da sé) non è rimesso a volontà generatrice. È pensato come conoscibile dalla ragione umana.
Qual è la ragione è capace di penetrare, comprendere ciò che è naturale? È di tipo nuovo che ha come modello di riferimento i procedimenti che sono propri delle scienze dimostrative (geometria e matematica), c’è affermarsi di un modello di conoscenza di tipo razionalistico (pretesa che ragione umana sia in grado di esaurire potenzialmente con i suoi strumenti la conoscenza della totalità dell’esistenza, atteggiamento secondo il quale tutta la realtà è pesata come oggetto della conoscenza della ragione umana, ordine e regolarità che si mostra attraverso i rapporti di tipo matematico; leggi sono tali da spiegare tutto; La visione complessiva del cosmo, che si afferma, è di tipo meccanicistico, tutto è effetto di un’azione precedente, si può prevedere ogni evento ricostruendo l’ordine della causa degli effetti, posso anticipare eventi o modificarli, influenzarli).
Conoscere attraverso strumenti appropriati, significa anche poter riprodurre i processi naturali, riprodurli a mio vantaggio, anzi attraverso la mia capacità di riproduzione, posso attestare la bontà delle mie conoscenze oppure correggerle. Si può dimostrare e ricostruire a catena, si può prevedere un evento. Il modello della conoscenza diventa il modello delle fisiche matematiche, non è più funzione della scienza rileggere la realtà come organizzata in un bene supremo e ricostruirla attraverso questo ordine gerarchico, ma si tratta di spiegare il verificarsi degli eventi sulla base di leggi universali scritti con i caratteri matematici. La riproducibilità diventa uno degli elementi distintivi del fatto che si abbia o no conoscenza. Sapere significa anche saper progettare nuovi ordini o ricostruire gli ordini, perché abbiamo le conoscenze per poterlo fare. Uomo artefice, una visione operatività dell’uomo, è colui che fa e progetta, organizza e riorganizza sulla base di propri scopi. Quali sono? Correggere gli errori, creare nuovi ordini, nuove realtà. Lo fa perché è volto alla soddisfazione dei suoi bisogni. Bene diventa realizzare i propri fini e scopi, perché l’uomo è pensato come un individuo che ha in se stesso la misura del proprio bene. Poiché bene è realizzare i propri scopi, non c’è uno scopo teoricamente più degno di un altro, perché tutti siamo uguali, nessun interesse ha priorità maggiore di altri, noi agiamo sulla base delle stesse spinte. Ciascuno di noi è un essere desiderante dotato di ragione.
Ecco che si afferma una visione individualista. L’uomo non è più, per natura, correlato ad altri, ma è naturalmente orientato e correlato solo con se stesso, si pensa a lui come in relazione solo con se stesso. Questo perché interviene un mutamento complessivo e radicale, sul piano teorico, che viene stigmatizzato. Il manifesto più chiaro è fornito da Cartesio.
Nel Cogito parte con un programma filosofico potentissimo, inizia poi a mettere in dubbio ogni cosa, alla fine si rende conto che non avrebbe mai dovuto dubitare che mentre lui dubitava lui esisteva (cogito ergo sum). A cosa viene ricondotta l’esistenza di ogni cosa? La possibilità di esprimere l’idea dell’esiste a cosa è collegata? Il pensiero come attività soggettiva si fa garante dell’esistenza di qualcosa di oggettivo. Vero è ciò di cui io posso essere certo.
Domande alla base del concetto di sovranità
- Chi è il sovrano? A cosa o a chi ci riferiamo?
- Come si costituisce? Non è intrinseco nell’ordine naturale, perché lì c’è uguaglianza di principio tra tutti gli dei.
- Quali sono i suoi poteri?
- Qual è statuto del diritto?
Diritto viene pensato come espressione del potere sovrano, però si mantiene idea che diritto non sia tutto e solo prodotto della sovrana, perché se è vero che uomo realizza in quanto conosce, anche produzione giuridica prevede che vi sia qualcosa da conoscere che ha gli stessi caratteri di tutto ciò che è in grado di spiegare l’esistente, es: prodotto dell’agire umano. Cosa sta alla base? Una conoscenza scientifica razionale di quei meccanismi che presiedono al prodursi dell’azione umana è solo qualcosa che ha il carattere della naturalità e come tali valgono indipendentemente dagli orientamenti confessionali, da tutti gli uomini e sono razionalmente conoscibili, attraverso conoscenza di queste regole è possibile intervenire sulla realtà e riorganizzarla secondo modalità diverse, funzionali agli scopi che ci si prefigge.
Risposte diverse sul sovrano
Rispetto a questo sovrano, tra 600 e 700 sono state date risposte diverse che dipendono dal diverso contesto culturale e diversi momenti storici, ma anche nelle diverse risposte vi è un orizzonte che accomuna autori e risposte, tratto comune sintetizzato da un termine: giusnaturalismo.
Giusnaturalismo: idea che stato è qualcosa di artificiale perché per natura ogni individuo è autoreferenziale e quindi non è. Destinato a rapportarsi agli altri, relazione con altri è un accidente, non è necessaria per il raggiungimento dei suoi scopi, l’altro non ha nulla da dargli, può essere un ostacolo o un utile mezzo. Rapporti sociali stabili non si danno in natura, questo avviene perché si interviene su una realtà diversa al fine di modificarla, di produrre qualcosa che prima non c’era: lo stato civile.
Pianificazione e contratto sociale
Momento della pianificazione, come da ognuno per sé si passa a organizzazione? Passaggio avviene attraverso deliberata scelta, un atto di volontà che ha la forma giuridica del contratto, particolare contratto: contratto o patto sociale. Abbiamo schema condiviso per cui si immagina condizione prepolitica (stato di natura) un patto che porta all’uscita dallo stato di natura e l’entrata in una nuova condizione (stato civile).
Caratteri stato natura, civile e patto? Non si può dare risposta perché ogni autore ha una propria visione. Si può raccogliere pensiero giusnaturalistico. Giusnaturalismo = idea che esista un diritto naturale. Idea non è nuova, ne parlava anche San Tommaso, quello che viene ad essere nuovo è il modo in cui viene ad essere pensato. Naturale è qualcosa che è giustificato o giustificabile all’interno dei canoni della scienza, vuol dire intrinsecamente necessario, universale, autosufficiente. Da questo punto di vista Gozio dice che naturale è ciò che l’uomo prova a conoscere, quindi naturale è anche aconfessionale, indipendente da qualsiasi prospettiva teologica.
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