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Modulo III archeologia romana

Appunti di Archeologia romana basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Slavazzi dell’università degli Studi di Milano - Unimi, Facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in scienze dei beni culturali. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Archeologia romana docente Prof. F. Slavazzi

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Ci sono strade più brevi, magari per collocare zone vicine a Roma, ma ce ne sono altre che arrivano ad essere lunghe

migliaia di km. La via Aurelia, che parte dal ponte Sublicio ed Emilio arriva fino alla Spagna. Era questa la strada per

arrivare in Spagna, a Cordoba. Questa è una strada legata all'espansione ed alla conquista fatta dalla Roma

Repubblicana. Le strade principali sono anche strettamente legate alle vicende storiche dello stato romano. Alcune

quindi sono state costruite in occasione di campagne militari importanti.

Il nome della strada già da indicazione diversa dello scopo. Verso Oriente le strade hanno tutte come denominazione

nomi di città, cioè le mete a cui arriva la strada. Via Nomentana (Nomentu,), Tuscolana (Tuscolo), Tiburtina (Tivoli), Pagina

Prenestina (Preneste - Palestrina), Labicana (Labicum). A queste strade si aggiungono altre due strade, collocate a | 5

sud, l'Ostiense (Ostia) e la Portuense (che portava al porto). Sono due strade parallele lungo le due rive del fiume.

Tutte queste strade quindi prendono il nome dalla meta a cui arrivano. Sono destinate a coprire le distanze con le città

collocate ai piedi dell'Appenino, dei colli Albani o presso la foce del Tevere. Le altre strada sono invece le grandi strade

di comunicazione con il resto della penisola italiana, con il resto dello stato italiano che si espande sempre più nel corso

dei secoli. Sono strade denominate con il nome della famiglia del magistrato che le fa costruire e che poi manterrà nel

corso dei secoli. Tra queste si può ricordare la Via Aurelia costruita da Aurelio Cotta, di cui non conosciamo il prenome,

quindi non sappiamo esattamente quale membro della famiglia ha realizzato l'opera nel corso del III secolo a.C. I nomi

romani gentilizi sono caratterizzati da tre nomi prenome – nome (che indica la famiglia di appartenenza) – cognome.

La Via Aurelia nella sua prima realizzazione arrivava fino a Cosa. Viene poi prolungata fino a Pisa. Verrà poi prolungata

ancora fino a Genova ed oltre con nomi diversi: via Domizia (nel tratto francese della Gallia Narbonense). Arriva sino

alla penisola Iberica. Nasce come strada che doveva collegare Roma all'Etruria sul mare.

La Via Flaminia, cioè la principale strada verso Nord che attraversa gli Appennini. Esce dalla città, all'altezza del

Campo Marzio, con un rettilineo impressionante fino al Ponte Milvio. Impressionante perché esiste ancora ora, è

l'attuale via del Corso. È molto dritta, una caratteristica atipica per le strade romane.

La via Flaminia si dirige verso Nord sull'Adriatico arrivando a Rimini, punto conclusivo. Viene costruita da Gaio

Flaminio per collegare Roma con l'Ager Gallicus. Questa strada fu costruita per conquistare proprio quella zona.

La Via Cassia e la Via Clodia. Entrambe nascono dal Ponte Milvio. Queste strade sono state realizzate in età

repubblicane. Tre le due la più importante è la Cassia. Entrembe sono state realizzate per conquistare l'Etruria interna.

La via Cassia è collocata ai piedi degli Appennini. Arriva a Luni. La via Clodia invece copre la parte di territorio non

servita né dalla Cassia né dall'Aurelia. È un sistema fatto per collegare l'Etruria, nelle sue varie porzioni, con Roma.

Strada che parte ai piedi del Palatino e si dirige verso sud-est. Si tratta della Via Appia che esce fuori dalla città poco

dopo il Circo Massimo e dopo le mura serviane esce dalla città dalla Porta Appia. È la strada verso sud, quindi verso

la Magna Grecia. Si tratta, tra quelle analizzare, della strada più antica, realizzata nel 312 a.C. dal censore Appio

Claudio cieco. La Via Appia è la prima strada censoria, cioè realizzata da un magistrato che riveste la carica particolare

di censore e poi mantenuta dalla sua famiglia. È una strada che noi chiamiamo consolare, ma è un termine non

appropriato. La via Aurelia è la strada statale numero uno, quindi significa che il sistema censoria è lo stesso usato

dalle strade statali italiane. Tornando alla via Appia nella prima parte della sua realizzazione la strada arrivava a Capua,

cioè la seconda città d'Italia per dimensioni, dopo Roma. Era una città della Magna Grecia. Attraversava con un

rettilineo tutto il Lazio e poi arrivava in Campania. In seguito la strada viene prolungata da Capua a Brindisi, passando

per Benevento, Venosa e Taranto.

Brindisi era un porto di tipo militare, da cui partivano le spedizioni verso Oriente. Quindi la strada serve per le grandi

conquiste in Oriente. Quindi anche questa è una strada sulla quale viaggiavano gli eserciti. Da Benevento in poi, la

strada attraversa gli Appennini, quindi il percorso è lungo, accidentato, in salita ed in discesa, difficile e lento fino a

Taranto. Ad un certo punto da Benevento si decide di realizzare una variante, più a Nord, che arrivi più velocemente

alla pianura pugliese. Si tratta della Via Appia Traiana fatta costruire dall'Imperatore per la spedizione contro i Parti.

Per celebrare questa costruzione viene realizzato a Benevento l'Arco di Traiano. L'Appia è una delle strade che meglio

conservano, per lunghi tratti, l'aspetto antico. Lunghi tratti della strada erano realizzati con grandi pietre di materiale

molto resistente, che permetteva di lasciare il fondo della strada asciutto e facilitare il passaggio di qualsiasi tipo di

mezzo. Lungo i tratti di strada ci sono i miliali che indicano la distanza da Roma fino alla meta successiva, per regolarsi.

Ci sono poi punti di sosta per il ristoro e per il riposo dei cavalli. Tutto questo perché le strade avevano anche lo scopo

di permettere il corso postale.

Via Salaria collegava la Sabina con la zona dell'Emporio di Roma. Questa strada collega Roma con la Sabina,

mantenendo il nome antico anche se non serve più a trasportare il sale. La strada viene allungata fino all'Adriatico,

arrivando fino a San Benedetto del Tronto.

La Via Latina non ha il nome di una meta, ma ha il nome di un popolo, quello dei latini che abita il Lazio meridionale.

È una variante rispetto al percorso della Via Appia.

La Via Triunfalis è una strada molto antica che risale all'età del ferro. Risale al IX secolo a.C. e collega la zona di

Roma con Veio. Era la strada che da Veio portava alla zona in cui si insedierà Roma. Aveva questo nome perché è la

strada percorsa da Furio Camillo dopo aver battuto la città di Veio. Quindi ritorna trionfalmente in città con l'esercito

vincitore. La strada è importante perché è quella percorsa dagli eserciti vincitori che si fermano nella zona del Circo

Flaminio in attesta del consenso del Senato di entrare in città. Dove depongono le armi, visto che non potevano entrare

in città armati.Il sistema di strade si struttura nel corso dei secoli in età repubblicana ed è legato alle mure serviane.

Quando verrà costruito il nuovo sistema di mura, quelle aureliane.

Le mura dovranno tener conto il gran numero delle strade che usciva fuori dalla città, per non bloccare la circolazione.

Verranno quindi costruite delle porte che prenderanno il nome della strada che di li passa.

Le Mura:

Le mura nella città di Roma sono due, anzi tre, ma la prima riguarda solo il Palatino. Queste risalgono all'VIII secolo

quando il colle viene fortificato da delle mura, identificate lungo la Via Sacra. Le Mure Serviane e le Mure Aureliane

sono però le più importanti. Tra le due cerchia di mura ci sono circa nove secoli. La prima parte della vita della città

fa ricorso al primo sistema difensivo, quello delle mura serviane. Ad un certo punto le mura però diventano inutili, in Pagina

quanto Roma era al centro di un Impero davvero molto vasto. Solo quando si ripresenterà la necessità di adottare un | 6

nuovo sistema difensivo, a causa delle minacce barbariche. Quindi molto velocemente verrà messo a punto un nuovo

sistema murario che raddoppia la dimensione delle mura stesse. Di entrambe le mura, soprattutto di quelle Aureliane

ci sono ancora molte tracce. Le mura Aureliane hanno racchiuso la città anche in epoca successiva (Medioevo e

Rinascimento). Sono diventate inutile dopo il 1870, caduta dello Stato Pontificio, quindi con la Breccia di Porta Pia

che viene fatta propria sulle mura Aureliane.

Mura Serviane:

Queste hanno due fasi: la prima è della metà del VI secolo a.C. Riferita al Re Servio Tullio, uno dei grandi costruttori

dell'età dei Tarquini. È il periodo dello sviluppo di Roma, non solo in termini di territori. È l'epoca dell'organizzazione

amministrativa, con le quattro regioni messe a punto dallo stesso Servio Tullio. Queste mura hanno un andamento

complicato, non regolari. Dimostrazione di come Roma sia un'eccezione tra le città romane. È così irregolare perché il

circuito sfrutta il più possibile le difese naturali: quindi sfrutta i sette colli e le loro pendici scoscese. Ad esempio

l'Aventino per metà del suo circuito è inserito nelle mura. Sono colli con pendici scoscese e quindi difficilmente agibili.

Queste prima mura, lunghe 11 KM, comprendono una superficie interna di 476 ettari, costituiscono uno dei più grandi

circuiti murari delle città etrusche conosciuti. Quindi questo manufatto di propone come uno dei più grandiosi della

sua epoca. Il materiale con cui è costruito in questa prima fase è una pietra, ricavate dalle cave che c'erano in città. Nei

pressi di Roma si estrae un tufo detto cappellaccio. È un tufo piuttosto scadente. Il tufo ha il pregio di essere una pietra

leggera e facilmente lavorabile, perché permette di essere tagliata e lavorata con facilità. Ma nel caso del cappellaccio

è ancora più evidente, perché è una pietra molto porosa. Questo però ha lo svantaggio che la rende molto fragile, in

quanto la rende spugnosa. Il vantaggio è quello che l'estrazione avviene laddove poi viene applicato ed inoltre è facile

da modellare, lo svantaggio è che la sua fragilità la rende inadatta ad un sistema difensivo. Dopo il 390 le mura

dovettero essere rifatte. Il cappellaccio venne sostituto da un nuovo materiale. Livio sostiene che la data dovrebbe

essere il 378 a.C., ma in realtà la vera data non la conosciamo e non tutti gli storici sono d'accordo con quanto detto

da Livio.

Il nuovo materiale utilizzato non è ricavabile da Roma, ma arriva da un luogo distante circa 10 km. Il materiale è il

tufo di Grotta Oscura, estratto dalle cave del territorio di Veio, dopo la conquista della città etrusca (346 a.C.). La

conquista di Veio non solo rese sicura la riva destra del Tevere, ma fornisce a Roma un materiale più solido e con

caratteristiche migliori rispetto al tufo cappellaccio. Le mura vengono rifatte sullo stesso circuito precedente,

sostituendo il materiale principale da cui sono costituite. Le caratteristiche delle mura sono l'inclusione dei colli e lo

sfruttamento delle pendili, là dove è possibile. Dalla porta Equilina alla porta Collina è il tratto delle mura più debole,

perché non ci sono ostacoli naturali che collaborino alla costruzione delle mura, in quanto la zona è pianeggiante. In

questo tratto il sistema difensivo non è dato dal solo muro o dal solo elemento naturale, quindi si realizza un sistema

complesso. Il tratto di mura viene chiamato “aggere”. L'intero sistema è lungo circa 80 m (profondità): prevede un

fossato esterno (circa 40 m), che doveva allontanare l'avvicinamento del nemico; poi c'è il muro vero e proprio rafforzato

da una doppia cortina, nella parte bassa; alle spalle del muro, quindi all'interno della città, c'è l'aggere vero e proprio,

cioè un terrapieno addossato al muro e arginato da un muretto di contenimento (sub aggere) all'interno della città. Il

muretto di contenimento serviva ad evitare che la terra vagasse per tutta la città alla prima pioggia. Inoltre nella parte

superiore dell'aggere c'era un camino di ronda che serviva ai difensori di vedere cosa facessero i nemici e di cominciare

ad attaccare nel caso di pericolo. Viene ideato un sistema di questo genere perché i nemici avevano come unica

possibilità di attacco lo sfondamento delle mura. Ma in questo caso il muro è rafforzato da un terrapieno che rallenta

il crollo.

Alcuni tratti delle mura sono ancora visibile perché riportati alla luce durante i lavori di urbanizzazione della città

dopo il 1870. Le mura poste a destra della Stazione Termini sono l'interno delle mura. Quindi noi non vediamo ciò che

vedevano i nemici. All'interno della stazione c'è invece un altro muretto, quello è il sub aggere. Poi sparsi per la città

ci sono altri tratti di mura di rifacimento di IV secolo a.C., perché di resti di mura con Cappellaccio non ce ne sono.

Delle mura serviane esistono sempre piccole porzione disseminate per la città. Tutto ciò è accaduto perché dopo la

seconda guerra punica, ultimo momento grave di crisi in cui Roma città ha rischiato di cadere, le mura di Roma non

hanno più rappresentato un strumento di difesa necessario. Anzi il territorio si è espanso a tal punto che ha allontanato

i punti di attacco. Le mura serviane, dal punto di vista della difesa, vengono abbandonate durante i vari rifacimenti.

Quindi le mura vengono defunzionalizzate, in alcuni punti scompaiono completamente. Le porte delle mura serviane

sono poche, una per ogni colle. Questo è un principio elementare: in un sistema difensivo più porte ci sono, più pericoli

ci sono, più punti da difendere ci sono. Porre una porta ad ogni colle significa che da lì esce una strada che si genere al

di fuori della città. Quando la città si espande, superando l'area racchiusa all'interno delle mura, gli unici elementi

mantenuti in funzione, riqualificati e restaurati sono le parte.

Essendo passaggi sono consacrati alle divinità, o comunque sono sotto la loro tutela. Quando il magistrato solca con

l'aratro il pomerio, in corrispondenza delle porte l'aratro viene sollevato. Questo permette un passaggio dall'interno

all'esterno e viceversa. Le porte non si possono spostare, così come non si possono spostare i luoghi sacri, al massimo

si possono chiudere. Le porte che sono sopravvissute, sono giunte fino a noi nel rifacimento Augusteo. La porta

Esquilina (o Arco di Gallieno) è rifatta in età auguste nella forma di un arco. Nel terzo secolo viene rifatta con

un'iscrizione all'imperatore Gallieno. La porta che si trova sul Celio, dove la struttura augustea della porta (quella in

travertino) è stata inglobata nell'acquedotto di Caludio. Questa è dedicata a Dorabella e Sillano. Pagina

Mura Aureliane: | 7

Durante il I e II d.C. secolo la città non è più dotata di mura. Con il III secolo d.C. si presenta il rischio di invasione

dell'Italia. Quindi il rischio è quello che Roma possa essere in pericolo. Quindi nella situazione particola ed incerta, in

cui gli imperatori restano al potere per poco tempo, un imperatore Aureliano fa costruire le nuove mura. Aureliano dal

271 al 275 d.C. Fa costruire le nuove mura. Nel corso dei novecento anni che vanno dalle mura serviane a quelle

aureliane la città si è allargata notevolmente. Si è allargata in settori che prima non erano stati considerati nelle mura

serviane, come l'area del Trastevere o del Campo Marzio (quartiere dove si concentrano gli edifici dello spettacolo e

le terme). I problemi che Aureliano deve affrontare nella realizzazione di questa opera colossale, circa 19 km, sono la

necessità di realizzare l'opera molto in fretta, contenendo i costi, dovuti alla confisca dei terreni necessari per far passare

l'opera (i proprietari quindi dovevano essere risarciti) e ricavare il materiale necessario. Le soluzione adottate devono

tenere conto di tutti questi fattori. La fretta viene risolta con la realizzazione dell'opera in tempi brevi, ma questo

comporterà la necessità di dover intervenire con restauri ed il raddoppio in altezza delle mura nell'arco di un secolo

circa. La questione dei costi. La necessità di contenere i costi, tenendo conto che Aureliano ha trascorso gran parte del

suo regno in giro per l'Impero a difendere i confini, viene seguita facendo passare le mure su territori imperiali. Quindi

una parte del tracciato, abbastanza tormentato dal punto di vista dell'andamento, è dovuta al fatto che per evitare di

attraversare terreni privati, così da non pagare il risarcimento, si è scelto di far passare le mura su territori di proprietà

dello Stato o dell'Imperatore. Un altro motivo di risparmio era rappresentato dalla possibilità di includere nel circuito

delle mura elementi già costruiti. Il Castra Petroria (Caserma dei petroriani) era già fortificato, quindi le mura lo

includono come un elemento già esistente e quindi utilizzabile nel sistema di difesa. In altri casi invece vengono usati

la difesa naturale del Tevere, che nel circuito delle mura serviane era stato usato pochissimo. Il fiume già da se

costituisce una difesa di tipo naturale.

Lungo il circuito sono stati inseriti altri elementi o monumenti, come l'anfiteatro castrense. Metà della struttura

diventa parte della mura, ma non perde la sua funzione di anfiteatro. La porta Maggiore funziona allo stesso modo. La

Piramide di Caio Cesto viene anch'esso inglobato nelle mura come parte delle fortificazioni, in quanto è una piramide

di travertino e marmo molto solida. Il terzo elemento da tener in considerazione è quello del materiale. Le mura

aureliane non sono costruite in pietra, perché sarebbe stato impensabile estrarre tutto quel materiale in breve tempo.

Vengono costruite in cemento rivestito in mattoni. L'aspetto esterno è il laterizio, quindi il mattone. L'anima interna

delle mura è una colata di cemento, fatta di calce e struzzo, pezzi di pietra, laterizi e via dicendo. Il paramento esterno

e quello interno sono stati poi rivestiti in mattoni. 19 km per 6 m di altezza di rivestimento murario richiedevano

milioni di mattoni. I mattoni non si potevano realizzare ex nove in tempi brevi e per una grande quantità come quella

richiesta in questo caso. Quindi i mattoni sono di riutilizzo, frutto dello smontaggio di altri edifici. Questo spiega la

differenza di colore nelle mura. La qualità dei mattoni, che vengono recuperati da lotti o edifici diversi, determina le

zone di colore differenti. In origine le mura erano alte sei metri, intervallate da una torre, a pianta quadrata, ogni 100

piedi (30 metri di distanza), per un totale di 383 torri. Le torri non servono solo alla vedetta, ma anche per la difesa.

Permettono di difendere le mura a 360° gradi. Per gli arcieri significa avere un'area d'azione molto più ampia. Già

all'epoca di Massenzio le mura devono essere restaurate perché alcune parti necessitano di rafforzamenti. Negli anni

401-402 d.C. sotto l'imperio di Onorio e Arcadio, e sotto la direzione di Stilicone, le mura devono essere raddoppiate

in altezza, perché troppo basse per le nuovi armi. Da sei metri passano a dodici metri. Un ulteriore restauro viene

compiuto da Bellisario nel VI secolo d.C., quando l'Impero Romano non esiste più, ma Roma si.

Considerano che le mura aureliane vengono realizzate quando la città è nella sua fase di massima espansione, la

superficie inclusa all'interno delle mura deve tener conto di includere dei monumenti in periferia, che se lasciati

all'esterno delle mura potevano diventare dei pericoli, utilizzabili dai nemici. Ad esempio le Terme di Caracalla, per le

quali il percorso delle mura di allarga in modo da includerle. Se lasciate fuori sarebbero potute essere prese d'assalto

dai nemici per mettere sotto assedio Roma. Il Campo Marzio viene incluso nella sua versione più ampia possibile,

perché c'è una concentrazione di opere e monumenti importanti che è necessario un intervento del genere. La

conseguenza è che il numero delle strade che esce dalla città è più elevato rispetto a quelle che uscivano dalle mura

serviane. Questo significa che il numero delle porte delle mura aureliane è altissimo. In certi casi, dove le mura aureliane

tagliano in due le strade private, sono state realizzate porte più piccole, di tipo pedonale, che permettono il passaggio

dei privati.

La porta di San Sebastiano è quella dalla quale si dirama la via Appia ed è rimasta pressoché identica a com'era in epoca

romana. Porta Appia, Porta Latina, Porta Asinaria. Le porte hanno subito pesanti trasformazioni nel restauro di

Onorio, perché anche le torri delle porte sono state raddoppiate in altezza. Nel restauro di Onorio le piante, da quadrate,

sono rese a pianta semi circolare che permette un raggio d'azione più ampio. Nel restauro di Onorio la parte inferiore

delle porte è stata rafforzata da un rivestimento in travertino. In una prima versione la porta aveva due aperture che

corrispondevano alle due carreggiate della strada che entra ed esce nella o dalla città.

Questo sistema rende più difficile da controllare il transito, in caso di avvicinamento di nemici. Il restauro di Onorio

prevede un'unica apertura. La sola porta che conserva un doppio passaggio è quella Ostiense. Il sistema prevede un

controllo filtrato in maniera rigorosa. Le porte prevedono delle gallerie superiori doppie, nell'ampliamento di Onorio.

Queste servivano alle sentinelle per il controllo interno ed esterno.

Il sistema dei merli è utile per attaccare i nemici. Il sistema di Onorio ha permesso di realizzare un rivestimento delle Pagina

mura interne nel percorso delle sentinelle (? 1h06m). Il raddoppio delle mura permette di coprire il cammino di | 8

ronda, rendendo sicuro il controllo da parte delle sentinelle, che tramite le feritoie possono vedere cosa succede

all'esterno. Porta Appia – Porta Ostiense – Porta Asinaria – Porta Latina che ha il travestimento in travertino fino ai

merli – Porta Clausia che ad un certo punto si è ritenuto utile chiudere, è stata completamente tamponata.

Monumenti Reipiegati:

La piramide viene inglobata nelle mura, diventando un bastione molto solido in quanto rivestito in marmo. Lo stesso

succede con l'anfiteatro castrense, con un migliaio di posti. L'ordine superiore degli archi viene abbattuto, gli altri

vengono chiusi, la parte interna dell'arena viene riempita di terna. Ci troviamo vicino a Santa Croce in Gerusalemme.

Questa Basilica viene costruita all'interno del palazzo imperiale dei Severi e poi di Elena madre di Costantino. Un altro

elemento di reimpiego è la Porta Maggiore. Ci troviamo lungo la via Prenestina, che è la strada che passa sotto questi

archi. In questo punto, in età Claudia, si incrociavano tre acquedotti, uno più antico e due costruiti da Claudio. Le tre

fasce sovrapposte, al di sopra della porta, erano i tre acquedotti. Claudio monumentalizza l'opera. Gli acquedotti

entravano in città da sud est. La struttura nel circuito delle mura aureliane viene riutilizzata come porta. Quindi verrà

affiancata da due torri e rafforzata. Avrà quindi i due passaggi. Quando le mura vengono in parte demolite ed in parte

liberate dalle sovrapposizioni successive, la stessa porta verrà liberata dalle torri laterali e verrà riportata alla luce

l'opera di Claudio.

Acquedotti:

Questi sono un'altra grande infrastruttura che i romani hanno sfruttato al meglio per far arrivare l'acqua là dove

necessario. Alcuni degli acquedotti costruiti in età antica sono in uso ancora oggi. Realizzare un acquedotto è

un’impresa molto complessa. C’è bisogno di un progetto che tenga presente di dove andare a prende l’acqua, dove

condurla e come condurla fino a quel punto, in cui l’acqua conclude il percorso. Alla fine del IV secolo a.C. Viene

costruito il primo acquedotto da Appio Claudio, colui che fece costruire anche la Via Appia.

Come funziona un acquedotto? Quale principio sfrutta l’acquedotto?

L’acqua deve muoversi da sola, non ci deve essere un modo per spingerla. Quindi è essenziale mantenere la pendenza

costante, perché la forza di gravità, in presenza di una pendenza, fa muovere l’acqua. La pendenza non deve essere

troppa, altrimenti l’acqua scorrerebbe troppo veloce rischiando di rompere la struttura, ma non può nemmeno essere

troppo poco altrimenti l’acqua si ferma e ristagna. È impensabile mantenere una pendenza unica e costante dal punto

in cui l’acquedotto nasce e dove finisce. Ci sono punti in cui la pendenza arriva al punto più basso che permette poi il

nuovo inizio del percorso, grazie a dei principi idraulici. Il percorso dell’acquedotto deve tener presente della natura

del suolo che può essere accidentato, montuoso, collinoso e via dicendo. Normalmente l’acqua si recupera in zone di

montagne. Dove possibile l’acquedotto viene costruito sottoterra, perché più economico e più sicuro. Dove però questo

non è possibile l’acquedotto viene costruito sopra terra, sempre con lo scopo di mantenere costante il corso dell’acqua.

I tratti sopra terra vengono realizzati con un sistema di arcate. Tutto lo scopo delle arcate è quello di sostenere, con

un’inclinazione costante, il canale soprastante. Il luogo fisico nel quale viaggia l’acqua è lo speco, uguale sia che si trovi

sopra terra che sottoterra. La larghezza è tale da permettere la manutenzione, quindi al suo interno deve potersi

muovere un uomo in piedi. L’interno è rivestito di coccio pesto, cioè un materiale impermeabile e favorisce così lo

scorrimento dell’acqua. Inoltre si deve evitare il ristagno ed i luoghi dove si possono insediare alghe o batteri. Quindi

all’interno dello spiego non ci sono spigoli vivi. La manutenzione e la pulizia deve essere costante e continua. Ci sono

poi luoghi di decantazione delle acque prima della distribuzione all’interno della città.

Nuclei monumentali legati a funzioni pubbliche :

Campidoglio

Uno dei luoghi più antichi della città. Era il luogo dove, secondo la tradizione, c’era un centro abitato fondato da

Saturno prima dalla fondazione di Roma. Questo è rilevante per spiegare la presenza, in questa zona, del culto di

Saturno, che si trova ai piedi del colle e a controllo del punto d’accesso principale ad esso. E’ un luogo che ha avuto

una rilevanza fondamentale, perché è sempre rimasto un luogo privilegiato; se in età romana era una sorta di acropoli,

un luogo isolato dove stavano i culti principali, durante l’età medievale diventa il luogo dove andranno i poteri civili

della città rispetto alla Roma cristiana principali magistrature di Roma (ancora oggi c’è il Palazzo Senatorio, dove sta

il sindaco di Roma). La sede principale è il Tabularium, costruito nel I secolo e riprogettato nel Rinascimento da

Michelangelo che crea anche la piazza attorno al Palazzo Senatorio; al centro della piazza mette la statua di Marco

Aurelio. Di fronte viene creato il Palazzo Nuovo che diventa la sede del Museo Capitolino concentrazione di edifici e

ruoli importanti in questa zona. C’è anche una chiesa medievale rilevantissima, Santa Maria in Aracoeli, con un suo

convento che però oggi è sostituita da un monumento di Vittorio Emmanuele II.

Il Campidoglio antico è il più piccolo dei 7 colli ed è anche il meglio difeso: blocco di tufo, con pareti scoscese e

accessibile solo da un unico punto, ovvero il Clivo Capitolino, che sale dal Foro Romano fino alla sommità del colle.

Questa strada costituisce l’ultimo tratto della Via Sacra e l’ultimo tratto del percorso del Trionfo strada di rilevanza

simbolica. C’erano tre scale che stavano come accessi pedonali. Le pareti del colle erano scoscese perché il tufo è molto Pagina

fragile e il colle è anche franato portando con sé i resti di templi antichi. Il colle ha due alture diverse: la maggiore è la | 9

Arx (punto più alto) e la minore è il Capitolium (più basso ma più ampio). Le due alture erano divise da uno spazio più

basso detto Asilum, dove oggi si trova la piazza. Il tempio di Giove Capitolino e della Triade Capitolina si trova sul

Capitolium, mentre i templi minori sono collocati in altre posizioni. Il colle aveva difese naturali che vennero potenziate

con la costruzione di mura attorno al colle unica parte della città a non essere presa dai Galli nel 190 a.C. Il tempio di

Giove è il più antico e il più grande: realizzato a partire dai lavori fatti iniziare da Tarquinio Prisco (re etrusco). Tempio

etrusco più grande del VI a.C. secolo e collocato con la facciata verso Est (verso il Palatino). Di questo tempio rimane

pochissimo dell’alzato non è rimasto nulla, delle fondazioni ci è arrivato qualcosa. Conosciamo le vicende di questo

edificio dalle fonti: iniziato da Tarquinio Prisco attraverso architetti etruschi. Le decorazioni in terracotta erano fatte

da Vulca, che arrivava da Vulci crea una quadriga in terracotta per il frontone della facciata. Era in legno e rivestito in

terracotta rischio di incendi: in più disastroso nell’83 a.C. che comportò una ricostruzione completa. Per cercare di

sopperire al rischio di incendi, venne ricostruito in marmo, facendo venire da Atene le colonne dell’Olimpleion (VI

secolo, tempio di Zeus). La trasformazione del materiale dell’edificio, non frena però le distruzione e cade nel 69 d.C.;

ricostruito con Vespasiano ma brucia ancora nell’80 d.C. sotto Tito. La particolarità della struttura è che abbiamo tre

celle anziché una singola e l’intercolunnio centrale è maggiore degli altri. Le tre divinità erano Giove, Giunone e

Minerva: delle loro statue non c’è rimasto nulla, ma il loro aspetto ci è noto grazie a riproduzioni più tarde ogni divinità

è identificata con il suo uccello simbolo: l’aquila per Zeus, il pavone per Giunone e la civetta per Minerva. La facciata

principale del Tabularium (palazzo senatorio) dà sul Foro Romano. Fa da sfondo al Foro stesso verso il Campidoglio.

L’edificio ha un impatto visivo enorme e rende l’idea di ufficialità (ci si conservavano dei documenti). Viene realizzato

nella parte bassa del colle tra le due alture per sfruttare il doppio affaccio sul colle e sul Foro. Si tiene però conto, nella

progettazione, della presenza di un culto pre-romano. Non poteva essere spostata la pianta del Tabulario viene quindi

adattata al Tempio di Veiove che viene incluso nella struttura. Situazione del Foro Romano e vicende successive che

hanno portato alla situazione attuale. Il Foro Romano è un'area che nella prima fase urbanistica non viene usata, perché

sta in basso. Quindi come tutte le zone basse dell'area urbana di Roma era un'area paludosa, dove appunto si

raccoglievano le acque che scendevano dai colli. Sia tramite brevi corsi d'acqua che in caso di piogge. Non ci sono

tracce di insediamento fino alla prima bonifica, avvenuta con i Re Etruschi. Fino a quel momento era utilizzato come

spazio per le sepolture. Le varie sepolture trovate si trovano ai lati di un selciato stradale che diventerà poi la “Sacra

Via”, si trattava di una strada percorribile. Lungo questo percorso, quando non esisteva nulla nel Foro Romano,

venivano situate le sepolture. Ciò significa che la zona del Foro non era frequentabile per insediamenti fissi o per uno

stanziamento, ma era praticabile attraverso dei percorsi, come quello della “Sacra Via”, che permettevano di spostarsi

da un colle ad un altro. La “Sacra Via” collegava al Campidoglio, ad esempio. Con Tarquinio Prisco, con il

consolidamento del potere monarchico rispetto ad una personalità molto forte, in una fase in cui Roma è etrusca, c'è

un periodo di lavori soprattutto a livello di infrastrutture. È questo il periodo a cui risale la realizzazione della Cloaca

Massima, cioè la fognatura. Questa grande fognatura permette la bonifica delle zone basse della città: Circo Massimo

e Foro Romano. La Cloaca Massima si getta nel Tevere all'altezza del Foro Boario. È il primo sistema di deflusso delle

acque nere della città, il cui primo scopo era quello di bonificare le aree paludose. La zona del Foro, da questo momento

in poi, è edificabile. Infatti c'è la prima pavimentazione e la costruzione del primo tempio. Dall'età dei re etruschi

cominciano le costruzioni nell'area del foro, che per alcuni secoli si dispongono introno alla Piazza. L'area in antico,

non aveva un forma geometrica/regolare non l'avrà per lungo tempo. In origine non c'era un piano unitario, quindi

quando si costruisce un edificio, lo si costruisce singolarmente senza tener conto di ciò che c'è di fianco. Questo

comporta un accostamento caotico. Quindi gli edifici si accumulano, senza un ordine, intorno ad uno spazio centrale

indefinito (dal VI secolo al I secolo a.C.). Tutto questo va avanti allo stesso modo sino all'età di Gilio Cesare che

interviene nell'area del Foro con un progetto più o meno unitario. Il Foro è la piazza centrale della città, luogo dove si

svolge l'attività politica, l'aspetto religioso è molto importante vista la presenza di culti altrettanto importante. È il

principale luogo di incontro dei cittadini, che vi passavano la maggior parte del tempo. All'età Regia, prima del 509

a.C., appartengono pochi edifici su cui abbiamo dati certi. Quasi nessuno di questi edifici sono visibili. Un edificio molto

antico è il “comizium” che ha forma circolare, con gradinate ed il suo compito era quello di ospitare le assemblee. Aveva

quindi valore politico. L'edificio è ancora di età regia. Strettamente connesso con esso era la curia ostilia, cioè la sede

del senato. Il nome deriva da Tullio Ostilio, cioè il primo costruttore della sede del Senato, secondo l'annalistica

romana. I Rostra era la tribuna degli oratori, da qui i senatori parlavano ai cittadini presenti al comizio. I Rostra sono

le tribune degli oratori. I rostri sono le strutture metalliche collocate alle punte delle navi per distruggere le chiglie

delle navi avversari. Quindi il nome deriva proprio da questo strumento navale, per sottolineare la loro importanza, le

loro vittorie, la loro potenza. Il comizio era pensato su una dimensione commisurata alla città di Roma alla fine del Vi

secolo a.C. Ad un certo punto però si rese insufficiente. La Curia, strettamente connessa al Comizio, quasi a controllo

di esso (il comizio era una struttura che scende per le gradinate). La curia sovrasta il comizio, perché costruita al di

sopra di esso. È come se il Senato controllasse le assemblee che si verificavano all'interno del comizio. Questo è il

nucleo degli edifici politici. Con l'età cesariana il comizio viene demolito, quindi quest'area scompare. La tribuna degli

oratori e la sede del Senato vengono spostate. Quindi la zona del comizio è cancellata. Struttura triangolare posta nel

punto in cui la Sacra Via si biforca in un percorso più alto ed uno più basso.

Questa biforcazione determina l'edificio triangolare. Si tratta della regia che è l'unico edificio che richiama l'epoca dei

re. La regia, secondo le indicazioni degli storici, era il luogo dove si trovava la casa di Numa Pompilio, cioè il grande Pagina

legislatore e colui che da l'assetto definitivo alla religione romana. Quindi ha un ruolo simbolico molto rilevante. | 10

Alla fine del VI secolo a.C. (primi anni della Repubblica) la regia viene ricostruita e diventa sede del Rex Sacrorum,

cioè sede dei sacerdozi più elevati e dopo diverrà sede del Pontefice Massimo, cioè la figura più elevata nel rango dei

sacerdoti (gerarchicamente parlando). Ci sono alcune cariche più elevate, come i sacerdozi maggiori o i collegi

sacerdotali principali, che vengono ricoperti per un certo tempo, o a vita, da cittadini particolarmente meritevoli o di

un certo rango. Ma questo si affianca al fatto che sono tutti cittadini normali. Quindi il pontefice massimo non fa solo

quello, continua ad essere un cittadino normale. Sarà anche l'ultima residenza ufficiale di Giulio Cesare. Giulio Cesare

quando viene assassinato è pontefice massimo da alcuni anni. Tutto questo funzione fino a quando Augusto sposta la

sede del pontificato massimo a casa sua, sul Palatino.

Quindi rende pubblica la sua casa rendendola sede del Pontificato Massimo. La Regia diventerà poi, nel corso dei secoli

dell'età repubblicana, un polo importante, rispetto al valore religioso, perché lì vicino c'era il Tempio di Vesta.

Qui c'era il fuoco sacra che doveva essere tenuto sempre vivo dalle Vestali che risiedevano accanto al Tempio.

Gli edifici più antichi che si dispongono intorno alla piazza sono i templi. Nelle diverse funzioni del Foro i templi hanno

funzioni importanti: sono mischiati agli edifici civili. Il più antico viene votato nel 499 a.C. (votato vuol dire è la

promessa o l'espressione della volontà di realizzare un tempio; invece la “dedica” corrisponde all'inaugurazione

dell'edificio). L'edificio sarà dedicato nel 484 a.C. Si tratta è il tempio dei Castori. I Castori sono i Dioscuri. Castore è

il primo dei due gemelli, figli di Leda e Zeus. L'altro gemello è Polluce. Uno dei due era mortale, mentre l'altro era

immortale. Visto che erano gemelli ed il fratello immortale non avrebbe sopportato la morte del fratello, hanno deciso

di trascorrere sei mesi sulla terra e sei sull'Ade, così da stare sempre insieme. Il Tempio è quindi dedicato ad una

divinità straniera, che fa riferimento al pantheon greco. Questi dovevano essere collocati fuori dal Pomerio. Ma allora

perché per questo non funziona così? Secondo la leggenda il tempio viene votato dopo la Battaglia del Lago Regillo.

Mentre le truppe romane sono in battaglia, chi si trovava nel foro vede arrivare due giovani, con i loro cavalli, che

annunciano la vittoria romana. Ma il soldato che annuncia la reale vittoria romana arriva molto dopo. Quindi l'evento

è stato visto come un presagio da parte dei Dioscuri, cioè i patroni dei cavalieri. Questo, nel corso del tempo, avrà

un'importanza particolare perché il Tempio dei Castori diventerà il Tempio dell'ordine equestre che vedeva nei

Dioscuri le divinità protettrici. L'edificio viene costruito agli inizi del V secolo a.C., ma verrà rifatto del 117 a.C. Da

Quinto Cecillo Metello e verrà rifatto per l'ultima volta da Tiberio, sotto Augusto, dopo il 12 a.C., e dedicato nel 6 a.C.,

cioè quello che si vede anche oggi. Le tre colonne in marmo bianco sono sempre rimaste in vista, caratterizzando il

panorama del foro. È conservata solo la parte interna del podio, in quanto si tratta di un nucleo in cemento quasi

indistruttibile. Si tratta del tempio più grande tra quelli che si affacciano sul Foro.

Il Tempio di Saturno è collocato ai margini del Foro, perché è in una posizione più elevata rispetto al livello della

Piazza. Si trova infatti sulle pendici del Capidoglio. È consacrato ad una divinità preurbana, come Saturno, protettore

del Campidoglio. L'edificio è votato nel 498 a.C., subito dopo quello dei Castori. I due edifici sorgono negli stessi anni.

Viene rifatto diverse volte, le principali ricostruzioni sono quelle del 42 a.C. Da parte di Munazio Planco (durante le

guerre civili), viene distrutto durante l'incendio del 283 d.C. E rifatto nelle forme che vediamo noi oggi. Si conserva

tutto il colonnato della facciata, che appartiene al rifacimento di III secolo d.C. Le colonne sono in granito e sono di

recupero. L'ordine è ionico (il che è curioso). Il podio su cui poggiano le colonne è ancora quello di età tardo-romana.

Il podio è occupato da una serie di camere e ospitava l'erario, cioè il tesoro dello Stato Romano. Per questo intorno al

tempio si disponevano le botteghe dei cambia valute. L'anniversario del Tempio era il 17 Dicembre, cioè il giorno dei

Saturnali che erano le feste di Saturno (una specie di nostro Carnevale).

Il terzo tempio è più tardo rispetto a quelli precedenti ed occupa uno spazio ridotto. Oggi lo vediamo rivestito dal

Tabulario. È il tempio della Concordia. Questo viene costruito da Furio Camillo del 367 a.C., a ratifica della pace tra

Patrici e Plebei, dopo una delle crisi sociali che hanno caratterizzato la storia di Roma. Gli scontri interni erano dovuti

al fatto che i plebe rivendicavano un potere politico, magistrature e via dicendo. Uno di questi scontri è stato appunto

risolto da Furio Camillo che quindi dedica il Tempio alla ristabilita concordi interna tra le classi sociali romane. La

Concordia non appartiene agli Dei Olimpici, ereditati dalla tradizione greca, ma personificano dei concetti. Il tempio

verrà rifatto da Lucio (?) (dopo la morte di Gaio Gracco che portarono alla distruzione dell'edificio). Verrà poi rifatto

da Tiberio, sotto Augusto tra il (?) ed 10 a.C. La forma con la cella trasversa è frutto del rifacimento di Tiberio, in

questo caso per mancanza di spazio per un tempio di tipo tradizionale.

Stiamo parlando del Foro in età Repubblicana, quindi ci fermiamo alle Idi di Marzo del 44 a.C., quando Giulio Cesare

viene assassinato.

Colonna Rostrata di Gaio Duilio:

Si tratta di un monumento celebrativo. Il foro oltre ad avere una serie di edifici, aveva anche un numero molto elevato

di monumenti di carattere onorario e celebrativo. Questo aspetto che viene trascurato, in realtà doveva rappresentare

una parte rilevante nel panorama del Foro, perché gli spazi aperti della piazza dovevano essere occupati da centinaia

o migliaia di monumenti di questo tipo. Ad un certo punto fu necessario rimuoverli, altrimenti non ci poteva nemmeno

muovere. Quindi i monumenti doveva essere votati dalle autorità, in quanto il Foro era uno spazio pubblico e quindi

non ci potevano essere monumenti che celebravano privati. Pagina

La colonna di Gaio Duilio è collocata presso i Rostri del Comizio a ricordo della prima vittoria navale romana. | 11

I romani non erano navigatori, lo sono diventati per necessità, quando si scontrarono con i cartaginesi, discendenti dei

fenici che avevano un'area di influenza che occupava gran parte del Mediterraneo. Durante la prima Guerra Punica,

Gaio Duilio vince la battaglia di Milazzo. Da questo momento Roma diventerà sempre più potente sul mare. Il tipo di

monumento è interessante in quanto si tratta di una colonna, alla quale sono affisse ancore e rostri.

Quelli che sono appesi alla colonna sono i rostri delle navi nemiche. La colonna ad un certo punto scomparve durante

uno degli incendi e per un certo tempo non fu più presente nell'area del Foro. Venne ricostruita da Augusto e di questo

monumento si conserva la base del rifacimento augusteo.

Le Basiliche:

Queste rappresentano una fase nuova del Foro, perché compaiono alla metà del II secolo a.C. Nel corso del II secolo

a.C. si ha una fioritura di edifici che vengono costruiti intorno all'area del foro. Le basiliche sono spazi coperti

polifunzionali. Sono edifici che hanno di solito uno spazio centrale, con sostegni che reggono una copertura, lasciando

un settore centrale libero. Hanno un portico aperto verso la piazza. Di solito sono dotate di un terrazzo o di una

copertura piana, così da essere sfruttati anche all'esterno e sfruttando l'altezza per la visione. All'interno delle basiliche

si svolgevano diverse attività. Prima di tutto erano luoghi di incontro per discutere di incontro. Ma diventeranno

sempre più i luoghi destinati all'attività giudiziaria, quindi la sede dei tribunali. Il diritto romano è un diritto che si

basa sui precedenti, quindi le sentenze fanno giurisprudenza e vengono usate per emettere nuove sentenze. Quindi è

necessario che il magistrato abbia a disposizione l'archivio per consultare le vecchie sentenze ed emettere la nuova. Le

basiliche sono quindi spazi coperti che hanno le funzioni simili a quelle delle Agorà greche. Rispetto a queste ultime

sono più elaborate da un punto di vista architettonico. A partire dal II secolo l'attività giudiziaria diventerà sempre più

importante, perché tutte le cause che riguardavano cittadini romani si dovevano svolgere a Roma.

Tre delle quattro basiliche repubblicane, situate nel Foro Romano, non esistono più. L'unica che resiste è la Basilica

Emilia.

NB: i nomi delle famiglie si riferiscono al nome della gens del magistrato che l'ha fatta costruire.

Le Basiliche sono:

La Porcia era vicino al carcere Tulliano ed è di piccole dimensioni. Viene costruita da Marco Porcio Catone

o nel 184 a.C. Verrà cancellata anche dalla costruzione del Foro di Cesare. Ne sappiamo poco e non sappiamo se

sono stati ritrovati resti archeologici.

L'Emilia è la seconda basilica andando in ordine cronologico. In origine si chiamava Basilica Fulvio-Emilia.

o La famiglia Fulvio ad un certo punto non continua l'opera di cura dell'edificio, quindi l'edificio assume il nome

singolo di Emilia. È stata rifatta diverse volte. Ha una vita lunghissima e rifatta in forme grandiose in età

augustea. Occupa una posizione rilevante nell'ambito del Foro Romano. I costruttori sono Marco Emilio

Lepido e Marco Fulvio Nobiliore e la costruiscono nel 179 a.C.

La Sempronia costruita da Tiberio Sempronio Gracco nel 170 a.C. al posto della casa di Scipione l'Africano,

o che scomparirà quando verrà costruita la Basilica Giulia.

L'Opinia era la più piccola e fu fatta costruire da Lucio Opinio in concomitanza con il rifacimento del 121 a.C.

o Del Tempio della Concordia.

Le Basiliche si dispongono intorno alla piazza dalla più piccola alla più grande.

Sullo sfondo del Foro Romano, negli anni intorno all'80 a.C., venne costruito il Tabulario. È un edificio straordinario

che faceva da facciata al Foro. Di fronte ad esso c'era la Basilica Opinia ed il Tempio della Concordia. La piazza del

Foro era irregolare, perché non aveva una forma definita geometricamente.

Nel caso di spettacoli gladiatori, la piazza centrale veniva sistemata per l'occasione. Quindi venivano poste delle

scalinate. Gli spettacoli però potevano essere visti non solo dalle scalinate lignee, ma anche dai portici delle basiliche

o dai loro terrazzi.

NB: Il Foro quindi era davvero il luogo più importante di incontro per i cittadini romani.

Il Commercio:

Le attività legate a merci fresche, quindi bestiame (vivo o morte) e frutta e verdura, vennero localizzate, in epoca antica,

nella zona del porto urbano: Foro Boario e Foro Olitorio. Il primo era quello del bestiame il secondo della frutta e della

verdura. Qui arrivava la merce che poi veniva venduta nella zona limitrofa. Le attività commerciali che si tenevano nel

Macellum, vennero trasferiti nella zona esquilina dove era situato il macellum di Livia. Quello situato vicino al Foro

infatti venne smantellato. Gli unici commercianti che continuarono a gravitare sulla piazza erano quelli che

commerciavano oggetti di lusso (gioielli), tra questi si segnalano i cambia valute.

Roma come capitale:

Questa situazione rimane tale fino all'età di Cesare, metà del I secolo a.C. L'area del Foro non è più la piazza centrale

di una città, bensì è la piazza centrale, dove si svolge la vita politica, economica di uno Stato molto grande. Inoltre

Roma è la grande capitale di uno Stato di gran parte del Mondo allora conosciuto. Ma l'immagine della città ancora

non corrisponde ad una portata di questo tipo.

Non c'è una corrispondenza tra un ruolo di grande capitale e l'immagine urbana ormai vecchia di secoli. Roma non si

può confrontare con le grandi Capitali Orientali, le quali erano in gran parte collocate all'interno dello Stato Romano

ed in certi casi erano nate come capitali. Pagina

Roma non aveva nessun monumento confrontabile con quelle capitali. Questa carenza cominciava a pesare. Colui che | 12

cerca di impostare una risoluzione di questo problema, proponendo una politica di interventi, è Cesare.

Progetti di Cesare:

Cesare programma gli interventi nel Foro Romano secondo un progetto unitario, non limitato ad un singolo edificio.

L'intento è quello di adeguare gli edifici alle altre costruzioni. Si vuole liberale una liberare una parte consistente

dell'area. Si vuole adeguare il principale spazio pubblico di Roma a quello delle grandi capitali di Oriente. C'era quindi

bisogno di un intervento qualificato anche da un punto di vista architettonico. I suoi progetti vanno di pari passo con

la realizzazione del Foro Giulio, cioè un ampliamento del Foro che si collegava direttamente con il Foro Romano. Il

risultato è diverso perché si crea una piazza separata che andrà ad inaugurare la serie dei Fori Imperiali. Rispetto

all'area del Foro, gli interventi cesariani comportano l'eliminazione di alcuni edifici, la costruzione di nuovi ed il

rispetto di un'euritmia architettonica che desse una forma più regolare alla piazza. L'eliminazione di vecchi edifici

comporta la scomparsa definitiva del comizio, che era diventato insufficiente per ospitare le funzioni o le votazioni.

Queste ultime si svolgevano nel Campo Marzio, nei saepta. Cesare interviene anche in questo luogo e monumentalizza

quella che era un'area aperta, con la realizzazione di un edificio lussuoso ed aggiornato, dal punto di vista

architettonico. Cesare verrà realizzato da Agrippa, perché Cesare non riesce a portarlo a termine. È la prima struttura

in cui è previsto l'uso abbondante di marmo in un edificio pubblico. Prima era un uso destinato solo ai templi. Con l'età

cesariana però le cave di Carrara verranno sfruttate. Alla fine della realizzazione da parte di Agrippa, il risultato sarà

che lo scopo per il quale l'edificio era stato realizzato cade. L'edificio viene subito riutilizzato come piazza, sulla quale

si affacciano attività di lusso, ma diventa anche il luogo dove si trasferiranno i combattimenti gladiatori. Quindi i saepta

erediteranno alcune delle funzioni del Foro.

La funzione del comizio viene quindi ai saepta, i quali vengono monumentalizzati da Cesare. La Basilica Porcia viene

eliminata, perché molto piccola rispetto alle superfici delle altre Basiliche. La Curia, simbolo più duraturo del potere

politico a Roma (sede del Senato), viene abbattuta e spostata. Questo permette a Cesare di orientare la costruzione

della nuova Curia in direzione del nuovo Foro. Inoltre da allora la curia prenderà il suo nome, chiamandosi Curia Iulia.

I rostra, cioè la tribuna degli oratori, vengono spostati e scorporati dal complesso degli edifici politici. Vengono

posizionati su un lato della piazza, offrendo uno spazio molto più ampio al pubblico. Si realizza un edificio molto più

grande. La piazza sarà libera sino alla Regia. Questa è la sede del Pontefice Massimo, che in quel momento era Cesare.

Sull'altro lato della piazza, rispetto al Foro Politico, si iniziano i lavori di una grandiosa nuova basilica, cioè la Basilica

Giulia. Questa prende il posto della Sempronia ed occupa lo spazio tra il Tempio di Saturno e quello dei Castori. La

Basilica è delimitata, sui lati corti, dai due accessi al foro più antichi: uno è il vicus Iugarius ed il vicus Tuscus. Questi

percorsi consentono di arrivare dalla zona del Tevere, attraverso il velario (?), al Foro. La Basilica viene iniziata intorno

al 54 a.C. ed inaugurata intorno al 46 a.C., ma non era ancora stata terminata. Non era completo l'apparato decorativo

e forse alcuni settori dell'edificio. Infatti sarà Augusto a terminare l'opera ed a inaugurarla nuovamente. Si tratta della

Basilica più grande tra quelle presenti a Roma. È molto vasta anche al suo interno, visto che ha cinque navate, con

quella centrale più ampia rispetto alle altre.

LA collocazione dei nuovi rostri crea uno spazio che regolarizza molto l'area centrale del foro, eliminando una parte

delle irregolarità. Infatti la collocazione dei rostri è al limite dello spazio pianeggiante della piazza. Il tempio di Saturno

e della Concordia non sono collocati alla stessa posizione, ma sono molto più alti. Quindi la collocazione dei rostri

definisce la limitazione della piazza, delimitata dalle facciate della Basilica e dal Tempio dei Castori. È il massimo che

si può fare per ottenere una piazza regolare.

Questo dopo seicento anni di interventi caotici e non coordinati rappresenta una grande novità. Confrontando questa

situazione con la piazza del nuovo Foro Giulio, il risultato è più vicino alle soluzioni delle grandi piazze straniere.

Questo è dovuto al progetto unitario che ne sta alla base. Sono due situazioni architettoniche diverse.

Cesare riesce a portare a termine, prima della sua morte, solo i rostra. Il fatto che la Curia Iulia fosse un cantiere è uno

dei motivi per cui Cesare viene assassinato nella Curia di Pompeo. Ultimo intervento cesariano è quello relativo agli

spettacoli gladiatori. La loro esecuzione nella piazza del Foro era diventato un problema molto rilevante. Significava

che il Foro era per lungo tempo occupato da questi giochi. Non erano giochi che duravano un solo giorno, ma molti di

più. Per rendere l'organizzazione più razionale e per risolvere problemi come l'afflusso delle belve in mezzo ad una

situazione architettonica non ideale per giochi di questo genere, per permettere operazioni di servizio in breve tempo

Cesare fa realizzare delle gallerie sotterranee sotto la piazza. Queste hanno degli accessi attraverso dei tombini, ai cui

corrispondevano dei montacarichi. Queste gallerie permettevano l'afflusso ed il passaggio di belve che quindi non si

scontravano con la popolazione. La parte centrale della piazza quindi corrispondeva all'arena. Questo apprestamento

ebbe vita breve, visto che Augusto farà trasferire gli spettacoli lontani dal Foro, proprio perché era diventato difficile

conciliare le funzioni della piazza ai giochi. Questi giochi verranno spostati nei saepta di Campo Marzio e le gallerie

vennero interrate e quindi dismesse.

Gli interventi di Cesare sono consistenti e riguardano strutture significative del foro. Il progetto è quello di rendere il

foro adatto alle nuove esigenze, anche quelle architettoniche. L'altro scopo è quello di rendere a piazza più funzionale.

I due complessi maggiori, Curia e Basilica, verranno completati da Augusto insieme al Foro.

Età Augustea: Pagina

L'intervento di Augusto si innesta sui progetti di Cesare, ampliandoli e dandogli una svolta positiva. Si vuole eliminare | 13

sistematicamente le memorie repubblicane dalla piazza del foro. È il centro della città dove si svolgono le attività

politiche e giudiziarie in edifici che hanno i nomi delle grande famiglie. Quelle famiglie che hanno portato alle Guerre

Civili, durante il I secolo a.C., il periodo di crisi dello Stato Romano. L'oligarchia romana era formata da un numero

molto piccolo di famiglie, cioè circa una decina di persone che si alternavano al governo. Logicamente con

l'ampliamento di Roma, cambi anche il modo in cui dover governare e questo apre alla grande crisi. In tutto questo il

ruolo dei monumenti è fondamentale, perché i monumenti rappresentano la propaganda e la visibilità si singole figure

o famiglie. Cesare ed Augusto che hanno acquisito un potere quasi assoluto (il primo) ed assoluto (il secondo) tolgono

i nomi delle famiglie diverse dalla loro. La piazza principale di un impero gigantesco avrà tutti gli edifici dedicati ai

membri della famiglia di Augusto. Quindi scompaiono i nomi delle altre famiglie, a meno che queste non siano legate

strettamente ad Augusto (ad esempio gli Emili). Quando i progetti di Cesare sono in questa linea Augusto li porta

avanti, altrimenti li abbandono o li indirizza in maniera diversa. Completa la Curia che viene battezzata come Curia

Iulia e lo stesso fa con la Basilica, battezzata come Basilica Iulia. Fa ricostruire la Basilica Emilia, mantenendole il

nome. Ma gli interventi sono numerosi altri. Uno di questi riguarda i rostri. Pur essendo un edificio nuovo, ma durante

la fase delle Guerre Civile sulla loro facciata erano state appese le liste di proscrizione. Visto che i rostri erano il luogo

in cui erano appese queste liste, alla conclusione delle Guerre Civili questa cosa dev'essere fatta dimenticare in breve

tempo. I Rostri Cesariani non vengono distrutti, ma inglobati in una nuova costruzione. La struttura cesariana viene

rivestita di una nuova struttura in pietra che sarà a sua volta rivestita in marmo. La struttura aveva una superficie,

collocata in alto, dalla quale gli oratori parlavano. Essi erano quindi in una posizione elevata rispetto alla popolazione.

La Curia è il completamento del progetto di Cesare che noi conosciamo in una versione che non è né quello di Cesare

né quello di Augusto. Sui tratta di un rifacimento di Diocleziano, dopo l'incendio di Carino. La Curia di Diocleziano

negli anni Venti e Trenta del Novecento viene riportata alle “condizioni originarie” con un restauro. Si è portata alla

luce la parte originale della struttura. Il risultato è che questo è l'unico edificio completo nella piazza del Foro. L'aspetto

originario della Curia è noto attraverso una serie di emissioni monetarie. La ricostruzione di Diocleziano rispetta la

forma precedente. Lo spazio interno era un'unica grande aula, con uno spazio centrale e una tribuna sul fondo. Questa

tribuna è quella del Presidente del Senato. Ai suoi lati c'erano i due accessi al Foro Romano e al Foro Giulio. Il resto

dell'aula era occupato da tre bassi gradini, posti su entrambi i lati, dove sedevano i senatori.

L'unico edificio nuovo realizzato nel Foro Romano è un tempio, cioè quello del Divo Giulio. È un edificio del tutto

nuovo da tanti punti di vista. Con l'assassinio di Cesare il 15 Marzo del 44 si ha una sollevazione popolare. In occasione

del funerale di Cesare ci furono eventi sconcertanti. Ad esempio dopo l'elogio funebre, il funerale doveva svolgersi nel

Campo Marzio, fuori dal Pomerio, cioè luogo idoneo per le funzioni funebri. Il resto del funerale doveva comportare

la cremazione del cadavere ed il seppellimento delle ceneri nella tomba di Cesare che si trovava nel Campo Marzio.

Però succede che il corpo di Cesare viene portato nel Foro e li bruciato. È un atto sacrilego al quale nessuno riesce ad

opporsi. Il luogo della cremazione è davanti alla Regia, cioè la residenza ufficiale di Cesare. Dal momento del funerale

si sviluppa un culto spontaneo, anche se non c'è nessun elemento che faccia sì che un uomo come lui abbia un aurea

religiosa. La situazione diventa sempre più difficile da controllare. Quando Ottaviano torna a Roma per la lettura del

testamento, scopre di essere l'erede, con grande sorpresa di Antonio. Accetta l'eredità con tutte le conseguenze che ne

derivano. Per controllare questo culto popolare, Ottaviano ed il Senato decidono di proclamare Cesare divus. È il

senato che proclama la divinità di un sovrano. Si tratta di un atto politico. È la prima volta che succede nella Storia di

Roma dopo Romolo. Questo permette ad Ottaviano di proclamarsi “divis filius” unico fra i romani. Questo ha il

vantaggio di canalizzare questo culto, nato spontaneamente in ambito popolare, in direzione ufficiale. Verrà quindi

costruito un tempio, proprio nel luogo dove era stato cremato il corpo di Cesare. Va tenuto conto che questo luogo era

diventato titolare del diritto di asilo. Il tempio viene costruito nel periodo delle Guerre Civili e verrà inaugurato il 19

Agosto del 29 a.C. È un edificio che viene costruito dentro alla piazza. Questo comporta che la Regia rimane tagliata

fuori dalla piazza del Foro. Ma la Regia poco dopo perderà la sua funzione di sede dei Pontefici Massimi, perché

Augusto sposterà le funzioni della Regia a casa sua, presso il Palatino. La Regia verrà in qualche modo dal Tempio del

Divo Giulio che cerca di invadere il meno possibile la piazza. Infatti questo edificio ha una pianta accorciata. Il tempio

è costruito su un alto podio, ma è privo della scalinata centrale. Quindi non si può salire al Tempio direttamente dalla

piazza centrale. Le scale di accesso sono inserite nel podio e si sale lateralmente. Si arriva ad un primo terrazzo

intermedio e da li si sale al piano effettivo del tempio. Anche la scalinata del tempio viene incassata tra le colonne, con

una soluzione nuova ed originale. È come se la scala fosse stata spinta all'interno del pronao. Il tempio ha una superficie

che affaccia sulla piazza che serve per l'orazione degli oratori. Questa tribuna verrà utilizzata per le celebrazioni della

famiglia Giulia. Ottavia, Augusta, Tiberio, Druso Maggiore riceveranno qui l'elogio funebre.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Vale_Visi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Slavazzi Fabrizio.

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