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Preeclampsia-EPH-gestosi

Preeclampsia-EPH-gestosi è caratterizzata da una triade sintomatologica caratteristica: edema, proteinuria ed ipertensione arteriosa, che compare dopo la 20ª settimana di gestazione. Si definisce eclampsia quando compaiono le convulsioni. Le alterazioni fondamentali sono una coagulazione intravascolare diffusa ed un’endoteliosi glomerulare.

Incidenza e manifestazioni

L’incidenza dell’EPH-gestosi è del 2-7% circa delle gravidanze, ed è più frequente nelle giovani donne nullipare o nelle donne più anziane e multipare. I glomeruli appaiono aumentati di volume ed i lumi capillari sono occlusi dal citoplasma rigonfio delle cellule endoteliali. La membrana basale non è ispessita e le cellule endoteliali sono spesso staccate dalla membrana basale con interposizione di materiale chiaro in cui è presente fibrina in filamenti. Le lesioni regrediscono più o meno rapidamente dopo il parto.

Sintomi e diagnosi

L’esordio è intorno alla 32ª settimana di gestazione, insidioso con cefalea, disturbi visivi, stato ansioso e dolori epigastrici in assenza di sintomi specifici. Si rende evidente un aumento ponderale rapido per la comparsa di edemi e compaiono proteinuria ed ipertensione arteriosa, di tipo prevalentemente diastolico. La presenza di valori sistolici >300 mmHg devono far pensare ad una sovrapposizione di preeclampsia ad una pregressa ipertensione arteriosa.

La proteinuria è indice di danno glomerulare, e va da 500 mg/die a 3.5 g/die. La clearance dell’acido urico diminuisce precocemente nell’EPH-gestosi e l’incremento dell’uricemia costituisce un elemento altamente predittivo. Un’uricemia >4.5 mg/dl è anormale, ~5.5 mg/dl è indicativa di gestosi e >6 mg/dl è indicativa di gestosi grave.

Terapia e gestione

Quando la viabilità del feto lo consente, una terapia efficace contro l’eclampsia è l’induzione del parto, dal momento che l’eclampsia cessa con il termine della gravidanza. Altrimenti è necessario instaurare una terapia anti-ipertensiva che riduca i rischi di sofferenza fetale e materna. Se la pressione diastolica è >105 mmHg viene consigliato l’uso di idralazina, a basse dosi per evitare brusche variazioni pressorie ed in modo tale da mantenere la pressione diastolica tra 90 e 105 mmHg. L’uso combinato di betabloccanti induce la tachicardia riflessa e migliora la risposta ipotensiva.

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Scienze mediche MED/14 Nefrologia

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