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disfunzione unica a carico di un sistema specifico, anche se non ancora ben definito. Il

nucleo centrale del DA sarebbe rappresentato da un deficit dello sviluppo sociale. Le

proposte più suggestive comunque sono rappresentate dalla TEORIA AFFETTIVA e dalla

TEORIA COGNITIVA.

TEORIA AFFETTIVA: si muove in un’area neurobiologica in quanto presuppone

 l’esistenza di strutture encefaliche preposte all’elaborazione di stimoli sociali. Essa

parte dal presupposto che l’uomo nasce con una predisposizione innata ad

interagire con l’altro, è un’esigenza primaria, è un qualcosa che appartiene al

corredo genetico del bambino. Secondo tale teoria quindi, esisterebbe nell’autismo

un’innata incapacità di interagire emozionalmente con l’altro, la quale, secondo una

reazione a cascata porterebbe all’incapacità di imparare a riconoscere gli stati

mentali degli altri, al deficit della cognizione sociale, al deficit del linguaggio, alla

compromissione dei processi di simbolizzazione.

TEORIA COGNITIVA: Secondo tale teoria, il capire quello che gli altri pensano e

 l’interpretare il comportamento degli altri in rapporto a quello che essi pensano, è

un’abilità di carattere cognitivo che si sviluppa progressivamente nel tempo.

Esisterebbe cioè un modulo cognitivo già presente alla nascita che si affine nel

tempo. Queste abilità di capire quello che gli altri pensano è segnalata da alcune

tappe fondamentali: Lo sguardo referenziale (osservare cioè le reazioni dell’altro nei

confronti di uno spettacolo in abituale, per regolare su di esse le proprie reazioni – 5

mesi), l’indicare proto-dicharativo (il richiamare cioè l’attenzione dell’altro su un

oggetto o evento, per renderlo partecipe di un suo stato mentale e cercare di

influenzare lo stato mentale dell’altro – 8/9 mesi), il gioco di finzione(attraverso il

quale il bambino riproduce bisogni ed emozioni…12/14 mesi). Tutti questi

comportamenti sarebbero le tappe che portano il bambino, intorno ai 4 anni, ad

acquisire una Teoria della Mente (capacità di riflettere sui propri stati mentali e su

quelli degli altri). Secondo tale approccio quindi il bambino sarebbe incapace di

accedere ad una Teoria Della Mente.

Il deficit sociale, sia che venga interpretato in termini affettivi che cognitivi, riesce ad offrire una

soddisfacente spiegazione ai disturbi dell’interazione sociale e della comunicazione. Tuttavia non

riesca a porsi in maniera altrettanto soddisfacente per interpretare la categoria di disturbi definiti

come repertorio di interessi ristretti, limitati e stereotipati. Tali caratteristiche sembrano più

facilmente interpretabili sulla base di un altro modello riferito in letteratura: l’ FE (Disturbo delle

Funzioni Esecutive). Con questo termine vengono indicate una serie di abilità che risultano

determinanti nell’organizzazione e nella pianificazione dei comportamenti di risoluzione dei

problemi. Fra i sintomi più tipici, l’impulsività e la perseverazione. L’ipotesi di un deficit da FE nel

disturbo dell’Autismo, anche se molto suggestiva, lascia aperti una serie di problemi (si ritrova in

altri disturbi psicopatologici, non fornisce spiegazioni per i disturbi dell’interazione sociale, non

spiega le violente reazioni emotive).

LE BASI NEUROBIOLOGICHE DELL’AUTISMO

ELETTROENCEFALOGRAMMA : Come già accennato l’epilessia rappresenta una

 condizione frequentemente associata all’autismo, ma indipendentemente dall’epilessia,

sono state riferire anomalie dell’EEGrafiche in un elevato numerosi soggetti. Le anomalie

più frequenti sono rappresentate da punte diffuse o focali e da scariche parossistiche.

POTENZIALI EVOCATI UDUTIVI (ABR) : Consistono nel registrare la risposta ad uno

 stimolo uditivo. Tale risposta viene raccolta sotto forma di tracciato che traduce

graficamente il percorso dello stimolo dalla periferia al tronco dell’encefalo.

POTENZIALI COGNITIVI (ERP) : Consistono nel registrare l’attività cerebrale in seguito alla

 somministrazione di uno stimolo. Non si limitano alle prime fasi di ingresso dello stimolo,

ma lo seguono nelle fasi successive dell’elaborazione. Anche questa risposta è raccolta

sotto forma di un tracciato che assume una configurazione molto tipica, per la presenza di

specifiche onde e depressioni.

INDAGINI NEUROCHIMICHE: Sono stati riscontrati elevati livelli di dopamina e

 serotonina. Un dato più volte segnalato, è la presenza nei soggetti artistici di un’elevata

escrezione urinaria di peptidi.

FATTORI ETIOLOGICI

I fattori etiologici si riferiscono alle cause capaci di alterare la trama neurobiologica che sottende il

funzionamento mentale. Vengono in genere considerati due tipi di fattori: Fattori etiologici di tipo

acquisito (noxae pre-peri-post natali, infezioni etc..), e Fattori etiologici di tipo genetico. Per quanto

riguarda la co-morbidità (incidenza del DA in quadri patologici con definita etiologia genetica)

l’Autismo si presenta frequentemente associato ad una serie di quadri clinici:

sclerosi tuberosa

fenilchetonuria

sindrome X-fragile

etc…

DIAGNOSI

Uno degli strumenti di valutazione più usato è la scala proposta da Schopler (CARS – Childhood

Autism Rating Scales). Esse consistono in 15 item, ciascuno dei quali si riferisce ad un

determinato comportamento. A ciascun comportamento l’esaminatore assegna un punteggio

variabile da 1 (normalità) a 4 (massima atipicità del comportamento considerato). La somma dei

singoli punteggi fornisce un punteggio globale che va da 15 a 60. Punteggi di 31 o superiori

indicano la presenza di una situazione Autistica.

TERAPIA

Terapie Farmacologiche: La categoria di farmaci è rappresentata dai neurolettici, in particolare

l’ALOPERIDOLO, indicato come farmaco capace di incidere in maniera significativa sui disturbi

comportamentali (agitazione, auto-aggressività…)

Interventi abilitativi: Per favorire lo sviluppo ed il consolidamento di abilità motorie, cognitive o sulla

comunicazione. Particolare importanza assumono la Terapia psicomotoria (comunicazione

corporea), la logopedia, la terapia occupazionale.

Interventi psicopedagogici : Rivolti alla scuola e alla famiglia

Interventi Psicoterapeutici: Il progetto terapeutico va periodicamente valutato e riformulato in

rapporto alle esigenze che di volta in volta si vengono a determinare. La natura del disturbo

comporta necessariamente che tutti gli spazi esperenziali possono e devono assumere una

valenza terapeutica (casa, scuola e non solo dal terapista), e che un progetto terapeutico per il

bambino artistico deve configurarsi come un progetto terapeutico incentrato sulla famiglia

(sostegno psicologico e addestramento).

La prognosi per la maggioranza dei casi è severa, per l’incapacità di acquisire competenze minime

per un adattamento sociale. In una percentuale variabile da 5 al 17% è descritta un’evoluzione

soddisfacente, e per un numero limitato di casi la possibilità di una guarigione.

Il DSM, include all’interno della categoria DPS oltre al DA, altri quadri clinici:

DISSTURBO DISINTEGRATIVO DELLA FANCIULLEZZA (DDF)

 Viene indicato un quadro clinico del tutto sovrapponibile a quello del DA, da cui si

differenzia per l’età e le modalità d’esordio. Le prime fasi dello sviluppo infatti sono normali,

è solo all’età di circa 3-4 anni che il bambino comincia a presentare disturbi

comportamentali che investono l’interazione sociale ed il repertorio di attività ed interessi,

associate ad una regressione delle funzioni linguistiche precedentemente acquisite. Le

cause sono sconosciute. Prevalenza sesso maschile.

SINDROME DI ASPENGER (SA)


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AUTORE

Sara F

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in teorie della comunicazione e dei linguaggi
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia e psicometria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Tortorella Gaetano.

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