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NIETZSCHE 17/03/17

Film “Nodo alla Gola” -> riferimento a N. ma anche al delitto perfetto come forma d’arte, tema che

è stato affrontato da Thomas De Quincey , poi apprezzato dai surrealisti e da Breton.

Altro tema è quello affrontato da Dostoevskij in Delitto e Castigo.

“Se il mondo diventa peggiore o migliore se viene uccisa un’usuraia e poi di un’innocente ”

nell’opera di D.

Il film è il riadattamento di uno scritto teatrale di Hamilton.

Nel film di H. è adombrato il rapporto omosessuale tra i due protagonisti ed appena accennato.

Sia il film che lo scritto teatrale rimandano ad un fatto di cronaca nera avvenuto a Chicago nel

1924: due ragazzi si mettono in testa di fare il delitto perfetto uccidendo un ragazzo che non

conoscevano (manca il movente quindi non si può risalire agli assassini) per dimostrare che era

possibile un delitto perfetto.

Il legame di questi due ragazzi è contrassegnato da una profonda misoginia.

Leopold aveva letto N.

Anche nello scritto di Hamilton c’è un riferimento a N. -> Rupert parla ironicamente di voler

assassinare i membri della propria famiglia e dice di aver anche assassinato delle persone (era

stato un soldato) -> il relativismo dei valori morali è qui più presente (assassinio su larga scala

giustificato e scusato ovvero la guerra, mentre l’assassinio su piccola scala provoca orrore).

Un conto è dichiarare la legittimità dell’assassinio in astratto, un conto è mostrarsi è pronto a

commetterlo.

Qui il personaggio di Laila crede nei 10 comandamenti, la legge mosaica.

Rupert riprenderà Voltaire della “bibbia esplicata” che riconduce la morale degli ebrei alle esigenze

della piccole tribù in cui era diviso Israele.

Viene anche citato Proudhon dicendo che la proprietà stessa è un furto.

Rupert dimostra che le nostre regole morali sono relative , non hanno una natura assoluta

(perché noi siamo esseri condizionati e non incondizionati), ma ciò non vuol dire che queste

regole non si devono seguire . -> nel film invece Rupert è un Nietzsche che smentisce sé

stesso.

Se vogliamo dare un valore assoluto a quei principi morali , essi devono essere dati da un essere

ultimo (Dio come dirà Kant).

“Tu non stimi la vita come una cosa preziosa” ? Per Brendon la vita umana non ha valore.

Rupert allude all’idea che la propria vita non sia un valore assoluto (idea Nitzscheana), che ci sia

qualcosa che vada oltre la vita, dei beni superiori per la quale la vita può essere anche sacrificata.

Viene ripreso il “vivere pericolosamente” (aforisma 283 della Gaia Scienza) di Nietzsche che

diventò anche un motto fascista, un modo di intendere la vita dei fascisti.

Nell’aforisma 283 il “vivere pericolosamente” è rivolto all’uomo della conoscenza,che mette

sempre in discussione le sue certezze,(Cristoforo Colombo è per N. la personificazione della

conoscenza che si avventura per l’ignoto) non ha una validità politica. -> la conoscenza è

innanzitutto una consapevolezza dei limiti della conoscenza stessa.

“Vivere in guerra con i vicini e con sé stessi” (riprende il Polemos di Eraclito).

Mussolini nel discorso del 2 agosto del 1924 riprende N. (vivere pericolosamente).

Brendon rivolto a Rupert dice che N. ci dice di vivere pericolosamente -> loro l’hanno detto, noi

l’abbiamo fatta -> presa coscienza della responsabilità delle teorie.

“Tu sei schiavo della tua epoca” -> altro tema N. ripreso da Hamilton forse inconsciamente.

Il film introduce al tema della “critica della morale” di Nietzsche.

1878 pubblicazione di Umano, Troppo Umano -> le cose che a noi sembrano più elevate, le cose

ideali a cominciare dall’idea di Dio (che a cominciare da Feuerbach è la proiezione dell’uomo

stesso , di cui l’uomo poi si deve riappropriare con la morte di Dio; l’idea di Dio è l’oggettivazione

dell’essenza dell’uomo), hanno un’origine umana, presente nei bisogni umani.

“Al di là del bene e del male (1886)” ovvero al di là, prima che venga formulato il giudizio di bene

e di male.

Dal 1878 il pensiero di N. si costituisce come critica del modo assoluto della morale.

Ogni epoca ha la sua morale, essa non è fondata su valori assoluti.

N. è colui che porta più radicalmente alla distruzione dei valori metafisici, anche se per Heidegger

N. è l’ultimo pensatore della metafisica, “l’ultimo dei metafisici”.

Per N. la morale è una funzione del tempo, della civiltà e della società.

Opere pubblicate da N. o delle quali ha disposto la pubblicazione -> La nascita della tragedia

(1872), Le 4 considerazioni inattuali(1873-1876), Umano troppo umano(1878), Due appendici di

umano troppo umano (“Opinioni e sentenze diverse” e “il viandante e la sua ombra” 1879-80

pubblicate insieme nel 1886), Aurora, La gaia scienza (1882 I edizione, 1887 II edizione), Così

parlo Zarathustra (le prime tre parti), La 4° parte di Così parlò Z., Al Di là del bene e del male, La

genealogia della morale, il Crepuscolo degli idoli, L’anticristo e Ecce Homo.

1892 Così parlò Z. completo nelle sue 4 parti (nella 4° parte ci sono allusioni ritenute blasfeme e la

sorella e la madre tentarono di ostacolarne la pubblicazione così come dell’Anticristo e dell’Ecce

Homo).

1886 N. decide di ripubblicare con nuove prefazioni La nascita della tragedia, ovvero felicità e

pessimismo (cambiando titolo), Aurora, Umano troppo umano con le sue 2 appendici, e un’altra

edizione de La Gaia scienza (gaya, richiamo alla poesia dei provenzali).

1873 scrive Su verità e menzogna in senso extramorale, 5 conferenze intitolate sull’avvenire delle

nostre scuole,ecc…

Scrive anche i Frammenti e la volontà di potenza che in realtà non è un libro scritto da lui siccome

poi non lo vuole scrivere perché la volontà di potenza è indefinibile dal punto di vista concettuale

secondo lui.

Il Nietzsche archive pubblica la volontà di potenza (1901 e 1906), riempiendo l’indice lasciato da N.

con vari frammenti, vari pseudoaforismi che sono diversi dagli aforismi.

Il termine aforisma (aforismos che deriva dal verbo delimitare, circoscrivere, termine dal quale

deriva anche la parola orizzonte, che è la linea che taglia la nostra visuale) indica ciò che è

delimitato (con il termine aforisma i greci indicavano le vivande che venivano separate e offerte

alla divinità.

L’aforisma è una sentenza conclusa e delimitata che ha un senso ben preciso e N. lo spiega in

Aurora:

“L’aforisma è un sistema di pensiero racchiuso in poche parole”dice N.

“Ciò si ottiene mischiando il detto ed il non detto, descrive ciò che è in primo piano e lascia in

ombra ciò che non viene detto” il non detto è però contenuto nel detto.

Il frammento al contrario dell’aforisma non è compiuto, è una bozza, uno schizzo.

Il carattere arbitrario e falsificante dell’operazione dell’archivio nietzscheano proviene dal fatto che

sono stati raggruppati in testi pubblicati frammenti di N.

Il Nietzsche Archieve cura la pubblicazione degli scritti di N. fino alla fine della WWII, preseduto da

Boimer.

Karl Schlechta decide di sconfessare l’operato del N. Archieve riconoscendo il carattere falso della

volontà di potenza, toglie però anche i frammenti postumi, ripubblicando N. alla fine della guerra.

Giorgio Colli e Mazzino Montinari propongono a Einaudi una nuova traduzione delle opere di N.

ma Einaudi lascia cadere questa possibilità perché era legato al partito comunista.

Essi si rivolgono all’Adelphi che accetta.

Essi si recano a Weimar che era sotto la Germania socialista per accedere all’archivio.

Danno vita alla prima edizione critica delle opere di N.

NIETZSCHE 20/3/17

La prima edizione della volontà di potenza è formata da 483 pseudo aforismi,mentre la II edizione

nel 1906 ne contiene 1067.

Elizabeth si era resa conto che iniziava a diffondersi il “culto” di Nietzsche, e cominciò a sfruttare

economicamente il fratello con il Nietzsche Archieve.

I frammenti postumi: difficoltà di interpretazione a cominciare dalla calligrafia di N.; le sue

annotazioni sono ripetitive.

Noi facciamo riferimento all’edizione di Giorgio Colli e Mazzino Montinari .

La Volontà di Potenza è un libro apocrifo, sono parole scritte di suo pugno, ma non sono scritte in

quell’ordine lì.

Il libro si apre con il capitolo “Il nichilismo europeo”, che è il titolo di un frammento scritto da N. che

non ha pubblicato e gli autori del 1906 (la sorella Elizabeth e Peter Gast) lo scompongono e lo

dilatano inserendo altre frasi; inoltre gli autori assemblano i vari aforismi scritti in diversi momenti.

C’è chi ha obbiettato questa acribia filologica, Karl Lowit (allievo di Husserl e Heidegger), che si

scrive la “Dottrina Nietzcheana dell’eterno ritorno”.

Egli nel 1956 sostiene che sulla Volontà di potenza avevano lavorato 2 illustri interpreti di N.,

Heidegger e Jaspers(?).

Lowit obbietta quindi l’abolizione della Volontà di potenza del 1956.

Senso che occorre dare ai frammenti postumi: Heidegger si inizia ad occupare di N. in Essere e

Tempo (nel 1927), nel discorso del 1933 e poi dal 1936-37, quando N. diventa una figura

importante del pensiero di H.

H. interpreta N. in maniera molto personale, non si può intendere come un’interpretazione che

restituisce N.

H. pensa che N. sia l’ultimo pensatore della metafisica.

H. nel primo corso universitario su N. (la volontà di potenza come arte) scrive :”La vera filosofia di

N. è nei frammenti postumi e non nelle opere pubblicate” -> egli si riferisce proprio alla volontà di

potenza.

N. aveva comunque l’intenzione di scrivere un libro intitolato la Volontà di Potenza che avrebbe

dovuto esplicitare in maniera più chiara tutto il suo pensiero, già completamente presente in così

parlò Z. (ma in forma pseudo poetica).

Egli tuttavia rinuncia ben prima di avere il crollo psichico e alcuni materiali li inserisce in altre

opere.

N. rinuncia, lo dice H. in un corso sulla filosofia di Schelling -> “ questi due filosofi, Shelling e N.

fanno naufragio verso la fine della loro carriera; questo naufragio ha una validità filosofica che ci

dimostra l’impossibilità filosofica di scrivere della volontà di potenza “.

Quindi la rinuncia ha di per sé un significato filosofico, perché è impossibile trattare in modo

sistematico ciò che è antisistematico (lo dice H.)

I frammenti li possiamo leggere come documentazione della fase di preparazione del pensiero di

N.

N. parte da alcune annotazioni, le raggruppa e poi le scrive in bella o le detta a qualcuno -> c’è

una progressione che va dal semplice appunto al testo completo ed è possibile ricostruire questo

percorso per ogni libro scritto in aforismi .

Quindi i frammenti devono essere letti ed intesi nel riferimento che essi rimandano ad altri testi e ci

permettono di comprendere l’evoluzione e la preparazione del pensiero di Nietzsche.

N. non nega affatto l’esistenza dei fatti ma essi sono dei prodotti delle interpretazioni.

N. ha una posizione decostruttiva della morale.

Cosa intende N. per distruzione della morale? Egli mette in risalto la natura costrittiva della

morale (vedi Af. 345 de La Gaia Scienza – “Morale come problema”) ma vivere senza morale è

impossibile.

Nella prefazione della II ed. di “Aurora” (I ed. 1881, II ed. 1886 -> è un libro che dice sì) c’è

l’avvio alla critica della morale: nella morale stessa sono presenti i fondamenti per una lettura

critica (nel senso di conoscere come Kant) della morale.

“Il disagio nella civiltà” di Freud riprende N. : qual è il disagio che proviamo noi esseri civili? È

dovuto al fatto che il nostro vivere civile è una violenza sui nostri istinti naturali -> ciò significa di

andare a fondo nella conoscenza delle ragioni del nostro disagio (per Freud) e dei fondamenti

della morale (per N.).

Senza queste repressioni dei nostri istinti sessuali ecc.. noi non potremmo vivere in una società:

l’uomo è un animale gregario che affida la propria sopravvivenza al gruppo (come le pecore) ->

l’uomo usa il linguaggio, la capacità di comunicare, la compassione ecc.. come metodi di “difesa” e

aggregazione.

Frammento del 1874: “Le nostre valutazioni sono in rapporto con le condizioni di vita da noi

credute, se si trasformano queste si trasformano anche le nostre valutazioni” -> N. respinge l’idea

del relativismo (il relativo c’è solo in relazione all’assoluto ma l’assoluto non c’è , è abolito) anche

se c’è qualche traccia di esso nelle sue affermazioni -> è un forse un relativismo inteso entro certi

limiti.

Da questo frammento che sostiene come “le valutazioni morali mutano in base all’epoca in cui

vengono formulate” Nietzsche elaborerà la riflessione sulla morale.

Riflessione sulla morale di N.

Aforisma 345 de “La Gaia Scienza”, facente parte del V libro dell’opera (II edizione del 1886 e

pubblicata l’anno dopo): si intitola “Morale Come Problema”.

Il problema della morale è stato “evitato” in quanto si considerava scontato che fosse corretta e si

considerava essa stessa scontata (il terreno della morale è il terreno su cui tutti i pensatori si

trovano d’accordo).

Si pensava fosse corretto che la morale fosse fondata sull’altruismo-> N. sostiene che per

affrontare i grandi problemi è necessaria una forte implicazione personale, il grande amore che è

egoistico.

Se per N. bisogna calarsi personalmente nei problemi ecco perché nessuno è andato a fondo delle

radici della morale, nessuno ne ha fatto un problema “personale”

Il primo passo per la critica della morale è problematizzare la morale, porla come problema, non

darla per scontata.

La morale è stato il terreno su cui ogni provenienza filosofica si trovava d’accordo con le altre.

N. scrive cose simili anche sulla religione: N. vede nella morte di Dio la realizzazione del

cristianesimo, vede la ricerca ed il ritorno dei fondamenti del cristianesimo; vuole richiamare

l’attenzione contro l’abitudine a definirsi cristiani, ci si dichiara cristiani solo per appartenenza, non

viene problematizzato l’essere cristiani; bisogna richiamare l’attenzione su che cosa vuol dire

essere cristiani -> essere cristiani oggi vuol dire essere anticristiani perché solo un anticristiano

può comprendere nel modo più profondo la morte di Dio.

Ci si riconosce quindi nella morale per semplice appartenenza ma non si pone la morale come

problema perché prima si è riflettuto sulla morale in maniera scontata ( critica anche a Kant che

fonda la morale sulla metafisica).

N. rimprovera la scienza del suo tempo che non si mostra interessata ai fondamenti della morale.

N. fa un riferimento a Spencer sostenendo che gli storici della morale inglese sono di scarso

rilievo: il loro errore consiste nel presupporre che ciò è valido per tutti i popoli quando lo è solo per

quelli civili, ovvero la morale fondata sull’altruismo e sulla compassione.

Essi (i moralisti inglesi) partono da una morale che giudicano più evoluta, quella occidentale, e

sulla base di questa valutano le morali degli altri popoli.

N. paragona i popoli civili ad animali addomesticati per mettere in rilievo l’elemento costrittivo di

ogni morale, la morale è un addomesticamento.

L’altro errore di questi storici è dire che siccome le morali di popoli diversi sono diverse allora la

morale non è importante.

La morale secondo N. ha forme diverse ma non si può fare a meno di essa.

L’atteggiamento che si deve avere nei confronti della morale (del “tu devi”, forma nietzscheana che

sintetizza ogni precetto morale che corrisponde all’imperativo categorico kantiano; tu devi- asino ,

io voglio- leone, io sono- fanciullo) è quello di considerarla una medicina, uno strumento che ci è

indispensabile -> morale come medicina, come strumento indispensabile.

->Fondamentale è il fatto che io decido e voglio prendere questa “medicina”, è una mia decisione,

non c’è bisogno che io conosca la medicina, mi basta sapere che la medicina funzioni

(secondo ??).

Ciò è simile ad un passo del Gorgia di Platone.

Nietzsche dice che più dell’essenza della morale conta il fatto che io sia convinto di doverla usare,

di dovermene giovare.

La morale certamente si è sviluppata da un errore, tuttavia il problema del suo valore non è

sfiorato.

Tutto ciò che pensiamo secondo N. nasce da errori ma se quegli errori sono stati utili per la

conservazione della specie il loro valore non è sfiorato.

La morale è quindi una medicina!

Aforisma 352 “in che senso non si riesce a fare a meno della morale”: qui N. paragona la morale

ad un abbigliamento che diventa poi un travestimento. (vedi film: Il fantasma della libertà Bunuel)

Egli dice che “l’uomo ha necessità di coprirsi perché è nudo e brutto”.

La morale è un travestimento, ornamento dell’uomo europeo.

Ciò indica che la morale è uno strumento secondo N.

N. abbozza un’opera che si propone di essere una fenomenologia della moral

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Franbiersack di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Gentili Carlo.
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