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Le ragioni del museo

Il museo ha assunto all'interno di una città un ruolo rappresentativo insostituibile, in quanto esplicita il passato di quel luogo, la storia e la memoria; è un punto centrale di attrazione di massa. Alcune riflessioni sulla teoria della collezione hanno portato a leggere il museo come luogo astratto dalla realtà, completamente alieno dai meccanismi di uso e di produzione degli oggetti che caratterizzano l'esperienza quotidiana. La soglia che si oltrepassa entrandovi è un confine: quello che sta al di là è una specie di mondo alla rovescia.

Idea di museo nel tempo

  • Ottocento: Luogo di deposito e cimitero dei capolavori
  • Primo novecento: Rifiuto delle avanguardie, in quanto spazio della negazione
  • Visione marxista: Spazio virtualmente escluso dalla realtà capitalistica

Il museo è quindi il luogo dello Stato, della proprietà pubblica e dei divieti. Sappiamo che oggi la percezione di eccezionalità e unicità dell'istituzione si è accentuata e il museo diventa meta di un grande afflusso di pubblico (rituale?).

Riflessioni

Quello che si può osservare oggi sul museo, agli inizi degli anni novanta, viene dalla grande diffusione che questa istituzione ha avuto nel porsi al centro dell'interesse di un pubblico di massa; la sua natura specialissima ha contribuito in maniera determinante a farne uno strumento particolarmente consono all'assetto e alle istanze del mondo moderno. Uno dei suoi vantaggi è quello di esprimersi per immagini e quindi può illudere di un veloce quanto facile apprendimento: per il grande pubblico il museo è l'unico depositario di un'immagine condensata di un luogo altrimenti difficile da cogliere nella sua interezza. Proprio questa aspirazione o illusione di totalità che il museo ha espresso e perseguito è di per sé un motivo di attrazione e di centralità dell'istituzione: esso aspira a riunire nozioni complesse e nodi problematici, ma riducendoli in modo tale da essere compresi più efficacemente da un grande pubblico.

Dal dopoguerra ad oggi il museo è stato oggetto di una serie di istanze molto precise; l'affermazione del termine stesso "museologia" si appoggia a un generale rinnovamento delle problematiche intorno al museo. Per la prima volta nella storia di questa istituzione, si crea un organismo istituzionale, l'Icom (International Council of Museums), filiazione dell'Unesco, che dal 1948 inizia i suoi lavori di coordinamento tra i musei di tutto il mondo. È in questo contesto che si afferma il termine "museology", che viene a sostituire gradualmente l'antico "museographia", codificato nel 1727 da Neikel.

Il trattato di Neikel affronta problemi di ordine generale e il termine "museographia" è usato per sottolineare l'aspetto descrittivo di una riflessione intorno al museo: ne vengono infatti analizzate le forme con attenzione ai contenuti e all'ambiente, dando chiare definizioni delle tipologie di oggetti collezionati, distinti in Naturalia e Artificialia. Si esamina la struttura delle raccolte e si compila un inventario di quelle esistenti e delle loro caratteristiche, città per città, di tutta Europa. Quello che appare in primo piano è il museo nei suoi elementi costitutivi e nel suo contenuto. Ci si sofferma di tanto in tanto a chiarire l'appartenenza della collezione di cui si parla (ecclesiastica, privata, di sovrani o principi). Quella neickeliana è veramente una museographia, cioè un viaggio intorno ai musei del tempo. Ma il termine nell'uso moderno è profondamente cambiato. Infatti, nel momento in cui Neickel scrive, nessuna preoccupazione d'uso è entrata dentro il museo: la collezione semiprivata è aperta ad un flusso limitato di visitatori qualificati. Oggi la presenza di un pubblico all'interno del museo è un fatto abituale, ma è fenomeno recente quello di un'osservazione attenta dell'effetto che produce la presenza dei visitatori all'interno delle sale. Si va verso un'estetizzazione del pubblico del museo.

Quarant'anni di museologia

La vocazione per il pubblico è l'aspetto che emerge con più chiarezza e più denso di conseguenze del museo moderno. Si può dire che la museologia di questi ultimi quarant'anni è la risposta a un nuovo rapporto del museo col pubblico e con la società, e si forma proprio in seguito alle nuove funzioni alle quali il museo si trova a dover rispondere. L'antica museografia è stata affiancata alla museologia, che affronta ruoli impensabili per la vecchia disciplina: questa non si basava su problemi di destinazione e funzionamento del museo, questioni maturate con l'apertura di questo ad un pubblico indistinto.

La museologia è la diretta germinazione del museo post illuminista: è proprio dal secolo dei lumi che ha inizio un processo di riflessione sul museo, sulla sua definizione e sulle sue funzioni. Ma solo dal dopoguerra ad oggi si hanno i primi tentativi di precisazione dei confini di una disciplina che abbraccia un'istituzione così complessa e contraddittoria.

È necessario precisare che è la museologia che nasce dal museo, e non viceversa: con l'inspessirsi delle riflessioni sull'argomento, nasce la necessità di un elemento di raccordo generale. È necessario prendere coscienza che ci si muove su un terreno molto instabile e continuamente in evoluzione: il museo è un fenomeno dalle mille facce e la riflessione attorno ad esso è (tipicamente) non sistematica.

La museologia comincia ad esistere quando il museo diventa lo specchio della società che lo esprime, di volontà politiche precise e insieme la sintesi di una delega collettiva nei confronti del tempo. La museologia non può che essere considerata come un contenitore capace di dare organicità alle riflessioni e alla presa di coscienza del museo di sé.

Occuparsi di museologia significa prendere atto della capillare penetrazione della realtà e dell'immagine del museo nel mondo contemporaneo, con i fenomeni di intensa attività e progettualità museale che hanno caratterizzato l'Europa e gli Stati Uniti a partire dalla seconda guerra mondiale.

La museologia deve avere da una parte un forte legame col presente e con il ruolo che il museo ha assunto nel mondo contemporaneo, dall'altra deve recuperare, nella definizione storica, i tratti salienti di un percorso che deve andare a costituire l'ossatura di un insieme di teorie, di norme, di esperienze.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/04 Museologia e critica artistica e del restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ER.REST di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Museologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Varallo Franca.
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