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Introduzione

La letteratura cambia, non è più quella che era 50 anni fa ed ora deve avere a che fare con altri grandi concorrenti: il cinema o la televisione. L’unica cosa certa e costante nel tempo è l’esperienza che ci fa vivere la letteratura, se non la percepiamo come qualcosa di estraneo e lontano. L’esperienza è un incontro con un altro mondo che si realizza attraverso il doppio lavoro di chi scrive e di chi legge, ma è anche uno scambio comunicativo. Il lettore quando legge fa degli sforzi enormi, elabora delle procedure cognitive ed è coinvolto emotivamente.

  • Per funzioni cognitive si intende quell’insieme di funzioni del nostro cervello come attenzione, memoria e linguaggio che ci mettono in comunicazione col mondo esterno. Quando leggiamo e le nostre emozioni sono al lavoro, siamo coinvolti emotivamente.
  • La tensione narrativa non è dentro il testo, si crea tra il testo e noi. Essa si ottiene con le funzioni timiche (dal greco thumos = animo) come la suspence, la curiosità e la sorpresa.

La tensione narrativa non è soggettiva, infatti si impiegano delle tecniche quali aspettativa e attesa, l’enigma, il climax. Inoltre, si deve saper usare bene la temporalità del racconto con quella della storia.

George Steiner, studioso americano, a proposito dell’esperienza scrive: “Nel momento in cui deponiamo il libro non siamo più quelli che eravamo prima di leggerlo. […] Le grandi opere d’arte ci attraversano come venti di tempesta, spalancando le porte delle nostre percezioni e investendo l’architettura delle nostre convinzioni con la loro potenza trasformatrice. Noi cerchiamo di registrare il loro urto e di riorganizzare la nostra casa sconquassata secondo un nuovo ordine. E, spinti da un qualche primario istinto di comunicazione, cerchiamo di comunicare agli altri la qualità e la forza della nostra esperienza. Vorremmo convincerli ad aprirsi ad essa.”

Capiamo, quindi, che non dobbiamo intendere la lettura come lontana ed estranea, ma come esperienza che tutti noi facciamo per poter essere appagati. Infatti, il lettore scommette su un’opera, facendo un investimento, di tempo e di denaro, al fine di avere indietro senso di appagamento ed un’esperienza. Personalità creative come Lev Nikolaevič Tolstoj e Fëdor Michajlovič Dostoevskij, i due giganti dell’arte del romanzo studiati da George Steiner, sanno sconquassare le solide case delle nostre convinzioni come venti di tempesta che ci inducono a una globale ristrutturazione di muri, soffitti, pavimenti e infissi. Tuttavia, anche le opere di minore impatto sull’esistenza sono allo stesso modo eventi che accadono lasciando tracce importanti nella storia di una persona.

Il ruolo del lettore

Inoltre, come afferma Wolfgang Iser, in L’atto della lettura. Una teoria della risposta estetica (1976), il lettore istintivamente è in grado di:

  • Quando non ci ricordiamo il nome di un personaggio torniamo indietro.
  • Quando siamo in grado di ricostruire le analessi (i flashback).
  • Colmare un’elissi (sempre di più nei cartoni e nella letteratura contemporanea - perché aumenta il ritmo/velocità -, ma in qualsiasi genere letterario).

Questo lavoro del lettore, durante la lettura, è stato analizzato prima da Iser, poi è stato al centro della narratologia naturale o narratologia post-classica (di cui la massima esponente è proprio M. Fludernik) e che si contrappone alla narratologia classica.

Elissi: salto / eliminazione di una parte della trama, perché il racconto è molto veloce e deve tenere un ritmo piacevole al lettore (quindi, non è possibile raccontare tutto); questi buchi vengono chiamati “blanks” oppure “punti di indeterminazione”. Generalmente, questi buchi vengono riempiti in base a ciò che abbiamo letto, con le nostre conoscenze pregresse o le esperienze, letteraria e quotidiana/umana, che abbiamo vissuto, cioè attraverso l’“experiencing” (come affermato da Monika Fludernik, Towards a 'Natural' Narratology (1996)).

In contrapposizione a questa tecnica letteraria vi è l’indugio (= slow read), cioè non vi sono dei buchi in ciò che si racconta.

Narrativa e narratologia

Narrativa: l'attività o la produzione letteraria relativa alla trascrizione artistica di vicende reali o fantastiche, per lo più sotto forma di romanzo, novella, racconto. Narratologia: disciplina che studia la narrativa, i suoi meccanismi e le sue categorie / tassonomie. Ogni categoria usa della terminologia specifica per dei fenomeni nella narrativa. Questi fenomeni sono intuibilmente noti da qualsiasi persona, quindi questa terminologia serve solo ad esplicitare questi fenomeni.

Narratologia di impostazione strutturalistico-semiologica: nasce nel 1969 in Francia, a Parigi, con gli strutturalisti come Tzvetan Todorov (che usa il termine “narratologie”) con Grammaire du Décaméron e Julia Kristeva, entrambi scappati dal territorio slavo, per ritrovare la libertà dall’unione sovietica. Il termine viene poi canonizzato in Discours du récit. Essai de méthod di Gérard Genette, con cui si è cominciato ad interiorizzare la narratologia. La disciplina della narratologia, quindi, nasce come analisi di uno dei capolavori della narrativa occidentale: il Decamerone di Boccaccio. Viene definita classica, perché ha governato il sistema degli studi del racconto e delle narrazioni, in modo strutturalistico, per decenni interi.

  • Strutturalistico: si fa riferimento al movimento dello strutturalismo, quel movimento nato in Francia negli anni ’60 che estese a vari ambiti, tra cui la critica letteraria, i principi dello strutturalismo linguistico. Gli strutturalisti (come si evince dal nome, si interessano alla struttura dell’opera, come essa funziona) concepiscono un testo come un insieme organico di elementi scomponibili in più unità, il cui valore funzionale è dato dal rapporto tra questi elementi nell’insieme. Gerard Genette, Viktor Sklovskij e Claude Lévi-Strauss furono gli strutturalisti più importanti.
  • Semiologico: apporto fondamentale dello studio della semiologia (= studio dei segni). In un contesto in cui nascono i moti del ’68. Quindi, ci si avvia verso un rinnovamento del sapere, dei costumi e della cultura, andando contro i monumenti del passato.

È giusto però dire che i racconti e le narrazioni già venivano studiate prima di Todorov dai Formalisti Russi (1910 - 1920). Loro propongono uno studio/metodo di studio della letteratura che sarà poi la strada per formare la narratologia classica, proprio perché per loro è molto importante la struttura di un’opera (non tanto la forma, come invece dice il nome, dato dalla critica). Inoltre, loro lavoravano a stretto contatto con le Avanguardie russe, epicentro del massimo fervore culturale (artisti, letterati, registi). Uno dei massimi esponenti di questo movimento è proprio M. Ejchenbaum. Egli scrive opere che testimoniano il passaggio dal muto al sonoro, nel cinema, arte che si sviluppa proprio in questo periodo. Si può dire che facciano parte del Futurismo russo, alla cui base c’è V. Majakovskij.

Narratologia “classica” (definita tale a posteriori): per classico si intende qualcosa di consolidato per tradizione e affermato all’interno degli studi, ovvero quella narratologia che si basa su fondamenti teorici e metodologici di impostazione strutturalistico-semiologica (non c’entra nulla il mondo classico). Si pone l’accento sul testo. In Italia si è sempre preferito focalizzarsi sugli studi della narrativa francese, tralasciando quelli germanici, nonostante esistesse una scuola tedesca importantissima sin da prima e in contemporanea della scuola francese. Per quanto riguarda l’ambito tedesco quindi, questa scuola è quella che si concentra attorno alla figura di Karl Stanzel. Essa studia una proposta alternativa a quella degli strutturalisti; eccetto alcuni concetti, può essere integrata con la teoria degli strutturalisti.

Narratologia post-classica

Narratologia “post – classica” o narratologia naturale o narratologia di tipo cognitivista/cognitivismo: si oppone alla narratologia classica perché nasce dalla consapevolezza che la narrazione non è solo dentro il testo narrativo ma è presente in ogni attività della quotidianità. Quindi, ha per oggetto la narrativa naturale (esempio di story-telling) o il raccontare, cioè quell’insieme delle chiacchiere di tutti i giorni e i racconti della vita quotidiana (es. la chiamata alla mamma per raccontare la propria giornata o la ricetta, il pettegolezzo). Pone quindi, l’accento sull’esperienza del soggetto. Monika Fludernik, Towards a 'Natural' Narratology (1996) è una delle massime esponenti.

Essendo di tipo cognitivista si concentra e trae principalmente indicazioni dalle teorie e metodologie dal cognitivismo, però dal 2000 questa narratologia comincia ad instradarsi verso la neuro-narratologia, siccome all’interno del cognitivismo rientrano anche la linguistica (di Jackobson), la sociolinguistica (di Labov), la psicologia e l’intelligenza artificiale. Tra il 2013 e il 2014, poi, con la pubblicità, il marketing e le etichette narranti (es. “Slow Food” o “Mozzarella”), ovvero quei marchi che attraverso il nome presentano e raccontano simultaneamente la loro storia e il prodotto a loro abbinato, è nato lo storytelling. Allo stesso modo si crea letteratura. Ricordiamo però che i veri autori specialisti della letteratura sono i letterati.

Il cognitivismo è la branca della psicologia che studia i processi cognitivi tramite i quali un organismo assorbe ed elabora nozioni dalla realtà esterna ed esercita controllo su esse. Neuro-narratologia: quella narratologia che si basa sulle scoperte delle neuroscienze (es. neuroni specchio…, teoria dell’empatia…)

Svolta narrativa

Svolta narrativa: la svolta narrativa, il narrative turn, è parallela più o meno alla svolta retorica e si situa negli anni ’80-90. Essa avviene quando i cognitivisti si rendono conto che la nostra mente a partire dall’infanzia si fonda sulla connessione crono-causale di episodi. Mark Turner in The literary mind afferma infatti che l’uomo percepisce la realtà attraverso storie e proiezioni di storie, perché la mente è letteraria. La struttura cognitiva fondamentale, che governa la prassi quotidiana delle persone, è quindi la costruzione percettiva di storie semplici in proiezione di storie più complesse. Quindi, dalla percezione di eventi concreti noi formiamo per proiezione le nozioni più astratte. Il modo in cui il linguaggio si esprime è dunque frutto di qualcosa più semplice: è la proiezione di una storia semplice in una storia più complessa.

Pertanto, i cognitivisti hanno riflettuto che la narrazione non è solo il testo letterario, ma va oltre. Le narrazioni sono modalità di comunicazione e hanno un ruolo centrale nelle nostre vite. I cognitivisti affidano al lettore un ruolo decisivo, perché nella loro mente agiscono delle strutture che si declinano su due piani:

  • Le cornici (frames): che concernono i luoghi e gli spazi;
  • Gli eventi temporali (scripts).
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/14 Critica letteraria e letterature comparate

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher _byce27_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letterature comparate e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Piemonte Orientale Amedeo Avogadro - Unipmn o del prof Sini Stefania.
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