Tempio di Giove Capitolino
N. 4 – Fondazione: Tarquinio Prisco; completato da: Tarquinio il Superbo; dedicato da: i primi consoli della Repubblica nel 509 a.C. Situato su una delle due vette del Campidoglio (sul Capitolium) ed è una perfetta testimonianza del dominio etrusco su Roma nel IV secolo viste le sue caratteristiche. Dionigi di Alicarnasso scrive che nell’83 a.C. un incendio lo distrusse e venne ricostruito nel 69 a.C. da Catulo.
È formato da: un periptero sine postico con 3 celle (Giove al centro, a sinistra Giunone e a destra Minerva), con 6 colonne sia sulla fronte che sui lati con una doppia fila interna di colonne, un pronao profondo 3 intercolunni, un podio alto 13 piedi. Le misure del tempio sono: 53x62 (175/180 piedi x 204/210 piedi). Il tempio è orientato verso sud-est. La sua data è molto incerta e forse si potrebbe collocarlo alla fase medio-repubblicana, ma la presenza di altri peripteri simili in epoca tardo-antica fa realmente pensare alla sua appartenenza a questo periodo. Fu un monumento molto devastato e modificato nei secoli, tanto che alcune misure, come delle colonne, o alcune decorazioni non si conoscono proprio. Sulle monete veniva addirittura rappresentato come un tempio tetrastilo, quindi diverso da quello del 509.
Area sacra di Largo Argentina
N. 15 – Il palinsesto archeologico di Largo Argentina si trova tra il Circo Massimo e il Campo Marzio e rappresenta il massimo insieme di templi di età medio e tardo repubblicana. L’area è chiamata Porticus Minicia Vetus, e fu edificata nel 106 a.C. con pavimento in tufo posteriore ad almeno 3 dei 4 templi presenti.
Tempio C – Aedes Feroniae
Pianta di periptero sine postico, tetrastilo o esastilo sul fronte e colonnato sui due lati, chiuso sul fondo da una parete. Podio molto alto con cornici a basso cuscino, platea pavimentale, poi sostituita da una seconda, con sopra un altare in peperino lungo l’asse longitudinale del tempio. Questo secondo pavimento esterno viene poi sostituito da un terzo piancito più alto che copre l’altare e 6 gradini della fronte (pavimento comune a tutta la piazza). Nel corso del tempo subì diverse modifiche.
Tempio A – Aedes Iuturnae/Iunonis Curtis
Piccolo edificio di tipo prostilo tuscanico con podio (alto 10 piedi) dalle cornici severe (sagome a cuscino coronate da altiplinti). Platea tufacea con sopra un altare in peperino, poi sostituiti rispettivamente uno dalla pavimentazione comune a tutta la piazza e l’altro da un’ara in opera cementizia, così come anche il podio venne rifatto ma con uguali cornici. In età sillana fu interamente ricostruito creando una peristasi attorno all’antico edificio che venne trasformato nella cella del nuovo periptero alla greca, forse per opera di Catulo (lo stesso costruttore del tempio B) o da un altro Catulo, forse costruttore del Capitolium.
Tempio D – Aedes Larum Permarinum
Votato nel 190 a.C. e dedicato nel 179 a.C. In fase antica era in opera cementizia, poi nel I secolo venne rifatto: grande cella rettangolare preceduta da un ampio pronao esastilo profondo 3 intercolunni, podio antico: ossatura cementizia mentre podio del I secolo: in travertino, alto 3 m.
Tempio B – Aedes Fortunae
Votato nel 101 a.C. In origine: peristasi circolare su podio modanato con rigonfie e barocche sagome ellenizzanti, cella circolare di opera incerta, colonne della peristasi in tufo con basi attiche e capitelli corinzi in travertino. Le mura della cella furono sostituite da tramezzi in tufo che chiudevano gli intercolunni, diventando quindi uno pseudoperiptero.
Trasformazioni dell’area interna: ripavimentazione in travertino della porticus nell’8 a.C. che comportò l’arretramento delle scale, la creazione di guance delle scale in travertino, e gli altari finirono dentro le scalinate dei templi. Chiusura delle fronti dei templi A e B nel II secolo d.C. entro un muro tra tempio e tempio per costruire botteghe.
Impianto urbanistico di Cosa
N. 16 – Colonia latina fondata nel 273 a.C., possiede i tipici elementi della cultura urbanistica ellenistico-italica adeguati al numero di coloni (molto alto). Essa si trova su 2 cime di una collina, di cui quella meridionale affacciata sul mare possiede la funzione di Arx (cima più alta). La cinta di mura è ben conservata: è lunga circa 1.5 km e possiede 3 porte e 18 torri. Nel centro della città si trovano le insulae comprese entro strade rettilinee, incroci ortogonali e molte strade intramuranee. In epoca tarda nel centro della città vengono costruite le terme, nell’Arx, così come nel foro (posto nella sella tra le due alture) e presso una delle porte sorgono gli edifici sacri. L’approvvigionamento idrico era assicurato dalla presenza di cisterne private e 2 serbatoi pubblici.
Tomba degli Scipioni
N. 20 – Posta lungo la Via Appia, all’inizio era formata da una sola stanza quadrata, scavata nel tufo, priva di decorazioni e con il solo sarcofago di Scipione Barbato posto sul fondo, in asse con l’ingresso. In seguito i discendenti della famiglia defunti vennero posti in nicchie scavate nelle pareti del corridoio. Questa struttura era molto diversa dal vero ipogeo gentilizio etrusco, in uso all’epoca, e si avvicinava di più ad alcune tombe romane. L’ipogeo, quasi completo, fu affiancato da un altro minore, pure quadrangolare, ma con andamento leggermente diverso. In occasione del nuovo ipogeo fu realizzata una faccia “rupestre” consistente in un alto podio con severe cornici a cuscino entro il quale si aprivano tre archi, di cui due conducevano agli ipogei, e in un prospetto tripartito a semicolonne e nicchie contenenti le statue dell’Africano, dell’Asiatico e del poeta Ennio. L’attribuzione a Scipione Emiliano di questa sistemazione appare assai verosimile.
Bruto Capitolino
N. 22 – Testa bronzea giunta a noi praticamente intatta. È il ritratto di Bruto, mitico fondatore della Repubblica, identificato grazie alla sua rappresentazione sulle monete coniate sotto Giunio Bruto Cesaricida. La figura ha la barba e i capelli in disordine ed è ricco di particolari: labbra sottili, naso aquilino, fronte alta etc. Questo è segno di una ricerca ritrattistica non finalizzata alla realizzazione realistica del personaggio ma piuttosto alla sua ricostruzione ideale. Usa i particolari come virtuosismo, e in questo modo si allontana sempre di più dalla riproduzione fedele del ritratto. La datazione, inizio III sec. a.C., è verosimile poiché gli artisti risentono dell’influenza dell’espansione culturale di quel tempo.
Sarcofago di Scipione Barbato
N. 23 – Posto nel fondo dell’antico ipogeo troneggiava il sarcofago, unico della tomba con delle decorazioni, in nenfro (tufo di colore scuro) di Scipione Barbato. La struttura è concepita come quella di un altare: ha modanature alla base, cornice a dentelli sovrastata da un fregio dorico, e riporta rosette dentro le metope, segno di virtuosismo. Completato con due volute alle estremità di due cilindri coricati sul coperchio del sarcofago. Questo rappresenta in pieno il gusto del primo ellenismo per architetture a stili misti, ed è comprensibile vista la continua espansione tipica di questo secolo (III). Sul sarcofago ci sono 2 iscrizioni: una dipinta (più antica) riporta il nome del defunto, l’altra (più recente) è incisa e riporta un estratto dalla laudatio funebris.
Necropoli dell’Esquilino: affresco con scena storica
N. 27 – Da una tomba della necropoli esquilina proviene un frammento di affresco, giustamente considerato uno dei documenti più importanti della pittura storica romana. L’affresco a fondo bianco era articolato su più registri, quattro dei quali si conservano parti più o meno ampie. Una nuova lettura del nome del guerriero sannita conferma l’ipotesi che nell’affresco siano rappresentati battaglie ed episodi della seconda guerra sannitica, in cui la tradizione annalistica ricorda fra i capi romani Q. Fabio Massimo. Non posteriore all’inizio del III secolo a.C. esso forse ripete o riecheggia le pitture di Fabio Pittore che nel 304 a.C. affrescò il tempio di Salus con scene simili. Stilisticamente notiamo elementi caratteristici del gusto narrativo ed italico come la composizione su vari registri, la gerarchia delle proporzioni, l’attenzione per i dettagli individuanti persone e situazioni, la ricerca di facili contrasti cromatici; e altri meno evidenti, più propriamente greci, soprattutto nella tecnica pittorica “a macchia” ed è un esempio, anche approssimativo, della pittura trionfale, poi molto presente nelle tendenza artistiche romane.
Foro Boario: Tempio c. d. di Vesta
N. 28 – Tempio marmoreo costruito nel 142 a.C. e situato nel Foro Boario di Roma, esso riveste interesse eccezionale per le sue caratteristiche. L’edificio si impianta su di una elevata piattaforma a blocchi di tufo. Fu costruito in origine per formare un colossale argine nell’ansa del Tevere ove da un millennio era dislocato il portus tiberinus, porto fluviale di Roma. L’erezione di questo argine è dunque solo il TERMINUS POST QUEM per la costruzione del tempio rotondo, identificato con l’aedes Herculis Victoris fuori porta Trigemina, dedicato da un ricco mercante ad imitazione della vicina aedes Herculis invicti. Le fondazioni sono ad anelli di blocchi di cappellaccio e al di sopra si eleva, senza podio e dunque secondo i canoni ellenistici, una serie di gradini sul quale si impostano direttamente la peristasi e la cella in marmo (con un alto zoccolo ad ortostati e la parte superiore ad imitazione di struttura isodoma, secondo modelli classici del mondo ellenistico, ed era originariamente coperta a cupola. Nel pavimento della cella si apre una favissa: profondo pozzo a dorma di tholos). Le colonne sono corinzie, dal fusto scanalato e dalle basi attiche: 12 di esse sono di sostituzione. Il soffitto è cassettonato. Tutta la concezione fa capire che l’opera è di un architetto di maestranze greche: i modelli sono palesemente classici, sia per l’impianto che per i decori, ma sono filtrati attraverso esperienze dell’architettura tardo-ellenistica.
Foro Olitorio: Templi Repubblicani
N. 29 – La chiesa medievale di S. Nicola in Carcere, ai margini tra Foro Olitorio e Foro Boario, racchiude molti resti di tre templi di età repubblicana identificati con quelli di Ianus (fondato nel 260 a.C. e restaurato nel 17 a.C. da Tiberio), Iuno Sospita (fondato nel 194 a.C. e restaurato nel 90 a.C.) e Spes (fondato nel 254 a.C. e restaurato nel 17 a.C.). I tre templi sorgono uno accanto all’altro con pochissimo spazio intertemplare: quello meridionale (di Spes) è periptero di 6x11 colonne doriche su alto podio non modanato, mentre gli altri due sono ionici, l’uno (di Iuno Sospita) periptero di 6x11 colonne di tufo su alto podio con complesse modanature in peperino e rivestimenti in travertino, e l’altro (di Ianus) periptero sine postico di 6x9 colonne in tufo rivestite di stucco su basso podio elegantemente sagomato. Di nessuno dei tre edifici ci si conserva la fase originario. Architettonicamente il più notevole è il tempio dorico, con podio non modanato.
Campo Marzio Meridionale
N. 30 – Spirito urbanistico tardo-repubblicano. Rimasta zona di bassura fluviale con i soli templi di Apollo, e C del Largo Argentina, vede nascere due nuovi templi: quello di Bellona (295 a.C.) e quello A del Largo Argentina (241 a.C.?). Tuttavia l’intervento rivoluzionario avviene nel 221 a.C. da parte di C. Flaminio che fece costruire il Circo Flaminio, e su quest’asse si inseriscono tutti i successivi costruttori di grandi edifici trionfali quali il tempio di Hercules Musarum, il tempio di Diana, la Porticus Metelli, i templi di Iupiter Stator e Iuno Regina, tempio di Marte, tempio dei Castori etc.
Tabularium
N. 31 – Eretta in opera quadrata con i soffitti a volta in calcestruzzo nel 78 a.C. da Catulo allo scopo di servire come archivio di Stato, essa occupa le pendici orientali del Campidoglio e maschera con la gigantesca substructio a scarpa la valle, frapposta tra le due vette del Capitolium e dell’Arx. Il primo piano verso il Foro e il piano terra verso il centro del colle, ove la fronte dell’edificio faceva una rientranza per rispettare il preesistente tempio di Veiove, mentre sul lato nord, verso una scalinata di accesso all’Arx, si trovano due file di camere, uffici d’archivio. Internamente ci sono scale che collegano tra loro i vari piani e una grande scala in travertino congiunge il piano del Foro con il primo piano. Questa costruzione aveva un duplice scopo: regolarizzare la zona del colle capitolino e costituire un’architettura di sfondo al Foro. L’architetto con il geniale uso dell’oggiato ad archi inquadrati da semicolonne, creava un modello destinato ad essere universalmente accettato per tutti gli edifici romani sostruiti.
Palestrina: Santuario della Fortuna Primigenia
N. 32 – Data: ultimi decenni del II sec. a.C. Si tratta di una grande aula (certamente la basilica) a quattro navate, quasi sicuramente coperta, con la parete di fondo dal prospetto di semicolonne inquadranti finte finestre, e preceduta da un portico colonnato a due piani, e di due edifici simmetrici ai lati, a sinistra una grotta naturale sistemata a ninfeo con pavimento a mosaico con pesci, e a destra di una sala absidata con podio ornato da fregio dorico e sormontato da semicolonne. Questi edifici appartenenti al foro civile di Preneste, sono forse in parte presillani e in parte sillani. Il santuario della Fortuna si sviluppa al di sopra e sull’asse di quello “inferiore”, ma si ignorano i collegamenti tra i due, su 6 terrazze artificiali disposte sul ripido pendio roccioso. Prime due: delimitate da grandi muri; terza: c’è una grande rampa per metà scoperta e per metà colonnata ai cui lati sono situati ambienti di servizio, al centro la terrazza è libera per consentire una vista prospettica; quarta: ornata da portico colonnato ionico sormontato da un alto attico a semicolonne con due grandi esedre simmetriche con volte anulari cassettonate, inquadranti l’una un basamento e l’altra una piccola tholos. Al centro del portico iniziava la rapida scalea che porta fino alla sesta; quinta: a semicolonne corinzie con nicchie alternate ad esse e una finta porta tra due targhe; sesta: vasto piazzale ad U bordato da un doppio portico corinzio che nel fondo, su sostruzione ad archi fra semicolonne, mostra una cavea teatrale, orlata da un portico corinzio doppio semicircolare e conclusa alla sommità da una tholos. L’impianto assiale e la disposizione ad U della terrazza principale, sono controbilanciati dalle scansioni orizzontali delle prime terrazze. Il santuario di Palestrina è l’opera di un architetto ellenistico di genio formatosi nel quadro del barocco tardo ellenistico.
Santuario di Ercole Vincitore
N. 33 – È datato nella prima metà del I sec. a.C. in base ai caratteri delle strutture, tutte in opera incerta con elementi scolpiti in travertino. Sorge su di uno sprone all’estremità occidentale della città antica di Tivoli, cui si accedeva mediante due scalinate. La sostruzione dall’effetto scenografico sulle pareti rocciose grazie ad una doppia serie di contrafforti in basso ciechi e finestrati in alto, coronata da una serie di archi inquadrati da colonne tuscaniche, sosteneva un ampio piazzale con un portico ad U aperto verso la valle dell’Aniene, che al centro alloggiava il tempio vero e proprio, e sull’orlo Sud Ovest una cavea teatrale ed un portico pone scaenam. All’interno dei portici attorno alla piazza alloggiava un corridoio che avvolge nei bracci laterali delle stanze di servizio coperte e nel braccio di fondo un criptoportico. Il tempio sorgeva su di un alto basamento lievemente spostato verso destra rispetto all’asse della piazza, ed era un periptero sine postico, forse di 8x10 colonne, con pronao profondissimo, cella con colonnato e grande nicchia sul fondo per la statua di culto; ai lati di questa nicchia sono ambienti destinati a favissa del tempio. La cavea era posta in asse con il tempio. Secondo la tradizionale associazione di teatro e tempio, qui era presente un basso pulpito e la frontescena doveva essere creata in occasione dei ludi con strutture posticce e scenografie dipinte. I caratteri stilistici dell’architettura danno un effetto di colossalià.
Terracina: Santuario di Iuppiter Anxur
N. 34 – La datazione del santuario appare controversa: dal pieno II sec. a.C. all’età sillana (80-60 a.C.). Sorge in una suggestiva posizione, sulla sommità dell’acropoli dell’antica colonia romana, a picco sul mare. Formata da una grande piattaforma dalle sostruzione a fornici, percorse all’interno da un corridoio perimetrale voltato ed aperto con finestre verso l’esterno, e nel tempio ad essa sovrapposto, alle spalle del quale è una semplice stoà; ad Est del tempio è un edificio in un ambulacro doppio aperto, mentre accanto al tempio era una cavità sotterranea sistemata con muratura identificata con la sede dell’oracolo. Il tempio era un grosso edificio su alto podio modanato, pseudoperiptero esastilo corinzio dal profondo pronao, dall’orientamento N-S e quindi impostato obliquamente sulla piattaforma. La cella ha dimensione pressoché quadrata. La serie di profonde confornicazioni della piattaforma, evidentemente destina al mercato coperto, sono molto importanti.
Cosa: Foro
N. 35 – Formato da una grande piazza rettangolare accessibile attraverso un grande arco. Lato settentrionale: dedicato agli edifici pubblici come la basilica del 150 a.C. posta con il lato maggiore, aperto, lungo la piazza formata da una doppia fila di 6 colonne e da due piani, con al centro della parete opposta all’ingresso del foro una nicchia del tribunal per l’amministrazione della giustizia. Accanto alla basilica sorge un piccolo tempio, il tempio C, con piccola cella quadrata preceduta da un pronao tetrastilo. Adiacente è la curia, piccolo edificio di tipo templare, preceduto dal comizio. Segue un modesto edificio a pianta quadrangolare con il lato lungo verso la piazza, identificato con l’erario, alle spalle del quale sorge un largo recinto, sede del mercato. Impostazione organica dell’urbanistica, certamente ellenistica anche se con un’interpretazione.
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