Sistemi ponderali e sistemi monetari
Una prima importante distinzione da fare è tra sistema monetario e sistema ponderale da cui esso deriva.
Sistema ponderale
Per quanto riguarda il sistema ponderale, il concetto di peso è molto antico ed ha un'origine diversa in luoghi diversi. È connaturata all’uomo l’esigenza di pesare gli oggetti, e per farlo ricorre ad una bilancia naturale, cioè la contrapposizione tra le due mani, con un procedimento del tutto soggettivo, e basato sul criterio molto elementare di divisione per metà: dire che una cosa pesa il doppio dell’altra è più semplice che dire che pesa 1/3 dell’altra, ma non ci sono valori assoluti. Quando però viene introdotto l’uso dei metalli, l’esigenza di avere una misurazione del peso più precisa cresce per le necessità legate allo scambio.
È in questo orizzonte che si formano i sistemi ponderali, che non sono altro che scale di valori in rapporto reciproco. Sono stati distinti 3 differenti sistemi, corrispondenti ad altrettante macro-aree:
- Sistema ponderale orientale: ha come unità il siclo, che ha come multipli la mina e il talento, per cui 1 MINA = 60 SICLI (di conseguenza il siclo è la sessantesima parte di una mina); e 1 TALENTO = 30 MINE PESANTI oppure 60 MINE LEGGERE. Questo è solo un sistema teorico in quanto l’Oriente è esteso, comprende diversi popoli (Fenici, Assiro-Babilonesi, Persiani, Egiziani), e in ciascuno è diffuso non solo un rapporto mina-siclo differente (si tratta di un sistema fondamentalmente sessagesimale, come quello babilonese, ma in alcune aree una mina è uguale 50 o 40 sicli), ma il siclo ha un peso differente nelle varie zone. I pesi di sicli più importanti che poi ritroviamo anche in Occidente sono il siclo babilonese che pesa 8,40 g ca.; il siclo anatolico-persiano con un peso tra 10,80 e 11,20 g ca., approssimativamente pari a 1/60 e 1/45 di mina, quest’ultima doveva avere un peso unico ma oscillante, attraverso i pesi orientali recuperati, tra 460 e 505 g ca. quindi esiste in ambiente orientale un valore ponderale unitario della mina, cui si ricollegano, secondo calcoli e frazionamenti differenti, i due tipi di siclo menzionati; poi c’era il siclo assiro-fenicio di 14,50 g ca.; e il siclo egiziano, detto kedet, di 9,70 g ca. È evidente che ognuno di questi sicli interessa un particolare filone di rapporti e di commerci.
- Sistema ponderale greco: ha come unità la dracma, che ha come multipli la mina e il talento ma cambiano i rapporti. Il TALENTO vale ancora 30 MINE PESANTI o 60 MINE LEGGERE, ma cambia il rapporto mina-dracma, perché 1 MINA = 100 DRACME. Si tratta dunque di un sistema misto, ibrido, decimale nel rapporto mina-dracma e sessagesimale nel rapporto talento-mina. Questa esigenza si manifesta anche nel momento in cui viene introdotta la moneta, perché ci sono pesi del sistema greco con un peso che si accordano a quello orientale.
- Sistema ponderale italico-romano: ha una posizione autonoma in quanto basato sulla libra. 1 LIBRA = 12 ONCE e 1 ONCIA = 24 SCRUPOLI. È un sistema che adotta dunque valori e pesi che non hanno nessun raccordo con pesi e frazioni greci ed orientali.
Sistema monetario
All’interno di questo quadro ponderale, e come derivazione di questo, si colloca il sistema monetario, che riguarda solo le monete, e regola i rapporti tra i vari nominali, quindi tra unità e multipli ed unità e sottomultipli.
Innanzitutto diciamo che tanto il mondo orientale, quanto quello greco, ebbero come unità maggiore di conteggio il talento, diviso in mine; tanto i talenti che le mine però, rappresentando valori assoluti troppo alti, non furono mai coniati, mentre per la moneta furono utilizzate, tra le diverse frazioni della mina, quelle che meglio si adeguavano alle esigenze del mercato monetario che le richiedeva: per il mondo orientale questa frazione ponderale, tradotta in unità monetaria, è, come si è detto il siclo; per il mondo greco, la dracma.
Sistema monetario greco
Ha come unità la dracma o dramma, che è valore ponderale prima ancora che valore monetario: c’è una identità di unità tra il sistema ponderale e il sistema monetario. La dracma ha multipli e sottomultipli:
- I multipli più diffusi sono il didramma = 2 dracme; il tetradramma = 4 dracme; il decadramma = 10 dracme.
- I sottomultipli della dracma sono:
- L’emidramma o triobolo = 3 oboli, 1/2 dracma;
- Il diobolo = 2 oboli, 1/3 della dracma;
- Il triemiobolo = 1,5 oboli, 1/4 della dracma;
- L’obolo = 1/6 della dracma;
- Il tritartemorion = 3/4 dell’obolo; 1/8 della dracma;
- L’emiobolo = 1/2 obolo; 1/12 della dracma;
- Il triemitartemorion = 3/8 dell’obolo; 1/2 dell’emiobolo e 1/16 della dracma;
- Il tetartemorion = 1/4 dell’obolo; 1/24 di dracma;
- L’emitartemorion = 1/8 dell’obolo; 1/48 di dracma.
Per avere un quadro più semplificato, si consiglia di osservare il numeratore delle frazioni. Ad esempio:
- 2 emidrammi o 2 trioboli = 1 dracma;
- 3 dioboli = 1 dracma;
- 4 triemioboli = 1 dracma;
- 6 oboli = 1 dracma;
- 2 emioboli = 1 obolo e 12 emioboli = 1 dracma;
- 4 tetartemoria = 1 obolo e 24 tetartemoria = 1 dracma;
- 8 emitartemorion = 1 obolo e 48 emitartemorion = 1 dracma.
Si noti che questo è solo un quadro teorico, poiché non tutte le frazioni, soprattutto quelle più piccole, vennero coniate. Inoltre, si ricordi che il termine obolo deriva dal greco ὀβελός, “spiedo”, ed è significativo che in alcuni contesti sacri arcaici sono stati trovati 6 spiedi offerti alla divinità. Dracma significa “manciata”, dunque una manciata di 6 oboli, cioè di 6 spiedi.
Per “sfera della dracma” noi intendiamo l’area influenzata da questa valuta e, più precisamente, le coniazioni della Grecia continentale, delle isole e di tutte le colonie greche.
Come il siclo anche la dracma ha valori differenti, quindi, nel mondo greco, distinguiamo:
- La dracma eginetica che pesa 6,30 g ca.;
- La dracma euboico-attica che pesa 4,30 g ca.;
- La dracma euboico-corinzia che pesa 2,90 g ca.
Ognuna di esse è base di un sistema monetario, ma la valuta più coniata fu, indipendentemente dal suo valore, lo statere. Con questo termine infatti si suole indicare diversi tipi di monete, in diversi metalli (oro, argento e bronzo). Solo in alcuni sistemi monetari aveva il valore di due dramme, in quanto in origine, nel sistema ponderale, era il peso che doveva essere pesato sui due piatti della bilancia per stabilirne l’equilibrio, cioè il peso doppio della unità (dramma). Così per il sistema eginetico, che conia normalmente uno statere o didramma di 12,60 g ca. (l’obolo dunque pesava ca. 1g) ed è diffuso nel Peloponneso, in Beozia e nelle Cicladi. Il sistema euboico-attico conia, di preferenza, uno statere che è un tetradramma di 17,20 g ca. ed è adottato in Attica (Atene), in Eubea e in molte colonie della Sicilia, sistema fatto proprio poi da Alessandro Magno. Il sistema euboico-corinzio conia normalmente uno statere che è un tridramma di 8,60 g ca. ed è ampiamente diffuso tra le colonie magno-greche. Si noti che i sistemi attico e corinzio sono accompagnati dal termine “euboico” perché i due sistemi sono gemmati da un valore euboico molto importante di 8,60 g: nel sistema corinzio questo è il peso dello statere e lo statere corinzio è un tridramma, cioè equivale a 3 dramme di 2,90 g ca. Nel sistema attico è vero che lo statere è un tetradramma di 17,20 g ca., ma nella fase iniziale viene coniato il didramma, cioè una moneta che equivale al doppio della dracma che pesa 4,30 g. Tuttavia sia nel caso iniziale della coniazione del didramma, sia successivamente, quando questa coniazione termina, si può notare il legame del sistema attico con quello corinzio costituito da questo peso di 8,60 g., perché esso è la metà di uno statere tetradrammo di 17,20 g ca. Cioè uno statere attico equivaleva a due stateri corinzi, mentre due dracme attiche equivalgono ad uno statere corinzio. 8,60 è un valore interessante perché non è rappresentato solo in area greca ma corrisponde al peso del siclo babilonese. Invece il sistema eginetico non ha rapporto col mondo orientale.
Aggiustamenti sono necessari per altri sistemi monetari perché non c’è un rapporto semplice e diretto, come quello tra i sistemi corinzio e attico. Questi venivano effettuati ricorrendo alle frazioni, ciò che spiega anche l’abbondanza dei sottomultipli della dracma. Ovviamente la situazione non è uguale in ogni periodo, poiché i vari stati possono coniare una frazione a preferenza di un’altra.
Nelle città greche della Magna Grecia e della Sicilia abbiamo una pluralità di sistemi, ma due sono particolarmente interessanti:
- Sistema acheo-corinzio: nome che da una parte rimanda all’Acaia e in Magna Grecia dunque alle colonie achee, dall’altra al sistema monetario corinzio. Queste colonie achee adottano un sistema monetario comune, fatto eccezionale perché si tende alla varietà, tranne Poseidonia. Il sistema richiama quello di Corinto perché si basa sul valore di uno statere di 8 g che equivale a tre dracme di 2,60 g ca. l’una. La struttura, la divisione ternaria ricalca il modello corinzio, ma il peso è diverso perché è un peso più basso. Quindi c’è derivazione del sistema monetario magno greco da quello corinzio ma con un carattere di originalità.
- Sistema monetario di Velia: fondata dai Focei due secoli dopo la fondazione di Sibari, a differenza delle altre colonie, Velia emette moneta subito, perché è culla delle prime monete greche. Nonostante sia stata fondata dai Focei, sotto il profilo ponderale la sua moneta non segue il sistema di Focea, ma ha un sistema proprio basato su una dracma di 3,80 g e su uno statere didrammo di 7,60 g ca., che corrisponde alla metà del siclo fenicio di 14,50 g ca. Ovviamente i pesi vanno a testimoniare contatti fra zone molto diverse e lontane.
Le emissioni monetali della penisola greca
Allo stato attuale delle nostre conoscenze non siamo in grado di trovare la cronologia precisa dell’introduzione della moneta coniata nella penisola greca.
Egina
Inquadramento storico-geografico
Egina è una piccola isola delle Cicladi vicinissima ad Atene, e per la sua ubicazione, fin dall’antichità sviluppò una spiccata vocazione marittima. Cresciuta in floridezza commerciale nel VI secolo a.C. aumentò progressivamente la rivalità con Atene, che cominciò a competere con la talassocrazia eginetica e il cui legislatore, Solone (morto nel 588) aveva preso dei provvedimenti contro l’isola, che limitavano i suoi commerci in Attica; sempre a Solone Aristotele attribuiva poi lo sganciamento della moneta di Atena da quella di Egina, per farla aderire al sistema euboico. È comunque in questo contesto di attrito politico, militare e commerciale, dovuto anche alla estrema vicinanza tra Atene ed Egina, che portarono la seconda nell’orbita peloponnesiaca e filospartana. Sta di fatto che nel 459 Atene la conquistò dopo un lungo assedio, imponendo un tributo di 30 talenti: non si parla tanto di moneta, perché il talento non viene monetato, quanto di argento a peso (si noti sempre la differenza tra sistema ponderale e sistema monetale).
Le fonti letterarie
Le fonti antiche assegnano ad Egina un ruolo di primo piano nell’invenzione della moneta attraverso il tiranno di Argo, Fidone. Indubbiamente Egina dovette subire il controllo argivo per un certo periodo in età arcaica, ma il ruolo di Fidone appare poco chiaro, così come è incerta la sua cronologia, connessa a due episodi ben distinti tra loro: la vittoria nella battaglia di Hysias su Sparta (669/8 a.C.) e la partecipazione alla contesa per la mano della figlia di Clistene, tiranno di Sicione (inizi del VI a.C.).
La fonte più antica a nostra disposizione è Erodoto, che si limita a riferire che Fidone aveva dato le misure ai Peloponnesiaci.
- Ma soltanto nel IV secolo questa riforma viene associata dallo storico Eforo (riportato da Strabone) all’invenzione della moneta: “ad Egina fu coniato per la prima volta l’argento per opera di Fidone, e lo stesso Fidone inventò le misure e i pesi detti fidonii e la moneta coniata in argento e in altri metalli”. Per questa fonte dobbiamo comunque considerare che non conosciamo moneta di Argo così antica da risalire ai tempi di Fidone e non si capisce per quale motivo il tiranno avrebbe dovuto creare moneta ad Egina piuttosto che nella sua capitale.
- Aristotele invece afferma, e la cosa sarebbe maggiormente verosimile, che Fidone aveva fissato uno standard metrologico al quale Egina si sarebbe semplicemente uniformata, senza ammettere una interferenza del signore di Argo nella realtà statuale di Egina.
- Solamente nella fonte tarda di Orione di Tebe (Egitto) del V secolo d.C., Fidone viene collegato agli spiedi dedicati da Fidone ad Era di Argo: “il primo fra tutti gli Argivi, Fidone, coniò moneta ad Egina, e procurando la moneta e raccogliendo i piccoli spiedi (obelìskoi) li dedicò ad Era di Argo. Dal momento che gli obelìskoi riempiono la mano, cioè la drax, noi, anche se non ci colmiamo la mano con sei oboli (oboloì) chiamiamo questa “dracma”, dal verbo “impugnare”. Perciò ancora oggi noi chiamiamo l’usuraio “pesatore di spiedi”, poiché gli antichi pesavano gli obelìskoi.” Da un punto di vista etimologico il termine obolo, la più piccola frazione del sistema eginetico, deriva dal nome degli spiedi, e nella vecchia manualistica si riteneva che gli spiedi fossero stati la prima forma di moneta. Nel 1894 nel corso dello scavo dell’Heraion di Argo vennero ritrovati 180 spiedi, uniti in un unico fascio, stretti al centro, dalla forma di una clessidra. Quindi effettivamente sono stati rinvenuti nel santuario degli spiedi in ferro, ma innanzitutto nulla si può desumere di un loro uso monetale, poi la dedica di spiedi è un fatto molto comune nei santuari ellenici, essendo strettamente connessi alla pratica del sacrificio: infilzare il bue era un uso aristocratico in quanto la ricchezza si esprimeva anche in termini di banchetto, e lo spiedo era una dedica alla divinità che riguardava un’intera classe sociale, pertanto non può essere apportato esclusivamente alla figura di Fidone). In conclusione creare una connessione tra Fidone, l’invenzione della moneta, la dedica di spiedi all’Heraion di Argo e le più antiche monete di Egina è un’ipotesi che oggi appare priva di fondamento.
Cronologia
Possediamo due termini importanti per la datazione:
- La cronologia dell’elettro ionico (ante 560) e se l’elettro ionico è la prima forma di metallo monetato nel Mediterraneo orientale dobbiamo considerare questa data come terminus post quem per la monetazione successiva.
- Il terminus ante quem è costituito invece dalla riforma di Creso (ante 547/6), quando crea un sistema dinamico con la serie in oro e in argento: è evidente che tale riforma non sarebbe partita se Creso non avesse sentito l’esigenza di confrontarsi con il mondo persiano e con il mondo delle poleis della costa che avevano iniziato a battere moneta.
L’inizio della monetazione eginetica si può dunque datare grosso modo tra 561 e il 547/6. Da scartare è la cronologia molto alta ricavabile da Aristotele il quale riporta un provvedimento di Solone, databile prima del 590, volto a rimpiazzare la moneta eginetica a vantaggio di quella ateniese.
Per quanto riguarda i ripostigli:
- Il ripostiglio più antico che contenga moneta di Egina è quello dell’Apadana di Persepoli, grande e magnifico edificio, costruito da Dario (550 a.C. - 486 a.C) e completato da Serse (485 a.C. - 465 a.C), da datare dunque nell’ambito degli ultimi due decenni del VI (525-500).
- Il ripostiglio di Asyut in Egitto con 900 monete, di cui il 15% sono di Egina. Questo accumulo si chiude nel 475, quindi le monete dovevano essere state battute prima di questa data e anche molto tempo prima, perché non erano monete fresche, mostravano un certo grado di usura.
- Il ripostiglio di Selinunte è oggi comunemente datato al 480, con una certa corrispondenza cronologica del ripostiglio di Asyut. Questo ripostiglio è costituito da 165 monete d’argento, sia greche (Egina al 49%, Corinto) sia Magno greche (Metaponto, Poseidonia, Sibari e monete siceliote): questo indica che la moneta eginetica ha carattere internazionale accanto a valuta achea dell’Italia meridionale. La presenza di moneta eginetica in un contesto come quello di Selinunte è interessante se consideriamo che la moneta nasce per rimanere in un certo ambito, per far sì che non venga esportato argento al di fuori dai confini: e la sua presenza qui dimostra che non si tratta solamente di moneta che viaggia come espressione economica di una città che possiede una miniera, ma si tratta già di una moneta che, in un orizzonte di fine VI inizio V, viaggia portata sulle rotte. Gli studiosi decidono di organizzare lo studio per sequenza di coni.
Attualmente dunque all’ipotesi cronologica alta, secondo la quale la moneta di Egina sarebbe iniziata secondo Kraay nel 580/570 e a quella estremamente ribassista che ritiene che questa moneta sia iniziata solo nel 520, si preferisce una collocazione nella seconda metà del VI secolo a.C.
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