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VITA dell’AUTORE

Nacque a Bilbao, nella regione basca della Spagna, nel 1864 da una famiglia benestante;

studiò nella sua città e a Madrid, laureandosi in lettere e filosofia. Nel 1889 cominciò a

pubblicare i suoi scritti e fece un viaggio in Francia e in Italia. Nel 1891, appena sposatosi

con Concha Ljzarraga, vinse la cattedra di letteratura greca all'università di Salamanca dove

nel 1901 fu nominato Rettore. Fu destituito da questo incarico nel 194 per la sua attività

contro la monarchia di Alfonso XIII, mentre nel 1924 fu confinato nelle isole Canarie a causa

dell'opposizione alla dittatura di Primo de Rivera. Riuscì a fuggire e a rifugiarsi a Parigi e poi

a Hendaye, città francese sul confine spagnolo. Tornò in patria alla fine della dittatura, nel

1930, e fu reintegrato nella sua carica di Rettore universitario a Salamanca dove morì nel

1936, alla vigilia della guerra civile. Unamuno si dedicò costantemente alla ricerca filosofica

di cui si trovano tracce in tutte le sue opere: romanzi, poesie, drammi teatrali, saggi.

2

L’OPERA

Il romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel e gettato tra le trincee della grande

1914

guerra a frantumare se stesso, il protagonista e l’autore. E proprio l’intreccio romanzo-

protagonista-autore è quello che rende speciale questo libro. : [

La trama è di per sé piuttosto semplice almeno fino al capitolo 31 Augusto Perez sposa,

per salvarla da una catastrofe economica, Eugenia che è innamorata di un fannullone,

Maurizio. Il matrimonio si rivela un disastro perché Eugenia fugge con l'amante lasciando

da lì in poi inizia un altro libro. Un dialogo serrato tra l’autore

.]

Augusto nella disperazione

e il personaggio principale che – tra accuse reciproche di “inesistenza” – si conclude con la

mesta uscita di scena del protagonista, rassegnato alla morte per mano dell’autore.

La vita di Augusto è avvolta in una sorta di nebbia non fisica ma spirituale che non gli

consente di vivere appieno, di accorgersi di quanto accade attorno a lui ma nemmeno di

quanto accade dentro di lui. Incontrerà delle donne sulla sua strada, se ne innamorerà (o

crederà di innamorarsi), sarà sul punto di sposarsi quando una tremenda delusione lo porta

alla decisione di suicidarsi. E fin qui il romanzo, con i fatti, la trama, i personaggi; insomma

tutti gli ingredienti che ci aspettiamo di trovare. E fin qui non sarebbe stato niente di

speciale; il libro diventa speciale quando Augusto decide di incontrare l’autore del libro

(autore incidentalmente anche di un saggio sul suicidio). Quindi esce dal libro (e dalla

nebbia) e si confronta con Unamuno. È un confronto serrato in cui l’identità di Augusto si

frammenta e diviene indecisa e indefinita.

Due immagini permettono di capire meglio questa frammentazione: la prima è il gioco di

specchi. Cosa succede se si mette uno specchio davanti ad un altro specchio? Accade una

moltiplicazione verso l’infinito e l’indefinito dello specchio stesso. L’essenza dello specchio

“rimbalza” e si modifica, in una eterna mediazione che finisce con lo sbriciolarlo. Lo stesso

succede al protagonista. Dal confronto con “l’altro se stesso” (l’autore), la figura di Augusto

3

Perez esce del tutto “sciolta”: la sua identità è distrutta, la sua libertà risulta condizionata

dal suo creatore, la volontà è del tutto capovolta (voleva suicidarsi, ora vuole vivere).

Un altro riferimento utile per spiegare un po’ di più questo testo, è strettamente

storico: Le conseguenze sulla

il libro esce nell’anno di inizio della grande guerra.

vita degli individui sono ovvie: la guerra in generale, e quella in particolare, è il totalmente

altro rispetto all’identità. È la massima spaccatura e la massima divaricazione dell’individuo

– dovuta ad altri individui – e questo passaggio attraverso l’altro genera un individuo nuovo

e anche una scrittura nuova.

Sono gli anni del definitivo crollo delle geometrie euclidee (oltre che di una serie di

scoperte “sconvolgenti” e “anti-intuitive”) e da lì in poi “inizia un periodaccio” per le idee di

certezza assoluta, individuo e verità. Forse il surrealismo di Unamuno e di Niebla, in realtà

fotografa in maniera estremamente realista la realtà che la scienza e la storia hanno costruito

negli anni di uscita del libro. Forse, cioè, l’uscita dalla nebbia del personaggio è solo

l’ingresso in una nebbia ancora più fitta dalla quale – purtroppo – crediamo di essere usciti.

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PROLOGO

Il romanzo si apre con un in cui Victor parla dell'autore e amico Unamuno, e

prologo

utilizza per la prima volta il termine nivola.

Lui scrive il prologo perché non è giusto che i grandi autori scrivano il prologo per gli autori

minori, ma è giusto che un "giovane" si conosca anche per la presentazione che fa di un

"grande". (Dato che U. è già conosciuto all'epoca)

Poi parla dell'umorismo e che non ama essere preso in giro e

del lettore tipo del tempo,

accenna alla differenza tra ironia e satira (che a volte il lettore non comprende).

Dice, poi, che don Miguel (Unamuno) voleva scrivere una buffonata tragica o una tragedia

buffa, fondendo le due cose.

Alla fine parla delle intenzioni e dei passaggi scabrosi dell'opera, pur conoscendosi bene la

repulsione d U. per la pornografia.

Conclude il prologo dicendo che l'amico Augusto si è suicidato realmente, non solo

idealmente, che ne è certo e che ne ha le prove.

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(

Insiste Don Miguel de Unamuno che io metta ( ) una

se empeña) ponga: Subjuntivo presente

prefazione ( ) a questo suo libro nel quale si racconta la tanto deplorevole storia del

prologo

mio buon amico Augusto Pérez e della sua misteriosa morte, e io non posso non scriverlo

)

perché i desideri del signor Unamuno sono per me ordini, nella più autentica ( genuina

accezione di questa parola. Senza giungere io ( ) all’estremo dello scetticismo

haber yo llegado

amletiano del mio povero amico Pérez, che arrivò persino a dubitar della sua propria esistenza,

di quello che gli psicologi

sono per lo meno fermamente convinto che manco (que carezco)

chiamano libero arbitrio, anche se per mia consolazione, credo tuttavia che neanche Don

Miguel ne gode ( ) di lui. ( )

goza del libero arbitrio

Sembrerà ( : ) forse strano ad alcuni dei nostri lettori, che sia io un

Parecerà Indicativo futuro

perfetto sconosciuto nella Repubblica delle lettere in spagnolo, che prologhi ( cioè che scriva il

) un libro di don Miguel, che è già vantaggiosamente conosciuto in essa, quando

prologo

l’abitudine è che siano degli scrittori più conosciuti quelli che rendano ( ) nei prologhi la

hagan

presentazione di quel altri che lo siano meno. Ma è che ci siamo ( ) messi

hemos: abbiamo

d'accordo don Miguel e io per alterare questa dannosa abitudine, invertendo i termini, e che

sia lo sconosciuto piuttosto che il conosciuto presente. Perché in rigore (severità) i libri si

acquistano più per il corpo del testo, che non per il prologo, ed è naturale pertanto che quando

un giovane principiante come me desideri ( ) farsi conoscere, invece di

Subjuntivo presente

chiedere a un veterano delle lettere che gli scriva un prologo di presentazione, deve pregarlo

6

che gli consenta di metterlo ad una delle sue opere. E questo è contemporaneamente ( )

a la vez

risolvere uno dei problemi di questa eterna causa dei giovani e dei vecchi.

Unenme, inoltre, ha non pochi legami con don Miguel di Unamuno. A parte che questo signor

) in questo libro, sia romanzo o nivola ––e considera ( ) che

tira fuori ( saca a relucir Imperativo

la nivola è una mia invenzione––, non pochi detti e conversazioni che ebbi ( ) con lo

tuve

sventurato Augusto Perèz, e narra in essa anche la storia della nascita del mio tardivo figlio

Victorcito, sembra che io abbia una qualche lontana parentela con don Miguel, poiché il mio

cognome è quello di uno dei suoi antenati, secondo dottissime investigazioni ( )

ricerche

genealogiche del mio amico in Antolín S. Paparrigópulos, tanto conosciuto nel mondo

dell’erudizione.

Io non posso prevedere ( ) né l'accoglienza che questa nivola otterrà ( da

puedo prever obtendrá)

parte del pubblico che legge don Miguel, né come se la prenderanno con questo ( ). E’

tomarán

) che vado seguendo con qualche attenzione la lotta che

da qualche tempo ( Hace algún tiempo

don Miguel ha avviato con l’ingenuità pubblica, e sono davvero attonito della cosa profonda

e candida che è questa. In occasione dei suoi articoli nel Mondo Grafico e di qualche altra

pubblicazione analoga, ha ricevuto Don Miguel alcune lettere e ritagli di giornali di province

che evidenziano ( ) i tesori di candore ingenuo e di semplicità palomina che

ponen de manifiesto

ancora si conservano nel nostro paese. Una volta commentano quella sua frase [ ]

in cui dice

(don Miguel) che il signore Cervantes non mancava ( ) di qualche ingegno, e sembra

no carecía

si scandalizzano dell'irriverenza; un'altra si inteneriscono per quelle sue malinconiche

riflessioni sulla caduta delle foglie; già si entusiasmano per il suo grido guerra alla guerra!

che gli arrecò il dolore di vedere che gli uomini muoiono benché non li ammazzino; ( )

maten

già riproducono quelle manciate di verità non paradossale che pubblicò dopo averla raccolto

)

per tutti i caffè, circoli e combriccole, dove erano marce di sigaro puro e puzzando ( hediendo

7

di ambiente volgare le quali le riconobbero come sue quelli che le riprodussero,

(ramplonería), 1

e c’è stata persino palomilla senza fiele (hiel) che si è indignato che questo logografo di Don

Miguel scriva a volte Kultura con K maiuscolo, e dopo essersi attribuito abilità per inventare

) essere incapace di produrre colmi e giochi di parole,

piacevolezza riconosca ( reconozca

perché è risaputo ( ) che per questo pubblico ingenuo l'ingegno e l'amenità si

conosciuto

riducono a quello: ai colmi ed i giochi di parole.

E meno male che quell'ingenuo pubblico non sembra aver dato conto di qualcun’altra delle

diavolerie di Don Miguel, per le quali spesso gli capita di passare da intelligente, come è

quello di scrivere un articolo e dopo sottolineare ( ) a caso alcune parole qualsiasi di

subrayar

esso (dell’articolo), invertendo i fogli per non poter rendersi conto ( ) in quali lo faceva

fijarse

( ).

hacìa

Quando me lo raccontò gli domandai perché aveva fatto quello e mi disse: ‹‹Che ne so...per

buon umore! Per fare una piroetta! Ed inoltre perché mi irritano e mettono di cattivo umore

le sottolineature e le parole in corsivo. Quello è insultare il lettore, è chiamarlo rozzo, è dirgli:

guarda, uomo, guarda, che qui c’è proposito! E per quel motivo io raccomandavo ad un

signore che scrivesse i suoi articoli tutti in corsivo affinché il pubblico si rendesse conto ( se

) che erano intenzionali dalla prima parola all'ultima. Quello non è altro che la

diese cuenta

pantomima degli scritti; volere sostituire in essi col gesto quello che non si esprime con

l'accento ed intonazione. E guarda, amico Victor, nei giornali dell'estrema destra, di quello

che chiamiamo integralismo, e vedrai come abusano del corsivo, del maiuscoletto, delle

maiuscole, delle ammirazioni e di tutte le risorse tipografiche. Pantomima, pantomima,

pantomima! Tale è la semplicità dei suoi mezzi di espressione, o piuttosto tale è la coscienza

che hanno dell'ingenua semplicità dei loro lettori. E bisogna finire con questa ingenuità.››

1 Qualcuno che non segue le regole linguistiche tradizionali

8

Altre volte ho sentito sostenere Don Miguel che quello che si considera per di là umorismo,

il legittimo, né ha preso appena in Spagna, né è facile in essa invaghirsene per molto tempo.

Quelli che qui si chiamano umoristi, dice, sono satirici a volte ed altre volte ironici, se non

. Chiamare umorista Taboada, cioè, è abusare del termine. E

interamente spiritosi ( festivos)

non c'è niente di meno umoristico che la satira aspra, però chiara e trasparente, di Quevedo,

nella quale si vede subito il sermone. ( ). Come umorista non abbiamo avuto altro che

Predica

Cervantes, e se questo alzasse testa ( ), [ah!]

levantara cabeza: congiuntivo, Pretérito imperfecto 1

come c’era ( ) da ridere – mi dice don Miguel- di quelli che si indignarono che

imperfetto: habia

io gli riconoscessi qualche ingegno e, soprattutto, come riderebbe ( ) degli

reiría: condizionale

ingenui che hanno preso sul serio alcune delle sue più sottili prese in giro! Perché è indubbio

che attraverso la presa in giro –presa in giro molto sul serio- dei libri di cavalleria imitava lo

stile di questi, e quello di ‹‹non appena il rubicondo Febo, etc.››, che come modello di stile

presentano alcuni ingenui cervantismi niente di più che una caricatura divertente del

barocchismo letterario. E non diciamo niente sul fatto di considerare un

(Barroquismoliterario)

modismo quello " dell’alba seria" con la quale incomincia un capitolo quando il precedente

finisce con la parola ora.

Il nostro pubblico, come ogni pubblico poco colto, è naturalmente sospettoso, così come lo è

il nostro paese. Qui nessuno vuole che li si prendano in giro ),

(que le tomen [congiuntivo) el pelo

né fare il magnifico, né che rimangano con lui, e così, non appena qualcuno gli parla vuole

sapere naturalmente a che cosa attenersi e se lo fa per scherzo o sul serio. Dubito che in un

altro paese a qualcuno disturbi tanto il fatto che si mischino ( ) gli scherzi con le verità,

mezclen

e per quanto riguarda quello che non si capisca bene se una cosa è vera o non seria, chi di noi

lo sopporta? E è molto più difficile che un diffidente spagnolo di termine medio si renda conto

9

che una cosa è detta sul serio e per scherzo contemporaneamente, di verità e di scherzi, e

bassezza nello stesso senso.

Don Miguel ha la preoccupazione del tragico buffonesco e mi ha detto più di una volta che

) morire senza avere scritto una buffonata tragica

non volesse ( Subjuntivo pretérito imperfecto 1

o una tragedia buffa, ma non nella in cui il buffo o il grottesco e il tragico siano mischiati

( o giustapposti, bensì fusi e confusi in uno. E come io gli faci osservare che

estén mezclados)

quello non è altro che il più sfrenato romanticismo, mi rispose: ‹‹Non lo nego, ma con il

mettere motti alle cose non si risolve niente. Nonostante i miei più di venti anni di professare

l'insegnamento dei classici, il classicismo che si oppone al romanticismo non mi è entrato.

Dicono che l’ellenico ( è distinguere, definire, separare; ebbene il mio è indefinire,

greco)

confondere.››

E la linea di fondo di questo non è altro che una concezione, o meglio ancora che una

) chiamare pessimista perché

concezione un sentimento della vita che non oso (non mi permetto

so che questa parola non gli piace a Don Miguel. È la sua idea fissa, monomaniaca, che se la

sua anima non è immortale e non lo sono le anime degli altri uomini e di tutte le cose,

immortale nello stesso senso in cui li credevano essere gli ingenui cattolici dell’Età Media

(Medioevo), allora, se non è così, nulla valga niente né c'è sforzo che valga ( ) la pena.

meriti

E di qui la dottrina della noia di Leopardi dopo che perì il suo inganno estremo,

2

ch'io etemo mi credea

di credersi eterno. E questo spiega che tre degli autori più favoriti di Don Miguel siano

Sénancour, Quental e Leopardi.

2

2 Verso di Leopardi della poesia “A se stesso” 10

Ma questo severo ed aspro umorismo confusionista, oltre a ferire la diffidenza delle nostre

genti che vogliono sapere, dal momento che uno di loro si rivolge a loro, a cosa attenersi,

infastidisce non pochi. Vogliono ridere, ma è per fare meglio la digestione e per distrarre

) le pene, non per restituire quello che indebitamente si sarebbe inghiottito e che

( allontanare

può far non digerire, né per digerire le pene.

E Don Miguel insiste sul fatto che se si deve far ridere la gente [questo] deve avvenire non

perché le contrazioni del diaframma aiutino la digestione, bensì affinché vomitino quello che

avrebbero inghiottito, perché si vede più chiaro il senso della vita e dell'universo con lo

stomaco vuoto di caramelle ed eccessivi manicaretti. E non ammette quell’uso dell'ironia

senza fiele né dell'umorismo discreto, perché dice che dove non c'è alcuna amarezza non c’è

ironia e che la discrezione è incompatibile ( con l'umorismo o, come egli si compiace

renida)

a chiamarlo: mal umorismo. ) molto spiacevole e poco grato, del quale dice che non è

Tutto ciò porta ad un lavoro (tarea

altro che un messaggio all’ingenuità pubblica, a vedere se l'ingegno collettivo del nostro paese

si va velocizzando ed assottigliando a poco a poco. Perché lo tira fuori dalle sue caselle

affinché dicano che il nostro paese, soprattutto il meridionale (sud), è ingegnoso.

‹‹Il popolo che si svaga ( ) nelle corride di tori e trova varietà e piacevolezza in quel

se recrea

semplice spettacolo, è giudicato in quanto a mentalità››, dice. Ed aggiunge che non può avere

mentalità più semplice e più cornea se non quella di un simpatizzante. Vada pure dietro a

paradossi più o meno divertenti quel tanto che basta per entusiasmarsi di una spinta di Vicente

Pastor! Ed inorridisce del genere spiritoso dei redattori dei tori, sacerdoti del gioco di vocaboli

e di tutte le sciocchezze dell’arguzia di un piagnucolone.

Se a questo si aggiunge i giochi di concetti metafisici in cui ci si compiace (allieta), si capirà

come ci siano molte genti che si allontanino con dispiacere dalla sua lettura, alcuni perché tali

11

cose gli provocano mal di testa, e altri perché, attenti a lui che ‹‹sancta sancte tractanda sunt››

le cose sante devono essere trattate con santità, ritengono che quei concetti non devono dare

materia per scherzi e giocattoli. Ma egli risponde a tal proposito che non capisce perché

devono pretendere che si trattino sul serio certe cose dei figli spirituali i quali si presero gioco

delle più sacre, cioè (es dicir) delle più consolatrici credenze e speranze dei loro fratelli. Se

c’è stato chi si è burlato di Dio, perché non dobbiamo burlarci della Ragione, della Scienza e

perfino della Verità? E se ci hanno strappato la nostra più cara e più intima speranza vitale,

perché non dobbiamo confondere tutto per ingannare il tempo e l'eternità e per vendicarci?

Facile è anche che qualcuno se ne esca ( ) dicendo che ci sono in questo libro passaggi

salga

scabrosi (indecenti), o, se si preferisce, pornografici; ma già Don Miguel ha avuto cura

(premura) di farmi sapere qualcosa circa lo sviluppo di questa nivola. E è disposto a protestare

riguardo a quell'imputazione (accusa) e a sostenere che le crudezze che qui possano trovarsi

né portano intenzione di lusingare appetiti della carne peccatrice, né hanno altro oggetto se

non di essere punto di avviamento immaginativo per altre considerazioni.

La sua repulsione ad ogni forma di pornografia è ben conosciuta presso quanti lo conoscono.

E non solo per le correnti ragioni morali, bensì perché ritiene che la preoccupazione libidinosa

è quella che più corrompe l'intelligenza. Gli scrittori pornografici, o semplicemente erotici,

gli sembrano i meno intelligenti, i più poveri di ingegno, i più tonti, insomma. Gli ho sentito

dire che dei tre vizi della classica terna di essi: le donne, il gioco ed il vino, i due primi

rovinano più la mente rispetto al (di quanto non lo faccia) terzo. E considera che Don Miguel

non beve altro se non acqua. ‹‹Ad un ubriaco gli si può parlare -mi diceva una volta- e persino

dire le cose, ma chi resiste alla conversazione con un giocatore o con un donnaiolo?

Non c'è dietro di essa (alla conversazione) altro se non un simpatizzante di tori, pieno e

presuntuoso di stupidità.››


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giovy227

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giovy227 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua spagnola e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Musto Salvatore.

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