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Manacorda - Il sito archeologico: fra ricerca e valorizzazione

Capitolo 1 – Siti, sito, non-sito

Un sito è una porzione tridimensionale di spazio, che reca con sé i segni del tempo, della quarta dimensione che lo ha plasmato, con apporti o sottrazioni di materia. Ogni luogo dove la storia si è depositata sotto forma di stratificazione, può essere analizzato ripercorrendo a ritroso le tappe segnate dalla successione degli eventi. Ogni sito ha un volume del quale strutture e strati costituiscono lo scheletro e tessuti molli, e una superficie, una pelle che reca i segni del tempo che le attività umane e naturali hanno prodotto.

L'espressione sito archeologico comporta la condivisione dei due concetti che la compongono: il primo implica una procedura di distinzione (sito/non sito), l'altra la nozione stessa di archeologia. Originariamente il termine ha designato quei luoghi le cui emergenze monumentali antiche caratterizzavano il paesaggio in forme tali da distinguerlo dalla percezione dei luoghi circostanti. Le prime descrizioni topografiche di una regione si basavano su un approccio di carattere selettivo, attento alle emergenze monumentali che si presentavano come più degne di essere notate.

Un superamento della selettività dell'approccio di carattere antiquario si ha solo nel XX secolo con lo sviluppo di tecniche diagnostiche di superficie e datelerilevamento che hanno aperto la strada alla ricognizione topografica intensiva e all'archeologia di paesaggi storici. L'archeologia delle tracce interrogava gli oggetti non solo nelle loro qualità estrinseche, ma attraverso i segni che il sistema di relazioni spaziali, temporali e culturali aveva lasciato nel loro corpo.

Nello stesso tempo applicava quelle ottiche all'estensione indeterminata degli insediamenti, intesi non più come luoghi dell'emergenza macroscopica di un passato remoto ma come luoghi in cui si era manifestata comunque l'esperienza umana, in forme tali da lasciare almeno un segno della loro esistenza.

La letteratura scientifica prodotta dalle ricognizioni archeologiche intensive nell'ultimo quarto di secolo ha introdotto accanto al concetto di sito quello di non-sito (off-site), per dare pari dignità alle tracce materiali, anche quando queste non possono essere interpretati come indicatori archeologici di una realtà effettivamente presente nel sottosuolo. Un tipico caso di non-sito è quello indiziato dalla presenza sporadica di rifiuti utilizzati per concimare i campi, traccia di attività che non ha alterato la natura del sottosuolo, ma si definisce con lo stesso termine anche un’area dove sono stati fatti scarichi provenienti da altre aree.

Ad esempio, nei pressi di Brindisi è stato trovato un accumulo moderno di materiali prodotti da una fornace antica a qualche chilometro di distanza. Il sito non acquista per questo un valore archeologico ma un giorno lo sarà a tutti gli effetti. Un'altra caratteristica del concetto moderno che definisce i siti archeologici è la loro attitudine alla proliferazione. Le società contemporanee producono in continuazione i siti, in cui si sviluppano le forme dell'esistenza umana, e al tempo stesso li distruggono o alterano (guerre, che provocano abbandoni di siti e nascita altrove di nuovi siti).

Capitolo 2 – Il sito archeologico nella ricerca

Sin dall'antichità l'uomo ha scavato il terreno modificando il suolo per conficcare un palo, seppellire morti, costruire edifici, scavare canali. Su una tavoletta scoperta a Ur, in Mesopotamia, c'è una delle prime testimonianze di pratica archeologica. Oltre 2500 anni fa il re babilonese Nabonedo interveniva sulle rovine dell'Egipar al fine di ristabilire, attraverso il recupero delle antiche iscrizioni fatte incidere dai predecessori, un contatto con il passato, come fonte di legittimità storica per la continuità dinastica dell'impero.

In Grecia la memoria materiale del passato si manifestava attraverso il culto dei mitici eroi e nell'ostentazione delle loro armi o indumenti nei santuari, dove erano conservati per la loro capacità evocativa. Si trattava dell'esposizione di oggetti mobili, non di siti, a meno che il sito stesso non coincidesse con la tomba di un personaggio simbolo dell'identità culturale della comunità.

La violenta distruzione degli idoli realizzata dal cristianesimo trionfante produsse la distruzione di un'infinità di insediamenti, con la loro conseguente trasformazione in potenziali siti archeologici. Talora la rifunzionalizzazione in chiave cristiana degli edifici antichi favorì invece la trasformazione dell'insediamento originario, coinvolgendo a volte il sistema di siti circostante. Esempio il Pantheon la cui straordinaria conservazione è frutto della donazione dal re bizantino Foca a papa Bonificio IV e della sua trasformazione nella chiesa di Santa Maria ad martyres.

Il mondo medievale acquisì col tempo un distacco dal passato, nelle cui rovine ricavava spazi e materiali per le proprie dimore, chiese e castelli. Grazie a quegli impropri scavi, l'antichità cominciò ad apparire come un modello cui riferirsi, per la qualità dei suoi prodotti artigianali e la bellezza dei suoi manufatti architettonici.

Le basi della futura ricerca antiquaria si rinsaldarono quando l'oggetto antico cominciò a piacere ed essere richiesto. Alle soglie dell'Umanesimo la conoscenza critica di autori antichi (filologia), permise di collegare i dati delle fonti scritte, delle iscrizioni e delle monete con quelli offerti dai resti monumentali.

Dalla metà del XVIII secolo tra le rovine di Pompei ed Ercolano si erano avviati confusi scavi di corte, ricerche indirizzate al recupero di oggetti intatti. Il passaggio da miniera di antichità a sito archeologico è lento ma a Pompei può essere seguito nelle sue tappe fondamentali.

Già negli anni del governo napoleonico si era cominciato a delimitare il perimetro della città antica e si era tentata una programmazione delle ricerche ponendo le premesse della centralità dello studio del sito anche in funzione della comprensione dei reperti che ne scaturivano. Dopo l'Unità d'Italia, con Fiorelli alla direzione degli scavi, l'obiettivo principale diventa la conoscenza della città stessa, a partire dal suo impianto urbano. Il livello archeologico cominciò a essere raggiunto non più per pozzi e trincee ma asportando sistematicamente i diversi livelli eruttivi, annotando la disposizione degli oggetti raccolti, consolidando sul posto quanto poteva consentire una migliore percezione del monumento antico e rispettando le pareti dipinte.

Nell'Europa del pieno '800 il concetto di sito archeologico comincia a coincidere con il luogo della ricerca, cioè quella porzione di territorio dove le vicende storiche avevano sepolto o lasciato parzialmente in vista le tracce delle realtà strutturali del passato. L'archeologia diventa una scienza delle antichità, animata da finalità storiche e basata su premesse filologiche.

Fonti

Ogni fonte è utile, purché si tenti di interpretarla con il metodo che le compete. La raccolta e interpretazione delle fonti documentarie, l'analisi delle cartografie storiche, lo studio della toponomastica sono indispensabili come le ricognizioni, lo scavo e l'analisi dei dati della cultura materiale. I nomi dei luoghi sono come fossili di un uso passato dello spazio, la rilevanza della toponomastica e della cartografia è evidente in sé, così come è evidente quella delle fonti iconografiche, anche se sembra che queste fonti debbano restare quasi esclusivo appannaggio di archeologi e storici dell'arte.

Capitolo 3 – Il sito archeologico nella tutela

I siti si producono e distruggono in continuazione, e l'uomo ne è la causa principale. Conoscere per tutelare. Partendo da Roma, il suo rapporto con l'archeologia è connaturato alla storia stessa del sito: la sua ininterrotta continuità di vita ha stratificato nel sottosuolo le tracce di civiltà che vi si sono succedute. Già in passato esistevano siti-reliquie. Il Pons Sublicius, il primo ponte sul Tevere costruito secondo la tradizione...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/04 Museologia e critica artistica e del restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Maya E. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Museologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Gioia Patrizia.
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