Capitolo 2: Le raffigurazioni dei pianeti in oriente e in occidente
Capitolo 3: Lo zodiaco di Qussayr Amra
Capitolo 4: Immagini degli astri da Medioevo al '400
Capitolo 5: La rinascita dell’astrologia tardo antica
Capitolo 6: La fede negli astri nel XII° secolo
Capitolo 7: Manoscritti astrologici miniati in Inghilterra
Capitolo 8: Sphaera barbarica: l’astrologia orientale e Andalò di Negro
Capitolo 9: I figli dei pianeti
Capitolo 10: Un ciclo astrologico del tardo Medioevo: il Salone della Ragione a Padova
Capitolo 11: Le fonti letterarie dei “pianeti Finiguerra”
Capitolo 12: Atlante al servizio della geografia astrologica
Capitolo 13: La fede astrologica di Agostino Chigi
Capitolo 14: La carta del cielo: Durer, gli arabi e la tradizione classica
Capitolo 15: Un discorso di Jacopo Zucchi e gli affreschi di Palazzo Rucellai a Roma
Macrocosmo e microcosmo nelle illustrazioni
Esiste un mito cosmogonico iraniano in cui si narra della creazione del Primo Uomo, chiamato Vita Mortale e fatto a somiglianza dell’universo: risplendente come il Sole e di larghezza pari all’altezza, la sua pelle è il cielo, la carne è la Terra e gli occhio sono le stelle. Questa concezione del microcosmo si conservò nel mondo antico, e nel peridio ellenistico venne tradotto nel linguaggio astrologico, arrivando a sostenere che il corpo umano fosse stato realizzato ad immagine e somiglianza di quello di Vita Mortale, e fosse costituito dagli elementi del cielo stellato; fu questa la base per le illustrazioni medievali raffiguranti l’uomo quale specchio dell’universo.
Fig 1 Illustrazione appartenente ad un manoscritto greco del XV° sec. (parigino greco 2419), secondo una glossa dell’amanuense fu copiato da un modello siriaco; nella figura si può osservare un uomo, racchiuso in un cerchio, circondato dai segni dello zodiaco e da ciascuno di essi diparte un raggio verso gli arti corrispondenti della figura. Tale immagine può derivare da un prototipo tardo classico e ciò viene confermato dalla disposizione dei segni zodiacali, infatti sulla parte destra sono disposti i segni considerati maschili dagli astrologi greci e su quella sinistra, invece, i segni femminili; altra riprova è data dagli attributi del soggetto: clava e un drappo pendente dal braccio Attributi di Ercole (clava e pelle leonina). Inoltre va considerata anche l’ipotesi secondo cui il Primo Uomo posto all’interno del cerchio di stelle potesse essere la rappresentazione della condizione umana: Ercole, mortale elevato al rango di eroe, avrebbe rappresentato il termine intermedio.
Oracoli Pratica in uso nel corso del Medioevo, eredita dall’antichità classica, spesso in manoscritti medievali si riscontra la presenza di oracoli che si soleva credere predicessero il corso di una malattia, in base alle lettere dell’alfabeto; talvolta questi oracoli erano accompagnati da alcune illustrazioni:
- Fig. 2 Qui l’oracolo è accompagnato dalle raffigurazione della Vita e della Morte, la prima con l’aureola, abito fluente e volto angelico, mentre la seconda con ali demoniache e ossa bene visibili Già nell’XI° Sec. la fede nella magia del nome esercitava un certo fascino;
- Fig. 3 Qui Vita e Morte sono rappresentate ai piedi della croce, la prima con sguardo devoto rivolto a Cristo, la seconda, invece, sconfitta nell’atto di precipitare a terra; queste due raffigurazioni classiche appartengono all’ordine cristiano.
Fig. 4 (XI° sec) Si tratta di un manoscritto di Parigi contenente l’illustrazione di una melothesia tardo antica, ossia l’assegnazione delle diverse parti del corpo (mele) ai diversi segni dello zodiaco; si tratta della copia di un diagramma tardo antico: il Sole è raffigurato all’interno di un cerchio, intorno al quale ci sono i 12 segni dello zodiaco, ognuno associato al nome della parte del corpo corrispondente. Il Sole rappresenta l’astro che governa il mondo come un dio cosmico, la sua orbita e la sua influenza vengono determinate dalla natura del segno zodiacale attraverso cui passa e le parti del corpo umano, miniatura dell’universo, corrispondono ai segmenti della sua orbita. Colui che realizzò quest’immagine nell’XI° sec sentì il comunque inconciliabile la sua fede cristiana con il concetto di microcosmo, possiamo dunque trarre una duplice conclusione circa il destino delle idee classiche nell'XI° Sec:
- Vengono riportate;
- Vengono conformate all’ordine spirituale dell’epoca.
Analogo discorso anche per il XII° Sec, attraverso l’uso della ruota della Fortuna, che rispecchia il simbolo del destino degli uomini:
Fig. 5 Miniatura inglese del XII° Sec, il tema della Ruota della Fortuna viene qui affrontata dalla sapienza cristiana, che la ferma con le parole “Nihil in mundo fit casu”.
Le illustrazioni di Ildegarda di Bingen ci mostrano la forma in cui la cosmologia pagana riapparve nel corso del Medioevo:
Fig. 6 Questo microcosmo appare come un’illustrazione tardo antica, l’uomo è raffigurato in piedi, al centro delle sfere celesti, con le braccia stese e la testa/piedi che toccano il cerchio più interno (h=l, così come h=l anche per il firmamento); intorno all’uomo sono raffigurati i venti ed i raggi dei 7 pianeti toccano testa/piedi della figura, collegando venti e stelle: infine vediamo la raffigurazione di Dio, che abbraccia l’universo, di cui il microcosmo è il centro. Chiaramente la figura di Dio che abbraccia le sfere è di origine cristiana, tratta dalla Genesi: l’immagine affonda le proprie radici nell’ellenismo orientale, ma fu poi assorbita al linguaggio cristiano; infatti, Adamo, nei panni del Primo uomo, è rappresentato nel iconografia carolingia, circondato dai venti (fig. 7). Nella sua figura, Idelgarda, rappresenta una serie di relazioni specifiche, con l’aggiunta di linee radiali, in questo modo: i raggi del Sole sono connessi alla testa della figura, quelli della Luna ai suoi piedi Applicazione della dottrina astrologica tardo antica.
Fig. 9 Si tratta della seconda visione di Ildegarda, che raffigura le influenze del cielo sulla vita/sofferenze dei mortali: chiaramente ha attinto non solo alla tradizione cristiana altomedievale, ma anche a materiale tardo antico. Possiamo concludere dicendo che Ildegarda sfruttasse i contenuti della cosmologia pagana e dell’astrologia, rivestendoli per di quelle visioni concesse dalla sua fede cristiana: per lei le immagini cosmologiche costituivano dei simboli rappresentanti gli influssi dell’universo sull’uomo: si trattava, quindi, di semplici figure, utili all’insegnamento dei dogmi cui conformava la propria vita.
Fig. 10 Si tratta di un manoscritto del XII° Sec, che però non ha alcun legame con Ildegarda, rappresenta un microcosmo, le scritte richiamano il mito della creazione di origine iranica: i piedi corrispondono alla Terra, le ossa alle pietre, i capelli all’erba. Ciò che muta è la differenza fra H ed L della figura umana, nonché l’assenza del cerchio, particolari che dovrebbero tradurre le parole stesse del mito; il cerchio ricompare in una raffigurazione più tarda (XIV° Sec.).
Tra la fine del XIII° e del XV° Sec possiamo indicare la fascia di anni che segna la rinascita della pratica/teoria dell’antica cosmologia:
Fig. 14 Manoscritto per Venceslao IV°, Re di Boemia, risalente al XIV° Sec: nel cerchio interno ritroviamo le stelle, tra loro collegate da una serie di raggi, intorno ad esso notiamo le sfere celesti e nel margine più esterno i 12 venti.
Fig. 15 Si tratta in questo caso di un esempio vicino ad Ildegarda: ma se nella sua opera la figura veniva spiegata nello spirito dell’esegesi allegorica cristiana, in questo manoscritto invece, viene espressa un’autentica fede negli astri; il diagramma matematico indica le direzioni in cui le forze cosmiche esercitano i propri effetti, una serie di scritte, inoltre, spiega l’influenza dei pianeti/segni zodiacali sull’uomo e infine i venti sono collegati ai diversi segni in base al sistema astrologico.
Fig. 16 “Uomo nello zodiaco” Immagine del ‘300, ancora presente nei calendari popolari; qui, l’artista, sfruttando i mezzi del naturalismo gotico, ha realizzato un autoritratto: da notare come, a differenza delle opere del XII° Sec, in cui le figure erano assai poco realistiche, qui, in epoca gotica, il naturalismo segna maggiormente i soggetti. Ad ogni parte del corpo viene associato un segno zodiacale: Toro è posto sul collo, i Gemelli sono localizzati sulle braccia. L’immagine, nel complesso, era assai lontana da ogni interesse speculativo, aveva invece grande importanza per l’uomo comune, che vi faceva ricorso per sapere quando praticare il salasso.
Fig. 18 “Assegnazione delle parti del corpo umano ai vari pianeti” Si tratta di un’illustrazione tardo medievale, dove ogni pianeta è assegnato ad una parte del corpo: così, a livello della Testa avremo il Sole, sul resto del corpo ritroviamo le figure degli altri pianeti.
Il Rinascimento segnerà la fine della passività umana nei confronti delle stelle, iniziando ad intervenire in modo attivo, proprio per questo apparirà un nuovo tipo di immagine (Fig. 24), dove accanto alla Dea che cerca di girare la propria ruota, c’è l’uomo nel tentativo di afferrarla. Saranno Dürer e Leonardo ad indicare la via per liberarsi dalla sottomissione agli astri:
- “Melanconia I” Dürer (Fig.25) Si tratta di una rappresentazione di Saturno, qui notiamo lo stacco definitivo dall’interpretazione delle illustrazioni precedenti, dove la matematica e la melanconia apparivano nelle vesti delle figlie di Saturno: sono qui infatti rappresentate in un’unica figura, che ritrae un matematico immerso nell’ombra, in atto meditativo, con i suoi strumenti abbandonati intorno. Tuttavia, l’immagine dà espressione all’esperienza dell’artista stesso: traduce il tentativo di scoprire l’ordine del macrocosmo nell’attività umana L’uomo non è più fatto a somiglianza dell’universo, prigioniero dei propri raggi, si contrappone ad esso come persona; l’uomo è rappresentato nell’atto di comprendere le potenze cosmiche attraverso i mezzi matematici, riportandoci alle idee tardoantiche, ma grazie alla riflessione su se stesso, l’uomo ritrova la libertà dal dominio astrologico che lo opprimono.
- “Proporzioni del corpo umano” Leonardo da Vinci (Fig.26) Si tratta della raffigurazione di una specie di microcosmo; come Ildegarda, anche Leonardo, divide la testa della figura in 3 parti uguali: tuttavia, l’immagine di Leonardo si basa sulla teoria delle proporzioni, secondo cui il corpo di proporzioni ideali è quello che può essere inscritto in un cerchio/quadrato Quest’immagine non è un microcosmo, bensì un studio di proporzioni: Leonardo trova nelle leggi di proporzioni l’anello di congiunzione tra la necessità dell’ordine naturale e la libertà della mente umana. In qualità di artista Leonardo condivide con il fiammingo l’interesse per il problema dell’armonia Macro/Microcosmo, e si accosta all’eredità classica attraverso l’esperimento, ma se Dürer cerca una risposta nel soggetto pensante, Leonardo rimane legato all’esplorazione della realtà visibile.
Le raffigurazioni dei pianeti in Oriente e in Occidente
Le raffigurazioni in Oriente
Considereremo la copia più antica delle illustrazioni manoscritte della cosmografia di Qazwini, vero il codice arabo 464 di Monaco (Damasco 1366); si possono osservare le rappresentazioni dei 7 pianeti (Fig. 27 33):
- Divinità lunare Disco della luna al posto della testa, sostenuto dalle braccia;
- Mercurio Di profilo, nelle vesti di uno scrivano;
- Venere Con orecchini, anelli e una ricca acconciatura, ripresa nell’atto di suonare uno strumento;
- Sole Incoronato, che sostiene sulle ginocchia una spada;
- Marte Incoronato, che con una mano sostiene una testa mozzata, presa per i capelli, e con l’altra mano impugna la spada;
- Giove Con un libro semiaperto, cui getta uno sguardo;
- Saturno Seduto su una sedia, tiene la mano destra sollevata e la sinistra impugna un’ascia.
Analizzando un’altra copia della stessa opera, datata però 1420, possiamo notare che:
- Venere appare senza gioielli, ma incoronata;
- Marte è senza corona;
- Sole senza spada;
- Saturno brandisce una pala.
Qazwini tratta i pianeti come potenze cosmiche, è singolare quindi che le illustrazioni di un testo a carattere astronomico, siano figure “in carne ed ossa” Esse dunque non furono ideate apposta per l’opera, ma vennero riprese da simboli astrali preesistenti. Il luogo in cui va ricercata l’origine di queste figure è l’antica Babilonia, infatti le raffigurazioni dei 7 pianeti, così come appaiono nella cosmografia di Qazwini, sono raffigurazioni delle divinità planetarie babilonesi:
- Mercurio La sua figura rimanda a Nabu, ossia il dio scriba babilonese;
- Giove Con in mano il libro si associa a Marduk, ossia il dio dei destini;
- Venere Ha uno strumento musicale, quindi risulterebbe essere una musa, in realtà ciò è solo parte della verità, perché nella raffigurazione del 1420 la dea è incoronata, quindi non sarebbe una musa, bensì la dea della gioia, Istar;
- Marte Dio Ninib, ossia il dio del pianeta Marte;
- Sole Nel codice di Monaco appare incoronato e con una spada, associabile al dio Samas, giudice e re degli dei;
- Saturno Nel codice del 1420 la sua origine babilonese è molto chiara, sarebbe il dio Nergal, corrispondente al dio dell’Oltretomba.
Cosmografia di Dimasqi (primo quarto XIV° Sec), ci informa sul tempio sebeo, descrivendo le immagini degli dei:
- Saturno: Raffigurato come un vecchio indiano di colorito bruno con un’ascia in mano (nel sistema astrologico indiano a Saturno spetta l’India);
- Raffigurato come un vecchio che con una fune tira un secchio da una fontana;
- Raffigurato come un uomo intento a riflettere sulla sapienza degli antichi;
- Raffigurato come un re a cavallo di un elefante, circondato da maiali/buoi.
Marte: Con una mano tiene la spada, con l’altra una testa, presa per i capelli.
Sole: Idolo d’oro decorato di perle e con una corona in testa.
Gayat al-hakim Resoconto parallelo che caratterizza i sebei di Dimasqi, ossia il libro di magia, ovvero “Lo scopo del saggio”; il quale ci informa sulle usanze dei sebei di Harran, ovvero uno dei principali centri della Mesopotamia settentrionale; il parallelismo tra le due opere è testimoniato dal fatto che entrambe riferiscano la storia della testa parlante ad Harran, le invocazioni a Marte e Saturno sono assai simili nelle due opere: indicazioni circa il colore degli abiti (neri per Saturno, rossi per Marte). Al centro della religione di Harran troviamo il culto dei 7 pianeti, infatti i sebei erano un antico popolo pagano della Siria, sopravvissuti sino all’era islamica, professando una religione carica anche di elementi greci: i suoi fondatori sarebbero Aram, Agatodemone ed Hermes.
Come parallelo di Diamsqi possiamo citare i manoscritti di Qazwini:
| Dio | Dimasqi | Qazwini |
|---|---|---|
| Marte | Con una mano tiene la spada, con l’altra una testa mozzata, afferrata per i capelli (Fig. 31) | La figura di lato descritta richiama i manoscritti di Qazwini. |
| Sole | Sole con una corona regale (Fig. 30) | Idem |
| Saturno | Vecchio indiano di colorito bruno, simile ad un re (Fig.34) | Idem |
Giove, Mercurio, Venere: No indicazioni in questa sede, solo alcuni accenni circa Venere e Mercurio (la prima sempre con strumenti musicali, il secondo equivale ad uno scrivano).
Conclusione: le raffigurazioni islamiche dei pianeti del tardo medioevo e dell’età moderna risalgono a Babilonia, infatti, in località quali Harran le rappresentazioni originarie delle divinità sono rimaste in vita attraverso i secoli, così da poter ricondurre i tipi principali delle raffigurazioni islamiche dei pianeti all’epoca a cui risalgono i culti sincretistici come quello di Harran (tarda antichità).
Le raffigurazioni dei pianeti nell’Occidente tardo medievale
L’antichità classica assimila le divinità astrali dell’Oriente, senza però creare, per le raffigurazioni dei pianeti, nessun tipo specifico: infatti, la tipologia più in uso nell’epoca medievale, ripropone le forme antiche, con alcuni cambiamenti solo circa lo stile grafico; solo nel XIII° Sec possiamo individuare la presenza di una illustrazione di Michele Scotonuova corrente, indipendente dalla prima, identificabile nelle (1243/1250), per l’imperatore Federico II°.
Viennese 3394 Non costituisce una copia dell’intera opera, ma solo della parte dedicata ai pianeti e alle costellazioni; venne realizzata nel 1480, risulta essere importante in quanto rappresenta il solo manoscritto in cui indicazioni testuali e raffigurazioni concordano (Fig. 45 48). Abbiamo qui a che fare con tipi figurativi nuovi, tra cui riconoscere però le divinità babilonesi:
- Saturno (Fig. 45) Guerriero medievale;
- Giove (Fig. 46) Giudice in abito forense Marduk;
- Marte (Fig.46) Guerriero Ninib;
- Venere (Fig.46) Bella fanciulla con fiori tra le mani Istar;
- Mercurio (Fig.46) Uomo del libro Nabu.
Carattere babilonese delle raffigurazioni medievali.
Mercurio evoluzione: Monachese latino 10268 (Fig.49), qui passa da “Uomo del libro” a vescovo con in mano un libro; come scriba, Nabu, è raffigurato nel Cappellone degli Spagnoli a Firenze (Fig 52); nel campanile di Giotto, invece, appare come un maestro.
Giove evoluzione: Sul Campanile di Giotto.
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