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cervello; strutture più basse controllano le vocalizzazioni innate.

Sistema nervoso centrale

- Grigio periacqueduttale mesencefalico; la cui lesione causa mutismo

- Centro ventrolaterale pontino; se stimolato produce vocalizzazioni, se lesionato altera la

capacità di vocalizzare

- Corteccia anteriore del cingolo; se lesionato elimina la capacità di produrre vocalizzazioni

volontarie

- Area corticale laringea; se stimolata provoca isolati movimenti di chiusura delle corde vocali

- Ipotalamo; se stimolata provoca vocalizzazioni che somigliano a quelle spontanee

- Area motoria supplementare; se stimolata, produce vocalizzazioni.

Sistema nervoso periferico

E' importante nella vocalizzazione sia perché invia al cervello informazioni sensoriali sulla

posizione degli organi articolatori sia perché veicola i comandi provenienti dai centri corticali

per il controllo motorio fine delle strutture laringee e sopralaringee coinvolte nella produzione

linguistica. le informazioni afferenti sono veicolate dai nervi trigemino (V), glossofaringeo (IX),

vago (X) e ipoglosso (XII).

SISTEMI DI MEMORIA

Memorie dichiarative e conoscenza esplicita

Nella sua accezione più generale la memoria dichiarativa fa riferimento a quel tipo di

conoscenza cui si può avere accesso consapevole (conoscenza esplicita), come ad esempio le

nozioni scolastiche. I contenuti di questo tipo di memoria possono essere recuperati

consapevolmente e verbalizzati, Nell'ambito della memoria dichiarativa si distingue la memoria

semantica, che riguarda l'insieme delle conoscenze enciclopediche sul mondo; e la memoria

episodica, che riguarda le esperienze del passato che siamo in grado di recuperare

volontariamente di raccontare.

Memorie non dichiarative e conoscenza implicita

Le memorie non dichiarative sono legate ad un tipo di apprendimento e di conoscenze che

dipendono dall'esecuzione ripetuta di un compito, come ad esempio l'acquisizione di abilità

motorie nello sport o nella danza. Una caratteristica fondamentale di questo tipo di memorie è

che queste sono acquisite in assenza di consapevolezza. Le conoscenza memorizzate nella

forma non dichiarativa (implicita) non sono accessibili all'introspezione verbale, cioè non

possono essere descritte consapevolmente e vengono utilizzate in forma automatica.

Nell'ambito della memoria non dichiarativa si distinguono:

- le procedure cognitivo-motorie, quali quelle alla base della capacità di guidare un'automobile,

camminare etc

- il "priming", cioè il fenomeno per cui il rilevamento o il completamento di stimoli sensoriali è

facilitato dalla presentazione subliminale di uno stimolo ad essi apparentato

- il condizionamento classico o quello emozionale, ovvero l' associazione tra stimoli sensoriali e

complesse risposte fisiologiche (es: cane di Pavlov, salivazione comincia con suono associato a

cibo)

CAP 4

TECNICHE DI INDAGINE E LORO APPLICAZIONE ALLO STUDIO DEL LINGUAGGIO

NORMALE E PATOLOGICO

Stimolazione e registrazione diretta del parenchima cerebrale

Queste due tecniche sono estremamente invasive e costituiscono dei prototipi di interferenza

con l'attività neurale (stimolazione) e di osservazione dell'attività neurale (registrazione)

durante specifici compiti cognitivi. hanno elevata risoluzione spaziale e temporale. Poiché il

parenchima cerebrale non ha terminazioni dolorifiche, le stimolazioni-registrazioni possono

essere effettuate mentre il soggetto è sveglio.

EEG e potenziali evento-correlati (ERP)

La tecnica elettroencefalografica non è assolutamente invasiva, e permette di misurare,

tramite una serie di elettrodi registranti posizionati sullo scalpo, l'attività dei neuroni corticali

sottostanti ciascun elettrodo.

Importanti contributi allo studio del linguaggio sono stati forniti dall'analisi della

sincronizzazione dei segnali elettroencefalografici con l'avvio di un dato evento, come la

presentazione visiva o uditiva di un dato stimolo. Questa tecnica, detta dei potenziali

eventocorrelati (ERP), misura differenze di cariche elettriche tra due elettrodi entrambi attivi, situati

in punti diversi dello scalpo.

La tecnica risulta avere un'altissima risoluzione temporale ed una risoluzione spaziale non elevata.

Magnetoencefalografia (MEG)

E' una moderna e sofisticata tecnica funzionale non invasiva in grado di registrare, tramite

particolari sensori posti in prossimità dello scalpo, i deboli campi magnetici indotti per effetto

Faraday dall'attività elettrica dei neuroni. Il dispositivo di registrazione contiene sensibilissimi

rilevatori immersi in elio liquido a temperature di -269° C. L'informazione sui campi magnetici

indotti, una volta estratta, può essere proiettata sull'immagine anatomica dello stesso soggetto

ottenuta tramite risonanza magnetica e fornire così un profilo anatomo-funzionale di una

determinata regione cerebrale. Ha il limite di poter captare solo l'attività corticale superficiale,

tuttavia la MEG ha un'eccellente risoluzione sia spaziale che temporale.

Stimolazione magnetica transcranica (TMS)

Tecnica basata sul principio dell'induzione elettromagnetica, secondo il quale un impulso di

corrente elettrica che passa attraverso una bobina di metallo (usualmente rame) genera un

campo magnetico con direzione perpendicolare a quella del campo elettrico. I moderni

apparecchi per stimolazione magnetica utilizzano una bobina stimolante contenente la spirale

che può essere appoggiata sullo scalpo ed è connessa ad un condensatore. Il campo elettrico

generato nella bobina dalla scarica del condensatore induce un campo elettromagnetico di

elevata potenza e breve durata che, essendo perpendicolare alla bobina, attraversa i tessuti

cutanei, muscolari e ossei del cranio, raggiunge la corteccia cerebrale e, nel caso di

stimolazioni ripetitive e prolungate, blocca, in maniera del tutto temporanee e reversibile, la

funzione dell'area corticale sottostante al punto di posizionamento della bobina stessa.

TECNICHE DI NEUROANATOMIA FUNZIONALE

La tomografia ad emissione di positroni (PET) e la risonanza magnetica funzionale (fMRI) sono

le due principali tecniche di visualizzazione dell'attività cerebrale in vivo. Entrambe le tecniche

si basano sulla nozione secondo cui incrementi di attività neurale in una data regione cerebrale

si accompagnano ad un aumento del flusso cerebrale e del consumo di ossigeno, cui segue un

aumento dell'apporto locale di sangue. Le tecniche tomografiche producono immagini con

risoluzione spaziale e contrasto omogenei in tutto il volume acquisito, permettendo di

visualizzare le strutture profonde e l'interno dei solchi corticali al pari della superficie della

corteccia. A fronte di una limitata risoluzione temporale, queste tecniche presentano un'

elevata risoluzione spaziale.

Tomografia ad emissione di positroni (PET)

Può essere utilizzata per misurare sia il metabolismo cerebrale che il flusso sanguigno. Questo

secondo tipo di applicazione presenta il vantaggio di utilizzare un tracciante, l’ossigeno-15

(O15), che, avendo un’emivita breve, consente di eseguire un maggior numero di misurazioni

nello stesso soggetto all’interno della stessa seduta sperimentale. Il tracciante O15 viene

iniettato in vena sotto forma di acqua e raggiunge il cervello dopo circa 30 secondi. Nei

successivi 30-60 secondi viene acquisita l’immagine funzionale. Il tracciante O15 emette un

positrone, ritornando alla forma stabile di O16. Ciascun positrone emesso, interagendo con un

elettrone, si annichilisce producendo due fotoni che viaggiano in direzioni opposte. Il

tomografo è costituito da una serie di sensori disposti ad anello intorno alla testa che rilevano il

numero di fotoni provenienti da diverse posizioni spaziali. L’apparato ricostruisce quindi una

mappa tridimensionale del cervello, in cui l’intensità del segnale in ciascun punto è data dalla

quantità di radiazioni individuate dal sensore in quel punto durante la fase di acquisizione. La

quantità di radioattività è quasi linearmente proporzionale al flusso sanguigno, per cui queste

mappe possono essere considerate come immagini dell’attività neurale media durante

l’acquisizione. La sostanza radioattiva raggiunge il cervello e si concentra maggiormente nella

zona dove c’è maggiore quantità di sangue; La quantità di sangue risulta aumentata nelle zone

metabolicamente più attive. E’ dunque possibile valutare indici di attività cerebrale nel

momento in cui il soggetto esegue un dato compito.

Risonanza magnetica funzionale (fMRI)

Questa tecnica si basa sul fatto che ogni tessuto ha proprietà magnetiche differenti, legate in

genere alla diversa concentrazione di protoni, nuclei di idrogeno che se sottoposti a un campo

magnetico ruotano attorno al proprio asse e si allineano secondo l’asse principale del campo.

Quando cessa il campo interferente, si riallineano emettendo a loro volta onde radio registrate

da appositi sensori che forniscono pertanto indicazioni sulla variazione delle proprietà

magnetiche del tessuto esaminato. La tecnica BOLD si fonda sul contrasto basato sul livello di

ossigenazione sanguigna. Poiché durante l’attività neurale si ha un aumento di flusso

sanguigno maggiore dell’aumento del consumo di ossigeno, aumenterà il livello di

ossigenazione del sangue. Ciò causerà un aumento del segnale di risonanza magnetica in

prossimità di capillari sanguigni che irrorano le aree cerebrali in cui è avvenuto l’aumento di

attività neurale.

Rispetto alla PET la risonanza magnetica funzionale comporta una serie di vantaggi:

- maggiore risoluzione spaziale e temporale

- fMRI completamente innocua

- fMRI consente l’acquisizione di un numero molto più elevato di img funzionali per ogni

soggetto

Tomografia ottica (OT)

Il metodo della tomografia ottica, detto anche spettroscopia vicino all’infrarosso, dipende dalla

diversa trasparenza dei tessuti alla luce in zone dello spettro prossime all’infrarosso. I fotoni di

questa parte dello spettro hanno maggiore potere di attraversare i tessuti rispetto a quelli della

luce visibile e possono essere rilevati quando ne riemergono. Siccome le due forme

conformazionali di emoglobina assorbono la luce in differenti parti dello spettro, analizzando la

lunghezza d’onda della luce inviata e di quella ricaptata all’emergere dei tessuti, è possibile

misurare il consumo di ossigeno nella struttura illuminata.

La risoluzione spaziale della OT è minora di quella della fMRI, ma quella temporale è

nettamente superiore. La OT è completamente non invasiva.

TECNICHE MORFOLOGICHE E MORFOMETRICHE

Questo gruppo di tecniche è in grado di darci informazioni in vivo sulla struttura e non sulla

funzione del sistema nervoso.

Tomografia assiale computerizzata e risonanza magnetica

Sono tecniche che consentono di ottenere in vivo informazioni morfologiche ottenibili prima del

loro avvento, solo con l'esame autoptico. Sono entrambe alla base del moderno metodo del

confronto tra sede ed estensione di una data lesione cerebrale con i deficit conseguenti ad

essa.

La tomografia assiale computerizzata (TAC) si basa sul diverso assorbimento di raggi X da

parte di varie strutture cerebrali (ad es: sostanza grigia Vs sostanza bianca) e da parte del

cervello sano rispetto a quello leso.

A differenza della TAC, la risonanza magnetica statica (RMS) non comporta l'uso di raggi X, ma

si basa sull'emissione di onde radio da parte di protoni precedentemente sottoposti ad un

campo magnetico. Le immagini ottenute sono tipicamente rappresentate sul piano

bidimensionale (TAC) e tridimensionale (RMS)

Diffusion Tension Imaging (DTI)

E' una potente variante morfologica della risonanza magnetica statica, introdotta di recente. Si

basa sul rilevamento di molecole di H2O nei diversi tessuti. Nelle fibre nervose queste molecole

si spostano più velocemente nel senso della lunghezza che non di traverso. La DTI è capace di

cogliere questo movimento, dando come risultato l'esatto orientamento delle fibre nervose,

raggruppate per fasci.

Morfometria basata sull'analisi dei voxel

E' una tecnica computazionale che consente di misurare le differenze nella concentrazione

locale del tipo di tessuto nervoso. Tramite questa analisi è possibile paragonare le

concentrazioni locali di sostanza grigia nelle immagini di risonanza di due gruppi di soggetti o

addirittura nello stesso soggetto in periodo di diversi.

CAP 5

Col termine AFASIA la moderna neurolinguistica indica quei quadri clinici di alterazione più o

meno grave della comprensione e della produzione del linguaggio conseguente a lesioni

cerebrali, in genere localizzate nell'emisfero sinistro, successive all'acquisizione del linguaggio.

Una delle fondamentali distinzioni nella descrizione del linguaggio è quella tra il dizionario di

simboli memorizzati che costituiscono il lessico, da un lato, e l'insieme di regole che servono

per combinare detti simboli su cui si basa la sintassi, dall'altro. Pazienti afasici con lesioni

anteriori (in genere frontali) mostrano soprattutto disturbi sintattici, mentre pazienti con

lesioni posteriori (in genere temporali) mostrano soprattutto problemi lessicali.

OSSERVAZIONE CLINICA E SEMEIOLOGIA AFASIOLOGICA NEL PAZIENTE ADULTO

Nella prima interazione con un paziente afasico ci si deve sentire liberi di esplorarne i

problemi linguistici anche senza utilizzo dei test standardizzati, poiché è importante descrivere

accuratamente ciò che un paziente afasico è capace di fare e ciò che invece ha perso, piuttosto

che cercare a tutti i costi di incasellarlo in categorie che ipersemplificano spesso la realtà del

singolo paziente.

In questa prima fase bisogna porre attenzione alle alterazioni della quantità e della qualità

dell'eloquio.

Le alterazioni quantitative comportano un aumento o riduzione del ritmo di produzione

nell'unità tempo (ad es: numero di parole al minuto) rispetto a valori medi, tipici di una data

lingua. nel primo caso si parla di eloquio fluente, nel secondo di eloquio ridotto.

Le alterazioni qualitative dell'eloquio comportano una serie di sintomi, presenti in varie

associazioni tra loro, che possono riguardare il livello fonologico, il livello semantico o il livello

sintattico.

Le principali alterazioni qualitative sono:

- Parafasia fonemica: sostituzione, trasposizione, omissione di uno o più fonemi all'interno

della parola che il paziente intende produrre (ES: Ho fame e anca sete)

- Neologismo: produzione di parole impossibili da riconoscere (ES: Ho visto un varino sul

catampo)

- Parafasia semantica: parola inadeguata nel contesto, ma semanticamente collegata alla

parola target (ES: Per tagliare la bistecca uso cucchiaio e forchetta)

- Parafasia verbale: parola inadeguata nel contesto e che non ha nessuna relazione semantica

o somiglianza fonologica con la parola target (ES: Sono stato assente per molto gatto)

- Anomia: incapacità di reperire una parola durante compiti di denominazione

- Circonlocuzione: quando il paziente non riesce a reperire una parola può sostituire la parola

che intende produrre con una frase che descrive l'oggetto e la sua funzione (ES: al posto della

parola "chiave" può dire "Serve ad aprire la porta")

- Conduite d' approches: produzione di variazioni fonemiche della parola bersaglio nel tentativo

di autocorreggersi e avvicinarsi alla forma corretta della parola (ES: pesso - passino passaggio)

- Ecolalia: involontaria e incontrollabile tendenza da parte del paziente a ripetere quanto

immediatamente espresso dall'interlocutore

- Perseverazione: Ripetizione involontaria di sillabe, parole o sintagmi (ES: Ho mangiato la

minestra, poi ho bevuto la minestra e alla fine ho lavato la minestra)

- Stereotipia: uso ripetuto di parole o frasi

- Agrammatismo: E' caratterizzato da un impoverimento della struttura sintattica della frase,

dalla tendenza ad usare le flessioni più semplici riguardanti ad esempio la desinenza all'infinito

per i verbi dell'italiano

- Paragrammatismo: uso errato di morfemi grammaticali che non comporta riduzione di

eloquio (ES: Dice che si possono alzare di andare a lavare le stoviglie)

- Gergo fonemico o verbale: alterazione dell'eloquio che comporta l'impossibilità di riconoscere

molte delle parole per alterazioni a livello sia fonemico che lessicale o sintattico

- Difficoltà articolatorie (o aprassia verbale)

Bisogna inoltre considerare che un paziente afasico presenta molto spesso deficit non

strettamente linguistici, tra cui

- lentezza nella comprensione, inabilità a creare idee nuove o iniziare spontaneamente una data

attività

- riduzione dell'attenzione

- perdita di pensiero astratto

- deficit mnestico

- diminuzione della disponibilità di strategie di problem-solving

Vanno infine considerati i sintomi che insorgono spesso in concomitanza con quelli afasici

perché legati a lesioni di strutture vicine o in parte sovrapposte a quelle che inducono afasia.

- Aprassia gestuale: Incapacità o difficoltà di eseguire su imitazione o su comando verbale le

particolari classi di movimento complessi

- Aprassia costruttiva: corrisponde a un deficit nel disegnare o copiare figure

- Aprassia digitale: incapacità di collegare alle dita della propria mano il loro nome o indicare

su una figura di una mano il dito che è stato toccato dall'esaminatore sulla mano del paziente

VALUTAZIONE FORMALE DEL LINGUAGGIO NEL SOGGETTO ADULTO MONOLINGUE:

I TEST STANDARDIZZATI

Una precisa diagnosi di afasia deve basarsi su test standardizzati che prendano in

considerazione i molteplici piani delle lingue storico-naturali.

Queste prove possono esplorare uno o più livelli organizzativi del linguaggio:

-il Livello Fonologico è esplorato in uscita (output) in particolare tramite analisi della

generazione dei suoni e delle sillabe, e in entrata (input) tramite la discriminazione e

l'identificazione di questi suoni e delle parole formate a partire da essi. Il livello fonologico può

essere ulteriormente decomposto in

- fonetico: riguarda la relazione tra la configurazione fisica dell'apparato articolatorio e la

precisa qualità del corrispondente suono linguistico

- fonemico: riguarda gli attributi dei suoni del linguaggio che sono critici per

determinarne il significato

- il Livello Semantico è esplorato tramite analisi dell'abilità di comprendere, scegliere e

produrre parole con "funzione semantica"

-il Livello Sintattico è esplorato tramite analisi dell'abilità di generazione di unità

sintatticamente organizzate

I test standardizzati sono fondamentali per assicurarsi che la valutazione sia effettivamente

rappresentativa delle capacità del paziente al momento del test e si basano su un numero e

una varietà di prove che possono esplorare i vari livelli organizzativi del linguaggio. Sono

importanti per tre ragioni:

- consentono di poter confrontare statisticamente le prestazioni in diversi compiti con dei valori

normativi

- consentono paragoni tra pazienti diversi in contesti e lingue differenti

- consentono il paragone quantitativo del deficit nello stesso paziente a diversi intervalli

temporali dall'evento lesivo

Anna Basso e colleghi in Italia negli anni '70 hanno sviluppato il test di Milano, un test

standardizzato per la valutazione del linguaggio in pazienti afasici di lingua italiana, che

comprende prove di produzione spontanea, denominazione, comprensione e le cosiddette

prove di transcodifica, come la ripetizione, la lettura ad alta voce e la scrittura sotto dettatura.

Luzzati e colleghi hanno adattato alla lingua italiana un test per lo studio dell'afasia messo a

punto dall'Università di Aquisgrana: l' AAT.

Questo test è composto da sei sezioni che valutano sei aspetti delle funzioni linguistiche:

1. linguaggio spontaneo, valutato durante una conversione con il paziente;

2. comprensione acontestuale, valutata tramite il Token Test (ideato da Ennio De Renzi), in cui

al paziente viene effettuata la richiesta verbale di indicare, toccare o prendere oggetti chiamati

gettoni- con determinate caratteristiche dimensionali, formali o cromatiche, con

difficoltà crescente;

3. capacità di ripetizione, valutata in compiti dove viene chiesto al paziente di ripetere suoni

isolati, parole bisillabiche, prestiti italiani di parole straniere (film, bar etc), parole composte,

sintagmi e frasi di varia complessità;

4. linguaggio scritto, nelle cui prove il paziente deve scrivere sotto dettatura;

5. denominazione, in cui al paziente viene chiesto di denominare oggetti rappresentati in

figure, colori, oggetti con nomi composti o di formulare una frase completa per descrivere delle

figure che gli vengono mostrate

6. comprensione, in cui viene valutata la comprensione orale di parole isolate, quindi di frasi e

infine di parole e di frasi scritte.

L'AAT risulta obbiettivo e sistematico, oltre che chiaro e relativamente semplice da utilizzare. Il

test permette di classificare i pazienti all'interno di una determinata sindrome e di ottenere

una diagnosi automatizzata del tipo di afasia.

CAP 6

IL DISFARSI DELLE LINGUE II: LA NEUROLINGUISTICA CLINICA

CLASSIFICAZIONE SINDROMICA DELL'AFASIA

Una delle classificazioni più sistematiche fu proposta nel 1885 dal neurologo tedesco Ludwig

LICHTHEIM, che ampliò lo schema del linguaggio proposto da Wernicke.

Lichtheim ipotizzò l'esistenza di un "centro delle immagini uditive", dove erano contenute le

memorie uditive delle parole, e di un "centro delle immagini motorie" dove risiedevano le

memorie motorie dei movimenti coordinati per la produzione delle parole. Dalla periferia

uditiva le impressioni acustiche giungevano alla corteccia uditiva, ma per la comprensione dei

suoni doveva stabilirsi un'ulteriore connessione fra il centro uditivo e il centro dei concetti. La

produzione del linguaggio volontario iniziava quando il centro dei concetti inviava informazioni

al centro delle immagini motorie, da dove gli impulsi nervosi venivano poi inviati agli organi del

linguaggio.

Una delle più diffuse classificazioni in uso oggi consiste in un aggiornamento dei tipi di afasia

proposti da Lichtheim, e prevede 8 tipi di sindromi afasiche.

1. Afasia globale. R.

E' la forma clinica più grave.

L'eloquio è abolito o ridotto a pochi elementi sillabici e stereotipie.

La comprensione è praticamente nulla.

La scrittura è gravemente compromessa.

La lettura è impossibile.

Le lesioni sono vaste e centrate su tutte le aree del linguaggio.

Sintomi associati: paralisi degli arti di destra e perdita delle capacità visive dell'emicampo destro.

2. Afasia di Broca. R.

L'eloquio e la ripetizione sono ridotti, lenti, con difficoltà articolatorie.

La comprensione è relativamente buona.

La scrittura è in genere compromessa.

La lettura è a volte compromessa.

Le lesioni sono centrate nell'area di Broca, ovvero l'area 44 di Broadmann.

Sintomi associati: paralisi del lato destro del corpo (emiparesi o emiplegia destra).

3. Afasia transcorticale motoria. R.

L'eloquio e la ripetizione sono ridotti, lenti.

La comprensione è buona.

La scrittura è compromessa non gravemente.

La lettura può essere compromessa.

Le lesioni sono centrate sulle regioni anteriori e superiori dell'area 44 di Broadmann.

Sintomi associati: paralisi al lato destro del corpo.

4. Afasia transcorticale mista. R.

E' una forma clinica molto rara e grave.

L'eloquio è gravemente ridotto.

La ripetizione è relativamente buona.

La comprensione è compromessa.

La scrittura è compromessa.

La lettura è compromessa.

Le lesioni sono centrate sulle regioni posteriori (37 e 39 di Broadmann) e anteriori all'area di

Broca.

Sintomi associati: nessuno

5. Afasia di Wernicke. F.

L'eloquio è fluente.

La ripetizione è compromessa.

La comprensione è gravemente compromessa.

La scrittura è compromessa.

La lettura è compromessa.

Le lesioni sono centrate sulla parte posteriore dell'area 22 di Broadmann.

Sintomi associati: cecità dell'emicampo visivo destro (emianopsia omonima destra).

6. Afasia di conduzione. F.

L'eloquio è fluente.

La ripetizione è compromessa.

La comprensione è in genere conservata.

La scrittura è compromessa.

La lettura è in genere compromessa.

Le lesioni sono centrate nell'area 40 di Broadmann (fascicolo arcuato)

Sintomi associati: nessuno

7. Afasia transcorticale sensoriale. F.

L'eloquio è fluente.

La ripetizione è in genere conservata.

La comprensione è compromessa.

La scrittura è compromessa.

La lettura è compromessa.

Le lesioni sono centrate sulle aree 37 e 39 di Broadmann.

Sintomi associati: nessuno

8. Afasia anomica (o amnestica). F.

L'eloquio è fluente

La ripetizione è in genere conservata.

La comprensione è compromessa.

La scrittura è compromessa.

La lettura è in genere conservata.

Le lesioni sono centrate sulle aree 37 e 39 di Broadmann.

Sintomi associati: nessuno

FORME SPECIALE DI AFASIA

SOGGETTI BILINGUI E POLIGLOTTI.

Di rilievo per la neurolinguistica è conoscere se le diverse lingue che un soggetto bilingue

utilizza sono rappresentate nelle stesse strutture cerebrali o sono invece rappresentate in

strutture cerebrali diverse. La ricerca in questo campo è diretta sull'analisi del recupero delle

varie lingue dopo lesioni cerebrali centrate su aree linguistiche.

Modalità di recupero.

Il recupero parallelo (vale a dire il miglioramento paragonabile nelle varie lingue) farebbe

supporre una comunanza dei substrati rappresentazionali delle lingue.

Sono però state descritte altre modalità di recupero:

a) selettivo, quando soltanto una lingua recupera mentre l'altra non presenta alcun

miglioramento;

b) successivo, quando si assiste al miglioramento di una lingua e soltanto successivamente

delle altre;

c) antagonista, quando al miglioramento delle prestazioni in una lingua corrisponde il

peggioramento delle prestazioni in un'altra.

Tra le variabili che influenzano la proteiformità del recupero sono state chiamate in gioco l'età

di acquisizione, la competenza in una data lingua, oltre che ovviamente la sede e l'estensione

della lesione. Studi recenti hanno sostenuto che l'età di acquisizione delle due lingue e la loro

modalità di utilizzazione (informale Vs scolastica) possano determinare una differente

rappresentazione nei diversi sistemi della memoria. Questa ipotesi è stata confermata. Le

strutture grammaticali della prima lingua, utilizzate in maniera automatica, sono rappresentate

nei sistemi della memoria procedurale. Le strutture grammaticali della seconda lingua, apprese

con strategie consapevoli, sono maggiormente rappresentate nei sistemi della memoria

dichiarativa.

Reazioni afasiche nei poliglotti.

I disturbi del linguaggio caratteristici dei poliglotti sono principalmente lo switching, ovvero il

passaggio più o meno frequente da una lingua all'altra, e il mixing, ovvero il mescolamento di

due o più lingue all'interno della stessa frase.

Tra i disturbi della traduzione citiamo l'incapacità di tradurre, la traduzione spontanea

(tendenza compulsiva), la traduzione senza comprensione e la traduzione paradossa (il

paziente è in grado di tradurre verso la lingua nella quale non sono in grado di parlare).

L'esame standardizzato dell'afasia nei bilingui.

Il BAT (Bilingual Aphasia Test) è stato messo a punto da Michel Paradis e si divide in tre parti.

Parte A: si tratta di una parte molto in generale nella quale si raccolgono tutte le informazioni

necessarie per valutare la storia linguistica del paziente e della sua famiglia

Parte B: si analizzano le prestazioni linguistiche nelle varie componenti del linguaggio solo in

una lingua. Il paziente deve quindi essere sottoposto a una parte B per ogni lingua che

conosce.

Parte C: questa parte studia le capacità di traduzione da una lingua all'altra e i giudizi

grammaticali su frasi che contengono elementi grammaticali dell'altra lingua.

Se il paziente è bilingue verrà sottoposto solo ad un'unica parte C, per poterne valutare le capacità

di traduzione dalla prima lingua verso la seconda e viceversa, se invece il paziente è trilingue

dovrà essere sottoposto a tre parti C.

Nella valutazione degli afasici multilingue devono essere osservate alcune precauzioni

metodologiche. Ogni lingue dovrebbe essere valutata in giorni diversi. Dovrebbero essere

accuratamente descritte le abitudini del paziente a commutare (switching) e a mescolare

(mixing) le lingue prima della lesione.

La valutazione dei risultati avviene in un secondo tempo.

A questo proposito ci sono due livelli di valutazione del BAT:

1. Livello immediato, nel quale vengono valutate le risposte che vengono inserite in un

programma computerizzato che analizza automaticamente i risultati

2. Secondo livello, nel quale viene eseguita un'analisi neurolinguistica di tutte le prove a cui è

stato sottoposto il paziente, così da ottenere dati quantitativi sulle prestazioni linguistiche del

paziente nelle varie lingue, nonché sul tipo e sulla quantità di errori commessi.

AFASIA NEL LINGUAGGIO DEI SEGNI.

Le lingue dei segni presentano una doppia articolazione essendo costituite da unità non

significanti (unità motorie minime) che si uniscono per formare unità significanti (gesti più

complessi che ricordano da vicino le parole). Una particolarità di questi codici è che diverse

configurazioni spaziali e temporali di un determinato gesto definiscono aspetti semantici,

sintattici e morfologici propri di ciascuna lingua dei segni. Questi codici sono inoltre creativi, e

il loro sviluppo sincronico e diacronico è influenzato socialmente dal fatto che assumono forme

diverse a seconda della geografia. Lesioni cerebrali dell'emisfero sinistro inducono afasie dei

segni che ricordano quelle indotte da lesioni analoghe in soggetti che usano le lingue storico-

naturali.

AFASIA CROCIATA

Si riferisce alle afasie in pazienti destrimani con lesioni nell'emisfero destro, una patologia

molto rara. Quando il danno è localizzato nell'emisfero destro di una persona destrimane ed è

presente afasia si deve assumere che il linguaggio è strutturalmente (anatomicamente) basato

sull'emisfero destro.

AFASIA NEI MANCINI.

La dominanza emisferica sinistra è più frequente per i destrimani mentre la dominanza

emisferica destra è meno frequente per i mancini. il 20-30% dei mancini mostra afasia dopo

una lesione all'emisfero destro, tuttavia anche nei mancini l'afasia consegue soprattutto a

lesioni emisferiche destre. L'afasia nei mancini è meno grave e generalmente il recupero è

maggiore e più veloce. Le sindromi afasiche sono simili a quelle mostrate dai destrimani, ma i

deficit di comprensione uditiva, di scrittura e di spelling sono significativamente meno

frequenti.

AFASIA NELLA DEMENZA.

Linguaggio nelle demenze.

Sono distinti dalle sindromi afasiche conseguenti a lesioni emisferiche focali. Ci sono tipi

qualitativamente diversi di demenza e i deficit linguistici possono variare molto in base al tipo di

demenza. Ci sono tuttavia delle alterazioni linguistiche che si trovano in tutti i tipi di demenza,

come l'incoerenza della produzione linguistica, i deficit di denominazione, la semplificazione della

sintassi, perseverazione, ecolalia, introduzione di frasi improbabili e la tendenza per questi deficit

ad aumentare nel corso di lunghe conversazioni.

Questi deficit sono inoltre fortemente influenzati da altri fattori non linguistici come per esempio il

disturbo di memoria, problemi di elaborazione delle informazioni, perseverazioni etc.

Afasia in demenze multiinfartuali.

In questi pazienti i tipi più comuni di afasia sono l'anomica e quella di Wernicke. Se

opportunamente stimolati, i pazienti possono migliorare. I deficit di comprensione uditiva e

scrittura dono abbastanza gravi. Altre caratteristiche sono ecolalia e perseverazione.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche per l'analisi e la valutazione clinica dei processi cognitivi
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Neuropsicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Aglioti Salvatore Maria.

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