La pratica ritmica
Indice
- L'evoluzione del ritmo
- Che cosa s'intende per ritmo
- La pulsazione
- Velocità
- I didatti e l'educazione ritmica
- La pratica ritmica
L'evoluzione del ritmo
Il ritmo è una realtà insita nell'uomo. Se lo si considera dal punto di vista naturale, noteremo che la sua origine è legata alla comparazione di elementi pari e dispari nel tempo. Tale comparazione dà vita al ritmo comune, che può essere direttamente vissuto o contemplato. La sperimentazione della percezione ritmica interna ed esterna dell’uomo ha portato a riconoscere due aspetti del ritmo: uno quantitativo e uno simbolico; in entrambi i casi ci si trova di fronte a un fenomeno musicale.
Il termine “ritmo” deriva dal greco e fu tradotto dai latini con il termine “numerus” per indicare l’azione del misurare con esattezza. Dall’attinenza con la misura nasce la relazione con il termine “tempo”, in latino “tempus”, e con il termine “spazio”, in latino “spatium”. Al ritmo inteso come tempo fanno riferimento le cosiddette “arti in movimento”, ossia musica, poesia e danza; al ritmo inteso come spazio fanno riferimento le “arti a riposo”, ossia architettura, scultura e pittura.
Il ritmo può essere naturale e artificiale. Il primo lo si riscontra in un qualsiasi evento naturale, come l’alternarsi del giorno e della notte, l’ondeggiare delle onde del mare, il sibilar del vento ecc. Il secondo è stato inventato dall’uomo per esprimersi nelle arti in movimento.
Il ritmo artificiale si divide in due grandi sistemi: il primo è quello del ritmo “libero”, il secondo è quello del ritmo “misurato”. Il primo sistema, che fa riferimento alla metrica greca e latina, si forma addizionando l’unità di misura; il secondo sistema, invece, è dato dall’articolazione di accenti forti e deboli e si forma dividendo e suddividendo l’unità di misura. Dagli studi svolti da etnologi musicali, è stato rilevato che il “ritmo libero” e il “ritmo misurato” sono stati praticati contemporaneamente.
Il ritmo libero era praticato dai greci e dai latini ed è giunto a noi attraverso il canto gregoriano. L’esteriorizzazione simbolica del ritmo è avvenuta attraverso i neumi i quali, secondo le teorie solesmensi, deriverebbero dagli accenti gravi e acuti. I piedi metrici, quindi, si sarebbero trasformati in neumi attraverso il processo: piede metrico (quantità) accento (qualità) neumi.
Il canto gregoriano, infatti, è caratterizzato da neumi presentati in gruppi binari o ternari, dando vita al ritmo libero. Ne troviamo un esempio nel Kyrie della Missa XI dell’Ordinarium.
Per quanto riguarda il ritmo misurato (quello soggetto a battuta), possiamo classificarlo in due modi: istintivo e razionale. Il primo è a servizio della danza, dei riti e del lavoro; ha un significato puramente simbolico e non si stacca mai dalla poesia e dalla danza e per questo è definito spontaneo.
Il ritmo istintivo riceve una propria caratterizzazione a seconda delle aree in cui viene sviluppato e perciò dipende dai popoli, dalla lingua, dagli strumenti e dagli scopi per cui viene usato. La massima espressione di ritmo misurato istintivo è data dalla musica africana. In essa non c’è un ritmo fondamentale ma due o tre ritmi in una complessa organizzazione formale: in un set di tamburi è facile trovare uno che nella stessa misura batta il 2/4, mentre un altro batte il 3/4 e un altro ancora il 4/4.
Da questa sovrapposizione metrica deriva un ritmo multiplo che ha delle regole assestanti impossibili da tradurre nel nostro sistema musicale. Con l’evoluzione dei modi ritmici, la cui articolazione si basava sulla divisione delle breve e delle lunghe della metrica greco-latina, ha origine il nostro sistema ritmico. Esso si basa sulla divisione e suddivisione della semibreve.
Alla base del ritmo misurato c’è la battuta o misura. Essa è costituita da raggruppamenti dei tempi che a seconda della loro posizione vengono classificate in arsi e tesi. L’accostamento dell’arsi dà origine ai tempi forti e deboli detti anche ritmi compositivi: acefalo, anacrusico, tetico, maschile o femminile.
Che cosa s'intende per ritmo
Uno degli elementi fondamentali della musica è il ritmo. Per ritmo intendiamo la successione di movimenti che si ripetono sempre uguali per velocità e per tempo (es. il movimento del pendolo). Se osserviamo l’oscillazione del pendolo, vediamo che il tempo impiegato per compiere il ciclo completo è isocrono, cioè della stessa velocità e dell’identica durata.
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Musica come strumento educativo
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Dettato Storia della musica 1: il Medioevo
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Appunti delle lezioni di Musica
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Musica - fare musica e giocare