Musicalezione 1
Insegnare la musica
Fino al capitolo 3 → Pedagogia della musica (dispensa) lessico, elementi fondativi della musica (ritmo, armonia…), cos'è l'orecchio musicale. Nuove tendenze della didattica della musica. Multiculturalismo nell'educazione musicale.
Perché la musica a scuola?
La musica è considerata materia curricolare e si trova a scuola perché:
- Se è considerata disciplina, è perché la musica è una componente universale, è una componente della cultura globale, non c’è nessun popolo che non abbia la musica nella sua vita. Nello sviluppo dell’essere umano, la musica ha preceduto il linguaggio. I ricercatori hanno compreso che la voce è stata utilizzata all’inizio solo a livello di suono, quindi tutti i richiami erano riproduzioni dell’ambiente che l’uomo ha iniziato a imitare e comprendere e così a dare significato, e inizia la comunicazione. Il canto è qualcosa che è uscito dall’uomo in maniera spontanea: in Namibia, popolazione nomade che vive in uno stato tribale, tutte le sere danzano e cantano. Il canto esce con spontaneità che passa attraverso i sensi, una necessità, è necessario questo sfogo. Se è una necessità, ogni essere umano ha ancora questa relazione con la musica. L’espressione più vitale dell’uomo (la musica) è all’interno del percorso scolastico.
- È un mezzo di espressione che deve essere accessibile a tutti. È un fattore di coesione e integrazione sociale. Art. 33 della costituzione italiana è sancito che le arti e le scienze sono libere e ne è libero l’insegnamento. Si intende che ogni uomo deve essere considerato veramente libero, nel rispetto delle differenze culturali e di pensiero perché favoriscono lo sviluppo del pensiero scientifico e artistico. Porta l’uomo a essere libero di scegliere e di confrontarsi con gli altri. Udire è riferito al meccanismo; sentire è riferito alla comprensione.
- Sviluppa la capacità motoria. Anche solo parlare e cantare è usare il corpo. Es. usando il flauto dolce c’è lo sviluppo della motricità fine.
- È un mezzo per stimolare la capacità di ascoltare se stessi e gli altri, sviluppando atteggiamenti empatici.
- L’attenzione al suono diventa occasione di difenderci dall’inquinamento acustico.
- Sviluppare un atteggiamento critico nei confronti del condizionamento dei media.
- Per imparare a riconoscere il valore estetico delle opere più significative della nostra cultura.
- Per forgiare un proprio gusto.
Nel 2007, il ministro Fioroni conia i Programmi. Fioroni dà una grande importanza alle arti riportando il valore dell’educazione artistica all’interno di un percorso scolastico. Luigi Bellinguer viene nominato da Fioroni a presiedere una commissione che doveva dedicarsi all’apprendimento pratico della musica. Questa commissione riuscì a stanziare dei soldi per attrezzare le scuole con dei laboratori per sviluppare delle buone pratiche di educazione musicale.
Aspetto interdisciplinare e trasversale
Facendo leva sulle emozioni è capace di gratificare, trasforma saperi freddi in saperi caldi, attraverso la curiosità e la poesia, da vivere in modo attivo. La musica permette di raggiungere la totalità della persona, diventando facilitatore di apprendimenti. Per quanto riguarda la sfera psicomotoria, grande contributo è dato dall’ascolto, dall’apparato vocale e strumentale, allo sviluppo della motricità fine, allo sviluppo dello schema corporeo, lateralizzazione, stimolazione sensoriale in particolare della percezione uditiva.
Nella dimensione cognitiva: l’esperienza musicale chiama in causa la totalità dei processi di pensiero, coinvolgendo percezione, attenzione, memoria, emozioni… La musica stimola lo sviluppo delle capacità cognitive, facilita l’acquisizione di concetti spaziali, logici-matematici e topografici.
Dimensione affettiva e socializzante: l’attività musicale proposta coinvolgendo il gruppo può contribuire allo sviluppo di life skills, che è necessario apprendere per mettersi in relazione con gli altri. La musica diventa occasione per sviluppare problematiche connesse al lavoro di gruppo. La musica d’insieme porta all’attenzione verso l’altro, allo sviluppo di unità… Quando ci sono esperienze di dialogo (es. quando chiede di scambiare strumento) si crea una musica d’insieme. La capacità di problematizzare e trovare soluzioni: è nel fare che i bambini creano e riescono a risolvere un problema; la musica d’insieme esercita il pensiero divergente e l’atteggiamento critico. Favorisce la produzione di un pensiero non verbale, promuove l’autoconsapevolezza, ovvero capire noi stessi, che suoni preferiamo che ruolo vogliamo svolgere (solisti, accompagnatore…); la musica aiuta a scegliere il proprio posto. Permette la gestione dello stress: con la musica si può vivere un’esperienza rilassante, può divertirsi…
Lezione 2
Linguaggio della musica
È il linguaggio più antico del mondo, è parte universale della musica ed è stato il primo atto comunicativo insieme alla danza. La musica è espressa con il canto. La musica è presente in ogni forma di cultura, del presente e del passato, tanto da poter essere considerata una componente antropologica universale.
La musica ha diverse funzioni adattive:
- Come efficace mezzo di espressione e regolazione delle emozioni.
- Come pratica sociale tesa a rinforzare legami di gruppo (ballo, cerimonie, corteggiamento, riti…).
La musica non è mai un’esperienza isolata da altri linguaggi, ha una funzione trasversale. Si collega:
- All’immagine (film, cartoni animati, pubblicità…).
- Alla parola (canzoni, opera, teatro…).
- È strettamente collegata alla disciplina musicale stessa: l’attività gestuale-motoria (suonare, cantare).
- Quella visiva-grafica (la scrittura musicale, ritmica e melodica).
Gardner ha definito la musica come un’intelligenza, una delle tante. La musica non è riducibile ad altre esperienze, è una modalità particolare di ricostruzione mentale ed espressione della realtà, caratterizzata da un medium espressivo, il suono. La musica sta su da sola, è un mezzo che comunica anche senza parole e immagine, è un linguaggio a se stante che è caratterizzato dal medium espressivo = il sonoro (Rousseau). La recente ricerca neuropsicologica ha individuato delle aree distinte che si occupano della musica.
Com'è strutturato il linguaggio
Pag. 13 Jakobson ('66): nella comunicazione verbale c’è mittente, destinatario, messaggio, canale, codice e contesto d’uso. Se nel linguaggio al primo posto c’è il mittente, cosa ci sarà in musica? Il compositore, un musicista, la band... Spiega il linguaggio della musica paragonandolo al linguaggio verbale. Il destinatario nella musica è l’ascoltatore che ricrea a modo suo quello che sente; cosa prendo della musica? Quello che posso selezionare: più sono educato ad ascoltare selezionerò tutto, altrimenti vengono individuate solo piccole parti (es. solo la batteria). Il messaggio è quello attribuito dall’ascoltatore, fissato dalla battitura: parte dal compositore e il messaggio arriva al destinatario e può essere modificato. Il canale è il mezzo attraverso il quale fruiamo il messaggio: es. ascolto dal vivo in una sala del concerto; impianto stereo; tv… Il codice è il sistema di regole, la grammatica con la quale è stato realizzato il messaggio, nella musica è ad es. la tonalità, ritmiche particolari, la marcia…; il ritmo deve avere una regolarità precisa. Un codice è un elemento musicale scelto appositamente per una composizione. Contesto d’uso: dove avviene la comunicazione? Da soli, a scuola, in chiesa, in discoteca…
Le funzioni della musica
A cosa serve la musica?
- Permette di dare forma ed espressione alle proprie emozioni. Funzione espressiva.
- Produce nell’ascoltatore una reazione perché la musica è un medium molto forte. Il non ascoltare la musica può essere un momento di difesa. Funzione conativa.
- Attenzione e compiacimento nel fare/fruire qualcosa di bello. Funzione poetica.
- Cercare il contatto: sentirsi bene con se stessi e con gli altri attraverso la musica. Dov’è il contatto? Es. il concerto. Funzione fatica.
- Spiegare come funziona un dato elemento del linguaggio musicale: l’insegnate di strumento o di canto spiega ai suoi allievi un aspetto tecnico, diventa funzione metalinguistica. Funzione metalinguistica.
Che senso ha questa musica per me?
In che modo viene recepita dal destinatario. Nel momento in cui ascoltiamo e produciamo musica stiamo mettendo in gioco le nostre identità, ognuno percepisce qualcosa a seconda del suo gusto, del suo vissuto, delle proprie pratiche… La musica è importante che sia presente per la formazione dell’identità. La musica è un mezzo per socializzare.
Un ascolto musicale diventa occasione per ricordare, provare emozioni, per muoverci, per provare sensazioni e per evocare immagini. Michel Imberty analizzando le espressioni verbali, ha sintetizzato 3 modalità di interpretare la musica:
- L’asse cinetico, ovvero è il riferimento al movimento, mi fa muovere.
- L’asse iconico, ovvero dà delle immagini, mi fa venire in mente questa cosa.
- L’asse emotivo: integrazione/disintegrazione dell’io che è legato ai contenuti emotivi evocati dall’ascolto, frantumo il mio io e mi apro all’altro e integro.
Es. stili di ascolto:
- Asse cinestetico legato al ritmo: ballare tra di loro, abbracciarsi…
- Aspetto melodico: Col corpo può essere evidenziata la parte melodica.
- Analisi verbale-musicale, legata alla mente: melodia A, cambio strumento, solo ritmo + accordi, piccolo stacco (per cambiare, per avere un attimo di pausa per percepire meglio il ritorno della melodia), poi ritorna la melodia A. Il silenzio richiama l’attenzione.
Un brano si ascolta con il corpo, con il cuore e con la mente. Stravinskij, musicista, sosteneva provocatoriamente che la musica non ha significato perché la musica non ha un solo significato, ma cambia a seconda delle impressioni. Non solo perché ogni ascoltatore ha una chiave di lettura ma anche perché nel linguaggio musicale il significato non corrisponde al significante (ci distacchiamo dal linguaggio verbale perché il linguaggio ha un significato per tutto uguali, significato univoco condiviso dal mittente e destinatario). La musica ha molti significati in base alle chiavi di lettura dell’ascoltatore. Per Stravinskij le parole del canto possono non essere comprese, ma si può estrapolare un’impressione ascoltando la musica, quindi la musica ha tante espressioni diverse.
Es. la parola albero è formata da dei fonemi (sotto unità). Nella musica, i fonemi sono le note; conoscendo le note si riesce a comprendere il significato, quindi a individuare ad es. la canzone. Le storie sono le composizioni. Struttura annidata delle lingue (Franco Fabbro): in questa struttura annidata ci sono i fonemi, sotto unità senza significato, sono solo suoni; poi ci sono le parole che vengono costruite grazie ai fonemi; le frasi (=unità costitutive del linguaggio) sono le infinite possibilità di combinare le parole o note. Le storie sono un insieme ordinato di frasi che sostengono la narrazione, quindi alla musica.
La musica evoca, suggerisce, rimanda a una nebulosa di significati. La musica ha una parte di natura, ovvero simile per tutti è una reazione psicologica che è uguale per tutti; una parte di cultura che fa parte della nostra identità, delle nostre competenze. La stessa canzone può essere usata in maniera diversa: es. opera di Wagner descrive personaggi poco credibili nel film Blues Brothers, quindi utilizzata per fare ironia.
Gino Stefani, semiologo che studia i segni della musica e cerca di spiegare i significati della musica. Nella sua teoria della competenza musicale di base distingue diversi livelli dai più globali (codici generali) a quelli più analitici (opera musicale). Stefani ha cercato di capire le reazioni dell’ascoltatore. L’ascolto può passare dal privato al dialogo, Stefani dialogava con il pubblico creando una condivisione collettiva con un animatore che stimolava il pubblico. La sua teoria della competenza di musica di base poggia su codici generali attraverso schemi di movimento, schemi di ascolto…, ovvero gli stili di ascolto.
La teoria delle competenze musicali di Stefani
5 livelli di competenza (Stefani cercava di far venire fuori queste caratteristiche mentre dialogava con il pubblico dopo l’ascolto di un brano):
- Codici generali, schemi di base, alla base della piramide: l’ascoltatore associa il brano a un’esperienza vissuta personalmente.
- Contestualizzare un brano identificandone le funzioni, il livello di competenza sta sulle pratiche sociali: che funzioni ha la musica? Musica di chiesa, di danza…, va oltre la semplice esazione personale.
- Tecniche musicali, riconoscere elementi appartenenti a una data grammatica musicale, es. brano in tonalità minore, sa che ci sono scale diverse. L’ascoltatore identifica una tonalità, una forma (es. il ritornello è una forma), il ritmo…
- Attribuire uno stile d’epoca o di un autore. Saper attribuire uno stile: es. è una musica dell’Ottocento oppure è un brano di musica classica, di musica jazz…
- Opera musicale, quel qualcuno che riconosce l’autore, il musicista, la storia che ha portato alla nascita della canzone… Si parla di un ascoltatore di nicchia esperto di un particolare genere che individua il titolo, l’autore e l’esecutore.
Lezione 3
Strumento voce
Parte dal diaframma. Per riscaldare le labbra: vibrazioni.
Ripasso
La comunicazione musicale e la musica come linguaggio
La dimensione comunicativa della musica. La musica è la prima lingua espressa dall’uomo nel suo percorso evolutivo. La musica è l’essenza prima del genere umano, in quanto esso stesso si è trovato all’interno di un mondo sonoro e da questo ha imparato il linguaggio dei suoni.
Osservando il modello di Jacobson la musica condivide le stesse componenti che caratterizzano il linguaggio. Le componenti sono le stesse ma ci sono delle differenze:
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Messaggio: Natiè vede nel messaggio una triplice suddivisione.
- Il messaggio è quello concepito dal compositore e anche dall’interprete stesso (livello poietico). Chi compone mette in atto la propria creazione. È la musica espressa, proposta.
- Poi c’è il messaggio dell’ascoltatore (livello estetico): l’interpretazione di chi ascolta, percepisce un significato ascoltando la musica.
- Livello neutro dove il messaggio si pone, viene scritta, è la partitura.
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Significazione: nella lingua significante e significato coincidono, mentre nella musica il rapporto univoco non c’è. Ognuno ha un suo precedente vissuto e questo vissuto può far percepire diversi messaggi quando ascolta la musica. Imberty raggruppa in tre modalità il nostro modo di godere la musica e di poterla interpretare:
- Asse cinetico: quando percepiamo la musica e sollecita il nostro movimento, quando la musica ci parla.
- Asse iconico: l’idea che nasce dall’ascolto della musica, un’immagine.
- Legata ai contenuti emotivi legati all’ascolto.
La musica quindi coinvolge, ne possiamo godere con il corpo, il cuore e la mente. Relazione primaria con la musica. La musica riesce ad evocare, è un linguaggio simbolico che evoca. Si possono cogliere delle caratteristiche che vanno a coinvolgere delle parti percettive. La musica si pone come singolo da interpretare. Stefani, semiologo italiano, studia il pubblico e indaga sulla nostra capacità di cogliere relazioni tra noi e l’elemento sonoro. Ci sono 5 stadi a struttura piramidale: si va da codici generali (il nostro riconoscimento di base della musica: percettivo, motorio… di Imberty) per andare a contestualizzare la musica, individuare le tecniche, lo stile, per arrivare all’ultimo piano, avere una conoscenza specifica del brano, riconoscendolo.
“Capire la musica” di Stefani, introduzione: pubblico che divora ogni portata sonora, ma sono anche disinteressati per i troppi input esterni. Gli uomini si definiscono profani: ascoltano la musica, ma non la conoscono. L’uomo reagisce passivamente alla musica, ci si sente emarginati dal sapere. Riconoscete la vostra competenza. Occorre consapevolezza, occorre trasformare i consumatori in produttori di musica. Fuori dalla scuola tutti dobbiamo diventare produttori di senso. La competenza comune esiste anche se è occultata, la competenza va precisata nel pubblico: la consapevolezza fa sì che si va oltre l’apparenza e aumenta la competenza. Non diminuirà il lavoro degli esperti e non saranno solo loro a gestire e dirigere il sapere musicale. Se oggi non si comprende il linguaggio musicale, è colpa degli esperti per aver posto barriere troppo alte.
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