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interiorizzato la norma, il valore che ha violato. Il condannato deve poter comprendere il

significato della pena.

Organizzazione delle corti Giudizio di legittimità, non di merito (NO valutazione dei

Suprema fatti/assunzione prove ma corretta applicazione e

corte di interpretazione della legge

cassazione Giudice dell’impugnazione; sempre collegiale; giudizio di

Corte d'appello merito sulle sentenze di primo grado impugnate

Giudice di prima istanza; composizione

Tribunale di primo grado monocratica o collegiale

• Competenza per territorio

• Competenza per materia

- I grado

Giudice di pace: Art. 15 l. 468/1999: Percosse, Lesioni lievissime, Lesioni colpose,

Omissione di soccorso, Diffamazione, Minaccia, Danneggiamento

Tribunale

Corte d’assise

- II grado

Corte d’Appello

Corte d’Assise d’Appello

Corte d’Assise (I e II grado)

Composizione: Giudice collegiale composto da 2 giudici togati e 6 giudici popolari.

• Estrazione a sorte tra cittadini italiani iscritti in apposito albo

• tra i 30 e i 65 anni

• licenza media inferiore (Corte d’assise) e licenza media superiore (Corte d’assise d’Appello)

Competenza (art. 5 c.p.p.):

• gravi fatti di sangue (es. omicidio solo consumato; 579, 580, 584, strage; no rapina o

estorsione);

• gravi delitti politici (es. norme che puniscono la ricostituzione del partito fascista; no

associazione mafiosa)

•NO delitti che richiedono conoscenze tecnico-giuridiche che i giudici popolari di regola non hanno

Decisione: giudici togati e popolari formano un unico collegio e deliberano congiuntamente sia

sulle questioni di fatto che sulle questioni di diritto, partecipando alla formazione della sentenza

con parità di voto. Ex art. 527 c.p.p. votano per primi i giudici popolari, cominciando dal meno

anziano per età (in modo che non siano influenzati dal voto degli altri).

Cos’è il processo penale:

è il processo tra l’imputato e lo stato (Pubblico Ministero); la parte lesa (vittima o suoi familiari)

può costituirsi parte civile. Giudice (terzo e imparziale)

Pubblico Ministero (accusa) Imputato (difesa)

Differenze con il processo civile:

È un processo tra parti private (giudice terzo e imparziale), è prevalentemente scritto, la struttura

del procedimento è diversa, le sentenze sono dichiarative, costitutive o di condanna (pagamento)

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Fasi:

- Notizia di reato (querela/denuncia/referto)

- Indagini preliminari: raccolta delle prove da parte della polizia giudiziaria e del pubblico

ministero. Esercizio dell’azione pensale: formulazione dei capi di imputazione.

Indagato imputato

- Udienza preliminare: udienza filtro, durante la quale il giudice (GUP) valuta la fondatezza

dell’accusa

- Dibattimento: sede di assunzione delle prove

- Sentenza: di condanna o di proscioglimento

Rito ordinario VS riti alternativi (abbreviato, immediato, direttissimo, patteggiamento)

Condanna e motivazione:

Presunzione di non colpevolezza

Art. 27 Cost.: l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

- Trattamento dell’imputato diverso da quello del condannato

- Onere della prova in capo al Pubblico Ministero

Colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio

Art. 533 c.p.p. condanna dell’imputato. Il giudice pronuncia sentenza di condanna se l’imputato

risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio.

- Dimensione oggettiva: no dubbio psicologico, congetturale, percepito soggettivamente dal

giudice

- Ogni differente spiegazione del fatto basata sulle prove appare non ragionevole

Obbligo di motivazione

Art. 546 c.p.p. requisiti della sentenza. La sentenza contiene la concisa esposizione dei motivi di

fatto e di diritto su cui la decisione è fondata, con l’indicazione delle prove poste a base della

decisione stessa e l’enunciazione delle ragioni per le quali il giudice ritiene non attendibili le prove

contrarie.

Art. 192 c.p.p. valutazione della prova. Il giudice valuta la prova dando conto nella motivazione dei

risultati acquisiti e dei criteri adottati. Possibilità di controllare l’operato del giudice.

Prove tipiche: testimonianza, prova documentale, ricognizione, perizia

Prove atipiche: art. 189 c.p.p. quando è richiesta una prova non disciplinata dalla legge, il giudice

può assumerla se essa risulta idonea ad assicurare l’accertamento dei fatti e non pregiudica la

libertà morale della persona.

Esperti nel processo:

Perito è l’esperto del giudice. È ammesso quando occorre svolgere indagini o acquisire dati o

valutazioni che richiedono specifiche competenze, tecniche, scientifiche o artistiche. È nominato

dal giudice, che può disporlo anche d’ufficio e il giudice stesso formula i quesiti.

Consulente di parte è l’esperto di parte. Disposta la perizia, il pubblico ministero e le parti

private (imputato, parte civile) hanno facoltà di nominare i propri consulenti tecnici in numero non

superiore, per ciascuna parte, a quello dei periti. Quando non è disposta perizia, ciascuna parte

può nominare, in numero non superiore a due, propri consulenti tecnici che possono esporre al

giudice il proprio parere. 8

Imputabilità

Art. 85 c.p.: capacità di intendere e di volere. Nessuno può essere punito per un fatto preveduto

dalla legge come reato, se, al momento in cui lo ha commesso, non era imputabile. È imputabile

chi ha la capacità di intendere e di volere. È importante perché il giudice deve capire cosa succede

se non c’è tale capacità.

Capacità di intendere: attitudine ad Capacità di volere: potere di controllare gli

orientarsi nel mondo esterno secondo una impulsi ad agire e di determinarsi secondo il

percezione non distorta della realtà; motivo che appare più ragionevole o

capacità di comprendere il significato del preferibile in base ad una concezione di

proprio comportamento e di valutarne le valore; attitudine a scegliere in modo

possibili ripercussioni positive o negative su consapevole tra motivi antagonistici.

terzi. (Fiandaca-Musco) (Fiandaca-Musco)

Art. 88 c.p. Vizio totale di mente. Non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto,

era, per infermità, in tale stato di mente da escludere la capacità di intendere o di volere.

Art. 89 c.p.: vizio parziale di mente. Chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per

infermità, in tale stato di mente da scemare grandemente, senza escluderla, la capacità di

intendere o di volere, risponde al reato commesso; ma la pena è diminuita.

Conseguenze sanzionatorie

Applicazione di una misura di sicurezza:

- Pericolosità sociale + riesame periodico della pericolosità

- Vizio totale di mente: Ospedale Psichiatrico Giudiziario (rischio di ergastolo bianco)

OPG oggi REBS, internate le persone non imputabili perché incapaci di intendere e di

volere. Qui, i soggetti devono essere sottoposti a percorso terapeutico e possono tornare

nella società quando guariti, per cui sono necessari controlli periodici. Non c’è un limite al

numero di rinnovi, il soggetto entra e non si sa quando ne uscirà (mentre in carcere si dà

una pena di tot. Anni che può diminuire)

- Vizio parziale di mente: pena diminuita + casa di cura e di custodia (sistema del doppio

binario)

Codice Rocco esigenza di difesa sociale e repressione. Nel ’30 il legislatore ha fatto riferimento

al modello medico. L’obiettivo, a quel tempo, era di punire il più possibile, quindi non si

considerava l’incapacità di intendere e di volere ma si prestava attenzione soltanto ad un

eventuale malattia organica.

Art. 90 c.p. gli stati emotivi o passionali non escludono né diminuiscono l’imputabilità.

Preoccupazione politico-criminale di evitare di dichiarare incapace di intendere e di volere ogni

autore di delitto “impulsivo”. L’imputabilità riguarda solo la sfera intellettiva o volitiva del

soggetto, non quella sentimentale o affettiva, data da emozioni (es. collera, paura, ansia,

vergogna, etc.) o passioni (es. amore, odio, invidia, gelosia, etc.). Possibile escludere sfera

emotiva?

Negli anni ’70 si diffonde, nella giurisprudenza, il paradigma psicologico che porta ad un nuovo

significato di disturbo mentale. Qualsiasi disturbo della psiche è potenzialmente idoneo ad

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escludere la capacità di intendere e di volere del soggetto, a prescindere da una causa organica

dell’infermità. Al contrario, la sussistenza di una malattia mentale clinicamente accertata non

determina automaticamente l’esclusione dell’imputabilità.

Tra gli anni 70 e il 2005 in giurisprudenza dominavano 2 orientamenti: 1. Restrittivo; 2 anche in

assenza di disturbo organico.

A partire dal 2005 la giurisprudenza concepisce il modello bio-psico-sociale: rifiuta ogni

spiegazione eziologica monocausale della malattia mentale ed opta per un pluralismo esplicativo

capace di integrare diversi livelli di analisi. Il disturbo mentale è un fenomeno molto complesso,

risultante dall’interazione di molteplici fattori, biologici, genetici, psicologici, ambientali, sociali,

relazionali, la cui eziologia è di difficile comprensione.

Gli stati emotivi e passionali possono essere sintomi o manifestazioni di uno stato psicologico

rilevante ai sensi dell’artt. 88 e 89 c.p., laddove abbia concreti riflessi sulla capacità di intendere e

di volere. Interpretazione evolutiva art 90: “gli stati emotivi e passionali in sé e per sé considerati,

ovvero non ricollegabili ad una infermità rilevante ai sensi dei due articoli precedenti, non

escludono ne diminuiscono l’imputabilità”. Cass. Pen. 5 aprile 1990: esulano dall'ambito di

applicazione dell'art. 90 c.p. quegli stati emotivi e passionali che “esorbitando dalla sfera

puramente psicologica, degenerino in un vero e proprio, anche se transeunte, squilibrio mentale,

tale da obnubilare o attenuare la coscienza e da paralizzare in toto o notevolmente i freni inibitori

e, con essi, la volontà”.

Sentenza Raso 2005 Definitivo ampliamento del concetto di infermità: la Corte include i disturbi

di personalità. I d. d. p. devono essere di “consistenza, intensità e gravità tali da incidere

concretamente sulla capacità di intendere e di volere (elemento quantitativo) e a condizione che

sussista un nesso eziologico con la specifica condotta criminosa per effetto del quale il fatto di

reato sia ritenuto causalmente determinato dal disturbo mentale (elemento qualitativo)”. “non

interessa tanto che la condizione del soggetto sia esattamente catalogabile nel novero delle

malattie elencate nei trattati di medicina, quanto che il disturbo abbia in concreto l’attitudine a

compromettere gravemente la capacità sia di percepire il disvalore del fatto commesso, sia di

recepire il significato del trattamento punitivo.” Il soggetto deve avere la capacità di “agire

altrimenti”.

Giudizio di imputabilità: due fasi 

1- Diagnosi del disturbo (perito) fase classificatoria, diagnosi di infermità. Le neuroscienze

possono dare un contributo in questa fase. 

2- Valutazione dell’incidenza del disturbo sulla c.i.v. (giudice e perito) è necessario

valutare l’incidenza del disturbo alla luce della complessiva personalità del soggetto e delle

caratteristiche del reato commesso.

Una volta ottenuto l’aiuto della scienza psichiatrica che individua i requisiti bio-psicologici di una

eventuale anomalia mentale, il giudice deve valutare la rilevanza giuridica dei dati forniti dalla

scienza. Il perito non deve sostituirsi al giudice. La diagnosi del disturbo non deve mai portare a

conclusioni «preconfezionate» in relazione al giudizio di imputabilità.

Peritus Peritorum: il giudice non è mai vincolato alla perizia. Può disattenderne le conclusioni

dando adeguata motivazione. MERITO DELLE CONCLUSIONI: il giudice non si può esprimere data la

mancanza di una competenza in materia manifestata proprio dal ricorso alla perizia.

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Nuovo ruolo del giudice come Gatekeeper (custode del metodo). Il controllo del giudice viene

limitato alla correttezza del metodo usato dagli esperti: verifica si basa su parametri valutativi

generali comprensibili da un giurista. Evitare l’ingresso della Junk Science (criteri di Daubert. Corte

Suprema USA, 1993): verificabilità del metodo + resistenza a falsificazione, tasso di errore, peer

review, accettazione della comunità scientifica. Il giudice può e deve mettere in discussione le

affermazioni degli esperti se, in base ai criteri Daubert dovessero sorgere dubbi sulla loro validità.

Ciò è risultato problematico in alcuni casi giudiziari in cui i periti/esperti di parte hanno introdotto

la prova neuroscientifica ai fini della valutazione della capacità di intendere e d volere

dell’imputato.

Capacità di prendere decisioni: tra euristica e neurobiologia – 15/03/17 Ovadia

Capacità decisionale Processo volontario il cui risultato è una scelta tra diverse opzioni

(Gold, 2007). È un processo fondamentale per l’essere umano che si verifica in differenti scenari.

Alcune decisioni possono essere inficiate da capacità cognitive. Esiste un aspetto della decisione

che sfugge alla valutazione cognitiva ed è importante per la legge, ovvero la capacità di prendere

decisioni di tipo morale.

Kohlberg: “La crescita della morale non dipende solo dalla maturazione del cervello ma, piuttosto,

dall’esperienza nella presa di ruolo o dal guardare le situazioni da diversi punti di vista. La presa di

ruolo migliora il ragionamento morale, e il ragionamento morale guida il giudizio morale”.

Il giudizio morale ci permette anche di prevedere le conseguenze delle nostre azioni.

La decisione morale dipende da fattori di tipo sociale legati alle relazioni.

Esiste un substrato biologico per le decisioni morali.

Decision Making Morale identificare e scegliere tra alternative basandosi su valori e

preferenze; processo di riduzione dell’incertezza e del dubbio riguardo le alternative per giungere

ad una scelta ragionata. Qualsiasi decisione richiede anche un calcolo probabilistico (calcolo

matematico) del rischio ovvero della probabilità di trovarsi in situazioni svantaggiose

(raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione a un

determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione).

La propensione al Rischio, negli esseri umani, non è un calcolo matematico, gli elementi emotivi

nelle decisioni sono molto forti. Durante la presa di decisioni che comportano rischi si tende alla

sovrastima delle piccole probabilità e alla sottostima delle grandi probabilità.

Mito del decisore razionale: Probabilità di vincita vs Grandezza della vincita meglio vincere poco

che non vincere niente.

Studi sul Gambling si basano sull’incapacità di prendere decisioni razionali, ciò è importante dal

pdv legale perché alcuni crimini compiuti in stato di dipendenza provocano attenuanti perché in

quel momento la persona era incapace di intendere (è difficile, presente in schizofrenia o psicosi

grave) e di volere (non riesce ad inibire il comportamento).

La decisione umana (ovvero il comportamento che si metterà in atto) dipende da:

1- Risultato atteso (ricompensa/perdita)

2- Valutazione del rischio.

Decisioni “reali/ecologiche”

Ruolo rilevante della distanza temporale degli effetti dal momento in cui si compie l’azione;

preferenza per ricompense immediate anche se minori rispetto a ricompense posticipate.

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Strutture coinvolte: 

Strutture sottocorticali (Meccanismi di Ricompensa - Reward Circuits) accumbens, amigdala

Striato, insula, corteccia prefrontale ventromediale sono implicati nell’attribuzione di valore.

Strutture corticali, corteccia prefrontale (Analysis, Memory Reasoning) consente di analizzare la

situazione e prendere in memoria gli elementi che ci aiutano a decidere (Phineas Gage).

Egas Moniz fu uno psichiatra che ricevette il premio Nobel e inventò la Lobectomia Transfrontale

(Psicochirurgia del piccone di ghiaccio) ovvero un’operazione fatta su pazienti psichiatrici “agitati”

in cui si andava a ledere la loro corteccia prefrontale con un martello. Negli USA si diffuse molto; la

pratica venne bandita intorno agli anni ’60 in seguito alla sua attuazione sulla sorella di Kennedy

che rimase vegetale. Provocava un appiattimento delle emozioni psicosi, depressioni, nevrosi

dunque un’alterata capacità decisionale. Quindi, è possibile modulare il comportamento.

Gli stessi effetti (Gage, piccone di ghiaccio) si possono verificare in seguito a trauma cranico, in cui

il danno è metabolico non è una lesione cerebrale, e può causare incapacità di studio, presa di

decisioni razionali e una labilità emotiva.

Quando queste strutture sono compromesse possono presentarsi azioni criminali. Forme di

demenza frontale provocano reazioni violente a comportamenti poco importanti.

Parkinson, causata da degenerazione dei nuclei di base, può associarsi a Gambling compulsivo

(gioco o spese). 

Cosa dice la legge per essere responsabili di una azione bisogna essere:

• capaci di intendere (le conseguenze dell’azione)

• capaci di volere (volontarietà dell’atto)

• nel momento del fatto

Quindi in un soggetto bisogna valutare la flessibilità del comportamento, la presa di decisioni e il

controllo delle azioni.

Decisione Morale: Coinvolgimento di altri individui (dilemmi morali)

Decision making nei dilemmi morali:

- Molti processi cognitivi in parallelo

- Coinvolgimento di complessi circuiti compresi quelli emozionali (disgust, trust, and moral

decisions).

Non esiste l’area del Moral Decision Making, ma un insieme di aree partecipa al processo:

- Aree corticali: corteccia prefrontale ventromediale ds, orbitofrontale, giunzione

temporoparietale ds.

- Amigdala: disgusto e paura (emozioni negative molto legate alla presa di decisioni

razionali)

Lezione Bottini 29/03/17

Salzman “c’è qualche problema, delle disfunzioni nei sistemi neuronali di pazienti psichiatrici che

determinano una difficoltà nella presa di decisioni e vi è la necessità di migliorarne la

comprensione per migliorare i trattamenti per i disordini mentali”.

Disfunzioni delle capacità decisionali anche in pazienti con lesioni o patologie degenerative delle

aree corticali e sottocorticali coinvolte. 12

Una malattia degenerativa porta ad una degenerazione delle cellule cerebrali. Necessariamente la

demenza porterà perdita di autonomia e autosufficienza, comportamento inadeguato

all’ambiente (perdita della capacità di adattarsi per es. disorientato, non si veste adeguatamente,

si comporta in modo improprio). Progressivo peggioramento di consapevolezza associato alla

perdita delle funzioni mnestiche. 

Malattia Degenerativa Frontotemporale Sintomi principali: appiattimento emotivo o

iporesponsività, Comportamento autocentrato, Inappropriatezza comportamentale. I pazienti

spesso sono isolati dalla società. (nella radiografia, il nero è lo spazio vuoto dovuto al fatto che le

circonvoluzioni nel lobo frontale e temporale sono atrofizzate). Il lobo frontale modula

l’adeguatezza dei nostri comportamenti.

Comporta anche problemi di tipo legale: Agnosia, cioè perdita delle capacità cognitive (es.

incapacità di riconoscere gli oggetti). Mendez, Agnosia Morale ovvero incapacità ad adeguarsi a

norme morali e di interazione sociale comuni e a rispondere adeguatamente a stimoli emotivi o

sociali.

Demenza frontotemporale – un caso

Pz maschio, 70 anni

- La moglie, che lo accompagna alla visita, riferisce un peggioramento del quadro cognitivo, in

particolare sul versante esecutivo; riporta inoltre anomalie comportamentali, con episodi di

disinibizione verbale e comportamentale. Il pz non è autonomo nello svolgimento delle principali

attività della vita quotidiana: in particolare necessita di assistenza nella preparazione dei pasti,

nella cura della casa, nell’assunzione della terapia, e negli spostamenti fuori casa. Preservata

invece l'autonomia nella cura della propria persona.

- L’indice di funzionamento cognitivo globale (MMSE) si attesta entro i limiti normativi. Il pz è

orientato lungo le coordinate spazio-temporali, sebbene presenti qualche incertezza per la data

(orientamento temporale); lacunose la memoria di lavoro e la memoria incidentale. Si segnala

qualche incertezza nell’esecuzione di un comando a tre stadi. Adeguati i restanti sub-test eseguiti.

- Era stato operato per malformazione atrio-venosa congenita (incontro immediato di sangue

arterioso e venoso, se succede nel tessuto cerebrale quest’ultimo non riceve adeguata quantità di

ossigeno portando a conseguenze cognitive). Profilo di deterioramento cognitivo.

- La nuova vicina di casa con bambini entra in casa sua. Il pz ha dato un bacio sulla guancia alla

bambina, in seguito la madre va a denunciarlo. Il giudice ha dato 3 anni al pz, tuttavia hanno

sospeso l’applicazione della pena in assenza di recidiva. Dissociazione cognitiva ed emotiva, si

rende conto di quello che fa.

The Child Molester signore che improvvisamente, in età avanzata, inizia ad avere

comportamenti molesti nei confronti dei bambini. Aveva un tumore che occupava gran parte del

lobo frontale; era un meningioma (quindi benigno) che comprimeva strutture e sistemi neurali che

hanno a che fare con il comportamento. Ciò “giustifica” la disinibizione comportamentale e la

pedofilia. L’intuizione morale è che in qualche modo il suo comportamento è determinato dal suo

cervello altrimenti non farebbe così.

In Italia pediatra che iniziò ad avere comportamenti strani nei confronti dei bambini. Anche lui

presentava tumore frontale, però siccome era molto attivo nel sostenere la sua difesa e non aveva

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perso le abilità strategiche: com’è possibile che perda il controllo del comportamento solo nello

svolgimento della sua professione?

Dementia (libro). Mendez ha studiato campioni estesi e ha stratificato la demenza in patologie

frontotemporali. L’incidenza di comportamenti antisociali (criminali) è significativamente maggiore

in questi pazienti e siccome la demenza è molto diffusa siamo di fronte ad un problema molto

grave.

Il problema della dissociazione tra “intendere” e “volere” nella demenza frontale

Anamnesi. Uomo di 70 anni, scolarità superiore, ex-impiegato. Crisi parziali da fistola artero-

venosa temporale sinistra. Ictus con infarcimento emorragico.

Il problema legale (penale)

Esame Neuropsicologico. È in grado di fornire correttamente informazioni autobiografiche.

Peggioramento delle funzioni esecutive; anomalie comportamentali, episodi di disinibizione

verbale e comportamentale; ridotta autonomia. Eloquio spontaneo normo-fluente, corretto nella

costruzione formale e adeguato nei contenuti. Buon livello di collaborazione. Lieve deflessione del

tono dell’umore. Calo di interessi e irritabilità. MMSE normale.

Deflessione del tono dell’umore, attribuita dal pz stesso a difficoltà inerenti la sfera sessuale, a

fronte di un desiderio sessuale più che conservato. Si associano inoltre calo di interessi e facile

irritabilità. Alterata moralità + Episodi non appropriati.

Conclusioni: prevalente compromissione delle funzioni attentive/esecutive, inefficienza dei

processi di codifica/recupero delle informazioni dalla memoria, aprassia visuo-costruttiva.

Deflessione del tono dell’umore e anomalie comportamentali con episodi di disinibizione verbale e

comportamentale. 14

Libero arbitrio (free will)

- Libertà di superficie (Surface Freedom)

Essere capace di “fare quello che vuoi”

Essere libero di agire, scegliere, come tu vuoi

Ma se “quello che vuoi” non è sotto il tuo controllo?

- Libero arbitrio

Diventare un agente capace di influenzare il mondo

Fonte delle proprie azioni

Le azioni e le scelte sono “up-to-us” (dipendono da noi)

Libet experiments: attendere la volontà di agire, premere il pulsante, e mostrare il momento in cui

suscita la volontà. L’osservazione degli ERP mostra 300 ms prima che si presenti la sensazione

“voglio premere il pulsante, il primo movimento è pianificato e dopo la decisione segue la

consapevolezza.

Nuovi esperimenti con TMS in Pre-SMA (area motoria supplementare): “concludiamo che l’inizio

della percezione dell’intenzione dipende, almeno in parte, dall’attività neurale che si svolge dopo

l’esecuzione dell’azione”.

"Vi è stata una lunga controversia sul fatto che le decisioni soggettivamente" libere" siano

determinate dall'attività del cervello prima del tempo. Abbiamo scoperto che l'esito di una

decisione può essere codificato nell'attività cerebrale della corteccia prefrontale e parietale fino a

10 secondi prima che entri nella consapevolezza. Questo ritardo presumibilmente riflette il

funzionamento di una rete di aree di controllo ad alto livello che iniziano a preparare una

decisione prossima molto tempo prima che entri nella consapevolezza”. 2008

Le neuroscienze sono importanti nella legge?

SI: il libero arbitrio è un’illusione

Gli obiettivi retributivi del diritto penale dovrebbero essere sostituiti con la deterrenza, la

prevenzione e il trattamento (J. Greene, J. Cohen)

SI: ruolo della corteccia frontale nell’autocontrollo

Un mondo di giustizia penale in cui non c'è colpa (ma) solo cause precedenti (R. Sapolsky)

SI: Come principio morale (retribuzione) è incompatibile con una visione scientifica del

comportamento umano

Gli obiettivi propri della legge dovrebbero essere la deterrenza, la prevenzione, il trattamento e

la rimozione di individui pericolosi dalla società (R. Dawkins).

NO: La neuroscienza è in gran parte irrilevante alle decisioni del diritto penale in materia di

responsabilità

Le pratiche di responsabilità legale riguardano la definizione di norme e non solo il fatto di

trovare (S. Morse)

NO: I neuroscienziati dovrebbero astenersi dal commentare tali questioni perché "la

responsabilità, (è) un costrutto sociale che esiste nelle regole di una società, (e) non nelle

strutture neuronali del cervello" (M. Gazzaniga)

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Brain imaging and behavioural neuroscience for legal thinkers (Owen Jones et al 2009)

- Tutti i comportamenti derivano dall’interazione di geni, ambiente (incluso contesti sociali),

storia dello sviluppo, e i processi evolutivi che costruiscono il cervello per le sue funzioni.

- I comportamenti originano dall’attività fisica e chimica del cervello

- Tutti i comportamenti sono anche “biologici”

- Comprendendo il comportamento biologico nella natura non significa che il

comportamento è “determinato in modo biologico”

L’interazione tra biologia e legge

- Come il resto del comportamento, sia il comportamento criminale sia quello rispettoso

della legge derivano dal cervello

- Non c’è una struttura cerebrale o un insieme di strutture, specifico per il comportamento

criminale o rispettoso della legge (persino tale distinzione è data dalla società)

- Per dire che le caratteristiche del cervello influenzano il comportamento rilevante nei

crimini non significa che le caratteristiche del cervello devono necessariamente spiegare

perché certi individui si comportano in modo criminale

- La responsabilità legale per i comportamenti è una conclusione legale non una scoperta

scientifica

- Le norme, anche influenzate dalla biologia, non possono essere giustificate solo dalla

biologia

Cosa succede nel cervello dei giudici?

Come si differenzia la presa di decisione morale dalla presa di decisione in altri domini?

• Processo per la concessione delle incertezze morali

• Introduce un livello di razionalità e rigore nelle decisioni morali

L'adesione alle regole non dipende solo dai benefici economici attesi o dall'interesse individuale,

ma anche dalla minaccia di una possibile punizione per una eventuale trasgressione e della sua

credibilità (vedi esperimenti sul condizionamento operante, ovvero il mantenimento di

comportamenti appresi duranti la vita mediante le risposte ricevute dall'ambiente, di cui le

punizioni costituiscono il determinante più efficace). Per essere tale, la punizione deve essere

commisurata al delitto: se è troppo lieve non agisce come deterrente, mentre oltre un certo limite

non accresce i livelli di obbedienza.

The neurobiology of punishment (Ben Seymor, Tania Singer and Ray Dolan – Nature Reviews

Neuroscience, april 2007)

“La cooperazione su larga scala tra individui non correlati tra loro geneticamente è una

caratteristica quasi esclusiva della nostra specie, almeno per intensità e frequenza. Socialità e

cooperazione sono possibili, a tutti i livelli (dalla famiglia all'intero paese) per la presenza di norme

comuni e sentimenti condivisi riguardo a quelli che sono comportamenti appropriati per favorire la

pace sociale e la prosperità economica”.

I correlati anatomici delle decisioni morali

L’esperimento dimostra che:

L'attività nella parte più analitica del cervello, ovvero nella corteccia prefrontale dorsolaterale

dell'emisfero destro, è molto intensa nel momento della decisione iniziale (se l'individuo deve o

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meno essere punito) ma risulta stranamente “silente” nel momento della determinazione

dell'entità della pena.

Le regioni coinvolte nella decodifica delle emozioni, come l'amigdala, si attivano soprattutto nella

scelta della punizione “più adatta” (l’entità della punizione).

Neuroetica e legge – 28-03-17 Ovadia

Nel 2000, convegno in cui vengono stabiliti gli elementi fondamentali della Neuroetica:

La neuroetica è “lo studio delle domande etiche, legali e sociali che nascono quando le scoperte

scientifiche sul cervello vengono inserite nella pratica medica, nelle interpretazioni legali e nelle

politiche sociali e della salute” The Dana Foundation Marcus, 2002

La neuroetica comprende una vasta gamma di questioni etiche emergenti da diversi settori della

neuroscienza clinica (neurologia, psichiatria, psicofarmacologia) e neuroscienze di base

(neuroscienza cognitiva, neuroscienza affettiva). Questi includono problemi etici sollevati dai

progressi delle neuroimaging funzionale, negli impianti cerebrali e nelle interfacce cervello-

macchina e nella psicofarmacologia, nonché dalla crescente comprensione delle basi neurali del

comportamento, della personalità, della coscienza e degli stati di trascendenza spirituale.

Università della Pennsylvania è uno dei centri di studi principali della neuroetica.

“La neuroetica è molto più che la bioetica del cervello. È l’esame di come si vogliono fare i conti

con le implicazioni sociali del disagio, della normalità, della mortalità, dello stile di vita e della

filosofia del vivere informati sulla comprensione dei meccanismi cerebrali sottostanti” “È, o

dovrebbe essere, uno sforzo per trovare una filosofia di vita basata sul cervello” Gazzaniga, 2005

Neuroetica è un forum per studi interdisciplinari in materia di etica e questioni correlate nelle

scienze della mente. L'attenzione è incentrata sulle questioni etiche proposte dalle nuove

tecnologie sviluppate attraverso la neuroscienza, quali psicofarmaci e altri modi di intervenire

nella mente; La pratica della neuroscienza stessa include i problemi posti dal lavoro di imaging su

soggetti di ricerca; La regolazione delle tecnologie neuroscientifiche e le modalità in cui le scienze

della mente illuminano i problemi morali e filosofici tradizionali, come la natura del libero arbitrio

e della responsabilità morale, dell'autoespressione, della debolezza della volontà e della natura

della personalità.

Adina Roskies: due campi di interesse:

1- Etica della neuroscienza: applicazione dei principi etici alla ricerca scientifica

2- Neuroscienze dell’etica: la neuroetica cerca di scoprire le radici biologiche alla base delle

nostre scelte e modi di agire (si lega alla presa di decisioni e capacità di intendere e volere)

17

Antropologia, Decision making,

Neuroscienze

biologia pianificazione,

Evoluzione sociali

molecolare… aggressione,

e cervello

sociale cooperazione…

Neuroetica

Leggi e

norme

Capacità di agire,

status della persona…

La neuroetica prende informazioni da tutti questi ambiti.

Argomenti della Neuroetica:

1- Neuroimaging cosa vediamo veramente quando guardiamo nel cervello? Le

neuroimaging permettono di vedere le aree statisticamente più attive durante lo

svolgimento di un’attività, ma non significa che il resto del cervello sia “spento”.

2- Coscienza e coma dibattito tra livelli di coma e coscienza. Si cerca di capire cosa succede

a livello cerebrale e quale livello di coscienza mantiene un soggetto in coma.

Dj Fabo: eutanasia attiva

Eluana Englaro: non è stata eutanasia ma fine delle cure. Lei aveva detto,

precedentemente, che non voleva vivere in coma. È un diritto decidere di volere le cure

(viene fatta prima una valutazione psicologica per essere sicuri che non ci sia depressione o

altre patologie)

3- Stimolazione cerebrale profonda (inibitoria ovvero diminuisce l’attività inibitoria delle

afferenze) consiste nella stimolazione cerebrale profonda dei nuclei della base per

ridurre tremore e discinesia (nel Parkinson) e permettere a queste persone di muoversi.

Comporta, però, effetti collaterali gravi come gambling, psicosi.. usato anche per alcune

forme di depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, Tourette gravi.

Siamo di fronte ad una nuova forma di psicochirurgia? La sindrome di Tourette si attenua o

scompare dopo l’adolescenza, quindi non bisogna farlo prima ma eventualmente in età

adulta. Alcuni però vanno incontro a rischi gravi, quindi si può fare oppure no?

Alcuni Parkinsoniani hanno effetti diversi: uno può essere molto contento e felice, un altro

può vivere male questa felicità perché è sempre stato uno nervoso, arrabbiato, e sa di non

essere lui (appena può spegne lo stimolatore). 

4- Strumenti che potrebbero migliorare le prestazioni umane tali miglioramenti possono

essere associati ad altri che già si fanno (es. estetico come seno o attività sportiva) oppure

no? Ad esempio, in America più dell’80% degli studenti assume Ritalin per superare gli

esami, però non tutti possono. O tutti o nessuno. È lecito sviluppare la ricerca sul

potenziamento delle capacità mentali? I neuroeticisti sono d’accordo perché non bisogna

fermare la ricerca ma successivamente bisogna normarne l’uso.

18

5- Interfaccia cervello-legge

- sono veramente responsabile delle mie azioni?

- esiste uno strumento che permette di capire se una persona dice la verità?

La legge chiede queste cose alla neuroetica. Nasce un problema etico e legale relativo al

confine dell’invasione del sé. Nessuno può entrare nel mio cervello e vedere cosa penso. La

legge ne ha il diritto? Qual è il limite?

Uno dei punti fondamentali riguarda il fatto che la neuroetica non è una disciplina per esperti ma è

necessario coinvolgere il pubblico. Articolo: noi esperti possiamo portare le conoscenze tecniche

ma è necessario che la società si esprima.

Modello nuovo multidirezionale tutte le persone devono discutere insieme, è necessario quindi

provocare un dibattito nel pubblico.

Il ciclo della conoscenza è infinito.

Comunicazione unidirezionale in neuroscienze:

Comunità Media e popolazione Pubblico e interessati

neuroscientifica scientifica

Comunicazione multidirezionale:

Meno di tre decenni fa, i campi della psicologia cognitiva e della neuroscienza si unificarono per

formare la neuroscienza cognitiva. Più di recente, la neuroscienza si è combinata con la psicologia

sociale e con l'economia producendo le neuroscienze sociali e neuroeconomiche. Ognuna di

queste fusioni è stata rivoluzionaria a modo suo. Il neurolaw estende questa tendenza.

Frye test come e qual scienza portare in tribunale?

Studio falso: medico che ha detto che il vaccino provoca autismo. Quasi 4 anni dopo un giornalista

volle intervistare una delle famiglie che aveva preso parte allo studio ma in realtà non esisteva, il

medico si era inventato tutto. Un avvocato aveva bisogno uno studio e pagò il medico perché lo

inventasse. Altri studi non hanno mai mostrato correlazioni tra vaccino e autismo.

Cosa succede se porto in tribunale una pseudoscienza? Esiste uno standard.

19

Lo Frye standard, il test Frye o il test di accettazione generale è un test per determinare la

ricevibilità delle prove scientifiche nei tribunali. Esso prevede che il parere di esperti basato su una

tecnica scientifica sia ammissibile solo se la tecnica è generalmente accettata in quanto affidabile

nella corrispondente comunità scientifica.

Criteri di Daubert:

1- Se mi porti una teoria o tecnica devi dimostrare che è stata testata o è testabile

2- La teoria che si sostiene deve essere sottoposta a peer review o pubblicazione, la comunità

scientifica deve averla validata

3- Questa tecnica ha una percentuale di errore conosciuta o c’è un controllo di come agisce?

(es. test di paternità è valido al 99.5%. è essenziale poterlo controllare)

4- Questa tecnica/teoria è generalmente accettata in una rilevante comunità scientifica?

Elementi di neuropsicologia forense: il rapporto con il paziente\periziando – 21/03/17

Stracciari

Una delle prime applicazioni della neuropsicologia forense: persona trovata nei pressi del cimitero

di Torino, senza documenti, priva di sensi, è stata messa in manicomio per un anno. Poi hanno

pubblicato sul giornale un annuncio con una sua foto chiedendo se qualcuno la conosce. Una

donna dice che è sua marito che non è tornato dopo la guerra; un’altra dice che è suo marito che è

un truffatore e ogni tanto scompare. All’inizio torna con la prima facendoci un figlio ma,

successivamente, le perizie attraverso la somministrazione di test suggeriscono che è il truffatore.

La neuropsicologia forense fa riferimento ad un’emergente e relativamente giovane* area di

sviluppo della neuropsicologia, che sta assumendo caratteristiche di autonomia sia dal punto di

vista scientifico che nella pratica quotidiana.

Essa nasce come una branca della Neuropsicologia clinica, applicandone i principi e la pratica

(“know how”) a questioni che attengono a decisioni in ambito legale.

* La neuropsicologia nasce ufficialmente nella seconda metà del XX° secolo;la neuropsicologia

forense, che da essa deriva, vede la sua affermazione negli ultimi decenni del secolo scorso.

Obiettivo della neuropsicologia forense Provvedere informazioni:

1. basate su principi neuropsicologici e metodologia clinica scientificamente validati,

2. indirizzate a questioni legali, il che significa non solo documentare nel paziente una disfunzione,

ma poter stabilire se tale disfunzione è collegabile (nesso causale) ad un evento, condizione,

situazione oggetto del dibattimento “with a reasonable degree of neuropsychological certainty”

NB. la metodologia deve saper determinare se la disfunzione documentata è il risultato di una

condizione neurologica, o per contro non-neurologica, psicologica, o anche fittizia o simulata.

Pur condividendo le basi scientifiche e la metodologia della neuropsicologia, la neuropsicologia

forense riconosce alcune peculiarità. 20

Neuropsicologia Clinica Neuropsicologia Forense

1- Documentazione deficit cognitivo 1- Documentazione deficit cognitivo e nesso

causale

2- Finalità terapeutiche 2- Non finalità terapeutiche

3- Il “cliente” è il paziente 3- Il “cliente” non è il paziente, ma altri

(avvocato, giudice, medico legale, altro

specialista, assicurazione…)

4- Prevede “alleanza” (diagnostica e 4- Non necessaria (sconsigliata) l’alleanza con

terapeutica) con l’esaminato l’esaminato

5- Di regola non prende in considerazione la 5- Deve considerare la possibilità di

possibilità di simulazione simulazione

Neuropsicologia e diritto

• Il referto psicometrico è frequentemente oggetto di utilizzo (improprio?) al fine di prendere

decisioni in ambito giuridico e medico-legale.

• Il neuropsicologo può essere richiesto di una valutazione con riferimento al provvedimento

giuridico/medico-legale da prendere (es. tutela legale, invalidità, patente di guida, etc.) (Esame

neuropsicologico forense)

• Il neuropsicologo può essere coinvolto in qualità di consulente tecnico di parte CTP

(direttamente o come ausiliario) (neuropsicologia forense)

• Il neuropsicologo può essere richiesto di un parere in qualità di “esperto” (Consulente Tecnico

d’Ufficio - CTU, ausiliario del CTU) (perizia)

Metodologia Neuropsicologica

• Fondamentale il colloquio e l’anamnesi neuropsicologica

• L’Esame Neuropsicologico Forense

– La stima del livello intellettivo

– La valutazione del funzionamento premorboso Non necessariamente tutti,

– La valutazione del funzionamento cognitivo attuale ma fare prima un esame

– La valutazione comportamentale globale del funzionamento

– La valutazione del funzionamento emozionale del soggetto

– La valutazione delle abilità funzionali

– La valutazione dell’adattamento sociale 

• La validità dell’esame e il problema della simulazione somministrare test per valutare

l’impegno del paziente e la validità delle sue risposte

Ciò si applica a diversi ambiti:

Ambito penale

• 

Capacità di intendere e di volere alla base della responsabilità delle proprie azioni

• Valutazione imputabilità, pericolosità sociale (se la persona non è capace di intendere e

volere non è imputabile)

• Capacità di stare in giudizio (capacità di capire ciò di cui si è imputati e articolare la difesa;

ad es. quando ha commesso il reato era capace di intendere e volere ma poi ha avuto un

incidente e bisogna capire se mantiene la capacità di comprendere il processo, difendersi,

e interagire con gli avvocati) 21

• 

Capacità di fornire una testimonianza (generica e specifica) se genericamente è in grado

di testimoniare ma dimostrare anche che ha la capacità specifica rispetto a ciò che gli si

chiede (ricordare cos’è successo quel giorno)

• Capacità della vittima di reato (circonvenzione di incapace = fattore aggravante)

Ambito civile

• Documentazione e quantificazione danno biologico (diretto ed indiretto, psichico ed

esistenziale)

• Valutazione della capacità di agire (riguardo singole capacità che possono essere presenti o

mancare in gradi diversi)

• Valutazione delle singole capacità funzionali (provvedere ai propri interessi, esprimere un

valido consenso ai trattamenti, testare, donare, delegare, etc.)

• Provvedimenti di inabilitazione, interdizione, amministrazione di sostegno

• Idoneità alla guida, al porto d’armi, a mansioni lavorative specifiche

• Documentazione invalidità

Responsabilità professionali del neuropsicologo (forense)

• Privilegiare la priorità dell’interesse del paziente

• Acquisire e mantenere un’adeguata competenza professionale Condivisi da clinica e forense

• Adottare elevati standard etici

La competenza professionale rappresenta il cardine: senza le conoscenze e le

competenze necessarie per rispondere in modo appropriato alle richieste di

prestazioni neuropsicologiche, gli altri requisiti appaiono irrilevanti.

Articolo 5 Lo psicologo è tenuto a mantenere un livello adeguato di

preparazione professionale e ad aggiornarsi nella propria disciplina

specificatamente nel settore in cui opera.

22

Requisiti indispensabili

• Percorso formativo che documenti il possesso di adeguata cultura e professionalità in ambito

neuropsicologico

• Ulteriore training in ambito giuridico\medico-legale

È fondamentale per il neuropsicologo che viene coinvolto nel sistema legale capirne regole e

cultura.

Il neuropsicologo non è ancora una specifica figura professionale.

Requisiti Minimi per l’inserimento negli Elenchi degli Esperti e degli Ausiliari dei Giudici presso i

Tribunali (dal 2003)

1. Anzianità di iscrizione all’Albo degli Psicologi di almeno 3 anni.

2. Specifico percorso formativo post laurea in ambito di Psicologia Giuridica e Forense

3. Specifiche competenze relative alle aree di svolgimento dell’attività (clinica, psicodiagnostica,

del lavoro e delle organizzazioni, ecc.).

Per operare nell’area dell’età minorile sono necessarie particolari competenze relative alla

Psicologia dello Sviluppo e alle dinamiche della coppia e della famiglia.

L’esercizio della neuropsicologia forense richiede: – solide basi scientifiche – rigorosa osservazione

di regole metodologiche – aderenza a principi etici, – esige una competenza professionale ed una

capacità clinica di valutazione globale del paziente che solo il neuropsicologo esperto può

garantire.

• Gli esperti chiamati a svolgere ruolo di esaminatore/perito/consulente devono mostrare di aver

utilizzato metodologie d’intervento in linea con le migliori evidenze scientifiche in quel momento

storico, così come attestate dalla più accreditata letteratura in argomento.

• E’ metodologicamente corretta una procedura che rispetti una criteriologia scientifica ben

definita e confrontabile, basata su principi verificabili di acquisizione, analisi e interpretazione di

dati e fondata – laddove possibile - su tecniche ripetibili e controllabili.

• L’esperto coinvolto in un accertamento tecnico:

– ha l’obbligo di chiarire:

- quali delle proprie affermazioni godono di copertura scientifica documentata e quali invece

non l’hanno,

- se pareri tecnici – o parti di essi - siano fondati su condivisi o prevalenti orientamenti

scientifici o su posizioni di minoranza,

- se siano formulati solo su esperienza e confronto su casi analoghi.

– deve essere in grado di dimostrare la specifica competenza in tema, da intendersi come

conoscenza di

- fondamenti scientifici delle diverse discipline coinvolte

- criteri di riferimento giuridici.

– deve essere inoltre in grado di produrre notizia documentata su

- specifica esperienza in ambito forense

- curriculum scientifico (pubblicazioni incluse)

- curriculum formativo nel settore.

I neuropsicologi (forensi e non) sono eticamente tenuti a comunicare le proprie qualifiche e

credenziali in modo comprensibile e non fuorviante, evitando pubblicità eccessiva,

23

autoreferenzialità ed affermazioni ingannevoli. Le attribuzioni devono rappresentare percorsi

formativi “tracciabili” presso istituzioni formative pubbliche (diplomi, lauree, abilitazioni,

specializzazioni e master universitari…). Le affermazioni curriculari devono far riferimento a

condizioni documentabili (ruoli, appartenenza a società scientifiche ed a comitati editoriali,

pubblicazioni, etc.). Le qualifiche e credenziali devono in ogni caso essere accurate e rilevanti, ed

in tal caso sono considerate necessarie.

Le annotazioni fuorvianti e ingannevoli sono potenzialmente perseguibili sul piano legale.

Domande da porsi

• Quali sono i miei bias personali? – Precedenti esperienze – Stili di vita e personalità – Idee

politiche – Compensi economici

• Quanto e come possono tali bias influenzare il mio interagire con l’esaminando?

• Che peso hanno gli avvocati?

Strumenti di valutazione

Per decidere il test più idoneo nel singolo caso, è cruciale:

1. avere a disposizione e saper usare un’ampia gamma di test

2. conoscerne i campi d’applicazione ed i limiti

I test neuropsicologici hanno diverse origini: esame clinico neurologico, psicologia sperimentale,

psicologia clinica, ricerca neuropsicologica.

Sono pochi i test creati ad hoc per la neuropsicologia clinica, sono pochissimi i test creati ad hoc

per la neuropsicologia forense.

Caratteristiche dei test:

• Standardizzazione: possesso di regole precise di somministrazione ed attribuzione dei punteggi

• Riproducibilità: costanza di risultato in tempi diversi e/o con serie diverse di item alternativi

• Validità: se misurano ciò per cui sono predisposti

• Sensibilità: probabilità di documentare il difetto in tutti i soggetti deficitari (= pochi falsi negativi

negli affetti)

• Specificità: probabilità di risultare normale nei casi in cui la malattia è assente (= pochi falsi

positivi nei non affetti)

Scelta dei test: REGOLE GENERALI

• La batteria 'ideale' dovrebbe essere orientata e sensibile a quei difetti ritenuti presenti nel caso

in esame.

• I test dovrebbero avere minima interazione con sistemi motorio, visivo e sensoriale

potenzialmente compromessi dalla malattia e con il tono dell’umore.

• I test devono avere tarature documentate e riconosciute applicabili al caso in oggetto.

• La durata del test non deve essere eccessiva, onde evitare l’affaticamento.

• L’effetto apprendimento dovrebbe essere ridotto al minimo.

• L’esame neuropsicologico dovrebbe essere minuzioso, potendo arrivare a richiedere più giorni

per essere completato.

• Nel setting forense, per saggiare la consistenza dei risultati è opportuno:

– effettuare misurazioni multiple della stessa funzione cognitiva

– inserire test per stimare la validità dei sintomi (simulazione\scarso impegno).

24

Strumenti di valutazione (TEST) in neuropsicologia forense: criticità

• la maggior parte è mutuata da quelli in uso per scopi clinici

• pareri contrastanti su batterie “fisse” (tarata e somministrata in un certo modo) vs “flessibili”,

potrebbe essere utile fare prima una valutazione generale con quelle fisse e poi utilizzare quelle

flessibili per valutare i cingoli aspetti

• sono pochissimi i test creati e tarati ad hoc

• mancano tarature in italiano di molti test utilizzati in ambito forense

• le tarature sono spesso obsolete, non rappresentative delle diverse provenienze geografiche e

culturali

• necessità di disegnare strumenti NP ad hoc per esplorare comportamenti usualmente meno

testati in ambito clinico (consapevolezza, condotta e giudizio morale, intenzione ingannevole,

impulsività, pericolosità sociale, etc. → neuroscienze cognitive sociali)

• quando è lecito utilizzare nuove versioni?

CONDOTTA D’ESAME

L’adozione nel setting e nelle modalità di assessment clinico-neuropsicologico di alcune semplici

regole di buona prassi clinica è essenziale per una corretta condotta professionale:

– mettere a proprio agio il paziente,

– informare di finalità, modalità e conseguenze dell’esame, precisando esaustivamente all’inizio

della valutazione tutti gli aspetti che possono essere oggetto di conflitto e contestazione

– ascoltare eventuali informatori/caregiver solo in presenza e con il consenso dell’esaminato

• La definizione e il rispetto dei rispettivi ruoli - sia nel rapporto a due con l’esaminato, sia nel

rapporto con eventuali altri interlocutori (familiari, caregiver, altri specialisti, colleghi, avvocati,

giudici, etc.) - devono essere garantiti e sottostare a precise regole, così come l’eventuale

presenza di terzi nel corso dell’assessment, che va usualmente evitata, o, se indispensabile,

regolamentata a protezione di privacy e confidenzialità.

• Molti problemi conflittuali possono essere prevenuti mediante un’attenta ed esaustiva

procedura di consenso informato (art. 24, Codice Deontologico degli Psicologi Italiani) nel cui

contesto oltre ad informare su razionale, obbiettivi, uso e possibili conseguenze dell’esame

neuropsicologico, vengano specificate dettagliatamente tutte le informazioni relative agli aspetti

che regolamentano il rilascio ed i destinatari del referto.

Il consenso informato alla valutazione neuropsicologica non è specificamente richiesto: quando

l’esame è richiesto per legge o comunque da una figura giuridica (tribunale, autorità giudiziaria,

commissione medico-legale, etc.); quando l’esame è parte di routine istituzionalizzate (es.

protocolli speciali che già prevedono un consenso ab initio); (quando lo scopo dell’esame è la

valutazione della capacità decisionale)?

Le condizioni in cui il consenso informato è chiesto a persone diverse dall’interessato includono:

pazienti affetti da demenza o ritardo mentale gravi, tali da avere precedentemente reso

necessaria una figura tutoriale: in questi casi il referente è il rappresentante legale; minori figli di

divorziati\separati: in questo caso il referente è il titolare della custodia legale (tuttavia in linea di

massima, ogni intervento psicologico su persona minorenne deve ritenersi assoggettato al

consenso di entrambi i genitori, siano essi coniugati o meno, separati o non, in quanto evento

“eccezionale ed imprevedibile”. 25


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia
SSD:
Università: Pavia - Unipv
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiara9B4 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Neuropsicologia clinica e forense e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pavia - Unipv o del prof Bottini Gabriella.

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