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Morte cerebrale e donazione d'organo Appunti scolastici Premium

Appunti di Medicina Legale e Medicina del Lavoro del prof. Bonelli sulla Morte cerebrale e donazione d'organo: vincoli per le donazioni, morte cardiaca e cerebrale, consenso per il prelievo, innesti di cornea, accertamento della morte, periodo di osservazione dei cadaveri.

Esame di Medicina Legale e Medicina del Lavoro docente Prof. A. Bonelli

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ESTRATTO DOCUMENTO

Art.2

(Accertamento di morte)

• La morte per arresto cardiaco si intende avvenuta quando la

respirazione e la circolazione sono cessate per un intervallo di

tempo tale da comportare la perdita irreversibile di tutte le funzioni

dell’encefalo e può essere accertata con le modalità definite con

decreto emanato dal Ministero della Sanità;

• La morte nei soggetti affetti da lesioni encefaliche e sottoposti a

misure rianimatorie si intende avvenuta quando si verifica la

cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo ed è

accertata con le modalità clinico-strumentali definite con decreto

emanato dal Ministero della Sanità;

Art.2

• L’accertamento della morte dei soggetti affetti da lesioni

encefaliche e sottoposti a misure rianimatorie è effettuato da un

collegio medico nominato dalla direzione sanitaria, composto da un

medico legale, o in mancanza, da un medico di direzione sanitaria o

da un anatomopatologo, da un medico specialista in anestesia e

rianimazione e da un medico neurofisiopatologo o, in mancanza, da

un neurologo o da un neurochirurgo esperti in elettroencefalografia.

I componenti del collegio medico sono dipendenti di strutture

sanitarie pubbliche;

• In ogni struttura sanitaria pubblica, la direzione sanitaria nomina

uno o più collegi medici per l’accertamento della morte dei

soggetti affetti da lesioni encefaliche e sottoposti a misure

rianimatorie. Ciascun singolo caso deve essere seguito dallo stesso

collegio medico; Art.2

• Il collegio medico è tenuto ad esercitare le sue funzioni anche in

strutture sanitarie diverse da quella di appartenenza. Le case di cura

private devono avvalersi per l’accertamento della morte nel caso di

cui al comma 2 dei collegi medici costituiti nelle strutture sanitarie

pubbliche;

• La partecipazione al collegio medico è obbligatoria e rientra nei

doveri di ufficio del nominato;

• Il collegio medico deve esprimere un giudizio unanime sul

momento della morte. Art.3

(Obblighi per i sanitari nei casi di cessazione di

attività cerebrale)

• Quando il medico della struttura sanitaria ritiene che sussistano le

condizioni definite dal decreto del Ministro della Sanità di cui

all’art.2, comma 2, deve darne immediata comunicazione alla

direzione sanitaria, che è tenuta a convocare prontamente il collegio

medico di cui all’art.2 comma 5.

Art.4

(Periodo di osservazione dei cadaveri)

• Nei casi in cui l’accertamento di morte non viene effettuato

secondo le procedure di cui all’art.2, nessun cadavere può essere

chiuso in cassa, né essere sottoposto ad autopsia, a trattamenti

conservativi, a conservazione in celle frigorifero, né essere inumato,

tumulato, cremato prima che siano trascorse 24 ore dal momento

del decesso, salvi i casi di decapitazione o di maciullamento.

Decreto 22 agosto 1994, n.582

“Regolamento recante le modalità per

l’accertamento e la certificazione di morte”

+ Decreto M.S. 11 aprile 2008

Art.1

(Accertamento della morte per arresto cardiaco)

In conformità all’art.2, comma 1, della legge 29 dicembre 1993, n.578,

l’accertamento della morte per arresto cardiaco può essere effettuato da

un medico con il rilievo grafico continuo dell’elettrocardiogramma

protratto per non meno di venti minuti primi;

Art.2

(Condizioni che inducono all’accertamento della

morte nei soggetti affetti da lesioni encefaliche e

sottoposti a misure rianimatorie)

• Nei soggetti affetti da lesioni encefaliche sottoposti a misure

rianimatorie, salvo i casi particolari di cui al comma 2, le

condizioni che, ai sensi dell’art.3 della legge 29 dicembre 1993,

n.578, impongono al medico della struttura sanitaria di dare

immediata comunicazione alla direzione sanitaria dell’esistenza di

un caso di morte per cessazione irreversibile di tutte le funzioni

dell’encefalo, sono:

a) stato di incoscienza;

b) assenza di riflessi del tronco e di respiro spontaneo;

c) silenzio elettrico cerebrale.

Art.2

• L’iter diagnostico-terapeutico, deve comprendere la certezza

finalizzato anche

, deve prevedere, nelle

della diagnosi eziopatogenetica

alla certezza

sottoelencate situazioni particolari, l’esecuzione di ulteriori indagini

complementari atte ad evidenziare l’esistenza di flusso ematico

cerebrale:

a) bambini di età inferiore ad un anno;

b) presenza di fattori concomitanti(farmaci depressori del snc,

ipotermia, alterazioni endocrino metaboliche, ipotensione sistemica

pregressa) di grado tale da interferire sul quadro clinico

complessivo. In alternativa al rilievo del flusso ematico cerebrale

l’iter può essere procrastinato fino all’avvenuta normalizzazione

delle situazioni predette;

c) situazioni che non consentono una diagnosi eziopatogenetica certa

o che impediscono l’esecuzione dei riflessi del tronco o dell’

elettroencefalogramma. Art.2

• Nel caso in cui il flusso ematico cerebrale valutato per motivi di

cui al precedente comma risulti assente, il medico della struttura

sanitaria è tenuto a dare immediata comunicazione alla direzione

sanitaria ai sensi dell’art.3 della legge 29 dicembre 1993, n.578.

Art.3

(Accertamento della morte nei soggetti affetti da

lesioni encefaliche e sottoposte a misure

rianimatorie)

• Nei soggetti di cui all’art.2 la morte è accertata quando sia

riscontrata, per il periodo di osservazione previsto dall’art.4, la

contemporanea presenza delle seguenti condizioni:

a) assenza dello stato di vigilanza e di coscienza

stato di incoscienza ;

b) assenza dei riflessi del tronco encefalo: corneale, fotomotore,

riflesso oculocefalico e oculovestibolare, reazioni a stimoli dolorosi

nel territorio d’innervazione del trigemino, riflesso faringeo e

carenale e assenza di respirazione spontanea dopo sospensione

della ventilazione artificiale fino al raggiungimento di ipercapnia

accertata 60 mm hg con ph ematico minore di 7.40;

c) silenzio elettrico cerebrale, documentato da EEG;

d) assenza di flusso cerebrale preventivamente documentata nelle

situazioni particolari del comma 2 dell’art.2.

Art.3

• I riflessi spinali, spontanei o provocati, non hanno rilevanza alcuna

ai fini dell’accertamento della morte, essendo essi compatibili con

la condizione di cessazione irreversibile di tutte le funzioni

encefaliche;

• Nel neonato l’accertamento della morte di cui al presente articolo

può essere eseguito solo se la nascita è avvenuta dopo la 38°

settimana di gestazione e comunque dopo una settimana di vita

extrauterina. Art.4

(Periodo di osservazione)

- La durata dell’osservazione ai fini dell’accertamento della morte deve

essere non inferiore a sei ore:

( a- sei ore per gli adulti e i bambini in età superiore ai cinque anni;

b-dodici ore per i bambini di età compresa tra uno e cinque anni;

.

c-ventiquattro ore nei bambini di età inferiore ad un anno)

- In tutti i casi di danno cerebrale anossico il periodo di osservazione

non può iniziare prima di 24 ore dal momento dell’insulto anossico;

- La simultaneità delle condizioni di cui al comma 1 dell’ art.3 o, del

comma 2 dell’art.2, di tutte quelle esplorabili, deve essere rilevata

dal collegio medico per almeno ( ) due volte, all’inizio, (

tre a metà)

ed alla fine del periodo di osservazione. La verifica di assenza di

flusso non va ripetuta;

- Il momento della morte coincide con l’inizio dell’esistenza

simultanea delle condizioni di cui al comma 3.

Art.5

(Arresto cardiaco irreversibile durante il periodo di

osservazione)

• Qualora, durante il periodo di osservazione di cui all’art.4, si

verifichi la cessazione del battito cardiaco, l’accertamento della

morte può essere effettuato con le modalità di cui all’art.1.

Art.6

(Certificazione di morte)

• Le modalità relative alla visita del medico necroscopo e la connessa

certificazione di morte in caso di arresto cardiaco accertato secondo

quanto previsto dall’art.1, seguono le disposizioni contenute negli

art.4, 8 e 9 del regolamento di polizia mortuaria approvato con

decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n.285;

• L’accertamento della morte eseguito con le modalità indicate negli

art.3 e 4 esclude ogni ulteriore accertamento previsto dall’art.141

del regio decreto 9 luglio 1939, n.1238, sull’ordinamento dello stato

civile e degli art.4, 8 e 9 del regolamento di polizia mortuaria

approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre

1990, n.285;

• L’obbligo della compilazione del certificato di morte previsto

dall’art.141 del regio decreto n.1238, sull’ordinamento dello stato

civile, compete, in qualità di medico necroscopo, al componente

medico legale o, in mancanza, a chi lo sostituisce nel collegio di cui

all’art.2, comma 5, legge 29 dicembre 1993, n.578.

“Linee guida relative all’applicazione delle indagini

di flusso ematico cerebrale in situazioni particolari,

ai fini della diagnosi di morte in soggetti affetti da

lesioni encefaliche”

( Decreto Ministeriale 22 agosto, 1994, n.582)

Gruppo di lavoro della Consulta Nazionale per i

trapianti.

Farmaci depressori del Sistema Nervoso Centrale

Per quanto attiene all’ interferenza di sostanze ad azione

neurodepressiva nella diagnosi di morte, ciò è per lo più relativo

all’impiego di farmaci sedativi somministrati in infusione continua. Si

richiama l’attenzione sul fatto che il comma 2 dell’art.2 del DM 582/94

indica la necessità di escludere la presenza di fattori concomitanti di

grado tale da interferire sul quadro clinico complessivo, cioè sulla

diagnosi di morte con criteri neurologici. Non è quindi la semplice

nozione di somministrazione recente o attuale di farmaci o sostanze ad

azione sedativa che impedisce la diagnosi di morte, bensì solo

un’eventuale, persistente azione neurodepressiva di grado tale da

interferire sui parametri fondamentali su cui la diagnosi di morte si

basa: l’assenza di riflessi del tronco encefalico, della respirazione

spontanea e la presenza di silenzio elettrico cerebrale.

Farmaci depressori del Sistema Nervoso Centrale

Anche se non è possibile formulare linee guida analitiche riguardanti le

diverse situazioni che possono verificarsi nelle pratica clinica, pur

tuttavia nel caso di impiego per ragioni terapeutiche di farmaci

neurodepressori, si può affermare con sicurezza e concordare sui punti

seguenti: Il rilievo di livelli ematici compresi nel range terapeutico

della sostanza esclude di per sé un’interferenza significativa sui

parametri clinici ed elettroencefalografici, per quanto concerne l’uso di

farmaci antiepilettici, ivi comprese le benzodiazepine.

Nel caso di impiego prolungato e ad alti dosaggi di alcuni farmaci

neurodepressori, si ricorda la possibilità di far ricorso ad antidoti

specifici, allo scopo di verificarne la risposta clinica ed

elettroencefalografica; in conclusione i criteri sopra descritti possono

indirizzare nel singolo caso la valutazione della necessità o meno di

ricorrere alle indagini atte ad evidenziare l’assenza o la presenza di

flusso ematico cerebrale. Ipotermia

L’ ipotermia può alterare il quadro elettroencefalografico e

neurologico, come pure dalla letteratura sono riferiti dati che indicano

come necessari per la diagnosi di morte valori della temperatura

corporea centrale al di sopra di 32°c.

Ma ad ulteriore garanzia della procedura diagnostica di morte nei

soggetti affetti da lesione encefalica è necessario protrarre ogni

trattamento rianimatorio sino a quando la temperatura corporea

centrale non abbia raggiunto e mantenuto i 35°c.

Alterazioni endocrino-metaboliche

Non esistono dati significativi riguardanti l’influenza delle alterazioni

endocrino-metaboliche sulla diagnosi di morte nei soggetti affetti da

lesioni encefaliche. È possibile però ricordare alcuni punti:

- Gli squilibri elettrolitici non sono in grado di determinare da soli il

silenzio elettrico cerebrale;

- L’ipoglicemia grave può indurre la cessazione dell’attività elettrica

cerebrale dovuta a necrosi neuronale;

- Non sono noti altri casi di deficit endocrini in grado di produrre

silenzio elettrico cerebrale;

- Alcune forme di encefalopatia tireotossica progressiva possono

portare, anche se raramente, a quadri di EEG gravemente rallentato;

- L’encefalopatia uremica e/o epatica può comportare una gravissima

compromissione dell’attività elettrica cerebrale e del quadro clinico

neurologico.

Alterazioni endocrino-metaboliche

In considerazione di quanto precedentemente espresso, è

raccomandata la correzione delle alterazioni endocrino-metaboliche

rilevate, onde permettere la diagnosi di morte. Qualora ciò si

dimostri impossibile, si rende necessario il ricorso alle indagini atte

ad evidenziare l’assenza o la presenza di flusso ematico cerebrale.

Ipotensione sistemica pregressa

Nei casi di ipotensione arteriosa pregressa è comunque importante

che questa sia stata corretta al momento di effettuare la diagnosi di

morte nei soggetti affetti da lesioni encefaliche: in caso contrario si

rende necessario il ricorso alle indagini atte ad evidenziare l’assenza o

la presenza di flusso ematico cerebrale.

Legge 1 aprile 1999, n.91

“Disposizioni in materia di prelievi e di

trapianti di organi e tessuti”

(Gazzetta Ufficiale n.87 del 15 aprile 1999)

Art.1

• La presente legge disciplina il prelievo di organi e di tessuti da

soggetto di cui sia stata accertata la morte ai sensi della legge 29

dicembre 1993, n.578, e regolamenta le attività di prelievo e di

trapianto di organi;

• Le attività di trapianto di organi e di tessuti ed il coordinamento

delle stesse costituiscono obbiettivi del Servizio sanitario nazionale.

Art.2

• Il Ministro della sanità, d’intesa con i Ministri, promuove, nel

rispetto di una libera e consapevole scelta, iniziative di

informazione dirette a diffondere tra i cittadini:

a) La conoscenza delle disposizioni della presente legge, nonché

della legge 29 dicembre 1993, n.578, e del decreto del Ministro

della Sanità 22 agosto 1994, n.582;

b) La conoscenza di stili di vita utili a prevenire l’insorgenza di

patologie che possono richiedere come terapia anche il trapianto

di organi;

c) La conoscenza delle possibilità terapeutiche e delle

problematiche scientifiche collegate al trapianto di organi e

tessuti. Art.2

• Le regioni e le aziende unità sanitarie locali, adottano iniziative

volte a:

a) Diffondere tra i medici di medicina generale e tra i medici delle

strutture sanitarie pubbliche e private la conoscenza delle

disposizioni della presente legge;

b) Diffondere tra i cittadini una corretta informazione sui trapianti

di organi e di tessuti, anche avvalendosi dell’attività svolta dai

medici di medicina generale;

c) Promuovere nel territorio di competenza l’educazione sanitaria e

la crescita culturale in materia di prevenzione primaria, di terapie

tradizionali ed alternative e di trapianti.

Art.3

(Prelievo di organi e di tessuti)

• Il prelievo di organi e tessuti è consentito secondo le modalità

previste dalla presente legge ed è effettuato previo accertamento

della morte ai sensi della legge 29 dicembre 1993, n.578, e del

decreto del Ministro della Sanità 22 agosto 1994, n.582;

• All’inizio del periodo di osservazione ai fini dell’accertamento di

morte, i medici delle strutture di cui all’art.13 forniscono

informazioni sulle opportunità terapeutiche per le persone in attesa

di trapianto nonché sulla natura e sulle circostanze del prelievo al

coniuge non separato o al convivente more uxorio o, in mancanza,

ai figli maggiori di età o, in mancanza di questi ultimi, ai genitori

ovvero al rappresentante legale.

Art.4

(Dichiarazioni di volontà in ordine alla

donazione)

• I cittadini sono tenuti a dichiarare la propria libera volontà in ordine

alla donazione di organi e di tessuti del proprio corpo successivamente

alla morte, e sono informati che la mancata dichiarazione di volontà è

considerata quale assenso alla donazione, secondo quanto stabilito dai

commi 4 e 5 del presente articolo;

• I soggetti cui non sia stata notificata la richiesta di manifestazione

della propria volontà, sono considerati non donatori;

• Per i minori di età la dichiarazione di volontà in ordine alla donazione

è manifestata dai genitori esercenti la potestà. In caso di non accordo

tra i due genitori non è possibile procedere alla manifestazione della

disponibilità della donazione. Art.4

• Il prelievo di organi e tessuti successivamente alla dichiarazione

di morte è consentito:

a) Nel caso in cui dai dati inseriti nel sistema informativo dei

trapianti di cui all’art.7 ovvero dai dati registrati sui documenti

sanitari personali risulti che il soggetto stesso abbia espresso in

vita dichiarazione di volontà favorevole al prelievo;

a) Qualora dai dati inseriti nel sistema informativo dei trapianti di

cui all’art.7 risulti che il soggetto sia stato informato ai sensi del

decreto del Ministro della Sanità di cui all’art.5, comma 1, e non

abbia espresso alcuna volontà.

Art.4

• Nei casi previsti dal comma 4, lettera b), il prelievo è consentito

salvo che, entro il termine corrispondente di osservazione ai fini

dell’accertamento di morte, sia presentata una dichiarazione

autografa di volontà contraria al prelievo del soggetto di cui sia

accertata la morte;

• Il prelievo di organi e di tessuti effettuato in violazione delle

disposizioni di cui al presente articolo è punito con la reclusione

fino a due anni e con l’interdizione della professione sanitaria fino a

due anni. Art.7

(Principi organizzativi)

• L’organizzazione nazionale dei prelievi e dei trapianti è costituita

dal Centro nazionale per i trapianti, dalla Consulta tecnica

permanente per i trapianti, dai centri regionali o interregionali per i

trapianti, dalle strutture per i prelievi, dalle strutture per la

conservazione dei tessuti prelevati, dalle strutture per i trapianti e

dalle aziende unità sanitarie locali.

Art.8

(Centro nazionale per i trapianti)

• È istituito presso l’Istituto superiore di Sanità il Centro per i

trapianti, di seguito denominato “Centro nazionale”;

• Il Centro nazionale svolge le seguenti funzioni:

a) Cura, attraverso il sistema informativo dei trapianti, la tenuta delle liste delle

persone in attesa di trapianto, differenziate per tipologia di trapianto, risultanti

dai dati trasmessi dai centri regionali o interregionali, secondo modalità tale da

assicurare la disponibilità di tali da 24 ore su 24;

b) Definisce i parametri tecnici per l’inserimento dei dati relativi alle persone in

attesa di trapianto allo scopo di assicurare l’omogeneità dei dati stessi, con

riferimento alla tipologia ed all’urgenza del trapianto richiesto, e di consentire

l’individuazione dei riceventi;

c) Individua i criteri per la definizione di protocolli operativi per l’assegnazione

degli organi e dei tessuti secondo parametri stabiliti in base alle urgenze ed alle

compatibilità risultanti dai dati contenuti nelle liste;

d) Definisce linee guida rivolte ai centri regionali o interregionali per i trapianti

allo scopo di uniformare l’attività di prelievo e di trapianto.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (a ciclo unico - durata 6 anni)
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Medicina Legale e Medicina del Lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Bonelli Aurelio.

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