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MODULO 3

Città di Roma – idea della struttura urbanistica e aspetti legati alle infrastrutture

Roma è il modello ma anche l’eccezione. Rappresenta il il luogo dove vengono elaborate soluzioni

per l’urbanistica, essendo proprio questa complicata, caotica.

Luogo molto paludoso difficile l’edificazione e lo stanziamento.

753 a.C anno della fondazione , precisamente il 21 aprile.

Questa data che è presa come riferimento dai romani per il conteggio dei giorni.

Scavi recenti hanno confermato che l’insediamento più antico risale alla seconda metà dell’VIII

sec.

Nell’area urbana di Roma, ci sono tracce di frequentazione ma non di stabilimenti.

Zona frastagliata, attraversata dal fiume Tevere, terreno tufaceo e colli tra i quali si creano valli tra i

diversi nuclei con dei corsi d’acqua.

Parte bassa paludosa con il letto del fiume (zona tra i colli) : Campo Marzio e Foro.. non abitabili.

Controllare la valle del fiume, che era uno dei più ampi e penetra nell’interno del territorio ed è

navigabile, per questo vi creano la città intorno. Rappresentava la via del traffico da nord a sud,

era un confine naturale tra le due zone. Da qui si controllava la zona del guado.

In questa zona tra Aventino e Palatino, ci sono influenze greche (per i mercanti), c’è il culto di

Ercole, quindi è un punto favorevole per i rapporti e gli scambi. Esistono tracce più antiche del XIV

secolo, di passaggi e ritrovamenti.

Sul campidoglio ci sono culti, è un’area sacra.

Sul palatino e nella valle del foro, in basso si seppellivano i morti ed era fuori della zona.

Insediamento stabile fissato con Romolo sul palatino che traccia le prima mura, tra Palatino e

Aventino e fiume, dove sono state trovate capanne e dove le scale di Caco sono uno degli accessi

più antichi al callo e c’era una grotta, dove poi, fu ritrovata la lupa, per questo diventa un luogo di

culto.

Qui tutte le principali origini di formazione (Palatino) dalla fondazione della città a questo sviluppo,

passano circa 1000 anni, nei quali la città cresce a momenti alterni più che per le guerre a causa

dei frequenti incendi ( 80 a.C, 390 a.C, 64 d.C, 69 d.c i più grossi) che bruciano tutta la città.

Questo comporta un continuo intervento ma senza pianificazione ottenendo così una città caotica

rispetto ai controlli.

Durante l’età imperiale, la città, era affollatissima e l’espansione avviene fino al IV sec d.C.

Il centro si è sposato. Ai piedi del Palatino c’è il foro Romano e alcuni edifici che formano un nucleo

pubblico, si sposterà a Ovest (Campo Marzio) nel Medioevo.

Campidoglio : templi più importanti, vi sarà il senatore

Non c’è posizione nota del centro.

AMMINISTRAZIONE CITTA

Servio Tullio fa una divisione in 4 regioni :

1. Suburana (celio)

2. Esquilino

3. Quirinale

4. Palatino

Corrisponde al sistema delle tribù, sussiste fino a età augustea, oltre queste mura di età regia.

Il Campidoglio fa a se, vi esistono solo edifici religiosi e ha un proprio sistema di difesa.

Nel 7 a.C Augusto vara una nuova suddivisione, ora in 14 parti. I nuovi quartieri ridisegnano

l’urbanistica e mantiene la zona centrale. Superfici diverse per popolazione. La X è il Palatino, la IX

è il Campidoglio.

SISTEMA DI VIGILANZA : ogni 2, c’è una corte di vigili che ha una sede.

FUNZIONE: 2 unificate nella persona.

Erano vigili urbani e del fuoco. Cerca di risolvere due problemi : incendi e ordine pubblico (traffico

ecc).

Una fonte molto importante è un documento con più versioni, quella più completa è la Forma Urbis

(immagine città di Roma in marmo), una mappa gigante che faceva parte del foro di Vespasiano

(tempio della Pace). Era stata incisa su una parete di marmo, fa parte di una basilica (zona fori

imperiali), la facciata divideva due sale, in una c’era la mappa, l’altra la biblioteca.

Serie di fori con grappe di ferro sul muro, hanno allineamento numerato, metterli assieme

corrisponde all’andamento delle lastre che compongono la Forma Urbis. 151 lastre di marmo. Nel

203 d.C dopo che il tempio della pace è andato a fuoco, la pianta viene rifatta. Alcuni frammenti

sono stati recuperati in 6 secoli. Il 10% della mappa. 1 a 240 in scala, rimane attaccata alla parete

per molto tempo.

Le zone abbandonate diventano enormi cave di metalli, tolgono i grappi di ferro per riciclare

materiale come per il marmo, con cui si può fare la calce (bianco) per le costruzioni. La forma urbis

viene distrutta.

Grazie alla pianta conosciamo alcuni edifici come il circo massimo.

Il fiume è un elemento fondamentale, sfrutta la posizione geografica per fine economico, in quanto

si fanno pagare il pedaggio per l’attraversamento del fiume attraverso il guado (punto in cui si

attraversa) prima della foce.

Per questo bisogna creare dei ponti. La riva destra : Trastevere, Vaticano. Nella fase regia

appartiene all’Etruria. Solo con gli scontri con le città etrusche e Veio , la cui sconfitta la porterà a

diventare romana.

Il ponte è legato a questa situazione, che collega Roma all’Etruria. Lungo il Tevere ci sono 9 o 10

ponti nel tratto urbano. Questi vengono costruiti in un tempo lungo, il più antico risale al IV sec.

I PONTI DI ROMA

In ordine cronologico:

• Sublicio : VI sec a.C, non ha lasciato tracce perché era in legno. Posizionato a sud dell’isola

Tiberina all’altezza del porto. Presso il Foro Boario, collegava la zona commerciale con l’altra

riva etrusca. In legno perché era l’unica tecnologia che si conosceva nel secolo VI e IV, e

aveva il vantaggio di poter essere distrutto con estrema facilità in caso di attacco. Qualche

secolo dopo verrà costruito in pietra un ponte nella sua vicinanza.

• Ponte Milvio : al terzo miglio della via flaminia è considerato un ponte urbano, anche se non sta

nella città; è connesso alla strada principale di Roma. E’ parte del percorso della strada.

Questa la collegava con l’adriatico. Venne costruito in legno nel III sec. a.C. In uno dei

rifacimenti vene rifatto in pietra. Dalla testata nord partivano due strade interne all’etruria

(Cassia/Clodia), entrambe partono dal ponte Milvio, che quindi è uno snodo stradale.

Nel 109 viene rifatto in pietra, le arcate sono un rifacimento medievale. Nello stesso anno

compare una soluzione architettonica, quella delle finestrelle nei piloni. Un fiume in piena

potrebbe travolgere il ponte e farlo crollare, grazie alle finestrelle, l’acqua vi defluisce attraverso

man mano che sale. E’ noto per un avvenimento in particolare, datato 312 a.C 28 ottobre, la

battaglia tra Massenzio e Costantino.

• Ponte Emilio, nel 179 a.C, il ponte viene restaurato quindi esisteva già. Nasce come ponte in

pietra ed è il più antico in pietra. Famiglia degli Emili, legati ad alcune opere (via Emilia e

basilica nel foro romano). Verrà rifatto dai censori di quell’anno. Marco Fulvio Nobiliore e Marco

Emilio Lepido, uno apparteneva alla fam. degli Emili. E’ posto in una posizione rischiosa, a sud

dell’isola Tiberina dove il fiume si divide in due bracci, all’altezza del guado, quindi era soggetto

alla corrente veloce che sta per entrare in mare e alla pressione delle piene. Venne rifatto

completamente da Augusto e subì continui lavori. L’ultimo è quello rinascimentale di

Boncompagni con i draghi scolpiti, viene rivestito in travertino quello romano. Crolla ancora e

non venne più rifatto. Nell’ultimo decennio dell’ottocento crollano anche i due archi rimasti

attaccati alla riva. Era connesso alla via Aurelia (metà III a.C). La posizione permetteva di

collegare il ponte con il foro urbano.

I DUE PONTI DELL’ISOLA TIBERINA

• Fabricio : 72 a.C, presenta poche modifiche tra cui la balaustra e si conservano le iscrizioni

sulle arcate con il nome del magistrato, Lucio Fabricio. Egli si occupava anche delle strade. Si

conserva a noi in condizioni ottimali. Furono effettuati alcuni interventi in età Augustea ma

appare comunque omogenea. Era decorato con erme a 4 teste posti agli ingressi e ha la

finestra al centro dell’unico pilone.

• Cestio : collega la riva destra, forse è contemporaneo all’altro, compiuto all’età Augustea

sempre I sec. Nel 37 d.C viene rifatto da Graziano (IV d.C). Dopo il 1870 viene abbattuto, per

sistemare le rive e sarà rifatto secondo uno stile antico. Si presenta con tre arcate, in origine ne

aveva due.

• Ponte Sisto : è rinascimentale da Sisto IV. Prende il posto e utilizza parte di un ponte di

struttura antica in età augustea, realizzato da Agrippa, un ponte privato per collegare le due

parti della proprietà e farci passare il braccio di un acquedotto. Fine I sec a.C, 147 a.C

restaurato da Antonino Pio e nel 366 d.C, prende il nome di ponte valentiniano.

• Ponte Neroniano : via Triumfalis, strada percorsa dagli eserciti, in origine era un punto

d’attraversamento tramite traghetto.

• Ponte Elio : 134 d.C per collegare il mausoleo di Adriano alla città. In parte cnservato. Tre archi

sono originali. Non ci sono finestre nei piloni, balaustra con statue e gruppi che saranno

sostituiti nel 600 con gli angeli di Bernini. Nel 1892 venne riportato alla luce mettendo in

evidenza due rampe, ma distrutte. Il ponte attuale presenta le tre arcate originali e due

aggiunte nell’800. Insieme a Fabricio il miglior conservato.

• Tra Aventino e Trastevere, fatto dall’imperatore Prodo? Seconda metà del III sec. a.C, nato per

servire parte meridionale della città, viene rifatto un secolo dopo da Teodosio. E’ l’ultimo

realizzato sul fiume, dove il fiume ha la portata massima ed è impetuoso. Fu rifatte varie volte.

1878 i resti visibili vennero eliminati.

Quindi in ordine : Sublicio, Milvio, Emilio (ponte rotto), Fabricio, Cestio, Ponte di Agrippa,

Neroniano, Elio, di Prodo o Teodosio.

Da nord : Milvio, Elio, Neroniano, Agrippa, i due isola tiberina, Emilio, Sublicio, Prodo/Teodosio

ultimo prima della foce.

LE STRADE

I manti delle strade erano affidati alla propria utenza regionale.

I problemi come la disgregazione centrale causano la disgregazione stradale perché non erano piu

sicuri a viaggiare.

Il sistema stradale romano non va visto come i nostri di oggi; il sistema aveva un grande

collegamento di merci e trasporti.

Sviluppo dato da secoli di studi e prove, nasce da Roma, parte dal suo centro.

Idea della potenzialità di queste infrastrutture.

Costruire una strada è un impresa, era veloce perché ad esempio non vi erano le questioni

ecologiche.

Dopo averle costruite, mantenerle era un impegno costante, con ripristini e modifiche di tracciato.

FUNZIONI FONDAMENTALI: 1. ci viaggiano gli eserciti, moltissimi uomini che devono spostarsi

velocemente con gli animali, i servitori, le armi e le famiglie, in tempi ridotti per necessità militari in

occasione di espansioni o conquiste.

2. vie per comunicare, pratiche solo in situazioni sicure quando l’ambiente è già romanizzato.

Vengono costruite dai magistrati (1 anno di carica), ma non solo, le loro famiglie terminano i lavori

e li mantengono, rappresenta un privilegio.

Vengono misurate dal centro di Roma, il foro, calcolando la distanza in miglia sempre da Roma.

Questo permette di sapere la distanza di Roma, lungo la stanza ci sono pietre miliari a segnalare i

miglia che mancano alla meta e alla stazione per cambiare i cavalli.

I magistrati danno il nome della famiglia alla strada o con il nome della meta e sono quasi tutte

nella parte orientale e meridionale, escono dalla città, ma sono corte.

Le strade che prendono il nome della famiglia vanno da sud verso ovest fino a nord e sono più

lunghe per l’espansione di Roma.

Ci sono tre eccezioni: via Latina, non ha nome di magistrato ne di città, trae il nome dal popolo dei

latini da cui la strada passava; via Triumphalis deriva dal 396 che viene sconfitta Veio e annettono

il territorio a Roma, tornano trionfanti facendo il percorso di questa strada, che poi era quella che

facevano i militari al ritorno di una vittoria; via Salaria, nel territorio nord/orientale, abitavano i

Sabini che per approvigionarsi del sale, scendevano al guado per comprarlo facendo questo

percorso. Questa strada del sale sarà usata dai Romani per andare in Sabinia.

1. Via Aurelia : risale verso nord lungo la costa.

Dalla famiglia degli Aureli (Cotta) forse il censore del 249 a.C per raggiungere

l’Etruria costiera; la colonia di Cosa fu la prima meta, poi prolungata verso Pisa, sempre

sulla costa, poi fino a Genova, Ventimiglia, e qui si innesta una strada che prosegue la

costa, la via Comizia, per collegare la pen. Iberica.

2. Via Triumphalis: collegava Veio e Guado, risale al IX sec a.C, prima di Roma, e nel 396

viene integrata al sistema stradale romano.

3. Via Flaminia: dal censore Gaio Flaminio del 223 a.C, per collegare Roma e mar adriatico,

parte meridionale della romagna e settentrionale delle Marche, arriva fino a Rimini. Passa

per il ponte Milvio, il tratto urbano è rettilineo, lungo e in origine nasceva da alte mura,

viene incluso dopo le mura aureliane e chiamato via Lata, oggi via del Corso, ingresso

monumentale sulla città per i visitatori da nord tra piazza Venezia e del Popolo.

4. Via Cassia: controllo dei passi appenninici, da Cassio Longino, 127 a.C. Arrivava fino a

Chiusi poi allungata a Lucca e poi a Luni.

5. Via Clodia: del 196 a.C da Claudio Marcello, per collegare città dell’etruria lontane.

6. Via Salaria: arriva in Sabinia conquistata da Mario Curio Dentato, poi arriva a S. Benedetto

del Tronto nel 290 a.C, è precedente a Roma. Inizia dal quarto colle, il quirinale, da qui

partono altre strade per raggiungere posti vicino Roma.

7. Via Appia: “Regina Viarium” considerata la più importante, collega Roma con la magna

Grecia. Arriva fino a Brindisi, è la prima via pubblica, del 312 a.C Appio claudio Ceco, fu

l’autore della prima strada e del primo acquedotto. All’inizio collegava Roma con Capua, poi

prolungata a Taranto att

8. raverso gli Appennini, poi giunge a Brindisi, porto militare della flotta romana, da cui

partivano per l’Oriente. Ci viaggiano anche gli eserciti.

Viene realizzato percorso più facile in pianura da Benevento più veloce verso Brindisi.

L’autore è Traiano per la conquista della parthia : l’Appia Traiana con Arco di Traiano per la

celebrazione a Benevento.

Uscendo dalla città, lungo queste si disponevano le necropoli, con i sepolcri delle famiglie

principali per farli ricordare a chi viaggiava. La via Appia era la più importante e chi arrivava

da sud ci passava.

9. Via Ostiense: verso Ostia, corta, passa lungo la riva sinistra del Tevere e la collega la porto

principale, del IV sec a.C. iniziava a porta Trigermina.

LE MURA

Due sistemi di mura, antiche e nuove, entrambe diverse per tecnica e periodo.

Le mura Serviane, sono quelle più antiche e non esistono più, per questo vennero costruite delle

nuove anche perché la città si era allargata.

MURA SERVIANE: attribuite a Servo Tullio, sesto re di Roma.

Sono irregolari e hanno poche porte. Lo scopo era di racchiudere uno spazio ampio, abitato in

parte.

Il circuito delle mura sfrutta i colli ottenendo così, difese naturali. Materiale: tufo di Roma

(cappellaccio) molto fragile e facile da lavorare. È leggero ma non resiste alla pressione e con

l’invasione dei Galli non reggono (390 a.C).

L’unico tratto che resiste era quello intorno al Campidoglio, verranno ricostruite con un altro

materiale, tufo di grotta oscura, nel IV sec. Lunghezza era di 10km.

La piazza della stazione Termini conserva un lungo tratto.

Si adotta il sistema dell’ager, un terrapieno, lungo 80 m e comprende le mura rinforzate da un

secondo muro, creando la “forma-mista” mura più terrapieno.

Davanti c’era un fossato profondo 8m, doveva rallentare il nemico. Alle spalle triangolo di 40 m

(terrapieno) per evitare lo sfondamento e da cui gettare armi per difendersi.

C’era un muretto che doveva contenere la terra, è stato individuato in alcuni punti.

Hanno poche porte, ogni apertura rende le mura deboli. Una porta per ogni colle.

Porta collina, esquilina, celimentana I sec a.C.

Resistettero fino al 390 a.C.

Le mura vengono trascurate e diventano fastidiose, sono un ostacolo per l’espansione della città.

Con l’età Augustea vengono abbandonate e usate come supporto alle costruzioni.

Gli elementi curati sono la parte che corrispondono alle strade e sono state consacrate.

In certi casi lasciate come monumento onorario come la dedica all’imperatore Galeno.

Ci passano acquedotti di età claudia poi nel III sec d.C a seguito di una grave crisi politica e

militare avvengono scorrerie.

Aurelio promuove la costruzione di nuove mura.

MURA AURELIANE: raddoppia la lunghezza, 19 km x 6m, costruite in fretta, cambia la

 tecnica d’assedio, città oltre il Tevere, quindi hanno un circuito irregolare. Materiale: parte

interna cemento, fortificato con laterizio e macerie varie, rivestito all’interno e all’esterno da

mattoni (si fanno solo in primavera e in autunno). I mattoni utilizzati sono di riciclo da altri

edifici, che nel coso del III sec erano stati abbandonati e questo lo si nota nella diversità di

colore.

Le mura sono scandite da torri, una ogni 100 piedi (30m) con una funziona difensiva.

• I MONUMENTI INGLOBATI: Via Appia, porta Appia e S. Sebastiano;

Porta ostiense inglobato monumento funerario dell’età augustea;

via Prenestina-Labicana, la residenza imperiale dei Severi con circo e anfiteatro.

Piramide Cestia;

Porta maggiore, età claudia vengono trasformati tre acquedotti in due passaggi.

LE PORTE

Sistema di difesa, modificate e adeguate ai progressi militari. Sono pi&ugra

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher verdena6 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Slavazzi Fabrizio.
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