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La sensazione è solo la prima fase del processo di ricezione delle informazioni dall’esterno. Perché

gli stimoli visivi vengano percepiti essi devono essere resi significativi. La distinzione della

percezione rispetto alla sensazione è stata chiarita da Taylor, il quale identifica tre fasi successive

progressivamente più sofisticate della percezione:

1. Solo un insieme di sensazioni può formare il contenuto di un’esperienza esistenziale così da

produrre un campo di sensazioni, mai una sola sensazione.

2. Si sperimenta una percezione sensoriale come una configurazione sensoriale senza

riconoscimento.

3. Un percetto significativo è un’entità che viene riconosciuta come qualcosa di familiare.

Per essere in grado di percepire devo essere in grado di distinguere me stesso come una cosa

distinta e che sta di fronte all’oggetto della percezione. Io e l’oggetto siamo legati insieme dal mio

movimento verso l’oggetto. Può trattarsi di un movimento fisico o di un movimento del pensiero.

L’esplorazione dell’oggetto richiede qualche prova, il sé può essere sia soggetto che percepisce,

sia oggetto di percezione. La nostra consapevolezza degli oggetti è di due tipi, la sensopercezione

che viene sperimentata come reale e quindi subita; l’immaginazione viene creata volontariamente

dalla persona stessa e quindi non viene percepita come reale nel senso della percezione esterna.

Attraverso l’introspezione, distinguiamo tra percezione sensoriale e immaginazione, ma nella vita

quotidiana le due cose sono mescolate.

La fantasia è volontaria: il soggetto è in grado di raccogliere differenti percezioni riprodotte

secondo differenti modalità sensoriali e in momenti differenti, per creare un'unica esperienza

attuale complessa di fantasia, cioè un sogno ad occhi aperti.

Possiamo dividere le percezioni abnormi in:

- Distorsioni sensoriali, in cui un oggetto reale di percezione viene percepito in modo distorto.

E’ un disturbo dello stato mentale; questa distorsione può coinvolgere l’intensità o la

qualità della percezione. L’alterazione di intensità della percezione implica che questa

possa essere sia attenuata che accentuata. Per esempio, l’amplificazione della modalità

uditiva (iperacusia) è un sintomo per il quale il paziente si lamenta che ogni cosa gli

sembra particolarmente rumorosa. Naturalmente non c’è un vero aumento delle capacità

uditive ma semplicemente un abbassamento della soglia oltre la quale il rumore comincia

ad essere fastidioso. La percezione può essere accompagnata anche da una componente

affettiva: c’è un sentimento di irrealtà nel campo percettivo, un’alterazione del sentimento

associato con gli oggetti della percezione.

- False percezioni, in cui si verifica una percezione nuova che può essere o meno il prodotto di

uno stimolo esterno. Si può avere la percezione di oggetti che non ci sono e bisogna fare

una distinzione tra illusioni, allucinazioni e pseudoallucinazioni.

Per quanto riguarda le illusioni si possono distinguere le illusioni da completamento che si

verificano in seguito a disattenzione e siccome ci è necessario dare un senso all’ambiente

circostante, quando gli stimoli sensoriali ci risultano senza significato, li alteriamo leggermente

con materiale della memoria o di fantasia, in modo tale che l’intera esperienza percettiva risulti

significativa. Le illusioni emotive si verificano quando viene modificata la percezione degli oggetti

quotidiani, l’illusione può essere compresa soltanto nel contesto dell’umore dominante ed è

pareidoiche si verificano quando vengono viste delle immagini

vanificata dall’attenzione. L’illusioni

a partire da forme non strutturate; vengono create al di là delle percezioni sensoriali per un

miscuglio con l’immaginazione. Il percetto assume un aspetto completo e dettagliato. La persona

che la sperimenta sa che non è lì veramente, che è una rappresentazione, ma non può

disconoscere quello che vede, queste si verificano per disattenzione.

Le allucinazioni sono il tipo di falsa percezione più significativo, quella che il medico chiama

un’allucinazione, per il paziente è un’esperienza sensoriale normale. Dal punto di vista soggettivo,

un’allucinazione è indistinguibile da una percezione normale. Si può dire che chi fa un’esperienza

sensoriale è consapevole che chiunque latro con facoltà sensoriali normali sarebbe in grado di

percepire questo qualcosa, mentre invece chi è allucinato non è convinto che altri possano

condividere la sua esperienza (spiegazione delirante). Aggernaes ha puntualizzato che le

allucinazioni sono esperite come una sensazione e non come un pensiero o una fantasia. Le

allucinazioni possono essere di vario tipo:

Prima di decidere che un paziente è allucinato, si deve considerare la possibilità di altre esperienze

percettive, che non necessariamente hanno un significato patologico.La pseudoallucinazione è

un’esperienza percettiva rappresentativa: non è concretamente reale, a volte viene descritta come

un’esperienza “come se”. Esse possono essere identificate secondo le modalità visive, uditive o

tattili e vengono riconosciute dal paziente come prive di correlati esterni. Possono avere contorni

molto chiari e dettagli vividi. Le pseudoallucinazioni sono più simili alla sensopercezione (o alle

allucinazioni vere) che non alla fantasia. Sono sempre collocate nello spazio soggettivo e percepite

con l’occhio o con l’orecchio interno. Non sono patognomoniche di nessuna malattia mentale.

L’autoscopia è un altro tipo di percezione abnorme, ed è l’esperienza di vedere se stessi e sapere

che si è quella cosa (vedi anche allucinazioni visive).

Le allucinazioni extracampali vengono esperite al di fuori dei limiti del campo percettivo, fuori dal

campo visivo oppure oltre l’ambito del campo di udibilità. Il fenomeno è descritto dal paziente

proprio come una percezione e non come un’idea o una convinzione.

Le percezioni che si verificano quando ci si sta per addormentare si chiamano ipnagogiche, e

quelle che si verificano quando ci si sveglia si chiamano ipnopompiche. La percezione descritta

può essere visiva, uditiva o tattile; si verifica all’improvviso e il soggetto crede di essere svegliato

Per far sì che le allucinazioni funzionali si verifichino è necessario uno stimolo esterno, ma la

percezione normale e l’allucinazione secondo la stessa modalità vengono percepite

contemporaneamente. Quando parliamo di allucinazioni riflesse trattiamo la forma allucinatoria

della sinestesia che è come la rappresentazione di uno stimolo in un canale sensoriale che produce

una rappresentazione in un altro senso.

Capitolo 7 “Deliri e altre idee erronee”

Un delirio è un’idea falsa, non criticabile, o una convinzione che non è riferibile al retroterra

educativo, culturale o sociale del paziente; essa viene sostenuta con straordinaria convinzione e

certezza soggettiva.

Dal punto di vista soggettivo o fenomenologico essa è indistinguibile da una convinzione vera. I

deliri sono stati considerati dalla legge come la caratteristica fondamentale dell’alienazione

mentale. Il verdetto speciale di “non colpevole per alienazione mentale” può essere emesso per la

legge inglese quando il grado di alienazione soddisfa i criteri generalmente noti come McNaughton

Rules. Questi criteri affermano che per basare una difesa sulla presenza di alienazione mentale,

deve essere chiaramente provato che al momento in cui si compiva l’atto l’accusato era in preda

ad un tale stato di difetto della ragione da non sapere che la natura e la qualità dell’atto che stava

compiendo erano sbagliate. Ci sono due limitazioni nell’uso di questi criteri:

1. E’ difficile che uno psichiatra esprima un parere su cosa stava accadendo nella mente di una

persona al momento dell’omicidio.

2. Spesso è impossibile esprimere connessioni causali precise tra l’azione e lo stato mentale.

Non ci possono essere definizioni fenomenologiche del delirio, dal momento che la persona che

mantiene questa credenza la sostiene con la stessa convinzione ed intensità con cui sostiene altre

idee non deliranti su se stessa. Da punto di vista soggettivo, un delirio è semplicemente una

credenza. Jasper considerava il delirio come una visione distorta della realtà, sostenuta in modo

incorreggibile; i deliri hanno tre componenti:

1. sono sostenuti con insolita convinzione;

2. non sono riconducibili alla logica;

3. l’assurdità o la falsità di tale contenuto è palese alle altre persone.

Viene fatto riferimento al delirio in tutte le categorie di disturbi mentali organici, abuso di

sostanze, schizofrenia e disturbi dell’umore.

I deliri possono essere divisi in primari e secondari: il termine primario si usa per implicare che il

delirio non si verifica in risposta ad un’altra forma psicopatologica come il disturbo dell’umore, il

termine delirio secondario viene usato nel senso che la falsa convinzione è comprensibile nelle

presenti circostanze, a causa di una pervasiva alterazione dell’umore o in relazione al contenuto

culturale. I deliri primari si verificano nella schizofrenia, essi includono sia le percezioni deliranti

sia intuizioni deliranti. I deliri secondari si verificano in molte condizioni diverse dalla schizofrenia.

Molti autori sostengono che ogni delirio possa essere compreso se si conosce abbastanza della vita

del paziente. I deliri primari si distinguono da quelli secondari per la loro insuperabile

incomprensibilità. I deliri secondari, invece, divengono comprensibili qualora sia disponibile una

storia psichiatrica dettagliata e un esame psichico ben fatto. Il miglior metodo che possiamo

adottare è quello di cercare di comprendere dall’esterno (empatia genetica) che cosa il paziente

stia pensando e come lo stia sperimentando. Non possiamo tuttavia comprendere come una tale

situazione possa essersi sviluppata. Un delirio può avere origine nelle stesse condizioni di una

qualsiasi altra idea, e cioè nel contesto di una percezione di un ricordo o di un’atmosfera; oppure

può essere autoctono, di modo che sembra verificarsi in modo spontaneo.

I sintomi primari sono quelli che insorgono senza causa comprensibile nel contesto della

malattia psicotica. I veri deliri o i deliri propri da Jasper vengono distinti dalle idee simil-

deliranti. I veri deliri divengono sinonimi dei deliri primari, e le idee simil-deliranti sinonimi

di deliri secondari. I veri deliri possono essere così classificati:

- Deliri Autoctoni che sembrano apparire all’improvviso, il paziente risponde a tentoni nelle

spiegazioni di come è comparso il delirio. Schneider, invece di usare il termine idea

delirante, traduce la parola dal tedesco con il termine di intuizione delirante.

- Percezioni Deliranti che si riscontrano quando il paziente ha una percezione normale che

viene interpretata secondo un significato delirante, e di immenso significato personale. Si

tratta di un sintomo di primo rango della schizofrenia. Schneider le considerava come

l’attribuzione ad un percetto reale di un significato abnorme, senza alcuna causa

comprensibile in termini razionali ed emotivi; è autoriferita, urgente, di grande importanza,

di significato personale sconvolgente e, ovviamente falsa. La percezione delirante è dunque

un’esperienza diretta di un significato che il paziente precedentemente non aveva. Gli

oggetti o le persone assumono un nuovo significato personale che è delirante nella sua

natura, anche se la percezione per se stessa non cambia. Non c’è differenza nell’esperienza

soggettiva tra il percepire un oggetto con un organo di senso e il percepire o il

comprendere il senso di messaggi scritti o parlati, benché i canali sensoriali siano differenti.

Esistono due stadi successivi alla percezione delirante: 1. l’oggetto diventa significativo

all’interno di un campo di sensazioni e viene percepito; 2. quell’oggetto viene investito di

un significato delirante.

- Atmosfera Delirante, per un paziente che prova questa esperienza il mondo risulta cambiato

in maniera sottile, sa di essere personalmente coinvolto ma non sa in che modo. Ha un

sentimento di premonizione, qualche volta anche di eccitamento, che presto tutte le parti

separate della sua esperienza potranno essere riunite a rivelargli qualcosa di

immensamente significativo. L’atmosfera delirante è il primo sintomo della schizofrenia.

L’umore dell’atmosfera è molto importante: il paziente si sente profondamente a disagio,

spesso è molto perplesso e in apprensione. Gli psicopatologi tedeschi usano l’espressione

“umore delirante”.

- Ricordi Deliranti, viene denominato in questo modo il fatto che un paziente rievoca come

ricordato un evento o un idea di natura chiaramente delirante; il delirio cioè, viene

proiettato indietro nel tempo, a volte vengono definiti deliri retrospettivi.

Le persone affette sono convinte dei propri deliri, ma non sempre li agiscono. Berrios conclude che

lo stato predelirante è di gran lunga più importante del delirio già formato; a questo proposito si

delineano i fattori coinvolti nella formazione dei deliri (Brockington): 1.disturbo del funzionamento

cerebrale; 2. influenze del retroterra di temperamento e personalità; 3.mantenimento

dell’autostima;4. ruolo dell’emotività;5. risposta ad un disturbo percettivo;6. risposta alla

depersonalizzazione;7. sovraccarico cognitivo. I fattori prevalentemente coinvolti nel

mantenimento del delirio sono: a) l’inerzia nel cambiare le idee e la necessità di coerenza;b) la

scarsità di rapporti interpersonali;c) comportamenti aggressivi in risposta a deliri di

persecuzione;d)il delirio riduce il rispetto per chi ne è affetto e il riconoscimento delle capacità e

ciò facilita interpretazioni deliranti compensatorie. Nessuno di questi fattori è assoluto, ma

ciascuno da solo o tutti insieme agiscono in modo sinergico per dare il via e poi mantenere il

delirio.

Conrad ha proposto cinque stadi nello sviluppo della psicosi delirante:

1. Trema: l’umore delirante rappresenta un completo cambiamento nella percezione del

mondo.

2. Apofonia: la ricerca e la successiva scoperta del nuovo significato degli avvenimenti

psicologici.

3. Anastrofia: l’insorgenza della psicosi.

4. Residuo: l’eventuale stato artistico.

Tutte teorie assumono che il delirio sia primario e in ultima analisi incomprensibile.

La formazione, elaborazione e mantenimento dell’idea delirante è probabilmente l’espressione di

numerose influenze causali convergenti, ciascuna delle quali esercita un’influenza diversa

nell’evoluzione della convinzione. Una spiegazione psicologica alternativa ai deliri deriva dalla

teoria dell’attribuzione sociale. Le persone deliranti non vogliono attribuire gli eventi negativi dei

quali sono vittime a se stessi, anche nel giudicare il comportamento degli altri sono

riluttanti ad attribuire eventi negativi alle vittime stesse. Questi ed altri studi suggeriscono che i

deliri di persecuzione hanno una funzione protettiva sull’abbassamento dell’autostima. Roberts ha

sviluppato la tesi che i deliri, nella schizofrenia, non sia un aspetto della malattia in sé ma una

risposta adattiva a quel qualcosa che costituisce la rottura psicotica. Se ne deduce che per alcuni

la formazione del delirio è un meccanismo adattivo per combattere la mancanza di scopi, la

solitudine, il senso di inferiorità, la disperazione, l’isolamento e la consapevolezza dolorosa della

rottura delle relazioni e procura un nuovo senso di identità, un più chiaro senso dei limiti e della

responsabilità. I deliri sono infinitamente variabili nel loro contenuto, ma comunemente si

presentano con caratteristiche generali: il contenuto è determinato dal retroterra culturale sociale

ed emotivo del paziente.

Deliri di Persecuzione: è il più comune tipo di delirio. Le persone che credono in modo delirante

che esista un’interferenza dall’esterno nella loro vita, ritengono più frequentemente che si tratti di

qualcosa di pericoloso, che di benefico. Una variante a questo delirio può essere rappresentata dai

deliri di pregiudizio: il paziente/vittima crede di essere offeso, trascurato, che gli si facciano

passare avanti degli altri. Il responsabile può essere animato o inanimato, possono essere sistemi

organizzazioni o istituzioni. Si manifesta nella schizofrenia, nelle psicosi affettive di tipo maniacale

o depressivo, negli stati organici acuti e cronici.

Gelosia Morbosa e Delirio di Infedeltà: questo disturbo del contenuto si può manifestare in varie

forme come per esempio il delirio, idea dominante, umore depressivo, stato d’ansia. Sono stati

usati vari termini per descrivere la gelosia abnorme come per esempio Krapelin usò gelosia

sessuale. I deliri di gelosia sono comuni nell’alcolismo, o nella sindrome del pugile suonato che

consegue a ripetute percosse. Il contenuto sessuale del delirio si può spiegare considerando la

natura del rapporto tra due partner come l’aspetto chiave della condizione. La vittima è spesso

assai più attraente dal punto di vista sessuale rispetto al compagno; la persona delirante può aver

avuto, dal punto di vista sessuale, in passato un comportamento sessualmente promiscuo; il

marito può essere diventato impotente, e pertanto proiettare sulla moglie la colpa del proprio

fallimento; può nutrire fantasie omosessuali nei confronti di quegli uomini che accusa sua moglie

di frequentare. I crimini violenti sono più frequentemente associati con la gelosia morbosa. La

violenza è rivolta più spesso verso il partner che verso presunto il rivale e più frequentemente da

parte degli uomini. La gelosia morbosa è quello che più contribuisce alle percosse degli uomini

verso le mogli.

Deliri Erotici: innanzitutto possiamo dire che sono diversi dalle anormalità affettive e

comportamentali della ninfomania, cioè la situazione in cui una donna si trova in preda ad un

desiderio sessuale patologico o incontrollato, e la satiriasi, cioè l’equivalente maschile. Il paziente

è soggetto ad un amore profondamente sentimentale, completamente incentrato sul proprio

oggetto di adorazione, che, eventualmente sarà avvicinato con grande rispetto; i deliri fissi e

permanente inerenti all’erotomania portano coloro che ne sono afflitti a distruggere se stessi o gli

altri, in quanto, sebbene per lo più tranquilli e pacifici, a volte diventano irritabili, passionali e

gelosi. Questo tipo di delirio è più frequente nelle donne e sorgono in seguito a paranoia e a volte

nelle psicosi maniaco-depressive. Una variante dell’erotomania è stata descritta da De

Clérambault da cui si conserva il nome: si descrive una donna che crede che un uomo, più anziano

e di rango sociale più elevato del suo, sia innamorato di lei. Di solito la vittima non ha fatto nulla

per attirare la sua attenzione e può essere del tutto inconsapevole della sua esistenza.

Falsi Riconoscimenti Deliranti: il termine si applica a quattro rare sindromi strettamente correlate:

1. Sindrome di Capgras dove il paziente crede che un impostore abbia preso il posto di qualcuno a

lui familiare, ritratta di un errore specifico di identificazione che coinvolge una persona con la

quale il soggetto ha spesso forti legami emotivi e nei confronti della quale sono riconoscibili

marcati elementi di ambivalenza al momento dell’esordio. Questa sindrome è riconoscibile in tutte

le culture, per cui viene considerata universale.

2. Sindrome di Fregoli nella quale si verifica un falso riconoscimento di persone familiari in

soggetti che, invece, sono estranei.

3. Sindrome di Intermetamorfosi, caratteristica in quanto il paziente pretende che una persona a

lui familiare (in genere vissuta come persecutore) ed uno sconosciuto, oggetto del falso

riconoscimento, abbiano in comune caratteristiche fisiche e psicologiche; non si tratta dunque di

una falsa percezione.

4. Sindrome dei Doppi Soggettivi, in cui il paziente è convinto che un’altra persona sia stata

trasformata fisicamente nel suo proprio se.

Questo delirio si presenta nella schizofrenia, nella psicosi maniaco-depressiva e nei disturbi

mentali organici. L’ambivalenza nei confronti dell’oggetto di falso riconoscimento può venire

espressa nel corso della storia clinica con una chiara descrizione sia di emozioni negative, sia di

affetto e dipendenza. si verificano in corso di schizofrenia, il paziente può essere convinto di

Deliri di Grandezza Primari:

essere una celebrità o di avere poteri sovrannaturali. Tali convincimenti vengono a volte chiamati

deliri a fini speciali, e si presentano nella forma dell’intuizione delirante. Possono estendersi ad

oggetti e a volte un paziente psicotico dimostra deliri di invenzione in cui, per esempio, egli

costruisce un macchinario cui attribuisce speciali funzioni, attribuendosi doti creative prodigiose. I

deliri di grandezza secondari si verificano in corso della patologia maniacale.

questo tipo di delirio è molto comune negli schizofrenici di entrambi i sessi.. Questi

Deliri Religiosi:

possono essere di natura grandiosa; la natura religiosa di un delirio viene vista come un disturbo

del contenuto che dipende dal retroterra sociale del paziente. La forma del delirio dipende dalla

natura della malattia, i suoi deliri religiosi non sono dovuti ad un eccesso di religiosità, ma

semplicemente sottolineano il fatto che, quando una persona si ammala di una malattia psichica, i

deliri riflettono, nel loro contenuto, i suoi interessi predominanti e le sue preoccupazioni.

Questi sono comuni nella malattia depressiva, spesso portano al

Deliri di Colpa e Indegnità:

suicidio e, più raramente, all’omicidio seguito dal suicidio del paziente. Le convinzioni di colpa

possono dominare completamente il pensiero del paziente.

sono comuni nella depressione, come per

Deliri di Povertà e Deliri Nichilistici(delirio di negazione):

esempio nella Sindrome di Cotard che ha le caratteristiche tipiche della depressione psicotica

dell’anziano e presenta: deliri nichilistici e ipocondriaci che sono spesso bizzarri, drammatici e tinti

di grandiosità; un umore depresso sia con agitazione sia con rallentamento e un’attitudine di

completa passività. Il paziente risulta confuso riguardo ai propri cambiamenti soggettivi nelle

attitudini e rispetto alle cose esterne, il mondo reale gli sembra completamente scomparso o

morto. A volte questi deliri coesistono con i deliri di persecuzione, e più sono preminenti quelli

nichilistici, più grave è la depressione. Questi deliri rappresentano una forma depressiva di auto-

accusa. Sono il contrario dei deliri di grandezza.

sono tipici della depressione. E della schizofrenia (capitoli 13 e 14); il tipo

Deliri Ipocondriaci:

somatico è stato descritto come psicosi ipocondriaca monosintomatica, i sintomi che più

frequentemente sono stati riscontrati sono:

- Deliri sugli odori del corpo e alitosi: si ha una reazione fobica grave, essendo il

comportamento degli altri interpretato come risultato del loro odore repellente;

- Delirio di infestazione;

- Deliri di bruttezza o di malformazione (deliri dismorfici), che si presentano anche in seguito

all’assunzione di droghe o di abuso di farmaci prescritti.

Un tipo insolito di delirio ipocondriaco è la condizione di Koro le cui caratteristiche sono: 1.la

convinzione che il pene si ritiri nell’addome; 2.la convinzione che quando il pene sarà scomparso

nell’addome seguirà la morte; 3.un’estrema ansietà che accompagna tali idee deliranti.

questi sono stati descritti da Hopkinson nella Sindrome di Ekbom nella quale

Deliri di Infestazione:

il paziente è convinto di essere infestato da piccoli organismi visibili a occhio nudo. L’esperienza

del paziente può assumere la forma di uno stato allucinatorio tattile, un delirio o un’idea

dominante. Si tratta spesso di psicosi affettiva, depressione, schizofrenia paranoie, psicosi

ipocondriache monosintomatiche, sindromi cerebrali organiche o nelle nevrosi, nel delirium

tremens in astinenza da alcol e nell’abuso di cocaina, nelle malattie cerebrovascolari, nella

demenza senile. Il delirio si può accompagnare ad altri sintomi depressivi o idee dominanti di

essere sporchi, colpevoli indegni o malati. In modo caratteristico, queste idee compaiono in

persone sopra i 50 anni, tipicamente in persone che si sono sempre occupate molto della pulizia.

Si è pensato che il sintomo si sviluppi per stadi successivi con sensazioni cutanee abnormi che si

trasformano in un delirio di infestazione pienamente formato.

qualche volta un delirio viene trasmesso da un soggetto psicotico ad una o più

Follia Comunicata:

persone che sono strettamente vicine a questo soggetto, in modo tale che il delirio viene

condiviso: il Principale acquisisce per primo il delirio ed è dominante, l’Associato diventa delirante

per la vicinanza con il Principale. Queste situazioni vengono chiamate psicosi di associazione:

l’Associato di solito è svantaggiato dal punto di vista sociale o è mentalmente o fisicamente

debole. Gralnick divide questa condizione in 4 possibili tipi di relazione tra il Principale e

l’Associato:

1. Folie imposée, il delirio di una persona malata di mente viene trasferito ad una che

precedentemente non lo era, di solito la vittima è socialmente svantaggiata. La separazione

dei due è spesso seguita dalla remissione dei sintomi nell’Associato.

2. Folie communiquée, una persona normale subisce il contagio dell’idea di quell’altro dopo

aver resistito a lungo. Una volta acquisite tali idee, le mantiene anche dopo la separazione.

3. Folie induite, una persona che era già psicotica aggiunge ai suoi deliri quello di una persona

che le è vicina.

4. Folie simultanée, due o più persone diventano psicotiche e condividono in modo simultaneo

lo stesso sistema delirante. Il Principale risulta sempre psicotico, mentre l’Associato può

esserlo o no. (capitolo 8). I deliri non sono modificabili con la persuasione; appena il

Deliri di Controllo:

paziente sta meglio, ha piena memoria del periodo in cui era delirante, e può fornire spiegazioni

varie per la remissione dei sintomi. Appena i deliri recedono il paziente può acquistare

consapevolezza e considerarli idee erronee dovute alla malattia. Buchanan ha passato in rassegna

le situazioni in cui i pazienti agiscono i deliri. Egli osserva che per la malattia affettiva, sia la

convinzione delirante che il relativo agito sono conseguenze dello stato dell’umore abnorme. Si è

riscontrato che il comportamento violento in risposta ai deliri è poco frequente.

Un’idea prevalente è un’idea accettabile, comprensibile, perseguibile al di là dei limiti della

ragione. Di solito è associata con una personalità alterata. E’ prevalente nel senso che provoca un

modo di funzionare disturbato o uno stato di sofferenza al soggetto o agli altri. L’evidenza

retrostante per la quale l’idea è sostenuta non necessariamente è irragionevole o falsa. Ma diventa

così dominante che tutte le altre idee diventano secondarie a quest’idea. Di solito essa è associata

molto strettamente ad una componente affettiva, che la persona a causa del proprio

temperamento ha difficoltà ad esprimere. Il paziente con un’idea prevalente invariabilmente la

agisce, in modo determinato e ripetitivo, e la porta avanti con la forza di un istinto. La gelosia

morbosa si rende spesso evidente come un’idea prevalente. Si nota una relazione con il delirio,

specialmente quello secondario nel quale l’individuo è arrivato alla convinzione delirante che la

gente gli è contro e deliberatamente vuole umiliarlo per via delle circostanze e della sua

personalità.

La parola paranoie significa auto-referente e non si limita al significato di persecutorio. Il disturbo

di personalità paranoie è quel tipo di personalità abnorme in cui le reazioni della persona agli altri

sono impropriamente autoriferita; gli stati paranoici includono i deliri,le idee di riferimento simil-

deliranti e idee prevalenti.

Capitolo 8 “Disturbi del processo di pensiero”

Il pensare è quel processo che ha come prodotto risultante il pensiero. Le caratteristiche rilevanti,

quando si considera la prestazione del pensare, sono :

- l’Accuratezza del pensare è essenziale per una corretta percezione della forma, nella

valutazione della durata del tempo o per richiamare alla memoria un evento;

- la Forma del pensare può variare dalla percezione alla soluzione astratta di un problema

matematico, ad un pensare libero come la fantasia;

- la Quantità del pensiero comprende la velocità delle associazioni, la quantità di lavoro fatto e

l’estensione della memoria.

Ci sono sempre due aspetti distinti nello studio dei disturbi del pensiero, si tratta di una

consapevolezza soggettiva del paziente rispetto alle proprie modalità alterate di pensiero e delle

manifestazioni riconoscibili del pensiero abnorme nel suo eloquio cioè, ciò che l’osservatore può

dedurre del pensiero del paziente. Abbiamo però anche bisogno di sapere qualcosa dell’esperienza

del pensiero della descrizione che egli ne fa in quanto eventi soggettivi psichici.

Fisch ha diviso il processo del pensiero in:

1. Pensiero Fantastico che può essere di breve durata o può diventare uno stile di vita stabile,

fino a che la persona inizia a credere al contenuto delle proprie fantasie. La fantasia svolge

un ruolo importante nel modo in cui ciascuno di noi conduce le proprie attività quotidiane,

questa porta la persona a sfuggire o negare la realtà oppure, a convertire la realtà in

qualcosa di più tollerabile e che richiede in minor misura interventi di correzione. Le

persone timide e riservate, che non hanno alcuna malattia mentale, possono usare il

pensiero dereistico per compensare le delusioni della vita. In questa categoria rientrano: il

mentire patologico, la conversione isterica, la dissociazione e le idee simil-deliranti. La

fantasia viene di solito compresa, nel suo significato positivo, come la creazione di

immagini o idee che non hanno una realtà esterna; tuttavia, il pensiero fantastico si può

rivelare anche nella negazione di eventi esterni. Il pensiero fantastico può arrivare a

negare la realtà spiacevole, anche se la fantasia di per sé può essere spiacevole. Tutte le

persone, occasionalmente, e i soggetti nevrotici abitualmente operano questo

riaggiustamento e trasformazione della realtà.

2. Pensiero Immaginativo che consiste in un uso guidato della fantasia e della memoria per

costruire progetti per la vita di tutti i giorni e attivamente utilizzare la sequenza delle idee

che si presentano alla coscienza.

3. Pensiero Razionale o Concettuale, si tratta dell’uso della logica senza interferenze della

fantasia, per la risoluzione dei problemi. E’ un compito molto complesso riconoscere e

classificare un problema, in modo tale da applicare la ragione per trovare una soluzione.

In pratica, possiamo dire, che questi tre tipi di pensiero sono continuamente mescolati l’uno con

l’altro.

Modello di Associazioni basato su Jasper: in questo modello dell’ideazione (prestazione psichica), i

pensieri (eventi psichici) possono essere visti come una sequenza ininterrotta in modo tale che

una o più associazioni, risultandone ulteriori eventi psichici, possono nascere da ciascun pensiero.

La quantità di associazioni possibili che risultano da un singolo evento psichico viene denominata

costellazione; il pensiero di solito procede in una determinata direzione per ragioni immediate e

stringenti. Questa coerenza del flusso di pensiero verso la propria meta è da ascriversi alla

tendenza determinante. Il concetto di associazione intende il fatto che il pensiero, che può essere

espresso verbalmente o no, è un concetto che si risolve nella formazione di altri concetti, uno dei

quali assume preminenza per intervento della tendenza determinante: questo modello è detto

congetturale.

L’accelerazione del flusso del pensiero si verifica come una fuga delle idee. In questa condizione,

esistono nessi logici tra un’idea espressa e quella che la segue e la direzione del pensiero non

viene mantenuta a lungo, essa cambia continuamente per effetto di un’emotività superficiale e di

un elevato grado di distraibilità. Differente in modo significativo è la psicosi confusionale descritta

da Fisch. In questa il flusso del pensiero è alterato mentre l’umore e l’attività psicomotoria sono

inalterati. Ci possono essere falsi riconoscimenti, anche se transitori, idee di riferimento fuggevoli

e allucinazioni uditive.

Nel rallentamento, il pensiero, benché diretto ad uno scopo, procede così lentamente che la

persona può fallire nel raggiungimento di questo scopo. Il paziente mostra poca iniziativa, e non

inizia alcuna attività spontanea. Egli ha difficoltà nel prendere decisioni, nel concentrarsi, è

presente uno scadimento nella lucidità del pensiero ed una cattiva registrazione degli eventi che è

necessario ricordare. Il rallentamento del pensiero, che di solito è associato con la depressione,

può verificarsi anche in una condizione affettiva di agitazione.

Sia nella fuga delle idee sia nel rallentamento, l’affettività influenza la velocità del pensiero,

dettando quale idea deve avere la precedenza e potenzialmente distorcendo il giudizio. Nel

pensiero circostanziale, il lento fluire del pensiero non è impedito dall’umore, ma da un difetto

delle capacità intellettive, da un’incapacità di differenziare la figura dallo sfondo. Si tratta di un

disturbo della percezione e si verifica nei pazienti epilettici, in altri stati organici e nelle oligofrenie.

Si evidenzia la circostanzialità in un paziente quando, facendogli una domanda, la replica contiene

una quantità irrilevante di dettagli non necessari, che rendono oscura, impedendola, la risposta.

Ci sono molte modalità secondo le quali la continuità del flusso del pensiero può essere disturbata.

Schneider ha descritto alcune di queste modalità, questi processi si verificano tutti insieme a dare

al paziente una sensazione di confusione e perplessità. Il paziente non è in grado di spiegare in

modo preciso l’alterazione del suo pensiero e i conseguenti cambiamenti nell’eloquio:

- nel Deragliamento si assiste ad una frammentazione delle associazioni in modo che si ha

l’impressione di assistere ad un’interpolazione di pensieri senza alcuna connessione

comprensibile rispetto alla concentrazione delle idee.

- nella Fusione è presente in qualche modo il mantenimento della concatenazione delle

associazioni, ma le idee vengono concatenate mettendo insieme degli elementi eterogenei.

Questi formano una raccolta indiscriminata di cui non si riesce a trovare una progressione

logica.

- La Mistura, o Miscuglio, è un amalgama grossolanamente disturbato di parti costitutive di un

singolo processo di pensiero, e rappresenta una forma estrema di fusione e deragliamento.

La forma di disturbo dell’eloquio che ne risulta, viene chiamata sproloquio.

La chiusura è l’esperienza di un paziente schizofrenico, che il suo pensiero, in modo inaspettato e

non intenzionale, si interrompe. Si può verificare nel mezzo della risoluzione di un problema o

anche a metà di una frase: ciò non è assolutamente causato da distrazione. Tutto ciò viene

altrimenti descritto come blocco del pensiero.

Vi sono altre due anomali del flusso del pensiero:

- l’Affollamento delle Idee che si verifica in corso a schizofrenia. Il paziente descrive una

concentrazione passiva ed una compressione dei propri pensieri nella testa. Si ha

l’esperienza di un eccessiva abbondanza delle associazioni, che vengono anche descritte

come troppo veloci, inspiegabili, fuori dal controllo della persona.

- la Perseverazione (cap.4) è un sintomo organico caratteristico: il paziente mantiene una

costellazione di idee a lungo, anche dopo che il loro ruolo appropriato si è esaurito. Un’idea

proveniente da tale costellazione, comparsa in una sequenza di pensiero precedente, viene

fornita quale risposta ad una domanda differente.

Un giudizio è un pensiero che esprime una visione della realtà. La valutazione di un giudizio

erroneo non viene però fatta solo sulla base di quella particolare credenza o argomentazione, ma

prendendo in considerazione la totalità del comportamento della persona e delle sue opinioni.

I processi abnormi del pensiero che si verificano nella schizofrenia e negli stati mentali organici

possono prendere la forma di una letteralità dell’espressione e della comprensione. Astrazioni e

simboli vengono interpretati superficialmente, senza tatto o arguzia: il paziente è incapace di

liberarsi del significato letterale delle parole, escludendo le idee più astratte da queste suggerite

(pensiero concreto).

Nel pensiero iper-inclusivo, le idee che anche solo lontanamente sono correlate al concetto in

esame vengono in esso incorporate dal pensiero del paziente; la mancanza di un’adeguata

connessione tra due pensieri consecutivi viene chiamata asindeti.

La teoria del costrutto personale, descritta da Kelly, afferma che il pensiero potrebbe essere

considerato come una serie di pensieri costrutti in cui ciascun costrutto ha un ambito di

convenienza differente e limitato. Un costrutto è in genere un aggettivo, mentre un elemento è un

sostantivo.

Bannister e Salmon considerano che lo schizofrenico si adatta alla sua situazione di dubbio

formulando costrutti meno chiaramente definiti, rendendoli quindi meno facilmente invalidabili. Il

disturbo del pensiero non colpisce ugualmente tutte le aree del pensiero, ma è nettamente

peggiore nell’ambito interpersonale. Sintomi positivi nella schizofrenia: allucinazioni, deliri e

disturbi del pensiero e sono preminenti nella schizofrenia acuta. I sintomi negativi nella

schizofrenia sono: mutacismo, isolamento, apatia, anergia e sono cospicui nella schizofrenia

cronica. La funzione attentava nei pazienti schizofrenici dipende dal fatto che essi siano incapaci di

filtrare e scartare i dati sensoriali irrilevanti per il completamento del compito che si è intrapreso.

Il controllo del pensiero può essere disorganizzato in quanto il paziente ascrive i processi del

pensiero a influenze esterne. Il disturbo soggettivo del pensiero viene sperimentato nella

schizofrenia come passività. Lo schizofrenico sperimenta i propri pensieri come estranei o alieni;

egli può descrivere la passività del pensiero, il furto del pensiero, l’inserimento del pensiero e la

trasmissione del pensiero: si tratta di sintomi di primo rango della schizofrenia. Il paziente può

descrivere di avere il pensiero in comune con altre persone, questi deliri di controllo sono spesso

associati con spiegazioni deliranti di come il suo pensiero potrebbe essere controllato. Viene pure

descritto l’inserimento del pensiero, cioè egli crede che il pensiero gli è stato messo dentro

dall’esterno. La trasmissione del pensiero si verifica nella schizofrenia quando il paziente descrive

che i suoi pensieri escono da lui e vengono liberamente diffusi al di fuori del suo controllo. Una

altro sintomo soggettivo associato con l’ideazione è l’esperienza del pensiero che può essere

udito: sentire, cioè, all’esterno i propri pensieri e si tratta di un disturbo della percezione,

un’allucinazione uditiva (cap.6).

Perché un sintomo venga considerato di primo rango, esso deve avere le seguenti caratteristiche:

- deve verificarsi con una ragionevole frequenza nella schizofrenia;

- in generale non deve verificarsi in condizioni diverse dalla schizofrenia;

- non deve essere difficile decidere se il sintomo è presente o meno.

Uno dei vantaggi dei sintomi di primo rango come elemento diagnostico è che è molto improbabile

che una persona che non ha una malattia mentale li simuli. L’unico tipo di delirio che viene

considerato sintomo di primo rango è la percezione delirante, cioè una percezione normale

interpretata dal paziente in modo delirante e considerata molto significativa (cap.7). Altri sintomi

di rango possono essere:

- Eco del Pensiero cioè l’esperienza del paziente di udire il proprio pensiero pronunciato

all’esterno. Il paziente può sentire le persone che ripetono il suo pensiero appena dopo che

è stato pensato;

- Le Voci che Parlano tra di Loro consistono nella presenza di due o più voci allucinatorie che

parlano o discutono tra di loro. Il paziente di solito figura in 3° persona nel contenuto di

quello che le voci dicono;

- Voci Allucinatorie che Commentano: la sequenza temporale secondo cui si presenta il

commento è tale per cui esso può precedere immediatamente l’azione del paziente o

verificarsi durante la medesima o subito dopo.

Le esperienze di passività sono quegli eventi nell’ambito delle sensazioni, sentimenti, desideri e

voleri, che divengono esperiti come prodotti o influenzati da altri. La passività delle emozioni si

verifica quando l’affetto che il paziente prova non gli appare suo proprio, egli ritiene che sia stato

prodotto per farglielo provare. Nella passività degli impulsi il paziente sperimenta una spinta, che

egli avverte come aliena, ad iniziare un’attività motoria. L’impulso può essere sperimentato senza

che il paziente intraprenda il comportamento, se l’azione viene portata avanti il paziente ammette

che è opera sua, ma sente che l’impulso che le ha dato il via non era cosa sua. In modo simile,

passività della volontà il paziente sente che non è la sua volontà a portare

nell’esperienza di

avanti l’azione. La passività somatica è la convinzione che influenze esterne stiano operando sul

corpo: è la convinzione delirante che il corpo è influenzato dall’esterno e si può verificare insieme

con varie allucinazioni somatiche. I sintomi di primo rango sono di uso generale nella pratica

clinica e sono anche stati adattati alla ricerca psichiatrica. Questo capitolo raccomanda una visione

ristretta dei sintomi di primo rango in quanto essi sono stati usati per stabilire la diagnosi, non

necessariamente sono utili in senso prognostico.

Capitolo 9 “Disturbi del linguaggio e dell’eloquio”

E’ perfettamente evidente che le funzioni del pensiero e dell’espressione parlata si sovrappongono,

ed è impossibile separarle l’una dall’altra, ma al tempo stesso sono una differente dall’altra. La

relazione tra linguaggio e pensiero è complicata per i disturbi organici come per la schizofrenia: ci

può essere un disturbo nell’uso del linguaggio senza apparente disturbo del pensiero.

(Anomalie Psicogene) Non è possibile riconoscere un’anomalia specifica del linguaggio nelle psicosi

affettive o nei disturbi nevrotici. Tuttavia, l’umore prevalente influenza le prime, e la modalità di

pensiero nevrotico si evidenzia nelle seconde. Il discorso maniacale è stato analizzato con la

dimostrazione del gran numero di associazioni presenti nella fuga di idee.

Un’impellenza del discorso è la manifestazione dell’aumento di numero di nessi coesivi, tipici del

discorso maniacale. Il contenuto del discorso depressivo è influenzato dalla condizione dell’umore,

così come la scelta delle parole, le frasi tendono ad essere brevi, con associazioni semplici e la

caratteristica del rallentamento.

Il mutismo isterico può verificarsi in forma di reazione abnorme allo stress.

Nel fenomeno delle risposte approssimate (cap.13) il paziente sta semplicemente evitando di

fornire una risposta adeguata ad una domanda semplice; questo fenomeno si verifica nella

schizofrenia ebefrenia, dove è spesso associato un umore fatuo, la cosidetta pseudodemenza

isterica, nella Sindrome di Ganser e in altre condizioni organiche.

La parafasia è l’evocazione di un suono inappropriato al posto di una parola o di una frase e può

essere causato da un disturbo organico dell’eloquio, può anche essere usato allo scopo di evitare

un dato argomento, o perché il paziente è assorto in esperienze interiori o esterne da far

sembrare irrilevanti le altre questioni.

La pseudologia fantastica è quella condizione di menzogna plausibile e scorrevole, frequentemente

associata con i disturbi di personalità isterico o antisociale. Il paziente sembra credere

fermamente nelle proprie affermazioni fantasiose.

Disturbi dell’Eloquio: - L’Afonia è la perdita della capacità di vocalizzare; il paziente parla solo

sussurrando. Si verifica anche senza base organica nell’afonia isterica.

- La Disfonia denota una difficoltà accompagnata da raucedine, ma senza la perdita completa della

funzione. Si verifica con la paralisi del nono nervo cranico oppure nei disturbi delle corde vocali.

- La Disartia è un disturbo dell’articolazione e può essere causato da lesioni al tronco cerebrale,

nei disturbi strutturali o muscolari della bocca, della faringe, del torace.

Disturbi idiosincrasici dell’articolazione sono a volte presenti in corso di schizofrenia e prodotti

volontariamente nei disturbi della personalità.

- Balbuzie e Inceppamento vengono considerati disturbi nevrotici dell’infanzia.

-La Logoclonia è la ripetizione spastica di sillabe che si verifica nel parkinsonismo: il paziente può

rimanere in uno stato di blocco nell’uso di una particolare parola.

il paziente ripete le parole o parte delle frasi che gli vengono rivolte o che vengono

- Nell’Ecolalia

pronunciate in sua presenza; solitamente egli non comprende il significato delle parole. Per lo più

si verifica negli stati di eccitamento schizofrenico, nel ritardo mentale, nei disturbi organici quali la

demenza in associazione con la disfasia. I pazienti depressi parlano a voce molto bassa e

monotona; i pazienti maniacali spesso parlano a voce alta ed eccitata, con frequenti cambiamenti

di intonazione. L’intonazione e il modo di sottolineare le parole possono essere contraddittori e

inappropriati. La velocità e il flusso del discorso riflettono il pensiero (cap.8).

L’eloquio può essere inintelleggibile per molte ragioni e il discorso può risultare incomprensibile:

1. La Disfasia che è considerata un difetto o una difficoltà nel linguaggio e viene

convenzionalmente divisa in sensoriale (recettiva) e motoria (ripetitiva).

2. Il pragmatismo,che è un disturbo della costruzione grammaticale, e l’incoerenza della sintassi:

dove le parole riconoscibili possono essere disturbate a tal punto nelle frasi da risultare prive di

senso.

3. Nella schizofrenia può verificarsi un simbolismo privato con l’uso di: a) nuove parole di

significato incomprensibile neologismi; b) frasi e parole standard in cui parole esistenti vengono

usate con un significato simbolico e speciale; c) un linguaggio privato, sia parlato(criptolalia), che

scritto (criptografia).

I sintomi disfasici sono i più utili per dare indicazioni sulla regione cerebrale che

approssimativamente è sede della patologia. Tuttavia i meccanismi uditivi, visivi e motori del

linguaggio sono collocati indifferenti parti del cervello. Le due teorie per il linguaggio sono:

1. quella di Brain che è di natura psicologica e fisiologica che afferma che il riconoscimento

delle parole si basa sugli schemi, che vengono mantenuti come standard permanenti di

paragone a livello inconscio. L’apprendimento dei concetti applicati a ciascun nome diventa

sempre più preciso a partire dalla prima infanzia. Ci possono essere schemi di parole o

frasi, e il riconoscimento può avere luogo sia visivamente che uditivamente; ci possono

anche essere schemi per la produzione dell’eloquio. Quindi, prima che venga prodotto

l’eloquio, viene inconsciamente richiamato rapidamente uno schema.

2. il contributo di Geschwind è di natura anatomica: la denominazione avviene quando un

oggetto stimola la corteccia associativa visiva e produce associazioni in quella uditiva. Le

informazioni vengono trasmesse alla corteccia associativa motoria per la processazione in

preparazione dell’eloquio. I processi essenziali di una codificazione in aggiunta alla

trasmissione dei dati sono la comprensione e la ripetizione.

I pazienti che presentano sordità pura alle parole (disfasia uditiva subcorticale) sono in grado di

parlare, leggere e scrivere correttamente, comprendendo ciò che fanno. Tuttavia non sono in

grado di comprendere i discorsi che vengono loro rivolti, sebbene la capacità di udire gli altri suoni

sia intatta; questi pazienti odono le parole in quanto suoni, ma non sono in grado di riconoscere i

significati. Si tratta perciò di una forma di agnosia (mancanza di riconoscimento) nei confronti

della parola pronunciata.

Un paziente affetto da cecità pura per le parole (afasia subcorticale visiva) è in grado di parlare

normalmente e di comprendere il linguaggio parlato, è in grado di scrivere spontaneamente e

sotto dettatura, ma non è in grado di comprendere quello che legge (alessia). Può anche soffrire

di una incapacità a denominare i colori, anche se questi possono essere percepiti.

I pazienti che presentano una disfasia sensoriale primaria (disfasia recettiva) sono incapaci di

comprendere il linguaggio parlato, con una perdita della comprensione del significato delle parole

e della grammatica. L’udito non risulta alterato; in conseguenza del deficit della corteccia

associativa uditiva è presente un difetto dell’eloquio, della scrittura e della lettura. Nella disfasia di

conduzione il paziente non è in grado di ripetere il messaggio, benché sia in grado di parlare e

scrivere, sono presenti errori marcati di grammatica e di sintassi (disfasia sintattica).

Nella disfasia nominale il paziente non è in grado di produrre volontariamente nomi e suoni. Può

essere in grado di descrivere l’oggetto e le sue funzioni, riconoscerne il nome quando gli viene

fornito.

Nell’afasia gergale l’eloquio è fluido, ma sono presenti alterazioni più grossolane delle parole e

della sintassi, da essere inintelleggibile.

ci sono:

Tra le afasie motorie

- Mutismo puro che avviene quando il paziente comprende il linguaggio parlato e scritto ed è in

grado di rispondere alle domande; l’eloquio è indistinto e non può essere prodotto

volontariamente. La disabilità consiste in un’aprassia limitata ai movimenti richiesti per

l’eloquio.

- Nell’ agrafia pura c’è un’incapacità isolata nello scrivere e si può verificare anche senza difetti

nell’eloquio; la comprensione del materiale parlato e scritto è normale, si tratta

dell’equivalente per la scrittura del mutismo puro per le parole.

- La disfasia motoria primaria è un disturbo dei processi di selezione delle parole, di

costruzione ed espressione delle frasi. L’eloquio e la scrittura sono compromessi, c’èuna

difficoltà di completamento di istruzioni complesse: il paziente trova difficile scegliere e

pronunciare le parole, e l’eloquio è esitante e lento; egli riconosce i suoi errori.

- Nell’alessia con agrafia il paziente non è in grado di leggere o di scrivere, ma è conservato il

linguaggio parlato e la comprensione.

Il mutismo, cioè l’astensione della parola in uno stato di coscienza vigile, è un segno importante

nelle malattie psichiatriche in relazione ai problemi di diagnosi differenziale. Tutte le principali

categorie di disturbi psichiatrici possono presentare il mutismo: il ritardo mentale, le malattie

cerebrali organiche, le psicosi funzionali, le nevrosi e i disturbi di personalità, la depressione, la

schizofrenia e l’isteria. Il mutismo si verifica come elemento essenziale dello stato di stupor

(cap.2). Se non è presente un’alterazione dello stato di coscienza è probabile che il paziente muto

comprenda ogni cosa che viene detta intorno a lui.

E’ generalmente accettato che l’uso che lo schizofrenico fa del linguaggio e delle parole è

differente da quello delle persone normali. Critchley considerava che la causa del disturbo

dell’eloquio dello schizofrenico risiede in un sottostante disturbo del pensiero, piuttosto che in

un’inaccessibilità linguistica. Lo schizofrenico presenta un uso improprio di parole e frasi dal

momento che, secondo Kleist, ha un difetto nella memorizzazione delle parole: ha un vocabolario

ristretto e usa le parole in modo incongruo per coprire un numero di significati superiore a quelli

che vengono loro di solito attribuiti. Queste parole o frasi vengono denominate parole e frasi

standard. Le parole posseggono un alone semantico, cioè, la loro costellazione di associazioni è

più ampia di quello che è propriamente il significato della parola. Le costellazioni di associazioni

negli schizofrenici sono alterate dal momento che essi spesso fanno delle associazioni che

apparentemente sono irrilevanti. Tra i disturbi delle parole, il neologismo è ben riconoscibile: si

tratta della creazione di una nuova parola che rappresenta per lo schizofrenico la necessità di

riempire un vuoto semantico. I giochi di parole non intenzionali degli schizofrenici sono stati

spiegati da Chapman e Miller: se una parola ha più di un significato, è probabile che uno di questi

significati sia dominante. Esiste una marcata tendenza negli schizofrenici a presentare l’intrusione

del significato dominante, quando il contesto sociale richiede l’uso di un significato meno comune.

L’Alogia è il termine usato per indicare un disturbo negativo del pensiero, ovvero la povertà del

pensiero quando questo viene espresso attraverso le parole.

La paralogia è il termine usato per descrivere il disturbo del pensiero positivo, cioè l’intrusione di

pensieri irrilevanti o bizzarri.

La parafasia è la destrutturazione delle parole con l’interpolazione di uno o più suoni.

L’agrammatismo è la perdita di parti del discorso; i paragrammatismi si verifica quando si nota

una quantità di complesse frasi subordinate, che non permettono alcuna progressione nel

raggiungimento del significato ultimo del pensiero. in quanto vengono

Il linguaggio può essere considerato come un comportamento appreso,

utilizzate delle parole in risposta ad uno stimolo di associazioni precedenti.

La procedura denominata CLOZE consiste nel cancellare parole da discorsi scritti, e rilevare se la

parola mancante può essere indovinata dal soggetto.

La prevedibilità è la capacità di prevedere in modo adeguato le parole mancanti: gli schizofrenici in

tal senso sono imprevedibili nel loro discorso, dal momento che useranno facilmente parole e frasi

inaspettate.

Il rapporto type-token è un computo del numero di parole diverse in confronto al numero totale di

parole. Maher afferma che tale rapporto sia più basso negli schizofrenici rispetto ai normali.

E’ stato sviluppato da Rochester e Martin un metodo per esaminare l’eloquio schizofrenico che

prende in considerazione i nessi tra le frasi che si presentano nel discorso: questi legami vengono

chiamati stringhe coesive.

Capitolo 10 “Disturbi della funzione intellettiva”

La prestazione intellettiva è un prerequisito assoluto per il funzionamento ragionevole in qualsiasi

attività umana. Binet considerava che l’intelligenza esprimesse una capacità generale di giudizio,

comprensione e ragionamento che si può manifestare in modi diversi. Il pensiero implica l’uso di

un’attività mentale razionale di risoluzione dei problemi, cioè un’applicazione dell’intelligenza; un

difetto di intelligenza si riscontra nel ritardo mentale e negli studi mentali organici, in particolar

modo nello scadimento intellettivo progressivo della demenza. L’intelligenza di una persona

consiste nella sua capacità permanente di avere prestazioni psichiche. Per la prestazione

intellettiva sono necessari la motivazione, la spinta e uno stato affettivo appropriato. Diversi

processi di pensiero si manifestano quali componenti dell’intelligenza, inclusa l’appercezione,

l’astrazione, la formazione e la combinazione delle associazioni, il giudizio e la deduzione logica.

Queste capacità e doti hanno in comune la possibilità per la persona di pensare in modo

finalizzato, allo scopo di adattarsi a tutta una serie di cambiamenti del proprio ambiente. Nella

demenza ci sono difetti di queste facoltà. Da diversi studi risulta che per l’intelligenza sono

importanti i fattori genetici tuttavia, è importante anche il significato dei valori ambientali. Esiste

una base ereditaria anche per molte cause di ritardo mentale come le anomalie cromosomiche e

quelle correlate ai singoli geni. L’esame delle abilità umane include prove attitudinali che valutano

le capacità di apprendimento e, prove prestazionali che valutano capacità, abilità e conoscenze

precedentemente apprese. Le prove di intelligenza in passato erano focalizzate sull’età mentale,

mentre attualmente pongono l’accento sul quoziente intellettivo e contengono sia prove verbali

che di prestazione.

Solo con un danno irreversibile della struttura cerebrale o delle sue funzioni il difetto è

permanente. Altre cause sono potenzialmente reversibili, e risulta di vitale importanza essere in

grado di distinguerle dal ritardo mentale o dalla demenza.

Qui sotto verranno elencati i difetti delle prestazioni intellettive:

Capitolo 11 “Disturbi del sé”.

Freud descrisse l’Io come”istanza della ragione” e del senso comune, mentre l’Es rappresenta le

passioni selvagge. L’Io è stato modificato dalla vicinanza del mondo esterno con le sue minacce di

pericolo; l’Io deve servire tre padroni severi che spesso non sono d’accordo tra loro: il mondo

esterno, il Super-io, l’Es. Per la maggior parte del tempo noi non abbiamo consapevolezza del

nostro corpo, ma per esempio in una condizione estrema di ansia, di dolore o di eccitamento

sessuale, è presente una consapevolezza dei sistemi fisiologici o degli organi in quanto oggetti.

Per il resto del tempo noi sentiamo che le parti del corpo siano integrate in un sé di cui non

abbiamo consapevolezza in modo separato. E’ attraverso il nostro corpo che noi prendiamo

contatto con il mondo che è esterno a noi. Vengono usati molti termini differenti per descrivere il

modo in cui una persona concettualizza se stessa:

1. Concetto di sé che fa riferimento alla coscienza piena e alla consapevolezza astratta di sé.

2. Immagine corporea che è più focalizzato sugli aspetti inconsci e fisici.

3. Schema corporeo che è più comprensivo che non del corpo di per se stesso.

4. Cathexis corporea che implica la nozione di potere, forse simile a quella della carica

elettrica.

Ovviamente gli aspetti sociali hanno la loro importanza, ciascuno vede se stesso in relazione alle

altre persone, ma il suo punto di vista su se stesso in verità non dipende da come un’altra persona

vede lui, quanto piuttosto da come egli crede che le persone lo possano vedere. La comunicazione

non verbale è un espressione del modo di vedere se stessi, essa è spesso inconscia. Il nucleo

centrale dell’immagine di sé è rappresentato, per una persona, dal proprio nome, dalle proprie

sensazioni corporee, dall’immagine corporea, dal sesso e dall’età. Gli aspetti non verbali della

comunicazione sono importanti per trasmettere e acquisire informazioni circa la personalità.

Secondo Argyle, la comunicazione non verbale esprime le attitudini di una persona per i seguenti

motivi:

- Alcune aree della conoscenza umana non hanno una componente linguistica o un codice verbale;

- I segnali non verbali sono dotati di maggior potere, le azioni parlano meglio delle parole;

- I segnali non verbali sono meno soggetti a censura e pertanto più genuini;

- Alcuni messaggi, a causa della censura sociale, non possono essere espressi in modo esplicito in

alcuni contesti sociali, ma possono essere suggeriti non verbalmente attraverso posture

appropriate;

- I messaggi verbali sono sottolineati non verbalmente.

Le persone interagiscono con gli altri usando il linguaggio. Tuttavia, anche i segnali non verbali

sono importanti per esprimere i significati e i sentimenti. L’ego parla attraverso il corpo alla stessa

maniera che attraverso le parole. Noi abbiamo consapevolezza di noi stessi e consapevolezza del

nostro corpo. L’immagine del corpo può essere alterata per aumento, diminuzione (o ablazione), o

distorsione. Nella psicopatologia descrittiva viene usato il termine “disturbi dell’Io” o “disturbi del

sé” per descrivere le esperienze interiori anomale dell’unità del sé e della proprietà del sé che si

riscontrano nei disturbi psichiatrici. Jasper descrisse la consapevolezza di sé definendola la

capacità di distinguere l’Io da non Io, con quattro caratteristiche formali:

1. La sensazione di consapevolezza dell’attività: intraprendere una qualsiasi funzione o

attività fornisce la base per la sensazione di autoconsapevolezza; se non c’è alcuna attività

fisica o mentale, non può esservi alcuna consapevolezza del sé.

2. Consapevolezza di unità: in qualsiasi momento io so di essere una sola persona.

3. Consapevolezza di identità: vi è una continuità, sono sempre stato la stessa persona.

4. Consapevolezza dei confini del sé: sono in grado di distinguere ciò che è me stesso dal

mondo esterno, e da tutto ciò che non è il sé.

I disturbi dell’esperienza interiore nei quali queste caratteristiche risultano disturbate verranno

esposti di seguito. Qualsiasi cosa io faccia sono consapevole che l’esperienza ha la qualità

1. Disturbi dell’attività.

unica di essere mia. L’esperienza del paziente affetto da questo disturbo può essere alterata, ciò si

può verificare nei deliri nichilistici, nelle psicosi affettive e nella depersonalizzazione. L’esperienza

del paziente di se stesso nell’atto di percepire può cambiare; il movimento può essere anomalo ( il

mio braccio viene mosso da qualcun altro); il ricordare e l’immaginare possono essere alterati in

quanto il paziente depresso avverte la propria incapacità a iniziare l’atto di ricordare o

immaginare. Perdita dei sentimenti ; il paziente può non sentire più la sua volontà come propria.

Nello stato di salute, una persona dà per

2. Disturbi della consapevolezza della propria unità.

scontato di essere una persona, conosce i propri limiti e capacità. Questo assunto dell’unità può

risultare perso in alcune condizioni. Nei sogni a volte una persona può vedere se stessa, nella

trance autoindotta. Nell’autoscopia il paziente è in grado di vedersi e di sapere che ciò che vede è

se stesso; questa esperienza percettiva può coinvolgere la vista e il tatto, l’esperienza percettiva

abnorme è associata in special modo con disturbi del lobo parietale. Damas Mora, Jenner e Eacott

allargano notevolmente la definizione dell’immagine del sé, riferendola all’esperienza di

duplicazione del sé reale. Il fenomeno del doppio o Doppelganger o fenomeno soggettivo del

sosia, sono fenomeni cognitivi con una componente percettiva e non hanno nulla in comune con la

Sindrome di Capgras. Il vedere il proprio sosia è estremamente raro, ma il vago sentore di essere

al proprio fianco, dietro di sé, o di avere un altro sé è un’esperienza abbastanza comune. Sembra

che si possano dare diverse spiegazioni psicopatologiche del fenomeno del doppio di natura non

organica, né psicotica tra cui: la fantasia, la depersonalizzazione, il conflitto, le idee compulsive, la

personalità doppia, essere doppi. Queste esperienze non sono interamente distinte l’una dall’altra

e si sovrappongono: i pazienti descriveranno la capacità di esperire il proprio “vero sé” e il proprio

“altro sé”. Il loro sé è quello che sfortunatamente e realisticamente devono accettare in quanto

parte vera di sé stessi; e il loro sé ideale rappresenta ciò che vorrebbero essere. La vittima è di

solito coscienziosa, inibita, calma, coerente e morale. Il sosia è di solito dominatore, amorale e

volubile. Nella fantasia del soggetto inibito questo secondo sé è assai ricercato dalle donne, ma il

suo comportamento causa in breve tempo dei disastri che finiscono per ricadere sulla vittima. I

conflitti di un soggetto ansioso di tipo ossessivo, con fantasie che non vorrebbe mai realizzare,

vengono così espressi in questi personaggi contrastanti. La peggiore caratteristica del “doppio” per

il soggetto è il terribile coinvolgimento con il soggetto stesso nel mortificarlo, pungolarlo,

provocarlo alla distruzione del doppio e/o del sé. Il termine personalità doppia non deve essere

considerato una descrizione fenomenologica, in quanto implica semplicemente che un osservatore

esterno (il dottore) vede più di una personalità manifestarsi nella stessa persona (il paziente) in

momenti diversi. Il paziente può apparire una persona diversa in momenti diversi, e ciascuna

persona dichiara di non avere alcuna conoscenza o ricordo delle altre.

Questo disturbo della consapevolezza del sé è caratterizzato da cambi

Disturbi dell’identità.

dell’identità del sé nel tempo. I pazienti schizofrenici a volte negano di essere stati sempre la

stessa persona. Tipicamente, ciò prende la forma di un’esperienza di passività, e il paziente insiste

che a una certa epoca della sua vita egli è stato completamente cambiato in un’altra persona, che

è poi quella che egli è adesso. C’è una rottura del senso dell’identità del sé, oltre ad un’esperienza

soggettiva di essere qualcuno di totalmente diverso, sebbene lo si descriva tuttora come il proprio

sé, che ha preso il sopravvento. Ciò può verificarsi in seguito ad una situazione di vita

straordinariamente importante, o nel corso dello sviluppo in assenza di un evento esterno. Gli stati

di possessione fanno parte di questo disturbo e vengono classificati dall’ICD 10 nel capitolo dei

disturbi dissociativi (di conversione)-trance e disturbi di possessione. Può presentarsi in persone

normali in condizioni eccezionali come fenomeno di massa o individuale. Vi è una perdita

temporanea sia del senso di identità personale che dellapiena consapevolezza dei dintorni. La

persona agisce come se fosse, e sente di essere, agito da altri. Un’altra alterazione della

consapevolezza del sé è decritta in persone normali poste in condizioni eccezionali. Esperienze

vicine alla morte vengono descritte in coloro i quali stanno morendo o sono arrivati molto vicini al

momento della morte. L’insieme di sintomi più evidente pare essere quello della

depersonalizzazione, aumentata allerta e varie descrizioni di coscienza mistica. In questi casi è

frequente l’esperienza di trovarsi al di fuori del proprio corpo con autoscopia.

Con questo termine si indica un disturbo della capacità di discernere

3.Disturbi dei confini del sé.

dove finisca l’Io e dove cominci il non Io. Nella schizofrenia c’è una confusione tra il sé e il non sé:

il paziente non è cosciente del fatto che il disturbo interessa i confini dell’Io, egli descrive il proprio

problema non solo nella misura in cui “altre persone mi fanno cose, che succedono al di fuori di

me”. L’osservatore esterno trova che è presente una confusione o perdita dei confini del sé. Tutte

le esperienze di passività provengono in realtà dal sé. Negli stati di estasi possono essere

parimenti osservabili disturbi nei confini del sé (cap.16). Colui che vi partecipa descrive una

sensazione di comunione con l’universo; ciò si verifica in persone normali e in soggetti con disturbi

della personalità, e in coloro che soffrono di psicosi, ed è differente da quella descritta sopra della

schizofrenia. L’estasi è un’esperienza di come se, ed è mediata dallo stato affettivo.

Il soggetto nevrotico è molto preoccupato di se stesso e di come gli altri lo vedono. Si sente

minacciato da coloro che egli vede capaci di comportarsi e agire normalmente. Gli aspetti cognitivi

delle nevrosi possono essere approfonditi usando la teoria del costrutto personale: si tratta di una

ricerca sul mondo semantico soggettivo in cui il paziente vive e sullo schermo interiore in cui viene

proiettato il mondo esterno. Ryle ha descritto le caratteristiche che i pazienti nevrotici hanno

rivelato all’indagine con tale tecnica: spesso vi è una notevole discrepanza o distanza nello spazio

semantico fra il “sé” come il soggetto lo vede, ed il proprio “sé ideale”. Vi è una tendenza da parte

dei soggetti nevrotici a vedere il proprio mondo e i soggetti che lo abitano molto in bianco e in

nero. Questa incapacità di porre una fine distinzione tra le persone li rende inefficaci nel riuscire a

giudicare la gente, rendendo probabile una serie di relazioni inappropriate e frustranti. Ciò deriva

dal senso di incompetenza nel campo delle relazioni umane, a sua volta basato sull’insicurezza.

Capitolo 12 “Depersonalizzazione”

Depersonalizzazione indica un cambiamento peculiare nella coscienza di sé, nel corso del quale la

persona ha la sensazione di essere irreale. Questa condizione è frequente nelle patologie

psichiatriche, nei disturbi organici, nella dissociazione isterica e nella malattia depressiva.

Frequentemente questo sintomo è associato alla derealizzazione, termine usato per indicare un

analogo cambiamento nella consapevolezza del mondo esterno. La depersonalizzazione e la

derealizzazione vanno insieme dal momento che l’Io e il suo ambiente sono di fatto percepiti come

una cosa sola. Dato che non esistono confini definiti e facilmente accertabili per il sé, non è

sempre facile decidere se il disturbo è depersonalizzazione o derealizzazione. E’ quasi sempre

evidente un disturbo dell’umore, associato ad una sensazione di perdita della stima di sé come

sintomo preminente: il paziente non solo non si sente reale, ma anche distaccato; esiste una

barriera alla normale comunicazione. La localizzazione di questo sintomo in uno degli organi della

persona viene denominato desomatizzazione: ci sono molte possibili alterazioni nella

consapevolezza dei diversi organi come i cambiamenti di grandezza o qualità. I cambiamenti

concernenti le parti del corpo e la depersonalizzazione possono essere associati con la distorsione

del tempo. La deaffettività è il termine usato per descrivere il sentimento di perdita della capacità

di provare emozioni.

Alcune varietà di esperienze non dovrebbero essere considerate come depersonalizzazione, come

per esempio la sensazione di vedere se stessi in un’altra persona.

Come altri aspetti dell’esperienza del sé, la depersonalizzazione ha aspetti sociali e situazionali

ovvero, la persona si sente differente, isolata e ostracizzata; la depersonalizzazione è

un’esperienza individuale, ma ha conseguenze sociali.

La depersonalizzazione viene regolarmente citata come un sintomo comunemente associato con

gli stati organici, specialmente l’epilessia del lobo temporale: l’ipotesi di Mayer-Gross afferma che

la depersonalizzazione è una risposta preformata funzionale del cervello cioè, si considera che i

livelli più elevati delle funzioni cerebrali sono persi per primi, lasciando ininterrotta l’attività dei

livelli più bassi. Al contrario, studiando con test psicosomatici le prestazioni di soggetti

depersonalizzati, non appariva nessuna prova di una relazione specifica tra il restringimento della

coscienza e la depersonalizzazione. Piuttosto si riscontrava che esistevano persone che, malgrado

ogni tipo di aggressione al loro cervello, non sviluppano mai depersonalizzazione. Quindi, la

relazione tra depersonalizzazione e patologia dell’encefalo rimane poco chiara; qualche volta la

depersonalizzazione è associata con stati organici autoindotta, che di solito si verificano dopo

ingestione di alcol o droghe.

Molti autori hanno considerato la stretta associazione tra i sintomi d’ansia e la

depersonalizzazione: quest’ultima può verificarsi come una caratteristica di diverse malattie

mentali inclusa la depressione, la nevrosi ossessiva, l’ansia e la schizofrenia. Nella teoria

psicoanalitica, la depersonalizzazione assume un significato piuttosto diverso: gli psicoanalisti si

sono preoccupati meno di descrivere il fenomeno che non del concetto sottostante di alienazione

dell’Io. L’esperienza sgradevole della depersonalizzazione, con una sensazione di irrealtà, rimane

centrale per la descrizione dei disturbi del sé; il disturbo che la provoca può essere organico o

ambientale, psicotico o esistenziale.

Capitolo 13 “Disturbi della consapevolezza del corpo”

Molte descrizioni dell’umore, della cognitività, della volontà e di altre funzioni psicologiche

vengono espresse in termini fisici, per esempio: “cuore pesante”, “pelo sullo stomaco”. La

classificazione di questi disturbi è difficile perché questi sintomi sono di origine oscura e perché

per la terminologia da usare esistono differenti basi teoriche. Il termine isteria di conversione si

riferisce alla presunta conversione inconscia di un’emozione inaccettabile in sintomo fisico;

ipocondria fa riferimento ad una preoccupazione per sintomi e malattie che ad un osservatore

esterno sembra eccessiva; dismorfofobia si riferisce all’esperienza soggettiva di insoddisfazione

per la figura e la forma del corpo. Nell’ICD10 questi disturbi sono classificati come disturbi

somatoformi e dissociativi, e sono tutti legati allo stress. Questi disturbi denominati somatoformi

includono il disturbo dismorfico, il disturbo da somatizzazione, il disturbo da conversione, il

disturbo da dolore psicogeni e l’ipocondria.

Questo termine descrive quella consapevolezza per cui una persona tiene in debito

Ipocondria.

conto componenti sintomatiche delle proprie percezioni sensoriali. Dobbiamo precisare che

l’ipocondria viene considerata un sintomo, non una malattia. Si presenta nel paziente con dolori

minimi e disagio, egli può avere paure irragionevoli circa la probabilità di sviluppare malattie

gravi, sentendo la necessità di prendere precauzioni eccessive; i sintomi dell’ipocondria sono

molto comuni e di solito transitori. Esiste una distinzione tra la paura di malattia (no sintomi

fisici),e la paura e il disagio che derivano dalla presenza di sintomi: questo individua una

sovrapposizione tra la fobia di malattia e l’ipocondria. I sintomi somatici senza alcuna patologia

organica, sono molto comuni e possono essere la risultante di un’erronea interpretazione della

natura e del significato di un’attività fisiologica, aggravata dall’emotività. L’ipocondria, molto

spesso, è una condizione indotta dall’incapacità del medico di ascoltare la storia del paziente e di

dare peso appropriato agli aspetti psicosociali che contribuiscono ai sintomi. La parola ipocondria

fa riferimento all’area anatomica sotto la cassa toracica, e quindi alla disfunzione di fegato e milza.

L’ipocondria non è una condizione unitaria ma un disturbo del contenuto piuttosto che della forma:

il contenuto è la preoccupazione eccessiva per la salute fisica o mentale, la forma della condizione

è molto variabile. Le possibili forme dell’ipocondria includono:

- Un delirio primario.

- Una voce allucinatoria che può dire al paziente :”hai un cancro, sei moribondo”.

- Un delirio secondario associato con una malattia affettiva; la convinzione è comprensibile nei

termini dell’umore depresso.

- Un’idea prevalente.

- Una ruminazione ossessiva circa la possibilità di una malattia, o di una serie di parole; il

paziente cerca di resistere, ma l’idea si manifesta ripetitivamente.

- Senza raggiungere la dimensione di un delirio si possono avere idee ipocondriache di natura

non specifica nel corso di una malattia depressiva.

- Nel contesto di un’ansia acuta e cronica, il paziente può essere incline ad avere una

moltitudine di preoccupazioni riguardo alla malattia e alle paure di malattia. Le normali

percezioni sensoriali vengono interpretate come sintomi, e i sintomi come una malattia

seria.

I più comuni sintomi fisici implicati nell’ipocondria sono: muscoloscheletrici, gastrointestinali. Le

parti del corpo più comunemente affette sono: la testa, il collo, l’addome e il petto. I pazienti

spesso si lamentano in modo selettivo dei sintomi fisici e minimizzano i disturbi dell’umore, e gli

aspetti cognitivi della depressione. La somatizzazione all’interno della depressione viene

considerata come un meccanismo di gestione delle cose che protegge l’individuo dalla sofferenza

psicologica. Nei bambini, l’ipocondria dei genitori può essere comunicata al bambino e produrre

sintomi ipocondriaci in lui.Per esempio la sindrome della commedia si verifica nei bambini che

hanno richiesto un trattamento a lungo termine per malattie serie; oppure la sindrome di

Munchausen per procura dove un genitore produce dei sintomi fittizi nel bambino. Si può trattare

di una forma ipocondriaca del genitore che riflette la sua preoccupazione per la salute del

bambino.

L’ICD10 usa il termine di disturbo dissociativo (conversione) per descrivere l’isteria. Le

Isteria.

implicazioni che possono essere derivate dalla classificazione dell’isteria nell’ICD9 sono: 1)i

sintomi sono psicogeni; 2)le cause sono inconsce; 3) i sintomi comportano qualche vantaggio per

il paziente; 4)essi si manifestano attraverso il processo di conversione e dissociazione. L’isteria è

un esempio di come la Classificazione internazionale sia basata su una formulazione

psicodinamico, in quanto la conversione implica che un’emozione o una percezione delle correnti

circostanze di vita inaccettabili siano convertite in sintomi fisici. I sintomi suggeriscono malattie

neurologiche come l’amnesia, la paralisi, la difficoltà alla deambulazione ecc. La questione che

ossessiona gli psichiatri e gli altri medici è il chiedersi di come si può essere sicuri che il disturbo

sia psicogeno. I sintomi dell’isteria possono essere motori, sensoriali (incluso il dolore), o

psicologici. La Sindrome di Briquet venne sviluppata dal concetto di isteria: la maggior parte di

questi pazienti ha un grave disturbo di personalità e mostra sintomi ipocondriaci cronici. Perché

venga formulata la diagnosi di isteria, devono essere presenti caratteristiche psicologiche positive,

e devono essere assenti caratteristiche organiche; è importante sottolineare il danno che deriva

dal diagnosticare l’isteria per sintomi fisici cronici e oscuri. L’isteria può essere epidemica,

comunicata o di massa: quasi sempre colpiscono giovani donne, spesso cominciano da una

ragazza che è considerata nel suo gruppo, ma che è infelice. Le nevrosi di guerra, o shock da

rifugio, può essere di natura isterica quando i sintomi di conversione si verificano in assenza di un

disturbo organico. I disturbi della coscienza associati con l’isteria includono la fuga psicogena, la

sindrome di Ganser, gli attacchi isterici e la personalità multipla. Sintomi isterici acuti a buona

prognosi sono molto comuni, specialmente in momenti di grande stress. Ci possono essere delle

conseguenze fisiche a lungo termine dell’isteria, per esempio le contratture. L’umore, nell’isteria,

viene descritto come di belle indifférence cioè, una rassegnazione della paziente per la sua

sfortunata condizione. I pazienti isterici spesso mostrano al colloquio di sentirsi molto ansiosi, essi

descrivono anche depressione, possono frequentemente manifestare rabbia o aggressività, aperta

o mascherata, nei confronti dei loro parenti e anche di chi li cura. Il comportamento sessuale

viene considerato abnorme e comunemente provocatorio. E’ importante escludere le sindromi che

dal punto di vista psicopatologico sono separate. Il disturbo di personalità isterica è caratterizzato

da un’affettività superficiale, labile; da dipendenza dagli altri; da richieste esasperate di

approvazione ed attenzione; da suggestionabilità a teatralità, con una combinazione di frigidità

sessuale e iperattività agli stimoli. Benché l’isteria si manifesti nelle persone con un disturbo di

personalità isterica, non necessariamente le persone che hanno una personalità isterica sviluppano

isteria; questo tipo di personalità viene definito come personalità istrionica. Una distinzione

difficile è quella tra isteria e invalidità deliberata: si tratta di giovani donne sole che fingono la

malattia e possono mettere in atto azioni pericolose per la vita.

E’ importante fare una distinzione tra: malattia artefatta, invalidità

Malattia artefatta.

deliberata, Sindrome di Munchausen, Sindrome da dipendenza dall’ospedale e disturbi fittizi con

quella che viene considerata simulazione. Il disturbo fittizio implica che i sintomi non siano reali,

genuini o naturali, ma prodotti dalla persona e sotto controllo volontario. Dove ci sia uno scopo

che sia ovviamente riconoscibile con la conoscenza delle circostanze ambientali, allora la diagnosi

è di simulazione piuttosto che di disturbo fittizio. Nei disturbi fittizi, non, c’è altro scopo apparente

se non quello di assumere il ruolo di malato.

E’ una preoccupazione esagerata per la propria immagine, specialmente per l’aspetto

Narcisismo.

fisico. La fissazione dell’interesse o l’ammirazione per se stessi rendono difficili le altre relazioni

interpersonali. Il termine è usato soprattutto in psicoanalisi ed è spesso associato con anomalie

sessuali o di identità di genere. Il narcisismo non è uno stato precisamente definito, è legato al

sesso e alla cultura. Il termine narcisismo non può essere usato nella psicopatologia descrittiva, a

meno che il paziente stesso non descriva quella che egli stesso considera un’eccessiva

preoccupazione per il proprio aspetto e la conseguente incapacità di relazionarsi con gli altri.

Questo disturbo è in particolar modo associato con l’invecchiamento e il timore di diventare

vecchi. La distorsione dell’immagine del corporea e l’avversione per il corpo

Avversione per il corpo.

sono esperienze diverse dal punto di vista soggettivo, tuttavia spesso si presentano insieme,

usualmente nell’anoressia nervosa e nell’obesità. E’ importante fare una distinzione nella

chiarificazione dei sintomi.

- Dismorfofobia. E’ stata per la prima volta descritta da Morselli come un sentimento

soggettivo di bruttezza o il timore di un difetto fisico che il paziente considera di

importanza per la gente, in un aspetto che è nei limiti della normalità. Il sintomo primario

della dismorfofobia è la convinzione del paziente di non essere attraente. La dismorfofobia

è un disturbo del sé relativamente frequente e spesso prende la forma di un’idea

dominante. La lamentela di dismorfofobia viene fatta dal soggetto in relazione agli altri, ma

di solito non è basata sull’opinione di questi ultimi.

- Transessualismo. (cap.14), Si tratta di un disturbo del contenuto in cui la persona crede che

la vera identità sessuale sia diversa dalle caratteristiche fisiche e biologiche. La forma

psicopatologica è di solito quella di un’idea prevalente.

I disturbi dell’alimentazione si verificano in

Disturbi dell’alimentazione e della taglia corporea.

varie condizioni in cui l’alterazione dell’immagine corporea è causata da un disturbo

dell’alimentazione o deriva da quest’ultimo. Questi disturbi vengono distinti in:

- Obesità. Ha molte cause: fisiologiche, genetiche, culturali e sociali, non si può quindi

generalizzare riguardo allo stato mentale delle persone obese. E’ importante distinguere tra

quelli che sono obesi dall’infanzia e quelli che lo sono diventati più tardi. Questi hanno

difficoltà a mantenere una riduzione di peso, ed è più probabile che diventino depressi

quando fanno una dieta. L’obesità nell’adolescenza determina un disgusto per se stessi ed

un’autodenigrazione. E’ facile che qualsiasi deformità fisica in questo stadio della vita

provochi un atteggiamento di repulsione per la propria immagine; essi si sentono

particolarmente sgradevoli per le persone dell’altro sesso. E’ spesso presente anche una

distorsione della dimensione del corpo, che viene stimata in eccesso.

- Anoressia nervosa. E’ una malattia che si verifica soprattutto in giovani donne: sono presenti

un difetto dell’alimentazione, perdita di peso corporeo e amenorrea. Preminente è la paura

di perdere il controllo, se si mangia normalmente si sarà incapaci di smettere e si

ingrasserà. Si tratta in parte di un disturbo narcisistico. E’ presente una distorsione

dell’immagine corporea come psicopatologia specifica, mentre un pensiero riguardante

l’essere grasse persiste come idea prevalente intrusiva, ipervalutata per la quale la

paziente si impone una soglia di peso basso. Lo stare a dieta può diventare una norma

sociale che agisce come pressione di persuasione su ragazze adolescenti impressionabili, il

cui peso è aumentato di poco rispetto alla media nella pubertà. Se ci sono altre difficoltà

psicologiche e conflitti sociali, il dimagrimento può uscire dal controllo. I pazienti con

anoressia nervosa spesso negano la loro magrezza e si lamentano di essere troppo grasse.

Slade e Russel inventarono una tecnica per studiare la percezione del corpo nelle

anoressiche. Il disturbo dell’immagine corporea non è imputabile ad un disturbo

generalizzato della percezione; le pazienti tendono a sovrastimare la larghezza delle altre

persone, ma non tanto quanto la propria. La distorsione dell’immagine corporea tende a

diminuire man mano che le pazienti acquistano peso. Steiger e colleghi hanno riscontrato

che le anoressiche ma non le bulimiche presentano una distorsione dell’immagine corporea

e che il peso è predittivo del grado di distorsione. Hamilton e Walzer hanno studiato

l’influenza dei messaggi dei media circa l’aspetto della donna ideale concludendo che la

sovrastima della propria taglia aumenta nelle donne con disturbo alimentare. La costante

paura della perdita del controllo e l’incessante bisogno di vigilanza rispetto ad ogni cosa

che viene mangiata, influenza tutte le aree della vita delle pazienti. Si può manifestare un

senso dell’ordine e della pulizia ossessivo, e il controllo in casa delle altre persone.

- Bulimia nervosa. Benché il paziente abbia nell’attualità un peso normale o quasi normale,

abitualmente è presente nella sua anamnesi l’anoressia nervosa con calo ponderale. La

distorsione dell’immagine del corpo è anche una caratteristica della condizione delle

pazienti che credono di essere troppo grasse e brutte. Il disturbo caratteristico

dell’alimentazione è una grande attenzione per il cibo, con episodiche abbuffate o pasti

avidi e frequentemente, questi sono seguiti da vomito autoindotta e da altri metodi per

ridurre il peso come abuso di farmaci lassativi. Il peso viene quindi mantenuto con una

fragile stabilità; la paura di aumentare di peso e la preoccupazione dominante per il cibo

costituiscono un’idea dominante. Possono manifestarsi diversi comportamenti abnormi

inclusi gli abusi alcolici, furti nei negozi (specialmente di cibo) e deliberati atti autolesivi.. Il

ripetuto vomito autoindotta e l’uso dei lassativi possono produrre serie complicazioni

fisiche. Possono anche essere presenti cattivi rapporti con i genitori, sforzi scolastici,

conflittualità dei genitori e cattive relazioni con i propri coetanei. Queste pazienti

descrivono i più gravi eventi di vita nelle aree dei conflitti sessuali, gravi cambiamenti nelle

circostanze di vita ed esperienze di perdita.

La malattia, o un trauma cerebrale, alterano l’immagine corporea in diverse maniere:

- Iperschemazia (accentuazione patologica dell’immagine corporea). Il dolore o il fastidio fanno

sentire più grande la parte colpita. Critchley porta una serie di esempi di lesioni

neurologiche che comportano l’ingrandimento di un organo: 1. con la paralisi parziale di un

arto, il segmento affetto dà l’impressione di essere più pesante e più grosso; 2. dopo la

trombosi dell’arteria postero-inferiore/cerebellare; 3. nella sclerosi multipla.

L’iperschemazia si verifica anche nelle malattie vascolari periferiche in cui l’arto affetto

sembra più grande e più pesante, si può anche verificare negli stati tossici acuti. Casi non

organici si verificano nell’ipocondria, negli stati di depersonalizzazione e con l’isteria.

- Iposchemazia, Aschemazia (ridotta o assente immagine corporea. Questa si verifica quando è

persa l’innervazione afferente ed efferente. L’iposchemazia può accompagnare la

deprivazione sensoriale della perdita di gravità. Le lesioni del lobo parietale possono

produrre complicate condizioni di riduzione dell’immagine corporea. Nella

emiosomatognosia il paziente si sente come se avesse perso gli arti di un lato; questo si

verifica come una parte dell’aura epilettica. L’anosognosia indica la mancanza di

consapevolezza della malattia che può verificarsi dimenticandosi dell’arto emiplegico. La

Sindrome di Gerstmann comprende l’agnosia delle dita, la acalculia, la agrafia e la

mancanza di orientamento destro/sinistro. Condizioni non organiche come la

depersonalizzazione possono implicare una riduzione dell’immagine corporea.

- Paraschemazia (distorsione dell’immagine corporea). Si può verificare con la riduzione o con

l’aumento dell’immagine corporea e viene descritta con le droghe allucinogene. La

distorsione dell’immagine corporea si può verificare nell’aura epilettica e raramente anche

con l’emicrania. La Sindrome da arto fantasma si verifica nella maggior parte delle persone

che hanno subito un’amputazione. L’amputato ha la consapevolezza dell’arto fantasma

nello spazio e sperimenta anche dolore nello spazio che immagina occupato dall’arto. Col

tempo l’arto sembra cambiare dimensioni, e l’immagine si restringe, ma in modo diseguale.

L’arto può essere percepito come dolorante e attorcigliato. Il dolore all’arto fantasma può

essere psicologicamente indotto.

Varie condizioni isteriche culturalmente determinate sono state descritte da Langness. Queste

condizioni hanno in comune un esordio improvviso, drammatico, correlato temporalmente con

l’evento psicosociali sconvolgente. Le manifestazioni di queste condizioni sono: un comportamento

grossolanamente insolito, un umore instabile, il verificarsi in modo transitorio di disturbi del

linguaggio, depersonalizzazione con alterazione della coscienza del corpo e sintomi talora simili a

deliri e allucinazioni. I sintomi precisi sono spesso localizzati in quella cultura particolare e

dimostrano come sintomi nevrotici siano nel loro contenuto in accordo con le aspettative della

società in cui si verificano.

Capitolo 14 “Disturbi di genere e della sessualità”

Il genere descrive lo stato che dura tutta la vita o l’appartenenza di un animale alla categoria della

mascolinità o della femminilità. Il sesso ne descrive le manifestazioni fisiche con implicazione sulla

partecipazione ad attività di accoppiamento appropriate per quel genere: maschio o femmina.

L’identità di genere viene normalmente stabilita intorno ai 18 mesi: il bambino sa di essere un

maschio e comincia ad apprendere quali sono gli interessi e i comportamenti mascolini ed a

applicarli a se stesso. Tutto questo comincia a verificarsi con lo sviluppo del linguaggio; questo

sviluppo viene fortemente rinforzato dai genitori e dalla società in generale. Se ci sono stati degli

errori di assegnazione alla nascita, la fissazione dell’identità di genere sul sesso assegnato supera

il sesso biologico. Il ruolo di genere consiste nell’espressione nell’ambito sociale dell’identità di

genere, cioè l’aspetto pubblico del genere. Il ruolo di genere viene sviluppato sulla base

dell’identità di genere, ma non è fissato o immutabile come l’identità di genere. Il comportamento

sessuale, che rimane quiescente fino alla pubertà, è chiaramente correlato all’identità e al ruolo di

genere, ma non ne dipende completamente per il proprio orientamento. Lo stile di comportamento

sessuale che si stabilisce successivamente è dettato dalla vita di fantasia, specialmente le fantasie

masturbatorie, di quella persona, ed è basato sui ricordi precedenti.

Nei disturbi dell’identità di genere è presente una mancanza di congruenza tra il sesso biologico e

l’identità di genere. Essa è di solito chiaramente definita nella prima infanzia come maschio o

femmina, ma in qualche occasione è presente un sentimento di disagio e di inadeguatezza rispetto

al proprio sesso biologico di maschio o femmina, che si manifesta con un desiderio persistente di

appartenere al sesso opposto, ripudiando la propria anatomia. I disturbi psicotici dell’identità di

genere e di ruolo sono comuni; i pazienti schizofrenici spesso descrivono deliri e allucinazioni a

contenuto sessuale: essi, abbastanza spesso, credono di essere in procinto di cambiare sesso, di

essere omosessuali, oppure credono che altri li ritengano tali. Tra i disturbi dell’identità di genere

Qui è presente un disturbo dell’immagine corporea e dell’identità di

è presente il transessualismo.

genere: una discrepanza tra il sesso anatomico e il genere cui il paziente ascrive se stesso. Il

vestire abiti del sesso opposto (travestitismo) si verifica nel transessualismo come mezzo di

gratificazione personale senza eccitamento genitale. I transessualismo si verifica in entrambi i

sessi e la persona che ne soffre ha la sensazione che avrebbe dovuto essere dell’altro sesso. Il

transessuale può anche riuscire a convincere il proprio partner dell’errore del proprio corpo: la sua

convinzione è un’idea prevalente. I transessuali descrivono i sentimenti che hanno nei riguardi del

loro corpo come presenti fin dall’infanzia. Nello sviluppo della condizione è stata descritta una

relazione di mutua dipendenza dalla madre con padre assente o anormale. I transessuali hanno, di

solito, difficoltà di adattamento a scuola e tendono ad avere un lavoro al di sotto delle loro

capacità intellettive. Se coniugato, il maschio transessuale ha la tendenza ad essere invidioso della

femminilità della moglie, della gravidanza e della maternità.

La maggior parte dei resoconti descrittivi nell’ambito delle devianze sessuali si occupa della natura

del comportamento piuttosto che dell’esperienza soggettiva della persona che mette inatto questo

comportamento. La definizione di perversione (devianza) sessuale attribuita a Scott è la seguente:

“Gli elementi di una definizione comprensiva delle perversioni sessuali dovrebbero includere le

attività e le fantasie sessuali finalizzate all’orgasmo, diverse dal rapporto genitale, con un partner

consenziente del sesso opposto e di pari maturità, ricorrenti in modo persistente, non

semplicemente sostitutive del comportamento preferito reso difficile da circostanze ambientali e

contrarie ad una norma di comportamento sessuale generalmente accettata dalla comunità.”

Ora proveremo ad elencare i disturbi associati allo sviluppo e all’orientamento sessuali; queste

forme di comportamento sono statisticamente abnormi, e dal momento che le attitudini nei

confronti del comportamento sessuale sono caricate dalla società in termini emotivi, la deviazione

dalla norma, il comportamento abnorme vengono considerati in un senso peggiorativo: c’è

un’accentuata marchiatura sociale. Tutto ciò è stato categorizzato da Gagnon e Simon in tre tipi di

devianza:

1. Devianza normale. Include comportamenti come la masturbazione, i rapporti

prematrimoniali e il sesso orale, che in passato e ancora oggi in qualche comunità vengono

considerati devianti.

2. Devianza subculturale. Include il transessualismo e l’omosessualità dove si può trovare una

subcultura che lo accetta.

3. Devianza individuale. Tale subcultura non esiste e si constata un più alto rischio di

ostracismo, alienazione e, di conseguenza, di sintomi psichiatrici.

I sintomi psicologici sono comuni per molte diverse forme di comportamento, e sono specialmente

correlati a frequenti vissuti di colpa, vergogna e disgusto. Fanno parte di questi disturbi:

Descrive qualsiasi tipo di rapporto sessuale con animali; è rara ed è un reato

Bestialità (zoofilia).

punibile. E’ più probabile che in essa indulgano individui di limitate capacità intellettive e con

opportunità sociali ridotte.

Viene definita come “un affetto esagerato per i bambini” e “il desiderio espresso di una

Pedofilia.

gratificazione sessuale immatura con un bambino in età prepubere”. Un adulto intraprende

un’attività sessuale con un bambino dello stesso sesso o di sesso opposto. La pederastia è un

rapporto anale praticato da adulti con bambini. Per quanto riguarda i bambini sopra i dodici anni,

l’aggressore è spesso un giovane maschio, relativamente indiscriminato nella scelta delle partner

sessuali, ma non deviante in modo grave, né malato sotto il profilo psichiatrico. Per i bambini più

giovani, è probabile che l’adulto sia più vecchio, che presenti malattie mentali come la

schizofrenia, l’ipomania, l’alcolismo, la demenza o la debilità mentale. La pedofilia è associata con

un’estrema disapprovazione. Reazioni depressive gravi sono associate con la vergogna e il

disgusto. Consiste nella persistente abitudine ad indossare gli abiti del sesso opposto. Di

Travestitismo.

solito la persona che si traveste è un maschio eterosessuale, che ha questo comportamento allo

scopo di ottenere eccitamento sessuale. Il travestitismo viene portato avanti per queste ragioni o

in questi contesti:

- Intrattenimenti o recite.

- Per provocare un eccitamento eterosessuale erotico come parte di un rituale masturbatorie,

feticistico o coitale.

- In relazioni omosessuali.

- Un travestitismo esibizionistico può verificarsi in un uomo che si veste da donna per

mostrarsi ad un’altra donna con l’intenzione di spaventare la vittima ed esprimere un

messaggio sessuale ostile nel contesto di difficoltà di rapporto con le donne.

- Come strumento.

- La gratificazione del ruolo sociale senza eccitamento sessuale è la forma in cui il

travestitismo sfocia nel transessualismo.

La parola significa “adorazione di oggetti inanimati” e implica una preoccupazione

Feticismo.

sessuale ripetuta ed un eccitamento con oggetti non viventi: questi hanno un’importanza cruciale

nel raggiungimento dell’orgasmo. Per essere considerato deviante, il feticismo deve essere

essenziale per l’orgasmo, e determinare problemi come per esempio nel rapporto con il partner. Il

feticismo è pressoché esclusivamente maschile.

Il maggior piacere e gratificazione sessuale consiste nell’esposizione dei genitali ad

Esibizionismo.

una persona di sesso opposto; il comportamento non è considerato pericoloso. L’esibizionista

espone i suoi genitali e può masturbarsi nel farlo. La natura compulsiva del comportamento è

fortemente accentuata, in quanto è presente una compulsione a ripetere l’atto allo stesso modo,

anche quando l’individuo stesso riconosce che l’atto è senza senso. Queste persone sono spesso

uomini passivi, inadeguati, con problemi nelle relazioni e bassa autostima; possono presentare un

disturbo di personalità di tipo astenico o inadeguato.

Allo scopo di raggiungere l’eccitamento sessuale, come metodo preferito o esclusivo,

Voyeurismo.

questi individui guardano ripetutamente persone che non sospettano di essere spiate, mentre si

stanno spogliando o mentre hanno rapporti sessuali. Non viene tentato alcun contatto con

l’individuo osservato; il voyeur spesso ha delle fantasie sui sentimenti di umiliazione o imbarazzo

della vittima quando questa si accorge di essere osservata.

L’eccitamento sessuale si verifica nell’infliggere dolore, o umiliazione

Sadomasochismo.

psicologica, o dominio, o sottomissione ritualizzati. Il sadismo è l’infliggere dolore ad un altro per

raggiungere l’eccitamento sessuale; il masochismo è l’esperienza passiva di dover soffrire per

raggiungere la stimolazione sessuale. Quest’ultimo spesso implica varie forme di legature e

flagellazione. Le fantasie e le pratiche più violente sono prevalentemente o esclusivamente

maschili. Il sadomasochismo è abbastanza comune tra coloro che sono esclusivamente

omosessuali.

Le anomalie delle persone che ne mostrano diverse, vengono chiamate perversioni polimorfe.

E’ estremamente rara e implica il raggiungimento dell’eccitamento sessuale attraverso il

Necrofilia.

contatto con un cadavere. Si definisce violenza sessuale il fatto di infliggere sofferenza fisica ad

Violenza sessuale – stupro.

una persona come momento di un atto sessuale non voluto. Lo stupro è un rapporto sessuale con

una donna che in quel momento non è consenziente. Perché l’atto sia legalmente considerato uno

stupro, deve comportare la penetrazione del pene in vagina e occorre che il maschio abbia più di

quattordici anni. La sodomizzazione implica il rapporto anale ed è più comunemente omosessuale.

Lo stupro implica violenza fisica, in alcuni casi estrema. La violenza di solito è la parte più

importante della motivazione, che non l’eccitamento sessuale. Si considera che la violenza

sessuale abbia quattro significati principali:

1. Potere e controllo sulla vittima.

2. Espressione di rabbia o odio.

3. In uno stupro di gruppo, il cameratismo provato dagli stupratori.

4. L’esperienza sessuale, che non è mai il tema dominante.

Benché le caratteristiche delle vittime dello stupro non siano diverse da quelle di vittime di altre

violenze, nell’esperienza soggettiva della vittima questa forma di violenza ha implicazioni

differenti. Il modo con cui è considerata dal pubblico e con cui viene trattata dalla polizia e dagli

altri, spesso produce sentimenti di colpa o di vergogna, che esacerbano quella che è già

un’esperienza sconvolgente. C’è da dire che quanto maggiore sarà la gravità dell’abuso, tanto

maggiore sarà la gravità della malattia nell’età adulta.

Si parla di incesto per fare riferimento ad una relazione sessuale tra membri della stessa famiglia

vietata da tabù, convenzioni sociali o leggi. L’incesto si verifica probabilmente in tutti i gruppi di

classi sociali, l’intelligenza media di questi soggetti è probabilmente più elevata di quella di

persone che compiono altri reati sessuali, e le malattie mentali non sono frequenti. L’incesto

padre-figlia è il più comune; Blunglass considera che questi siano i fattori predisponesti:

- Per un uomo che torna a casa dopo molti anni di separazione trova una moglie invecchiata e

una figlia giovane.

- La perdita della mogli per divorzio, separazione o morta, che lascia il padre in lutto, da solo

con una figlia adolescente che diventa la sostituta della moglie fornendo amore, sollievo e

conforto sessuale.

- Un grossolano sovraffollamento, la prossimità fisica e l’alcolismo che comportano intimità

sessuale.

- La mancanza di contatti sociali fuori dalla famiglia come risultato di povertà e lontananza

geografica.

- Ansia associata con mancanza di potenza sessuale.

- Conflitti matrimoniali e rifiuto o riduzione dell’attività sessuale coniugale.

- Caratteristiche psicopatiche di scarso controllo degli impulsi, aggressività e mancanza di

sensi di colpa.

Il padre può avere gravi sensi di colpa e depressione mentre la relazione sta ancora continuando.

Anche la figli potrà successivamente avere una conseguente invalidità psichica. L’abuso sessuale

nell’infanzia è da considerare come uno dei maggiori fattori per lo sviluppo nell’adolescenza e

nell’età adulta, di disturbi dell’adattamento e di disturbi emotivi.

Per omosessualità egodistonica si intende l’individuo che esplicitamente afferma che le modalità

persistenti di eccitamento sessuale omosessuale non sono volute e sono fonte di disagio, con il

contemporaneo desiderio di acquisire un comportamento eterosessuale. Non necessariamente è

presente un disturbo dell’identità di genere. I fattori che contribuiscono all’omosessualità maschile

sono stati riassunti da Bancroft come fattori di “spinta” e di “trazione”: i fattori di spinta implicano

l’ansia nei confronti del ruolo eterosessuale; i fattori di trazione includono il desiderio sessuale, il

desiderio di un rapporto emotivo a due, l’autostima rafforzata dall’attrazione esercitata sul

partner, l’erotizzazione di una persona che per altri versi rappresenta un oggetto pericoloso, e

infine il guadagno materiale. Nell’omosessualità femminile, il disturbo dell’identità di genere non è

di solito cospicuo, ma il ruolo di genere è spesso marcatamente mascolino. Le lesbiche descrivono

più spesso disturbi nelle fasi precoci della vita che non le donne eterosessuali, con una cattiva

relazione con la madre. Esse descrivono anche più spesso una cattiva relazione con il padre, il

matrimonio disturbato dei genitori ed un’infanzia difficile; raramente avevano ricevuto istruzioni

sessuali dalla loro madre e alcune possono aver sperimentato nell’infanzia un rapporto

eterosessuale traumatico. L’omosessualità e l’eterosessualità non sono fisse ed immutabili: c’è una

possibilità di cambiamento in entrambe le direzioni, e questo viene influenzato da fattori

ambientali/sociali e interni/psicologici. Per una serie di ragioni, le relazioni omosessuali sono

fragili; quando queste relazioni si rompono, spesso si presentano gelosia intensa e gravi

sentimenti di perdita e di abbandono.

Gli effetti principali dell’AIDS si verificano tra gli omosessuali: l’AIDS viene descritta per la prima

volta nel 1981 e deriva dall’infezione di un retrovirus, il virus dell’immunodeficienza umana

acquisita (HIV). Inizialmente ci può essere un’infezione transitoria, il complesso legato all’AIDS poi

si manifesta con malessere, perdita di peso, diarrea e febbre; alla fine l’AIDS conclamata presenta

una delle tre seguenti sindromi: infezioni polmonari opportunistiche, sarcoma di Kaposi,

encefalopatia da AIDS. Lo psichiatra potrebbe incontrare sei differenti tipi di presentazioni

associate con l’AIDS:

1. Encefalopatia da AIDS. Progredisce fino alla demenza e può essere associata con neuropatie

periferiche.

2. Psicosi associata con l’AIDS o con l’infezione HIV che comportano cambiamenti dell’umore,

deliri e allucinazioni; i sintomi erano stati considerati non organici e funzionali.

3. Ansia e depressione nei pazienti con AIDS conclamata.

4. Ansia, depressione e altri sintomi psicopatologici in soggetti HIV positivi. In questo caso c’è

il timore di sviluppare l’AIDS, insieme con il timore di trasmettere il virus ai partners.

Inoltre ci possono essere segni gravi di discriminazione sia dalla comunità omosessuale sia

dalla società.

5. Paura dell’AIDS in coloro che sono stati esposti al rischio, sia per contatti omosessuali che

eterosessuali, sia per lo scambio di siringhe.

6. Paura dell’AIDS e convinzione di averlo contratto possono presentarsi allo psichiatra anche

in persone che non hanno e non potrebbero aver contratto l’infezione.

La sindrome da paura dell’AIDS può essere molto simile all’AIDS vera e propria nelle sue fasi

iniziali.

Sintomi associati con un rapporto eterosessuale normale sono estremamente frequenti: tali

sintomi possono essere associati con:

che sono rappresentati dalle funzioni degli organi sessuali durante il rapporto.

Disfunzioni sessuali

Per gli uomini queste includono difficoltà di erezione e di eiaculazione; per le donne si verificano

inibizioni varie dell’eccitamento sessuale come la parziale o totale incapacità di mantenere la

lubrificazione e il turgore dei genitali durante l’atto sessuale, o un persistente dolore genitale

durante il coito (dispareunia) o spasmi involontari della muscolatura genitale (vaginismo).

che sono rappresentati dalle sensazioni soggettive durante il rapporto. Le

Difficoltà sessuali

difficoltà possono presentarsi come l’incapacità a rilassarsi, la mancanza di interesse per il sesso, il

disgusto o la repulsione. La relazione sessuale con il partner è ovviamente cruciale. Se uno dei

due prova sintomi o insoddisfazione nella relazione sessuale, allora anche l’altro sarà

insoddisfatto.

I problemi coniugali hanno riflessi all’interno e all’esterno della sfera sessuale, oltre che per i

partner anche per gli altri. Un disturbo della relazione all’interno della famiglia, specialmente il

matrimonio, è considerato un fattore di provocazione di difficoltà successive a livello emotivo e

nevrotico per i bambini. Quando un partner nel matrimonio soffre di una malattia mentale,

aumenta la probabilità che anche l’altro ne sia affetto: La diagnosi è di solito di disturbo della

personalità per le mogli e spesso di alcolismo per i mariti. La vulnerabilità per disturbi coniugali si

verifica nei primi anni di matrimonio. In una persona con scarsa autostima, le aspettative per una

relazione vengono inaridite da passati fallimenti e, con il sentimento di incompetenza, queste

persone falliscono nel costruire una relazione. Alternativamente ci può essere qualche problema

ad avere fiducia nel partner. L’addestramento alla formazione di legami emotivi si verifica

precocemente nell’infanzia, e un persistente disturbo della capacità di costruire relazioni può

essere dovuto ad un difetto di quest’epoca della vita. Ciascun sintomo dell’intera gamma di quelli

nevrotici, psicosomatici o da dipendenza da alcol e droghe può essere associato con disfunzioni

coniugali. L’insonnia è particolarmente frequente, così come lo sono la depressione e l’ansia e le

lamentele fisiche per dolori addominali, cefalea, eccessiva minzione notturna, dispareunia e mal di

schiena. Mentre è probabile che la moglie presenti sintomi psicosomatici. Il tentativo di suicidio è

estremamente comune a seguito di difficoltà matrimoniali. I problemi di personalità sono fonti


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Neuropsicologia,basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Introduzione alla Psicopatologia Descrittiva, Sims. Gli argomenti trattati sono: psicopatologia dello sviluppo, concetti fondamentali, norma individuale, norma tipologica, l’anormalità tipologica, segni e sintomi, Jasper, comprendere, spiegare.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche per l'analisi dei processi psichici nello sviluppo e nella salute
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Neuropsicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Storiche Prof.

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