La riforma Franceschini (2014)
Essa ha creato molto dibattito e molte critiche. Il cardine è quello di accorpare in un’unica soprintendenza le soprintendenze che fino a questo momento erano state divise. Il Ministero dei Beni Culturali fu istituito nel 1975, separandolo da quello della Pubblica Istruzione, in modo da dare maggiore risalto a questo settore; negli anni, poco è stato fatto per cercare di rilanciare i beni culturali, con scarse risorse finanziarie e ministri non preparati in quel settore, nonostante il IX articolo della Costituzione.
In questo periodo ci sono stati ben 25 ministri, con gravi ripercussioni. Adesso, al ministero sono state accorpate: turismo, sport e spettacolo (MiBACt), con gravi critiche di dispersività a causa delle troppe attività. Dal 1875, sono state istituite le soprintendenze. Questo sistema, che era uno dei sistemi più avanzati, è stato messo in campo con lo scopo di creare dei presidi territoriali, con attività di controllo, manutenzione, scavo, ecc. Le soprintendenze sono dunque sorte non con cadenza burocratica dovute ai confini regionali, ma anche per necessità materiali.
La soprintendenza unica
Adesso Franceschini ha immaginato il ruolo della soprintendenza unica, accorpando questi organismi, che altro non sono che organi periferici dello Stato. Negli anni, il ruolo delle soprintendenze si è un po’ depotenziato perché si sono creati degli intasamenti burocratici perché ogni scavo aveva bisogno dell’autorizzazione della soprintendenza e perché bloccava sempre i lavori edili, ecc.; inoltre, il personale addetto era diminuito; c’era la formula del silenzio-assenso, ecc. Quindi da una parte si è reagito con nuovi posti per le soprintendenze.
Riforma dei musei statali
I musei statali erano sotto il controllo della soprintendenza attraverso un suo funzionario pro tempore. Nella riforma, invece, il ministro ha individuato una serie di musei prioritari che avevano diritto a un’autonomia e a un proprio direttore (ad oggi 32). Finalmente si considerano parchi archeologici delle aree che prima non lo erano (Pompei).
Secondo Montanari, la riforma vuole solo accorpare e tagliare. Si parla anche dell’Arte-Bonus (luglio 2014), ossia una defiscalizzazione per quei magnati che donano allo Stato qualcosa nell’ambito dei Beni Culturali. Si sono liberalizzate le immagini, e dunque finalmente si possono fare le foto dentro i musei. Ma i musei non inseriti nei 32? Essi sono confluiti nei Poli Museali dello Stato. Quindi i 32 sono musei di rilevante interesse nazionale, con direttori che rispondono direttamente allo Stato; gli altri sono poli museali regionali, quindi articolazioni periferiche, e si occupano di musei, zone archeologiche, e tanto altro: essi devono anche, oltre ai classici compiti, favorire l’aggregazione per creare reti di musei, o anche con aree di scavo.
Riorganizzazione delle soprintendenze
C’è dunque l’intenzione di riorganizzare tutto, con molti elementi positivi per ripartire. Le persone che invece lavoravano nelle soprintendenze hanno dovuto quindi scegliere tra poli museali e uffici di tutela archeologica.
Il “Louvre” di Abu Dhabi
Ci sono poche info riguardo a questo progetto, sembra che ci sia un grande silenzio intorno ad esso. La prima operazione di “imitazione” è quella del Guggenheim di Bilbao, che ha copiato il vero Guggenheim, il primo. Adesso si fa la stessa cosa con il Louvre: nel 2007 Sarkozy ha messo in campo un accordo col sultano di Abu Dhabi, che prevedeva la costruzione di un polo museale che si chiamava Louvre con opere provenienti dal Louvre stesso. L’operazione è di tipo commerciale, con un ritorno economico alla Francia di 1 miliardo di Euro.
Dettagli del progetto
Si prevedevano 10 mostre all’anno con materiali provenienti dalle collezioni francesi e con la collaborazione dello staff del Louvre, agevolando la nascita di una collezione permanente ad Abu Dhabi entro 10 anni. L’emiro avrebbe donato circa 40 mln di euro per l’acquisto di opere da far confluire nella collezione permanente. Questo Louvre arabo dovrebbe avere 6000 sale di esposizione, 2000 sale per esposizioni temporanee e 24000 metri quadri di superficie su un’isola artificiale. Il progetto dell’edificio è di Jean Nouvel.
Tuttavia non solo il Louvre, ma anche una serie di altri musei dovrebbero partecipare a tale iniziativa a causa del grosso onere: tra questi, Versailles, Cluny, Fontainbleau, Gimè, Quai Branly (arte etnica). I curatori del Louvre, in tutto 39, hanno firmato un appello alla nazione, facendo per protesta entrare gratuitamente i visitatori al museo. Tuttavia, hanno dovuto ritirare la protesta a causa di una minaccia di licenziamento da parte del governo francese.
Caratteristiche architettoniche
L’isola si chiamerebbe Saadiyat. Il museo sarebbe composto da più edifici sovrastati da una cupola “schiacciata”, perforata da vari fori che dovrebbero far filtrare la luce del sole di giorno e dare l’impressione di un cielo stellato la notte. Il Louvre del deserto è stato costruito di notte, a causa delle temperature proibitive.
Il tutto mira a creare una grande integrazione di cultura araba all’interno di quella europea, ma le culture araba ed europea sono molto conflittuali. Cos’è stato realizzato fino a oggi? Sono stati nominati i direttori, ossia un francese e un arabo. Il francese è Manuel Rabaté, mentre Hissa al Dhaheri è la vicedirettrice araba. Nel 2016 sono state finite invece le luci e tutto l’impianto di illuminazione. Infine ci sono già delle mostre temporanee, con un Visitor’s centre e l’inaugurazione dovrebbe essere all’inizio del 2018.
Critiche e problematiche
In progetto ci sono anche altri edifici come un museo dedicato alla storia locale. Per quanto riguarda le opere, quasi 300 di esse sono candidate a lasciare 13 musei francesi, tra cui anche nomi famosi come David, Da Vinci, Manet, ecc. Ci sono molte critiche verso lo spostamento di opere particolarmente fragili, specie la Belle Ferroniere, e ci si scaglia contro la commercializzazione dell’arte. Nel 2016 doveva essere inaugurato il Guggenheim di Abu Dhabi, ma non lo è ancora stato. La data di inaugurazione è l’11 novembre 2017.
Il Museo Egizio di Torino
I fondi per le Olimpiadi Invernali del 2006 hanno permesso al Museo Egizio di Torino di essere ripensato delle fondamenta, la cui opera è proseguita oltre. Si è anche ricostituito come Fondazione da una decina di anni, cambiando totalmente l’apparato amministrativo. Non è più un Museo statale. Lo scopo di questa fondazione è una maggior ricerca ai finanziamenti e una maggiore autonomia.
Riorganizzazione e rinnovamento
Il Museo si è dotato di un direttore molto capace, il dott. Greco, selezionato per concorso, che è riuscito bene a rinnovarlo. Il rinnovamento non è solo nella progettazione, come teche in vetro o in acciaio o legno, ma la parte importante è proprio la concezione che sta dietro la veste espositiva, che non deve essere frutto del caso, ma la collezione deve essere efficace e esserci un progetto. Greco ha rivoluzionato il percorso di visita, che tiene molto conto del nucleo e del contesto di ritrovamento, che sono affluiti nel Museo.
Si segue la topografia e la forma del territorio, attraverso un ascensore che porta in alto e permette di percorrere un Nilo simulato dal delta alla sorgente. Ci sono collezioni antiche che col tempo hanno finito col perdere il legame col loro territorio di origine, e recuperare tale rapporto non è sempre semplice. Quindi il grosso del lavoro è stato quello di ricercare, tramite ricerche di archivio, di ricostruire nuclei contestuali.
Allestimenti e innovazioni
Sono collezioni frutto di raccolta caotica, che nel tempo hanno perso il legame con il luogo di origine. È difficile ricostruire il contesto delle grandi collezioni dei grandi Musei. Il grande lavoro di Torino è stato quello di ricollocare all’interno della maglia topografica e cronologica i pezzi decontestualizzati, operando con le fonti dell’archivio storico. Quando si è costituito in fondazione, essa era presieduta da Alain Elkann, che aveva una certa capacità imprenditoriale di reperimento dei fondi. In questa fase iniziale, gli egittologi che lavoravano al museo vennero messi in disparte, in nome di un riallestimento più “commerciale”.
Ci si rivolse per le prime due sale, che contenevano monumenti enormi dell’epoca egiziana, a uno scenografo famoso, Dante Ferretti. Fu realizzato dunque un allestimento molto scenografico, con le grandi sale all’inizio del percorso oscurate e illuminate solo con faretti a led (punti-luce), con soffitto e pavimento in colore rossastro, e focus di luce su zone particolari di questi monumenti. Il tutto era aumentato da alcuni specchi che dovevano riflettere la luce. Il tutto venne fatto senza preoccuparsi della parte informativa, relegata a un ruolo secondario.
Esperimenti e percorsi di visita
È un esperimento che ebbe molto successo, finanziato coi fondi del 2006, tanto è vero che Greco, quando venne nominato direttore (da fondazione a museo), decise di mantenere queste sale ma posizionarle alla fine del percorso e non all’inizio, lasciandola come esempio di sperimentazione ma da non ripetere. Secondo Dante Ferretti, queste lucine che lasciano intravedere hanno lo scopo di far sognare l’oltretomba. Sono stereotipi anti-scientifici. Greco ha tolto da queste sale i grossi sarcofagi, lasciando solo la scultura.
Il Museo di Torino ha riaperto in modo definitivo solo nel 2015. Si lavora anche a percorsi specializzati: uno per tutti, uno per famiglie con bambini e uno per gli studiosi, con approfondimenti narrati dagli stessi studiosi. Ci sono poi molti servizi che mandano il museo a un livello veramente europeo. Il museo deve dunque essere un organismo vivo, con un’equipe al lavoro su eventuali migliorie usando i fondi di volta in volta arrivati e si è lavorato molto su percorsi specializzati per i bambini e per percorsi di studiosi.
Tipi di guide
- Audioguida di tipo A, standard e prevede un percorso che dura circa 1h e 30/2h
- Audioguida di tipo B, che contiene degli approfondimenti che sono narrati da professori o studiosi esperti, tra cui ci sono degli egittologi pisani. Lo stesso direttore ha registrato una pista, che è un approfondimento non accessibile a tutti, che però acquista valore
- Audioguida di tipo C, che coinvolge famiglie e bambini
Ci sono anche un’altra serie di servizi irrinunciabili, tra cui un guardaroba e una serie di visite guidate in particolari giorni. Uno dei primi rifacimenti è quello della sala dello Statuario: le imponenti strutture in basalto e diorite si trovano ora immerse in un ambiente oscurato a dominante di colore rosso, dilatato da superfici a specchio e con suggestivi giochi di luci e riflessi che sfruttano i più moderni effetti di rendering (=interpretazione), senza alcuna preoccupazione di riannodare quel legame tra il contesto fisico e cronologico di appartenenza.
Critiche e aspetti scenografici
Prevale tutt’ora l’idea dell’archeologia come disvelamento dei luoghi sotterranei e dell’oltretomba. L’oggetto archeologico appare come epifania celeste entro sale oscurate. Le critiche sono sui costi e sull’aspetto dissonante assunto Statuaria rispetto al resto del Museo, che è in corso di rifacimento. (Dossier n°11, Donati 2013).
Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze
Il MAF comprende il museo egizio, istituito nel 1855 dal Granduca di Toscana Leopoldo II, e il Museo Etrusco, istituito da re Vittorio Emanuele II nel 1870. Questo museo nasceva dallo smembramento del patrimonio archeologico costituito dalle collezioni d’arte antica, nate dallo smembramento del patrimonio archeologico costituito dalle collezioni d’arte antica medicee e lorensi conservate nella Galleria d’Uffizi. FU aperto nella sede attuale al pubblico nel 1883.
Storia e organizzazione
Nel 1897 il Museo Topografico dell’Etruria fu inaugurato e andò a completare il Museo Centrale della Civiltà Etrusca, istituito con decreto Regio nel 1889. Il Topografico illustrava la storia della civiltà etrusca attraverso gli oggetti rinvenuti negli scavi. Milani riuscì ad acquistare numerosi gruppi significativi provenienti da molti scavi. Inoltre, realizzò un vero e proprio museo all’aperto nel giardino di Palazzo della Crocetta, che verrà inaugurato nel 1903, dove furono ricostruite alcune tombe monumentali. Spettò ad Antonio Minto realizzare la sezione topografia e riordinare il resto delle collezioni. Fu allestito il secondo piano del Palazzo della Crocetta e costruito un nuovo edificio per il Museo Topografico. L’alluvione del 1966 sconvolse gli oggetti esposti al piano terra.
Percorso di visita
Oggi il percorso di visita parte da piazza SS. Annunziata e prosegue al primo piano di palazzo Crocetta, dopo aver attraversato spazi destinati alle mostre contemporanee. Nella sede storica del Museo è esposta una sezione di due delle produzioni più importanti della civiltà etrusca: i bronzi con la plastica votiva e i cosiddetti “Grandi bronzi”, con la Chimera. Seguono poi due sale dedicate alla scultura. A questo piano si trova posto anche il museo egizio, allestito in maniera cronologica.
Itinerari e collezioni
Il II piano del Palazzo Crocetta è suddiviso in due itinerari: quello della civiltà etrusca e quello della civiltà classica, greca e romana. Il materiale è spesso fuori contesto e in ciascuna sala sono stati individuati alcuni oggetti considerati pilastri dell’arte antica.
Storia ed analisi del contenitore museale
Il MAF è costituito dal Palazzo della Crocetta con il suo giardino (nucleo storico del museo), al quale è stato aggiunto il cosiddetto ex-Topografico ed ex-Innocenti, arrivando ad occupare un intero isolato. Il Palazzo era stato voluto da Cosimo II de ‘Medici perché diventava la degna dimora della sorella Maria Maddalena, che conduceva vita ritirata nell’antistante Monastero della Crocetta. Il progetto (1619-1621) si caratterizzava per la chiusura del Palazzo alla città e l’apertura verso il giardino, circondato da alte mura. Due cavalcavia lo collegavano al monastero e alla chiesa.
Trasformazioni e allestimenti
In primis si evidenziano le trasformazioni effettuate per adeguare la decorazione pittorica originale delle sale del primo piano all’esposizione del materiale archeologico:
- Fregi a finto granito e colonne papiriformi per simulare ambientazioni egizie;
- Sirene, elmi, spade, armature e meandri nelle sale dedicate alla raccolta etrusca.
Le trasformazioni hanno coinvolto aspetti museografici: il linguaggio espositivo espresso dagli allestimenti, ambienti e vetrine si è impoverito per far fronte alla necessità di un diverso approccio museologico. Le trasformazioni più evidenti degli anni 80 hanno interessato il settore egizio al I piano e le collezioni di Minto al II piano (i bronzi). Nel primo caso, si ha il passaggio da un’esposizione tipologica ad una cronologica con l’eliminazione delle vetrine ottocentesche. Al II piano alla galleria dei fac-simile della pittura etrusca, si ha l’esposizione della ricca collezione dei vasi attici e poi delle collezioni etrusche, greche e romane.
Ex-Topografico e interventi recenti
Il cosiddetto ex-Topografico deriva dal restauro realizzato negli anni 90 del secolo scorso. L’edificio da cui prende le forme esterne, risale agli anni 30 del 900, quando venne avviato la costruzione del lato nord del giardino. L’autore del progetto realizzò circa 18 sale in corrispondenza del corridoio aereo che dal Palazzo Crocetta portava alla chiesa SS Annunziata. La sezione fu smantellata in seguito all’alluvione del 66.
Al suo posto fu realizzato un edificio che costituisce il collegamento fra il Palazzo della Crocetta e quello ex-Innocenti, dove si è cercato di ampliare il museo. L’obiettivo di Minto era quello di dare un ingresso più decoroso e centrale, ampliando anche gli spazi espositivi con l’allestimento delle sale delle sculture. Il progetto naufragò. Tuttavia nel 1945 Lando Bartoli elaborò un nuovo progetto, che fu realizzato in parte fra il 1948 e il 1950: l’angolo sud del Palazzo veniva ad assumere un ruolo significativo, con la realizzazione di una scala monumentale che dava accesso alla biblioteca e all’istituto di studi etruschi e italici posti al primo e secondo piano, e la realizzazione di sale per l’esposizione al piano terra.
Il programma fu completato da Giacomo Caputo: l’ingresso del Museo venne spostato sulla piazza e al piano terra vennero allestite sale dedicate alla scultura classica, al primo e al secondo piano vennero ricavati gli uffici. Con l’alluvione, i laboratori di restauro vennero spostati all’interno del Palazzo e l’ingresso spostato su via della Colonna. Oggi l’ingresso è stato spostato nuovamente su Piazza SS Annunziata e il Museo inserito in un piano di qualificazione (stiamo parlando del 2010, quando i vani interrati erano incompleti e quelli sovrastanti necessitavano di importanti interventi di consolidamento).
Operazioni di adeguamento
- Adeguamento delle rimanenti sale del Palazzo della Crocetta, dal punto di vista museologico e museografico;
- Recupero degli ambienti per l’esposizione e per gli spazi di servizio, degli ambienti del Palazzo ex-innocenti;
- Revisione della destinazione dell’uso dell’ex topografico.
Il fulcro degli interventi si basa sul rinnovamento museologico dell’esposizione. C’è la volontà di aprire il museo alla città, rendendo libero l’accesso alle aree destinate all’orientamento ed informazioni temporanee, esposizioni temporanee, riunioni, conferenze, bookshop e caffetteria. Gli spazi del Palazzo ex-innocenti ospiteranno queste aree e l’allestimento del nuovo Museo. Esso sarà organizzato intorno all’esposizione delle eccellenze rappresentate dai ricchissimi complessi monumentali e tombali provenienti da tutta l’Etruria.
Ruolo dell'Ex Topografico
In questa struttura, il ruolo dell’Ex Topografico si segnala come cerniera tra il nucleo di Palazzo Crocetta e le nuove sale del Palazzo Crocetta. Il rapporto tra contenuto e contenitore è stato interpretato con un atteggiamento estremamente conservativo nei confronti dell’apparato architettonico.
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