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Zifferero - Archeologia sperimentale e parchi archeologici

Riguardo alla connessione tra archeologia sperimentale e parchi archeologici esistono tre concezioni diverse. Una parte dall’area archeologica, identificando il parco come ambito territoriale caratterizzato da evidenze archeologiche importanti e attrezzato come museo all’aperto. Una seconda, di matrice urbanistica, che vede il parco come una componente utile alla conservazione e valorizzazione delle risorse di un territorio. Una terza che sviluppa la concezione del paesaggio culturale come risultato di un’attività antropica che ha prodotto l’attuale assetto del paesaggio.

L’archeologia sperimentale si è accostata all’archeologia preistorica, ed è cruciale per la valorizzazione del patrimonio culturale nei parchi. Recenti esperimenti italiani di avanguardia che non hanno però avuto il dovuto seguito. Il primo caso riguarda la ricostruzione off-site della capanna protostorica del VIII secolo di Fidene. Il secondo caso è il tentativo di ricostruzione in materiale diverso da quello originario di parte dell’alzato del tempio del VI secolo del Portonaccio, a Veio, una rievocazione dell’area sacra. L’elevato è stato ricostruito solo in parte, determinando un carattere di non finito intenzionale, conferendo leggerezza alla struttura e sottolineando il voluto distacco dalla struttura originale.

È difficile elaborare una sintesi sul rapporto tra archeologia sperimentale e parchi in Europa, tanto è diffusa la pratica di proporre esperimenti, ricostruzioni e animazioni nei parchi. Distinzione tra siti archeologici con ricostruzioni e attività di archeologia sperimentale, parchi naturali con attività di archeologia sperimentale, archeoparks o parchi tematici con l’archeologia sperimentale come principale attrattiva, open air museums che ospitano attività di archeologia sperimentale.

Ci sono casi d’interesse inerenti all’archeologia urbana. Il Globe Theatre di Londra è un esempio di impresa di grande rilevanza culturale e commerciale. L’identificazione di uno dei teatri elisabettiani collocati a Londra ha fornito spunto per un’operazione di recupero e museificazione che ha coinvolto le istituzioni della città e portato alla ricostruzione off-site dell’edificio con il recupero di tecnologie costruttive ormai obsolete.

Qualsiasi modello di valorizzazione dovrebbe far i conti con dimensione e proporzioni dell’intervento, ovvero operare con una prospettiva di valutazione selettiva delle risorse archeologiche, per far emergere solo alcuni elementi di cui è possibile la conservazione. Si tratta di operare collegamenti utili e il problema è trovare una cornice adatta, in cui il paesaggio possa essere restituito impiegando almeno buona parte delle relazioni tra i singoli oggetti archeologici e gli elementi che li circondano.

È rilevante l’apporto archeologico alla storia dell’alimentazione, condiviso con l’etnografia e l’antropologia culturale: la pratica della ricerca etnografica su alimenti come il pane è essenziale nel fissare la sequenza del ciclo di confezione di vari prodotti DOP (denominazione di origine protetta). L’archeologia sperimentale e l’etnoarcheologia sono il mezzo per riscoprire e reintrodurre tecnologie desuete avvalendosi di una componente di forte utilità sociale.

Pratica della refrigerazione dei cibi basata sul sistema pot in pot, recupero di una risorsa strategica costituita dalla ceramica domestica al fine di garantire una migliore conservazione di alimenti freschi senza usare la salamoia. Il sistema proposto da un insegnante nigeriano alle comunità con tradizionale economia agricola, stanziate in ambiente con clima arido senza acqua, consiste di due contenitori in terracotta inseriti l’uno dentro l’altro, lo spazio tra le due è riempito di sabbia mantenuta costantemente umida. Questo sistema migliora la qualità della vita delle comunità nigeriane e integra le nostre lacune in merito alla conservazione degli alimenti in età antica.

Guidi - Archeologia sperimentale nell’archeologia italiana

Negli anni '70 troviamo le prime ricerche italiane nel settore della sperimentazione. Dagli anni '80 si assiste a un suo sviluppo nella ricerca e delle sue applicazioni in ambito divulgativo. Uno specifico settore di ricerca è quello nato attorno alle esperienze europee e nordamericane nel campo della litotecnica e applicazioni dell’analisi funzionale. Dalla seconda metà degli anni '70 troviamo i primi approcci a singoli problemi di litotecnica come la predeterminazione di schegge, o lame, o costruzione di lucerne di tipo paleolitico.

L’attività di sperimentazione svolta a Isernia ha rappresentato uno dei primi approcci olistici a un contesto archeologico con lo scopo di una vera e propria indagine di tipo comportamentale e sulle strategie di sussistenza messe in atto da questi ominidi, e queste attività hanno come denominatore comune la sperimentazione vista come fondamento empirico dell’analisi funzionale, ovvero come verifica di quanto interpretato tramite analisi al microscopio delle tracce d’uso.

Altro settore importante è quello delle ricostruzioni sperimentali di strutture in materiali deperibili. Un possibile antesignano di questa branca d’indagine sperimentale è il modello di capanna ricostruito sulla base degli scavi del Boni al Palatino. Un settore più vasto è quello della collaborazione tra istituzioni museali, gruppi di volontariato e singoli operatori. Particolarmente significativo è il caso del Centro di Archeologia Sperimentale di Torino che collabora con il Museo Civico di Chiomonte.

20 anni di litotecnica sperimentale

Nella sperimentazione archeologica si possono distinguere 3 fasi, una tardo-ottocentesca legata al collezionismo antiquariale, una scientifico-pionieristica e quella caratterizzata sia da una lenta diffusione della sperimentazione anche in altri ambienti universitari sia da una crescita di sperimentatori hobbistici.

La produzione oggettistica risulta evidenziata da nuove offerte presenti sul mercato avendo fatto la loro comparsa negli ultimi anni oggetti made in Italy. La litotecnica sperimentale cerca di capire i manufatti preistorici in termini di tecniche e sequenze produttive.

Il passaggio di tali concetti alla didattica museale e scolastica maturò verso la fine degli anni '70, con un insegnante, Farello, che si chiese perché non mostrare in classe come si fa e come si usa un coltello di pietra. Nel 1983 è stata progettata una mostra itinerante sulla preistoria del Lago di Garda, furono realizzati 4 laboratori ambientali denominati Riviviamo il passato, 4 campi scuola archeo-sperimentali ideati in prossimità di siti archeologici scarsamente valorizzati. L’originaria progettazione consisteva di due simulazioni, una di cacciatori nomadi, l’altra di agricoltori neolitici. Entrambe vennero bruciate.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/04 Museologia e critica artistica e del restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Maya E. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Museologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Gioia Patrizia.
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