Museologia e collezionismo
Anno 2014-2015 - Chiara Betti - 30 Settembre 2014
Missione museo: conservare, catalogare, comunicare, coinvolgere
Nell'800 si predilige la conservazione, a partire dagli anni '50 del '900 si approfondisce la catalogazione per conoscere meglio le collezioni. Federico Zeri elabora la scheda di catalogazione con i dati dell'opera: nome autore, data e luogo nascita-morte, soggetto dell'opera, datazione e firma, misure, materiali, stato di conservazione, bibliografia, più img fotografica dell'opera. Ancora oggi non tutti i musei hanno un catalogo completo delle opere ma solo di quelle esposte.
Negli ultimi decenni nasce l'esigenza di comunicare le collezioni, oltre al catalogo si forniscono video e servizi didattici. Coinvolgere: riuscire ad attirare l'attenzione del visitatore, in modo da far imprimere le info date, farlo entrare in contatto con le opere.
VERONICA ⟶ I musei sono nati per conservare una realtà nazionale come il Museo Pio Clementino nato a Roma e che segna l’egemonia dello stato Pontificio. O il Museo del Louvre il “Napoleon” che esprime la grandiosità dell’epoca Napoleonica. IMMAGINE DEL POTERE NAZIONALE. Conservare è un atto tipico dell’800. Si iniziò a catalogare le opere intorno al XX secolo.
Tracce di schede catalogo si sono avute da Federico Zeri. Importante per la catalogazione è il nome dell’autore con relativo luogo e anno di nascita, luogo e anno di morte; soggetto dell’opera; datazione e firma; misure e tecniche; stato di conservazione; bibliografia e critica; immagine legata alla parola. Il comunicare si sviluppa intorno agli ultimi decenni del XX secolo, un esempio può essere il servizio didattico. Diverse strategie comunicative sono superficiali, non tutte vengono approfondite. Il coinvolgere è quasi spesso assente, significa attirare l’audience.
Spazio, servizi e tecnologie nei musei contemporanei
Spazio: i nuovi musei cercano di aprirsi. Servizi: come le strutture per disabili, le biblioteche o le fototeche; Tecnologie: come il Qcode. I Primi cataloghi che Zeri scrive sono quelli relativi a Villa Spada e Villa Pallavicini, vengono rifiutati dal Ministero. Federico Zeri ha vissuto a Mentana, in una villa progettata da Bussiri-Vici, prende il contatto con il mondo degli antiquari che lo mettono in contatto con i collezionisti di Roma. Nasce così la fortuna economica di Zeri e la fortuna patrimoniale dello Stato.
Entra in contatto con l’ing. Amedeo Lia, con il collezionista Ghetty che lo accoglie nella sua villa in Inghilterra e poi a Malibù. Zeri rimase in relazione al mondo dei collezionisti fino agli anni ’80. E fa catalogare diversi Musei tra cui quello di Lubiana in Slovenia. Dopo un’esperienza poco piacevole al Museo Ghetty, torna a fine anni ’80 a Roma. Dona delle opere all’Accademia di Bergamo, ai Musei Romani, al Poli di Milano. E dona le sue catalogazioni alla fototeca dell’Università di Bologna. Zeri predilige opere d’arte spagnola, italiana e nature “Amore che batte una donna”, di statue di marmo, di Ciampelli e morte.
Conservava opere di Baglione come prima che lui le trovasse e catalogasse queste opere erano senza nome e autore. Interessante è la testa di una statua pettinatura della ragazza e l’acquista da un antiquario parigino. Assieme all’élite comunitaria parigina fa arrivare l’opera a Roma. Nella sua collezione troviamo i Biscuit, gli Stipi e opere di Rosai. Sfingi dorate del principe Torlonia del 1828. Riconosce opere di Pietro Bernini (scultore e padre dell’architetto Lorenzo) e opere di Scipione Pulzone (su cui scriverà un libro) e opere di Fredi. Ricompone il Pollittico di Baltimora. Riconosce in una natura morta la mano di Juan Fernandez el Labrador. Al centro è presente un vaso con una rosa, ricorda Gesù e la Vergine, spesso la rosa è in mano a Gesù e ne indica la sofferenza. Poi viene mostrato un giglio, simbolo di purezza. Il vaso è un emiciclo, che ricorda un abside della chiesa o il ventre della Vergine.
1 Ottobre 2014 - Memoria e tutela per una coscienza civile
Tutela dell'arte durante la guerra
Hartt e padre Majone con i resti di Sant'Antonio dei Lombardi bombardata durante la II guerra mondiale. Hartt nel '43 recupera a Firenze le statue medicee di Michelangelo immerse nel gasolio per mimetizzarle e renderne possibile la vendita. Carlo Anti (resp. Artistico Rep. Salò) si oppone al trasferimento di molte opere in Germania. Bombe a Bo, viene colpito anche l'Archiginnasio, sul teatro anatomico. Bortolotti restaura statua lignea di Tagliacozzi. Rodolfo Siviero: storico dell'arte e agente segreto.
Dopo la guerra ci furono varie mostre per esporre le opere recuperate dalla Germania, Siviero recupera anche l'Efebo di Selinunte. A Roma nel 1951 a Palazzo Venezia in mostra tavole di Vipiteno. Goering ruba parecchie opere manieriste, molte sono state recuperate da Siviero, alcune opere vengono fatte rientrare dall'America.
Cesare Gnudi finita la guerra sollecita il dialogo con le istituzioni politiche e culturali, a Bo s'impegna per il restauro dell'Archiginnasio e vi allestisce la pinacoteca riportando in luce la scuola bolognese, operazione già iniziata da R. Longhi. 1956 mostra sui Carracci all'Archiginnasio. Grazie a Gnudi la scuola bolognese viene conosciuta a livello internazionale, nel 1962 organizza mostra sull'Ideale Classico.
Ovviamente non tutto il materiale trafugato è stato recuperato e/o individuato. F. Arcangeli incaricato dello spostamento della pinacoteca di Bo e dei centri sottoposti alla sovrintendenza bolognese, durante la guerra. Arcangeli sposta le opere dapprima nascoste in depositi marchigiani, verso Bo man mano che avanza il fronte le opere si devono spostare ancora, si scelgono le ville attorno al lago Maggiore, riunisce le opere maggiori in un camion e si avvia, quando arriva verso il Brennero trova i tedeschi, si rifugia in una fattoria, lascia passare il convoglio, attraversa il Po ed arriva a destinazione.
6 Ottobre 2014 - La tutela del patrimonio negli anni della II Guerra Mondiale
- Abbazia di Montecassino bombardata nel 15/02/1944
- Teatro Farnese di Parma colpito da una bomba alleata nel 13/05/1944 ⟶ il teatro è stato interamente ricostruito
- Ponte di Santa Trinita a Firenze fu fatto saltare da mine tedesche il 3/8/1944
- Ponte scaligero a Verona salta per opera tedesca il 24/4/45
Nuove soluzioni museali ad opera di Riccardo Scarpa nel Castello Scaligero
I fase ('40-'43): piani messi in atto per cercare di proteggere i beni artistici. Facciata del duomo di Modena: protezioni in legno e sacchi di sabbia sui tre portali e i bassorilievi di Wiligelmo (1940). Oggi alla sabbia si sostituisce un materiale chimico spruzzato con bombolette. In un primo momento gli edifici da proteggere venivano segnalati con un lenzuolo con la croce rossa posto sul tetto, ma poiché urtava la sensibilità delle altre religioni, fu sostituito con un segnale bianco/nero. Le opere d’arte modenesi vennero trasferite dentro a delle casse all’interno di Castello di Guiglia, dove si accatastarono anche le opere della Galleria Sabauda e dei Musei civici di Torino ⟶ occasione straordinaria di collaborazione tra le sopraintendenze museali. Anche le porte di San Petronio furono coperte con casse e sacchi. La fontana di Nettuno fu protetta con un’armatura in legno. Ci fu un’azione di volontari straordinaria, si necessitava di volontari affidabili.
La statua bronzea di Napoleone del Canova fu protetta da un’incastellatura di legno. Inizialmente si era pensato di metterla in orizzontale, ma avrebbe richiesto troppo tempo.
II fase ('43-'45): da dopo l’armistizio dell’8 settembre. Le opere d’arte trafugate dai nazisti e spostate nell’Alto Adige, vengono restituite dagli Americani a Firenze.
Bombardamenti e danni
- Porta dei Principi del Duomo di Modena, la protezione salva solo l’arco, il 13/5/44 viene distrutta
- Villa Pentetorri subì gravissimi danni
- Il momento dopo i bombardamenti era il più pericoloso per il rischio di furti
- Bologna: Chiesa di San Francesco è andata pressoché distrutta nel luglio ’43
- Loggia dei Mercanti fu in parte distrutta
- La peggiore lacerazione la subì il cortile dell’Archiginnasio (dal 1563 all’inizio dell’800 fu la sede dell’Università)
Milano: Sala delle Cariatidi è stata mantenuta nello stato del bombardamento come memento di ciò che accadde. Teatro della Scala di Santa Maria delle Grazie: il cenacolo dell’Ultima cena fu salvato coi sacchi e l’impalcatura. Il sistema delle rastrelliere fu essenziale per salvare più opere senza accatastarle una sull’altra. Il nucleo dei Carabinieri è l’unico ad avere un conto esatto del nostro patrimonio.
Nuovi musei: il contenitore più del contenuto
Nel ‘700 la tribuna era frequentata soprattutto dagli inglesi - Zoffany, La tribuna degli Uffizi ⟶ del Grand Tour. Oggi assistiamo a musei che devono cambiare per attirare visitatori. Questi spostamenti sono legati a esigenze economiche più che culturali. Spostare un nucleo collezionistico in una zona poco appetibile dal punto di vista economico, fa sì che si investa in quella zona per fornirla di servizi.
- Il MOMA ha creato un nucleo nel Queens, affiancandolo alla prima Public School
- Neue Nationalgalerie (1968, Berlino): le pareti sono di vetro, che però fa passare troppa luce e aria, perciò viene usata solo per mostre temporanee
- Padiglione di arte contemporanea (Milano), progettato da Ignazio Gardella. Le mura danno sulla strada; per diminuire la luce sono state fatte delle pareti in diagonale ed un soppalco
- Guggenheim Museum (New York, Frank Lloyd Wright) è una struttura non adatta a tele e quadri, che possono essere esposti solo nell’ala centrale
- Parigi, Beaubourg (Piano e Rogers 1977): nell’ambiente museale si inseriscono elementi industriali. Le collezioni storiche sono rinserrate nella sala interna
- Londra, Tate Modern Gallery (2000) ospitata da una centrale idroelettrica. Ampliamento nel 2012
- New York, MOMA (1929 ⟶ dopo il crollo di Wallstreet le donne della famiglia Rockfeller hanno voluto aprire la città all’arte). Dal 1937 è nella sede attuale, ampliata nel 2004
Il problema della luce negli spazi museali: James Turrell nel deserto dell’Arizona, su un cratere inattivo crea un nucleo architettonico aperto alla luce. Non contiene opere.
- Monaco, Pinacoteca del moderno (2002)
- Metropolitan Museum
- Rovereto, MART (Mario Botta 2002): dialogo tra linguaggi diversi. Struttura con cupola aperta al paesaggio circostante; la luce non danneggia le opere perché filtrata da scanalature che illuminano solo i corridoi. Rovereto ha da sempre una grande tradizione scultorea e pittorica.
Mission del Museo: trasformare il patrimonio in uno strumento capace di valorizzare l’intera comunità.
7 Ottobre
Nel 1956 venne indetto un concorso internazionale, voluto dall'associazione internazionale di Auschwitz. Vennero presentati 600 progetti ma nel 1958 solo 7 furono scelti per continuare, tra cui:
- Il progetto Hansen, Jarnuszkiewicz, Palka e Rosinki (una piattaforma dov'erano conservati i forni crematoi, dei binari e una fossa comune)
- Il progetto La Fuente che lavorò con Andrea e Pietro Cascella (23 blocchi di cemento cioè le 23 nazioni deportare, sui quali furono creati dei graffi)
- Il progetto Vitale, Simoncini, Fazzini, Valla (una piattaforma con un grande forno crematoio)
- Il progetto Mascherini e Costa (una piattaforma scavata del Costa con una guglia e figure metalliche che la trafiggono del Mascherini)
- Il progetto Wolf (elemento plastico verticale)
- Il progetto Latos Wroblewski (una piattaforma con figura femminile e maschile)
Dopo ciò venne chiesto agli artisti di ampliare la drammaticità delle loro opere e nel 1962 venne scelto il progetto Simoncini, il quale creò una piattaforma con un movimento di linee a rappresentazione di un binario e i blocchi di cemento che simboleggiavano i corpi. Partirono i lavori e Cascella assieme a Jarnuskiewicz, rimasero in loco per scolpire i blocchi di cemento e di pietra di rasco. Durante i lavori, i due artisti, rimasero a vivere nel campo di prigionia, all'interno della stanza del generale delle SS. A memoriale finito ogni singola pietra del lastricato fu individuata per demarcare l'individualità dei deportati. Vengono mostrate delle linee, i binari, le quali confluiscono in un nucleo di pietra di rasco, la quale fa da basamento ad una pietra levigata di granito nero. Sono presenti, attorno a questa pietra centrale, altre 4 rocce (i 4 punti cardinali) e un triangolo rovesciato (cucito sulle giubbe dei deportati).
Museo delle vittime del genocidio, Lituania, Vilnus
Inaugurato nel 1992. '40 URSS occupa la Lituania, '41-'42 l'esercito tedesco conquista la capitale, '44 l'URSS occupa nuovamente la Lituania, '90 la Lituania diviene indipendente. All'interno del Museo è presente la prigione del KGB, luogo nel quale venivano incarcerati e torturati i dissidenti politici e i contestatori del regime negli anni '40. La prigione si trova nel seminterrato e le porte sono insonorizzate, le celle erano prive di servizi igienici, il suolo veniva riempito d'acqua e in inverno questa ghiacciava, costringendo i prigionieri a dormire su lastre gelide. Fino al 1944, furono uccise più di 100 persone. Vengono poi esposti oggetti appartenuti a queste vittime, alcuni anche appartenuti alle guardie (manette, pistole, chiavi) che vengono usate tutt'ora quotidianamente come non fossero reperti storici.
14 Ottobre 2014 - Musei a confronto
- Guggenheim New York
- Galleria Nazionale tedesca
- GAM Torino (1951-59 Carlo Bassi-Boschetti): nasce a seguito di un concorso pubblico bandito da Vittorio Viale, direttore dei Civici Musei di Torino. È un progetto corretto anche dal punto di vista giuridico. Diversi piani interrotti da linee di luce che entra dai lucernai centrali e dalle finestre laterali.
Al concorso partecipano i più importanti architetti:
- II premio: Rogers e Lombardi propongono la forma del chiostro
- Carlo Mollino e Associati propongono uno sviluppo longitudinale con grandi finestre, che fanno entrare la luce direttamente sulle opere.
La struttura è posta in diagonale sull’area del quadrato dell’intero perimetro occupato dal museo: ricerca di dialogo con le strutture urbane. Le sporgenze caratterizzano la struttura, come delle avances nei confronti dello spazio cittadino. La collaborazione dei due architetti con Viale è stata sistematica. Espone arte dall’800 in poi, molte sculture degli anni ’50, poche del futurismo. I quadri sono posizionati in modo che l’osservatore li veda alla propria altezza; alcune opere sono installate su elementi autonomi; le pareti interne sono mobili. Pareti dai colori chiari. Ha l’accesso alla biblioteca, cosa che pochissimi musei hanno.
Altre opere di Bassi-Boschetti:
- Chiesa degli Angeli custodi, Milano
- Sant’Adele, Buccinasco (1968)
- Chiesa del beato Tavelli da Tassignano, Villa Fulvia (2010) [numero 8= via della salvezza: numero 6= via della morte.. SIMBOLOGIA CRISTIANA]
MUSE, museo delle scienze (Trento), Renzo Piano, direttore Michele Latzinger. Struttura studiata per un forte coinvolgimento. L’edificio dialoga con la natura circostante. Struttura dinamica, attorno c’è l’acqua, il cui fondo è composto da ciottoli. Il MUSE ospita la precedente collezione del vecchio museo delle scienze.
Uscita 15 Ottobre 2014 - San Martino-Bologna
Chiesa monastica dei carmelitani, ha accolto testimonianze di scuole artistiche di diverse provenienze. I monasteri sono stati luoghi di dialogo culturale straordinario, per esempio, Vasari lavora a San Michele in Bosco (Bologna) per gli olivetani, perché aveva già lavorato per altri monaci. La presenza dell’Università ha contribuito a sollecitare questo dialogo. Bologna è una città culturale non campanilistica.
Prima cappella navata sinistra: ha forme toscane e venne eretta da Giovanni da Brensa nel 1506. Presenta artisti bolognesi e un affresco di Paolo Uccello.
“Cappella Paltroni”: troviamo lo stemma della famiglia nella pietra funeraria a terra, sopra le pareti e nella cornice della pala. L’architetto si ispirò alla Cappella dei Pazzi del Brunelleschi, di fatti adotta una pianta quadrata, tipica testimonianza dell’epoca rinascimentale. La chiesa di San Martino è del 1300, con una facciata del 1800 ed interventi artistici all’interno di svariate epoche.
I Paltroni per decorare la cappella scelsero artisti molto rinomati:
- Francesco Francia: il suo coinvolgimento dimostra il legame della famiglia con la corte. Nella pala d’altare Madonna col Bambino e santi vediamo la Madonna elevata in alto, con apertura al paesaggio ⟶ influenza degli artisti ferraresi presenti in città. Francia è autore anche del Cristo in predella e della cimasa con una Pietà.
- Andrea da Formigine è autore della cornice in legno dorato.
- Il paliotto a monocromo è invece opera di Amico Aspertini e mostra la Deposizione. È da notare la diversità di espressione tra la pala e l’opera di Aspertini.
FRANCIA ASPERTINI - equilibrio di emozioni, S. Sebastiano - forte carica emozionale è in estasi, non mostra dolore - monocromo, contribuisce ad esprimere il dolore per la morte di Cristo. Sulla parete destra si trova la frammentaria Adorazione del Bambino di Paolo Uccello (1437), rara traccia del primo rinascimento.
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Lezioni, Museologia
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Lezioni: Appunti di Museologia
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Museologia e storia del collezionismo - Appunti 2023/24
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Riassunto di Museologia e Collezionismo, prof Pigozzi, libro consigliato I Musei, Falletti Maggi