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cose gli provocano mal di testa, e altri perché, attenti a lui che ‹‹sancta sancte tractanda sunt››

le cose sante devono essere trattate con santità, ritengono che quei concetti non devono dare

materia per scherzi e giocattoli. Ma egli risponde a tal proposito che non capisce perché

devono pretendere che si trattino sul serio certe cose dei figli spirituali i quali si presero gioco

delle più sacre, cioè (es dicir) delle più consolatrici credenze e speranze dei loro fratelli. Se

c’è stato chi si è burlato di Dio, perché non dobbiamo burlarci della Ragione, della Scienza e

perfino della Verità? E se ci hanno strappato la nostra più cara e più intima speranza vitale,

perché non dobbiamo confondere tutto per ingannare il tempo e l'eternità e per vendicarci?

Facile è anche che qualcuno se ne esca ( ) dicendo che ci sono in questo libro passaggi

salga

scabrosi (indecenti), o, se si preferisce, pornografici; ma già Don Miguel ha avuto cura

(premura) di farmi sapere qualcosa circa lo sviluppo di questa nivola. E è disposto a protestare

riguardo a quell'imputazione (accusa) e a sostenere che le crudezze che qui possano trovarsi

né portano intenzione di lusingare appetiti della carne peccatrice, né hanno altro oggetto se

non di essere punto di avviamento immaginativo per altre considerazioni.

La sua repulsione ad ogni forma di pornografia è ben conosciuta presso quanti lo conoscono.

E non solo per le correnti ragioni morali, bensì perché ritiene che la preoccupazione libidinosa

è quella che più corrompe l'intelligenza. Gli scrittori pornografici, o semplicemente erotici,

gli sembrano i meno intelligenti, i più poveri di ingegno, i più tonti, insomma. Gli ho sentito

dire che dei tre vizi della classica terna di essi: le donne, il gioco ed il vino, i due primi

rovinano più la mente rispetto al (di quanto non lo faccia) terzo. E considera che Don Miguel

non beve altro se non acqua. ‹‹Ad un ubriaco gli si può parlare -mi diceva una volta- e persino

dire le cose, ma chi resiste alla conversazione con un giocatore o con un donnaiolo?

Non c'è dietro di essa (alla conversazione) altro se non un simpatizzante di tori, pieno e

presuntuoso di stupidità.›› 12

Non sorprende a me, d'altra parte, questa unione della cosa erotica con la cosa

(consorzio)

metafisica, perché credo sapere che i nostri paesi incominciarono essendo, come le sue

letterature ce lo mostrano, guerrieri e religiosi per passare più tardi ad erotici e metafisici. Il

culto alla donna coincise col culto alle sottigliezze concettistiche. Nell'albore spirituale dei

nostri paesi, in effetti, nel Medioevo, la società barbara sentiva l'esaltazione religiosa e persino

la mistica e la guerra. –la spada porta una croce nel pugno- ma la donna occupava un poco e

secondario posto nella sua immaginazione, e le idee strettamente filosofiche sonnecchiavano,

avvolte nella teologia, nei chiostri conventuali. La cosa erotica (l’erotico) e la cosa metafisica

(il mistico) si sviluppano ( ) allo stesso modo. La religione è guerriera; la metafisica

desarrollan

è erotica o voluttuosa.

È la religiosità quello che rende l’uomo un essere bellicoso o combattivo, oppure è la

combattività quella che lo rende religioso, e d'altra parte è l'istinto metafisico, la curiosità di

sapere quello che non c'importa, il peccato originale, insomma, quello che rende carnale

l’'uomo, oppure è la carnalità quella che, come ad Eva, gli sveglia l'istinto metafisico, l'ansia

di conoscere la scienza del bene e del male. E dopo c'è la mistica, una metafisica della

religione che nasce dalla carnalità della combattività.

Conosceva bene questo quella cortigiana ateniese Teodota, di cui Senofonte ci racconta nei

suoi Ricordi la conversazione che ebbe ( ) con Socrate, la quale proponeva al filosofo,

tuvo

incantato del suo modo di investigare, o meglio di assistere alla nascita della verità, che si

3

trasformasse in celestino di essa e l'aiutasse a cacciare amici. (Synthérates , con-cacciatore,

dice il testo, secondo Don Miguel, professore di greco, che è colui a cui devo questa

interessante e tanto rivelatrice notizia.) E in tutta quell'interessante conversazione tra

3 Autore spagnolo 13

Teodota, la cortigiana, e Socrate, il filosofo portatore di verità (lett. Ostetrica), si vede ben

chiara l'intima parentela che c’è tra tutti e due i mestieri, e come la filosofia è nella maggior

e buona parte luogo di piacere e luogo di piacere è anche la filosofia.

E se tutto questo non è così come dico, non mi sarà negato almeno che è ingegnoso, e basta.

Non mi sfugge, d'altra parte, che non sarà conforme con quella mia distinzione tra religione e

bellicosità da un lato e filosofia ed erotica dall’ altro, il mio caro maestro Don Fulgencio

Entrambosmares dell'Aquilón, del quale Don Miguel ha dato tanta particolare notizia nel suo

romanzo o nivola Amore e pedagogia. Presumo che l'illustre autore dell'Ars Magna

combinatoria stabilirà ( : una religione guerriera ed una religione erotica, una

establecerá)

metafisica guerriera ed un'altra erotica, un erotismo religioso ed un erotismo metafisico, un

bellicismo metafisico ed un altro religioso e, d'altra parte, una religione metafisica ed una

metafisica religiosa, un erotismo guerriero ed un bellicismo erotico; a parte di tutto questo la

religione religiosa, la metafisica metafisica, l'erotismo erotico ed il bellicismo bellicoso. Il

) combinazioni binarie. E non dico niente a proposito delle ternarie

quale fa sedici ( dieciséis

del genere: cioè, di una religione metafisico-erotica o di una metafisica guerriero-religiosa!

Ma io non ho né l'inesauribile inventiva combinatoria di Don Fulgencio, né meno l'impeto

confusionista ed indefinibile di Don Miguel.

Mi capita molto di attenermi all'inaspettato finale di questo racconto e alla versione che ne dà

Don Miguel della morte del mio disgraziato amico Augusto, versione che stimo erronea; ma

non è cosa sulla quale mi metta ( ) io ora qui a discutere in questo prologo con mio

me ponga

prologato. Ma devo fare constare, al fine di far scaricare la mia coscienza, che sono

profondamente convinto che Augusto Pérez, compiendo il proposito di suicidarsi che mi

comunicò nell’ultimo colloqui che ebbi con lui, si suicidò realmente e per davvero, e non solo

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idealmente e di desiderio. Credo avere prove probatorie a sostegno della mia opinione; tante

e tali prove, che lascia essere un opinione per arrivare alla conoscenza.

E con questo finisco. VÍCTOR GOTI

POST-PROLOGO

Nel post-prologo Unamuno esprime che ha pubblicato

disapprovazione per l'amico Victor

confidenze così come le aveva dette lui in privato e soprattutto ironizza sulla possibile morte

di Augusto (accusando la critica mossagli da Victor), che ciò potrebbe accadere anche a colui

che ha scritto certe cose nel prologo, e che per questo lo fa quasi sorridere. U. potrebbe

decidere di farlo morire come ha fatto con Augusto (paragone con il medico e il paziente

).

Volentieri ( discuterei qui qualcuna delle affermazioni del

de buena gana: Condicional simple)

mio prologuista, Víctor Goti, ma siccome sto nel segreto della sua esistenza –del Goti-

preferisco lasciargli l'intera responsabilità di quello che dice in quel suo prologo.

Inoltre, siccome fui io che lo pregai affinché me lo scrivesse, ( )

que me lo escribiese

impegnandomi in anticipo - cioè a priori- ad accettarlo tale e quale come me lo desse, non è

cosa né che lo respinga, neanche che mi metta a correggerlo e rettificarlo ora fuorimano- ossia

a posteriori. Però un'altra cosa è che lasci passare certe sue valutazioni senza qualcuna delle

mie. 15

Non so fino a che punto sia lecito fare uso di confidenze versate nel seno della più intima

amicizia e portarle a pubbliche opinioni o valutazioni che non spettava a lui che le proferisse.

E Goti ha commesso nel suo prologo l'indiscrezione di pubblicare i miei giudizi che non mai

ebbi intenzione che si rendessero pubblici. O per lo meno non volli mai che si pubblicassero

con la crudezza con cui li esponevo ( ) in privato.

exponìa= Indicativo pretérito imperfecto

E rispetto alla sua affermazione che il disgraziato... Dunque, disgraziato, perché? Bene;

supponiamo che lo fosse stato ( . La sua affermazione, dico, che il disgraziato, o

hubiese sido)

quello che fosse, Augusto Pérez si suicidò e non morì come io racconto la sua morte, cioè,

per il mio libero arbitrio e decisione, è cosa che mi fa sorridere. Sono opinioni, in effetti, che

non meritano altro che un sorriso. E deve procedere il mio amico e prologuista Goti con molta

discrezione nel discutere così le mie decisioni, perché se mi infastidisce molto finirò ( )

acabaré

per fare con lui quello che feci col suo amico Pérez, e è che lo lascerò morire o l'ammazzerò

a guisa (modo) di medico. I quali già sanno i miei lettori che si muovono in questo dilemma:

o lasciare morire al malato per paura di ammazzarlo, o l'ammazzano per paura

(dejaré: futuro)

che li si uccida. E così io sono capace di ammazzare Goti se vedo che mi uccide ( mi va ad

), o lasciarlo morire se temo il dovere ammazzarlo.

ammazzare

E non voglio prolungare più questo post-prologo, che è sufficiente per dare l'alternativa al

mio amico Víctor Goti, il quale ringrazio per il suo lavoro. M.DE U.

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CAPITOLO XXXI

Il inizia quando Augusto va a Salamanca, a parlare con Miguel de

trentunesimo capitolo

Unamuno. TRADUZIONE

Quella tempesta nell’animo di Augusto si placò, così in terribile calma, con la decisione di

suicidarsi. Voleva farla finita con quel se stesso, che era la fonte di tutte le sue sventure. Ma

prima di portare a compimento il suo proposito, come il naufrago che si aggrappa ad una

fragile tavola, gli venne in mente di consultarsi con me, con l'autore di tutto questo racconto.

Nel frattempo ( ) Augusto aveva letto un mio saggio in cui, sebbene di sfuggita,

Por entonces

parlavo del suicidio, e sembrò fargli tale impressione, così come altre cose che di me aveva

letto, che non volle lasciare questo mondo senza avermi conosciuto e conversato almeno un

poco con me. Intraprese, dunque, un viaggio qua, a Salamanca, dove vivo da più di venti anni,

per visitarmi.

Quando mi annunciarono il suo arrivo sorrisi enigmaticamente e lo feci passare al mio ufficio-

biblioteca. Entrò ( ) come un fantasma, guardò un mio ritratto dipinto a olio

in lui= cioè l’ufficio

che custodisce i libri della mia biblioteca, e ad un mio segnale si sedette, di fronte a me.

Cominciò con il parlandomi dei miei lavori letterari e più o meno filosofici, dimostrando di

conoscerli abbastanza bene, il che non mancò, s’intende! di lusingarmi, e subito incominciò

a raccontarmi la sua vita e le sue disavventure.

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Lo interruppi dicendogli che si risparmiasse ( ) quella fatica, perché delle

que se ahorrase

vicissitudini della sua vita io sapevo almeno quanto lui, e glielo dimostrai citandogli i più

intimi particolari e quelli che egli considerava più segreti. Mi guardò con occhi di vero terrore

) il

e come colui che guarda ad un essere incredibile; mi parve di notare che alterava ( alteraba

colore e i lineamenti dell'aspetto e che addirittura tremava. L'avevo io [davvero] stregato.

-Sembra impossibile! ( ) - ripeteva- sembra impossibile! – Se non lo vedessi

non posso crederci

non ci crederei ( ) …. Non so se sono sveglio o sto sognando...

Condicional simple: creerìa

- Né sveglio né sognando - gli risposi.

-Non me lo spiego... non me lo spiego – aggiunse- ma dato che lei sembra sapere su di me

tanto quanto ne so io stesso, per caso indovini il mio proposito...

- Si- gli dissi- tu- calcai questo tu con un tono autoritario- tu, oppresso dalle tue disgrazie, hai

concepito la diabolica idea di suicidarti, e prima di farlo, mosso per qualcosa che hai letto in

)

uno dei miei ultimi saggi, vieni a consultarmi. ( Sei venuto a chiedermi un parere

Il povero uomo tremava come un ossesso, guardandomi come mi guarderebbe un ossesso.

Cercò di alzarsi, ( , forse, per scappare da me; non poteva. (

Intentò levantarse) non ne era in

) Non disponeva delle sue forze.

grado

-No, non ti muovere! – gli ordinai.

-È che... è che... - balbettò.

- È che tu non puoi suicidarti, benché lo voglia.

-Come? -esclamò a vedersi negato e contraddetto in tale modo.

- Sì. Affinché uno possa ammazzare a sé stesso, (possa ammazzarsi) che cosa è necessario? -

gli domandai.

-Che abbia coraggio per farlo - mi rispose.

-Non - gli dissi- che stia vivo! 18

- Come che non sono vivo? è che sono morto? ed incominciò, senza accorgersi di quello che

faceva, a palpare sé stesso. ( )

a toccarsi

-No, accidenti, no! - gli risposi. -Ti dissi prima che non stavi né sveglio né addormentato, ed

ora ti dico che non stai né morto né vivo.

- Lei riesca a spiegarsi una buona volta, per Dio! mi sia spiegato! -mi supplicò costernato-

perché sono tali le cose che sto vedendo e sentendo questo pomeriggio che temo di diventare

pazzo.

-Va bene; la verità è, caro Augusto -gli dissi con la più dolce delle mie voci- che non puoi

ucciderti perché non sei vivo, e che non sei vivo, e nemmeno morto, perché non esisti….

- Come non esisto! - esclamo.

-No, non esisti se non come entità immaginaria, non sei, povero Augusto, nient’altro che un

prodotto della mia fantasia e di quella dei miei lettori che leggano il racconto che io ho scritto

delle tue false avventure e disgrazie; tu non sei altro che un personaggio di un romanzo, o di

)

nivola, o come voglia chiamarlo. Sai già, dunque, il tuo segreto. ( Così adesso conosci il segreto

All’udir questo il povero uomo si calmò guardandomi un istante con uno di quegli sguardi

penetranti che sembrano attraversare il loro oggetto e continuare oltre, poi guardò un

momento il mio ritratto dipinto ad olio che veglia sui miei libri, recuperò il colore e il respiro,

si riprese, riprese possesso di sé, mise i gomiti sul mio tavolino, che stava tra lui e me, e con

il viso nelle palme delle mani (poggiato sulle mani) e guardandomi con un sorriso negli occhi,

mi disse lentamente:

- Mi ascolti bene, Don Miguel... non sarà che lei si sta sbagliando ( no sea que esté usted

) e che succeda esattamente tutto il contrario di quello che lei crede e mi dice (mi

equivocado

ha appena detto).

- E che cosa è il contrario? - gli domandai allarmato di vederlo riacquistare vita propria.

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- Non sarà, mio caro Don Miguel- aggiunse- che è lei e non io l’entità immaginaria, quella

che in realtà non esiste, e che non è né viva, né morta... Non sarà che è un puro pretesto

affinché la mia storia arrivi al mondo...

- Mi mancava solo questo!- esclamai alquanto infastidito.

- Lei non si agiti così, signore di Unamuno- mi rispose- mantenga la calma. Lei ha espresso

dubbi sulla mia esistenza...

- Dubbi no- lo bloccai- l’assoluta certezza che tu non esisti al di fuori della mia produzione

romanzesca.

- Bene, allora non si disturbi più di tanto se io a mia volta dubito dell'esistenza di lei e non

della mia. Parliamoci chiaro: non è stato lei quello che non una ma diverse volte ha detto che

Don Chisciotte e Sancho non sono solo reali, ma addirittura più reali di Cervantes?

-Non posso negarlo, ma il mio senso nel dire quello era…

-Bene, lasciamo stare quelle intenzioni e andiamo ad un'altra cosa. Quando un uomo

addormentato ad inerte sul letto sogna qualcosa, che cosa è che più esiste, lui in quanto

coscienza che sogna, o il suo sogno?

-E se sogna che è lui stesso, il sognatore, che esista? - replicai a mia volta.

-In quel caso, amico Don Miguel, le chiedo io a mia volta, in che modo egli esista, in quanto

sognatore che sogna, o in quanto sogno sognato per sé stesso? E guardi bene, inoltre, che

riconoscendo questa conversazione come me già mi riconosce un’esistenza autonoma rispetto

a lei.

-No, questo no! questo no! - gli dissi con decisione. - Io ho bisogno di discutere, senza

discussioni, senza continue contraddizioni non vivo, e quando non c’è oltre a me qualcuno

con cui possa discutere e che mi contraddica invento dentro di me qualcuno che lo faccia. I

miei monologhi sono dei dialoghi. 20

-E allora è possibile che i dialoghi i quali lei scriva non siano altro che monologhi...

-Può essere. Ma ti dico e ripeto che tu non esisti al di fuori di me...

- E io torno ad insinuargli l'idea che sia lei quello che non esiste al d fuori di me e degli altri

personaggi che lei crede di avere inventato. Sono sicuro che Don Avito Carrascal ed il gran

dono Fulgencio, sarebbero della mia idea.

-Non nominare quel...

-Va bene, basta, non dica male di lui. E andiamo a vedere, ( ) che cosa pensa

Vediamo un po’

lei del mio suicidio?

-Penso che, siccome tu non esisti solo nella mia fantasia, te lo ripeto, e siccome non devi né

puoi fare altre se non quello che mi dia la voglia, ( ) e siccome a me non mi

quello che decido io

va ( ) il fatto che ti suicida, non ti suiciderai. L’ho detto!

y como no me da la real gana

- Quel “a me non mi va”, signore di Unamuno, è molto spagnolo ( ), ma è molto

colloquiale

brutto. Ed inoltre, anche ammettendo la sua pellegrina teoria in base alla quale io non esisto

davvero e lei sì, che io non sono altro che un entità immaginaria, prodotto della sua fantasia

romanzesca o nivolesca, anche in questo caso io non devo sottostare a quello che lei chiama

“a lei gli va”, ovvero al suo capriccio. Anche le cosiddette entità immaginarie hanno la loro

logica interna...

-Sì, conosco l’antifona!

-In effetti; un romanziere, un drammaturgo, non possono fare in quello che gli pare di un

personaggio di loro invenzione; un entità che sia frutto dell’immaginazione romanzesca, se

rispetta le buone regole dell’arte, non può fare quello che nessun lettore si aspetterebbe che

facesse... ( )

si aspetterebbe mai di vederlo fare

-Un personaggio romanzesco forse...

-E allora? 21

-Ma un personaggio nivolesco...

-Lasciamo stare queste buffonate che mi offendono e mi feriscono nel più profondo. Io, sia

per mio conto, come credo, sia perché lei me l'ha dato, come crede lei, ho il mio carattere, il

mio modo di essere, la mia logica interiore, e questa logica mi chiede che mi suicidi...

-Questo lo credi tu, ma ti sbagli!

-Vediamo allora, perché mi sbaglio? in che cosa mi sbaglio? Mi mostri lei in che cosa sta il

mio sbaglio. Visto che la scienza più difficile che c’è è quella di conoscersi sé stessi, è facile

che io mi sbagli e che il suicidio non sia la soluzione più logica delle mie sventure, ma me lo

dimostri lei. Perché se è difficile, amico Don Miguel, quella conoscenza di se stessi, è un'altra

conoscenza che mi sembra non meno difficile di quello...

-Quale è? gli domandai.

Mi guardò con un enigmatico e beffardo sorriso e lentamente mi disse:

-Perché ancora più difficile di quello che uno conosca sé stesso è quello che un romanziere o

un autore drammatico conosca bene i personaggi che inventa o crede di inventare...

Io incominciavo ad essere inquieto di queste uscite di Augusto, e a perdere la mia pazienza.

-Ed insisto – aggiunse- che anche ammettendo che lei mi abbia dato la vita e una vita

immaginaria, lei non può, così tanto per fare, come dice “a lei gli va”, impedire che mi suicida.

-Va bene, adesso basta! basta! - esclamai dando un cazzotto sul tavolino - taci, non voglio

sentire più impertinenze...! E di un mia creatura! E siccome ormai mi hai stufato e poiché non

so più che cosa farne di te, decido in questo stesso momento affinché non ti suicidi, di

ammazzarti io. Muori, dunque, ma presto! Molto presto!

-Come? - esclamò Augusto allarmato- che lei mi va a lasciare morire, a farmi morire, ad

ammazzarmi?

-Sì, ti farò morire!


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giovy227

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Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giovy227 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua spagnola e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Musto Salvatore.

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