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Neoavanguardie

Le neoavanguardie si sviluppano tre correnti: Body Art, Narrative Art, Conceptual Art.

  • Prende rilievo il gesto dell’artista perché il doppiaggio fotografico ne attesta l’effettiva esistenza.

Body art

  • Body art durante le avanguardie storiche si compiono ricerche che avevano anticipato quelle che poi sono state riprese.
  • Nelle neo-avanguardie negli anni ‘60-’70, queste impegnano il corpo dell’artista riscatto del corpo, fino ad allora censurato.
  • 1966 al Liceo Parini di Milano si pubblica sul giornalino della scuola, un articolo sulla posizione della donna nella società, la vicenda divise l’Italia.
  • L’arte contribuisce al cambiamento dei costumi, alla riscoperta e alla valorizzazione del corpo nelle sue possibilità comunicative e di relazione estetica-sensoriale.
  • L’azione sottolinea le funzioni del corpo.

Due filoni

  • Due filoni:
  • Body art fisica, tesa alla presa di coscienza fisica del proprio essere, attuata grazie al medium della fotografia o specchio (Nauman, Rainer, Penone, Pane).
  • Body art dell’immaginario (Ontani, Luthi).
  • Il ruolo della fotografia è istitutivo e complice che si unisce all’intento documentativo delle performance.
  • La fotografia conserva e mantiene virtualmente il corpo.
  • Permette un’indagine attenta a fermare le azioni.

Bruce Nauman (1941)

  • Bruce Nauman (1941) lavora anche con i video.
  • Forzature mimiche per prendere coscienza del proprio viso.
  • Strutture facciali: 1968, verifica il proprio viso, i movimenti che può fare, per rendersi conto delle capacità comunicative di esso.
  • Studi per ologrammi, 1970: cerca di coinvolgere il fruitore, di convincerlo a scoprire il proprio corpo, di prenderne coscienza.

Arnulf Rainer (1929)

  • Arnulf Rainer (1929).
  • Autoritratto del 1969, coinvolge tutto il corpo nelle ricerche, assumendo posizioni innaturali > fa sul corpo quello che Nauman faceva sul viso.
  • Esplora le potenzialità del proprio corpo attraverso una ginnastica estrema.
  • Aggiunge sulle immagini dei segni pittorici interpretati in vario modo dalla critica, coltellate-ferite, fatti per aggiungere elementi artistici.
  • Integrazioni all’eccessiva staticità delle immagini.
  • Autoritratti in cabina automatica, 1968-69: dopo aver allentato eventuali resistenze autocensorie con il consumo di alcolici, entra in una cabina per fototessere alla stazione di Vienna.

Giuseppe Penone (1947)

  • Giuseppe Penone (1947).
  • Svolgere la propria pelle, 1971-72: ciclo di lavori, in ciascuna foto è presente un dettaglio del corpo, in particolare della pelle > mappatura dell’epidermide.
  • Rovesciare i propri occhi, 1970: lenti a contatto specchiate, infatti si può vedere il riflesso del fotografo. Grazie a queste lenti a specchio il corpo riflette all’infuori ciò che percepisce, non assorbendolo come accade solitamente.

Gina Pane (1939-1990)

  • Gina Pane (1939-1990).
  • Lavora con il dolore che è il messaggio stesso delle sue opere > interventi autolesionistici per compiere ricerche estetiche, gli artisti che seguono questa corrente sono chiamati operatori estetici.
  • Concepisce il corpo come un materiale.
  • Concretizza il dolore attraverso la pratica fotografica.
  • La vita va sentita, non si può vivere anestetizzati.
  • Recupero estetico del proprio corpo.

Luigi Ontani (1943)

  • Luigi Ontani (1943).
  • Esponente della body art dell’immaginario, tesa alla trasformazione immaginaria del proprio corpo o di uno immaginario > il corpo è trasformato in diversi personaggi resi credibili grazie alla fotografia.
  • Per le sue trasformazioni attinge da un repertorio eterogeneo > esperienza della diversità.
  • Tableaux vivants attraverso realizza delle performance restando immobile travestito da personaggi illustri come Dante Pinocchio D’après Jacques Louis David San Sebastiano (1970), (1972), (1974), (1970), l’obiettivo è quello di aprirsi alla cultura sia alta che bassa.

Urs Luthi (1947)

  • Urs Luthi (1947).
  • Affronta il tema dell’identità sessuale, con il passare del tempo diventerà un tema molto diffuso. La fotografia diventa il complice ideale per ritrovare sé stesso.
  • “Nell’arte io posso articolarmi e formulare me stesso come nella vita non potrei mai”.
  • Proietta il proprio corpo nell’immaginario reso credibile dalla fotografia.
  • Autoritratto, 1971: è vestito da donna > gli strumenti tecnologici hanno aiutato lo sviluppo della body art e delle performances che se fossero perse non varrebbero nulla.
  • I’ll be your mirror, 1972: artista come operatore estetico che lavora sulla propria estetica e sensibilità.
  • Lavoro concettuale, la scritta del titolo appare con un lettering asettico.
  • Luthi in bilico tra maschile e femminile.
  • Autoritratto in tre pezzi, 1974: è accattivante la soluzione linguistica/stilistica, ambiguità del genere, fotografie dal buco della serratura > aspetto voyeuristico.
  • Autoritratto, 1975: immagine grande + immagini più piccole in alto, censura degli occhi per non farsi riconoscere.
  • Autoritratto, Il campione, 1976 - 1976: lascia il tema dell’appartenenza di genere e l’identità, sono vicine al lavoro di Ontani, si trasforma in un campione di boxe e su un tappeto “volante”.

Francesca Woodman (1958-1981)

  • Francesca Woodman (1958-1981).
  • Le sue performances vivono nelle fotografie, non le propone dal vivo come Ontani.
  • “Vorrei che le mie fotografie potessero ricondensare l’esperienza in piccole immagini complete nelle quali esce tutto il mistero della paura”.
  • Unisce body art fisica e dell’immaginario > prende coscienza di sé stessa in relazione agli ambienti o alla natura, ricerca la sua collocazione nel mondo, per questo si confonde con i muri e pavimenti.
  • Fotografie imperfette formalmente, sfocate, mosse.
  • Immagini come profondità abitate.

Narrative art

  • Narrative art negli anni ‘60-’70 si sviluppano ricerche che utilizzano la vocazione narrativa della fotografia.
  • Ibrido che unisce la scrittura, le immagini, si avvicinano al cinema, il concettualismo.
  • Narra molto poco perché il racconto rimane aperto + azzeramento di ogni lettura formale.

Christian Boltanski (1944)

  • Christian Boltanski (1944).
  • Filone della narrativa della memoria.
  • 1969: dittico, scritta tra le due foto “Christian Boltanski a 3 anni gioca con i cubi”, tratto da un album di famiglia + “i cubi ritrovati di Christian Boltanski nel 1969”, il soggetto del lavoro è il tempo tra le due immagini, quello intercorso tra il Christian Boltanski di 3 anni e quello di ora > recupero del tempo perduto affidato alla fotografia.
  • 1970: fotografia giudiziaria, l’oggetto è il tempo, due fotografie a 5 anni e 3 mesi di distanza tra loro.
  • L’appartement de la Rue Vaugirard, 1973: via di Parigi, ci sono delle scritte a mano che descrivono ciò che c’è in quella casa.
  • Il testo non è esplicativo, gioca sul concetto di estesia e anestesia.
  • Rapporto con gli spazi di vita che talvolta non sono vissuti a pieno a causa dell’abitudine.
  • Images modèles, 1975: immagini stereotipo degli album di famiglia, sono 30.
  • 1972: foto di famiglia ingrandita integrata da una scritta in corsivo che descrive chi è presente nell’immagine, ripropone l’emozione tipica da album di famiglia.
  • L’artisticità è un timbro attribuito alle cose, quella intesa in senso ottocentesco viene a mancare.
  • Riflessioni che diventano indicazioni, suggerimenti per il pubblico.
  • La réserve des suisses mortes, 1989: è un allestimento, accumulo di scatole di metallo con delle immagini, racconta di essere stato colpito da come i quotidiani svizzeri avessero l’abitudine di riportare i necrologi, queste immagini sono tratte da quei giornali, la scatola è intesa come luogo dei ricordi. I cavi delle lampade si diramano passando davanti alle cassette > i materiali diventano parte dell’opera.

Bill Beckley

  • Bill Beckley.
  • La lama sulla schiena, 1977: combinazione di 4 immagini, specchio, un testo, gambe di donna, schiena con graffi.
  • Il testo aggiunge ambiguità al racconto.
  • Distrugge il ruolo della scrittura nei confronti della fotografia.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara.baraldi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della Fotografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Marra Claudio.
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