Bearzot
Durante il Paleolitico, 40.000 anni prima di Cristo, tracce di occupazione umana si
riscontrano in Grecia a partire dalle zone settentrionali e, in particolare, dalla Tracia,
dalla Penisola Calcidica e della Tessaglia, per estendersi poi alla Beozia, all’Argolide,
all’Eubea e alle isole ioniche. Gli abitanti sono cacciatori e raccoglitori e conducono
una vita seminomade. Con il VII millennio inizia il processo di sedentarizzazione che
conduce al Neolitico, periodo che in Grecia copre l’arco cronologico 6000-3000. La
transizione dal Neolitico all’Età del Bronzo (seconda metà del IV millennio),
corrisponde a un notevole ampliamento dei circuiti di scambio, verso l’Egeo orientale e
l’Europa centrale. I centri più importanti si spostano dalle zone settentrionali (Tessaglia
e Macedonia) a quelle meridionali (Peloponneso, Cicladi, Creta): qui si svilupperanno le
grandi civiltà dell’Età del Bronzo, quella minoica a Creta e quella micenea nella Grecia
peninsulare. Nel corso dell’Età del Bronzo (3000-1100/1000, XI secolo) si assiste a
un’ulteriore crescita delle relazioni e degli scambi. Un ruolo importante spetta alla
diffusione della metallurgia: la scarsità di materiali in area egea spinge a cercare il
rame a Cipro, in Sardegna, nel Lazio, in Spagna, nell’Europa centro-settentrionale e in
Asia.
Asia Minore da nord a sud: Eolide, Ionia, Doride
Preistoria: periodo della storia umana che precede la scrittura. Da 2,5-2,6 milioni di
anni fa fino al IV millennio. (Paleolitico 2,5 milioni di anni fa – IX millennio, Mesolitico IX
millennio – VII millennio, Neolitico VII millennio – IV millennio con l’invenzione della
Storia)
Protostoria: secondo periodo della preistoria, tra la prima Età del Bronzo (3300/3000) e
quella del Ferro (XII)
La civiltà minoica (2000-1450)
Bronzo antico 3000 – 2000, Bronzo medio 2000 – 1600, Bronzo nuovo 1600 – 1000
Con l’inizio del Bronzo medio l’equilibrio caratteristico del Bronzo antico si rompe,
dando luogo a profondi cambiamenti; l’Egeo si scinde in due aree che seguono uno
sviluppo diverso. Creta e le Cicladi sono caratterizzate dall’espansione delle città,
dall’adozione del sistema palaziale e dal mantenimento di un intenso livello di scambi.
Nel Peloponneso e nella Grecia centrale e settentrionale si assiste a una significativa
regressione culturale. L’isola di Creta ha un ruolo centrale, sia durante il periodo dei
primi palazzi (2000 – 1700), edificati a Festo e Cnosso, sia, soprattutto, durante quello
dei secondi palazzi (1700 – 1450), che rappresenta l’apogeo della cultura minoica (da
Minosse, mitico re di Creta). Il sistema palaziale, già presente nel Vicino Oriente, è un
sistema di organizzazione politico-sociale fortemente centralizzato, basato sul palazzo
e sulle sue diverse funzioni che, da un presupposto politico, spaziano dall’economia
(organizzazione, raccolta e ridistribuzione delle materie prime) alla religione alla
cultura. Avrebbe concorso alla nascita della struttura palaziale, più che l’influenza
orientale, l’introduzione delle colture della cosiddetta triade mediterranea (vite, ulivo,
cereali), che avrebbe creato la necessità di organizzare la produzione, la raccolta delle
eccedenze e la loro ridistribuzione. La struttura del palazzo: grande cortile centrale di
forma rettangolare, intorno stanze dii servizio, di ricevimento, di culto e abitazioni. Un
cortile lastricato conduce alla facciata monumentale collocata sul lato occidentale,
molti ambienti presentano ricche decorazioni policrome. Mancano le fortificazioni,
senso di sicurezza. La scrittura, necessaria per la contabilità palaziale, era già nota in
Mesopotamia e in Egitto, ma i Cretesi approntarono un sistema autonomo: prima una
scrittura ideogrammatica, poi la Lineare A. Sono scritture sillabiche che esprimono una
lingua non greca. Nel 1450 fa invece la sua comparsa a Creta la Lineare B elaborata
dagli abitanti della Grecia continentale, la sua presenza, a Creta, testimonia la
conquista dell’isola da parte dei micenei intorno alla metà del XV secolo.
La civiltà micenea (1600-1100)
Diversamente che a Creta, il passaggio dall’Bronzo antico al Medio, reca innumerevoli
sconvolgimenti: molti villaggi sono distrutti, altri abbandonati, scompaiono le
fortificazioni, si generalizza la tomba individuale a cista, i corredi scompaiono. Questi
cambiamenti sono stati attribuiti all’arrivo di popolazioni parlanti lingue indoeuropee,
tra cui un proto-greco. Oggi tuttavia, è più accreditata la pista dei processi evolutivi di
lunga durata rispetto all’idea di una violenta e massiccia invasione. La pista dei
processi evolutivi di lunga durata induce a pensare a una serie di infiltrazioni, anziché
a un’invasione, di genti parlanti una lingua greca, che si sovrapposero a un sostrato
etnico e linguistico. Lo sviluppo della civiltà micenea muove dall’Argolide e dalla
Messenia, per investire altre aree come la Laconia, l’Attica e la Beozia. In Argolide
nascono Argo e Micene (la grandezza di Micene risulta dai ricchissimi corredi delle
tombe a pozzo delle élite aristocratiche/ tombe a fossa dei più poveri). Nel XV secolo
inizia l’espansione dei micenei nell’Egeo. Giungono a Rodi e a Creta, testimonianza è
l’archivio di tavolette in Lineare B rinvenuto a Cnosso. In occidente la ceramica
micenea è stata ritrovata nel basso Tirreno e nel mar Ionio. Tra il 1400 e il 1200 la
civiltà micenea è al suo apogeo, fioriscono Micene, Tirinto, Pilo, Tebe, Atene e
Orcòmeno e ovunque introducono il sistema palaziale. Conquistano Creta nel 1380,
anno della distruzione del palazzo di Cnosso, e subentrano nella gestione delle rotte
commerciali del Mediterraneo orientale. Il Lineare B nasce da Creta, essendo un
adattamento del Lineare A a un dialetto greco. Il palazzo miceneo; il cuore del palazzo
è il megaron (luogo del focolare), il signore è detto wanax e l’autorità secondaria è
riservata al lawagetas (capo militare), sotto di loro ci sono funzionari e un’aristocrazia
di capi militari. La base produttiva è garantita dal damos (popolazione residente nei
villaggi circostanti che paga le tasse ed è dotata di una certa autonomia) e dai servi. Il
controllo del territorio appare più ampio che nel caso dei palazzi minoici: ci si trova di
fronte al primo esempio di una politica a vasto raggio in Grecia (largo potere di
Agamennone che guida interventi comuni fuori dalla Grecia, come la guerra di Troia).
Nel XIV-XII secolo i micenei si proiettano verso l’esterno, creando progressivamente
relazioni complesse e articolate, in modo sempre più sistematico, fino a raggiungere
un’area geografica vastissima. L’esigenza principale che spinge i micenei sulle vie del
mare è la necessità di reperire metalli preziosi come avorio e ambra, tessuti pregiati,
legname per le navi, in cambio dei quali offrono olio, vino, manufatti di bronzo e di
ceramica, tessuti di lana e lino. Se l’idea di un vero e proprio impero coloniale è stata
ridimensionata dall’assenza di abitati di fondazione e cultura esclusivamente micenee,
l’estensione delle rotte commerciali e la costituzione di una serie di empori resta
indicativa di una grande capacità di espandere la loro influenza e di interagire con altri
soggetti nel bacino del Mediterraneo, costruendo una significativa unità culturale.
L’età oscura (1100-800)
Nel corso del XIII secolo i palazzi di Pilo, Micene e Tebe subiscono una prima
distruzione, mentre Atene e Iolco sono risparmiate. Dopo la ricostruzione, intorno al
1200, si ha una seconda ondata di distruzione: l’archeologia testimonia una serie di
opere difensive di emergenza (fortificazioni, controllo delle coste, fabbricazione di
armi) che sembrano far pensare alla percezione di un pericolo proveniente dal mare.
Le conseguenze sono molto gravi per il sistema politico, sociale ed economico che fa
perno sui palazzi. Cadono i palazzi sostituiti da diverse e più semplici tipologie
abitative. Nel corso dell’XI secolo una serie di importanti innovazioni segnala il
passaggio a nuove forme di civiltà: il cambiamento degli usi funerari, dalle tombe a
tholos a quelle a fossa e l’introduzione dell’incinerazione, il cambiamento degli stili
ceramici e soprattutto l’introduzione dello stile geometrico, il passaggio dalla
metallurgia del bronzo a quella del ferro, disponibile in Grecia, diversamente dal rame
e soprattutto dallo stagno necessari per la lega bronzea. Quest’ultimo passaggio,
insieme alla scomparsa degli oggetti di lusso d’importazione dai corredi funerari,
segna la fine dei grandi viaggi di scambio. La Dark Age è caratterizzata da uno
spiccato isolamento. La spiegazione più accreditata della distruzione dei popoli
micenei, è stata individuata in una serie di incendi, terremoti e carestie che avrebbe
messo in crisi il sistema centralizzato dell’economia palaziale. In questo quadro
andrebbe inserita anche l’invasione dorica, da intendere come uno spostamento di
popolazioni nell’area egea, più che come una vera e propria invasione. La fine della
civiltà micenea sarebbe stata così l’esito di una serie di cause convergenti, che
provocarono una lenta e inesorabile recessione. La società, a partire dalla fine del XII
secolo, di centralizza, la popolazione tende all’autosufficienza sul piano economico,
emerge uno spiccato regionalismo causato dall’abbandono dei viaggi di scambio e dei
contatti interculturali, che si contrappone alla vivacità di relazioni dell’età micenea. Ma
la frattura tra la civiltà micenea e l’Età del Ferro è evidenziata dalla perdita delle
capacità tecniche in ambito architettonico e della conoscenza della scrittura in tutta
l’area egea. Le premesse per la ripresa che porterà alla fioritura della civiltà greca
arcaica sono presenti nel corso dell’età oscura e sono legate alla permanenza di forme
di interscambio. La migrazione ionica che, partendo dall’Attica e dall’Eubea, porta al
popolamento della Ionia d’Asia, nell’area tra Smirne e Mileto, si colloca sullo scorcio sul
finire dell’IX secolo. Secondo Tucidide questa, come la grande colonizzazione dell’VIII
secolo, fu la conseguenza delle rinnovate condizioni di tranquillità in cui la Grecia
venne a trovarsi dopo i sommovimenti legati alle vicende dell’invasione dorica
Dori: secondo la tradizione antica avrebbero invaso e sottomesso il Peloponneso
intorno al 1200 a.C. Per gli studiosi italiani, i dori andrebbero identificati con gli achei
giunti nella penisola greca nel corso del II millennio (1700) e stanziatisi poi nel
Peloponneso, a Creta e sulle coste dell’Asia Minore.
Ioni: i primi a giungere nella penisola secondo la tradizione antica. Sono i greci
dell’Attica e dell’Eubea, della Ionia dell’Asia Minore e di alcune isole egee.
Eoli: i greci delle colonie nord-occidentali dell’Asia Minore, dell’isola di Lesbo, della
Tessaglia e della Beozia.
L’alto e medio arcaismo
Alto arcaismo XI secolo – 730 a.C., medio arcaismo 730 – 580, tardo arcaismo 580 –
guerre persiane
In Omero ‘’elleni’’ identifica genti della Grecia settentrionale, per designare i greci nel
loro insieme si utilizzano etnonimi come ‘’argivi’’, ‘’danai’’ e ‘’achei’’. La poesia di
Omero riflette una realtà storica stratificata, comprendente elementi dell’età micenea,
della successiva età oscura e dell’epoca contemporanea alla stesura dei poemi stessi
(Iliade IX, Odissea VIII, area ionica). Stridente appare il contrasto tra il wanax miceneo
e la regalità omerica del basileus (in area micenea designa un generico capo); in
Omero il re non è un sovrano assoluto ma un primus inter pares, con funzioni militari,
religiose e giudiziarie. Accanto al re un’assemblea del popolo, quindi il potere del re
viene così progressivamente limitato dalla formazione di un’aristocrazia.
Un’accelerazione particolare dei processi che conducono la Grecia fuori dall’età oscura
si registra in Attica, in Eubea, in Argolide, nella zona dell’Istmo, con la formazione delle
prime città. La polis presenta strutture di eredità micenea (l’articolazione tra acropoli –
rocca fortificata in cui ha sede non più il palazzo del wanax ma il tempio della divinità
poliade - e città bassa) e novità nell’organizzazione del territorio, costituito
dall’interazione tra il centro cittadino (l’astu) e la campagna coltivata (la chora), alla
quale va aggiunto il territorio di confine destinato prevalentemente al pascolo.
L’individuazione dello spazio sacro rappresenta uno dei fenomeni più rilevanti del
passaggio dall’età oscura all’arcaismo. Le strutture più antiche sono caratterizzate dal
tèmenos (appezzamento di terreno espropriato e assegnato alla costruzione di un
santuario o di un tempio) e dall’altare a cielo aperto. In seguito, si sviluppa una serie di
edifici e il santuario assume l’aspetto di un grande recinto attraversato da una via
sacra e ospitante una serie di costruzioni, prima tra tutte il tempio che ospita l’àgalma
(la statua di culto). Ai diversi fattori evolutivi che caratterizzano l’uscita della Grecia
dall’età oscura (progressivo superamento dell’isolamento, ripresa economica dovuta
alla massiccia espansione dell’agricoltura a danno dell’allevamento, crescita
demografica, sviluppo dei santuari e delle prime comunità cittadine) va accostata
l’acquisizione della scrittura alfabetica la quale, profondamente diversa dalla scrittura
sillabica, nasce alla fine del IX secolo dall’adattamento al greco dell’alfabeto fenicio
(più antica iscrizione greca: incisione su un vaso proveniente dalla necropoli italica di
Osteria dell’Osa nell’entroterra laziale risalente al 770).
Poleis (acropoli/città alta, astu/città bassa, chora/contado) e stati federali
Poliade: la divinità poliade è la divinità protettrice della comunità, della città
Le poleis nascono a partire dall’VIII secolo, si tratta di un fenomeno complesso
consistente nella coesistenza di una spiccata unità culturale (in senso etnico,
linguistico, religioso, giuridico) e di un forte frazionamento politico, determinato dalla
presenza di più di mille stati indipendenti, diversi per le dimensioni geografiche e la
natura del territorio, per le caratteristiche socio-demografiche e insediative, per
l’assetto urbanistico e monumentale, per le modalità di definizione della costituzione.
La polis è una comunità civile, costituita da uomini che si riconoscono in culti e in leggi
comuni. L’ideologia della polis comporta che la popolazione debba partecipare alla sua
gestione, come in una società per azioni, che il potere debba essere esercitato per
periodi definiti e a rotazione, che il suo esercizio debba essere conforme alle regole
fissate dalla legge. Proprio l’assenza di simili forme di integrazione politica nelle città
omeriche ci consente di concludere per l’assenza di vere e proprie poleis in Omero.
Con un movimento centripeto, definito sinecismo (unificazione di entità politiche
precedentemente indipendenti in una città ad organizzazione statale), la realtà
cittadina si organizza intorno a un centro, attraverso l’aggregazione di diverse unità
minori, i villaggi o komai. Tale aggregazione può avere carattere fisico e comportare
trasferimento di popolazione e cambiamenti insediativi o può avere un carattere
puramente istituzionale e lasciare sostanzialmente invariate le più antiche strutture di
insediamento, come accadde nel caso di Atene. Nella varietà estrema di forme, che
comprende anche il caso di poleis governate autocraticamente o da governi oligarchici
ristretti, la città così concepita – cioè basata sulla nozione di appartenenza e
condivisione – ha comunque in sé spinte propulsive di carattere egalitario: infatti
quando ciascun cittadino si sente partecipe del comune destino e a esso contribuisce
fattivamente, tanto più richiede una condizione paritaria rispetto ai concittadini, quella
che i greci chiamavano isonomia (avere parte uguale), e la partecipazione alla
gestione della comunità. All’affermazione di tendenze isonomiche contribuì anche la
riforma oplitica. Si tratta di una riforma militare per cui il nucleo dell’esercito venne a
essere costituito non più dalla cavalleria, ma dai fanti armati pesantemente, i
cosiddetti opliti (da hopla, le armi che costituiscono l’armamento del fante). Il servizio
alla falange oplitica era fornito dai membri della classe media, costituita da contadini
liberi: combattendo insieme per la difesa della patria essi rafforzarono i loro reciproci
vincoli di solidarietà e l’integrazione nella comunità e richiesero, di conseguenza, un
trattamento paritario e una maggiore partecipazione politica. Anche l’evoluzione nel
modo di combattere contribuì, allora, a far emergere nella polis una tendenza
isonomica, tanto che ‘’uguaglianza’’ diventerà una parola d’ordine sia per i cittadini
della democratica Atene, che rivendicavano orgogliosamente la loro uguaglianza di
diritti (isonomia) e di parola (isegoria), sia per quelli dell’oligarchica Sparta, che si
definivano homòioi (gli uguali). La Grecia, però, non era fatta solo di polis. Accanto allo
stato cittadino è presente lo stato federale. Lo stato federale fu, fin dall’età arcaica,
l’organizzazione politica caratteristica della Grecia centro-settentrionale. Z
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