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Schede monumenti di archeologia e storia dell'arte romana

Appunti di Archeologia e storia dell'arte romana sulle schede dei monumenti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Slavazzi dell’università degli Studi di Milano - Unimi, Facoltà di Lettere e filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Archeologia e storia dell'arte romana docente Prof. F. Slavazzi

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quadrangolare con il lato lungo verso la piazza, identificato con l’erario, alle spalle del quale sorge un largo recinto, sede del

mercato. => impostazione organica dell’urbanistica, certamente ellenistica anche se con un’interpretazione dei tipi edilizi

romana.

N. 36 Pompei: foro

Il foro di Pompei documenta la trasformazione che nel corso del II sec. a.C. la grande piazza ha subito, passando da una più

ristretta area aperta senza portici, pavimentata in pietra, a piazza organizzata con portici ed edifici pubblici e sacri sui lati.

Lato orientale: santuario di Apollo, sorto nel VI sec. a.C. oggi appare attraverso un rifacimento del II sec., un periptero

esastilo corinzio su altro podio dalle cornici di sapore ellenistico, circondato da un ampio peribolo ionico. A sud di esso si

trova la basilica a sviluppo longitudinale e tribunal a due piani su alto pulpito nel lato corto, con colonnato interno di 12x4

colonne e semicolonne ioniche in corrispondenza nel muro perimetrale, era coperta e forse aveva un loggiato interno.

L’ingresso era presso un portico posto sul lato corto, aperto con un robusto colonnato posto fra la breve gradinata; l’interno

era decorato in “primo stile”. A nord del tempio di A. invece stava il mercato coperto, una latrina e la stanzetta dell’erario.

Lato settentrionale: frutto dell’ampliamento del II sec. a.C., è occupato dal tempio di Giove, esastilo corinzio su alto podio, dal

profondissimo pronao e cella rettangola divisa in tre navate con nel fondo tre nicchie per le statue, fu eretto attorno al 150

a.C. Angolo sud-orientale: adibito a funzioni politiche con i tre edifici imperiali di curia, uffici degli edili e dei duoviri e comizio.

Tutta la piazza era circondata da portici mentre il centro vero e proprio, interdetto ai carri, era lastricato ed occupato da

monumenti in onore di Roma. L’assetto dato alla piazza nel I sec. a.C. rimase poi per tutta l’età tardo-repubblicana e

imperiale, fino all’eruzione del 79.

N. 37 Pompei: teatro e odeon

Di origine ellenistica, l’edificio teatrale romano ed italico si sviluppa nel corso del III sec. a.C. Pompei mostra le varie fasi di

passaggio dal teatro di tipo ellenistico-orientale a quello di tipo ellenistico-italico, caratterizzato dall’orchestra semicircolare,

dalle parodoi coperte e dai parascenii. Il teatro sorge sulle falde dell’acropoli, occupata dal foro triangolare, attorno alla fine

del III sec. con le parodoi aperte a scena provvisoria. Nuova trasformazione alla fine del II sec.: introduzione di parascenii

obliqui con una scaenae frons rettilinea, dotata di cinque aperture, mentre nell’orchestra veniva allocato un bacino per giochi

d’acqua negli intervalli. Nell’82 a.C. viene modificato il logeion, sopraelevato fino a circa due metri, e viene coperto con volti il

passaggio delle parodoi, ampliando così la cavea e decorando con colonne la frontescena. Questa trasformazione va messa

in rapporto con l’edificazione del vicino odeum. Pochi anni più tardi si ha il definitivo assetto: forma conica, pulpito avanzato e

frontescena arretrato, mentre nell’età augustea si modificò la cavea, fu aggiunta una crypta e furono creati i tribunalia.

Accanto al teatro grande venne costruito un piccolo odeo dalla cavea iscritta entro un quadrato destinato a sostenere la

copertura: semplice frontescena con tre porte, parodoi coperte, decorazione delle testate inferiori della cavea. Presenza fin

dall’inizio di una grande porticus pone scaenam, la cui funzione era quella di passeggio e di riparo.

N. 38 Pompei: terme stabiane

Sorte nel II sec. sfruttando l’impianto di una palestra con stanze da bagno del secolo prima, le terme Stabiane di Pompei

illustrano il tipo di struttura termale prevalente. C’erano settori con ingressi distinti per uomini e donne: l’impianto

comprendeva al centro il praefurnium semisotteraneo comune ai due settori, e nell’ordine: apodyterium (spogliatoio),

tepidarium (bagno tiepido) e calidarium (bagno caldo), in ciascuno dei settori, mentre comune era anche il piazzale della

palestra. Agli ingressi troviamo pilastri corinzio-italici ed una meridiana con iscrizione osca. Poco dopo la deduzione della

colonia si ebbe un generale ammodernamento delle strutture con il restringimento della palestra che cede spazio per la

costruzione di un destrictarium, lunga sala aperta. Intervengono poi altre modifiche tra cui la creazione di una natatio,

l’inclusione del destrictarium nel settore femmiile, la ristrutturazione del laconico e la costruzione di un’abside e un grande

labrum nel calidario maschile; posteriore al terremoto si colloca un’incompiuta decorazione a stucco. Nell’edificio sono ben

visibili le origini ellenistiche dell’edificio, che presenta solo bagni caldi e ambienti per l’esercizio fisico strutturati senza forme

architettoniche articolate ma come mera giustapposizione di ambienti.

N. 39 Pompei: casa del fauno

Appartiene nel periodo sannitico (120 a.C.) ad una famiglia aristocratica locale. La struttura occupa lo spazio di un’intera

insula e si svolge, nella sua parte anteriore, in due quartieri collegati tra loro, dove sorgono botteghe destinate all’affitto.

Primo quartieri, sinistra: grande atrio tuscanico con un grande impluvio centrale sul cui bordo sta la statuetta del fauno, con

dei cubicula sul lato sinistro, con alae che prolungano a T l’atrio, e sul fondo stanno due triclini e un’esedra-tablino. Secondo

quartiere, destra: impostato su un atrio tetrastilo privo di tablino e minuto di piccole stanze sul lato destro. Attraverso il

cubicolo autunnale si accede al primo peristilio con un’esedra sulla sfondo con il mosaico di Alessandro e un triclinio, mentre

sul lato detro si situavano i servizi, un bagno e la culina. Uno stretto passaggio faceva accedere al secondo peristilio dorico,

peristilio con un triclinio e due oeci; sul fondo infine il posticum, l’uscita secondaria. Decorazione parietale: incrostazione

finissima; pavimenti: mosaici. => fusione tra il modello italico, locale, con il tipo di abitazione ellenistica.

N. 42 ara di domizio enobarbo

Ara di Domizio Enobarbo (appartenente alla famiglia di Nerone). Tradizionalmente chiamato così questo monumento urbano

si trova a Roma, in un tempio del Campo Marzio. È un fregio continuo su 4 lati composto a sua volta da tre sezioni diverse:

tre (di cui solo due arrivate a noi) con la rappresentazione del corteo di Nettuno con la moglie Anfitrite trainati da tritoni con

tutta una serie di altre creature acquatiche che rimanda alla vittoria marina vinta dal committente, e una con la

rappresentazione di una scena storica precisa: una lustratio censoria, ossia il censimento legato al pagamento di tasse, dove

i cittadini si recavano dal censore per registrarsi e sapere la cifra da pagare. In queste occasioni si compiva un sacrificio a

Marte, in particolare un suovetaurilia cioè l’uccisione di un maiale, di un bue e di una pecora, fatto dal magistrato in funzione

sacerdotale, con la presenza di un personaggio vestito da militare che supera le dimensioni delle cornici, forse Marte stesso,

insieme ad altri addetti e dei soldati che rappresentano il popolo in armi. Confronto fra le due scene: la scena marina

rappresentata sulle due sezioni è molto più movimentata e più sciolta, mentre la scena romana posta sulla terza sezione è

rigida e impacciata ed è ispirata alla mentalità celebrativa e narrativa. Ciò mette in evidenza il fatto che i romani non avevano

modelli precedenti.

N. 43 acrolito femminile

Probabilmente di provenienza urbana, riadattata sul busto e fortemente lisciata nel volto: buon esempio di scultura di artisti

neoattici attivi a Roma nella prima metà del II sec. (forse di Polycles). Ispirata a modelli dell’età classica (di Prassitele) come

mostra l’ovale più sottile e la capigliatura. La dea, forse Giunone, ha il capo leggermente inclinato, labbra socchiuse e piani

facciali risolti nell’ovale. Sulla testa porta un diadema. La testa è cava e risulta tagliata subito dopo le orecchie. =>

documento dell’affermazione del neoclassicismo a Roma ad opera di artisti greci chiamati dalle famiglie aristocratiche.

N. 47 ritratto di Pompeo

Copia di tarda età tiberiana di un archetipo, identificata nel ritratto di Pompeo Magno grazie ad alcune monete coniate in

seguito. Diversa dalla scultura “barocca” ellenistica, la scultura romana appare solidamente costruita dal punto di vista

plastico: tutto si incentra sul contrasto tra la capigliatura a lunghe ciocche culminanti nella cioccia ribelle centrale e il resto

delle fattezze del volto sono tratte con morbidezza ma anche a volte con tagli incisivi (occhi e bocca). => qui si trovano le

origini della nuova concezione del ritratto classicistico augusteo.

N. 49 basilica Emilia: fregio storico

Grande fregio figurato che decorava l’architrave del primo ordine interno dell’edificio. Questo conteneva episodi delle origini

di Roma. Punizione di Tarpea: eroina che viene lapidata, è semisepolta dalle armi che tre soldati Sabini gettano sul un

cumulo già formato, mentre a sinistra un personaggio barbuto assiste alla scena. La scena è costruita con palese chiarezza

esplicativa della narrazione: figure poste paratatticamente, molti dettagli paesaggistici… Lo stile è notevolmente eclettico ma

su sfondo ellenistico. La cronologia oscilla tra l’età cesariana e l’epoca augustea/tiberiana oppure dell’epoca flavia. Le

evidenti tracce di un lavoro di riadattamento sul retro delle lastre fanno intendere che esso proviene da un edificio anteriore,

e inoltre il marmo è greco, diverso dal resto del fregio e dal resto della decorazione: è perciò possibile che esso

appartenesse alla ricostruzione dell’87-78 a.C.

N. 50 Ercolano: casa “sannitica”, parete di I stile

Prima metà del II sec. a.C.: tendenza (anche a livello privato) di ornare gli interni e gli esterni con la riproduzione in stucco,

policromo e non, di una muratura isodoma, con anathyrosis su alto zoccolo e con cornici di coronamento pure in stucco,

scandita talvolta da pilastri. Questo stile a Pompei ed Ercolano, detto “ad incrostazione” ci è noto in diversi esempi che

riportano bugnati e cornici a dentelli in stucco imitando i marmi rari e preziosi => intento classicistico, ripetizione dei motivi

propri dell’architettura del V e IV sec. È un insieme di tardo ellenismo alessandrino e microasiatico con classicismo eclettico.

N. 51 Roma, casa dei Grifi: parete

Fine del II sec. a.C.: sostituzione di imitazioni pittoriche dei sistemi decorativi “strutturali” alle più costose e complesse pareti

in stucco, e contemporaneamente vanno aggiungendosi, sempre dipinti, avancorpi di colonne con architravi connessi con

l’architettura reale. È l’inizio del II stile, o “stile architettonico” con intenti illusionistici, che dominerà negli edifici romani fino

alla fine del I secolo. Parete della casa dei Grifi: riquadrata da alte lastre di onice, cipollino e porfido e conclusa da una fila di

ortostati e da una cornice a dentelli, c’è un podio continuo decorato a cubi in prospettiva, dal quale sporgono basi di colonne

che sorreggono un architrave visibile prospetticamente. Tecnica in opera incerta, assai accurata, pavimenti in bianco e nero

a mosaico induco a datarla intorno al 120-110 a.C.

N. 53 Pompei, villa dei misteri: salone con scene misteriche

Rappresenta le cerimonie dell’iniziazione ai misteri dionisiaci. La scena comprende una scena di toletta nuziale, una giovane

assistita da un ancella e da due eroti con una matrona e una serie di scene di argomento rituale e mitico secondo un ordine

logico: lettura del rituale da un fanciullo, un sacrificio e una parte mitico- estatica dove appaiono Dioniso e Arianna attorniati

da creature fantastiche. Tuttavia la disposizione delle scene fa più pensare al fatto che siano contemporanee piuttosto che in

ordine sequenziale. Tutte le scene sono immaginate in svolgimento su di una specie di podio ed hanno come sfondo la

parete a finta incrostazione marmorea. Gli archetipi sembrano in genere risalire all’epoca della tarda classicità e del primo

ellenismo. La formazione del pittore sembra eclettica, incline al classicismo ma sempre operante nella scia della tradizione

dell’ellenismo tardo

N. 54 Boscoreale, villa: cubicolo

Villa di Fannio Sinistore a Boscoreale, collocata intorno al 60 a.C., decorazioni nell’ambito del II stile. Lato lungo del cubicolo:

prospetto scenografico tripartito, nella parte centrale compare una prospettiva terminante in naiskos da giardino cui si accede

da un cancelletto, nelle due laterali invece ci sono un prospetto di casa lascia intravedere una fuga prospettica di edifici e

giardini. Nella parte restante, alcova, c’è un prospetto sfondato di colonne e timpano, oltre i quali si apre un cortile portificato.

Nella parete di fondo: sempre tripartita, ci sono giardini con fontane, pergolati, grotte etc. pareti laterali: rispettivamente, una

scena comica e una scena tragica. Rispetto alla villa dei Misteri ed agli altri esempi di stile architettonico “severo”, la villa di

Boscoreale è il simbolo di uno sviluppo il cui motivo conduttore è il progressivo sfondamento della parate ma a danno della

coerenza decorativa e con un’accentuazione dei valori “barocchi”.

N. 57 Foro di Cesare

N. 58 Foro romano nell’età di Augusto

N. 59 Foro romano; arco di Augusto

N. 60 Foro di Augusto

N. 61 Teatro di Marcello

Iniziato da Cesare, che per farvi posto distrusse il tempio della Pietas e altri edifici, e finito da Augusto che lo dedicò al nipote

Marcello e fece celebrare i ludi saeculares nel 17 a.C., questo teatro sostituiva l’antico teatro di Apollo. Per realizzare questo

ingrandimento della cavea vennero arretrate le fronti del vicino tempio di Apollo e di Bellona. Questo teatro era composto da

una parte esterna (gradini per il pubblico) e da un edificio scenico, cioè quella struttura davanti ai gradini e dietro al palco, la

cui altezza è uguale a quella della cavea: il complesso infatti appare come un edificio unico, un blocco compatto. La parte

scenica è fusa con quella destinata agli spettatori. Questo teatro possedeva due grandi ambienti laterali destinati agli

spettatori e al loro svago: qui infatti potevano riposarsi tra una rappresentazione e l’altra. Questi luoghi erano all’aperto e

consentivano di camminare e riposarsi (perché le rappresentazioni duravano anche una giornata intera), e in alternativa

c’erano dei giardini/portici sempre all’aperto. Qui sono ridotti in quanto alle spalle si trovava subito il Tevere e non c’era

spazio fisico per realizzare un portico. In questo caso il fiume rappresentava anche un pericolo perché d’inverno inondava

parti di città, infatti venne costruito un grande muro per evitare continui e scomodi allagamenti. È conservato solo all’esterno

e solo per i primi due piani, l’interno invece durante il medioevo venne sfruttato per costruire un palazzo, tutt’ora esistente. La

parte conservata costituiva l’appoggio ai vari ordini di gradini per gli spettatori, in quanto, essendo un edifico autoreggente,

necessitava di parti dedicate al supporto.

N. 63 Porta Maggiore

L’impulso alle opere pubbliche (terme) aveva reso necessario costruire nuovi acquedotti e migliorare quelli dell’età

repubblicana. Claudio, nel punto dove già molti acquedotti avevano i castella di smistamento, Claudio eresse per i suoi

acquedotti un monumentale arco di ingresso nella città, a cavallo tra la via Labicana e la via Prenestina (che diventerà più

tardi una delle porte della cinta aureliana detta per la sua importanza Maggiore). Opera quadrata di travertino. I due archi

sono sormontati da un altissimo attivo tripartito ove sono le iscrizioni commemoranti la costruzione ad opera di Claudio e un

restauro flavio. Gli archi sono inquadrati a loro volta da archi minore entro nicchia fra semicolonne corinzie eseguite a blocchi

di bugnato, tipico tratto ellenistico. Il basamento del “sotto” arco centrale è interrotto da un ulteriore arco minore per il traffico

pedonale.

N. 69 Mausoleo di Cecilia Metella

Il più noto dei moltissimi esempi romani di mausoleo circolare ellenistico nel I sec. a.C. è quello di Cecilia Metella. Esso

sorge poco prima del terzo miglio ella via Appia. Un poderoso dado quadrato in opera cementizia rivestita di travertino,

sostiene un altro tamburo cilindrico rivestito in travertino con un fregio marmoreo con stile classico. In alto un coronamento

merlato del tumulo di copertura, ricordo degli antichi tumuli dal perimetro segnato da cippi.

N. 73 ritratto di Ottaviano

Testa dei Capitolini su busto antico non pertinente. Il giovane ha la testa piegata verso sinistra e la caratteristica torsione del

collo dei dinasti ellenistici, fissa con lo sguardo intento avanti a sé. Chioma agitata, ciocca a tenaglia sulla fronte. Volontà di

rifarsi ai modelli ellenistici del ritratto dinastico. Attribuito ad artista greco tra il 35 e il 30 a.C.

N. 74 Villa di Prima Porta: statua di Augusto

Prototipo delle statue loricate imperiali romane. Imperatore colto in atto di compiere il gesto di richiedere il silenzio, vestito

con corazza decorata sotto la quale c’è una corta tunica militare mentre il paludamentum avvolge i fianchi di Augusto per poi

ricadere sul braccio la cui mano stringe una lancia. Puntello: amorino. Rilievi della corazza: in alto personificazione del

Caelum con la quadrica di Sol con Aurora e Phosphorus; in basso è Tellus con due putti; in basso ai lati: Apollo su un grifone

e Diana su una cerva. Parte centrale: restituzione delle insegne di Crasso a Tiberio. Ai lati del centro: personificazioni della

Germania e della Pannonia. La statua fu concepita nell’8 a.C., in linea con il neoclassicismo dell’epoca, la statua deriva dal

prototipo policleteo del Doriforo, con lievi modifiche.

N. 75 Ara Pacis

Monumento di età augustea molto complesso, votato (si decide di costruirlo per il ritorno del principe) nel 13 e inaugurato nel

9. Il monumento è ufficiale, ma non viene costruito dalla famiglia ma dalla città per un trionfo di Augusto, e non è una grande

opera d’arte, ma è testimonianza estremamente tipica del suo tempo. L’ara al centro occupa quasi tutto lo spazio dentro il

recinto; essa aveva uno zoccolo ornato da rilievi e un fregio di piccole figure, di soggetto rituale, intagliate nel marmo. Il

recinto all’interno è decorato in alto da ghirlande sorrette da teschi di bue e da recipienti rotondi usati nei riti sacrificali; in

basso vi è la riproduzione nel marmo di una staccionata di tavole: i due motivi decorativi sono una trasposizione in materia

nobile e in forme leggermente stilizzate, di un recinto provvisorio in occasione di una cerimonia particolare e improvvisata.

L’ingresso all’esterno era fiancheggiato da due scene delle origini di Roma: il “lupercale”, cioè il ritrovamento dei due gemelli

allattati dalla lupa, e il sacrificio del padre Enea agli dei Penati. L’altra apertura, sul lato opposto, aveva ai lati la

personificazione della Terra da una parte e dall’altra la personificazione di Roma. Sui due lati lunghi del recinto ci sono scene

di processione di figure, prese dalla realtà, ma congelate in gesti convenzionali. Sotto a questi fregi si trova una decorazione

floreale che non sta in nessun rapporto funzionale con i fregi figurati. In questo rilievo per la prima volta appaiono donne e

bambini: le donne rappresentano i legami di unioni dei rami della famiglia. (Druso, Antonia minore, Tiberio, Livia, Giulia).

Il modello di questo rilievo: il fregio del Partenone, modello fidiaco altissimo, che rappresenta il vertice dell'arte greca per

esprimere messaggi solenni dello stato.

N. 77 via Labicana: ritratto di Augusto

Copia di età tiberiana o claudia di un ritratto di Augusto eseguito alla fine del I sec a.C. Viene qui rappresentato con il capite

velato, come un pontefice massimo, rivestito di toga dagli ampi sinus, in atto di effettuare un sacrificio. Testa: eseguita a

parte poi inserita nel corpo mostra un uomo stanco e malato. Effetto di lontananza psicologica dovuto al fatto di voler dare

un’immagine distaccata e tutta spirituale del princeps (sublimazione classicista).

N. 82 Ara Pietatis Augustae

Votato nel 22 d.C. dal senato in occasione di una malattia di Livia e dedicato nel 43 d.C. da Claudio questo altare è molto

simile all’Ara Pacis di Augusto. Ara con piccoli fregi posta dentro un recinto decorato all’esterno con fregi con scene di

sacrifici (dove sono riconoscibili figure di flamini, littori e oggetti per i sacrifici) e sopra da festoni. All’altare vero e proprio

appartiene un piccolo frammento con vestali a banchetto. Identificazione dei templi rappresentati nel fregio: Magna Mater sul

Palatino, altro tempio FORSE tempio di Augusto sul Palatino (che lo accomuna all’altare perché dentro vi erano le statue di

Augusto e Livia). I due fregi su cui sono rappresentati i templi rappresentano una processione sacrificale. L’altro rilievo

assieme ad un altro appartengono al lato opposto e rappresentano una processione incruenta forse svolta presso l’ara gentis

Iuliaes, nel Capitolium. Praticamente uguale all’Ara Pacisa ma diversa perché: qui è tutto banalizzato dal fatto di voler

puntualizzare fatti e topografia e si è persa l’atmosfera quasi irreali al di fuori del tempo tipica di quest’ultima; la morbidezza

della tradizione ellenistica dei modellati e dei panneggi si è qui perduta e al suo posto prevale un classicismo assai rigido;

tuttavia ha un maggiore sapore popolaresco.

N. 85 monumento funerario di C. Lusius Storax

Composto da un fregio ed un frontone raffiguranti l’editio muneris per il conseguito onore dell’augustalità. Narrazione posta

su due registri, fregio e frontone, l’avvenimento è unico ed è narrato nelle due parti quasi fossero fatti distinti. Fregio: ludo

gladiatorio con gladiatori in atto di saluto, costruito con equilibrio compositivo e con un certo ritmo. Frontone: esecuzione,

tratta dalla realtà, di simboli non realistici di stato sociale, allusioni ad avvenimenti non contemporanei. Scena articolata su

due piani: primo piano, ai lati, ci sono due gruppi di quattro cornicines (a destra) e tubicines (a sinistra) e allora loro destra tre

giovinetti (simbolo della quasi-magistratura dell’augustalità; al centro un tribunal con Storax e due bisellia con i quattuorivi. Ai

piedi del tribunal un augure. Secondo piano, contro il foro di Teate c’è la sfilata del collegio dei seviri augustales che

osservano i giochi ed un littore, mentre a sinistra una zuffa. Rilievo datato tra il 30 e il 50 d.C. significativo del gusto

municipale italico in cui convergono esperienze di tipo urbano e della tradizione italica. Lo scopo era: essere leggibile. Rilievo

grossolano, come altri, appartenenti ad una grossolana aristocrazia, diverso dai rilievi storici urbani.

N. 88 Casa della Farnesina: parete del cubicolo B

La decorazione mostra la consueta tripartizione ma senza prospettiva: in basso c’è uno zoccolo, al centro un fondo unito

rosso con edicola con un quadro, in alto edicolette, nicchie e alla sommità una cornice con arco scemo. Quadro centrale:

episodio mitologico su Dioniso, ai lati: due quadretti a fondo bianco con scene di gineceo. Qui prevale il gusto classicista per

le grandi superfici di colore indisturbate, per la decorazione, per le riproduzioni di quadri classici. Aura classica trionfante

consentono di datare l’opera tra il 30 e il 20 a.C. Firma di un tale Seleukos.

N. 90 Villa di Livia: ninfeo sotterraneo con pittore di giardino

Sala sotterranea della villa di Livia decorata con affreschi simulanti un giardino al di là di una staccionata di canne. Giardino

curato e ordinato e più selvaggio in lontananza con alberi di pomi, uccelli, piante rare e fiori. Profonde radici di questo

genere, le cui origini vanno ricercate nelle scenografie ellenistiche del dramma satiresco, favorito dai romani. Cronologia

tradizionale: 20-10 a.C.

N. 97 Domus Aurea, sala ottagonale

Domus Transitoria dopo l’incendio del 64 d.C. prende il nome di domus Aurea. Le descrizioni antiche, più che i pochi resti,

dimostrano che la domus era una villa urbana ma con forme colossali. I due architetti trasformarono la parte alta della via

sacra in una grandiosa porticus miliaria d’accesso al Foro che culminava con un vestibolo dominato da una statua gigante di

Nerone, mentre nella parte sottostante un lago artificiale fungeva da centro dei nuclei residenziali. Qui erano compresi anche

i giardini e la sostruzione del tempio del Divo Claudio. A detta delle fonti era compresa anche una sala con un vero e proprio

macchinario astrologico di sapore imperiale. Sostituita dalla domus augustana di Domizia, poi distrutta da Traiano per far

posto alle sue terme. Misurava 300x90 m., aveva fronte porticata aperta sul lago artificiale, cortile con portici e stanze

annesse. Poi una grande sala ottagonale ad est coperta a cupola con diversi ambienti dislocati: soluzione nuovissima e

anticipatrice. Molta parte nell’effetto architettonico aveva la decorazione pittorica e marmorea. Senso del forte mutamento di

gusto proprio dell’età neroniana in direzioni di effetti barocchi e sensazionali.

N. 99 Colosseo

Vespasiano con gesto riparatorio contro la politica di Nerone fa costruire il primo grande anfiteatro stabile di Roma. L’edificio

misurava 188x156 m. e fu edificato nel 79 d.C. da Vespasiano ed inaugurato da Tito nell’80 d.C. ed era chiamato Anfiteatro

Flavio (Colosseo è un nome tardo-medievale). L’edificio subì diverse modifiche da Nerva, Traiano e Antonino Pio e

soprattutto da Alessandro Severo che rifece il colonnato della summa cavea. Dopo la proibizione dei giochi gladiatori nel

tardo impero il Colosseo fu adibito a venationes e più volte restaurato; nel medioevo fu trasformato in castello e usurpato per

estrarre materiale da riutilizzare. Alta facciata in travertino formata da una triplice serie di 80 archi lungo tutto il perimetro

inquadrati da semicolonne e sormontati da un attico in cui apparivano alternati una finestra e uno spazio piano. Alla sommità

nella cornice termina ci sono i fori in cui erano inseriti i sostegni per la copertura (formata da una tenda manovrata da

marinaio perché esperti) che erano assicurata a terra da una serie di cippi. L’arena interna è di forma ellittica e misura 86x54

ed è coperta da un tavolato ligneo sotto cui passavano gallerie per la custia di belve e attrezzature. È separata dalla cavea

da un alto podio adorno di nicchie e marmi e protetto da una balaustra. Cavea: interamente in marmo, suddivisa in senso

orizzontale mediante fasce divisorie in muratura e in senso verticale era divisa da scalette e accessi così che ogni posto era

contraddistinto da un gradus (orizzontale) e un cuneus (verticale). La summa cavea era poi separata da un alto muro rispetto

al resto ed era una galleria destinata alle donne. Sul tetto del colonnato, in cima, si trovava un terrazzo per le classi più

basse. Alle estremità dell’ellisse vi era un palco per l’imperatore con consoli e vestali e l’altro per il prectus urbis. La serie

simmetrica di corridoi e scale permette un rapido accesso e quindi una rapida uscita. I materiali usati sono il travertino

all’esterno e per i sostegni della cavea, opera cementizia per le volte e il laterizio nei paramenti, mentre i muri radiali sono

rafforzati con blocchi di tufo.

N. 100 terme di Tito

Terme tipiche dello stile imperiale iniziato di Nerone. Iniziate da Tito e terminate da Domiziano a fiano del complesso della

domus Aurea. Complesso che si trova alle spalle di una grande terrazza-palestra sulla sommità dell’Oppio. Doppio calidario

absidato ai fianchi dell’asse principale, piccolo tepidario rettangolare, salone rettangolare adibito a frigidario. Edificio diviso

specularmente. Impianto di valore scenografico tipico dell’architettura flavia, uso di volte a crociera a dimostrazione delle

sempre più elaborate capacità ingegneresche.

N. 101 Domus Augustana

L’architetto Rabirio nel 94 d.C. realizza una struttura diversa dal solito, ma costruita in passato, che proprio per questo

prende il nome di Palazzo (dal nome latino del colle, Palatium). La casa è divisa in quattro settori diversi: area d’ingresso,

giardino privato, settore pubblico, e settore privato. La zona pubblica possedeva diversi ambienti tra cui, all’inizio tre grandi

sale da ricevimento, seguito da un bagno di acqua con isola a forma ottagonale a labirinto e infine da un triclinio posto su

due ninfei che formava la sala da pranzo dove si tenevano i banchetti imperiali ufficiali, chiamata Cenatio Iovis.

Le sale al secondo piano a destra sono la sala regia o maggiore, la sala mediana/basilica e il larario; la sala regia, formata

da un’architettura notevole, riceve la luce dall'alto e sulle pareti sono presenti 6 gigantesche nicchie che contenevano statue

di marmo egizio ci Ercole e Dioniso, una porta che dava su un loggiato, mentre sul lato opposto si trovava lo spazio per

l'imperatore; gli altri due ambienti presentano soluzioni simili ma su scala ridotta, la mediana richiama la cella di un tempio

con abside sul fondo, dove compariva l'imperatore; il larario aveva sculture di grandi dimensioni.

L’ambiente privato invece era caratterizzato da piccole stanze volte ad accogliere un numero molto ridotto di persone e ad

avere un maggior controllo su chi vi accedeva perché ad ogni stanza vi era posta una guardia.

La casa era dotata anche di un piano sotterraneo con sale da pranzo, adatte per le giornate più calde perché fresche, e una

vasca con fontane e vegetazione intorno visibile dal piano superiore.

N. 102 Foro Transitorio

Nonostante le grosse difficoltà perché lo spazio era limitatissimo, il progetto viene affidato ad un architetto geniale che riuscì

comunque a creare una piazza, risolvendo la questione della forma della residenza dell'imperatore in città, che aveva fin dai

tempi di Augusto rappresentato un problema.

Il luogo del foro era già definito dai muri degli altri fori, erano muri alti che limitavano la visibilità e in più c'era l'esedra del foro

di Augusto che limitava lo spazio, e per essere definito foro doveva avere lo spazio per una piazza e un tempio. L'aspetto è

quello di uno spazio lungo e stretto, simile a quello di Cesare, e nonostante fosse privo di portici laterali, risulta uniforme

grazie ad un finto portico formato da un doppio colonnato libero articolato da un architrave in corrispondenza di ogni colonna

per creare un effetto tridimensionale che illude lo spettatore di una profondità in realtà inesistente.

L'altezza dei muri viene alzata fino a 25 m. per impedire dei confronti, così come il colonnato, l'architrave, un alto attico e un

muro oltre l'attico, molto alto, che faceva da sfondo alle grandi statue. Il tutto viene rivestito di marmi colorati e di statue

(gruppi bronzei, tutti perduti), e di un lungo fregio collocato nella parte alta dell'attico, contro il muro (tipico dell'età flavia,

composto con le tecniche del chiaroscuro, zone d'ombra…). Il risultato è quello di un edificio molto prezioso, colorato e ricco

di elementi decorativi.

Inoltre va garantito l'accesso al tempio della pace: viene quindi creata una struttura a ferro di cavallo alla fine dell'Argileto,

con una facciata monumentale di due piani che maschera gli elementi di disturbo ed è caratterizzata da un portico. Dopo il

portico c'è l'ingesso laterale che immette in una sala trapezoidale in cui si trovano gli ingressi per il foro e per il Tempio della

Pace; superata la strettoia si arriva al pronao e poi nella piazza, dove ci sono altri due ingressi per il tempio della pace: la

loro cadenza non corrisponde al colonnato perché sono precedenti, quindi gli intercolunni non sono tutti regolari e uguale,

ma lo spettatore non può accorgersene perché la piazza ha una forma tale che da qualunque posizione ci si metta non si

può notare la differenza di misure tra le colonne.

Al centro del foro, nel 91 a.C. viene eretto un enorme monumento che rappresenta una statua equestre di Domiziano in

bronzo con la zampa anteriore del cavallo che schiaccia il Reno per ricordare le vittorie germaniche di Domiziano. La statua

era alta 12 metri e posta nel centro della piazza, ma subito dopo la sua morte questa statua, così come tutti gli altri

monumenti che ricordavano Domiziano, venne abbattuta (= damnatio memoriae).

Tempio di Minerva (divinità protettrice di Domiziano): completato nel 97 d.C. esso si trova in una posizione molto infelice

perché se fosse stato messo nella piazza avrebbe sottratto spazio alla piazza, rimpicciolendola, quindi si doveva trovare una

soluzione che sfruttasse ogni centimetro disponibile, senza contare il problema della grande esedra del foro di Augusto e il

fatto che sotto questa zona stavano le fogne, quindi il terreno non era in grado di sostenere il peso dell’edificio. Il tempio,

infatti, si ritrovava inizialmente nella parte inferiore del foro per evitare il problema dell’esedra ma, poiché sono state trovate

le fondamenta rotte da una grossa crepa (il terreno era alluvionale e quindi paludoso, difficile), si capisce che fu quindi

spostato nella parte superiore, dovendo però spostare il corso della fogna poiché non si poteva collocare un monumento così

pesante sopra di essa. Possiede solo il pronao nella piazza mentre la cella è incastrata tra l'esedra del foro di augusto e

un’altra sala. Lo spettatore coglie poco questa soluzione perché vede un grande pronao collocato nella piazza.

Del Foro Transitorio di Domiziano sopravvive una porzione del muro che racchiudeva la piazza: le colonnacce e parte del

fregio. Il fregio è alto 80 cm e il racconto comprende diversi episodi, di cui è difficile identificare il soggetto: si pensa che gli

episodi siano legati a Minerva e che quindi siano di carattere mitologico, come il mito di Aracne. Non si hanno confronti con

altri perché non è un fregio storico ma mitologico, è di dimensioni abbastanza piccole che comportano una complessa

lettura. L'altro aspetto per quanto riguarda la decorazione è lo spazio tra le colonne dove ci sono pannelli decorati, di cui se

ne è trovato solo uno in cui compare una figura femminile, vestita con armi ed elmo, che si pensa sia ancora una volta

Minerva. Le altre figure si pensa dovessero essere o immagini di divinità o figure connesse alla dea, ma negli ultimi scavi

effettuati alla fine degli anni '90 sono stati trovati altri frammenti di pannelli che personificavano popolazioni, e quella di

Minerva rappresentava i Piusti. Da questo punto di vista è più simile ad altri edifici come il foro di Augusto, o il tempio di

Adriano nel Campo Marzio.

Alla luce di queste novità si può immaginare che l'apparato figurativo fosse composto: da un lungo fregio con ipoteticamente

episodi legati a Minerva ma forse non solo, da pannelli tra le colonne con le personificazione delle provincie, territori e

popolazioni che dava l'idea della grandezza dell'impero, dalle immagini a rilievo in bronzo dorato sulla parte alta dell'attico e

dai gruppi che occupavano la parte alta della struttura che non conosciamo ma che bisogna immaginarli di grande

dimensioni, anche qui potrebbero essere trofei o gruppi di bronzo. Quindi dal punto di vista dell'apparato figurativo l'insieme

doveva essere impressionante, un edificio ricchissimo e geniale dal punto di vista architettonico che completa la parte dei

foro imperiali.

N. 104 Foro e “mercati Traiani”

Il Foro di Traiano sarà l'ultima e la più grandiosa delle piazza monumentali. Per costruirla si interviene anche sull'orografia

della zona, con lo sbancamento del campidoglio (in realtà avvenuto già sotto Domiziano quando andava restaurato il foro di

Augusto e il tempio di Venere). La struttura è attribuita all’architetto e ingegnere di Traiano Apollodoro di Damasco, che

propone un progetto molto complesso. La piazza misura 110x85m, la basilica Ulpia 180x60m, a cui vanno aggiunte la zona

della colonna e delle biblioteche e la zona del tempio.

All’ingresso porticato, precedente alla basilica, c'è il cortile con la colonna di Traiano in centro e due edifici ai lati pavimentati

in marmo colorato, di difficile interpretazione, forse biblioteche o archivi.

Superata la basilica ci si trovava nella piazza, dove si deve immaginare una superficie bianca accecante dominata dalla

statua equestre di Traiano, alta 12-15 metri, verso il fondo in modo da essere parte della parete di fondo divisa in tre

segmenti e caratterizzata dall'uso del colonnato libero, (come nel foro Transitorio), con colonne giganti (fusto alto 12 metri) di

colori diversi per sottolineare la differenza dal muro che funziona come uno sfondo e separa lo spazio aperto da quello che

sta dietro. Il muro di fondo, così come il resto delle quattro pareti, era scandito da ordini architettonici, nicchie e clipei, cornici

marmoree con busti di personaggi maschili e femminili delle dinastie precedenti. Tra le figure che reggono l'architettura,

come segno di sottomissione, ci sono barbari e daci, di cui si sottolinea l'etnia diversa attraverso l'abbigliamento. Lo spazio

retrostante rivestito di marmo segue l'andamento come il muro ma non ne conosciamo la funzione: la dobbiamo immaginare

come una sala scoperta con un pavimento centrale ribassato con intorno un portico con una nicchia sul fondo, con un

iscrizione che gira sull’architrave con il nome di Traiano e di tutte le sue titolature. Si tratta forse di uno spazio speciale, una

delle ipotesi è che questo sia il tempio di Traiano (inteso come uno spazio consacrato a cielo aperto), mentre altri

sostengono che qui fosse esposta la parte più preziosa del bottino di guerra. In ogni caso bisogna considerare che un tempio

dedicato a Traiano e Plotina esisteva e va comunque trovato.

Il foro viene inaugurato nel 112 d.C.

N. 105 Rilievi del palazzo della Cancelleria

Rappresentano la partenza dell’esercito e il ritorno vittorioso dalla spedizione. In questo caso è evidente un ritorno al

classicismo di stampo augusteo, molto più freddo e accademico, ma voluto. Domiziano esce dalla città con un movimento da

destra a sinistra che convenzionalmente significava la partenza e il ritorno in maniera opposta. C’è la presenza dei militari e

di personaggi simbolici e divinità che hanno ruoli maggiori rispetto a quello che succede: c’è un anziano con lo scettro che

personifica il genio del senato che assiste alla parata e un giovane che rappresenta il genio del popolo romano che assisteva

al corteo dell’imperatore. Non ci sono elementi naturali o altro che permettono di capire dove la scena si fosse svolta e le

teste sono ideali, non rispecchiano persone realmente esistite.

N. 106 Arco di Tito

Arco di Tito: lungo la sacra via che porta al foro, è il monumento dedicato a Tito, assunto tra gli dei. All’interno del passaggio

dove ci si deve immaginare transitassero le processioni più importanti viene rappresentato Tito come conquistatore di

Gerusalemme insieme al padre, ma omettendo il fratello Vespasiano. Si ritorna a soggetti più ancorati ad avvenimenti storici,

anche se la rappresentazione comporta personaggi non reali, come divinità. Le figure sono in altissimo rilievo, lo sfondo è

mosso dalle aste dei militari che andando in direzioni diverse creano profondità dando la sensazione dell’avanzamento del

corteo. Tito sta su un carro trainato da cavalli e da una figura femminile, personificazione di Roma, ed è incoronato dalla

Vittoria alata, e accanto vi sono figure del senato (che, come in questo caso in assenza spazio vengono sintetizzati in

un'unica figura, ad esempio un genio alato). Il carro è rappresentato nel momento in cui sta svoltando, in modo da mostrare

tutti i cavalli in modo ben visibile nella fase di cambio di direzione. Il fondo non è neutro e piatto, ma anzi presuppone che ci

siano molti piani dietro le figure che risaltano. La presenza di Nike e della dea Roma (che in questo caso personifica anche

l’idea dell’Impero e non solo della città di Roma) fa parte della rappresentazione del rilievo storico. L'altro pannello

rappresenta un'altra parte del corteo trionfale: il trasporto e l'esposizione del bottino di guerra, utilizzato in parte come dono

votivo nei templi della città, il tempio di Gerusalemme, come il candelabro a sette braccia e il tavolo d'argento per i sacrifici

nel tempio di Salomone. Questi oggetti sintetizzano tutto ciò che era stato portato via da Gerusalemme e vengono collocati

nel tempio della Pace (costruito proprio con i fondi derivanti da questa campagna militare). Gli oggetti sono ritratti nel

momento in cui transitano sotto un arco, proprio per sottolineare il “transitare”, e le trombe (altra parte del bottino) sembra

che ondeggino nel movimento delle persone che trasportano gli oggetti: questa idea voluta di movimento, impronta

fortemente impressionistica, dona vivacità, al contrario dell'Ara Pacis dove si cerca una fissità ieratica per sottolineare la

sacralità del momento e l'importanza dei personaggi.

N. 107 Monumento sepolcrale degli Haterii

Monumento funerario sulla via Labicana. Insieme ai resti dell’edificio sono stati trovati un altare dedicato a Silvano e alcuni

frammenti epigrafici. Del monumento sepolcrale fanno parte molti frammenti della decorazione architettonica molto ricca che

ricordano i nomi dei proprietari discendenti di liberti della nobile famiglia romana degli Haterii, bassorilievi, due ritratti

femminili e uno maschile, resti di sculture decorative a tutto tondo. I rilievi: esprimono il gusto del committente (noto in

un’iscrizione). Nell’architrave sono scolpiti i busti di Mercurio, Cerere, Plutone e Proserpina insieme ai defunti stessi; tre

rilievi: 1) compaiono alcuni monumenti noti (tra cui Colosseo e Arco di Tito) in onore dell’attività del defunto: appaltatore. 2)

compianto funebre all’interno della casa del morto con servi che suonano; 3) formato a sua volta da tre parti: al centro c’è la

rappresentazione del sovraccarico naiskos funerario, a sinistra: macchina a ruota azionata da schiavi culminante in una sorta

di gru per liberare l’aquila simbolo di apoteosi, in alto: podio sporgente sorretto da aquile su cui compare la defunta, un

candelabro ed un curioso monumento con una statua nuda e infine una vecchia presso un altare e dei putti seduti. Questa

scena è stata interpretata come una prolessi di scena di culto funerario, anche se forse si tratta di una rappresentazione

dell’aldilà. Stile didascalico contrapposto a quello ufficiale, e qui assume toni marcati, quasi ossessivi opposti alle pitture

molto ricche, “barocche”. Cronologia confermata attorno al 100 d.C. grazie ai monumenti del primo rilievo.

N. 116 Colonna Traiana

Nel basamento aveva delle camere concatenate, da cui parte la scalinata che attraversa tutta la colonna, illuminata da

feritoie, fino ad arrivare ad un terrazzino. È un monumento eccezionale che rappresenta un punto importante nello sviluppo

dell’arte romana. Questa colonna è la prima di questo genere cioè è una colonna coclide: monumento composto da una

colonna alta 100 piedi (30 m. la stessa altezza del colle prima che fosse sbancato) attorno alla quale corre un rilievo che si

svolge a spirale, come le pareti di una conchiglie, e avvolge dalla base fino alla sommità la colonna stessa con un racconto

per immagini, come un lungo nastro continuo. Questa è sormontata dall'imperatore Traiano (sostituito poi nel Rinascimento

da S. Pietro). Il monumento è di complessa lettura, perché era impossibile per un lettore osservare tutta la sequenza: l'ultima

parte non era ben visibile essendo molto alta, quindi probabilmente esistevano delle postazioni da cui osservare i rilievi più

alti, anche se ci sono scene di sequenze principali, una sorta di visione sintetica degli episodi principali, messe una sopra

l'altra in modo da essere colte dallo spettatore da posizioni privilegiate. È un rilievo continuo, le scene non sono separate da

distacchi rigidi e si usa dunque la narrazione continua, dove si passa a scene diverse con sovrapposizioni di personaggi ecc.

Il protagonista non è soltanto l’imperatore: altro protagonista è l’esercito. In età traianea infatti aumenta di importanza il ruolo

militare perché la conquista di nuovi territori è la brama maggiore di Traiano. Crescono quindi le scene legate a feste

dedicate all’imperatore e all’esercito, mai incluse prima. Il monumento viene inaugurato nel 113 d.C. e illustra le due guerre

daciche avvenute nel 101/102 e nel 105/106 d.C. Il racconto è caratterizzato da un’ambientazione attenta che colloca gli

avvenimenti in un luogo preciso per dare una collocazione topografica. È stata un importante fonte iconografica perché ha

permesso di sapere l’abbigliamento, le armi e altri particolari, data la sua precisione nelle rappresentazione. Tutte le scene

sono ambientante o all'aperto (porto, foresta, campo di battaglia) oppure al chiuso (dentro le mura, dentro palizzate). Una

grande attenzione è data anche ai nemici, per la prima volta, che sono considerati con estrema umanità: prima invece

venivano rappresentati come qualcosa di indistinto, mentre ora si dà risalto al singolo. Si adotta un rilievo molto basso aiutato


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Lala.Lie

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lala.Lie di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Slavazzi Fabrizio.

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