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Monumenti dell'età adrianea, Archeologia e storia dell'arte greca e romana Appunti scolastici Premium

Appunti di Archeologia e storia dell'arte greca e romana. Trattasi di un corso monografico sulle principali opere architettoniche che illustrano l'età dell'imperatore Adriano, straordinaria figura di statista e filosofo, che nei suoi lunghi viaggi visitò buona parte delle province dell'Impero, traendone grande suggestione e insegnamento che la sua stessa opera di architetto e committente... Vedi di più

Esame di Archeologia e storia dell'arte greca e romana docente Prof. C. Gasparri

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Passiamo ora al secondo degli argomenti che questo capitolo si propone di affrontare: l’edilizia civile

nell’età di Adriano. In merito a tale argomento non possiamo non trarre beneficio dalle preziose

Forma Urbis,

informazioni fornite dalla documentazione archeologica e soprattutto dalla cosiddetta una

grande pianta di Roma incisa su marmo e risalente all’età severiana. Essa, pur nel suo stato frammentario,

ci informa che appunto nel II secolo dell’Impero assistiamo all’affermarsi di un modo nuovo dell’abitare in

città, quello relativo alla nascita e sviluppo dell’insula, costituita essenzialmente da un grande caseggiato

che si sviluppa in altezza, contenente innumerevoli appartamenti (cenacula), collegati da corridoi di

disimpegno. Questa pianta marmorea di Roma attesta appunto che l’Urbe, nel corso del II secolo, conosce

uno sviluppo urbanistico impressionante, tanto da inglobare la città di Ostia, che assume una grande

importanza come centro portuale connesso con la capitale dell’Impero. Ed è proprio in dipendenza di

questa inedita espansione urbanistico-demografica che, già sotto Traiano, nasce questa nuova forma

abitativa che conoscerà il momento di maggiore successo con Adriano. L’insula, non a caso, pur essendo un

fenomeno che concerne anche Roma, è una realtà molto ben documentata ad Ostia con esempi edilizi di

particolare pregio che attestano il possesso e l’uso di una buona tecnica costruttiva, che ne ha consentito la

conservazione. Come conseguenza dello sviluppo di queste grandi strutture destinate all’uso abitativo

della borghesia, ma anche dei ceti meno privilegiati, l’urbanistica della città di Ostia muta sensibilmente.

Capitolium,

Notiamo chiaramente, infatti, che il ossia il principale tempio cittadino dedicato al culto di

insulae

Giove, per adeguarsi alla inusitata altezza delle che gli si assiepano intorno, viene disposto su

altissimo podio, appunto al fine di reggere il confronto con questi giganti della nuova edilizia cittadina. 9

Figura 5 Planimetria di Villa Adriana a Tivoli.

Figura 6 Uno scorcio di Villa Adriana col Teatro marittimo. 10

La Villa Adriana a Tivoli

La Villa di Adriano a Tivoli si estende su una vasta area, occupando le prime pendici dei monti Tiburtini e

distribuendosi su più ripiani posti a diversa altezza, secondo la naturale conformazione topografica del

terreno, ma i vari nuclei risultano sapientemente raccordati da opportune articolazioni e da una fitta rete

di gallerie sotterranee. Il suolo su cui è ubicata questa creazione adrianea è, dunque, un pendio che sale

progressivamente da nord-ovest a sud-est, creando un dislivello di circa 50 metri. Al complesso si accede da

nord, con un itinerario che, dopo aver offerto lo spettacolo di varie meraviglie architettoniche, giunge alle

estremità meridionali, arrestandosi in corrispondenza della cosiddetta valle di Tempe, che ne impedisce il

passaggio verso Tivoli, e la valle di Risicoli che separa, invece, quest’area monumentale dalla pianura. La

Villa pare che sia stata tutta realizzata sotto Adriano, eccetto un piccolo nucleo più antico e dei rifacimenti

di età successiva. Si individuano tre diverse fasi costruttive strettamente legate ad altrettante fasi della vita

dell’imperatore: la prima fase va dal 118 al 125, anno del ritorno di Adriano dal suo primo viaggio; la

seconda dal 125 al 133 (ritorno dal secondo viaggio); la terza dal 133 al 138, anno della sua morte, che

segna anche la conclusione dei lavori. Interessante è l’onomastica delle diverse parti della Villa che fa

riferimento a grandi monumenti del mondo antico che Adriano aveva visitato e amato, ubicati soprattutto

in Grecia. Si tratta, tuttavia, non di richiami dovuti a imitazioni, o analogie, ma piuttosto di riferimenti che

rivestono un valore meramente simbolico, o indicativo, in linea con un costume assai diffuso all’epoca

dettato chiaramente dal forte filellenismo di cui era intrisa la cultura romana.

A un attento esame della planimetria, riusciamo a cogliere una distribuzione degli edifici in quattro

complessi, disposti su terrazze a diversa quota e con orientamento diverso. A nord-est, alquanto prossimo

all’ingresso, sorge il Palazzo imperiale, sede dell’imperatore e della corte, prospiciente ad est la Valle di

Tempe, che domina dall’alto della sua terrazza. Esso risulta raccolto attorno a tre cortili, che, per ovvie

ragioni topografiche, non si trovano sullo stesso asse: il primo è il cosiddetto Cortile delle biblioteche, in

quanto vi erano allogate le due biblioteche, quella latina e quella greca; l’altro cortile presentava sul lato

nord una monumentale fontana ad esedra; infine, più a sud, è la Piazza d’oro, così detta per lo splendore

dei marmi che vi furono rinvenuti nella seconda metà del ‘700, epoca alla quale risalgono i primi scavi

archeologici che hanno portato alla scoperta di questa autentica meraviglia del mondo antico. A cingere il

cortile era un elegante doppio ambulacro, il quale, più che un comune peristilio, sembra piuttosto

richiamare la forma dei doppi criptoportici. Sotto le più recenti strutture di II secolo, affiorano i resti di una

residenza più antica di età repubblicana. Dal Palazzo imperiale, attraverso un edificio circolare detto Teatro

marittimo, è agevole il passaggio al complesso ubicato nelle vicinanze: si tratta del Pecile, una grande area

peristiliata avente i lati brevi leggermente curvi, i lunghi rettilinei e protesa verso ovest. Al centro sorgeva

una fontana avente la stessa forma dell’insieme. Il lato nord risultava porticato anche esternamente e,

considerando la vicinanza e il facile accesso dal Palazzo, costituiva di certo un luogo ameno e ombreggiato,

ove era possibile effettuare lunghe passeggiate ad ogni ora del giorno. Del Pecile si è ben conservato il

muro settentrionale, quello su cui erano impostate le travature lignee della copertura. La parte del

complesso che guarda ad occidente e che concerne parzialmente anche il muro meridionale si innalzava su

un dirupo naturale, per cui si è reso necessario realizzare una parete di contenimento che, per la sua

particolare forma, è comunemente denominata “Cento camerelle”, in quanto pare che fosse destinata al 11

Poikile

ricovero delle guardie. Sembra che Adriano, nel realizzare questo edificio, abbia inteso ispirarsi al

stoà che sorgeva ad Atene a nord dell’Acropoli.

Figura 7 Plastico ricostruttivo di Villa Adriana: ben evidenziato è il Pecile di cui si riconosce la caratteristica struttura a camere del

muro occidentale.

Narra il geografo Strabone nella sua opera dell’esistenza, a 120 stadi da Alessandria, di una città detta

Serapeon,

Canòpo, ove un lungo canale derivato dal Nilo conduceva al celebre luogo di culto dedicato alla

divinità egizia Serapide. E’ a questo luogo facente decisamente parte dell’immaginario collettivo dell’uomo

antico, che Adriano ha inteso poeticamente ispirarsi nel realizzarne uno simile a Villa Adriana. Vi si giunge

subito dopo aver lasciato il Pecile e avanzando verso sud. Questa meraviglia era ubicata su una lunga valle

contornata regolarmente da edifici e da un colonnato, mentre sul fondale e cioè all’estremità meridionale

sorgeva un Tempio appunto sacro a Serapide, divinità che ormai da tempo aveva acquisito pieno diritto di

pantheon

cittadinanza anche nel romano, che si mostra in questo naturalmente predisposto a fenomeni di

sincretismo culturale-religioso, secondo uno spirito che è proprio di ogni politeismo e non soltanto del

paganesimo nella sua declinazione romana. Al centro di questa monumentale via colonnata e scavato nel

banco tufaceo di cui è formata la valle, sorgeva il canale propriamente detto Canòpo che ha dato il nome

all’intero complesso e che era possibile navigare piacevolmente su piccole imbarcazioni. A una estremità

della valle, quella prossima al Pecile, forse a seguito di rifacimenti post-adrianei, la trabeazione del

colonnato si presenta caratteristicamente mistilinea, con tratti curvi che si alternano a tratti retti. Ma

passiamo ora brevemente a descrivere l’edificio di culto che costituisce il nucleo principale dell’intiero

Serapeon

complesso. Il è una struttura ad esedra semicircolare delimitata da un grande arco sulla fronte e

da una serie di colonne che la chiudono verso il canale. Il catino absidale risultava internamente decorato 12

da una struttura a spicchi, un tempo mosaicata. Limpide acque vivacemente sgorganti da apposite nicchie

delle pareti si raccoglievano nel canale, defluendo placidamente verso nord. Al centro dell’abside

un’apertura immetteva su un lungo andito che si dipartiva dalle spalle dell’edificio e che era anticamente

coperto da volta a botte regolarmente traforata i cui repentini passaggi da luce ad ombra davano vita ad

un’atmosfera piacevole e misteriosa a un tempo. Lasciamo ora il complesso del Canopo, per dirigerci alla

scoperta di un altro di questi interessanti gruppi architettonici di cui si fregia la Villa. Si tratta

dell’Accademia, altrimenti detta anche Piccolo Palazzo, probabilmente in uso dall’imperatore quale

residenza estiva. Anche in questo caso Adriano, in linea con le sue predilezioni esterofile, segnatamente

orientate verso la Grecia classica, adotta una denominazione che trae chiaramente ispirazione

dall’omonima Accademia che sorgeva ad Atene quale importante centro culturale legato alla grande figura

di Platone. L’impianto del complesso prevede un ampio quadriportico attiguo a una struttura che è, invece,

circolare e che è dedicata al culto di Apollo. Questo ambiente si è conservato meglio di quanto, invece, non

abbia fatto il resto del complesso, che risulta, infatti, nel suo insieme, quello pervenutoci in assoluto nelle

condizioni peggiori di tutta la Villa. Il Tempio di Apollo, questo edificio appunto a pianta centrale attiguo

alla struttura rettangolare del grande peristilio, si articola su due piani. Quello inferiore era riccamente

ornato da pitture parietali di cui rimangono le tracce. Stranamente duplice, per dare un accenno di

carattere tecnico-edilizio, è l’opera muraria impiegata nei due diversi piani della struttura: al pian terreno è

reticulatum, listatum

l’opus abbastanza inconsueto all’epoca; al piano superiore è, invece, il che risulta,

invece, essere la tecnica più rappresentativa. In diretta comunicazione con la sala circolare del Tempio è un

piccolo ambiente rettangolare in cui è stato rinvenuto un mosaico.

Figura 8 L'interno del cosiddetto Tempio di Apollo nel complesso dell’Accademia.

Lasciamo ora l’Accademia e proseguiamo in direzione dell’estremo limite della terrazza, laddove sorge

appunto, sospeso sulla rupe, l’Odeon , piccolo edificio per spettacoli, altrimenti detto anche terzo teatro

della Villa. Anche di questa struttura sono stati effettuati dei restauri che hanno portato alla forma

originaria, con la ricostruzione della cavea divisa in due ordini di gradinate. Ben conservato è l’insieme della

fronte scenica. Tra l’Odeon e l’Accademia correvano delle gallerie sotterranee disposte in forma di trapezio,

gestatio,

che rappresentano una ossia una lunga passeggiata sotterranea, che nell’intenzione del suo 13

autorevole artefice, era assimilata a un viaggio negli Inferi; concezione, questa, che trova una plausibile

spiegazione nei rituali dei misteri eleusini, ai quali l’imperatore era stato iniziato. Ma cambiamo ora

direzione, spostandoci all’estremità nord-occidentale della villa, laddove su una lunga terrazza, dominate la

pianura di Risicoli, sono visibili le rovine della Torre di Roccabruna, dove ai lati della porta d’ingresso, si

aprono due grandi nicchie. Si tratta di un edificio avente funzione di belvedere permettendo appunto di

godere del magnifico panorama che da qui la particolare posizione permetteva di dominare per ampio

tratto. Ancora evidente lo slancio verticale che viene reso attraverso la sovrapposizione di due corpi di

fabbrica, quello inferiore quadrato ha in alto un ballatoio su archetti pensili che amplia la terrazza e fa da

coronamento alla facciata; in esso è senz’altro riconoscibile l’influenza di simili strutture che caratterizzano

insulae,

l’esterno delle che proprio a quest’epoca hanno piena affermazione. Su questa struttura del pian

terreno si impostava quella ottagona del piano superiore, avente i lati diseguali, quattro maggiori e quattro

minori cinti da un portico in ordine dorico. L’impiego della volta in questo, come in tutte le realizzazioni

adrianee, sono chiara testimonianza di competenze tecnico-edilizie lungamante maturate nel tempo.

Il senso profondo dell’architettura di Adriano è appunto questa tensione spaziale che conduce al

movimento e a un’estrema varietà di forme che prendono corpo nelle complicate planimetrie mistilinee

che caratterizzano ampiamente le realizzazioni architettoniche dell’età di Adriano. Cogliamo siffato

dinamismo anche in una struttura dalla forma sostanzialmente nuova e che prende piede proprio sotto

Adriano: intendo riferirmi alle volte con intradosso ornato a spicchi concavi, ovvero rappresentate da una

sorta di vele gonfiate dal vento. Si tratta di soluzioni formali nuove in cui la costante ricerca spaziale di

questa nuova concezione architettonica trova la sua più naturale espressione. Queste caratteristiche che

sostanziano tutta l’attività edilizia sotto Adriano si ritrovano emblematicamente espresse in un

monumento che finora abbiamo tralasciato di descrivere, quella struttura mirabolante che va sotto il nome

di Teatro marittimo. Esso, come già detto, si trova nel punto di passaggio tra il Palazzo e il Pecile e consta di

euripo.

un edificio posto su un isolotto circolare circondato da un canale, grecamente denominato Ciò che è

interessante è che l’isolotto e il portico al di là del canale era collegato da ponti girevoli di cui ci rimane

traccia. Nel progettare la costruzione nell’isolotto, Adriano, a quanto pare, procedette da un quadrato di

base, sui cui lati collocò dei porticati curvi. Qui l’inventiva artistica del sovrano sembra sfiorare la

stravaganza. L’edificio poeticamente racchiuso dal canale prevede un padiglione, la cui funzione era quella

diaeta

di una dalle forme particolari, comprendente un vestibolo, un atrio a quattro fronti e una fontana.

Monumenti adrianei di Atene

Anche nelle province, l’architettura di Adriano si presenta mistilinea e tendente al movimento, effetto che

scaturisce dal sapiente e costante uso del chiaroscuro; tuttavia, estremamente vivo è ancora il richiamo

alla Grecia classica. L’Atene romana di questa fase storico-artistica è importante a seguito di numerosi

interventi architettonico-urbanistici di Adriano, operazioni che conferiscono un nuovo aspetto alla città,

concentrandosi soprattutto nell’area intorno all’Olympieion, monumento principe di questa nuova fase

edilizia di cui Atene ha il privilegio di fregiarsi come segno dell’interesse culturale che l’imperatore,

notoriamente filelleno, nutriva da sempre nei suoi confronti quale simbolo dei fasti di quella Grecia che

prima di Roma era ascesa, insieme al primato culturale, alla massima potenza politico-militare. Pur avendo

la possibilità di affidare il progetto dell’opera a valenti architetti, primo fra tutti Apollodoro di Damasco, 14

Adriano, che sappiamo essere anche un grande architetto, piuttosto avocò a sé l’incarico e ne volle essere il

principale artefice. Il Tempio, sacro a Zeus Olimpio, era stato eretto nel 174 a.C. dal romano Decimo

Cossuzio, sui resti di una preesistente fondazione di età pisistratea ed è riprendendo fedelmente la pianta

di questo più antico edificio, che Adriano innalza la sua fabbrica. Si tratta di un diptero octasilo corinzio, con

due file di colonne sui lati lunghi, tre sui lati brevi. Anche i capitelli partecipano del grande senso di

monumentalità che si è inteso conferire all’insieme. Col suo colossale colonnato alto ben 17 metri,

l’Olympieion è l’edificio più grande tra quelli eretti da Adriano fuori Roma. Le sue proporzioni sono tali che

lo storico Livio ebbe a dire che si tratta dell’unico Tempio veramente degno della grandezza di Zeus.

Figura 9 Pianta del Tempio di Zeus Olimpio ad Atene.

Al limite della nuova Atene romana, Adriano fece erigere la Grande porta, appunto come varco dalla città

antica a quella romana, laddove predomina l’architettura mistilinea, che è il tratto distintivo di questa fase

Hadrianopolis

della Storia dell’Arte di Roma. è il nome che l’imperatore assegnò al nuovo agglomerato che ,

seppur compreso entro l’ambito della vecchia Atene, rappresenta senz’altro una realtà artistica a sè stante,

fedelmente legata ai dettami della nuova architettura e in sostanziale discontinuità rispetto ai canoni più

autenticamente classici di cui la capitale greca, per la sua gran parte, è sede privilegiata. Due iscrizioni,

d’altronde, fanno esplicita menzione a questo diaframma spazio-temporale. Esse corrono lungo i due lati di

questa significativa emergenza monumentale; l’una diceva: “Questa è la città di Teseo, quella di prima”;

l’altra: “ Questa è di Adriano, non di Teseo”. L’edificio si componeva di due parti distinte, quella inferiore

consistente in un corpo quadrato in cui si apriva un grande arco inquadrato da lesene; al disopra era

impostato il tradizionale attico romano a colonne e frontone triangolare, avente, altresì, cornici e

decorazione aggettanti, conformemente al più volte rimarcato gusto romano tendente al colorismo delle

superfici. 15

.

Figura 10 Atene, la Grande porta che conduce alla città di Adriano.

Passando in rassegna i monumenti dell’Atene di Adriano, non possiamo esimerci dal trattare, sia pur

brevemente, l’edificio in cui era allogata la Biblioteca, che richiama chiaramente i pochi esempi di questo

genere di strutture pervenutici, come la Biblioteca di Efeso e quella di Timgad. Si tratta, invero, non di una

semplice sala, ma di un vero complesso monumentale comprendente un quadriportico rettangolare e una

serie di ambienti che affiancano quello principale, più specificamente preposto alla conservazione e alla

volumina.

lettura dei preziosi Il cortile risulta adornato da uno pseudo-colonnato, ossia di colonne

addossate alle pareti. I lati lunghi presentano tre nicchie, quella centrale è rettangolare, le laterali a

semicerchio. Queste erano senz’altro destinate ad ospitare delle statue. La parte centrale del cortile era più

bassa del porticato. Da questo ambiente esterno, che offriva la possibilità di leggere e meditare all’aperto,

magari passeggiando piacevolmente, ci si inoltrava, attraverso il portico, nell’edificio che, invece, ospitava

la biblioteca vera e propria. La sala di lettura, più vasta, era affiancata da più piccole sale rettangolari. I

volumi erano disposti su appositi scaffali collocati entro delle nicchie, una grande centrale, le altre, in

numero di sedici su due file di otto, stavano, simmetricamente disposte, ai lati della nicchia centrale. E non

è difficile immaginare che, accanto al prezioso materiale librario, ad accrescere ulteriormente il pregio di

questo luogo auratico di cultura, stessero dei pregevoli marmi che alludevano a questo o quel personaggio

della cultura antica, a questa o quella divinità, in qualche modo, rapportata più o meno esplicitamente ai

vari ambiti dello scibile.


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Appunti di Archeologia e storia dell'arte greca e romana. Trattasi di un corso monografico sulle principali opere architettoniche che illustrano l'età dell'imperatore Adriano, straordinaria figura di statista e filosofo, che nei suoi lunghi viaggi visitò buona parte delle province dell'Impero, traendone grande suggestione e insegnamento che la sua stessa opera di architetto e committente puntualmente riverbera, pur nella sostanziale innovazione dei canoni ellenici che costituisce la cifra dell'arte di Roma antica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere classiche
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vin73 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte greca e romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Gasparri Carlo.

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