sia
TERMINE “MUSEO”: In età classica la parola museo poteva designare un un luogo consacrato
al culto delle Muse, sia un luogo destinato all’insegnamento delle lettere e filosofia, sia un
edificio dove si conservavano reperti preziosi. Fu il Museo di Alessandria (280 a.c.), il
prototipo del museo moderno: un edificio monumentale, sede di una istituzione laica. Anche ad
Alessandria, tuttavia, il museo rimase un luogo di discussione e di ricerca piuttosto che di
conservazione e raccolta di collezioni, prerogative che spettavano più specificamente alla
museum
famosa Biblioteca. Solo nel mondo latino il termine incominciò a designare, accanto ai
significati attribuiti dai greci, un luogo di conservazione, anche se riferito a sculture, antichità,
raccolte numismatiche e, in generale, reperti (talvolta frutto di bottini) che per rarità e curiosità
potevano destare la meraviglia nel visitatore. naturalis
La pratica del collezionismo ha dunque radici antiche: Plinio il vecchio racconta nella
historia come fosse una consuetudine dei generali romani celebrare le vittorie mostrando i loro
tesori
bottini. Collezioni di cose rare e preziose si trovano infatti sotto forma di in tutte le culture
anche le più antiche e lontane. Durante tutto il Medioevo il collezionismo aveva avuto un
significato essenzialmente religioso e si era concretizzato nell’ossessiva ricerca di reliquie o altri
simboli di devozione che cominciarono ad essere sposti nelle chiese. Accanto alle reliquie non
era raro ammirare nelle chiese anche strani ed esotici reperti naturalistici; non vi era alcun
intento scientifico o tassonomico, ma solo quello di attirare il maggiore numero di pellegrini.
Infatti, nel Medioevo la natura era percepita come qualcosa di oscuro e inquietante e tutto
all’epoca
ciò che non era comprensibile, se riportato entro un ordine divino acquisiva anch’esso
(mostro: ‘prodigio che ammonisce della volontà degli dei’
un senso ); tra l’altro a molti reperti
erano associati particolari poteri in virtù della loro rarità e incomprensibilità, e quindi esposti tra
miracolosi bezoar
le reliquie dei santi in quanto anch’essi oggetti : è’ il caso dei , concrezioni
che si formano nell'apparato digerente dei ruminanti, ritenute efficaci come contravveleni; lo
corno di unicorno
stesso valeva per il , in realtà un dente di narvalo (spesso per la loro
particolarità erano montati su basamenti artistici, trasformandoli in reperti a metà strada tra
naturalia artificialia).
e La riscoperta dei classici nel 14° secolo portò inevitabilmente gli
umanisti, a un rinnovato interesse sia per il collezionismo così come lo descriveva Plinio, sia per
il “museo” come luogo laico di cultura. Durante l’Umanesimo, infatti, si assiste a una grande
attività filologica di recupero dei manoscritti classici, col fine di restituire al pensiero degli
genuinità originaria,
antichi la loro andata perduta a causa delle numerose traduzioni o anche
per i sedimenti di una cultura ostile al paganesimo degli antichi; a tal fine era necessario anche il
recupero di tutti quei reperti che potevano contribuire alla ricostruzione del passato. Al
contempo gli umanisti vollero creare per essi un luogo specifico, e trovarono nello studiolo il
luogo del collezionismo.
Nel Rinascimento (tardo 400), nascono e si diffondono (fino al primo 700) le così dette Kunst e
stanze delle meraviglie
Wunderkammer o (che affondano le loro radici nel medioevo e nelle
camere dei tesori); un tipo di collezionismo che, come suggerisce il nome, si sviluppò soprattutto
nel nord Europa, in particolare in Germania. Tali collezioni erano private, situate nelle abitazioni
contemplate
del collezionista e quindi solo da chi le aveva realizzate e visitate solamente su
invito del padrone di casa; collezioni che, oltre a testimoniare la curiosità intellettuale di chi li
status simbolus
possedeva, erano dei veri e propri , mostravano la ricchezza, l’influenza e la
posizione sociale del proprietario proprio perchè oggetti rari e costosi, spesso recuperati
attraverso le fiere oppure offerti come dono al signore. Gabinetti di curiosità in cui si
apparente
ammassavano senza ordine tutto ciò che si trovava, dunque oggetti
estremamente eterogenei, collezioni ENCICLOPEDICHE (così come il collezionista-studioso, cit.
genio universale),
Leonardo da Vinci = ovvero che trattavano al contempo di più campi
disciplinari, riguardavano tutto lo scibile. Infatti, gli ambiti disciplinari erano ancora legati alla tradizione
specializzazione
aristotelica e non c'era una delle discipline scientifiche così come la intendiamo oggi. Una delle poche
discipline autonome era la medicina al cui interno rientrava l'anatomia, la chirurgia, la botanica; un'altra disciplina
autonoma era la matematica al cui interno rientrava l’astronomia; poi la fisica, la chimica (o meglio le pratiche
chimica generica
alchemiche, dato che la nascerà solo attorno al 700) e la meccanica rientravano in una definizione di
naturalia artificialia,
. Le Wunderkammer, in un’accozzaglia di e danno a noi
filosofia naturale
l’impressione di un accumulo disordinato, e invece l’ordine c’era e per comprenderlo occorre
guardare con lo sguardo di un uomo del Rinascimento, secondo una concezione della scienza
altra dalla nostra. Per i rinascimentali, niente è casuale e niente è fortuito, ogni particolarità è
importante e il significato non è univoco ma variabile, allora ogni tipo di connessione fra le cose
(anche le più lontane fra loro) è possibile: tutto il reale era permeato da una fitta rete di
occulte
corrispondenze secondo i concetti di simpatia e antipatia tra le varie realtà. In tutto
questo, le Wunderkammer erano una “macchina creata per comprendere e dominare la
realtà, i legami occulti tra le cose”, l’aspirazione a racchiudere l’intera realtà in uno studiolo,
certezza
una per il collezionista in un mondo in rapido cambiamento ed espansione, dove nulla è
stabile, certo. È l’epoca delle grandi scoperte geografiche, nel 1492 la scoperta dell’America
rivoluziona le conoscenze geografiche antiche nonché quelle naturalistiche, allora si comprende
che ce molto di più da sapere e conoscere rispetto a ciò che gli antichi ci avevano trasmesso,
soprattutto la natura e i suoi fenomeni sono molto più ricchi e complessi, e questa complessità
inizierà
non è più riconducibile all’assetto disciplinare tramandato (l’enciclopedismo a incrinarsi);
tuttavia ciò che porterà alla distinzione delle singole discipline sarà un processo lunghissimo
(1800), non lineare, le discipline diventano autonome con ritmi differenti (la prima sarà la
botanica) e inconsapevole, non era un progetto culturale ma un processo e spesso un ruolo di
primo piano era svolto dal caso (fenomeno della Serendipity).
Dalla metà del 500 nasce al contempo (soppr. in seguito all’allargamento degli orizzonti con le
prettamente
scoperte geografiche) un interesse per il collezionismo naturalistico (i primi,
riconoscibili, musei della scienza, collezioni si enciclopediche, ma almeno circoscritte al solo
Ulisse Aldrovandi
mondo naturale). Protagonista di questa “stagione” sarà . Ebbe la fortuna e
opportunità di studiare nelle università di Bologna e Padova, improntate all’aristotelismo
averroistico (dal filosofo e medico arabo Avverroè). Questa interpretazione, diversa da quella
tradizionale, permetteva di ravvisare nel pensiero di Aristotele un modello per la ricerca
scientifica nuovo: sosteneva una concezione del mondo secondo cui c’era si, un ordine
strumenti
necessario e immutabile, che però doveva essere studiato con gli dell’osservazione
e della sperimentazione diretta; l’indagine e la comprensione di questo ordine immutabile
delle cose della natura era compito del filosofo naturale. Nel suo programma di indagine della
natura Aldrovandi porta l’attenzione su 3 punti fondamentali: metodo, ordine-organizzazione e
tecnica didattica.
Come METODO per la conoscenza dei fenomeni naturali Aldrovandi riteneva che bisognasse fare
ricorso sistematico all’osservazione e sperimentazione diretta (P.S. dato che il
Rinascimento è figlio dell’Umanesimo, un punto assolutamente imprescindibile della ricerca
restava comunque l’attento attento studio dei libri antichi, MA bisognava implementare le
conoscenze e talvolta correggerle con il canale dell’osservazione diretta e del metodo
sperimentale). Un’idea nata dal suo studio universitario, e maturata durante i suoi primi viaggi
giovanili; allora aveva infatti iniziato la pratica di campagne di erborizzazione, escursioni
naturalistiche per osservare le piante nel loro habitat naturale e fare dunque esperienza diretta.
Ovviamente c’era anche l’esigenza di averle a disposizione per poterle studiare in un secondo
momento, bisognava quindi trasformare i materiali raccolti in reperti naturalistici. Per quanto
concerne le piante, Aldrovandi sarà uno dei primi ad utilizzare una tecnica di essiccazione detta
“fra le carte strazze” (spiaccichi una pianta tra 2 fogli di carta e la lasci li ad essiccare), dopo
l’essiccazione le piante venivano incollate su dei fogli poi raccolti a formare un erbario
horti sicci horti vivi,
(chiamati per distinguerli dagli gli orti botanici); mentre per l’essicazione
degli animali si faceva ricorso alla cenere, o ad altre pratiche tassidermiche che comunque
all’epoca erano alquanto rudimentali ed inefficaci. Ovviamente c’erano altri canali per
recuperare i reperti; con le nuove scoperte si era talmente diffusa la pratica del collezionismo
naturalistico che si venne a creare un traffico sempre più intenso di reperti naturali: i
collezionisti, oltre a recuperare personalmente i reperti, si rivolgevano ad amici e conoscenti,
frequenti erano gli scambi fra gli stessi naturalisti e soprattutto nacque un vero e proprio
meraviglie sottofondo
“mercato delle della natura”. Meraviglie in quanto rimaneva di tra i
naturalisti il culto per il meraviglioso e il curioso; anche Aldrovandi, come uomo del suo tempo,
fa propria la scienza naturale rinascimentale che si sviluppa sotto influssi contrastanti fra
concreto e immaginario; e pone grande attenzione allo strano perché si riteneva che i segreti
della natura fossero più facilmente indagabili proprio la dove la natura deviava dalla
grande
norma (oggi si parla di Teratologia). A questo proposito si ricorda una opera di
Aldrovandi, “Monstrorum Historia” (pubblicata postuma, 1642), incentrata sullo studio di
figure immaginifiche. L’opera si rifà alle casistiche immaginarie delle fonti antiche, e sia apre con
le più ricorrenti, quelle che appartengono al mondo vegetale perché, essendo particolarmente
ricco e complesso, le anomalie sono frequenti. Centrali sono le trasmutazioni: per gli antichi
erano possibili infinite trasmutazioni fra gli esseri perché non riconoscevano l'integrità biologica
di ciascuna specie, quindi non c’erano limiti alla possibilità di avere ibridazioni fra le specie; e
alberi anatiferi
allora abbiamo grano che cresce sugli alberi, anguille generate dalle alghe, capace di produrre al posto
Ovviamente gli antichi attribuivano
dei frutti delle conchiglie che cadendo in acqua si trasformavano in volatili.
tutto ciò a un monito divino, ma al pari dei rinascimentali si cercava anche di dargli una
spiegazione naturale: Aristotele per esempio spiegava le nascite prodigiose (giganti, nani…) sia nel mondo
animale che umano, con la scarsità o eccessiva quantità tanto dal seme maschile quanto della materia femminile;
Aldrovandi invece nella sua spiegazione naturale, inizia a riconoscere in quei prodighi delle
patologie, descritte e illustrate in maniera talmente precisa che siamo in grado di riconoscerle,
un’accuratezza e precisione derivata dalla sua pratica di dissezioni anatomiche sia animali che
vere
umane. Ovviamente oltre alle patologie, sono descritti anche quelli che oggi chiameremmo
elementi etnografici ovvero legati agli usi e costumi delle popolazioni (ciò non stupisce, è
l’epoca delle esplorazioni geografiche e si viene in contatto con culti, tradizioni e pratiche mai
viste che suscitano meraviglia e stupore al pari delle malformazioni).
Per quanto riguarda L’ORGANIZZAZIONE dei dati raccolti, Aldrovandi inizialmente si ispira alla
tecnica usata dai mercanti, facendo quindi tesoro di quella esperienza giovanile nella bottega del
mercante di Brescia, che consisteva in una sorta di rubrica alfabetica (libri dove le pagine
venivano raggruppate in quantità diverse per ciascuna lettera dell'alfabeto a seconda dello
spazio ritenuto necessario in vista del materiale che si sarebbe in seguito acquisito); in seguito
addotta un sistema di schedatura (schedario) in cui ogni scheda corrisponde a un reperto. In
un primo momento le schede vengono conservate senza alcun ordine, poi vengono poste in
sacchi di tela divisi in ordine alfabetico, e infine le schede di ogni sacco vengono ordinate
alfabeticamente e agglutinate, ovvero raccolte in volume. I dati raccolti oltre ad essere essiccati
erano anche disegnati. Nell'antichità vigeva il primato del logos, della parola sulla
rappresentazione e, se anche c’erano delle immagini, queste avevano la sola funzione di
impreziosire il volume (es. miniature dei manoscritti medievali), e non avevano alcun
collegamento diretto con il testo. Aldrovandi invece sottolinea la necessità di una corretta
collegata
illustrazione, al logos, al fine di una maggiore efficacia esplicativa e un’immediata
visione del concetto espresso (Una caratteristica di queste collezioni era quindi la stretta
collaborazione tra lo scienziato e l’artista, tra arte e scienza). Addirittura, arriverà a
scambiare con altri naturalisti non solo i reperti ma anche le immagini, in quanto le illustrazioni
dei reperti naturalistici avevano un valore conoscitivo alla pari del reperto stesso e, come i
reperti venivano catalogati e inventariati, così anche per le illustrazioni. Primo fra tutti le
illustrazioni pittoriche erano un modo per mostrare le cose di natura nella loro interezza e
nel loro stato originale; infatti i reperti naturalistici si deterioravano velocemente, soprattutto
se venivano da lontano, e spesso erano parziali e frammentari, soprattutto quelli animali. Le
illustrazioni erano realizzate a tempera o ad acquerello su foglio e Aldrovandi si affida non solo a
soprattutto
pittori bolognesi ma anche e a pittori provenienti dall'estero, dal nord Europa;
scientifica
questo perché i pittori nordici erano già venuti a contatto con un’esperienza pittorica
De re metallica
(per es Vesaglio, Fucks, o Agricola che nel suo aveva fatto un passo in più,
mettendo non il disegno naturalistico ma tecnico). Infatti, non da poco, era il problema di
reperire degli artisti che fossero disposti a lavorare per lo studioso in esclusiva e a tempo
pieno, ma soprattutto che fossero disposti a rinunciare al loro stile e alla loro libera creatività in
vista di un’assoluta guida da parte dell’uomo di scienza per realizzare immagini non tanto
esteticamente piacevoli quanto piuttosto accurate, realistiche, valide scientificamente. Le
stampati;
illustrazioni pittoriche vennero utilizzate da Aldrovandi anche per i libri una volta che si
aveva l'immagine pittorica originale dovevano intervenire i disegnatori, che avevano il compito di riprodurre
l'immagine dipinta dal pittore su delle tavolette di legno di pero, poi intervenivano gli incisori, che incidevano le
tavolette seguendo le linee tracciate dai disegnatori, per realizzare le matrici xilografiche, infine ritornava in funzione il
pittore che stendeva sulla matrice dei pigmenti colorati e si utilizzava la matrice così ottenuta per riportare sulla
.
pagina l'illustrazione originale
Alla fine della sua carriera, dopo 30 anni di raccolta ed esperienze, Aldrovandi mette insieme
all'incirca 18.000 diversità di cose naturali; 7000 piante essiccate raccolte in 15 volumi; 400 volumi
Storia Naturale
manoscritti; 17 volumi dal titolo contenenti le illustrazioni mentre le matrici silografiche furono raccolte
. Tutti questi elementi vennero raccolti
in 14 armadi chiamati Pinacoteche e una biblioteca di oltre 3.500 titoli
da Aldrovandi nella propria residenza (era dunque privata e per essere visitata richiedeva l'invito
specificatamente
del padrone di casa, come le W.) dando vita a una prima collezione
naturalia); Proto-
naturalistica (diff. con Wunderkammer, qui c’erano per la maggior parte un
museo teatro della natura”
che Aldrovandi chiamava “ , sempre nella peculiare necessità stile
W. di mostrare e sollecitare la curiosità dello spettatore, ma anche perché seguendo determinati
criteri organizzativi intendeva riprodurre il percorso della natura nel suo divenire storico; qui il
scena
palcoscenico è la casa di Aldrovandi e ciò che andava in è il microcosmo della natura
(l’obiettivo infatti era quello di riprodurre, seppure in forma ridotta, la ricchezza del mondo
naturale). Ricreando in piccolo la natura, nacque l'idea di poter utilizzare queste raccolte non
studio contemplazione strumenti
solo per lo e la della natura, ma anche come veri e proprio per
fare ricerca scientifica e dunque, non più collezioni statiche come le Wunderkammer, ma
dinamiche, dove il proprietario adoperava e analizzava di continuo i pezzi, cercando di trarre
nuove esperienze scientifiche; diventavano quindi veri e propri proto-laboratori. Ovviamente a
causa della quantità di reperti che a mano a mano entravano nella sua collezione lo spazio che
inizialmente aveva dedicato in casa propria a tale raccolta divenne insufficiente e le sue
collezioni si estesero in tutte le stan
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