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U “F II” N
NIVERSITÀ EDERICO DI APOLI
L’architettura romana
nell’età di Adriano
Appunti delle lezioni
VINCENZO CASTELLI 2015 1
P ,C U , N
ALAZZO CENTRALE ORSO MBERTO APOLI 2
L’architettura romana nell’età di Adriano
Sommario
Introduzione .................................................................................................................................................. 2
Il Tempio di Venere e Roma .......................................................................................................................... 4
Il mausoleo di Adriano................................................................................................................................... 5
Il Pantheon e l’edilizia civile romana nell’età di Adriano .............................................................................. 6
La Villa Adriana a Tivoli................................................................................................................................ 10
Monumenti adrianei di Atene ..................................................................................................................... 13
Monumenti adrianei nelle province orientali ............................................................................................. 16
Introduzione
Caratteristiche peculiari dell’architettura dell’età dell’imperatore Adriano (117-138 d.C.) sono il tono
classicheggiante, inteso come ritorno a forme precedenti, e il carattere fantastico e capriccioso. Ma l’arte di
quest’epoca dà prova di grande originalità e audacia innovativa, come nella villa di Tivoli, nella pianta del
tempio di Venere e Roma, nel Pantheon e nei grandi piani urbanistici. L’arte di questo periodo reca
fortemente l’impronta della personalità culturale e artistica dell’imperatore: Adriano è un esteta e si rifà
costantemente all’ideale espresso compiutamente dall’arte greca. Con lui la tradizionale politica di
conquista, che aveva condotto l’Urbe a dominare sulla gran parte del mondo conosciuto, conosce un
momento di stallo dovuto alla volontà del sovrano di consolidare i confini e avviare una politica di
sostanziale pace. Viene riorganizzato l’esercito nella direzione di un effettivo miglioramento delle
condizioni di vita dei militari. Anche l’amministrazione dell’impero subisce una trasformazione, nel senso
che Adriano riconosce più autonomia alle varie province , che lui ha cura, più di ogni altro suo
predecessore, di visitare una ad una in lunghi e frequenti viaggi, compiuti con lo spirito dell’uomo di cultura
interessato alla storia, l’arte, le tradizioni dei vari popoli facenti parte della compagine imperiale, piuttosto
che esclusivamente con l’interesse dell’uomo di Stato verso le diverse realtà dei popoli che Roma aveva
sottomesso nel suo plurisecolare cammino storico. L’architettura di questo periodo si caratterizza per il
combinarsi di due distinte tendenze: da una parte, l’esplicito e costante richiamo al mondo ellenico (spirito
classicistico); dall’altra, questo uniformarsi a forme tradizionalmente preordinate e lungamente consacrate
nello stile di innumerevoli monumenti della Roma dei secoli precedenti e soprattutto negli splendori delle
creazioni artistiche dell’età di Augusto, viene continuamente variato da una accentuata tendenza al colore,
alla spazialità, al movimento, dando così vita a forme sostanzialmente originali, seppure –torno a dire-
nell’alveo della tradizione classicistica romana. 3
La storiografia artistica recente ha imparato a riconoscere la reale portata delle novità dell’impero di
Adriano, cogliendo le caratteristiche di ogni singolo monumento, che va, dunque, studiato caso per caso
abbandonando la consuetudine, spesso adottata, di procedere a formulazioni generali, senza trarre
giovamento dallo studio dei casi particolari. Il Pantheon , si è spesso detto, dà forma alla trasformazione
macrotettonica del tradizionale tempio rotondo. Il classicismo è romanticamente rivissuto. Nonostante che
la struttura si adatti a un preesistente tempio fatto erigere da Agrippa, come ci attesta l’iscrizione del
prospetto, l’opera adrianea risulta sostanzialmente nuova, a cominciare da una importante caratteristica, il
fatto, cioè, che per la prima volta, il tempio viene concepito essenzialmente come uno spazio interno, ossia
per una fruizione prevalentemente interna da parte dello spettatore. La superficie della parete circolare
interna risulta mossa dalla sapiente distribuzione di pilastri e colonne alternantisi alle nicchie delle varie
divinità, cui il tempio è dedicato. Anche la luce contribuisce ad accrescere questa suggestione di
movimento e colore, che costituisce la cifra del classicismo romano nella sua declinazione adrianea. Essa,
infatti, si distribuisce a partire da un’unica fonte, l’oculo che si apre sulla sommità della struttura e da
questa procede a illuminare prima l’intradosso della cupola, con delle vibrazioni dagli effetti coloristici
dovuti alla presenza dei lacunari ricavati in questa superficie, poi più in basso il resto dell’ambiente, sempre
mantenendo questa stessa vibrazione per effetto della presenza di parti rientranti e aggettanti delle
superfici. Già il grande architetto Apollodoro di Damasco, che sappiamo essere l’artefice di importanti
monumenti di età traianea, aveva condotto degli studi sulla costruzione di edifici a pianta centrale voltati a
cupola e basati sulla adozione di un unico modulo; principio che vediamo abilmente applicato in
quest’opera di Adriano: il diametro del tamburo e della base della cupola è corrispondente all’altezza dal
pavimento sino alla grande apertura in cima all’edificio. Plinio il Vecchio, per citare una fonte antica, si
sofferma nella sua opera sulla descrizione del Pantheon e degli elementi che lo adornano. Dobbiamo alla
trasformazione in chiesa cristiana, se l’edificio è pervenuto sostanzialmente inalterato sino a noi.
Figura 1 Restituzione ideale del Tempio di Venere e Roma. 4
Il Tempio di Venere e Roma
Altro monumento decisamente degno di nota , che una trattazione, sia pure breve, non può esimersi
dall’affrontare, è il Tempio di Venere e Roma. Esso venne a sorgere nell’area compresa tra il Foro e il
Colosseo, intendendo con questo termine la zona in cui si ergeva il cosiddetto Colosso di Nerone. I lavori
iniziarono a partire dal 135, ma furono ultimati solo sotto il successore Antonino Pio. Si procedette a
colmare l’area con una abbondante gettata di conglomerato,che venne a obliterare quanto rimaneva di
Domus Aurea);
preesistenti strutture neroniane ( non dimentichiamo che qui un tempo sorgeva la colmata
che costituisce la piattaforma rettangolare su cui è impostato il monumento. Questa fu rivestita di marmo e
provvista di portici e al centro dei lati lunghi di questo rettangolo furono innalzati i propilei, attraverso i
quali era appunto possibile l’accesso al santuario. Essendo dedicato a due divinità, il tempio presentava una
doppia cella, luna opposta all’altra e con le absidi tangenti, caratteristica questa che non si riscontra in
Italia, ma di cui Pausania ricorda due paralleli in Grecia. Il tempio, quindi, sorgeva al centro di questa ampia
sostruzione quadrilatera, su un basso podio; era pseudodiptero decastilo con eleganti colonne corinzie in
marmo bianco. L’opera si attribuisce allo stesso imperatore Adriano. A tal proposito, tramandano le fonti,
l’architetto Apollodoro avrebbe mosso delle pesanti critiche all’idea del sovrano, tanto che costui, a quanto
pare, terribilmente offeso, lo avrebbe messo a morte, per ridurlo al silenzio. D’altra parte, le fonti ricordano
quale esecutore materiale delle idee di Adriano non Apollodoro, che risulta piuttosto legato all’epoca di
Traiano, ma Decriano. Adriano aveva realizzato le pareti delle celle in opera quadrata di peperino rivestito
di marmo, con una copertura a travature lignee, strutture che non sono sopravvissute a un incendio di
epoca successiva. La ricostruzione risale a Massenzio che introdusse la novità di una volta decorata a
cassettoni romboidali e le pareti solcate da nicchie alternativamente curve e rettangolari, anche qui
assecondando l’ormai consueto gusto per il movimento. La copertura era costituita da tegole in bronzo
dorato.
Figura 2 La monumentale Tomba di Adriano in una suggestiva restituzione grafica che ci illustra chiaramente quale doveva
essere il valore estetico originario del complesso; in primo piano, uno scorcio del ponte Elio. 5
Il mausoleo di Adriano
Già in età repubblicana era costume diffuso, presso le famiglie più agiate, farsi erigere dei monumenti
sepolcrali, tradizione questa che viene mantenuta, ma su scala molto maggiore, in età imperiale , con la
SIBI ET SUIS
costruzione dei grandi mausolei. è spesso la scritta che troviamo sul nobile frontespizio di
questi edifici. A inaugurare questa pratica è lo stesso fondatore dell’Impero, Augusto, il quale fa costruire
un mausoleo per sé e la propria famiglia nel Campo Marzio, avviando, in tal modo, la prima opera di
edificazione di questa ampia area che a partire da questo momento sarà la sede di straordinari interventi
edilizi da parte di Augusto e dei suoi successori. Il sepolcro di Augusto presenta una pianta circolare che
all’interno doveva custodire, oltre alle spoglie, il simulacro dell’imperatore divinizzato.
Solo Nerone, Otone, Vitellio e i Flavi ebbero sepoltura sul Quirinale; Adriano, invece, scelse quale sua
trans Tiberim
eterna dimora un’area , quindi al di là del Pomerio, proprio sulla sponda del fiume che rese
raggiungibile tramite l’apposita costruzione di un ponte, il Ponte Elio. I lavori iniziarono probabilmente nel
130, ma furono senz’altro ultimati sotto gli Antonini che elessero il monumento anche a proprio luogo di
sepoltura: non è un caso, infatti, che spesso le fonti dell’epoca citino l’edificio con un nome che a noi suona
Sepulcrum Antonini.
inconsueto, Si pensa che la destinazione a sepolcro si fosse perpetuata, fino a che la
zona non venne inglobata all’interno del Pomerio. L’edificio, dalle proporzioni davvero considerevoli e
degne di un monumento di un così grande significato anche ideologico-imperiale, esternamente risulta
costituito da un grande basamento quadrangolare, sui cui lati si aprono dei passaggi. Questo primo
elemento è sormontato da c
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