Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

confluire a Verona e le catalogò nel volume "il museo veronese", dividendole in romane, etrusche ed incerte. Si era formato

lavorando nella Torino sabauda: ed era conscio di essere un grande innovatore (riordino alle epigrafi presenti nel cortile

dell'Università di quella città). Nella lettera a Paolo Gagliardi si lamenta della grande quantità di epigrafi false rinvenute. A Roma,

papa Clemente XIII (1730-1740) riprese la donazione di Sisto quarto, consistente di alcuni bronzi, fra cui la famosa lupa, che

fornirono la base per i musei capitolini, luogo di elaborazione di importanti forme di allestimento. Un chirografo che possediamo

attesta per l'anno 1733 l'apertura dei musei capitolini, finalizzati a far comprendere la grandezza di Roma, dell'arte italiana e della

Chiesa agli stranieri. Per l'occasione il cardinale Albani, grande collezionista di antichità, cedette al Papa una collezione di busti,

per pagare i suoi debiti con la Santa sede. Soltanto una sala di musei è dedicata ai busti degli imperatori, una a quella dei filosofi.

Le sale furono subito caratterizzate dall'ordine e dal colore chiaro, ma la più grande e quella con l'allestimento maggiormente

basato sull'estetica è di sicuro la sala Barigioni. Barthelamy in una lettera al conte De Caylus scrive meravigliato dalle statue del

Campidoglio, le quali, a suo avviso, sembrano essere una popolazione. Nel 1774-1776, papa Clemente XVI decide di smantellare

il cortile aperto dedicato all'arte antica che papa Giulio secondo aveva commissionato a Bramante nei primi anni del 16º secolo,

per farne un altro museo; il museo pio Clementino, progettato da Alessandro Dari. Le decorazioni erano barocche, e in effetti

suddivise per generi, E, questo museo ebbe un successo straordinario fra gli studenti e i turisti. Dari costruì la sala dei busti, la

galleria delle statue ed il cortile ottagonale. Si sviluppò una scuola di restauro integrativo, mentre la seconda fase della creazione

del museo fu caratterizzata dalla allestimento delle grandi sale a pianta centrale, modello per la museografia europea. Nell'ultimo

quarto del 1700 si formano ingressi individuali ai musei. Per le nuove sale del museo, l'architetto Simonetti prende a modello

l'architettura classica. Intorno al 1776 venne rinvenuto un gruppo scultoreo rappresentante Apollo e le nove Muse, a cui fu

dedicata un'intera sala del museo pio Clementino, quella rotonda, detta anche sala dei capolavori. L'architetto creò anche una sala

a croce greca attigua alla sala rotonda, dove il pittore Noceli dipinse un'allegoria della fondazione.

LEZIONE TRE: I MUSEI TEDESCHI E AUSTRIACI

Nel 18º secolo, con la nascita dei primi musei pubblici, assistiamo all'inizio di una riflessione museale: la Germania è uno dei

luoghi dove si assiste all'elaborazione di una nuova teoria museale, influenzata dall'Illuminismo. S'inizia a pensare che le opere

collezionate dai signori nelle loro ville debbano essere inserite in luoghi visitabili; quegli oggetti iniziarono così ad essere raccolti,

inseriti nei musei, collezionati e tutelati nelle collezioni principesche che promuovevano la figura dei signori e delle loro gesta,

mentre il museo moderno promuove il miglioramento della società, la formazione delle persone ed il piacere personale. Le gallerie

tedesche sono costruite appositamente per ospitare le opere d'arte, e non sono semplicemente un prolungamento delle abitazioni

dei signori A Dresda il principe Augusto I nel 1711 costruì un edificio (Zwiger) in stile tardo barocco per ospitare le sue

collezioni, e delle sale di rappresentanza. I principi tedeschi acquistarono moltissime opere italiane; Augusto si procurò le

collezioni dal cardinale Alessandro Albani, il quale, avendo contratto molti debiti, vendette le opere per sanarli, ed entrò in

possesso anche di collezioni di antichità appartenute a Cristina di Svezia e la collezione Odescalchi. Il museologo e museografo

Francesco Algarotti era il consulente del principe e progettò una modifica della Gemaldegalrie, che però non fu realizzata. Il

criterio di ordinamento era sostanzialmente per scuole. Federico Augusto II, prosegue in questa opera di arricchimento delle

collezioni reali di Dresda acquistando numerosi dipinti italiani e, nel 1746, la collezione di dipinti di Francesco III d’Este di

Modena. Successivamente entrarono nel museo le opere fiamminghe appartenute alla collezione Wallenstein e nel 1754 la

Madonna Sistina di Raffaello. Francesco Algarotti progetta, nel 1742, un riordino del Museo di Dresda ed un nuovo edificio,

dalle forme di un tempio antico, con una rotonda centrale e quattro ali laterali. In quegli anni acquista importanza l'illuminazione

del museo, è quella più utilizzata era l'illuminazione dall'alto. A Vienna nel 1776 l'imperatore d'Austria Giuseppe I fece trasportare

la galleria dei quadri imperiali in un edificio, il palazzo del belvedere, allo scopo di creare un museo pubblico. Egli acquistò un

palazzo lussuoso per adibirlo a museo, rivolgendosi per l'allestimento a Christian Mechel, il quale suddivide i dipinti per scuole.

Nel 1891 la collezione venne trasportata nel Kunsthistorisches Museum. Quello che Mechel voleva fare era presentare una storia

dell'arte visibile, al servizio di coloro che volevano istruirsi. Nel 1784 von Mechel pubblicò il Catalogue des tableaux de la

Galerie de Vienne , indispensabile strumento per un moderno museo. Anche il catalogo, come il museo, rispondeva ad una

concezione nuova, poiché per ogni opera, secondo l’insegnamento di Winckelmann, bibliotecario a Dresda, e secondo un metodo

e documenti al fine di giustificarne l’attribuzione. Egli

rigorosamente scientifico, si esaminavano fonti stabilisce un percorso

dell'arte che nasce, ha un apice ed una decadenza. Un altro museo interessante è il Kassel Friedericianum, progettato nel 1779

Federico II, ospitava una biblioteca, collezioni d’arte e di antichità e scienze

dall'architetto Simon Louis de Ruy per il langravio

naturali.

LEZIONE QUATTRO:GLI UFFIZI E IL LOUVRE

Il museo degli Uffizi è formato da momenti storici diversi che si riflettono nella struttura stessa e nelle sue collezioni: la galleria

degli Uffizi nasce con la storia del collezionismo dei Medici: il primo nucleo è costituito da monete e vasi in ceramica, raccolti da

Cosimo il vecchio, mentre suo figlio, Pietro il Gottoso, fece costruire un proto-museo e lo studiolo a palazzo vecchio. Un artista

importante per la famiglia è Donatello, il quale scolpisce diversi gruppi per loro e addirittura con loro viveva. Dopo l'uccisione del

duca, Cosimo I spostò la sua abitazione da palazzo medici a palazzo vecchio, che fu ampliato: le collezioni medicee furono

ricostruite e ampliate, facendo costruire da Vasari cinque studioli per ospitarli. Decide inoltre di costruire degli uffici per

l'amministrazione del ducato, e fece dunque radere al suolo tutte le abitazioni adiacenti a palazzo vecchio. Il vero creatore degli

Uffizi è Lorenzo dei Medici, il quale adibì gli uffici creati dal padre a galleria d'arte, al fine di mettere ordine nelle collezioni di

palazzo vecchio. L'architetto che se ne occupò è Buontalenti, il quale progettò una galleria di esposizione di statuaria antica e

moderna. Nel 1500 la galleria era luogo di passaggio e di intrattenimento. Francesco I abbandonò lo studiolo a favore della

tribuna, dove inserisce le opere che prima erano forse nello studiolo: questo era un luogo piccolo, con decorazione che

corrisponde ad un programma legato alle opere contenute al suo interno, il primo esemplare del quale si trovava presso la corte di

Ferrara. Gli Uffizi rimasero inalterati fino alla fine del regime mediceo, ma, nel 1769, la galleria fu aperta al pubblico. Pietro

Leopoldo rivoluzionò il museo, spostando l'ingresso: era presente una sezione dedicata agli autoritratti, una ai disegni, la tribuna,

quindi tre sale. Luigi Lanzi modificò poi l'allestimento, basandosi su un modello espositivo, che prevede che ogni pezzo sia

disposto secondo scuole e tempi. Fu aperta la collezione gioviana, chiamato così perché riprendeva i ritratti di personaggi illustri

copiati dalla collezione di Giovio. La galleria prima del riordinamento degli anni 70-80 del 1700 comprendeva otto sale (,Prima

sala: Idoletti, quadri di piccolo formato, bronzi, naturalia, opere in commesse di pietre dure Seconda sala: Quadri di vari maestri

(con molte opere fiamminghe) Terza sala: Strumenti matematici Quarta sala: Dipinti e scrigni Quinta sala: Porcellane Sesta sala:

Autoritratti Settima e ottava sala: Tribuna e armeria) dopo 20 sale dedicate ciascuna ad una tipologia di oggetto. Lanzi tolse

dall'esposizione gli oggetti che non considerava degni, e si oppose al collezionismo per entrare in una dimensione di natalità del

museo. De Greyss fece un inventario nel periodo che va dal 1748 al 1760.

Gli Uffizi, inizialmente, erano molto simili ad una wunderkamer, ma Luigi Lanzi, negli anni fra il 1780 e il 1782 modificò il

museo, eliminando le caratteristiche più vicine a una galleria principesca. Per l'allestimento si ispirò al museo di pittura di Vienna

e ai musei capitolini, ed entrò proprio per quanto riguarda l'allestimento, in una forte conflitto con il direttore del museo,

Bencivenni. Il museo comprendeva allora otto sezioni, e 20 gabinetti, ed aveva fra le sue opere di punta il David bronzeo e

l'ermafrodito di Donatello, il mercurio di Giambologna e il busto di Cosimo primo dei medici ad opera di Cellini, mentre, nel

gabinetto del marmo, faceva bella mostra di sé il Bacco di Michelangelo. Fulcro del museo era la tribuna, del cui allestimento

antico abbiamo una riproduzione nel dipinto che fece Zaffany per la regina Vittoria, progettata dal Buontalenti sul modello della

torre dei venti di Atene. Sono presenti i simboli dei quattro elementi: i pavimenti rappresentano la terra con le decorazioni floreali,

le decorazioni ittiche l'acqua, le pareti rosse il fuoco e la lanterna con la banderuola l'aria. I quadri venivano posti in ordine

decrescente dall'alto verso il basso. Un'altra sala interessante era la sala della Niobe: essa voleva essere una sintesi delle tendenze

storico-critiche dell'epoca. Il gruppo scultoreo di Niobe, rinvenuto ai primi del 1500, fu spostato dalla villa medici di Roma a

Firenze.

C'era stata una grande discussione sull'esposizione del gruppo, se le statue dovessero essere poste insieme o singolarmente, come

poi fu scelto. Fu proposto anche di inserire un tempietto nella sala, ma, a causa della pericolosità del progetto, non fu mai inserito.

Innocenzo Spinazzi e dell’architetto Zanobi Del Rosso (1771),

Il progetto di sistemazione delle statue da parte del restauratore

proponeva la sistemazione del gruppo secondo le modalità già attuate a Villa Medici: le sculture in gruppo su un basamento

roccioso sul lato destro della sala rispetto all’ingresso. Visti però i vari problemi che questa ipotesi presentava si tornò, nel 1772,

alla vecchia idea di utilizzare lo ‘stanzone’ come quadreria. Nel 1773, tuttavia, l’architetto Bernardo Fallani presentò un altro

progetto che prevedeva la collocazione delle statue in una sorta di tempietto in un giardino (Boboli probabilmente). Il progetto

venne scartato da Zanobi Del Rosso e Gaspero Paoletti, perché poco ‘didattico’).L’allestimento definitivo (le sculture furono

collocate nella sala nel 1780) venne influenzato dalle idee di Luigi Lanzi che privilegiava la chiarezza e la razionalità espositiva.

Il museo del Louvre è oggigiorno introdotto dalla piramide di Fey, molto funzionale, e si fregia del titolo di primo museo pubblico

europeo, aperto dopo la rivoluzione francese e riempito con le opere requisite ai nobili, ad accesso libero e non regolato (come

invece era al museo degli Uffizi). Il 10 agosto del 1793 fu inaugurato il "museum central des arts" nella grande galleria del Louvre

a, ma già nel 1799 la collezione fu spostata al Salon Carrè a causa dei lavori di manutenzione della galleria. Il Louvre, poi, vive la

sua collezione crescere grazie alle opere rubate dalle truppe napoleoniche. Sotto Napoleone nasce l'idea che il museo è la sede

dell'arte. Il generale aveva infatti capito il grande valore propagandistico delle opere d'arte, così, nel 1796, legalizzò la

requisizione delle opere d'arte, a cui molti intellettuali, come Quatremere de Quincy si opposero: questo scrisse al generale

Mirandà, inviato in Italia, scongiurandolo di disattendere l'ordine e non portare via nessun opera, poiché, secondo lui, l'Italia

rappresenta uno museo diffuso, e il patrimonio artistico italiano non è in nessun modo scindibile dal territorio. L'intellettuale però

non fu ascoltato: Napoleone istituì una commissione per stilare una lista delle opere più importanti da rubare in Italia; da Roma

portarono via le sculture del belvedere vaticano, furono requisite moltissime opere di Raffaello (estasi di Santa Cecilia), i cavalli

di San Marco, e la Madonna della vittoria di Mantegna (quest'ultima, purtroppo, ancora in Francia). Un regista dell'operazione di

requisizione fu Dominique Vivant Denon, personaggio che si occuperà di esporre le opere d'arte rubate, di catalogarle e di allestire

lo spazio per ospitarle. Il catalogo di Denon era strutturata in questo modo: nome dell'artista, titolo dell'opera, misure, tecnica,

provenienza. Lui era un archeologo di formazione, aveva lavorato in Egitto, e si interessava sia di antichità, che furono poste nella

piccola galleria del Louvre, sia di arte, che fu spesso restaurata e poi esposta (i quadri provenienti dalle chiese erano infatti

sporcati dal fumo delle candele). Sul fondo della stampa che immortala all'inaugurazione della piccola galleria notiamo la statua

del Laocoonte, mentre il pittore Hubert Robert rappresenta la grande galleria prima e dopo l'intervento degli architetti. Fu proprio

all'interno del Louvre che fu celebrato il matrimonio fra Napoleone e Maria Luisa d'Austria. La parete rappresentata nella stampa

di Zix raffigurante il corteo nuziale, mostra i quadri di Raffaello e Perugino (fatto che dimostra che Denon aveva una concezione

espositiva della storia dell'arte fondamentalmente visiva). Il Louvre fu anche sede di mostre a scopo propagandistico. Napoleone

voleva che il museo fosse universale, ed è un'idea che rimane salda dopo la sua caduta. Caduto Napoleone quasi tutte le opere

tornarono nei paesi di origine, ma Denon non si fermò, recandosi in Italia nel 1811 a acquistare opere dei "primitivi", fra le quali

spicca la maestà di Cimabue, nel progetto che aveva di rendere il Louvre rappresentante di tutte le arti e le scuole del mondo.

Sempre per le opere dei primitivi Lanzi istituì nel 1780 uno speciale gabinetto agli Uffizi. Un altro museo in francese importante è

il musèe des monuments francaise, che ebbe una vita breve (1795-1816) essendo istituito durante la rivoluzione e poi smantellato.

Il museo fu fondato da Alexandre Lenoir, un pittore, il quale, atterrito dalla distruzione sistematica dei monumenti francesi li portò

in questo museo, dove riprodusse l'ambientazione secondo il pensiero dell'epoca, ricostruendo scenari che ricordano le chiese

gotiche. Il percorso medievale era in penombra, mentre la parte rinascimentale era in sale più luminose. L'atteggiamento

espositivo era quello romantico, che puntava a coinvolgere emotivamente il pubblico, cercando di far provare nostalgia per i tempi

andati, obiettivo raggiunto soprattutto con le visite notturne, che all'epoca avevano un discreto successo. Il museo era ubicato in

un convento, e fu smantellato perché ritenuto filomonarchico.

LEZIONE 5: I MUSEI TEDESCHI

Anche la Germania è attiva dal punto di vista museale, soprattutto nelle città di Monaco e Francoforte: nella prima nel periodo che

va dal 1816 al 1830, fu progettata la glittoteca da Leo Von Klenze, commissionata da Ludovico I di Baviera. Il museo prendeva a

modello il Louvre (come tutti all'epoca) che conteneva una raccolta di pietre antiche incise. La sua struttura ricorda un tempio, a

indicazione che il museo è il luogo deputato alla contemplazione artistica. La Grecia è infatti ispiratrice dell'architettura e le opere

d'arte devono essere adorate. La glittoteca è un museo esteticamente bello e funzionale. Tutti gli ambienti prendono luce dal

cortile interno, non essendosi finestre all'esterno. Gli affreschi spiccavano sulle pareti, ma non sono più visibili poiché il museo fu

danneggiato gravemente durante la seconda guerra mondiale, e gli esterni furono poi ricostruiti. Le opere di arte antica, quando

erano forse nel contesto originale, non erano localizzate in ambienti disadorni, quindi i museologi europei cercavano di ricreare

spazi decorati. All'interno del museo sono custodite le statue del frontone del tempio di Atena ad Egina, fortunatamente protette

durante la guerra e de-restaurate negli anni 70; fu tolto, ovvero, tutto quello che aveva aggiunto il restauro integrativo eseguito da

Torvalsen. In questi anni assistiamo sempre di più a una specializzazione fra i musei (uno per l'antichità classica, uno per l'arte

medievale, uno ancora per la rinascimentale). Klenze progettò anche la pinacoteca di Monaco, dove adottò forme rinascimentali,

mentre il suo allievo,Gartner, progettò la neve pinakothek, che ospitava opere di arte contemporanea tedesca, la cui collezione

aveva una preziosa fonte nella collezione privata di Klenze. A Berlino fu realizzata l'isola dei musei: uno luogo protetto, deputato

sia al centro di potere politico, rappresentata dal palazzo del sovrano, che religioso, rappresentato dalla cattedrale. Schinkel

progettò nel 1830 l'altes museum, per il re di flussi a Federico III. L'esterno ricorda un tempio, con un lunghissimo pronao, al

piano terra è collocata la collezione di antichità, al primo piano le pitture. Al centro, in corrispondenza della cupola, è presente una

sala che funge da centro: la rotonda, ispirata al Pantheon romano. Là sono esposte delle sculture che sono staccate dalla parete,

isolate, fra le quali è presente il famoso busto di Nefertiti. Stuler, allievo di Schinkel, progettò il neve musum, distrutto nella

seconda guerra mondiale e poi ricostruito. I principi tedeschi erano in competizione per trovare più reperti e opere da donare ai

musei; le pareti del museo erano rosso pompeiano, con decorazioni dorate e cariatidi. Lo stesso architetto progetta nel 1866 la

national galerie, contenente arte contemporanea tedesca (fu la prima a proporre l'impressionismo francese). Nel 1871 La Germania

si unifica, e non è un caso che nel frontone di questo museo la Germania sia personificata, rappresentata come mecenate e patrona

delle arti. Un altro museo importante è il BODE, il quale era un grande esperto di pittura olandese del 1600 e rinascimentale

fiorentina. Ispirato a forme rinascimentali e neobarocche, il bode si apre al pianterreno con la ricostruzione di una basilica

brunelleschiana, all'interno delle cui nicchie sono inserite delle opere d'arte italiane, acquistate dopo la soppressione degli ordini

contemplativi, voluta da Pietro Leopoldo, granduca di Toscana. Bode riempie il museo di period rooms, divide le opere per

contesto geografico e artistico. Osserviamo adesso il Pergamon museum, finito nel 1930 e costruito appositamente per ospitare il

famoso altare e la porta di Ishtar. Dorner, il progettista, nel 1964 parla del museo di Hannover come esempio per la sua

eterogeneità, ponendosi il problema di come raccontare l'arte e comprendendo l'importanza dell'arte contemporanea, osteggiata dal

nazismo, per amore della quale fuggì negli Stati Uniti. Fu proprio per il museo di Hannover che Dorner progettò un "gabinetto

astratto, insieme a Lisitzky, proponendo un museo interattivo, che coinvolge lo spettatore.

LEZIONE SEI:I MUSEI LONDINESI E LE CASE-MUSEO

Nel 1851 fu organizzata a Londra l'esposizione universale, realizzata al crystal palace (progettato da Paxton), che poi diventerà la

sede del Kensinghton museum, poi del Victoria and Albert. L'esposizione fu realizzata per confrontare la produzione industriale

europea. Si pensava che, osservando gli oggetti del passato si migliorasse la tecnica del presente. Il principe Albert incoraggiò le

esposizioni poi si richiamavano più persone che i canonici musei, e fu proprio l'esposizione che iniziò a far parlare di pubblico di

massa. L'architettura del palazzo era in vetro e ghisa, facilmente smontabile, se necessario. Si iniziò a capire l'importanza dei

servizi per il pubblico in quell'occasione, la necessità di alloggi e punti di ristorazione vicini, nonché dei trasporti.

Nel 1800 si diffuse il modello di casa museo, che ispirerà il museo di ambientazione degli anni '20. Le case museo nascono spesso

per volontà dei collezionisti, e sono musei privati. In Italia, a Milano, è presente il museo Poldi-Pezzoli, che fu gravemente

danneggiato durante la seconda guerra mondiale e poi ricostruito: Gian Giacomo Pezzoli apparteneva a un' importante famiglia ed

era un appassionato collezionista soprattutto di oggetti esotici, per custodire i quali ricreò ambientazioni esotiche nella propria

casa. Vediamo infatti ambienti di gusto cinese e giapponese, mediorientale e indiano. Nel 19º secolo si iniziano anche a cercare

elementi di arte applicate, come la falegnameria o l'oreficeria capaci di impreziosire ulteriormente un ambiente. In molte case

venivano costruite delle cappelle private in stile neogotico, con oggetti riprodotti o pesantemente restaurati. Nel museo milanese le

sale danneggiate sono state ricostruite col gusto moderno. Un altro museo sulla stessa lunghezza d'onda è il museo Valsecchi-

Bagatti, che vuole ricreare gli ambienti di una tipica casa rinascimentale lombarda. A Firenze troviamo il museo Stibbert, ch e

prende il nome dal suo allestitore e proprietario, figlio di un inglese e di un'italiana. Il padre era diventato ricchissimo lavorando

con la compagnia delle Indie orientali. Iniziò a collezionare oggetti, abiti, ritratti (raccolti non tanto per la personalità

rappresentata quanto per i vestiti indossati), ma soprattutto armi a partire dagli anni 70 del 1800 e, nel 1902 lasciò la casa e la sua

collezione in eredità al Comune di Firenze. Suggestiva è la sala della cavalcata, dove assistiamo ad una parata di cavalieri. Lui

comprava e restaurava le armature, acquistando le rotte e facendole integrare dai capaci artigiani fiorentini. Non solo ambienta gli

oggetti collezionati, ma li spettacolarizza, mettendo in scena combattimenti e cavalcate e utilizzando a tal fine cavalli di legno e

manichini. A Parigi incontriamo la casa Jacqemar-Andrèe, frutto del collezionismo di due coniugi interessati all'arte orientale e al

settecento veneziano. Molto eclettici nelle loro scelte.

Dopo l'unità d'Italia si svilupparono moltissimi musei civici che seguivano questo tipo di allestimento, ambientato e

spettacolarizzato, e proprio nel 1909 questa museologia viene messa in crisi (che tuttavia si verificherà molti anni dopo), criticata

pesantemente da Filippo Marinetti nel manifesto futurista. paragona il museo al cimitero, come un luogo che non può offrire

nessun tipo di aiuto all'arte, anzi, ne accelerano il decesso. In seguito, nel 1928, Roberto Papini scrive un articolo dove critica la

monotonia delle case contemporanee, sostenendo che si dovrebbe incoraggiare l'acquisto di arte contemporanea, non la ricerca

delle antichità, per di più false. Un tipico museo di ambientazione è il museo Ca' d'oro di Venezia, allestito dal barone Franchetti

nel 1928. In una sala in stile rinascimentale sono posti dipinti rinascimentali, e costruisce intorno al San Sebastiano di Mantegna

un'edicola di marmo. In parallelo c'è una grande pubblicazione di libri da parte di storici dell'arte, soprattutto sul Rinascimento,

nei quali si indagava soprattutto la vita privata dei protagonisti della storia. Compare però una branca della storia dell'arte che

vuole eliminare la tendenza a romanzare il passato, il quale veniva visto come contrapposto alla contemporaneità (quadro di

Giacomo Frauretto "passeggiata in piazza Venezia" ambientato nel 1700). La galleria Davìa-Bargellini è un altro esempio di casa

trasformata nel 1924, da Malaguzzi Valeri in un museo: raccoglie opere assai diverse fra loro. In questi anni è attivo Roberto

Longhi, il maggiore critico di storia dell'arte italiana del periodo e l'inventore del metodo attributivo, il quale si opponeva sia ai

musei di ambientazione che ai progetti futuristi, sostenendo che la storia dell'arte andasse studiata soltanto sulle opere, e che i

materiali dell'ambiente non avessero nessun valore. Analizziamo ancora il palazzo Venezia a Roma, che divenne la sede del

governo fascista; nel 1929 Hermanin allestisce il museo del Rinascimento italiano, dove molti oggetti erano riprodotti su modello

di quelli rappresentati in quadri famosi. Nella sala del mappamondo ricreava uno stucco di Mantegna, ma il museo non fu mai

aperto e la residenza fu trasformata in palazzo di rappresentanza. Ugo Ojetti nei taccuini (1914-1943) denuncia la falsità del

museo, sottolineando però che alla maggioranza piace la falsità, sia di Mussolini e dell'allestimento, e alla falsità vogliono credere.

Tutt'altro discorso deve essere fatto per il museo civico di Castelvecchio, presso Verona, progettato nel 1926 da Antonio avena e

Ferdinando forlati. Il palazzo che ospita il museo apparteneva a Cangrande della scala, e raccoglieva tutte le opere provenienti da

donazioni. Palazzo vecchio a Firenze, invece, dopo l'unità d'Italia veniva utilizzato come Parlamento, e solo nel 1921 fu un museo

realizzato. L'ambientazione era molto misurata, non fu ricreato niente, ma furono cercati dei mobili originali e restaurati.

Un'operazione museologica molto importante fu la scoperta dello studiolo di Francesco I: fu ritrovato dall'architetto Lenzi, il quale

si basò su documenti archivistici.

LEZIONE 7:IL CONVEGNO DI MADRID E I MUSEI AMERICANI

Nel 1934, al convegno di Madrid, furono trattati diversi temi: il diradamento delle opere d'arte, la flessibilità degli allestimenti,

facilmente smontabili, l'illuminazione e l'importanza della climatizzazione per il restauro preventivo. Furono prese a modello i

musei americani, confrontati con il museo del Louvre, all'epoca piuttosto affollato, che nel 1935 studiò una ristrutturazione di

alcuni padiglioni: la nike di Samotracia fu liberata dallo sfondo rosso e dal soffitto mosaicato e posta in cima alle scale, davanti a

uno sfondo neutro, e le sculture generalmente furono diradate. Dopo il convegno La National Gallery di Londra migliorò

l'illuminazione, diretta sulle opere mentre il pubblico viene lasciato in penombra, il Prado pone "las meninas" sopra un tendaggio;

pochi musei italiani si aprono al nuovo: uno è il palazzo bianco di Genova, allestito nel 1928 da Orlando Grosso, dove una parete

intera fu dedicata all'esposizione dei frammenti della tomba di Margherita di Brabante. Franco Albini pensò ad un supporto

girevole per le sculture, per alludere al fatto che non se ne conosce il punto di vista originale. In Francia gli architetti si sentono

molto incoraggiati a progettare musei: Clarence Stein presenta il museo di domani, ottagonale: al centro è posta la biglietteria, da

cui partono otto gallerie per il grande pubblico, mentre le braccia particolari erano accessibili soltanto gli studiosi. Le Corbusier

progetta un museo a spirale, aperto, così che possa ampliarsi ed estendersi all'infinito. Bruno Apollonj, nel 1935, scrive sulla


ACQUISTATO

7 volte

PAGINE

11

PESO

157.18 KB

AUTORE

Tardis

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Museologia
Corso di laurea: Corso di laurea in storia e tutela dei beni archeologici, artistici e librari
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tardis di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Museologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Pegazzano Donatella.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Museologia

Appunti Museologia
Appunto
Domande Riassuntive di Museologia
Appunto
Seconda parte, Storia dell'arte medievale
Appunto
Riassunto esame archeologia e storia arte romana, prof. Romeo, libro consigliato Arte e archeologia del mondo romano, Torelli, Grassigli e Menichetti
Appunto