PRIMO GRUPPO
1.L’esame neuropsicologico. Indicare quali informazioni si possono ricavare dal colloquio
con il paziente e con i familiari; indicare le informazioni che vanno dati ai familiari nel corso
del colloquio; descrivere le fasi dell’esame neuropsicologico.
L’esame neuropsicologico si compone di 2 visite. Obiettivo della prima visita è quello di
ottenere un profilo neuropsicologico x formulare un’ipotesi interpretativa e questa si
compone di varie fasi: ANAMNESI COGNITIVO-COMPORTAMENTALE, ossia la raccolta
di dati anamnestici del paziente; tra le informazioni da ricavare vi sono: il perché e da chi è
stato inviato allo specialista, quando è iniziato il disturbo e come si è evoluto e
informazioni sul tipo di vita che il soggetto conduceva prima dell’evento morboso;
COLLOQUIO CLINICO CON IL PAZIENTE, si tratta di una breve conversazione che ha lo
scopo di spiegare in che cosa consisterà l’esame e quali sono le finalità, indagando
quanto il soggetto è attento alle domande o il suo umore; SCREENING/
SOMMINISTRAZIONE DI TEST NEUROPSICOLOGICI, necessari ma non sufficienti x la
diagnosi e che forniscono un quadro generale delle abilità cognitive del paziente; si
conclude con il COLLOQUIO CON I FAMILIARI, durante la quale si devono fornire
informazioni sia all’esaminatore, relative alla disponibilità dei familiari del paziente a
prendersene cura e informazioni su come si comporta il paziente nell’ambiente ecologico
che ai familiari del paziente, informandoli sulla situazione del soggetto e della possibile
evoluzione (miglioramento o stabilizzazione) e fornendo ai familiari, la corretta
interpretazione dei comportamenti del paziente, come in caso di comportamento
aggressivo. Queste sono quindi le informazioni che si possono ricavare dal colloquio con i
familiari e quelle che lo specialista deve fornire loro, mentre dal colloquio con il paziente si
possono desumere informazioni riguardanti il funzionamento delle aree cognitive, i motivi
che lo hanno condotto alla visita, se e quanto è consapevole della malattia o viceversa la
presenza di anosognosia; è inoltre importante analizzare l’eloquio, la fluenza verbale e il
tono dell’umore. La seconda visita, ha caratteristiche diverse a seconda della finalità: può
trattarsi di un approfondimento diagnostico dei deficit evidenziati durante il primo esame,
di un controllo dell’evoluzione temporale del disturbo oppure può essere effettuata x
impostare un trattamento riabilitativo, in questo caso sarà opportuno somministrare prove
ecologiche, che permettono di evidenziare le situazioni che creano difficoltà al paziente.
2.L’esame neuropsicologico. Indicare le finalità dell’esame neuropsicologico; illustrare
alcuni esempi in cui l’esame può essere un elemento diagnostico; descrivere quali sono le
principali informazioni da ricavare durante l’anamnesi.
L’esame neuropsicologico può avere diverse finalità: la prima è DIAGNOSTICA, può
essere uno strumento indispensabile, come ad esempio nel sospetto deterioramento
cognitivo o in caso di traumi cranici lievi, in cui l’unico elemento a disposizione del medico
x la diagnosi, è proprio il risultato della valutazione neuropsicologica. In queste situazioni
gli esami neuroradiologici (TC, MRI) possono essere negativi ed è appunto la valutazione
neuropsicologica a fornire informazioni essenziali x la diagnosi. La seconda è di tipo
PROGNOSTICO, la valutazione neuropsicologica può fornire indicazioni sull’esito di
alcune patologie, come i traumi cranici. Una corretta valutazione del paziente
traumatizzato cranico permette di predire l’entità di eventuali deficit permanenti; la terza è
quella di PIANIFICAZIONE DELL’ASSISTENZA e degli interventi, al di là della diagnosi,
alcuni pazienti sono inviati x ottenere info sullo stato cognitivo della persona e sulla
presenza di alterazioni comportamentali/di personalità, con la richiesta di valutare come i
pazienti si adeguano alla disabilità. I pazienti e coloro che li assistono, devono sapere
come la malattia neurologica ha modificato il comportamento e quali sono e quali sono i
limiti che ne conseguono nella vita quotidiana; la quarta è quella di valutare la necessità di
un trattamento e in caso affermativo, indirizzare un PROGETTO RIABILITATIVO e di
MONITORAGGIO, il progetto riabilitativo mira a ripristinare le funzioni deficitarie,
individuando le abilità residue, ma l’indagine neuropsicologica non serve solo a fornire la
base di partenza x una terapia ma anche a guidare il programma terapeutico durante tutta
la sua attuazione e a monitorare l’efficacia. Infine, la quinta finalità è di natura LEGALE-
ASSICURATIVA, in seguito ad un atto criminale, si può essere chiamati a svolgere un
esame neuropsicologico x ottenere in sede di perizia, una certificazione dei disturbi
cognitivi residuati o meno in seguito ad un trauma cranico occorso in occasione di un
incidente stradale o sul lavoro. La certificazione può servire a valutare il grado di invalidità
del paziente. Ci può inoltre essere una finalità di ricerca. Durante l’anamnesi, vi è la
raccolta dei dati anamnestici e mira a raccogliere le informazioni che sono in stretta
relazione con il motivo x cui il paziente è giunto dal neuropsicologo. La prima
informazione da ricavare riguarda il perché e da chi il paziente è stato inviato x definire il
problema; la seconda è di natura temporale, ossia ricostruire quando il disturbo è iniziato e
come si è evoluto, in modo da restringere il campo x l’individuazione delle cause e una
terza informazione da acquisire riguarda il tipo di vita che il paziente conduceva prima
dell’evento morboso. Altre informazioni da ricavare riguardano lo stato di salute dei
familiari (patologie dei parenti di primo grado) e gli esiti di eventuali visite ad esami che il
paziente può aver eseguito.
3.Gli esami strumentali nella neuropsicologia clinica. Indicare quali esami strumentali può
essere utile visionare durante l’esame neuropsicologico e che info forniscono; indicare
qual è l’utilità neuropsicologica della TC, della MRI e della PET.
Nell’ambito della neuropsicologia clinica, l’inquadramento completo del paziente richiede
dopo una valutazione clinica informale di test psicometrici, l’interpretazione dei risultati di
esami neuroradiologici, di neuroimmagine ed elettrofisiologici a cui il paziente è stato
sottoposto, al fine di definire la sede e l’estensione della lesione cerebrale e le
caratteristiche funzionali delle alterazioni neurali, responsabili dei disordini
comportamentali osservati. Tra gli esami utili da visualizzare durante l’esame
neuropsicologico, troviamo: gli ESAMI ELETTROFISIOLOGICI, i quali comprendono:
L’elettroencefalogramma (EEG): fornisce una registrazione dell’attività elettrica cerebrale
spontanea mediante elettrodi posti sulla superficie cranica. Rappresenta una misura
diretta dell’attività nervosa con un’alta risoluzione temporale ed un bassa risoluzione
spaziale, ha una capacità localizzatoria scarsa. Potenziali evento-correlati
(ERPS)/potenziali evocati: sono piccole modificazioni dell’attività elettrica cerebrale
spontanea, sincronizzati con un evento definibile come il momento di inizio di uno stimolo
o di un movimento. Gli ERPS hanno una dimensione ridotta rispetto all’EEG e sono quindi
estratti dal rumore di fondo mediando numerose registrazioni; sono rappresentati sotto
forma di onde. Magnetoencefalografia (MEG): consiste nella registrazione di campi
magnetici di neuroni attivi, ha un potere localizzatorio maggiore, mentre la risoluzione
temporale rimane come quella dell’EEG. Le applicazioni cliniche della MEG riguardano
soprattutto l’epilessia. Poi troviamo gli ESAMI DI NEUROIMMAGINE, i quali insieme agli
esami radiologici, forniscono informazioni anatomiche (ossia relative alla sede e
all’estensione della lesione cerebrale) e funzionali (relative al flusso e al metabolismo
cerebrale regionale). Tali dati possono essere messi in relazione con il deficit
neuropsicologico, consentendo una correlazione anatomo-clinica nel singolo paziente.
Questi comprendono: TC (tomografia computerizzata): che ha come utilità il fatto di
creare immagini bidimensionali in qualunque piano di sezione del cervello, in un’immagine
di TC, il cervello appare grigio; l’aria, il liquido cerebro spinale e il grasso neri; il calcio e
l’osso bianchi, permette quindi di visualizzare bene le emorragie (bianche), infarto ed
edema (grigi), i tumori (o bianchi o grigi). MRI (risonanza magnetica nucleare): anche
permette una ricostruzione tridimensionale sia dell’encefalo che delle eventuali lesioni e
rappresenta il metodo di prima scelta x visualizzare la maggioranza delle lesioni cerebrali.
Ha un potere di risoluzione spaziale e tissutale maggiore rispetto alla TC, consentendo
un’ottima visualizzazione dei solchi, delle circonvoluzioni e delle strutture cerebrali
profonde. L’angiografia MRI permette di visualizzare i vasi cerebrali senza la
somministrazione di alcun liquido di contrasto. PET (tomografia ad emissione di
positroni): produce un’immagine della distribuzione in qualunque stazione del corpo di un
radionuclide (tracciante) precedentemente somministrato al soggetto. La pet può essere
utilizzata x misurare il flusso cerebrale regionale e il metabolismo di sostanze come il
glucosio, l’ossigeno e vari neurotrasmettitori. Angiografia: richiede l’iniezione di mezzo di
contrasto radio-opaco nel sistema arterioso o venoso ed è impiegata nella diagnosi di
aneurismi, malformazioni vascolari, arterie o vene ristrette o occluse. Scan a ultrasuoni:
converte l’energia elettrica in ultrasuoni e permette di mettere in evidenza una riduzione
del diametro delle arterie in pazienti affetti da malattie cerebrovascolari. Tomografia a
emissione di singolo fotone (SPET): utilizza isotopi di raggi gamma (fotoni singoli) e un
sistema rotante di rilevamento (gammacamera) x visualizzare la distribuzione del
tracciante radioattivo. I segnali proveniente dalla gammacamera sono elaborati e convertiti
da un computer x ottenere delle immagini tomografiche tridimensionali del cervello.
Permette di determinare il flusso cerebrale regionale in malattie quali l’ictus cerebrale
ischemico e la demenza e permette di distinguere tra l’Alzheimer e atrofie cerebrali focali.
4.Descrivere il modello associazionista del linguaggio formulato da Wernicke-Lichteim e
verificato tramite l’osservazione di pazienti afasici, riassumendo le evidenze su cui è
basato e discutendone i limiti.
Il MODELLO WERNICKE prevedeva una dicotomia tra 2 centri destinati rispettivamente al
deposito delle immagini uditive e motorie delle parole, connessi tra di loro da un fascio di
fibre. Le rappresentazioni uditive e motorie delle parole insieme costituiscono l’immagine
della parola: rappresentazione lessicale fonologica. In riferimento a ciò, prevedeva 3 tipi di
afasia: AFASIA MOTORIA (DI BROCA): dovuta ad una lesione dell’area di Broca, sede
delle immagini motorie delle parole; AFASIA SENSORIALE (DI WERNICKE): dovuta ad
una lesione dell’area di Wernicke, sede delle immagini uditive delle parole e AFASIA DI
CONDUZIONE: dovuta ad una lesione del fascicolo arcuato, ossia le fibre di associazione
che connettono il centro delle immagini motorie con il centro delle immagini uditive delle
parole. Wernicke in seguito aggiunse al suo diagramma un sistema di rappresentazioni
concettuali (il significato delle parole), rete connessa ai centri di rappresentazione
lessicale uditiva e motoria. Il diagramma così concepito da Wernicke, è stato riformulato
da Lichteim e viene ricordato come MODELLO DI WERNICKE-LICHTHEIM. Lo schema
cosi, prevedeva diversi tipi di lesioni (a seconda se colpiscono i centri o le vie di
connessione tra i centri) e diverse forme di afasia: oltre a quelle elencate
precendentemente vi sono le forme afasiche dovute a disconnessione x interruzione del
fascicolo arcuato (afasia di conduzione) e poi vi sono: AFASIA TRANSCORTICALE
MOTORIA: dovuta all’interruzione delle vie che dal centro dei concetti conducono all’area
di Broca; AFASIA TRANSCORTICALE SENSORIALE: dovuta all’interruzione delle vie che
dal centro dei concetti vanno all’area di Wernicke; disturbi x la compromissione del
processo di analisi uditiva (SORDITA’ VERBALE PURA) o del processo di
programmazione articolatoria (ANARTRIA PURA). Wernicke a sostegno del proprio
diagramma portò dati tratti dall’osservazione di pazienti, che in seguito a lesioni del cento
delle immagini uditive o motorie delle parole o x disconnessione tra essi, mostravano
deficit afasici congruenti con le predizioni del modello. Tuttavia il modello Wernicke-
Lichtheim, presentava quindi dei limiti, le predizioni che ne derivano non concordano molto
con la realtà dei pazienti afasici: indipendentemente dalla sede della lesione cerebrale,
gran parte dei pazienti afasici non presenta deficit esclusivamente di produzione o
comprensione ma deficit di linguaggio come sistema, quindi produzione e comprensione
del linguaggio sono compromesse in modo parallelo, ma lesioni anteriori e posteriori si
differenziano x caratteristiche dell’eloquio: lesioni anteriori causano deficit non fluenti con
produzione lenta e faticosa, emissione articolatoria laboriosa e struttura sintattica della
frase semplificata; mentre lesioni posteriori determinano produzione fluente e abbondante
con deficit nella scelta dei fonemi, dei morfemi grammaticali e delle parole di contenuto;
inoltre in casi rari, il linguaggio può essere compromesso in modo dissociato, non
coinvolge le diverse modalità, ma le diverse componenti della linguistica descrittiva e LA
DICOTOMIA FLUENTE E NON FLUENTE:
5. Descrivere le principali forme afasiche fluenti e non fluenti e i principi x una
classificazione dei disturbi afasici (a partire dalla dicotomia fluente/non fluente).
Le classificazioni contemporanee sono fondate sugli aspetti qualitativi che caratterizzano i
deficit dell’eloquio spontaneo, in particolare sulla distinzione tra fluente e non fluente:
lesioni anteriori causano deficit non fluenti con produzione lenta e faticosa, emissione
articolatoria laboriosa e struttura sintattica della frase semplificata; mentre lesioni posteriori
determinano produzione fluente e abbondante con deficit nella scelta dei fonemi, dei
morfemi grammaticali e delle parole di contenuto. Nelle afasie FLUENTI, l’eloquio è
abbondante, le frasi sono lunghe e con una struttura sintattica complessa (anche se a
volte ci sono interruzioni), non ci sono deficit prosodici o dell’articolazione. Le forme
afasiche fluenti includono:
AFASIA DI WERNICKE: compromissione delle diverse componenti(fonologia, lessico,
morfosintassi), vi è un deficit per le prove di ripetizione, denominazione e comprensione.
L’area celebrale coinvolta è l’area 22 di Brodmann/area di Wernicke;
AFASIA DI CONDUZIONE: deficit di ripetizione e risparmio della comprensione orale.
Nella forma classica (afasia di conduzione di riproduzione) si osserva un danno al
fascicolo arcuato di sinistra e conseguente disconnessione tra l’area delle immagini uditive
delle parole e quella delle immagini motorie;
AFASIA AMNESTICA: deficit di recupero lessicale (anomia) che solitamente emerge nei
compiti di denominazione e nell’eloquio spontaneo senza deficit fonologici e morfosintattici
e senza deficit di comprensione;
AFASIA TRANSCORTICALE SENSORIALE: deficit di comprensione e relativo risparmio
della ripetizione (anche se non comprende quello che ripete). Il quadro può essere
formulato come un grave disturbo semantico-lessicale sia in entrata che in uscita con
conseguente deficit di produzione spontanea e di comprensione;
Nelle afasie NON fluenti, l’eloquio spontaneo dei soggetti afasici non è fluente, è scarso e
le parole sono prodotte con fatica; le frasi sono brevi e con struttura sintattica semplificata;
spesso vi è deficit di articolazione o inerzia verbale. Le varie forme sono:
AFASIA DI BROCA: i questi soggetti, la struttura frasale si manifesta con l’omissione di
pronomi, ausiliari, articoli e proposizioni (linguaggio telegrafico), la mancata realizzazione
delle concordanze tra gli elementi della frase (nome-verbo) e l’assenza di frasi
subordinate, disturbo detto agrammatismo. Il disturbo si accompagna a deficit di
comprensione di frasi reversibili semplici e di frasi con ordine non canonico delle parole.
L’afasia di Broca spesso si associa ad aprassia buccofacciale. L’area associata a tale
afasia è l’area 44 di Broadmann, detta area di Broca;
AFASIA GLOBALE: è la forma + grave tra i deficit di linguaggio non fluente. L’eloquio di un
paziente con afasia globale è limitato a poche forme stereotipate e vi è quasi sempre un
grave deficit del controllo motorio articolatorio. Comprensione e ripetizione sono alterate in
modo grave, la lettura ad alta voce e la scrittura sono nella maggior parte dei casi nulle,
talvolta la comprensione di parole scritte è ancora possibile x nomi concreti ad alta
frequenza d’uso;
AFASIA TRANSCORTICALE MOTORIA: riduzione della produzione spontanea orale e
scritta che si associa a capacità relativamente intatta di denominare, ripetere, leggere ad
alta voce e scrivere sotto dettatura;
AFASIA TRANSCORTICALE MISTA: deficit di comprensione e produzione e un relativo
risparmio della ripetizione. Il quadro clinico è quello di un’afasia non fluente grave con
prevalenti deficit lessicali, sia in entrata che in uscita e relativo risparmio della fonologia e
dell’articolazione. Vi è spesso ecolalia, è stata anche definita come sindrome da
isolamento delle aree del linguaggio.
6. Descrivere le principali dissociazioni, all’interno dei disturbi del linguaggio, x categorie
lessicali e x classi grammaticali.
Sono state descritte doppie dissociazioni
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.