Capitolo 8 i disturbi pervasivi dello sviluppo (DPS)
Il termine è utilizzato per indicare diversi quadri clinici caratterizzati da disturbi dell’interazione sociale, dalla compromissione della comunicazione verbale e non verbale e da un repertorio di attività ed interessi bizzarri, limitati e stereotipati.
Principali quadri dei DPS
- Disturbo autistico
- Disturbo disintegrativo della fanciullezza
- La sindrome di Rett
- La sindrome di Asperger
Il termine autismo fu impiegato da Bleuler nel 1911 nell’ambito della schizofrenia, per indicare un comportamento rappresentato da chiusura, evitamento dell’altro ed isolamento. Nel 1943 Leo Kanner utilizzò il termine non più come significato di un sintomo, ma come un’etichetta descrittiva di un’entità nosograficamente riconosciuta, l’Autismo Infantile. Nell’ipotesi di Kanner i sintomi rappresentano l’espressione di un disturbo congenito del contatto affettivo con la realtà.
Nelle decadi immediatamente successive, il modello seguito è stato quello psicodinamico, in rapporto al quale l’autismo rappresentava una difesa contro l’angoscia derivante da un fallimento delle prime relazioni oggettuali. L’impatto cioè con una realtà incapace di soddisfare i suoi bisogni di protezione e rassicurazione. In rapporto a tale modello interpretativo però, l’eventuale presenza di segni clinici riferibili ad un danno encefalico, giustificava l’individuazione di due tipi di autismo, uno primario o di Kanner e uno secondario o spurio, che rientrava in situazioni simil-autistiche.
Tutte le esperienze derivanti comunque hanno indotto poi a ricercare le cause del disturbo non più all’esterno del bambino ma al suo interno. Attualmente infatti è sempre più accettata l’ipotesi che il disturbo artistico sia legato ad un funzionamento mentale atipico, una disfunzione ancora mal definita, ma comunque legata al funzionamento morfo-funzionale del Sistema Nervoso Centrale.
Uno degli aspetti che è parso subito evidente, è stata la difficoltà di mantenere un concetto unitario di autismo, dal momento che esso presenta nei diversi pazienti notevoli variazioni nel grado di espressività. Ciò ha indotto ad individuare una sorta di continuum che va da situazioni lievi, meno gravi, a gravissime. Ci sono poi delle caratteristiche diverse da soggetto a soggetto che prendono il nome di “sintomi accessori”. Esse conferiscono al quadro clinico caratteristiche particolari, ed hanno indotto il concetto di “spettro artistico”, che sta ad indicare che accanto ad un disturbo di base si distribuiscono forme che con esso condividono alcune caratteristiche, ma che se ne differenziano per altre.
Clinica
Il Disturbo Autistico (DA) è uno dei più gravi disturbi psichiatrici dell’età evolutiva. Sul piano comportamentale, i disturbi caratterizzanti il quadro clinico sono riconducibili alla compromissione di tre aree principali rappresentate da:
- L'interazione sociale
- La comunicazione verbale e non verbale
- Il repertorio di attività ed interessi
Accanto a questa triade, si associano altri due sintomi: il ritardo mentale e l’epilessia.
Compromissione dell'interazione sociale e comportamenti ad essa correlati
Tali disturbi variano in rapporto all’età e al livello di sviluppo. Nel corso del primo anno di vita, la compromissione dell’interazione sociale è tipicamente espressa dal deficit del canale di scambio privilegiato in tale periodo, vale a dire il contatto occhi-occhi. Frequenti sono anche le anomalie delle posture corporee (difficoltà di tenere il bambino in braccio). Questa incapacità viene definita come un disturbo del dialogo tonico. Molto frequenti sono anche le anomalie delle espressioni facciali che regolano l’interazione sociale; le anomalie possono essere di carattere quantitativo (assenza di sorriso) o di carattere qualitativo (pianto, sorriso, collera non aderenti al contesto). Nel corso dello sviluppo la compromissione dell’interazione si arricchisce di comportamenti sempre più espliciti e caratteristici: il bambino si aggira tra gli altri come se non esistessero, se chiamato non risponde, tende ad isolarsi, non richiede la partecipazione dell’altro nelle sue attività, etc. Il rapporto interpersonale non è comunque mai o quasi mai.
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Neuropsichiatria infantile
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